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Thursday, April 13, 2023

El Mesias de Händel en Catania, Italia

Foto: Giacomo Orlando per il Teatro Massimo "V. Bellini" di Catania

Eduardo Andaluz

La temporada de conciertos del Teatro Massimo "Bellini" de Catania, la antigua ciudad portuaria situada en la costa este de Sicilia, ofreció, en dos días consecutivos, y con motivo de la la Semana Santa, la que se considera como la obra maestra absoluta de la música sacra, El Mesías de Georg Friedrich Händel, un oratorio en tres partes para solistas, coro y orquesta. En esta ocasión, los solistas fueron el tenor Pietro Adaini, la soprano Elisa Verzier, la mezzosoprano Ilaria Ribezzi, y el barítono Cristian Senn; en el podio para dirigir la orquesta y el coro del Teatro Massimo Bellini estuvo el director Marcus Bosch, quien se caracterizó por realizar una dirección decididamente clara e intuitiva, y con un gusto estilístico muy acertado, sin descuidar en ningún momento la importancia de la parte vocal, siempre sostenida y apoyada; y nunca cubierta. Hablamos de un resultado general compacto y rico de matices. Los cuatro solistas estuvieron muy atentos a sus indicaciones. El tenor Pietro Adaini, con una voz suave y luminosa, supo extraer lo mejor de su parte haciendo que sus coloraturas estuvieron muy precisas.  La misma técnica virtuosa fue utilizada por el compositor para la voz de del bajo, que aquí interpretó el barítono chileno Christian Senn, siempre capaz de superar todos los obstáculos gracias a una voz bien manejada, segura y de hermosos colores. La parte que, que va desde los larghetti hasta los difíciles prestissimi, no supuso ninguna en dificultad para la voz bruñida y al mismo tiempo dúctil de la mezzosoprano Ilaria Ribezzi, quien no temió a asumir las dificultades de la composición, mostrando cualidades expresivas. Por último, la soprano Elisa Verzier, se mostró muy elegante, precisa y con buen fraseo, abordando oportunamente la coloratura en su aria aria “Rejoice greatly, O daughter of Zion”. Atractiva fue la la actuación del coro, que supo alternar con buen resultado, de los momentos de pianissimo a las secciones de fortissimo, demostrando atención de las intenciones del compositor. El clímax se alcanzó con la parte más celebre, ¡Aleluya!, a la que el cálido público no pudo sustraer, iniciando un largo aplauso. Su repetición como bis hizo que la velada concluyera con mucho entusiasmo por parte de todos.



Il Messia di Handel al Teatro Massimo Bellini di Catania


Foto: Giacomo Orlando per il Teatro Massimo "V. Bellini" di Catania

Eduardo Andaluz

La stagione concertistica del Teatro Massimo “Bellini” di Catania ha offerto, per la Settimana Santa ,un capolavoro assoluto della musica sacra, il Messiah di Georg Friedrich Händel , oratorio in tre parti per soli, coro e orchestra, con i solisti Pietro Adaini tenore, Elisa Verzier soprano, Ilaria Ribezzi mezzosoprano, Cristian Senn baritono; sul podio a dirigere orchestra e coro del Teatro Massimo Bellini il direttore Marcus Bosh. Esso si è contraddistinto per una direzione decisamente  chiara e intuitiva  e per il  gusto stilistico molto accurato, senza mai trascurare l’importanza della parte vocale, sempre sostenuta e mai coperta; un insieme compatto e  ricco di sfumature. Molto attenti alle sue direttive i quattro solisti. Il  tenore Pietro Adaini, dalla voce morbida e luminosa, ha saputo trarre il meglio dalla sua parte rendendo ben precisa la sua coloratura. La stessa tecnica di  virtuosismo viene usata dal compositore per la voce di basso , interpretata dal baritono Christian Senn,  sempre capace di superare tutti gli ostacoli grazie ad una voce ben gestita, sicura e di bel colore. La parte, che va dai larghetti fino a i difficili prestissimi, non mette in difficoltà la voce brunita e duttile allo stesso tempo del mezzosoprano Ilaria Ribezzi, che non teme alcuno scoglio nella scrittura, mostrando doti di espressività. Infine, molto elegante, precisa e di buon fraseggio il soprano Elisa Verzier, che affronta prontamente la coloratura nella sua aria “Rejoice greatly, O daughter of Zion” Ottima la resa del coro, che ha saputo alternare con ottimo effetto momenti in pianissimo a sezioni in fortissimo,dimostrando l’attenzione per le  intenzioni del compositore.  Il culmine è stato raggiunto con Il brano più celebre, l’Hallelujah!, al quale il caloroso pubblico non è riuscito a sottrarsi, facendo partire un lungo applauso. La riproposizione come bis ha fatto sì che la serata terminasse con grande entusiasmo da parte di tutti.



