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Monday, July 21, 2014

Intervista a Marina Bartoli (soprano)

Renzo Bellardone

Carissima Marina, a leggere la tua biografia e rapportandola alla  giovane età, veramente c’è da restare impressionati dalle interpretazioni già fatte e lintenso programma dellimmediato futuro:

Grazie Renzo, si:  i prossimi mesi sono fitti di impegni. Tra una settimana, saro a Ste Menehould, in Francia: tutte musiche sacre del'600 (repertorio non facile), tra le quali spiccano la  rinomata e commovente Canzonetta spirituale sopra la Nanna di Merula e lo Stabat Mater di Sances.  Poi, sempre in Francia, tornerò ai miei primi amori barocchi (Vivaldi e Haendel), con splendide cantate per violino, voce e BC. A metà settembre mi aspetta un tour attraverso l'Est Europa, con tappe anche a Venezia e Verona, per un progetto denominato Orient Baroque Express, in cui tradizione occidentale ed orientale si fonderanno (tra gli strumenti: l'oud arabo). E a fine mese, per la prima volta, affronterò il pirotecnico ruolo di  Vagans della Juditha triumphans, sempre di Vivaldi.

Recentemente, in sodalizio con il celebre violoncellista Giovanni Sollima, ed in dettaglio al Baveno festival 2014, hai spaziato dal 1400 alla contemporaneità con la consapevole leggerezza che contraddistingue gli artisti consolidati

Giovanni incarna (ai massimi livelli) quello che è sempre stato un mio ideale nella musica: l'assenza di confini tra i generi. A me piace molto contaminare.

Le tue interpretazioni sono sempre caratterizzate da grande attenzione oltre che alla voce, anche  al movimento ed al coinvolgimento del pubblico

L'unione tra le arti è un altro dei miei ideali. Ai tempi dell'Università restai folgorata dalla lettura de Il Cavaliere azzurro di W.Kandinsky e F.Marc. Ricordo che sottolineai, in preda ad un entusiasmo febbrile, la frase (...)i mezzi di arti diverse sono esteriormente del tutto diversi. Suono, colore, parola!Ma nella loro profonda ragione interiore questi mezzi si equivalgono. Ecco perché, quando faccio musica, presto attenzione anche all'abito e agli oggetti che indosso, ai movimenti che compio, allo spazio scenico che mi circonda. Sempre da Il Cavaliere Azzurro:  Il mezzo scelto dallartista è una forma materiale della sua vibrazione psichica, che chiede e impone unespressione. Se è quello giusto, il mezzo produce una vibrazione pressoché identica nellanima di chi la riceve.  Tra interpreti e pubblico la distanza va abbattut, dobbiamo imparare dagli artisti di strada o dai cantanti rock.

Guardandoti mentre canti si evince la tranquillità di chi ha disciplina nello studio e nella preparazione

Deve essere così, altrimenti meglio cambiare mestiere! Penso non ci sia niente di peggio che assistere ad un concerto in cui gli interpreti, invece di divertirsi sprigionando passione, gioia ed adrenalina, vivano con tensione il momento della perfomance

Bene..ora entriamo un po nella tua vita privata, tranquilla, senza esagerare..preferisci una bella passeggiata nei boschi o in riva al mare?

Entrambi, a me basta che ci sia silenzio e natura. Però, se mi fai la classica domanda: mare o montagna?, ti rispondo subito mare. Sono cresciuta in Liguria, mio papà era un medico di bordo

Carissima Marina, grazie per aver concesso questa intervista e ti auguro un sacco di belle cose, ma ancor più uno scaramantico in bocca al lupo


Grazie a te Renzo! Crepi il lupo!

Saturday, July 12, 2014

L’Incontro…Distacco e nostalgia - Marina Bartoli (soprano), Giovanni Sollima (violoncello)

Renzo Bellardone

BAVENO FESTIVAL 2014 – 11 luglio ore 21,30 Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso. L’Incontro…Distacco e nostalgia Marina Bartoli- soprano, Giovanni Sollima- violoncello

