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Monday, June 11, 2012

Peter Grimes - Nuova produzione Teatro alla Scala

Foto Marco Brescia & Rudy Amisano                                                              Renzo Bellardone

Il capolavoro di Britten si riafferma capolavoro grazie a tutti i componenti messi in atto nella produzione scaligera: la regia di Richard Jones, che si ricorda già per la straordinarietà della realizzazione di Ledi Makbet di Šostakovic, qui esalta la narrazione servendosi dell'essenzialità intrisa di tutte le sfaccettature dei sentimenti individuali e collettivi. Il dramma di Grimes vissuto intimamente è specularmente ribaltato e riflesso nelle opinioni del borgo moralista che giudica senza accettare giudizi e che isola le non omologazioni. L'utilizzo scenico di boxes diversamente significativi di Stewart Laing che ha disegnato anche i costumi, unito ai movimenti coreogafici di Sarah Fahie che coinvolgono anche il sempre apprezzato coro diretto da Bruno Casoni, oltre alle sapienti luci di Mimi Jordan Sherin catapultano lo spettatore in un mondo che sembra ormai passato, ma che vittima di pregiudizio troppe volte condiziona ancora le nostre società. In scena uccelli silenziosi che osservano ed incombono minacciosi, simili ad avvoltoi, anche se gabbiani. John Graham-Hall, già apprezzato in Death in Venice ha reso un Peter Grimes memorabile, toccante in ogni intimo e pubblico duello fino alla fine quando l'onda che ritorna a bagnare la riva non lo restituisce al borgo ed ai suoi tormenti. Il personaggio di Ellen è affidato alla superba interpretazione di Susan Gritton, mentre l'altro personaggio che per certi versi protegge Grimes, ovvero il Capitano Balstrode è Christopher Purves, vivo e reale fino all'istigazione. In estrema sintesi ogni interprete sul palco ha dato il meglio che ci si poteva attendere ed ognuno è degno di apprezzamenti. La sorpresa di Robin Ticciati è stata una gradevolissima sorpresa!!! Nel panorama delle giovani direzioni si incontra in Ticciati quel plus che segna la differenza in positivo e significativamente rimarcabile. Ha vissuto con il palco ed il golfo mistico un simbiotico momento poetico. I celebri e meravigliosi intermezzi hanno immerso il pubblico tra i flutti tormentati di una natura che travolge e sconvolge senza cancellare l'immoralità di chi giudica..... Le note hanno affrescato simbolismi di giochi tormentati e di identità burrascose, oscurando con ombre e tinte grigie anche i coloratissimi costumi di scena. Opera indimenticabile che ancora una volta fa dire che la Musica vince sempre.

