Showing posts with label Felicity Palmer. Show all posts
Showing posts with label Felicity Palmer. Show all posts

Monday, April 18, 2016

Pelléas et Mélisande di Debussy - Los Ángeles Philharmonic

Fotos: Mathew Imaging / LA Philharmonic


Ramón Jacques

Nel 1995 La Los Angeles Opera ha presentato l’enigmatica opera di Debussy, Pelléas et Mélisande, in un ingegnoso e moderno allestimento di Peter Sellars che ha situato l’azione in época attuale, in una casa sulla spiaggia di Malibu in California. In quella occasione Esa Pekka Salonen, poi titolare della Filarmonica di Los Angeles aveva diretto dalla buca orchestrale. Ventun anni dopo, ora in qualità di direttore emerito dell’orchestra, Salonen ha incluso l’opera come spettacolo principale del festival dell’orchestra “City of Lights” dedicato all’esplorazione e interpretazione di opere di compositori francesi contemporanei di cui il direttore finlandese è un fervente propositore e interprete. Il risultato musicale è stato molto soddisfacente, con una Filarmonica di Los Angeles che sotto la guida di Salonen ha eseguito la sua parte con brillante lirismo e intensità, ricreando le atmosfere di simbolismo, mistero e colore impressionista che deriva dalla ricca orchestrazione. Nella serata si è ascoltata un’orchestra omogenea in tutte le sezioni, la cui forza risiede principalmente nella rinnovata sezione degli archi. L’esecuzione è stata rafforzata da un buon cast vocale capeggiato dal basso-baritono Laurent Naouri che ha dato vita ad un energico, sonoro, emezionalmente conflittuale Golaud, personaggio che conosce molto bene e che canta e fraseggia con chiarezza. 
Il soprano Camilla Tilling ha impersonato una Mélisande sensibile e delicata che ha cantato con timbro platinato e armonioso; e il barítono Stéphane Degout ha mostrato buoni mezzi vocali come Pélleas ma come interprete lo si è visto inespressivo e meccanico. Tutto il contrario è stato il soprano Chloé Briot che ha portato vivacità e lucentezza ai suoi interventi come Yniold, con la sua voce agile, trasparente, rilucente.Un lusso è stato poter contar sulla presenza e sull’apporto dei due leggendari Williard White come Arkel e Felicity Palmer come Geneviéve; anche se il concerto si è svolto in una versione semi-scenica curata da David Edwards, con l’orchestra situata al centro dello scenario e i solisti seduti posterioemente, e che si muovevano con movimenti lenti nella parte anteriore della scena nei loro interventi e di ritorno, senza costumi e senza attuazione, che uno si poteva domandare senza ottenere risposta: cosa si è preteso apportare allo sviluppo della vicenda o comunicare al pubblico? E’ encomiabile che la LAPh includa nella propria stagione titoli operistici, ma per esperienza passata è chiaro che la sala da concerto Walt Disney non è adatta per una messa in scena, così sarebbe meglio che música e canto parlassero per loro stessi.

Tuesday, April 5, 2016

Pelléas et Mélisande en Los Ángeles

Fotos: Mathew Imaging / LA Philharmonic

Ramón Jacques

En 1995 la Ópera de Los Ángeles presentó la enigmática ópera de Debussy, Pelléas et Mélisande en un ingenioso y moderno montaje de Peter Sellars quien situó la acción en una época actual, dentro de una casa de playa en Malibu, California. En aquella ocasión, Esa Pekka Salonen entonces titular de la Filarmónica de Los Ángeles (LA Philarmonic) dirigió a la orquesta desde el foso. Veintiún años después, ahora en calidad de director emérito de la orquesta, Salonen incluyó la obra como el espectáculo principal del festival de la orquesta “City of Lights” dedicado a la exploración e interpretación de obras de compositores franceses contemporáneos, de los cuales el director finlandés es un ferviente propulsor e intérprete. El resultado musical fue muy satisfactorio, con una Filarmónica de Los Angeles que bajo la mano de Salonen ejecutó su parte con brillante lirismo e intensidad, recreando la atmosfera de simbolismo, misterio y colorido impresionismo que se desprende de la rica orquestación. En la velada, se escuchó una agrupación homogénea en sus líneas, pero cuya fortaleza reside principalmente en su renovada sección de cuerdas. La ejecución fue fortalecida por un buen elenco de cantantes encabezado por el bajo-barítono Laurent Naouri quien dio vida a un enérgico, sonoro y emocionalmente conflictuado Golaud, personaje que conoce muy bien y que lo canta y lo frasea con claridad. 
La soprano Camilla Tilling personificó una delicada y sensible Mélisande que cantó con timbre platinado y armonioso; y el barítono Stéphan Degout demostró buenos recursos vocales como Pelléas pero como intérprete se vio inexpresivo y mecánico. Todo lo contrario fue la soprano Chloé Briot que aporto viveza y chispa en sus intervenciones como Yniold, con su voz ágil, transparente y reluciente. Un lujo fue contar con la presencia y la  aportación de dos legendarios como Willard White en el papel de Arkel y de Felicity Palmer como Geneviève. Aunque el concierto se realizó en versión semi-escenica encomendada a David Edwards, con la orquesta situada en el centro del escenario y los solistas sentados en las butacas traseras, desplazándose con movimientos lentos hacia el frente del escenario en sus intervenciones y de regreso, sin vestuarios y sin actuación, hace a uno preguntarse, sin obtener una respuesta ¿Qué es lo que se pretendió aportar al desarrollo de la trama o comunicar al público? Es encomiable que la Filarmónica de Los Ángeles, incluya en sus temporadas títulos operísticos, pero por experiencias pasadas queda claro que la sala de conciertos Walt Disney Hall no es apta para montajes escénicos, y por ello, en como este caso, sería mejor dejar que la música y el canto hablasen por sí solos. 