“Memory” è stato il primo brano ascoltato dalla  luminosa e  dolce voce di Marina Bartoli con l’accompagnamento dell’eclatante violoncello di Giovanni SollimaIl viaggio si è snodato dal 1470 con musiche di Pierre Verdelot ed attraversando Monteverdi, Vivaldi e Barbara Strozzi, giunge agli anni di Dowland, Śostakovič e Sollima stesso. Seppur comunemente associato alla musica classica, tra le mani di Sollima, il violoncello è assurto a strumento polifonico strettamente associato ad ogni tipo di musica e corrente musicale: l’ecletticità interpretativa ha portato lo strumento a elemento e voce in grado di interpretare e reinterpretare qualsiasi rigo. Parlare di improvvisazioni, rielaborazioni  e variazioni, per il grande violoncellista, sembra addirittura riduttivo:  tra pizzicati e armonici trascina l’entusiasmo del pubblico a vette da rockettari. Marina Bartoli, naturalmente elegante, inizia il concerto con voce quasi trattenuta a simboleggiare la nostalgia del ricordo. Con i campanelli tra le mani a segnare il tempo e con intrusioni scenografiche tra il pubblico ha interpretato cadenzate ballate cinquecentesche per poi esplodere in acuti cristallini che hanno disegnato un equilibrio aereo con il violoncello; il soprano, senza soluzione di continuità, è subentrato  con la voce al pianissimo delle corde raggiungendo un’armonia che ha saturato di piacevoli colori le navate della chiesa. Gli assolo di Sollima hanno colto sensazioni dolcissime e struggenti per esplodere in virtuosismi  evocanti treni in corsa e stridori di freni, con piccolo archetto lanciato alla fine del brano e lasciarsi poi andare in melodie narranti che ben si  coniugano con la dolcezza romantica della voce di Bartoli. Veramente un duo interessante che ci si augura di reincontrare nelle prossime stagioni ed ancor più di reincontrare nell’accogliente atmosfera del festival di Baveno che di anno in anno si va affermando come una delle perle del Lago Maggiore. Speriamo che la Musica vinca sempre

Thursday, September 5, 2013

Baci incandescenti dall’Amoroso Foco di Marina Bartoli e Michael Leopold.

Amoroso Foco è il nome che si sono dati, formando un ensemble, il soprano Marina Bartoli e il liutista Michael Leopold. L'ispirazione, spiegano, viene da Aminta, dramma pastorale di Torquato Tasso, ed esprime il carattere dei loro programmi concertistici e discografici, tutti basati sulle mille sfaccettature dell'amore, con testi e musiche ora sentimentali ora scintillanti ora ironici ripescati dall'immenso repertorio rinascimentale e barocco. Lo strumentale è scarno ma ricco al tempo stesso, perché Leopold suona vari strumenti a pizzico dalla timbrica ben precisa: liuto, tiorba e chitarra barocca, mentre Bartoli, oltre a una voce preziosa e sensuale, provvede, talvolta, ma in maniera molto discreta, a una base ritmica percuotendo tamburi, tamburelli e cimbali.
Il CD che Amoroso Foco presenta alla fine del 2012 e che inaugura così la nuova Era dell’Acquario s’intitola Guerra di baci, dal titolo di una poesia di Giambattista Marino, e alterna con una simmetria mai stucchevole e in piacevole disordine cronologico brani per voce ad altri per soli strumenti a pizzico. Giovanni Girolamo Kapsberger la fa da padrone, con toccate e pezzi di carattere come la suggestiva Arpeggiata, Passacaglia, Canario; scopriamo poi la bella e misteriosa Toccata XIII di Alessandro Piccinini, Il pescatore che va cantando e la Fantasia di Pietro Paolo Borrono, due Ricercare di Francesco da Milano, dove Leopold mostra il suo virtuosismo tecnico e soprattutto espressivo con eleganza e discrezione.
Marina Bartoli dà alle frottole, le arie, le canzoni e le cantate una vitale freschezza di insolito fascino. Con voce limpida e intonatissima il soprano mantovano snocciola ogni frase, ogni parola come se fosse una collana di gioielli, le cui perle e pietre vengono scoperte una per una, quasi col piacere di chi sta per mostrare qualcosa di raro e prezioso a delle persone care. La padronanza degli stili che la Bartoli sfoggia, dal recitativo all'arioso, dal canto popolaresco della frottola e della villanella alla cantata canonica di Stradella, dove il confine tra recitar cantando e aria quasi non esiste più, illumina questo CD, ma l’artista lo fa con semplicità, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Gran pregio di un'artista delicata, che quasi in punta di piedi ci apre una finestra sulla sua maniera di intendere il canto e la musica.
Dove occorre una drammaticità maggiore, come nei pezzi di Stradella e Strozzi, la Bartoli, maestra di effetti vocali speciali, messe di voce, accenti, colorature, sa come trafiggere o accarezzare il cuore dell'ascoltatore.
Scorre così come in una festa tra amici, senza mai ombra di cedimento o stanchezza, quasi un'ora di musica deliziosa che comprende, oltre ai già citati brani strumentali, opere di Barbara Strozzi (È pazzo il mio core e Tradimento), di Alessandro Stradella (Chi mi disse che amor dà tormento e Lontananza e gelosia), di Philippe Verdelot (Quando amor), Girolamo Montesardo (Scherzo di ninfe), Giulio Caccini (Al fonte al prato), G.G Kapsberger (Già risi del mio mal e Sonino scherzino), e anonimi del XVI secolo (Dolce Amoroso Foco - che dà il nome al gruppo - e la villanella napoletana Madonna tu mi fai lo scurrucciato). L'accompagnamento di Leopold è sempre discreto e asseconda la voce della Bartoli in tutte le sue varietà espressive, ora suggerendo, ora raccogliendo il suggerimento della voce. Massimo Crispi
La semplicità si rivela vincente.
Per informazioni sul CD contattare www.marinabartoli.com
 

