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Thursday, April 13, 2017

Intrecci d'Arte e Musica - Accademia Perosi, Biella Italia

Renzo Bellardone

na salita con la funicolare al ‘Piazzo’ e poi una passeggiata primaverile attraverso i vicoli e le piazzette di quella che un tempo si chiamava ‘Biela Auta’, ovvero Biella Alta (come Bergamo di sotto e di sopra), conduce al prestigioso Palazzo Gromo Losa. Qui l’elegante accoglienza porta alla sala Auditorium, a trascorrere una vivace serata tra musica, arte e parola.

INTRECCI  d’ARTE  e  MUSICA – Accademia Perosi - Biella Concerto in collaborazione con la fondazione Clelio Angelino Massimiliano Genot – Pianoforte Licia Di Pillo – attrice

Dalla ‘Totentanz’ Franz Liszt, parafrasi sul dipinto “Il Trionfo della Morte” della maestro Buffalmacco incisivamente proposta dal vigoroso quanto sensibile pianista Massimiliano Genot, attraverso un intreccio tra arte e musica il gradevole concerto si è concluso con dolcezza con la Suite da ‘Lo schiaccianoci’ – Valzer dei Fiori di  Tchaikovsky. I brani ispirati al quadro ‘Sposalizio della Vergine’ di Raffaello Sanzio  piuttosto che “l’Inno al Papa” o “A la Chappelle Sistine” sono stati intervallati dalla fresca voce di Licia di Pillo che con accorte modulazioni ha raccontato, leggendo dal Vasari, di Michelangelo Buonarroti, piuttosto che del Papa Giulio secondo. Momento particolarmente toccante è risultato il melologo a cura dei due artisti sull’opera “Il Pensieroso” di Franz Liszt, dedicata al monumento funebre di Giuliano de Medici. La carica emotiva e la freschezza della Di Pillo hanno creato un valore aggiunto ricco di sfumature dolci seppur sovente ironiche quanto divertenti. Padronanza della scena e sicurezza interpretativa sono risultate il tratto evidenziante la parte vocale del concerto. Genot si è riconfermato professionista di alto livello che riversa sulla tastiera la sua passione per la musica e per la bellezza; la grande tecnica sommata all’indiscussa sensibilità creano un insieme di forza poetica e brillantezza stilistica che senza dubbio affascina. La Musica vince sempre.


Monday, December 7, 2015

HOURS OF BEING – Museo Borgogna, Italia

Renzo Bellardone

L’insieme della proposta può essere definito una polifonia armonica, quasi una corale dalle evanescenti tinte del surreale musicale, non oltre, ma intorno al reale recitato. Con un ingresso in pedana scevro da autoreferenzialità,Massimiliano Genot attacca  in modo deciso, quasi improvviso cogliendo l’ascoltatore di sorpresa e ribaltandolo immediatamente nel minimalismo di Philip Glass con intensità interpretativa; si coglie il ritmo di vita vissuta intensamente e grazie alla mani di Genot l’ossessività dei motivi ripetuti trova una nuova dimensione attraverso una lettura più calda che pur non dimentica gli elementi di scrittura del compositore. In perfetto accordo con le voci, piace annotare la puntualità negli attacchi tra voce e suono con  una tempistica decisamente  affascinante anche grazie all’interazione di suono, voce e gestualità che hanno trasformato quello che poteva essere semplicemente una lettura con musica, in una vera e propria rappresentazione semiscenica. Licia di Pillo comunica con il sorriso, lo sguardo pulito e la voce efficace nella trasmissione delle emozioni vissute con la compenetrazione nel testo. La voce viene bene modulata e le sfumature creano la ricercata visione della narrazione e l’esternazione dell’osservazione e della ricerca della vita ‘…ad andare oltre…’. Ivo De Palma non ha bisogno di presentazioni: la sua voce l’abbiamo udita in vari film di animazione, in pubblicità, in sit-com e soap opera di successo, dove ha doppiato personaggi ed attori di fama. Anche in questa occasione la sua voce profonda e suadente dai colori bruniti avvolge il pubblico e lo attrae verso la visualizzazione dei suoi racconti ‘..uomini appollaiati sugli sgabelli..’ Un plauso anche alla Società del Quartetto, organizzatrice dell’evento realizzato nelle preziose sale del Museo Borgogna, che in questa occasione, per poco più di un’ora si è arricchito di un prezioso affresco. La Musica e la Parola vincono sempre !


