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Thursday, October 23, 2025

Concurso Internacional de Musica G.B. Viotti en Vercelli

Foto: Leonardo D'Amico

Massimo Viazzo

El “Concorso Internazionale di Musica G.B. Viotti”, que se lleva a cabo en la ciudad italiana de Vercelli, y que fuera fundado en 1950 por Joseph Robbone, presidente de la  Società del Quartetto di Vercelli, se ha afirmado rápidamente como un punto de referencia en el panorama musical internacional. Desde 1957 es miembro de la asociación World Federation of International Music Competitions de Ginebra. Inicialmente dedicado al piano, el concurso fue sucesivamente ampliando su oferta incluyendo la versión de canto, así como de otros instrumentos que se van alternando cada año.

La edición 75 del concurso, este año dedicado al canto lirico, confirmó su prestigiosa tradición. La relevancia del evento tiene como testimonio un cuadro de honor que incluye artistas de fama mundial, entre los cuales se pueden recordar, por ejemplo, a: Ivo Vinco, Luis Alva, Anna Moffo, Piero Cappuccilli, Mirella Freni, Luciano Pavarotti, Raina Kabaivanska, Nicola Martinucci, Giuseppe Giacomini, Renato Bruson, Leo Nucci, Anja Kampe y Luca Salsi, y entre los miembros del jurado se han alternado relevantes personalidades como: Mariano Stabile, Aureliano Pertile, Virginia Zeani, Franco Corelli, Elisabeth Schwarzkopf, Renata Scotto, Joan Sutherland, Birgit Nilsson y Chris Merritt, solo por mencionar algunos.

En esta ocasión, los miembros del jurado fueron Cheryl Studer y Gabriella Morigi, el tenor Ernesto Palacio, el barítono Furio Zanasi, y el director y ex sobreintendente del teatro Semperoper de Dresde Alemania, Peter Theiler (presidente del jurado), el musicólogo y presidente de Génération Opéra de Paris, Marc Clemeur, y la presidente del Concurso Viotti, Maria Arsieni.

La velada de clausura se realizó en el Teatro Civico de Vercelli con la participación de la Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala de Milan, bajo la atenta y puntillosa conducción de Francesco Omassini.  Los finalistas ejecutaron cada uno dos arias, seleccionadas por la comisión evaluadora. A continuación, se informa cual fue el programa detallado de la velada:

Junyoung Choi | Corea del Sud (1996) | barítono

Verdi «È sogno? o realtà?» (Falstaff)

Donizetti «Cruda, funesta smania» (Lucia di Lammermoor)

JihyeJang | Corea del Sud (1999) | Soprano

Dvorák «Mesícku na nebi hlubokém» (Rusalka)

Verdi «Egli non riede ancora... Non so le tetre immagini» (Il Corsaro)

Tamon Inoue | Japon (1993) | barítono

Mozart «Hai già vinta la causa... Vedrò mentr’io sospiro» (Le Nozze di Figaro) Verdi «È sogno? o realtà?» (Falstaff)

Francesca Lo Verso | Italia (1998) | Soprano

Bizet «Je dis que rien ne m’épouvante» (Carmen)

Puccini «Sì, mi chiamano Mimì» (La Bohème)

Jaewoung Lee | Corea del Sud (1994) | bajo

Mozart «Eh consolatevi... Madamina, il catalogo è questo» (Don Giovanni) Rossini «La calunnia è un venticello» (Il Barbiere di Siviglia)

Gaja Napast | Eslovenia (2001) | soprano

Mozart «Ach, ich fühl’s» (Die Zauberflöte)

Donizetti «Quel guardo il cavaliere... So anch’io la virtù magica» (Don Pasquale)

Jiazhou Wang | China (2004) | barítono

Rossini «Largo al factotum» (Il Barbiere di Siviglia) Donizetti “Di tua beltade immagine” (Poliuto)

Rongna Su | China (1994) | mezzosoprano

Mascagni «Voi lo sapete, o mamma» (Cavalleria rusticana) Donizetti

«Fia dunque vero?... O mio Fernando» (La Favorita).