 


Thursday, March 31, 2022

La Suzuki del mezzosoprano mesagnese Ilaria Ribezzi a Taranto

 

Foto : Monica Iacca

26 e 27 Marzo 2022. Con l’opera Madama Butterfly di Giacomo Puccini  sotto la direzione del M° Giovanni Rinaldi e con la regia di Luigi Travaglio si  conclude la stagione invernale del Taranto Opera Festival.

Le recite pomeridiane e serali hanno visto protagonista nel ruolo di Suzuki, il mezzosoprano mesagnese Ilaria Ribezzi, interprete già molto apprezzata nel panorama lirico.

Definita già dalla critica una Suzuki profondamente empatica, mezzosoprano dal bel timbro brunito e ottima attrice nel tratteggiare le movenze della serva fedele di Cio-Cio-San (Connessi all'Opera), una Suzuki  vocalmente e scenicamente di spicco, pienamente in ruolo, sia vocalmente - ottimi fraseggio e intonazione -  che scenicamente ( GboperaA), una Suzuki  d"importante  presenza la cui voce si sposa benissimo con gli armoniosi toni pucciniani ( Musicandosite).

"Cantare in Puglia, vicino al mio paese d'origine, ai miei affetti, alle persone che da sempre mostrano grande interesse per il  mio percorso artistico e alla mia meravigliosa famiglia a cui devo tanto,  mi riempie di gioia", afferma Ilaria.

Il mezzosoprano ha accolto con piacere l'invito da parte del direttore artistico del festival Paolo Cuccaro, cogliendo l'occasione di esibirsi vicino la sua terra, Mesagne, con un ruolo che le ha regalato intense emozioni e grande approvazione da parte del pubblico e della critica nei diversi Teatri italiani di tradizione, tra cui il Teatro Bellini di Catania, il Teatro Pergolesi di Jesi, il Teatro Mario Del Monaco di Treviso e il Teatro comunale di Ferrara.

Così ci parla di questo ruolo a cui è particolarmente affezionata: "Suzuki non è la semplice serva di Cio Cio Cio, è una  serva mossa da un'amore incondizionato; qualunque cosa decida di fare Butterfly lei è sempre pronta ad accettarla,  lasciandola  libera di scegliere se pur con sofferenza. Amo instaurare con la protagonista un rapporto di totale simbiosi ed ampatia e allo stesso tempo fungere da amplificatore delle sue emozioni e dei suoi pensieri.

È ovvio che a seconda da come il regista struttura l'impianto drammaturgico dell'opera, Suzuki può essere ogni volta una serva diversa, ma credo che alla base di questo ruolo ci sia un'amore materno e smisurato.

Tra i personaggi e interpreti dell'opera Antonia Cifrone  e Cecilia Hyunah Son (Cio-Cio-San), Ugo Tarquini  ed Oronzo D’Urso ( B.F. Pinkerton), accompagnati dall'orchestra del Taranto Opera Festival e dal coro Bitonto Opera Festival diretto dal maestro Giuseppe Maiorano.

Il cartellone è stato organizzato dal Taranto Opera Festival, dall’associazione musicale Domenico Savino e dal Comune di Taranto, con i patrocini ed il sostegno di: Puglia Sounds, Unione Europea, Fsc Fondi di Sviluppo e Coesione 2014-2020, Regione Puglia, Teatro Pubblico Pugliese, Puglia 365, Ministero per i beni e le attività culturali, Banca di Taranto, Common Time e Taranto Capitale di mare.

I social di Ilaria

Tuesday, March 29, 2022

Taranto Opera Festival - Madama Butterfly al Teatro Fusco

Foto: Ilaria Ribezzi (Susuki) Antonia Cifrone (Cio Cio San) - Taranto Opera Festival. 

Con l’opera Madama Butterfly di Giacomo Puccini si è conclusa, il 26 e 27 marzo, il Taranto Opera Festival. Il direttore sarà Giovanni Rinaldi, la regia è di Luigi Travaglio; i cantanti saranno accompagnati dall’Orchestra del Taranto Opera Festival. L’opera si basa sul dramma “Madama Butterfly” del commediografo statunitense David Belasco, a sua volta ispirato da un racconto omonimo di John Luther Long. I librettisti Giuseppe Giacosa e Luigi Illica cominciarono il lavoro sul libretto a partire dal 1901. Per alcune suggestioni orientaleggianti, presero spunto dal romanzo di ambientazione giapponese “Madame Chrysanthème” di Pierre Loti. Con quest’opera, terminerà il cartellone composto da altri tre appuntamenti operistici e dal concerto sinfonico della Nona sinfonia di Beethoven.

Personaggi ed interpreti della Madama Butterfly saranno: Antonia Cifrone (recite serali) e Cecilia Hyunah Son (recite pomeridiane), in Madama Butterfly (Cio-Cio-San); Ilaria Ribezzi in Suzuki; Ugo Tarquini (recite serali) ed Oronzo D’Urso (recite pomeridiane) in B.F. Pinkerton; Luca Simonetti (premio Nuovoimaje 2019) in Sharpless; Alessandro Arena in lo zio Bonzo; Benedetto Agostino in Goro; Marcella Diviggiano in Kate Pinkerton; Biagio Cuscito nel principe Yamadori; Biagio Cuscito nel commissario imperiale; Giuseppe Montanaro nell’ufficiale del registro; Pierpaolo Lucchesi in Dolore. Partecipa il coro del Bitonto Opera Festival, maestro del coro è Giuseppe Maiorano.