Thursday, July 18, 2013

Meteorite in Giardino - Torino

Renzo Bellardone
Torino – Fondazione Merz. Martedì 9 luglio 2013  ore 21,30. METEORITE IN GIARDINO 6 F. Liszt: Due Etude dall’opera n. 1, C.Czerny: Quattro studi dalla ‘Scuola della Velocità’, F.Liszt: Grande Etude de Paganini n. 6 in la minore, C.Debussyì: L’Isle Joyeuse, D.Carmarino: ‘Vertigine’ – prima esecuzione assoluta su testo di Rimbaud. Vertigine  installazione di Paolo Leonardo. Suona, Suona Rimbaud ! Musiche a cura di Massimiliano Genot. Voce Recitante – Licia Di Pillo

“NON SI E’ MAI MOLTO SERI A 17 ANNI” è il concetto, che  ripetuto per ben due volte va a contribuire alla costruzione  dell’impianto del melologo  condotto a due voci: l’una è quella del pianoforte sotto l’esperta interpretazione di Massimiliano Genot e l’altra è quella variegata dell’attrice Licia Di Pillo che termina la prima lettura sulla parola “libertà” e sulla cui ultima sillaba si innestano le note di Liszt, introspettive ed intime attraverso l’esaltazione del tocco di Genot. Complici la bella serata dell’estate torinese e la particolare location della Fondazione Merz che ha permesso diverse note registiche, la serata è iniziata con l’arrivo del pianista in bicicletta con l’attrice sul seggiolino posteriore  con  fondale scenico dell’installazione ‘Vertigine’ in nero su fondo rosso di Paolo Leonardo; a vivacizzare la regia l’attrice  ha letto addirittura in  cima ad una scaletta illuminata da occhio di bue rosso (a richiamare il colore dominante dell’installazione) e quasi sospesa nel vuoto ad evocare il senso della vertigine.  Molto  ben assemblata tra parole e musica la serata si è snodata accattivante. Massimiliano Genot, ben noto ed affermato interprete, riesce a trasmettere la leggerezza della giocosità, intervallandola con leit motivs ossessivi a sottolineare la vita maledetta di Rimbaut, fino a scavare nelle viscere della terra e nella profondità dell’io, per concludersi in un pianissimo finale di grande sospensione. Violento ed appassionato, tenero e dolce nel tocco, crea atmosfere impalpabili, ma clamorosamente reali! Licia Di Pillo è raffinata interprete    che sa usare voce e sguardi per coinvolgere ed appassionare con alternanza di intenzioni ed intonazioni, portando il melologo molto vicino ad una composizione operistica, sia per la partecipata esposizione con  chiaro fraseggio che per le tonalità ricercate. Dall’inizio le parole e la musica vanno via via a fondersi fino all’apprezzato melologo finale appositamente scritto da un attento e sensibile Davide Carmarino sull’intero testo di ‘Vertigine’ di Rimbaud, che nell'espressione musicale di Carmarino ha incontrato il suo habitat elettivo. La Musica vince sempre.

Tuesday, May 7, 2013

Museo Borgogna, Vercelli


Renzo Bellardone

MUSEO BORGOGNAVercelli 28 aprile 2013 ore 21,00
Massimo Viazzo – pianoforte Licia di Pillo e Ivo De Palma - voci recitanti

Ambientata nella Nuova Zelanda di metà ottocento la vicenda è nota, anche grazie al pluripremiato film del 1993 scritto e diretto da Jane Campion: Ada è la giovane donna scozzese attorno alla quale ruota tutta la narrazione intrisa di momenti di grande suggestione poetica C'è un grande silenzio dove non c'è mai stato suono, c'è un grande silenzio dove suono non può esserci, nella fredda tomba, del profondo mare” Licia di Pillo è stata la voce femminile che ha raccontato la vicenda e che ha letto appassionatamente e con grande trasporto partecipativo frasi di indicibile bellezza; sicura nel ruolo è riuscita ad entrare nelle menti e nello spirito dell’attonito pubblico con voce ed intonazione cangiante a secondo delle emozioni di volta in volta mutevoli del testo. La voce recitante maschile è indubbiamente una delle più belle voci del panorama doppiatori-attori in Italia, ovvero quella di Ivo de Palma che con la tranquillità del professionista ha saputo modulare la voce baritonale dai colori caldi e morbidi, portandola fino ai toni più autorevolmente accesi. Massimo Viazzo ha condotto il filo musicale offrendo tutta la minimalista colonna sonora, scritta da Michael Nyman; ora sommesso come un ascoltatore (il testo recita. “per le cose profonde non serve parlare”), ora morbido come un abbraccio e poi impetuoso come l’eruzione di un vulcano va alla ricerca di echi lontani attraverso possenti vibrazioni. Il velo è quello della continua introspezione che timidamente affiora in superficie come se sull’onda oceanica affiorassero i colori ed i profumi di un mondo profondo, sotterraneo che cela sentimenti spudorati. Di indiscussa bravura hanno realizzato una performance di alta levatura che ben si incastona nei ‘Cerchi Eccentrici’ la rassegna ideata dall’assessore alla cultura della città ospitante, Pier Giorgio Fossale, nell’ambito delle manifestazioni collaterali alla Mostra dalle Collezioni Guggenheim aperta a Vercelli fino al 12 maggio.
La Musica vince sempre.