El nivel general de los participantes fue sobresaliente, caracterizado por la preparación, la profundidad, la seriedad y la exactitud.  Muchos de ellos han obtenido ya reconocimientos y han llevado a cabo relevantes trayectorias profesionales, comenzando su propia carrera con optimas perspectivas. Por lo tanto, la elección de los miembros del jurado resultó difícil, dada la alta calidad de los jóvenes cantantes.

He aquí está la clasificación final:

El Primer Premio le fue entregado al muy joven barítono sudcoreano Jiazhou Wang, quien ya fue seleccionado como miembro de la prestigiosa Accademia Rossiniana del Rossini Opera Festival de Pesaro.  Wang demostró sobre el escenario seguridad, finura técnica, capacidad en el legato, con un timbre suave y un fraseo muy musical.

El Segundo Premio le fue conferido a la mezzosoprano china de origen mongol Rogna Su, quien exhibió un instrumento vocal importante, con una voz de color bruñido y rica en harmónicos, además de un acento vivo y gallardo.

El Tercer Premio le fue atribuido al barítono sudcoreano Junyoung Choi de voz sana, exuberante y generosa, con la cual evidenció una emisión vocal perfectamente controlada y una extrema facilidad en el registro agudo.

El público que abarrotó el teatro recibió con grandes aplausos el veredicto.

Tuesday, October 21, 2025

Il Concorso Internazionale di Musica G. B. Viotti - Vercelli

Foto:© Leonardo D’Amico

Massimo Viazzo

Il Concorso Internazionale di Musica G. B. Viotti, fondato nel 1950 da Joseph Robbone, presidente della Società del Quartetto di Vercelli, si è affermato rapidamente come punto di riferimento nel panorama musicale internazionale. Dal 1957 è membro della World Federation of International Music Competitions di Ginevra. Inizialmente riservato al pianoforte, il concorso ha successivamente ampliato la sua offerta includendo la sezione di canto e altri strumenti che si alternano annualmente.

La 75a edizione del concorso, quest’anno dedicata al canto lirico, ha confermato la sua prestigiosa tradizione. La rilevanza dell’evento è testimoniata da un albo d’oro che annovera artisti di fama mondiale, tra i quali si possono ricordare, ad esempio, Ivo Vinco, Luis Alva, Anna Moffo, Piero Cappuccilli, Mirella Freni, Luciano Pavarotti, Raina Kabaivanska, Nicola Martinucci, Giuseppe Giacomini, Renato Bruson, Leo Nucci, Anja Kampe e Luca Salsi. Tra i membri della giuria, si sono alternati personalità di rilievo quali Mariano Stabile, Aureliano Pertile, Virginia Zeani, Franco Corelli, Elisabeth Schwarzkopf, Renata Scotto, Joan Sutherland, Birgit Nilsson e Chris Merritt, solo per citarne alcuni.

I membri della giuria erano i soprani Cheryl Studer e Gabriella Morigi, il tenore Ernesto Palacio, il baritono Furio Zanasi, il regista ed ex sovrintendente della Semperoper di Dresda, Peter Theiler (Chairman della giuria), il musicologo e presidente di Génération Opéra di Parigi, Marc Clemeur, la presidente del Concorso Viotti, Maria Arsieni.

La serata conclusiva si è svolta presso il Teatro Civico di Vercelli, con la partecipazione dell’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, sotto la direzione attenta e puntigliosa di Francesco Omassini. I finalisti hanno eseguito due arie ciascuno, selezionate dalla commissione giudicatrice. Di seguito si riporta il programma dettagliato della serata:

Junyoung Choi | Corea del Sud (1996) | Baritono

Verdi «È sogno? o realtà?» (Falstaff)

Donizetti «Cruda, funesta smania» (Lucia di Lammermoor)

JihyeJang | Corea del Sud (1999) | Soprano

Dvorák «Mesícku na nebi hlubokém» (Rusalka)

Verdi «Egli non riede ancora... Non so le tetre immagini» (Il Corsaro)

Tamon Inoue | Giappone (1993) | Baritono

Mozart «Hai già vinta la causa... Vedrò mentr’io sospiro» (Le Nozze di Figaro) Verdi «È sogno? o realtà?» (Falstaff)

Francesca Lo Verso | Italia (1998) | Soprano Bizet «Je dis que rien ne m’épouvante» (Carmen)

 Puccini «Sì, mi chiamano Mimì» (La Bohème)