Nel Taranto Opera Festival, stagione invernale, la grande tradizione operistica italiana e la musica classica internazionale sono tornati in scena nel capoluogo ionico con nomi importanti del panorama lirico e musicale italiano ed internazionale. Il cartellone è stato organizzato dalla squadra del Taranto Opera Festival, dall’associazione musicale Domenico Savino e dal Comune di Taranto, con i patrocini ed il sostegno di: Puglia Sounds, Unione Europea, Fsc Fondi di Sviluppo e Coesione 2014-2020, Regione Puglia, Teatro Pubblico Pugliese, Puglia 365, Ministero per i beni e le attività culturali, Banca di Taranto, Common Time e Taranto Capitale di mare. Il direttore artistico del festival è il maestro Paolo Cuccaro. Nonostante il protrarsi dell’emergenza pandemia, il Taranto Opera Festival è proseguito con buoni risultati ed un grande apprezzamento da parte del pubblico, composto da amanti e cultori del melodramma ma anche dalle scuole, in collaborazione con il liceo musicale Archita di Taranto ed il conservatorio G. Paisiello.

“L’amore, la passione, il tradimento, il dolore, le insidie della vita, il matrimonio ed i figli, la speranza – è stato spiegato – sono stati i temi che hanno caratterizzato la scelta del programma invernale del Taranto Opera Festival”. Gli organizzatori del Taranto Opera Festival hanno dichiarato che “l’obiettivo è stato confermare l’offerta lirico-operistica e sinfonica nel capoluogo tarantino ed in ambito pugliese, riportando la grande opera lirica ed una delle sinfonie più complesse ed affascinanti della storia della musica all’attenzione del pubblico e della critica. Al cartellone partecipano infatti alcuni tra i nomi più noti del panorama lirico internazionale e alcuni dei più grandi interpreti musicali”.

Madama Butterfly sarà inoltre in diretta sul portale CommonTime il 27 Marzo.

Per acquistare il livestream, occorre iscriversi gratuitamente su CommonTime 

https://commontime.online/sign-up/ e poi seguire il link https://commontime.online/virtual-series/madame-butterflymadama-butterfly-30/




Friday, August 27, 2021

TangOpera en Terni, Italia

Fotos: Ilaria Ribezzi (mezzosoprano -  Cortesía de la artista)

Ramón Jacques

El espectáculo TangOpera que agrupa diversas disciplinas artísticas como la danza, especialmente el tango,  la música y la lírica con una pasional carga de sensualidad e ímpetu que transmite al espectador; que tuvo su estreno absoluto en el 2019 en el Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti de Spoleto, Italia, escenario donde fuera repuesto en marzo del 2020, fue ofrecido  una vez más en la velada del 26 de agosto del presente año en el Anfiteatro Romano de Terni, localidad situada en la región italiana de Umbría. TangOpera que se centra particularmente en la obra del compositor argentino Astor Piazzola, a quien se le asocia con el tango, pero que por la calidad de sus composiciones se ha ganado ya un lugar en el mundo de la música clásica, por obras tan conocidas como: Libertango, Verano Porteño o su ópera María de Buenos Aires, que lo ha catapultado a ocupar un lugar prominente entre los grandes compositores clásicos hispanoamericanos.Del compositor argentino se interpretaron, además de las piezas ya mencionadas anteriormente: Regreso al Amor, Michelangelo 70, Invierno porteño, Yo soy María, Oblivion y Street Tango. El balanceado repertorio fue aderezado con algunas piezas de G. Bizet como Habanera de Carmen y Chanson Boheme, además de Tango pour Claude de R.  Galliano, el aria Mi chiamano Mimi de La Bohème de Puccini y por Tango Fantasía de la pianista y compositora italiana compositor Paola Crisigiovanni.  La parte musical fue ejecutada por el Nuevo Tango Ensamble y el Estro String Quartet, músicos provenientes de diversas orquestas sinfónicas y operísticas e italianas, los bailarines de tango Sara Paoli y Samuele Fragiacomo, y en la parte vocal la soprano Dèsirèe Giove y la mezzosprano Ilaria Ribezzi, quien se ha destacado por su versatilidad para abordar diversos estilos que abarcan desde la música barroca hasta la música contemporánea, sin dejar a un lado su ascendente y destacada carrera en el ámbito operístico italiano e internacional.  Ilaria en este espectáculo cantó Habanera de Bizet de la ópera Carmen, obra que se adapta adecuadamente a su oscura y profunda vocalidad, así como Chanson Bohème,  en el caso de Ay Maria de Maria de Buenos Aires, se trata de una pieza cuya interpretación emociona y no deja indiferente a quien la escucha por la picardía y la alegre musicalidad que transmite. Se espera que el espectáculo TangOpera continúe recorriendo diversos escenarios a lo largo de Italia.



