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Thursday, March 8, 2012

El Ángel de Fuego de Prokofiev en el Teatro Regio de Turín

Foto: Ramella& Giannese- Fondazione Teatro Regio di Torino
Renzo Bellardone
Con El Ángel de Fuego retornaron al Teatro Regio de Turín el misticismo y el esoterismo que se confunden y se entrelazan con las oscuras tintas del desvaneciente, misterioso y desconocido mundo, como lo perciben y lo habitan los poseídos por el demonio.  Con una propuesta del Mariinsky los puntos mas altos de la escritura operística contemporánea fueron superados por el ‘tomar y dejar” el “recorrer y abandonar” de Prokofiev, gracias a la conocedora conducción, rica en acentos del maestro Valery Gergiev. Todos los reconocidos intérpretes ofrecieron una prestación vocal y de actuación de altísimo nivel.  En los papeles principales: Renata, fue la muy aplaudida Olga Sergeeva quien pareció estar verdaderamente atrapada por las alucinaciones y supo interpretar con ductilidad vocal las difíciles melodías; Ruprecht fue confiado al reconocido barítono  Nicolai Putilin. El óptimo tenor Leonid Zachozaev prestó su voz a Agrippa, mientras que en el papel de Mefistófeles estuvo Evegeny Akimov, quien junto a Alexander Morozov como Fausto lograron hacer una eficaz escena de la hostería.  La adivina y madre superiora fue interpretada por la convincente mezzosoprano Olga Savova, mientras que Aleksei Tanovicki hizo sentir escalofríos con el papel de inquisidor. Además, fue apreciable el desempeño de la Orquesta y el Coro del Teatro Regio con aquello que hizo confundir a las mentes y desencadenó  emociones agudas que fue la puesta en escena. La inicial sobriedad teutona con casas en la colonia del siglo dieciséis fue una apropiada ambientación para el encuentro entre Ruprecht y Renata, y la declaración de esta de las visiones del ángel. La estática fue interrumpida por las sorprendentes acrobacias de de los demonios menores interpretados por unos provocativos mimos semidesnudos, con el cuerpo pintado de blanco.  La sobria escenografía de David Roger que procedía de la narración  fue subiendo en un casi histérico crescendo de acción hasta culminar con la orgiástica escena final en la que los demonios y las monjas, que despojándose  violentamente  de sus hábitos, se ofrecieron simbólicamente a los poderes más ocultos dejando realmente atónitos a los espectadores.  Al final con humo y con luces metálicas se evocó simbólicamente al Ángel como un golpe de escena en la dirección de David Freeman.  Una propuesta atrevida que se adhiere perfectamente a la elección del Regio de no dedicarse solamente a obras de repertorio, sino de presentar obras poco habituales o nuevas, sin eximirse de la inteligente provocación cultura.  La música vence siempre.

Sunday, February 12, 2012

l’Angelo di fuoco - Teatro Regio di Torino

Foto: Ramella&Giannese - Fondazione Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

Dall’Inquisitore di ‘Leggenda’ di Solbiati  all’Esorcista di ‘Angelo di Fuoco’ di Prokof’ev  si snoda il percorso della stagione 2011-2012 del Teatro Regio di Torino

Con l’Angelo di fuoco, al Teatro Regio di Torino il misticismo e l’esoterico tornano a confondersi e ad intrecciarsi con le tinte cupe dell’evanescente e misterioso mondo sconosciuto, percepito e vissuto solo dalla posseduta del demonio. Con la proposta del Mariinskij le alte vette della scrittura operistica contemporanea vengono superate dal ‘prendere e lasciare’, ‘rincorrere ed abbandonare’ di Prokof’ev grazie anche alla direzione consapevole e ricca di preziose sottolineature del Maestro Valerij Gergiev. Tutti i consolidati interpreti offrono una prestazione vocale e di palcoscenico di altissimo livello. Nei ruoli principali: Renata –l’applauditissima Ol’ga Sergeeva che pare veramente in preda alle allucinazioni e sa rendere con duttile vocalità le impervie melodie; Ruprecht è affidato a Nicolaj Putilin, baritono di meritata fama. Leonid Zachožaev è l’ottimo tenore che da voce ad Agrippa, mentre Mefistofele è affidato a Eugenij Akimov che insieme a Aleksandr Morozov nel ruolo di Faust rende efficacemente la scena dell’osteria. L’indovina e Madre superiora sono affidate al convincente mezzosoprano Ol’ga Savova, mentre Aleksej Tanovickij fa sentire i brividi della condanna nel ruolo dell’Inquisitore. Oltre ad apprezzare l’ottima resa dell’Orchestra e del Coro del Teatro Regio (rispettivamente diretti da Gergiev e da Claudio Fenoglio) quello che confonde le menti e scatena emozioni acute è sicuramente la messa in scena. L’iniziale sobrietà teutonica con le casette a punta della Colonia cinquecentesca è l’appropriata ambientazione dell’incontro tra Ruprecht e Renata e la dichiarazione di questa delle visioni dell’Angelo…..; la staticità scenica è interrotta solo dalle mirabolanti acrobazie dei demoni minori interpretati dagli applauditissimi mimi acrobati seminudi con il corpo dipinto di bianco, non senza provocazione -regia delle acrobazie Andreij Bugaev. La sobria scenografia di David Roger, man mano che si procede nella narrazione abbandona il campo ad un incalzante e quasi isterico crescendo di azione fino a culminare nell’orgiastica scena finale tra demoni minori e suore spogliate violentemente dagli abiti religiosi che nude si offrono simbolicamente ai poteri più tumultuosamente occulti, ancorchè realmente all’attonito spettatore. Al finale con fumi e luci metalliche e taglienti viene evocato simbolicamente l’Angelo, con un ultimo sapiente colpo di regia di David Freeman. Proposta coraggiosa che perfettamente si incastona nel trend di scelte del Regio che non abbandonandosi esclusivamente a proposte di repertorio, persegue nel tempo la filosofia di calendizzare anche l’inconsueto ed il nuovo, senza esimersi dall’intelligente provocazione culturale.  La Musica vince sempre.