Friday, July 19, 2013

BAVENO FESTIVAL – Umberto Giordano – XVI edizione 2013 Emozioni…


Foto: Baveno Festival
 
Renzo Bellardone
 
BAVENO FESTIVAL – Umberto Giordano – XVI edizione 2013 Emozioni… Venerdì 12 luglio – Isola Bella, Chiesa di San Vittore. AMOR PERCHE’ M’ACCENDI. Arie di: Mauro Giuliani, Niccolò Paganini, Vicente Martin y Soler, Domenico Cimarosa, MARINA BARTOLI: soprano. ROSARIO CONTE: chitarra
Il sottotitolo al concerto è “Viaggio Musicale nell’arietta da camera, tra Settecento ed Ottocento” e di un vero viaggio musicale infatti si è trattato, dalla Spagna al sud d’Italia per risalire fino a nord, in compagnia delle Emozioni che impetuose ed incontrollabili scaturiscono dalle umane passioni siano esse religiose che ancor più amorose. Con il morbido tocco della chitarra di Rosario Conte  si apre il concerto che da subito con la musica di Mauro Giuliani, infonde serenità; al ritornello, in mise vagamente spagnoleggiante, compare  Marina Bartoli dolcissima ‘Ah non dir che non t’adoro’ cui seguirà un assolo di chitarra con un minuetto di Niccolò Paganini. Con attento alternarsi di sola chitarra e voce e chitarra il concerto perviene ad una equilibrata e coinvolgente piacevolezza. Rosario Conte attraverso segnata professionalità esprime variegati sentimenti su ampia tavolozza, raggiungendo il clou con ‘Romanza, più tosto largo amorosamente’  dove si cimenta nei ben noti virtuosismi   di Paganini in un’alternanza  di ballabili e  cantabili traendo suoni molto simili alla voce umana. Marina Bartoli, partecipe e sensibile in “Confuso, smarrito” di Giuliani e molto ammiccante e vezzosa in “La risoluta;La volubile” di Vicente Martin y Soler  riesce a creare l’atmosfera da salotto buono dove tutti si è partecipi, coinvolti dalla stessa passione; ha voce molto possente che sa declinare fino al pianissimo con colorazioni luminose e scintillanti in atmosfere metasensoriali.  La maggior parte dei brani proposti sono frutto di ricerca e non appartenenti al repertorio usuale, mentre le tre bellissime arie conclusive, seppur non frequentatissime sono già più note all’udito: di Mauro Giuliani “alle mie tante lagrime”, “Ad altro laccio” e “Fra tutte le pene” dove la simbiosi chitarra e voce perviene ad una vera goccia di trasparenze e di passione rimandando alla tematica della focosità, linea guida del concerto. La Musica vince sempre
 

Tuesday, July 31, 2012

Amore e Pazzia - Baveno Festival 2012 - Umberto Giordano

Foto: Amore e Pazzia / Baveno Festival 2012

Renzo Bellardone

BAVENO FESTIVAL 2012 – UMBERTO GIORDANO Come d’Incanto Feriolo, Chiesa di San Carlo – 13 luglio Amore e Pazzia. Marina Bartoli - soprano, Alessandro Palmeri - violoncello, Claudio Astronio - clavicembalo

Con la Toccata in la minore di A.Stradella ed il suono delicato e vibrante del clavicembalo di Claudio Astronio, si apre un concerto che già dal titolo disegna l’orizzonte sconfinante dei sentimenti umani in soffusa atmosfera interrotta poi dalla potente ed ipnotizzante estensione vocale del soprano Marina Bartoli che con aggraziati passaggi di registro si profonde in colori ed agilità pregevoli in Lontananza e gelosia di Stradella e poi E’ pazzo il mio core di B. Strozzi. Il terzo ed apprezzato artista della serata interpreta la Sonata in re minore per violoncello e basso continuo di Scarlatti; con colorata espressività nell’intera estensione del suo violoncello senza puntale e trattenuto con la forza delle gambe, Alessandro Palmeri diviene poi imperiosamente virtuosistico e con un momentaneo allocamento in fondo alla navata crea effetto stereofonico in contraltare con il magistrale tocco del clavicembalo.Le sensazioni di briosa leggerezza clavicembalistica, le frasi melodiche ed i saltellati del violoncello sono i morbidi velluti su cui appoggiare le potenti duttilità vocali del soprano, che con passione e partecipazione rende teatralmente ogni cantata fino ad una interessante contrapposizione ‘barocchista’ con la sorprendente strumentazione dai sapori moderni di Canzonetta sopra la nanna di T.Merula, veramente interessante. Le pennellate concertistiche si impreziosiscono con Ciaccone, Partite sopra la follia e Tarantella di anonimo napoletano del 500 che Marina Bartoli canta a concludere il programma, quale richiestissimo bis. La Musica vince sempre!