Jaewoung Lee | Corea del Sud (1994) | Basso

Mozart «Eh consolatevi... Madamina, il catalogo è questo» (Don Giovanni) Rossini «La calunnia è un venticello» (Il Barbiere di Siviglia)

Gaja Napast | Slovenia (2001) | Soprano

Mozart «Ach, ich fühl’s» (Die Zauberflöte)

Donizetti «Quel guardo il cavaliere... So anch’io la virtù magica» (Don Pasquale)

Jiazhou Wang | Cina (2004) | Baritono

Rossini «Largo al factotum» (Il Barbiere di Siviglia) Donizetti “Di tua beltade immagine” (Poliuto)

Rongna Su | Cina (1994) | Mezzosoprano

Mascagni «Voi lo sapete, o mamma» (Cavalleria rusticana) Donizetti «Fia dunque vero?... O mio Fernando» (La Favorita)

Il livello complessivo dei partecipanti è stato di eccellenza, caratterizzato da preparazione approfondita, serietà e accuratezza. Molti di essi hanno già conseguito riconoscimenti e intrapreso percorsi professionali di rilievo, avviando la propria carriera con ottime prospettive. La scelta dei giurati si è rivelata quindi ardua, data l’elevata qualità dei giovani cantanti.

Ecco la classifica finale:

Il Primo Premio è stato assegnato al giovanissimo baritono sudcoreano Jiazhou Wang, già selezionato come membro dalla prestigiosa Accademia Rossiniana del Rossini Opera Festival di Pesaro. Wang ha mostrato in palcoscenico sicurezza, rifinitura tecnica, capacità nel legato, con una timbrica morbida e una fraseggio musicalissimo.

Il Secondo Premio è stato conferito al mezzosoprano cinese di origine mongola Rongna Su, che ha esibito uno strumento vocale importante, una voce di colore brunito e ricca di armonici, con un accento vivo e gagliardo.

Il Terzo Premio è stato attribuito al baritono sudcoreano Junyoung Choi, dalla vocalità sana, esuberante e generosa, il quale ha evidenziato un’emissione vocale perfettamente controllata e una estrema facilità nel registro acuto.

Il pubblico, che gremiva il teatro, ha accolto con grandi applausi il verdetto finale.

Monday, November 28, 2016

L’Incoronazione di Poppea - Teatro alla Scala

Monica Bacelli
Foto: Jensch - Teatro alla Scala

Ramón Jacques

Un anno dopo aver concluso la trilogía monteverdiana con L’Incoronazione di Poppea, che contava sulla realizzazione scenica di Robert Wilson, il Teatro alla Scala ha programmato nuevamente la stessa opera in tre atti. Lo spettacolo di Wilson è stato visivamente elegante e sobrio, collocato in un tempo indeterminato, con minimi movimenti scenici, come un albero o una colonna demolita, costumi eleganti, ma soprattutto una intensa e variegata illuminazione blu e bianca sul fondale La maniera di usare le luci e il senso magistrale dell’utilizzo dello spazio hanno stimolato i sensi dello spettatore. Tuttavia, i movimenti lenti e senza fretta dei cantanti caricati da simbolismi hanno impedito uno svolgimento drammatico e attoriale più chiaro dei personaggi, facendo sì che il prologo e il primo atto sono stati poco fluidi. Scenicamente, dopo l’intervallo si è vista più azione in scena. Ha inciso, anche, la direzione d’orchestra di Rinaldo Alessandrini, che davanti all’Orchestra della Scala, rinforzata con i musicisti del Concerto Italiano, ha offerto una lettura piatta e carente di finezza. In termini generali l’orchestrazione È suonata rigida, aspra E in alcuni momento carente di dinámica.  Vocalmente il cast di specialisti dello stile ha offerto una prova superlativa  a cominciare dalla affascinante e in evidenza Poppea di Carmela Remigio che esprimeva sua classe in scena, eccellendo con il suo timbro brillante e nítido, e chiarezza di emissione e dizione. Come Nerone, il tenore Leonardo Cortellazzi, è piaciuto con il suo timbro attrante e pieno di musicalità. Ottavia era la sperimentata Monica Bacelli, una interprete ideale del violento ed impetuoso personaggio, vocalmente precisa. Da parte sua, Sara Mingardo,  ha dato vita ad  un fragile e dispiaciuto Ottone, con timbro soave e profondo. È risaltata la convinzione e la forza scenica e vocale che Andrea Concetti ha impresso nel personaggio di Seneca. Dal lungo elenco del cast si può notare anche la spudorata Drusilla di Maria Celeng, l’Amore di Silvia Frigato e il Mercurio di Luigi De Donato, la Nutrice di Giuseppe de Vittorio, specialista nei ruoli en travesti, o la Damigella di Monica Piccinini. Non si può dimenticare la presenza di Furio Zanasi, una autorità nel recitar cantando monteverdiano, che sebbene in questa occasione ha interpretato tre brevi ruoli, è pur sempre considerato come il miglior interprete di Orfeo e Ulisse. Come dato anedottico, risulta sorprendente che uno spettacolo di questo livello non abbia interessato molto il pubblico milanese essendo rimasti in teatro molti posti vuoti