Thursday, December 17, 2020

La mezzosoprano Ilaria Ribezzi y el barroco

 

Foto: @Italphotomesagne; abajo  Ilaria Ribezzi y Ensamble Autarena 

Ramón Jacques

La mezzosoprano italiana Ilaria Ribezzi dio a conocer a inicios del mes de diciembre su nuevo proyecto de música barroca. Se trata de una grabación -disponible en you tube, así como en diversas plataformas- que contiene tres exigentes arias de obras barrocas en las que la artista demuestra su afinidad y buen gusto en la interpretación de este repertorio.  Ilaria que cuenta ya con un sobresaliente recorrido interpretando operas belcantistas y veristas, había tenido algunas aproximaciones a la música antigua habiendo interpretado en vivo el Mesías de Handel, el Stabat Mater, Gloria y Magnificat de Vivaldi; así como arias de Handel en concierto; y ahora decidió profundizar más en este género musical con un trabajo muy bien realizado y cuidado en cada detalle.  La grabación se realizó rodeada de frescos en la antigua Iglesia de Sant’Andrea en Brignano Gera d’Adda en la provincia de Bérgamo, Lombardía, que fue construida en el año 1120.  La elección de arias permite escuchar a Ilaria cantando: Armatae face et anguibus del personaje de Vagaus parte II de Juditha Triumphans Antonio Vivaldi (1678-1741) que cantó con un tono oscuro de acento dramático, en la que ofrece un sobresaliente despliegue de agilidad y ornamentación vocal, sin mengua de su elegancia y clase como interprete.  Del propio Vivaldi, canta el aria de Agrippo: Se lento ancora del il fulmine de Zenaida acto I, una aria en la que Ilaria muestra un tono más íntimo, expresivo, pero igual de virtuoso.  Finalmente, del oratorio Sanctus Petrus et Sancta Maria Magdalena de Johann Adolf Hasse (1699-1783) interpreta el Mea tormenta, proparate - Petrus, parte I, en el que recorre diversos estados de ánimo, ofreciendo una conmovedora y melancólica ejecución.  En la grabación Ilaria es acompañada por el Ensamble Autarena, un conjunto de cuerdas con instrumentos antiguos de un sonido nítido, homogéneo, que con ligereza y dinamismo en su conjunción creó un marco musical adecuado para el fácil desempeño de la artista.  Se espera que el proyecto sea acompañado de una serie de conciertos en un futuro próximo.


Para mas información sobre Ilaria Ribezzi favor de consultar sus cuentas de redes sociales

https://www.facebook.com/ilariaribezziOfficial/

https://www.instagram.com/invites/contact/?i=1hwpzslevdcwa&utm_content=3trt5u

Ensemble Autarena: http://www.ensembleautarena.it

Video:



Saturday, July 4, 2020

Entrevista con la mezzosoprano italiana Ilaria Ribezzi

Foto: Ilaria Ribezzi
Foto: @Italphotomesagne

Ramon Jacques y Jordi Pujal

El mundo convulso de la actualidad por el que atraviesan el canto y la lírica que ha puesto en pausa la carrera de sus principales actores, los cantantes, los ha llevado también a plantearse cuál es el valor de su carrera, del canto; y cuáles son sus expectativas laborales y personales de cara al futuro.  En este sentido, la mezzosoprano italiana Ilaria Ribezzi, uno de los valores ascendentes actuales de la cantera italiana de voces, quien amablemente aceptó realizar esta entrevista, nos comparte sus profundas reflexiones e interesantes puntos de vista sobre lo significa para ella el canto y como lo concibe.  Ilaria, es ganadora de diversos concursos internacionales de canto como el:  Rose Ponselle Music Execution Competition en Roma; se ha presentado en el circuito de teatros italianos de tradición y salas de concierto en operas de Rossini, Puccini, Handel, y en salas de concierto de su país. 

¿Quién es Ilaria Ribezzi? ¿Cómo te definirías: por tipología vocal y personalidad artística? Háblanos, por favor, de tus inicios, de tus estudios, de tu primer contacto con la música clásica y con la lírica, de por qué te dedicaste al canto

