Showing posts with label Fabrizio Melani. Show all posts
Showing posts with label Fabrizio Melani. Show all posts

Sunday, April 17, 2011

La Traviata en el Teatro Comunal de Ferrara donde nació un nuevo barítono verdiano.

Foto: Teatro Comunale di Ferrara


Athos Tromboni

La Traviata presentada el pasado 3 de abril por la Associacione Teatro Verdi di Porotto, en el Teatro Comunal de Ferrrara, dio buenos frutos porque nació un nuevo barítono verdiano, que se llama Gocha Abuladze (originario de la Georgia, del Cáucaso) con 24 años de edad. El veredicto lo ha dado el público de Ferrara que colmó los palcos y las plateas para la reposición del titulo, ausente desde el 2002, en el máximo escenario de esta ciudad. Señalamos que nació un nuevo barítono verdiano porque cuando se trata de voces, el instinto del público difícilmente se equivoca. Hacia el joven Abuladze se manifestaron los aplausos mas calurosos, también a escena abierta, así como las mas insistentes peticiones para el bis del aria, que no se concedió, de Di Provenza il mare e il soul, que es el caballo de batalla del personaje de Germont padre. Por el intercambio de gestos entre los cantantes y el director, mientras estallaban los aplausos, no se entendió si la negativa fue suya o del propio director. Indudablemente, el joven georgiano resultó ser el mejor del elenco y el merito de haberlo lanzado se corresponderá a la asociación de Porotto si este barítono mantiene el camino justo de la brillante carrera a la que se enfrenta. Su vocalidad es inestimable, de una envidiable mezcla entre el suave bronceado de un gran barítono verdiano como el italiano Leo Nucci y la sólida tesitura de otro optimo verdiano como el ruso Dmitri Hvorostovsky (por citar dos en activo, después de Pons, Bruson, Cappuccili y Bastianini que han dado cuerpo y voz al modo de ser del barítono verdiano). También escénicamente Abuladze posee un gesto y una mímica inclinada hacia la dramatización natural, y por lo tanto a la recitación no forzada pero espontánea. En la ejecución de las arias y los duetos la dicción italiana demostró ser satisfactoria y bien cuidada mientras que la acentuación extranjera lamentablemente apareció durante los recitativos, lo que debe ser objeto de mayor estudio y perfeccionamiento. Sara Rossi, hizo el papel de la protagonista, y fue el artífice de una buena prestación, en la que dibujó en manera eficaz el ápice del fatídico mi bemol del aria Follie! Follie! Delirio vano è questo, que le valió un aplauso interminable. Estos dos jóvenes fueron la flor de flores del concurso de este año de la Associazione di Porotto, mientras que el papel del tenor le fue confiado al ganador de la edición anterior, el coreano Sang Jun Lee, cuyo timbre es claro, el agudo brillante y el acento italiano casi perfecto, por lo que su Alfredo resulto ser muy eficaz, aunque le faltó un poco del calor pasional del personaje, que se sabe, es una característica “genética” de los cantantes orientales que cuidan la perfección técnica a costa de la pasión.
Muy bien estuvieron los comprimarios que aquí se citan: Stella Georgiu (Flora), Maria Giovanna Michelini (Annina), Stefano Rizzati (Gastone y Giuseppe), Gianpaolo Monti (Douphol y el Comisionario), Fulvio Massa (D'Obigny), Maurizio Franceschetti (Grenvil) y Niccolò Roda (un sirviente). La dirección escénica de Maria Cristina Osti, en el camino de la tradición, movió a los personajes dentro del drama intimo de la Traviata, impostado desde su aparecían hasta el preludio del primer acto, por una Violetta Valery marcada por la percepción de la muerte de cada esperanza, mas que de la angustia de la muerte física, que fue aquí donde la optima mímica de Sara Rossi contribuyó a aquella sugestión interpretativa. Desde el punto de vista espectacular, fue muy bello el final del segundo acto, con la intervención del coro, de las gitanas y los matadores con la coreografía de la bailarina Donatella Pasotto, con la acción que se desarrollo entorno y sobre una gran mesa verde mientras que el fondo era dominado por un enorme cuadro (Venus y Adonis) de Jacob Van Haal, el símbolo mitológico de la belleza juvenil y del amor maldito. Correcta fue la dirección de Fabrizio Milani, al frente de una buena Orquesta del Teatro Verdi de Porotto. El director hizo sonar a la orquesta sobre unos pianisimos completamente conmovedores, subrayando que el cuidado de los instrumentos y de los metales fue tal que no parecía que estuviese frente a un ensamble convocado para la ocasión, si no a una agrupación afinada por tocar junta siempre. Por su parte, no estuvo siempre precisa la Corale Lirica San Rocco, guiada por Maria Luce Monari. Al final del espectáculo aplausos copiosos y ovaciones para todos.