Sunday, November 27, 2016

L’Incoronazione di Poppea de Monteverdi en el Teatro alla Scala de Milán.

Carmela Remigio - Poppea
Foto:  Peralta  Teatro alla Scala

Ramón Jacques

Apenas un año después de haber concluido la trilogía de Monterverdi con L’Incoronazione di Poppea, que contó con la concepción escénica de Robert Wilson, el Teatro alla Scala programó una vez mas esta ópera seria en tres actos. El espectáculo de Wilson fue visualmente elegante y sobrio, situado en un tiempo indeterminado, con mínimos elementos sobre la escena, como unos árboles o los restos de una columna derruida, elegantes vestuarios, pero sobre todo por la intensa y abigarrada iluminación azul y blanca al fondo del escenario. Su manejo de las de las luces y su magistral sentido del espacio estimulan los sentidos del espectador. Sin embargo, los movimientos lentos y pausados de los cantantes cargados de simbolismos impidieron un desarrollo dramático y actoral más claro de los personajes, haciendo que el prologo y el primer acto fueran poco fluidos. Escénicamente, y después del intermedio, se vio mayor actuación en la escena. Incidió, también, la conducción poco refinada de Rinaldo Alessandrini, quien al frente de la Orquesta del Teatro alla Scala, reforzada con músicos de su orquesta Concerto Italiano, ofreció una lectura plana y carente de sutileza y pianos. En términos generales la orquestación sonó rígida, áspera y por momentos carente de dinámica. Vocalmente el elenco de especialistas en el estilo ofreció un desempeño superlativo comenzando con la fascinante y distinguida Poppea de Carmela Remigio quien derrochó su clase sobre la escena, sobresaliendo con su brillante y nítido timbre, y la claridad en su emisión y dicción. Como Nerone, el tenor Leonardo Cortellazzi agradó con un timbre atractivo y cargado de musicalidad. Ottavia tuvo en la experimentada Monica Bacelli una intérprete ideal del violento e impetuoso personaje, y estuvo vocalmente precisa. Por su parte, Sara Mingardo dio vida a un frágil y apesadumbrado Ottone, con un timbre suave y profundo. Resaltó la convicción y fuerza escénica y vocal que Andrea Concetti imprimió al personaje de Seneca. Del extenso elenco se puede resaltar también la descarada Drusilla de María Celeng, el Amore de Silvia Frigato, el Mercurio de Luigi De Donato, la Nutrice de Giuseppe de Vittorio, especialista en los roles en travesti, o la refinada Damigella de Monica Piccinini. No se puede obviar la presencia del barítono Furio Zanasi, una autoridad en el recitar cantando monteverdiano, quien a pesar de interpretar tres breves papeles en esta ocasión, es reconocido como el mejor intérprete de Orfeo y Ulises. Como dato anecdótico, resulta sorprendente que un espectáculo de este calibre no agrade tanto al público de la Scala y eso se vea reflejado en una gran cantidad de butacas vacías. 

Monday, October 12, 2015

Recital del barítono Furio Zanasi en el Instituto Italiano de Cultura de México D.F.