Friday, June 1, 2012

Peter Grimes - Teatro alla Scala, Milano

Foto: Brescia - Amisano / Teatro alla Scala

Massimo Viazzo

Il mondo del Borough immaginato da Richard Jones nella nuova produzione scaligera di Peter Grimes è un mondo noioso, ossessivamente bigotto, chiuso e claustrofobico. Gli ambienti in cui si svolge l’azione del capolavoro britteniano vengono così raffigurati all’interno di parallelepipedi ben illuminati (a volte basculanti) e spesso la variopinta folla degli abitanti del borgo marinaresco segue la vicenda facendosi spettatore, e attore in modo interscambiabile, costringendo alla fine in un abbraccio mortale il disperato protagonista. Il regista Richard Jones deliberatamente esclude dalla sua narrazione il mare. A Jones non interessa, infatti, una elaborazione della storia “da cartolina”. E’ la psicologia che emerge potente da questo spettacolo di grande suggestione in cui il regista inglese ha mostrato anche una virtuosistica abilità nel movimento delle masse sul palcoscenico. Anche il giovane direttore d’oltremanica Robin Ticciati ha saputo cogliere al meglio le sottigliezze intime della magnifica partitura, curando gli impasti timbrici e l’atmosfera generale del lavoro. Preciso nel gesto, sicuro nella conduzione dei numerosi pezzi concertati (superba la prova del Coro diretto da Bruno Casoni), drammaticissimo durante i celebri Inteludi; insomma, il direttore ideale per un allestimento molto apprezzato da pubblico e critica.  John Graham-Hall – recente vincitore del Premio Abbiati, il più importante riconoscimento della critica italiana, consegnatogli per la sua interpretazione di Death in Venice nella scorsa stagione sempre al Teatro alla Scala – ha confermato le sue grandi doti d’attore scolpendo un Grimes rude, angosciato, visionario. La sua voce ruvida, timbricamente forse non bellissima, aveva però il giusto accento per sottolineare le asprezze del carattere di Grimes ed il fraseggio è parso rifinito e teatralmente coinvolgente. Lirica, intensa e moralmente credibile la Ellen Orford di Susan Gritton, così come molto efficace e commovente il Capitano Balstrode di Christopher Purves, morbido e comunicativo. Felicity Palmer, una smaliziata e disillusa Auntie, Catherine Wyn-Rogers, una pettegola Sedley, e lo stuolo completo delle parti di contorno hanno dato un notevole contributo alla riuscita di uno spettacolo destinato a rimanere negli annali del teatro milanese.

Thursday, December 17, 2009

Elektra di Strauss - Metropolitan Opera, New York

Foto: Susan Bullock, Evgeny Nikitin, Felicy Palmer © Marty Sohl / Metropolitan Opera©

