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Thursday, February 8, 2018

Norma at the Teatro Carlo Felice in Genova

Foto: Teatro Carlo Felice, Genova

Suzanne Daumann

These days, stage directors and conductors are taking quite a few liberties with the works they interpret: a pity that nobody has yet found it necessary to rid Bellini’s Norma of a few of its many lengthy passages at least. It might be impossible anyway to reshape its dramaturgy to a more continuous kind of suspense. Howsoever that might be, tonight’s performance left us with rather mixed feelings. Luigi di Gangi and Ugo Giocomazzi’s staging simply situated the action in some kind of no man’s land between history and dream, underlined by Daniela Cernigliaro’s costumes. She put the Gauls into historical clothes, long robes for priestesses and priests, breeches and tunics for the warriors, whereas the Romans wore black modern uniforms. Federica Parolini’s scenography was interesting to look at: dead trees joined together by a thick red thread and strips of brown fabric hanging from wooden frames were the forest, a round frame with white strips of cloth was the moon. At least we could speculate about the meaning of all this symbolic stuff. Luigi Biondi’s lovely lighting gave colors to the backgrounds and lit these frames in various ways, highlighting the scenes’ contents; the lighting was one of the two real highlights of the evening. Mixed feelings prevailed as to our reaction to the singers: Desirée Rancatore’s Norma was lovely to hear, but she was lacking vocal stamina, strength, depths of emotion and conviction, and thus, was not very convincing. Even less convincing, Roberto Iuliano’s Pollione. The other highlight of the show was Valentina Boi as Adalgisa. She had it all, a lyrical voice, rounded and warm, juvenile candor, and quite easily stole the scene. The voices blended well in the ensembles and the choir was remarkable. Mixed feelings on the whole; the public, however, was delighted, cheers and applause were plentiful, and all is well that ends well

Doutes de circonstance: Norma au Teatro Carlo Felice

Foto: Teatro Carlo Felice, Genova

Suzanne Daumann

De nos jours, les metteurs en scène et chefs d’orchestre prennent de plus en plus de libertés avec les oeuvres qu’ils interprètent: dommage que personne n’ait encore fait un sort aux maintes longueurs de cet opéra. Il est peut-être impossible de lui inculquer une sorte de suspense contenu, toujours est-il que ce soir, nous sommes restés assez indifférents. La mise en scène de Luigi di Gangi et Ugo Giocomazzi se contentait de situer l’action dans un espace indéfini entre histoire et rêve, aidé par les costumes de Daniela Cernigliaro: Elle préconisait des habits historisants pour les Gaulois, longues robes pour prêtresses et prêtres, blouses et braies pour les guerriers; les Romains en revanche portaient des uniformes modernes. La scénographie de Federica Parolini était intéressante à regarder: arbres morts, reliés par un fil rouge, cadres dont pendouillaient bandes de tissu (écorce?), un cadre rond avec des bandes de tissu blanc, sans doute la lune… Au moins il y avait de quoi spéculer sur la signification de ces symboles. C’étaient les très belles lumières de Luigi Biondi qui mettaient en couleur ces cadres et leur arrière-plan et soulignaient le contenu dramatique des scènes et qui étaient un des rares points vraiment positifs pour nous. Côté chant, face au second cast, on est restés tout aussi indifférents: La Norma de Désirée Rancatore était fort jolie à entendre, mais manquait de stature vocale, de souffle, de profondeur émotionnelle et de conviction, et de ce fait, était peu convaincante. Encore moins convaincant, Roberto Iuliano dans le rôle de Pollione. La révélation de la soirée était Valentina Boi dans le rôle d’Adalgisa. Candeur juvenile, force et lyrisme, elle avait tout. Dans les ensembles, les voix se mêlaient harmonieusement, et le choeur était un autre élément remarquable. Convaincant aussi, plein d’entrain et attentif aux détails, la direction musicale de Andrea Battistoni. Impressions mitigées somme toute; le public, en revanche, était ravi, et tout est bien qui finit bien.