Hacen viaje melancólico en Cervantino

Foto: Gustavo Becerra


Diana Delgado / Periódico AM

La ópera y el piano se unieron de manera única en la 43 edición del Festival Internacional Cervantino, para dar el toque italiano al primer fin de semana de la fiesta. La voz del barítono Furio Zanasi, y el talento de Massimo Viazzo al piano se conjugaron en ‘Viaje de invierno’ de Franz Schubert, que se presentó en la Pinacoteca del Templo de la Compañía. La obra compuesta en 1828, último año de vida de Schubert, describe un paisaje nevado donde un hombre avanza. Cada uno de los 24 temas que lo integran está basado en un poema de Wilhelm Müller. Aunque la pinacoteca es pequeña, y fue una velada íntima, lo gélido de la historia pudo sentirse. Con su voz profunda y transparente, Furio Zanasi logró transmitir a los asistentes, la sensación de frío y la melancolía por un amor perdido. Además del frío, la penumbra, un horizonte desolado, la incertidumbre y la soledad son algunos de los puntos donde se hizo escala durante el viaje. El barítono realizó sus cambios de tonalidad de una manera majestuosa, se pasó de la alegría a la desesperación, y de lo sombrío a lo melancólico de un momento a otro. Junto con la interpretación al piano de Massimo Viazzo, trajeron recuerdos y añoranzas a los asistentes. El público agradeció de pie al término del concierto y aprovechó la sencillez de la dupla musical para tomarse fotos con ellos, quienes adelantaron el invierno en Guanajuato.

Saturday, October 3, 2015

Furio Zanasi: entre Monteverdi y Schubert

Foto: Furio Zanasi

Iván Martínez / Confabulario –El Universal

La edición 43 del Festival Internacional Cervantino, que comenzará el próximo miércoles 7 de octubre, no es una que vaya a destacarse por su propuesta musical. Si bien es cierto que hay algunos aciertos muy relevantes de programación (el estreno absoluto de la ópera La Creciente, de Georgina Derbez, o el estreno de la versión revisada de la ópera Ana y su sombra, de Gabriela Ortiz, y un par de recitales con solistas y grupos), la mayor parte de su sección musical se presenta más bien nada halagüeña, sobresaliente o extraordinaria dentro de lo que ya se puede escuchar en otras ciudades y festivales de menor importancia.

Rescato, aunque ya se haya escuchado en la Sala Nezahualcóyotl hace algunos años, la sesión en la que el elocuente pero siempre imprevisible Peter Wispelwey hará las Seis Suites para violonchelo de Bach, por el proyecto fallido de hace algunos años negociado para Misha Maisky y que ahora se concreta con el holandés. También, la serie de presentaciones en Guanajuato y otros puntos de la República que hará el barítono italiano Furio Zanasi, quien tiene una bien fundamentada fama por su especialización en Monteverdi pero quien llega al Cervantino para cantar Schubert.

Sobre estos dos compositores, aparentemente dispares, quienes juntos cimientan su pasión por el canto, platiqué con el barítono hace unos días.

Para llegar a ellos, me ha contado de sus inicios como miembro de un coro en el que el principal repertorio que se cantaba era el barroco: madrigales, música sacra, Bach… Y cómo al comenzar a estudiar formalmente el canto, fue que conoció el repertorio lírico del siglo XIX, con el que debutó en 1987 (La Bohéme, Roma), que no ha abandonado pero que por razones que explicará, no está en sus principales intereses.

Pronto entramos a Monteverdi: “Mi principal interés, en el canto, es la palabra, la poesía, la unión entre el texto y la música, que es la que nos lleva profundamente dentro de la mente y el corazón. Si es que hay diferencia”.

Y así sentencia: “Monteverdi ha sido el príncipe del Recitar Cantando, en una época en la que el idioma italiano era poesía y música en si misma. Para mí cantar es comunicar la belleza de la palabra.”

Con lo anterior, no hace falta elaborar mucho las preguntas para llegar al lied alemán: “En este sentido, con todas las diferencias, me parece que el lied es la cosa más parecida al recitar cantando que yo haya encontrado en la música de otras épocas. Quizá personalmente ame más a Schumann, pero por eso adoro a Schubert.”

“Monteverdi encontró una forma de hacerle música al texto. Quiero decir: es la prosodia misma del texto la que se hace la música. Hablando de esto, pasa mucho que cantantes con poca experiencia en el estilo, no se den cuenta que hay que ser muy respetuosos de la métrica y del ritmo, que no hay nada de libertad en la lectura de esta música. Solo logrando hacer propias las peculiaridades del texto se puede dejar salir la insuperable elegancia de esta forma de escribir música”.