Thursday, December 10, 2009

Ottone in villa de Antonio Vivaldi - Teatro Olimpico de Vicenza

Foto: Marina Bartoli, Maria, Maria Laura Martorana - Credito: Guido Turus / Teatro Olimpico di Vicenza

Francesco Bertini ("Corriere del Teatro”)

El Teatro Olímpico de Vicenza albergó como parte de la Setimane Musicali, una opera de gran interés, “Ottone in villa” de Antonio Vivaldi, obra de rara ejecución y por primera vez en la época moderna en la ciudad que la vio nacer en el lejano 1713. El trabajo del “Prete Rosso” capta una situación enredada que pone en escena eventos de “infidelidad, ambigüedad sexual, mentiras, simulaciones y disimulos” como señala Vittorio Bolcato en la sabia introducción contenida en el conspicuo libreto de sala, ambientándolas en una “Villa delitiosa di Roma”, retiro del emperador Ottone. Refinada por su ejecución musical, la compañía orquestal de L’Arte dell’arco, dirigida por el valioso Federico Guglielmo, ofreció una convincente interpretación en un repertorio, como el vivaldiano, que domina con maestría, secundado por un buen cast vocal, punta de diamante de la velada. El sopranista rumano Florin Cezar Ouatu adquirió mayor seguridad en toda la gama, y se adueñó impecablemente de su propia parte llena de dificultad, no sucumbiendo a la ardua agilidad y encontrando en los pasajes lentos, la justa expresividad gracias a un color vocal de primera calidad.
No menos fueron las señoras, comenzando por la fulgurante Marina Bartoli elegida en el papel en-travestì de Tullia – Ostilio que le permitió hacer alarde de sus propios y encómiales dotes musicales, apoyados en una optima técnica, a la par, su colega María Laura Martorana, la cual obtiene, siempre de su elogiadas y frecuentes intervenciones en el repertorio clásico-barroco, nuevos éxitos personales como en el caso vicentino, en el papel protagónico de Cleonilla, papel complicado pero resuelto con brillante seguridad. En el papel protagonista principal, la mezzosoprano noruega Tuva Semmingsen, estuvo más convincente en el agudo que en la zona central, en la cual subrayó la dulzura del timbre y la precisión del canto. Lastima por el Decio de Luca Dardolo, inadaptado al difícil rol tenoril asignado que incluyó algunas partes solistas de mucha dificultad. La ejecución en forma de concierto privó de la debida atención al espectáculo, permitiendo, así, atrapar el refinamiento de la ejecución, con un publico no numero pero atento y satisfecho al final.
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Monday, December 7, 2009

Il Finto Turco de Niccolò Piccinni - Teatro Olimpico de Vicenza

Foto: Marina Bartoli (soprano-Lucio); Il Finto Turco, Vicenza. Credito: Guido Turus.
Alessandro Cammarano - Opera Click

