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Thursday, September 29, 2011

Il Ritorno di Ulisse in Patria en la versión de Robert Wilson en el Teatro alla Scala de Milán

Foto:  Furio Zanasi -Teatro alla Scala Milan credit: Lucie Jansch
Massimo Viazzo

El segundo capitulo de la trilogía monteverdiana con marca de Robert Wilson, que llegó al Teatro alla Scala en línea con la actual temporada, confirmó sustancialmente las impresiones no completamente positivas que suscitó L’Orfeo hace un par de temporadas, con respecto a ser un espectáculo indudablemente elegante y sugestivo desde su perspectiva visual. Una escena esencialmente vacía caracterizada por pocos elementos geométricos e iluminada con luces frías que colocan inmediatamente al espectador en el mundo irreal y onírico típico del director estadounidense. Los movimientos fueron lentos y la importancia de los gestos efectuados con las manos fueron fundamentales, pero la acción dramática estuvo prácticamente ausente. Todo se desarrollo en un clima de abstracción e ilusión con personajes casi aprisionados en sus vestuarios y que vivían la obra solo internamente. Pero Il Ritorno di Ulisse in Patria es una opera de “carne y sangre”, de grandes emociones, y de escenas teatralmente potentes, como por ejemplo le escena de la “prueba del arco que aquí pareció ser verdaderamente estilizada. Por fortuna, se pensó en un elenco de altísimo nivel para avivar al publico scaligero, que no esta muy acostumbrado a este repertorio. Furio Zanasi personificó un Ulises de antología, cantado divinamente, y con un cuidado extremo de la dicción y del fraseo. Con el, cada palabra y cada frase parecieron adquirir nueva musicalidad: ¡es un verdadero maestro del arte del recitar cantando! Sara Mingardo fue una sobresaliente Penélope, afligida y conmovida, de timbre bronceado, emisión homogénea y fiero acento. Todos los demás estuvieron muy apreciables: como la fascinante Melanto de Monica Bacelli, la materna Ericlea de Marianna Pizzolato, el comunicativo Eumete de Luca Dordolo, el amenazante Nettuno de Luigi di Donato, el solido Telemaco de Leonardo Cortelazzi, le extrovertida Minerva de Anna Maria Panzarella. Rinaldo Alessandrini guió a su óptimo Concerto Italiano con gran coherencia estilística, plasmando un bajo continuo no redundante pero de rara fuerza expresiva.

Il Ritorno di Ulisse in Patria - Teatro Alla Scala di Milano

Foto: Teatro alla Scala Milan credit: Lucie Jansch

Massimo Viazzo

Il secondo capitolo della trilogia monteverdiana targato Robert Wilson, approdato al Teatro alla Scala in coda all’attuale stagione, ha sostanzialmente confermato le impressioni non completamente positive suscitate da L’Orfeo un paio di stagioni fa, a fronte di uno spettacolo indubbiamente elegante e suggestivo dal punto di vista visivo. Una scena sostanzialmente vuota caratterizzata da pochi elementi geometrici e illuminata da luci fredde, immette subito lo spettatore nel mondo irreale ed onirico tipico del regista americano. I movimenti sono lenti, l’importanza dei gesti effettuati con le mani diventa basilare, e l’azione drammatica è praticamente assente. Tutto si svolge in una clima di astrattezza ed illusione con i personaggi quasi imprigionati nei loro costumi a vivere la vicenda solo interiormente. Ma Il Ritorno di Ulisse in Patria è un’opera di “carne e sangue”, di grandi emozioni, e anche di scene teatralmente potenti, come ad esempio la scena della “prova dell’arco”, parsa qui veramente troppo stilizzata. Per fortuna ci ha pensato un cast di altissimo livello a scaldare il pubblico scaligero, non proprio abituato a questo repertorio. Furio Zanasi ha impersonato un Ulisse da antologia, cantato divinamente, con una cura estrema della dizione e del fraseggio. Con lui ogni parola, ogni frase sembrano acquistare musicalità nuova: un vero maestro nell’arte del recitar cantando! Sara Mingardo è stata una superba Penelope, dolente e commossa, di timbro brunito, di  emissione omogenea e di accento fiero. Tutti apprezzabili gli altri: la fascinosa Melanto di Monica Bacelli, la materna Ericlea di Marianna Pizzolato, il comunicativo Eumete di Luca Dordolo, il tonante Nettuno di Luigi di Donato, il solido Telemaco di Leonardo Cortellazzi, la estroversa Minerva di Anna Maria Panzarella. Rinaldo Alessandrini ha guidato l’ottimo Concerto Italiano con grande coerenza stilistica, plasmando un basso continuo non ridondante, ma di rara forza espressiva.