Ilaria Ribezzi es una mezzo-soprano (igualmente cómoda en el repertorio de contralto) que ha decidido hacer de la música su vida, su objetivo y su forma de expresión. Me considero una persona positiva y enérgica, extremadamente escrupulosa y exigente conmigo misma en la vida y el trabajo. Mi amor por la ópera creció día a día. Gracias al soporte de mi familia a la edad de seis años inicié los estudios de piano simultáneamente con la danza, lo que me permitió empezar a pisar escenarios teatrales. Mi aproximación al canto fue gracias a la música sacra, ganando el premio "Giovane Promessa" en el Concorso Internazionale di Musica Sacra en Roma, llegando posteriormente la ópera, cuando presencié "Aida" de Giuseppe Verdi en el Teatro Politeama en Lecce. Su magia y su encanto me fascinaron al momento dada la fusión de tres mundos diferentes, el canto, el teatro y la danza. Posteriormente, inicié mis estudios de canto lírico-operístico en el Conservatorio de Taranto, continué perfeccionándome en la Academia de Música de Osimo y en la Academia Chigiana de Siena con el Maestro Renato Bruson. No obstante, el punto de inflexión en mis estudios fue el encuentro con mi actual maestro de técnica vocal, Fernando Cordeiro Opa, un punto de referencia absoluto y una figura esencial y presente en mi trayectoria artística.

¿Escuchas a cantantes del pasado? ¿Alguno te ha servido como modelo, fuente de inspiración o ejemplo de cómo debe ser una carrera? ¿Crees que es importante escuchar a otros colegas para crecer profesionalmente?

Entre los grandes del pasado escucho a menudo a Lucia Valentini Terrani, poseedora de una técnica sólida, emisión suave y una voz cálida y aterciopelada. Otras grandes artistas a quienes admiro profundamente son Teresa Berganza, Marilyn Horne y Fiorenza Cossotto, referentes que obviamente pueden cambiar en función del rol a interpretar. Me place especialmente la figura de Giulietta Simionato, un raro ejemplo de tenacidad, disciplina y ductilidad vocal, en ocasiones felizmente identificada como la compañera de escena ideal. Al leer o escuchar sus entrevistas siempre me ha fascinado su tenacidad sin reservas durante su largo y agotador proceso de aprendizaje que la llevaría a ser una estrella del firmamento operístico italiano. Además de los cantantes del pasado, creo que es importante escuchar a los del presente porque es fundamental comprender las necesidades musicales de nuestro tiempo. ¿Referencias no mezzosopraniles? Por supuesto, el barítono Dmitri Chvorostovskij. Me subyugan cada vez que los escucho su tono aterciopelado, el control meticuloso de la respiración y su elegancia en el escenario. Me maravilla su magnetismo y el sentimiento que transmite su canto, al propio tiempo que admiro su enorme amplitud de miras que le permitió abrazar la música en general, sin barreras de géneros, estilos, épocas.  En una entrevista recuerdo que dijo: “Canto lo que escucho, lo que siento, lo que la música me comunica. Soy lo que canto. Cantar es mi vida, y quiero seguir brindando alegría al público en todo el mundo ". Desafortunadamente nos dejó demasiado pronto, pero quiero recordarlo con estas palabras.

 ¿Cuáles crees que son los retos y dificultades a los que se enfrenta un cantante novel al inicio de su carrera? ¿Consideras que son muy difíciles de superar? ¿Cuál crees que es la actitud con que ese cantante debe vivir su carrera?

El reto es no tener prisa por "llegar allí" y pecar de un exceso de ambición que lo lleve a uno a verse desbordado por la situación, hay que estudiar bien, respetando y manteniendo el desarrollo natural técnico y físico de cada uno. Creo que la dificultad principal está en las decisiones a tomar a la hora de elegir, que no son para nada sencillas; pero nada es insuperable si se encuentra la guía adecuada, básicamente un óptimo soporte técnico -que en ocasiones debe ser incluso psicológico-, necesitando asimismo rodearnos de personas sinceras que nos presten todo su conocimiento y su apoyo total. Al considerar la música como una verdadera vocación, estoy convencida que para superar cualquier dificultad se necesita perseverancia, espíritu de sacrificio, estudio constante y amor incondicional por la música y el arte.

En tu carrera, afrontada con ilusión y entusiasmo, has abordado tanto la ópera (Suzuki, "Mosè in Egitto", "L'italiana in Algeri", "Tancredi",...) como el oratorio ("Messiah", "Stabat mater"), el repertorio sinfónico (la Novena de Beethoven etc), incluso con puntuales aproximaciones al 'crossover'. Una cantante polivalente a la que, sin duda alguna, su aspecto elegante, sobrio, de cierto clasicismo, da un valor añadido a sus interpretaciones aportando, un punto de magnetismo cuando está en escena. ¿Estás de acuerdo con este comentario? ¿Te ves así? ¿Te has planteado abordar el género del lied, incluyendo el repertorio vocal para conjuntos de cámara? ¿Tienes algún proyecto al respecto?

Agradezco esta pregunta y la siento como muy propia porque me encanta involucrarme en estilos diferentes. Para mí es un desafío apasionante poder enfrentarme a repertorios diversos pues representa un laborioso trabajo de investigación sobre su praxis ejecutiva, que es lo que los distingue, reto magnificado en el momento de llevar la música al público con fidelidad absoluta. La idea de un recital de 'lieder' es uno de los proyectos que ya tengo en mente y que me gustaría llevar a cabo, ¡pienso en Schubert, "Gretchen an Spinnrade", uno de mis favoritos! Lo mismo con el repertorio vocal de música de cámara, el clásico del siglo XVIII.  Asimismo, estoy pensando, en uno de los proyectos en los que he participado, la fusión de ópera, tango y danza en un concierto para voz y conjunto instrumental. ¡Digamos que ideas no faltan!