Uno de los más grandes orgullos de la Setimane Musicali al Teatro Olímpico de Vicenza es indudablemente el de prestar mucha atención al redescubrimiento y a la reposición de operas frecuente y injustamente olvidadas.
“Il Finto Turco” es una deliciosa comedia de música que el libretista Antonio Palomba, seducido como la mayor parte de sus contemporáneos por el “encanto turco”, entendido como atracción por el elemento exótico-oriental descrito por Giacchino Cocchi en 1753. El mismo libreto fue reutilizado en 1762 por Niccolò Piccinni, el cual trazó una pequeña obra maestra, compuesta de arias ligeras, alegres recitativos, y pirotécnicos conjuntos, todos en línea con la gran escuela napolitana. El “turco” en la opera de Piccinni-Palomba es en realidad un pretexto, ya que de hecho el protagonista no es el héroe de la función, si no los tres plebeyos: Carmosina, caprichosa campesina; su marido Bernardo, más anciano que ella y siempre miedoso de ser engañado, y Giancola el roñoso y obtuso padre de Carmosina. En torno a ellos, que cantan en estrecho dialecto, se articula el evento de Lucio, el “finto turco”, quien retorna a Capua con falsas mentiras para volver a ver a Florinda, su esposa prometida, de quien el mismo cree infiel por causa de una calumnia. La trama es enredosa como pocas, pero al mismo tiempo es el pretexto de páginas musicales de increíble belleza.
El aria de Lucio en el segundo acto “Deh tacete nel mesto pensiero” fue precedida de un suntuoso recitativo acompañado, que no deformaría un ópera seria coeva; deliciosa fue también “Poverella abbandonata”, encomendada a Carmosina y que encamina no veladamente a “Sposa son disprezzata”. Extraordinarias las riñas en napolitano entre Bernardone y Giancola, los cuales parecían los antepasados de Totò y Peppino.
La orquestación, gracias también a la edición crítica y a la transcripción de Bernardo Ticci, es luminosa como el sol, ligera pero nunca privada de espesor, y agradable de la primera a la última nota. Queda el pesar por la ejecución en forma de concierto: ya que una ópera así merecería una producción escénica. Federico Guglielmo, a la cabeza de su “L'arte dell'arco” creyó hasta el fondo en la operación y le restituyó al publico una ejecución fresca, nunca banal, variadísima, hecha de tiempos bien sostenidos pero al mismo tiempo capaz de obtener el abandono lirico dónde fue necesario, y secundado por una orquesta que literalmente respiró con el.
Muy buena estuvo la compañía de canto, y esta vez el resultado fue muy uniforme. Aclamada estuvo la Carmosina de la cantante “sciantosa” Gabriella Colecchia, napolitana veraz, la cual se distinguió por su total adhesión al personaje, con fluidez en la emisión e inteligencia interpretativa.
Muy bien estuvo también Matteo Ferrara, que dio voz y cuerpo a un Bernardone brusco pero no demasiado, incomodo por el terror del cuerno pero siempre enamorado de su mujer. Ferrara canto bien, y para el que consiente una ejecución semi-escénica, recita aun mejor.
Bravo a Gianpiero Ruggeri, por su óptima caracterización de Giancola, siempre atento a no excederse o a caer en la caricatura.
Extenuado e inquieto por mil dudas estuvo el Lucio- el finto turco de Marina Bartoli, la cual se mostró fuerte por una voz de hermosísimo timbre y por una técnica irreprochable, con la que expreso de la mejor manera los tormentos de su personaje, desempeñándose con seguridad y elegancia en las dificultosas arias que Piccinni le reservó.
Elegante y muy musical estuvo el Fabrizio de Krystian Adam, fraseador con clase. Del joven tenor polaco impresionaron la nitidez en la línea de canto y la suavidad de los acentos. Brava estuvo también Arianna Donadelli, la cual confirió al personaje de Claudio una vena de velada melancolía, hecha con justa medida.
Positiva al final, fue la prueba de Silvia Vajente, Florinda la cual, a pesar de algunas asperezas en el registro agudo que por momentos tendió a blanquearse, logró transmitir todas las ansias primero de amante abandona y después disputada. Éxito pleno tributado a los solistas, director y orquesta de parte del pequeño, y mayoritariamente público no italiano: en Italia es la triste realidad el barroco es producto “de nicho” (“di nicchia”).
Se reproduce con la amable autorización del autor y del sitio Opera Click. http://www.operaclick.com


Monday, November 16, 2009

Intervista a Marina Bartoli (soprano)

Foto: © Marina Bartoli; Ercole sul Termodonte, Spoleto Festival 2006; "Il finto Turco" di N.Piccinni, Teatro "Olimpico" di Vicenza- Guido Turus ©
Da quella inesauribile fucina di voci talentuose che è l'Italia, ecco in Marina Bartoli una vera specialista di opera antica e barocca. Questa luminosa interprete, versata anche nella musica pop, nata a Mantova e diplomata in canto al Conservatorio "C. Pollini" di Padova ha prestato la sua voce nitida e dolce, e la sua sensibilità e bellezza per l'interpretazione e il recupero di ruoli come: Annio ne “La Clemenza di Tito” di B. Galuppi, Agnesina ne “L’Inimico delle Donne” di B.Galuppi, Ippolita nell' “Ercole Sul Termodonte” di A.Vivaldi, Alinda, Oronte ed Arpago ne “L’ Incoronazione di Dario” di A.Vivaldi, Fortuna, Allegrezza e Venere ne “Il Giustino” di G.Legrenzi, Dirindina ne “La Dirindina” di D.Scarlatti, Tullia nell’ “Ottone in Villa” di A.Vivaldi, Arianna ne “Il Giustino” di G.Legrenzi, Lucio ne “Il Finto Turco” di N.Piccinni etc. Ha cantato sotto la direzione di molti celebri Direttori: Claudio Scimone, Gustav Leonhardt, Bob Van Asperen, Philippe Herreweghe, Alan Curtis, Thomas Hengelbrock e collabora con vari gruppi ed orchestre: L’Accademia Bizantina, L’Arte dell’Arco, Delitiae Musicae, L’Orchestra di Padova e del Veneto, Il Complesso Barocco, I Virtuosi delle Muse. La rivista Opera Now di Londra l'ha inserita nella categoria Young Artists, who’s hot? Ha ottenuto una Nomination nell'annuario 2009 di "Opernwelt" (Berlino) come artista più promettente.