Thursday, December 4, 2014

“Les Contes d’Hoffmann” - Teatro Coccia di Novara, Italia

Foto: Teatro Coccia

Renzo Bellardone

TEATRO COCCIA NOVARA – SABATO 29 NOVEMBRE 2014 “Les Contes d’Hoffmann” – Jacques Offenbach , versione di Pierre Barbier Hoffman - Max Jota,  Lindorf-Coppelius-Dott.Miracle-Dappertutto – Carlo Torriani, Antonia –Madina Serebryakova,  Olympia – Claudia Sasso,  Giulietta – Valentina Boi, Niklausse – Arianna Ronaldi,  Spalanzani Nathanael - Can Gűvem,  Madre – Mia Yaniw, Crespel-Luther  - Eugenji Gunko,  Andres-Cochenille-Pittichinaccio – Andrea Schifaudo,  Hermann-Schlemil – Veio Torcigliani Direttore Orchestra  “Archè” – Guy Condette Regia – Nicola Zorzi Scene – Mauro Tinti Costumi – Elena Cicorella Disegno Luci – Michele della Mea Maestro del Coro – Marco Bargagna.

Un racconto vissuto o forse solo sognato, o immaginato dopo una sbornia, sospeso tra un tendone di circo, un siparietto teatrale ed un luminescente luna park! La proposta è risultata classica, ma molto ben realizzata con i colori, il sogno, la spensieratezza e seppur  in fondo  si annida  qualche nota malinconica andrà a disperdersi al finale con il profumo di un prossimo can can. L’orchestra diretta da Guy Condette, ha mantenuto il sapore del gioco frizzante e gioioso, restando ben partecipe e simbiotica. Piccole gags come Luther - Eugenji Gunko, ben timbrato ed interressante- trasportato su di un carrellino hanno  ravvivato da subito l’atmosfera.  Lindorf e poi altri ruoli, sono affidati a  Carlo Torriani  che seppur con qualche vibrazione, ha risolto anche con presenza scenica.  Spalanzani e  Nathanael sono stati interpretati da un vivace e frizzante Can Gűvem che ha offerto voce chiara e fresca ravvivata dal temperamento giovanile. Dentro una sorta di scatola azionata meccanicamente è apparsa Olympia, la bambolina interpretata da Claudia Sasso: voce interessante ed agile per le variazioni richieste dalla parte, ma sarebbe stato carino vedere meno staticità, considerata la brillante complessiva regia azzeccata di Nicola Zorzi e forse un costume più classicamente bamboleggiante, anche se nel complesso Elena Cicorella ha positivamente cavalcato il sogno fantastico. La seconda donna è Antonia  che Madina Serebryakova ha reso in modo poetico, accorato e sensibile “E’ fuggita la Tortorella”: bel timbro e buon tono ha raggiunto un  delicato momento nel duetto con la madre, Mia Yaniw eccellente nel brevissimo ruolo ed ottima anche la realizzazione con video. Toccando il cuore ed i sentimenti di tutti ecco che con la celebre “barcarola” è giunta al fine Giulietta che ha incontrato in Valentina Boi una simpatica e ben efficace concretizzazione. Voce piacevole e ben modulata. La quarta donna è Arianna Ronaldi che impersona  Niklausse con vivacità e grande impegno fino al tenero momento dello scioglimento dei capelli e della rivelazione. Tutti gli interpreti sono risultati  meritevoli di apprezzamento e ben inseriti con il buon coro diretto da Marco Bargagna nel fantastico mondo ricreato dalle scene di Mauro Tinti, con la grande scritta sovrastante “Les Contes d’Hoffmann” che va a suggellare l’ingresso nel fantastico mondo del gioco. Il ruolo di Hoffmann il poeta,  è stato affidato al giovane e prestante tenore brasiliano Max Jota. Indubbiamente sostenuto da buona presenza fisica e scenica è accattivante con i sorrisi, la gestualità e le  agilità nei movimenti. Vocalmente ha un  timbro gradevole e buon fraseggio che ha consentito di seguire in francese tutta la parte; sia negli assolo che negli insieme ha presentato dei bei colori con  toni alti e fermi o colloquiali con accenti di poesia. Nei duetti ha espresso calore e passione  facendo  scattare sentimenti di partecipazione e coinvolgimento fin quasi ad una tenera commozione.   La Musica vince sempre.