¿Cómo has vivido este período Covid19? ¿Crees que todo esto que estamos viviendo en relación con esta pandemia revolucionará de modo alguno el mundo del arte?

Lo he vivido cargándome a tope de energía positiva, determinación y confianza en el futuro, pese a la cancelación constante de producciones. Me he dedicado a estudiar algunos roles que me gustaría debutar, y para estar preparada para empezar de nuevo. Considero que el arte ya es una revolución en sí, así que creo y deseo que este período sirva para reflexionar sobre el pasado, preservando todo lo positivo vivido hasta ahora y haciendo los cambios imprescindibles que permitan regenerar y hacer evolucionar el mundo del arte. Posiblemente las decisiones que hoy tomemos determinarán si lideraremos esos cambios o si sufriremos solo sus consecuencias.

¿Cómo ves su futuro? ¿Cuál crees que es tu repertorio ideal? ¿Cómo crees que evolucionará tu voz? Cuando estás en escena, ¿encuentras similar satisfacción interpretando un rol operístico que cantando un oratorio? ¿O te motiva más el componente teatral de la ópera?

Soy una persona optimista, que tiene esperanza en el futuro y, pese a las dificultades, quiero imaginarlo todo inundado de suaves colores. Tres son los pilares de mi repertorio actual: Händel, Rossini y Donizetti y sus roles 'en travesti'. Asimismo, y de vez en cuando, me permito incursiones en los repertorios pucciniano y verdiano, que me placen sobremanera. En un futuro no muy lejano también me veo en el repertorio francés, en el que acabo de aterrizar. Lo fundamental es saber poner la evolución vocal y artística al servicio de la expansión del repertorio, sin abandonar lo que se ha hecho precedentemente. ¿Ópera u oratorio? En mi caso la motivación es siempre la misma, naturalmente lo distinto es el modo de abordarlo. En la ópera dedico tiempo exhaustivo al análisis, estudio y desarrollo psicológico del personaje, simultáneamente a la parte musical, y siempre teniendo presente su componente teatral. En el oratorio o en el repertorio de 'lieder' o cámara, llego a ese componente teatral/dramatúrgico, no tan explícito como en la ópera, disponiendo de una sola herramienta: el sentimiento que me transmiten la música y el texto. Por eso me subyuga la música, porque es rica e infinita, no tiene fin, y no tiene límites.


Tuesday, June 30, 2020

Intervista al mezzosoprano Ilaria Ribezzi


Foto: Ilaria Ribezzi (mezzosoprano)

Jordi Pujal / Ramón Jacques 

Con una carriera in aumento il talentuoso mezzosoprano mesagnese Ilaria Ribezzi ci racconta i suoi inizi nel canto, i pilastri del suo repertorio, sulla passione che la lega alla musica e le prospettive future. In questo contesto abbiamo avuto il piacere di intervistarla.

Chi è Ilaria Ribezzi? Come ti definiresti: tipologia vocale, personalità artistica, ...? Per favore, parlaci dei tuoi inizi, dei tuoi studi, del tuo primo contatto con la musica classica e  la lirica, perché ti sei dedicata al canto.


Ilaria Ribezzi è un mezzosoprano che spazia comodamente anche nel repertorio contraltile e che ha deciso di fare della musica la sua vita, la sua aspirazione e la sua forma d'espressione.  Sono una donna positiva ed energica, estremamente scrupolosa ed esigente con me stessa nella vita e nel lavoro. Il mio amore per l’opera è nato e cresciuto giorno dopo giorno.  Grazie alla mia famiglia, all’età di sei anni ho iniziato a studiare pianoforte, affiancando la danza con la quale ho iniziato a vivere il palcoscenico di un teatro.  Mi sono avvicinata al canto grazie alla musica sacra,  vincendo il premio "Giovane promessa" al Concorso Internazionale di Musica Sacra di Roma, e solo in seguito all'opera, quando mi sono ritrovata a vedere "Aida" di Giuseppe Verdi al Teatro Politeama di Lecce. Ne ho subìto la magia e l'incanto dato dall' unione di mondi diversi, il canto, la recitazione e il ballo. Cosi ho iniziato lo studio del canto lirico presso il conservatorio di Taranto, continuando a perfezionarmi all'Accademia lirica di Osimo e l'Accademia Chigiana di Siena con il M°Bruson. La svolta è stata segnata dall' incontro con il mio attuale Maestro di tecnica vocale, Fernando Cordeiro Opa, un grande punto di riferimento e una figura molto presente in questo mio percorso artistico.

Ascolti cantanti del passato? Qualcuno ti ha servito come modello, fonte di ispirazione o esempio di come dovrebbe essere una carriera? Pensi che sia importante ascoltare gli altri colleghi per crescere professionalmente?