Quando e come hai scoperto di avere una "voce"?
A tre anni cantavo a squarciagola improvvisando seconde voci e cercando di sovrastare mia sorella e i miei cugini che venivano a cantare a casa nostra (mia mamma si divertiva a farci imparare delle canzoni accompagnandoci alla chitarra): ho recentemente sentito delle registrazioni in cassetta delle mie “Performance da primadonna” e le ho trovate esilaranti. Personalmente ho scoperto la mia voce verso gli 11 anni, quando -assieme a mia sorella maggiore- sono stata scelta dai professori di Musica per cantare davanti a tutta la Scuola “Happy Xmas (war is over)” di J.Lennon in occasione del Concerto di Natale dell’Istituto. Da quel momento in poi ho cominciato a dedicarmi alla musica leggera (da ragazzina cantavo canzoni Folk e Pop in piccoli locali cittadini) e più tardi alla lirica.
Vocalmente come ti definiresti?
Sono un Soprano Lirico-leggero.

A chi non conoscesse la tua voce, cosa faresti ascoltare?
Mi piacerebbe fare ascoltare un’Aria del ‘700 cantabile, dolce (un Andante amoroso per esempio**), perché è in questo genere di scrittura che so di poter dare il meglio. E a chi aprezza (come me) il crossover, canterei l’Aria “Think of me” dal Musical “The Phantom of the Opera” di L.Webber.

** il “Tu virginum corona” dal Mottetto KV 165 “Exultate, Jubilate” di W.A.Mozart / “Nun beut die Flur” da “Die Schoepfung” di F.J.Haydn / “Deh tacete” da “Il Finto Turco” di N.Piccinni etc.

Di quanti ruoli è formato il tuo repertorio?
Da circa una ventina di ruoli, tutti tratti da Opere del Sei e Settecento.

Come nasce il tuo interesse verso il barocco?
Il mio interesse per il Canto Barocco (per Barocco intendo un periodo di tempo molto ampio, che abbraccia tutto il 600 e tutto il 700), è stato frutto di semplice folgorazione. Quando sono stata ammessa in Conservatorio la mia cultura musicale classica si limitava esclusivamente alla letteratura pianistica (studiavo infatti il Pianoforte classico da diversi anni, ma non avevo mai nutrito interesse verso il Canto lirico, solo per quello leggero). Un giorno, le mie insegnanti di Conservatorio mi proposero di leggere un’Aria di Haendel (“Ne men con l’ombre” dal “Serse”) ed io cantandola fui subito pervasa da un senso di benessere e piacere: non conoscevo davvero nulla del repertorio in cui ora mi sono specializzata, ma mi sono fin da subito sentita portata ad esso. E’ stato un amore viscerale, del tutto istintivo: avvertivo chiaramente che quello era il mio “mondo” musicale. Cantare Arie del Sei e Settecento era semplicemente la cosa che mi veniva con più naturalezza, facilità, e che anche mi costava meno fatica. Fin da subito ho cominciato ad ascoltare e leggere Musica Antica con grande voracità, ed ho sempre cercato di frequentare tutti i corsi in cui fosse possibile approfondirne la conoscenza della prassi esecutiva.


Un ruolo che ti ha portato fortuna. Lo canti ancora?
Vengo spesso chiamata per Opere poco note, magari riesumate da manoscritti a lungo dimenticati e per questo non inserite nella consueta programmazione dei teatri, quindi non mi è ancora capitato di ricantare lo stesso ruolo in più di una produzione. Ma non me ne dispiaccio: trovo infatti che la continua novità (frutto della ricerca e conseguente scoperta di preziose perle barocche) sia proprio uno dei punti di forza della Musica Antica.

Qual è il tuo personaggio preferito, quello in cui ti immedesimi di più?
Senza dubbio Donna Elvira del „Don Giovanni“ di Mozart. Conosco tutte le sue strepitose Arie a memoria, mi identifico nel suo temperamento, trovo interessanti e incredibilmente vere tutte le pieghe del suo personaggio. Ma purtroppo è per un’altra voce, non certo la mia.