Thursday, December 15, 2011

LISZT – L’ULTIMO INCONTRO “FRANZ LISZT un musicista per l’Europa” – Torino, ottobre 2011/gennaio 2012

Foto: Massimo Viazzo

Renzo Bellardone

Pianezza (To) 12-11-2011 Chiesa del Gesù - In Festo Trasfigurationis Domini nostri Jesu Christi 1880 - R.W. Venezia 1883 - La lugubre gondola n.2 1885 - Recueillement 1877 - Unstern! Sinistre, disastro 1881 - Sancta Dorotea 1877 - Trűbe Wolken (nouages gris) 1880 - Schalflos! Frage un Antwort 1883 - Feierlicher Marsh zum heiligen Graal aus “Parsifal” 1882 - Wiegenlied (chant du berceau) 1881 - En rêve. Nocturne 1885 MASSIMO VIAZZO – pianoforte. LICIA DI PILLO - voce narrante

“L’ultimo incontro”: Liszt e la morte. Era questo il tema del quarto appuntamento del ciclo “Liszt un musicista per l’Europa”, omaggio torinese a Franz Liszt nel bicentenario della nascita, coordinato da Massimiliano Génot. Ed era proprio la presenza della morte ad insinuarsi, fatale, fra le note e le parole. Il finale, al buio, con solo due fioche luci, una sul pianoforte e l’altra sul leggio della narratrice, ed un Notturno (En rêve) che riempiva l’ambiente di un senso di inquietudine, di quell’impossibilità di cambiare l’esito ultimo, concludevano una serata raffinata dall’atmosfera suggestiva che pareva andare proprio dritta al cuore della poetica di Liszt, qui interpretato con tecnica ineccepibile da un concentratissimo Massimo Viazzo e raccontato con tutta l’ineluttabilità possibile, utilizzando l’intero spazio della chiesa barocca, da una più che immedesimata Licia Di PilloI brani eseguiti costituivano un’eccellente rarità in quanto non inclusi di solito nei programmi lisztiani. Già alle battute conclusive del primo pezzo entrava in scena la morte, la coprotagonista, con le fattezze di Licia Di Pillo, la quale, percorsa la navata centrale, raggiungeva l’altare maggiore dove troneggiava lo storico Steingraeber, il “pianoforte di Liszt”, trasportato qui per l’occasione direttamente da Bayreuth: “Sono venuta a prenderti”... e da qui un susseguirsi di emozioni che inchiodavano lo spettatore nell’attesa dell’evolversi musicale e letterario della performance. I testi tratti da “Morte a Venezia” di Mann, dal “Settimo Sigillo” di Bergman e dalle lettere dello stesso Liszt e di Richard Wagner erano parte integrante di uno spettacolo di forte ritualità che andava ben oltre i conosciuti confini del concerto o del melologo. Il timbro intenso e luminoso che intimamente Massimo Viazzo sapeva trarre dallo strumento del 1873, dalle caratteristiche coloristiche e dinamiche inconsuete rispetto a quelle degli strumenti moderni, aveva dell’incredibile: suoni avvolgenti, soffusi, caldi ed esasperatamente evocativi. I dubbi, le incertezze, le paure umane venivano tratteggiate con superba leggerezza: bastavano lo sfioramento di un tasto, l’uso accorto del pedale di risonanza, il prolungamento attonito di una pausa. Forse suggestionati dall’atmosfera della chiesa, luogo ideale per un concerto di elevazione spirituale, pareva che la musica sorgesse non dalla cassa armonica del pianoforte, ma che vagasse imprendibile nell’aria fino a raggiungere anche i cuori più induriti. Tintinnii come gocce d’acqua rimbalzanti su altra acqua (Sancta Dorothea), suoni prorompenti e sinistri (Unstern!), sciabordio e tocco di remi in un viaggio senza ritorno (La lugubre gondola), poesia dell’intimo (Recueillement), arpeggi dolcissimi (In Festo Trasfigurationis), musica che pareva salire da un calice prezioso (Parsifal), fino al conclusivo Notturno screziato dalla sconvolgente poesia di Rainer Maria Rilke “Esperienza della morte”, ripetuto come bis davanti al foltissimo pubblico visibilmente commosso.