Tra i grandi del passato ascolto spesso Lucia Valentini Terrani, ammirandone la tecnica solida, l'emissione morbida e la calda e vellutata voce. Altre grandi stelle che amo sono Teresa Berganza, Marilyn Horne e Fiorenza Cossotto, ovviamente i riferimenti possono cambiare di opera in opera, e di ruolo in ruolo.  Sono particolarmente affezionata alla figura di Giulietta Simionato, un raro esempio di tenacia, disciplina e duttilità vocale, definita come la compagna di palcoscenico ideale. Leggendo e ascoltando le sue interviste ho sempre provato massima ammirazione per la forza avuta nella lunga e faticosa gavetta, che l'ha poi portata a essere una stella della lirica italiana.  Oltre ai cantanti del passato ritengo sia importante ascoltare anche quelli di oggi perché è fondamentale capire le esigenze musicali dei nostri tempi.  Riferimenti che non siano mezzosoprani? Si, il baritono Dmitri Chvorostovskij. Il suo timbro vellutato, il meticoloso controllo del fiato e la sua eleganza in scena m'incantano ogni volta che lo ascolto. Adoro il suo magnetismo e l’anima che emerge dal suo canto, oltre ad ammirare la grande apertura di mente che gli ha consentito di abbracciare la musica nella sua interezza, senza troppe barriere di genere.  In un'intervista aveva detto :“Io canto quello che sento, quello che provo, ciò che la musica mi comunica. Io sono ciò che canto. Cantare è la mia vita, e voglio continuare a portare gioia al pubblico di tutto il mondo". Ci ha lasciati troppo presto... Lo voglio ricordare con queste parole.

Quali pensi siano le sfide e le difficoltà che un nuovo cantante deve affrontare all'inizio della sua carriera? Ritieni che siano molto difficili da superare? Quale pensi sia l'atteggiamento con cui questi cantanti dovrebbero vivere la loro carriera?

La sfida è il non lasciarsi sopraffare dalla fretta di “arrivare”, essere ambiziosi, sì, ma studiare e assecondare lo sviluppo tecnico e fisiologico. La difficoltà credo sia più nelle scelte, talvolta non semplici, che occorre prendere, ma niente è insuperabile se si sceglie una guida giusta che faccia da supporto tecnico e talvolta psicologico, e se ci si circonda di persone che mettano a disposizione tutto il loro sapere e il loro totale sostegno. Considerando la musica come una vera vocazione, mi sento di dire che per superare ogni difficoltà ta occorre perseveranza, spirito di sacrificio, uno studio costante ed un amore incondizionato per la musica e l'arte.

Nella tua breve carriera, affrontata con illusione ed entusiasmo, hai affrontato sia l'opera (Suzuki, "Mosè in Egitto", "L'italiana in Algeri", "Tancredi", ...) che l'oratorio ("Messiah", " Stabat mater "), il repertorio sinfonico (Nonna di Beethoven), anche con approcci specifici al "crossover". Infatti una cantante versatile, senza dubbio, il cui suo aspetto elegante, sobrio e un po 'classico aggiunge un 'plus'alle sue esibizioni, offrendo un punto di magnetismo quando è sul palco. Sei d'accordo con questo commento? Ti vedi così? Hai preso in considerazione l'idea di affrontare il genere dal 'lied', anche il repertorio vocale con ensemble da camera? Hai qualche progetto/idea/desio al riguardo?

Mi riconosco molto in questo commento perché amo mettermi in gioco attraversando i vari stili. È una sfida con me stessa poter affrontare i diversi repertori perché presuppone una ricerca sempre attenta sulla prassi esecutiva che li contraddistingue, ed è una sfida ancora più grande riuscire a riportare fedelmente la musica al pubblico.  L'idea di un recital lideristico è uno dei progetti che ho già in mente e che mi piacerebbe realizzare, penso a Schubert, "Gretchen an Spinnrade "uno dei miei preferiti!... così come il repertorio di musica da camera, il classico 700 e non solo. Penso ad uno dei progetti di cui ho fatto parte, la fusione tra opera, tango e danza in un concerto per voce e ensemble. Diciamo che le idee non mancano!

Come hai vissuto questo periodo Covid19? Pensi che tutto ciò che stiamo vivendo in relazione a questa pandemia rivoluzionerà in qualche modo il mondo dell'arte?

L'ho vissuto caricandomi di energia  positiva, di grinta e di fiducia nel futuro, nonostante la continua cancellazione delle produzioni.  Ho dedicato le mie giornate allo studio di alcuni ruoli che vorrei debuttare, cosi da poter essere pronta per ricominciare.  Penso che l'arte di per sé sia gia una rivoluzione, quindi credo e spero che questo periodo possa servire per riflettere su ciò che è stato, continuare da qui con le esperienze vissute sino ad ora  ed eventualmente apportare delle modifiche che possano rigenerare e far evolvere il mondo dell'arte. Forse le scelte che  faremo oggi stabiliranno se saremo noi a guidare il cambiamento, o se invece ne subiremo solo le conseguenze.