C’è un cantante, un regista o un direttore che ha influenzato positivamente la tua carriera?
Ce ne sono diversi, ma non uno in particolare.


Cosa ne pensi dell'attuale scena italiana?
Mi sembra assai critica per l’arte e la cultura in generale. Ci sono moltissimi giovani preparati e talentuosi che nonostante studio continuo, sforzi e tenacia non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro e vivono in una continua ed estenuante situazione di precarietà. Spero in una ripresa progressiva nel 2010: voglio essere ottimista.
Hai progetti per l’immediato futuro?
Concerti barocchi in Germania e Svizzera, un videoclip per una canzone Pop e l’acquisto di una Viola da Gamba: sono appena stata ammessa al Conservatorio di Venezia e non vedo l’ora di cominciare a studiare questo meraviglioso strumento!

Una curiosità: la musica che ascolti di sottofondo a casa tua?
Non la musica classica: per quella ho necessità di attenzione e totale silenzio. Ascolto cantautori italiani (Samuele Bersani, Bruno Lauzi, Franco Battiato, i Tazenda), Folk-rock Usa (Indigo Girls, Jim Croce, Simon & Garfunkel), grandi interpreti femminili (Mia Martini, Noa, Tori Amos, Céline Dion) e più in generale tutta la musica Pop che è di volta in volta sulla scena attuale (ultimamente per esempio mi piace molto il britannico Mika: una sorta di “Evirato cantore” del nostro secolo!).


http://www.marinabartoli.com/
Ramón Jacques

Sunday, November 15, 2009

Entrevista a Marina Bartoli (soprano)

Fotos: © Marina Bartoli, Iglesia de Nuestra. Señora .de la Asunción en Ávila; © Guido Turus, "Il finto Turco" di N.Piccinni, cantata al Teatro "Olimpico" di Vicenza ©

De la inagotable producción de talentosas voces líricas, Italia tiene en Marina Bartoli una especialista en la interpretación de operas antiguas y barrocas. Esta radiante interprete, versada también en la interpretación de música pop, nacida en Mantua y licenciada en canto por el conservatorio "C.Pollini" de Padua, ha prestado su nítida y dulce voz, y su sensibilidad y belleza para la interpretación y recuperación de operas como: Annio en “La Clemenza di Tito” y Agnesina en “L’Inimico delle Donne“ de B.Galuppi, Ippolita en “Ercole sul Termodonte”, Alinda, Oronte y Arpago en L’ Incoronazione di Dario” de A Vivaldi, Fortuna, Allegrezza y Venere en “Il Giustino” de G.Legrenzi, Dirindina en “La Dirinda” de D. Scarlatti, Tullia en “Ottone in Villa” de Vivaldi, Arianne en “Il Giustino” de G. Legrenzi, Lucio en “Il Finto Turco” de N. Piccinini, que ha interpretado en escenarios de: Italia, Francia, Alemania y Luxemburgo bajo la conducción de Claudio Scimone, Gustav Leonhardt, Bob Van Asperen, Philippe Herreweghe, Alan Curtis, Thomas Hengelbrock, con orquestas como: L’Accademia Bizantina, L’Arte dell’Arco, Delitiae Musicae, L’Orchestra di Padova e del Veneto, Il Complesso Barocco, I Virtuosi delle Muse. Marina ha llamado la atención de la revista Opera Now de Londres que la incluyó en su categoría Young Artists, who’s hot, y por la revista Opernwelt de Berlín que la nominó en su anuario 2009 como la artista mas prometedora.

¿Cuando y como descubriste que tenias una voz para el canto?
A la edad de tres años cantaba a toda voz improvisando segundas voces y buscando de sobrepasar a mi hermana y a mis primos que venían a cantar en nuestra casa (mi mama se divertía enseñándonos canciones y acompañándonos con la guitarra). Recientemente he escuchado una grabación en cassette de mis presentaciones como “prima donna” y me han alegrado mucho. Personalmente descubrí mi voz a los 11 años cuando, con mi hermana mayor, fui elegida por los profesores de música para cantar frente a toda la escuela “Happy Xmas (war is over)” de John Lennon con motivo del concierto de navidad del instituto. Desde aquel momento en adelante comencé a dedicarme a la música ligera (de jovencita cantaba canciones folk y pop en un pequeño local de la ciudad) y mas tarde a la lírica.

Vocalmente ¿como te definirías hoy?
Soy una soprano lírico-ligera.


A quien no conoces tu voz ¿que la haría escuchar?
Me gustaría que escuchasen un aria cantable y dulce del 700 (un andante amoroso por ejemplo**) porque es en este genero de composición en el que se que puedo dar lo mejor de mi. Para el que aprecia como yo el crossover, le cantaría el aria “Think of me” del musical “The Panthom of the Opera” de L. Webber.