Wednesday, December 14, 2011

“FRANZ LISZT un músico para Europa” – Turín, octubre 2011/enero

Renzo Bellardone

Pianezza (To) 12-11-2011 Chiesa del Gesù – Iglesia de Jesús “FRANZ LISZT un músico para Europa” – Turín, octubre 2011/enero 2012. LISZT – EL ÚLTIMO ENCUENTRO - In Festo Trasfigurationis Domini nostri Jesu Christi 1880 - R.W. Venezia 1883 - La lugubre gondola n.2 1885 - Recueillement 1877 - Unstern! Sinistre, disastro 1881 - Sancta Dorotea 1877 - Trűbe Wolken (nouages gris) 1880 - Schalflos! Frage un Antwort 1883 - Feierlicher Marsh zum heiligen Graal aus “Parsifal” 1882 - Wiegenlied (chant du berceau) 1881 - En rêve. Nocturne 1885. MASSIMO VIAZZO – pianista. LICIA DI PILLO - narradora

“El ultimo encuentro”” Liszt y la muerte. Este era el tema de la cuarta entrega del ciclo “Liszt un músico para Europa”, el homenaje que Turín le hace a Franz Liszt en el centenario de su nacimiento, y que es coordinado por Massimiliano Génot. Precisamente la presencia de la muerte fatal, estuvo presente entre las notas y las palabras. El final, realizado en la oscuridad, con solo dos tenues luces; una sobre el piano y la otra sobre el atril de la narradora, y un Notturno (En rêve) que inundó el ambiente de un sentido de inquietud, de aquella imposibilidad de cambiar el último éxito; concluyó una velada de atmosfera sugestiva que llegó directo al corazón de la poética de Franz Liszt, que interpretado con una impecable técnica por un concentradísimo Massimo Viazzo y contado de la manera mas ineludible posible, utilizando el especio entero de la iglesia barroca, por la mas que equilibrada Licia Di Pillo. Las piezas interpretadas constituyeron una excelente rareza ya que no son incluidas habitualmente en los programas de Liszt. Ya en las notas finales de la primera pieza entró en escena la muerte, la protagonista, con los rasgos de Licia Di Pillo, quien recorrió la nave central de la iglesia y llegó hasta el altar mayor, desde donde dominaba el histórico Steingraeber, el “piano de Liszt”, transportado aquí y para la ocasión directamente desde Bayreuth. “He venido a llevarte”… y a partir de ahí una sucesión de emociones que metieron a los espectadores en la espera del desarrollo musical y literario de la presentación. Los textos extraídos de “Muerte en Venecia” de T. Mann, del “Séptimo sello” de Bergman y de las cartas del propio Liszt y de Richard Wagner, formaron parte de un espectáculo de fuerte ritualismo que estuvo muy bien, mas allá de los confines del concierto o del melologo. El intenso y luminoso timbre que de manera intima supo extraer Massimo Viazzo del instrumento de 1873, con coloridas y dinámicas características, poco habituales con relación a los instrumentos modernos; tuvo increíbles sonidos envolventes, ligeros, calidos y exasperadamente evocadores.  Las dudas, las incertidumbres y los miedos humanos fueron delineados con suma ligereza. Bastó solo el arranque de una tecla, el sabio uso del pedal de resonancia, la atónita prolongación de una pausa. Fue quizás la sugestión de la atmosfera de la iglesia, el lugar ideal para un concierto de elevación espiritual, lo que hizo parecer que la música surgiera no de la caja armónica del piano, si no que vagara de manera imparable por el aire hasta llegar a los corazones mas endurecidos. Tintineante como gotas de agua cayendo sobre mas agua (Sancta Dorothea) sonidos incontenibles y siniestros (Unstern!), ondas de agua y el toque de los remos en un viaje sin retorno (La lugubre gondola), poesía intima (Recueillement), dulces arpegios (In Festo Trasfigurationis), música que parecía salir de un precioso cáliz (Parsifal), hasta llegar el conclusivo Notturno coloreado de la sorprendente poesía de Rainer Maria Rilke ‘Experiencia de la muerte’ que fue repetida como bis frente a un tupido publico visiblemente conmovido.