Come vedi il tuo futuro? Quale pensi sia il tuo repertorio ideale? Come pensi che la tua voce si evolverà? Quando sei sul palco, trovi una soddisfazione simile interpretando un ruolo operistico come  quando canti un oratorio? O ti senti più motivata dalla componente teatrale dell'opera?

Sono una persona ottimista, che ha speranza nel futuro, e nonostante le difficoltà in cui ci s'imbatte, lo voglio immaginare a colori.  Posso dire che il mio repertorio ha attualmente tre pilastri: Händel, Rossini e Donizetti, con riferimento ai ruoli en travesti.  Ogni tanto mi concedo delle incursioni nel repertorio Pucciniano e Verdiano che mi godo appieno! Nel mio futuro, neppure tanto lontano, vedo anche il repertorio francese nel quale mi sto addentrando. Per me l'importante è assecondare la propria evoluzione vocale e artistica per ampliare il repertorio, senza abbandonare quanto si è fatto. Opera o oratorio? Per me la motivazione esiste sempre, cambia la ricerca.  Con l'opera dedico tempo all'interpretazione e allo sviluppo psicologico del personaggio al pari del tempo che dedico alla musica, traendo grandi spunti dalla componente teatrale.  Nell'oratorio o nel repertorio lideristico o da camera, mi impegno a ricercare la parte drammaturgia, non così esplicita come nell'opera, attraverso l'affetto che la musica mi trasmette e il racconto del testo. Amo la musica per questo, perché è ricca e infinita, non ha una fine, non ha limiti.


Friday, November 30, 2018

Mosè in Egitto – Teatro Coccia Novara


MOSE' IN EGITTO -  Foto di Mario Finotti

Renzo Bellardone

Riguardo ai teatri di tradizione di cui il Coccia di Novara è splendente stella nell’omonimo firmamento, mi corre sinceramente il dovere ed il piacere  di apprezzarne ancora una volta gli sforzi, l’impegno ed il non scontato risultato che meritoriamente  viene di volta in volta raggiunto ed applaudito. Opera poco rappresentata trova spazio a Novara, dove la ricerca della proposta è di casa! Dopo il successo a Pisa, Mosè trova ottima accoglienza al Coccia che vanta una platea decisamente interessata e direi in buona parte competente o almeno appassionata. La realizzazione è improntata alla semplicità e vanta l’attenzione ad uno dei più massicci problemi contemporanei, ovvero i rifiuti e la possibilità di riciclo qui valorizzata con  le scene ed i costumi di  Josè Yaque con Valentina Bressan realizzati da Officina Scart di Waste recycling - Gruppo Erambiente che nulla hanno tolto alla realizzazione, ma che anzi l’hanno resa particolare, quindi attrattiva. La regia di Lorenzo Maria Mucci non è molto movimentata, ma attagliata ad un’opera che può essere realizzata con una certa staticità, risolve la possibilità di lasciare ampio margine al canto. 
Il Coro Ars Lyrica sorprende per l’ottimo affiatamento insieme all’orchestra della Toscana per la purezza del suono, che grazie anche  all’attenta bacchetta del pisano Francesco Pasqualetti, danno  veramente una buona cifra interpretativa a sostegno del vigore impresso dal direttore alla partitura rilevante; ancor giovane, ma oramai affermato in tutto il mondo Pasqualetti affronta lo spartito con piglio e rinnovata sicurezza, riservando le giuste cure ed attenzioni alla buca ed al palcoscenico. Gli interpreti non sono tutti così noti, ma la riuscita della messa in scena sottolinea ancora una volta quanta bravura ci sia nel teatro d’opera  italiano. Alessandro Abis interpreta con incisività ed un piglio meditato il ruolo di Faraone con timbricità da basso che conferisce autorevolezza al personaggio.  Il ruolo della regina Amaltea viene affidato all’esperta e sicura Silvia dalla Benetta che imprime forte personalità al personaggio elevandolo a protagonista. Natalia Gravilan tratteggia Elcia con notevole sicurezza interpretativa affascinando con i piani che coinvolgono gli animi più sensibili. La scena è pressoché fissa e statica e lascia a Ruzil Gatin di esprimersi con un timbro caldo ed una colorazione definita  per disegnare il ruolo di Osiride in modo decisamente personale ed attento che fa presupporre anche palcoscenici internazionali. Marco Mustaro in Mambre, Matteo Roma in Aronne e Ilaria Ribezzi in Amenolfi riescono ad imprimere un forte significato ai rispettivi personaggi che grazie alla loro interpretazione divengono ruoli da  reali comprimari. Il ruolo del titolo, Mosè è affidato a Federico Sacchi che pur in presenza di un’annunciata indisposizione affronta il ruolo, con un interessante volume ed esperta scenicità. La Musica vince sempre!