** il “Tu virginum corona” del motete KV 165 “Exultate, Jubilate” de W.A.Mozart / “Nun beut die Flur” de “Die Schoepfung” de F.J.Haydn / “Deh tacete” de “Il Finto Turco” de N.Piccinni etc.

¿De cuantos papeles se conforma tu repertorio?
De alrededor de veinte papeles, todos pertenecientes a operas de los siglos diecisiete y dieciocho.

¿Como nació tu interés por interpretar este repertorio antiguo o barroco?
Mi interés por el canto barroco (por barroco entiendo un periodo de tiempo my amplio, que abarca todo el siglo diecisiete y todo el dieciocho) es fruto de un simple fulgor. Cuando ingrese en el conservatorio mi cultura musical clásica se limitaba exclusivamente a al literatura pianística (había estudiado de hecho el piano clásico por varios años, pero no había alimentado nunca mi interés por el canto lírico, solo por el ligero). Un día mis profesores del conservatorio me propusieron interpretar un aria de Handel (“Ne men con l’ombre” de “Serse”) y al cantarla fui inmediatamente invadida de un sentido de bienestar y placer: verdaderamente no conocía nada del repertorio en el cual ahora estoy especializada, pero fui al final llevada a eso. Fue un amor visceral, de un todo instintivo, que me indicó claramente que ello era mi “mundo” musical. Cantar arias de los siglos diecisiete y dieciocho era simplemente la que me salía con mayor naturaleza, facilidad, y que me costaba menos fatiga. Así, rápidamente comencé a escuchar y a leer música antigua con gran voracidad, y siempre he buscado la manera de asistir a todos los cursos en los que fuera posible profundizar en el conocimiento de los procedimientos de su ejecución.


De los papeles que has cantado, ¿Cuál te ha dado suerte?
Soy llamada frecuentemente para interpretar operas poco conocidas, tal vez exhumadas de manuscritos olvidados por mucho tiempo y ello no incluidas en las programaciones consuetudinarias de los teatros, por ello no me ha sucedido ahora volver a cantar el mismo papel de una producción. Pero no lo lamento, ya que de hecho encuentro que la continúa novedad (fruto de la búsqueda y consiguiente descubrimiento de preciosas perlas barrocas) es precisamente uno de los puntos fuertes de la fuerza de la música antigua.
De la opera en general ¿Cual es tu personaje preferido, aquel que con el que mas se identifica?
Sin duda Donna Elvira del “Don Giovanni” de Mozart. Se me todas sus estrepitosas arias de memoria, me identifico con su temperamento, encuentro interesante y increíblemente reales todos los pliegues de su personaje. Pero desafortunadamente es para otro tipo de voz, no tanto para la mía.

¿Qué es lo que mas ha influenciado de manera positiva tu carrera?
Son tantas diferentes, pero no una en particular.
¿Qué piensa de la actual situación de los teatros en Italia?
Me parece muy critica para el arte y la cultura en general. Hay tantos jóvenes preparados y talentosos que no obstante su estudio continuo, esfuerzo y tenacidad no logran insertarse en el mundo laboral y viven en una continua y extenuante situación de precariedad. Espero una recuperación progresiva en el 2010: quiero ser optimista.

También te has presentado en España….
Si, una ocasión en junio del 2007, cantando el papel de "Filia" en el oratorio Jephte de G.Carissimi en una representación escénica en la Iglesia de Nuestra Señora de la Asunción de Ávila y en el Museo Zuloaga de Segovia, con el ensamble "Delitiae Musicae" dirigido por Marco Longhini.

¿Qué proyectos tienes para el futuro inmediato?
Conciertos barrocos en Alemania y en Suiza, un videoclip de una canción pop, y la adquisición de una Viola da Gamba, ya que apenas fui admitida al Conservatorio de Venecia y no veo la hora de comenzar a estudiar este ¡maravilloso instrumento!

Una última curiosidad. ¿Qué música escuchas de fondo en casa?
No la música clásica, porque para ello necesito de atención y total silencio. Escucho cantautores italianos (Samuele Bersani, Bruno Lauzi, Franco Battiato, i Tazenda), Folk-rock americano (Indigo Girls, Jim Croce, Simon & Garfunkel), grandes interpretes femeninas (Mia Martini, Noa, Tori Amos, Céline Dion) y mas aun, en general toda la musica pop que esta de vuelta en la escena actua. Ultimamente por ejemplo me gusta mucho el britanico Mika: una especie de “cantante castrado” de nuestro siglo.

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Ramón Jacques