Friday, June 1, 2012

Peter Grimes - Teatro alla Scala, Milano

Foto: Brescia - Amisano / Teatro alla Scala

Massimo Viazzo

Il mondo del Borough immaginato da Richard Jones nella nuova produzione scaligera di Peter Grimes è un mondo noioso, ossessivamente bigotto, chiuso e claustrofobico. Gli ambienti in cui si svolge l’azione del capolavoro britteniano vengono così raffigurati all’interno di parallelepipedi ben illuminati (a volte basculanti) e spesso la variopinta folla degli abitanti del borgo marinaresco segue la vicenda facendosi spettatore, e attore in modo interscambiabile, costringendo alla fine in un abbraccio mortale il disperato protagonista. Il regista Richard Jones deliberatamente esclude dalla sua narrazione il mare. A Jones non interessa, infatti, una elaborazione della storia “da cartolina”. E’ la psicologia che emerge potente da questo spettacolo di grande suggestione in cui il regista inglese ha mostrato anche una virtuosistica abilità nel movimento delle masse sul palcoscenico. Anche il giovane direttore d’oltremanica Robin Ticciati ha saputo cogliere al meglio le sottigliezze intime della magnifica partitura, curando gli impasti timbrici e l’atmosfera generale del lavoro. Preciso nel gesto, sicuro nella conduzione dei numerosi pezzi concertati (superba la prova del Coro diretto da Bruno Casoni), drammaticissimo durante i celebri Inteludi; insomma, il direttore ideale per un allestimento molto apprezzato da pubblico e critica.  John Graham-Hall – recente vincitore del Premio Abbiati, il più importante riconoscimento della critica italiana, consegnatogli per la sua interpretazione di Death in Venice nella scorsa stagione sempre al Teatro alla Scala – ha confermato le sue grandi doti d’attore scolpendo un Grimes rude, angosciato, visionario. La sua voce ruvida, timbricamente forse non bellissima, aveva però il giusto accento per sottolineare le asprezze del carattere di Grimes ed il fraseggio è parso rifinito e teatralmente coinvolgente. Lirica, intensa e moralmente credibile la Ellen Orford di Susan Gritton, così come molto efficace e commovente il Capitano Balstrode di Christopher Purves, morbido e comunicativo. Felicity Palmer, una smaliziata e disillusa Auntie, Catherine Wyn-Rogers, una pettegola Sedley, e lo stuolo completo delle parti di contorno hanno dato un notevole contributo alla riuscita di uno spettacolo destinato a rimanere negli annali del teatro milanese.

Sunday, May 27, 2012

Peter Grimes de Britten en el Teatro Alla Scala

Foto: Brescia - Amisano- Teatro alla Scala

Massimo Viazzo

El mundo del Borough imaginario de Richard Jones en la nueva producción scaligera de Peter Grimes es la de un mundo aburrido, excesivamente devoto, encerrado y claustrofóbico. Los ambientes en los que se desarrolló la acción de esta obra maestra de Britten fueron casi representados en el interior de rectángulos bien iluminados (que por momentos se balanceaban) y donde frecuentemente la colorida multitud de los habitantes del pueblo de marineros observaba la acción convirtiéndose en espectadores y en actores de modo intercambiable, forzando al final a un abrazo mortal al desesperado protagonista. El director de escena Richard Jones deliberadamente excluyó de su narración al mar ya que no le interesó hacer una narración de la historia “de postal”, y en la potente psicología que emanó de este espectáculo de gran sugestión el director ingles mostró también una virtuosa habilidad en el movimiento de las masas sobre el escenario. También el joven director británico Robin Ticciati supo captar de la mejor manera las intimas sutilezas de la magnifica partitura, cuidando los empastes timbricos y la atmósfera general de la obra. Preciso en el gesto, seguro en la conducción de las piezas concertati (sobresaliente la prueba del coro dirigido por Bruno Casoni) y con dramatismo durante los celebres interludi; en suma: fue el director ideal para una producción muy apreciada por el público y la crítica. John Graham-Hall reciente triunfador del Premio Abbiati, el reconocimiento mas importante de la critica italiana, entregado por su interpretación en Death in Venice la temporada pasada en el Teatro alla Scala- confirmó sus grandes dotes de actor esculpiendo un Grimes rudo, angustiado y visionario. En su tosca voz, de timbre quizás no muy grato, tuvo el justo acento para subrayar la aspereza del carácter de Grimes y el fraseo pareció ser refinado y teatralmente envolvente. Lírica, intensa y moralmente creíble fue la Ellen Oxford de Susan Gritton; así como muy eficaz y conmovedor estuvo el capitán Balstrode de Christopher Purves que fue suave y comunicativo. Felicity Palmer fue una Auntie sin malicia y sin ilusiones, Catherine Wyn-Rogers una habladora Sedley y el resto completo de las papeles adicionales dieron su notable contribución al logro de un espectáculo que esta destinado a permanecer en los anales del teatro milanes.