Ramón Jacques

Il soprano tedesco Hildegard Behrens ha sempre mantenuto una relazione strettissima con questo teatro in cui ha cantato per ben 171 volte. Uno dei ruoli più rappresentativi per lei è stato Elektra di Strauss, sempre nella produzione firmata da Otto Schenk che è stata utilizzata anche questa volta. Per questo motivo, proprio in memoria del grande soprano, scomparsa in agosto, il teatro ha deciso di dedicarle questa rappresentazione. Le scenografie disegnate da Jürgen Ross e Otto Schenk, consistenti in un muro che copriva in lungo e in largo tutta la scena del Met, con una scala al centro che portava ad una porta di legno (l’ingresso di un palazzo), e con l’enorme figura del cavallo di Troia caduto sul palcoscenico, visualmente attraenti per lo spettatore, paiono ormai superate dal punto di vista artistico, ostacolando esse anche il libero movimento dei solisti e di tutti gli artisti sulla scena. I costumi variopinti parevano adatti all’epoca in cui è stata ambientata la vicenda e molto apprezzabile il lavoro alle luci di Gil Weschler che è riuscito ad esaltare i differenti stati d’animo dei protagonisti e la tensione crescente della trama con brillanti cambi, dal rosso al giallo, al bianco e al nero. La regia di David Kneuss, come la maggior parte degli spettacoli tradizionali al Met, è stata sostanzialmente rispettosa del libretto. Venendo all’orchestra, Fabio Luisi ha fatto un lavoro superbo d’accompagnamento, esaltando l’ampia gamma di colori musicali della partitura che va dal lirismo sublime, quando i personaggi esprimono la tenerezza e l’amore, alla dissonanza più atonale quando si attraversano i confini della sanità mentale. La concertazione di Luisi è parsa sicura e l’orchestra ha ben risposto a parte la sezione degli ottoni, molto importante in questa orchestrazione e a volte fuori sincrono. Al suo debutto locale il soprano inglese Susan Bullock si è mostrata completamente immedesimata nel personaggio di Elettra, vulnerabile all’inizio, manipolatrice nel suo incontro con Klitämnestra e patologicamente ossessiva nel finale dell’opera anche se la sua danza estatica di trionfo pareva sovradimensionata. Il suo canto è stato intenso, potente, omogeneo e in grado di “bucare” il sontuoso tessuto orchestrale. Il soprano Deborah Voigt, riconosciuta interprete del repertorio straussiano, ha dimostrato di possedere anche un tono brillante dando profondità e forza drammatica al personaggio di Chrysotemis, reso con autorevolezza. Felicity Palmer ha creato una nevrotica e disturbata Klitämnestra, restituita con la sua gran voce di mezzo-soprano (che però sembrava a volte fuori controllo e un po’ stridente nell’emissione), ma sempre Molto intensa. L’Oreste del basso-baritono Evgeny Nikitin ha soddisfatto il pubblico per la sua adeguata proiezione vocale e il suo stile raffinato mentre il tenore Wolfgang Schmidt ha reso con temperamento il ruolo di Egisto. Corretti i comprimari.

Wednesday, December 16, 2009

Elektra de Strauss - Metropolitan Opera, Nueva York

Fotos: Deborah Voigt, Susan Bullock. Marty Sohl / Metropolitan Opera

Ramón Jacques

La soprano alemana Hildegard Behrens mantuvo siempre una estrecha relación con este teatro ya que se presentó en este escenario en 171 funciones. Uno de los papeles mas representativos que cantó aquí fue precisamente el de Elektra de Strauss, y en la misma producción escénica firmada por Otto Schenk y que fue utilizada en esta velada. Por ese motivo, y en memoria de la gran soprano, fallecida el pasado mes de agosto el teatro realizó un breve homenaje dedicándole esta representación. Las escenografías diseñadas por Jürgen Ross y Otto Schenk, que consisten en un muro que cubre todo lo largo y alto del escenario del Met, con unas escaleras al centro que llevan a unas puertas de madera de entrada a un palacio, y con la enorme figura de un caballo de Troya caído sobre el escenario, proporcionan un atractivo marco visual para el espectador, pero resultaron obsoletas e incomodas desde el punto de vista artístico, ya que obstaculizaron el libre movimiento de los solistas, y demás artistas sobre la escena. Los coloridos vestuarios parecieron adecuados para la época en la que se situó la acción de la obra, y muy notable fue el trabajo de iluminación de Gil Weschler, ya que con sus brillantes cambios de colores rojos, amarillos, negros, blancos y grises, logró captar y exaltar los diferentes estados de animo por los que atraviesan los personajes, así como la: la tensión, la psicología o la decadencia de la trama. La dirección escénica de David Kneuss, como la mayoría de los espectáculos tradicionales del Met, se mantuvo dentro los limites del libreto y la historia. Al frente de la orquesta, Fabio Luisi realizó un inmejorable trabajo de acompañamiento, enalteciendo el amplio rango de colores musicales de la partitura que va del sublime lirismo (cuando los personajes expresan ternura y amor) a la atonal, de disonancia y fuerza, cuando se atraviesan los límites de sanidad mental. La conducción de Luisi fue segura, sin importar que la sección de metales, muy importante en esta orquestación, estuviera poco calibrada y por momentos fuera de sincronización. En su debut local, la soprano inglesa Susan Bullock se mostró ampliamente involucrada con el personaje Elektra, que fue vulnerable al inicio, manipuladora en su encuentro con Clitemnestra, y patológicamente obsesiva al final de la obra, aunque su danza triunfal de éxtasis pareció demasiado sobre dramatizada. Su canto fue intenso, agudo, uniforme y capaz de atravesar el profuso tejido orquestal. La soprano Deborah Voigt, reconocida intérprete del repertorio straussiano, mostró que aun posee una brillante y penetrante tonalidad vocal, y dio profundidad y fuerza dramática al personaje de Crisótemis, con autoritario desenvolvimiento artístico. Felicity Palmer creó una neurasténica y perturbada Clitemnestra, que cantó con su suntuosa y grande voz de mezzosoprano, que sonó fuera de control y estridente en ocasiones, pero con un cierto tinte. El Orestes del bajo-barítono Evgeny Nikitin fue satisfactorio por su adecuada proyección y su refinado estilo musical. El tenor Wolfgang Schmidt fue un efectivo y temperamental Egisto. El resto del elenco cumplió correctamente en sus breves intervenciones.