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Thursday, November 30, 2017

La Traviata di Verdi - San Francisco Opera

Foto: Cory Weaver

Ramón Jacques

Con 5 titoli proposti, la stagione di S. Francisco sembra essere molto scarsa in questa edizione. Anche se pare lodevole la riproposta di tre cicli dell’Anello del Nibelungo di Wagner, in programma per giugno e luglio 2018, sembrerebbe che dipenda da una riduzione delle risorse per la stagione autunnale, decisioni che si prendono ai piani alti del teatro e che gli spettatori non conosceranno mai. Il punto critico, a mio parere, per un teatro di questa tradizione e grandezza, è la rimarchevole assenza di nomi celebri nei cast, oggi rimpiazzati solo con qualche voce nota. Quella che era la regola in passato oggi è l’eccezione. San Francisco è un teatro per vedere le stelle della lirica, non per provare artisti e nuove voci, soprattutto se non provengono dal prestigioso programma Merola, che si dedica a formare le future stelle.  Con Traviata, noi ci siamo trovati di fronte alla situazione sopra descritta: tre solisti che si sono impegnati nei propri ruoli, niente di più. Oltretutto questo cast ha cantato tutte le dieci recite in programma, quando si suole affidare i ruoli protagonistici a due o tre solisti principali. Una incognita a cui non si sa cosa rispondere. Il soprano rumeno Aurelia Florian, nel suo debutto statunitense, ha mostrato garbo e bellezza e doti vocali con notevoli acuti e brillantezza timbrica; ma la sua attuazione attoriale non ha convinto, così monocorde in ogni atto, poco comunicativa e carente in ciò che Violetta sorprende e commuove. Stessa situazione per il tenore brasiliano Atalla Ayan, il punto più debole del cast. La sua voce lirica di colore piacevole, ma non è stata usata con buona proiezione vocale il che rendeva il suo canto inudibile e costantemente coperto dalla massa orchestrale, corale e altre voci. 
La sua attuazione è stata rigida e inespressiva da parte di un artista che in base a quelli visti nel passato non è stato a livello dell’esigenza richiesta. Il baritono polacco Artur Rucinski era troppo giovane e francemante inverosimile per la caratterizzazione del padre Germont. Vocalmente la sua prova è stata discreta e la sua ampia voce adeguata per il repertorio, però senza brillare. Molto bene il Coro come il resto dei solisti come il mezzosoprano Renée Rapier come Flora e il baritono Phillip Skinner, di lunga carriera, come Barone Douphol. La messa in scena ha contato sulla opulenta ed elegante produzione di John Copley che nonostante le sue tre decadi di vita non perde validità nella sua attenzione al dettaglio, con candelabri, fastosi costumi, velluti rossi, ampie scale, completata dai ballabili e balletti e da una illuminazione brillante. Shawna Lucey è stata incaricata della ripresa scenica con un buon lavoro. La forza del teatro, la sua orchestra, si è messa in evidenza nuovamente con un suono chiaro, omogeneo, rutilante, per ogni sezione, sotto la bacchetta sicura, sapiente ed entusiasta di Nicola Luisotti, alla sua ulitma stagione come direttore musicale, nella quale dirige anche qualche recita di Turandot.

Thursday, November 23, 2017

La Traviata en la Ópera de San Francisco

Fotos: Cory Weaver / San Francisco Opera

Ramón Jacques

Con cinco títulos ofrecidos, la temporada de San Francisco luce muy escasa en esta edición. Muy loable luce la reposición de tres ciclos del Anillo de los Nibelungos de Wagner, programados para junio y julio del 2018, pero parecería que ello mermó los recursos con los que disponía el teatro para su temporada de otoño, decisiones que se manejan al nivel directivo del teatro y que los espectadores jamás conocerán. El punto crítico, a mi entender, porque la tradición y grandeza la grandeza de este teatro, es la notable ausencia de nombres destacados en los elencos, apenas unas cuantas figuras consagradas. Lo que solía ser la regla en el pasado hoy parece ser la excepción. San Francisco es un teatro para ver estrellas no para probar artistas y nuevas voces, sobre todo si no son aquellos artistas que provengan del prestigioso programa Merola, que se dedica a formar futuras estrellas. En la reposición de La Traviata, nos encontramos frente a la situación anteriormente descrita; tres solistas que se dedicaron a cumplieron y nada más.  Además, cantó las diez funciones ofrecidas, cuando se suele programar dos o hasta tres solistas principales. Una incógnita más sin resolver. La soprano rumana Aurelia Florian, en su debut estadounidense, mostró belleza y garbo, y dotes vocales con notables agudos y brillantez en el timbre; pero su desarrollo histriónico no convenció. Su actuación fue plana, igual en cada acto, poco comunicativa y falta de ese plus con el que Violetta sorprende y conmueve al público. Misma situación la del tenor brasileño Atalla Ayan, el punto más débil del elenco.  Su voz lirica es grata en el color, pero no fue gestionada con una buena proyección lo que lo provocó que su canto fuera inaudible o constantemente cubierto por la masa orquestal, coral y demás voces.  
Su actuación fue rígida e inexpresiva, de un artista que, en base a lo visto en el pasado, no estuvo al nivel de exigencia requerido. El barítono polaco Artur Rucińskimostró una juventud francamente inverosímil para la caracterización del padre Germont.  Vocalmente, su desempeño fue discreto, voz amplia adecuada para el repertorio, pero sin más que destacar. Muy bien el coro como para el resto de los solistas, como la mezzosoprano Renée Rapier en el papel de Flora y el barítono Phillip Skinner, de larga trayectoria local, como el Baron Douphol. La parte escénica contó con la opulenta y elegante producción de John Copley, que a pesar de sus tres décadas de existencia no pierde vigencia, con su atención al detalle, con candelabros, fastuosos vestuarios, rojos terciopelos, amplias escaleras, complementada por bailables y ballets y una alegre iluminación. Shawna Lucey fue encargada de la reposición escénica con un buen trabajo. La fortaleza del teatro, su orquesta se lució nuevamente emitiendo un sonido claro, homogéneo, rutilante; en cada una sus secciones bajo la batuta segura, sapiente y entusiasta de Nicola Luisotti, en su ultima temporada como director musical, en la cual condujo también algunas funciones de Turandot.