Friday, February 26, 2010

Concierto de la Scottish Chamber Orchestra - Lingotto, Turín

Foto: Scottish Chamber Orchestra / Robin Ticciati / Peter Whelan -Associazione Lingotto Musica, Pasquale Juzzolino

Massimo Viazzo

Elegancia, refinamiento, esplendor, ligereza: estas son las cualidades que particularmente se aplican cuando se ve dirigir al joven talento ingles de origen italiano Robin Ticciati, quien condujo a su orquesta la Scottish Chamber Orchestra (de la cual es desde hace algunos meses su director principal) quizás sin gran fantasía pero con un búsqueda tímbrica verdaderamente sorprendente. La gema de la velada fue la ejecución del primer movimiento, Adagio-Allegro, de la Sinfonía “¨Praga” de Mozart, que fue un verdadero caleidoscopio de colores (siempre muy calibrado), con un fraseo muy cuidado en cada mínimo detalle y que supo desenlazar hasta crear vitalismo puro, pero sin hacer menos, en ningún momento, su empuje propulsivo inicial. Si bien es cierto que ciertas imprecisiones de parte de la agrupación escocesa (que no siempre estuvo técnicamente impecable) ofuscaron el resultado virtuosístico; el brillante, luminoso y siempre equilibrado Mozart de Ticciati convenció.
A su vez, una cierta estilización hedonística fue lo que en parte impidió a las admirables micropolifonías y a las fantasmagóricas desmaterializaciones tímbricas de Ligeti (Ramifications) envolver dramáticamente al público presente, que en realidad pareció mas estar un poco irritado. También las fascinantes Danzas Rumanas de Béla Bartók perdieron un poco de energía rítmica y naturaleza. Al final, resulto ser muy bueno el fagotista Peter Whelan, quien forma parte de la Scottish Chamber Orchestra desde el 2008, quien pareció encontrarse de maravilla con el universo “galante” que domina al Concierto para fagot de Mozart. Al final de la velada, que no fue muy extensa, no se concedió ningún bis. Pero se sabe que así son los escoceses

Thursday, February 25, 2010

Ticciati e la Scottish Chamber Orchestra, Lingotto - Torino


Foto: Scottish Chamber Orchestra / Robin Ticciati -Associazione Lingotto Musica, Pasquale Juzzolino
Massimo Viazzo

Eleganza, raffinatezza, nitore, leggerezza: ecco le qualità che si sono particolarmente imposte all’ascolto del giovane talento direttoriale inglese di origini italiane Robin Ticciati che ha condotto la sua orchestra (di cui è direttore principale da alcuni mesi) forse senza grande fantasia, ma con una ricercatezza timbrica davvero sorprendente. La gemma della serata è stata l’esecuzione del primo movimento, Adagio-Allegro, della Sinfonia “Praga” di Mozart, un vero caleidoscopio di colori (sempre calibratissimi), con un fraseggio curato nei minimi dettagli che sapeva sciogliersi in puro vitalismo, mai venendo meno la spinta propulsiva iniziale. E’ pur vero che qualche imprecisione da parte del complesso scozzese (non sempre tecnicamente impeccabile) ha offuscato la resa virtuosistica, ma il Mozart di Ticciati così frizzante, luminoso, ma equilibrato ha convinto. Una certa stilizzazione edonistica ha invece, in parte, impedito alle mirabili micropolifonie e alla fantasmagoriche smaterializzazioni timbriche di Ligeti (Ramifications) di coinvolgere drammaticamente il pubblico, parso invero un po’ stranito, e anche le fascinose Danze Rumene di Béla Bartók perdevano un po’ in energia ritmica e naturalezza. Molto bravo, infine, il fagottista Peter Whelan, prima parte della Scottish Chamber Orchestra dal 2008, che è parso trovarsi a meraviglia con l’universo “galante” che pervade ancora il Concerto per fagotto mozartiano. Alla fine di una serata non particolarmente lunga non è stato concesso nessun bis. Ma si sa, gli scozzesi…