Thursday, April 7, 2011

Successo di pubblico per La Traviata dei giovani allestita nel Teatro Comunale di Ferrara

Foto: Teatro Comunale di Ferrara


Athos Tromboni

FERRARA - La Traviata allestita il 3 aprile scorso dall'Associazione Teatro Verdi di Porotto, nel Teatro Comunale di Ferrara, ha dato buoni frutti: è nato un nuovo baritono verdiano. Si chiama Gocha Abuladze, originario della Georgia (quella europea del Caucaso, non quella americana di Atlanta), età 24 anni. Il responso lo ha sancito il pubblico di Ferrara che gremiva i palchi e la platea per il ritorno del titolo sul massimo palcoscenico della città estense, titolo assente dal 2002. Abbiamo detto che è nato un nuovo baritono verdiano perché, quando si tratta di voci, il fiuto del pubblico difficilmente sbaglia. All'indirizzo del giovane Abuladze si sono manifestati gli applausi più calorosi, anche a scena aperta, e le più insistenti richieste di bis dopo l'aria Di Provenza il mare e il suol, cavallo di battaglia del personaggio Germont padre (bis non concesso. Dallo scambio di gesti fra il cantante e il direttore, mentre gli applausi scrosciavano, non si è capito se a negarlo sia stato lui o il direttore stesso). Indubbiamente il giovane georgiano è risultato il migliore del cast e il merito d'averlo lanciato spetterà all'associazione porottese, se questo baritono manterrà la strada giusta per quella brillante carriera che gli si prospetta. La sua vocalità è pregevole, un mix invidiabile fra le morbide bruniture di un grande baritono verdiano come l'italiano Leo Nucci e la salda tessitura di un ottimo verdiano quale il russo Dmitri Hvorostovsky (per citarne due in attività, dopo i Pons, i Bruson, i Cappuccilli, i Bastianini, che hanno dato corpo e voce al modo d'essere baritono verdiano). Anche scenicamente Abuladze ha un gesto e una mimica inclini alla naturale drammatizzazione, quindi alla recitazione non forzata ma spontanea. Nell'esecuzione delle arie e dei duetti la dizione italiana si è dimostrata più che soddisfacente e ben curata, mentre l'accentazione straniera è purtroppo comparsa durante i recitativi, quindi saranno questi a dover essere oggetto di maggiore studio e migliore perfezionamento. Nelle vesti della protagonista era Sara Rossi, artefice di una buona prestazione, spintasi in maniera efficace all'apice del fatidico Mi Bemolle nell'aria Follie! Follie! Delirio vano è questo che le ha fruttato un applauso interminabile. Questi due giovani artisti erano il fior fiore del concorso bandito quest'anno dall'Associazione di Porotto, mentre il ruolo tenorile ha dovuto essere affidato al vincitore della passata edizione, il coreano Sang Jun Lee: il suo timbro è chiaro, l'acuto squillante, l'accento italiano pressoché perfetto e quindi il suo Alfredo è risultato efficace; è mancato un po' il calore passionale del personaggio, ma si sa che è una caratteristica "genetica" dei cantanti orientali quella della cura della perfezione tecnica a scapito della passionalità. Molto bravi tutti i comprimari che qui citiamo: Stella Georgiu (Flora), Maria Giovanna Michelini (Annina), Stefano Rizzati (Gastone e Giuseppe), Gianpaolo Monti (Douphol e Commissionario), Fulvio Massa (D'Obigny), Maurizio Franceschetti (Grenvil) e Niccolò Roda (un Domestico). La regia di Maria Cristina Osti, nel solco della tradizione, ha mosso i personaggi e le masse dentro il dramma intimo della Traviata, impostato fin dall'apparire, al preludio del primo atto, per una Violetta Valery segnata dalla percezione della morte d'ogni speranza, più che dall’angoscia della morte fisica; e qui l'ottima mimica di Sara Rossi ha contribuito e quella suggestione interpretativa. Dal punto di vista spettacolare, è stato molto bello il finale del secondo atto, con l'intervento del coro, delle zingarelle e dei mattadori coreografati dalla danzatrice Donatella Pasotto, con l’azione che si svolge intorno e sopra un grande tavolo verde mentre sul fondale troneggia un enorme quadro (Venere e Adone) di Jacob Van Hal, simbolo mitologico della bellezza giovanile e dell'amore maledetto. Ottima la direzione di Fabrizio Milani a capo di una brava Orchestra del Teatro Verdi di Porotto: il direttore ha fatto suonare l’orchestra su dei pianissimi addirittura commoventi e vogliamo qui sottolineare che la cura degli strumentini e degli ottoni è stata tale e tanta che non pareva neanche ci si trovasse di fronte ad un ensemble convocato per la circostanza, ma ad una compagine affinatasi dalla lunga prassi d’insieme. Non sempre precisa, invece, la Corale Lirica San Rocco istruita da Maria Luce Monari. Applausi copiosi e ovazioni per tutti a fine spettacolo.