Para hablar en concreto de Schubert, interrumpo y comento la definición que siempre recita el musicólogo Rogelio Álvarez: si la elegancia tuviera un nombre, sería el de Schubert. “Habría muchos compositores en esa competencia, por suerte. Pero claro que Schubert es el primus inter pares”.

Surgen así las conexiones exactas: “Schubert vive y escribe dos siglos después, hay muchísimas diferencias y el ritmo es mucho más moderno y cercano, menos exótico a nuestro oído; también la poesía alemana es diferente. Pero me parece que la intención es la misma: dar voz y música a la palabra, sin hacerla una vasalla de la música.”

“La poesía no es un pretexto para escribir una melodía. Es la razón de la melodía.”

Le pido elaborar sobre el Winterreise (El viaje de invierno), el ciclo de Schubert que estará cantando en nuestro país acompañado por el pianista Massimo Viazzo, pero prefiere no teorizar sobre sus particularidades técnicas.

“Han sido escritos ríos de tinta alrededor del Winterreise y por gente más calificada que yo, pero sí hay un ‘viaje’ en la música. Viaje en la mente, en el alma, en nuestra fragilidad y en nuestra fuerza, en el imaginario colectivo de una cultura tan peculiar como la alemana, y que al mismo tiempo nos hace sentir a todos como el mismo hombre que intenta desarrollarse individualmente… que intenta sobrevivir en esta jungla”.

“Quizá esto sea lo más importante, ver cómo, al final de todo, somos individuos buscando su propia trayectoria. Estando solos. Solos como un cantante de lied en el escenario”. Lo dice emocionado.

Para concluir, pregunto sobre el arte de la canción en otros idiomas: “Como te dije al inicio, mi interés está en toda la música que pueda reglarme una emoción donde haya algo qué contar, narrar, que involucre a quien te oye en tu cuento y en tu canto. Cada idioma tiene sus peculiaridades, sus perfumes y colores, canté mucha melodie francaise, sobre todo Fauré. Amo a los ingleses antiguos, como Dowland y Purcell. Y también en castellano, sobre todo barroco, mucho de Latinoamérica. Recuerdo especialmente un concierto en México, dirigido por Gabriel Garrido, con villancicos sobre textos de Sor Juana.”

Sunday, June 7, 2015

Recital de Furio Zanasi - Schwanengesang en Nápoles

Alberto Raimondi

En Nápoles, en la sugestivo marco del Salone Margherita, amplia sala circular colocada bajo la Galleria Umberto destinada para caballeriza del siglo XIX y XX y luego a cafè-chantant, tuvo lugar la esplendida ejecución del último ciclo liederistico de Schubert Schwanengesang, con el barítono Furio Zanasi y el pianista Massimo Viazzo. Zanasi, conocido mas como cantante de barroco y sobretodo un monteverdiano de referencia (ha interpretado el papel de Orfeo un centenar de ocasiones) ha mostrado siempre afinidad con el mundo del lieder alemán. Aquí, su interpretación de la Schwanengesang estuvo muy atenta al sonido de la palabra, y se distinguioo  por la belleza del timbre, siempre rotundo y sinuoso, y por un fraseo natural y muy musical.  Por su parte, Massimo Viazzo no se limitó acompañar la voz, sino que además resalto con gran sensibilidad en el timbre y la refinada técnica a las fascinantes figuraciones melódicas y rítmicas que Schubert diseminó en la partitura.  Los Schwanengesang fueron precedidos de una conmovedora ejecución  de 3 Canti dell’Arpista una muy notable antología  ya completamente madura,  aunque fue compuesta por el compositor austriaco con apenas dieciocho años. En el futuro de estos artistas se vislumbra una cita en el Festival Cervantino de México con Die Winterreise.  

Furio Zanasi recital - Napoli

Alberto Raimondi

A Napoli nella suggestiva cornice del Salone Margherita, ampia sala circolare posta sotto la Galleria Umberto I adibita a cavallo di XIX e XX secolo a cafè-chantant,  ha avuto luogo una splendida esecuzione dell’ultimo ciclo liederistico schubertiano, Schwanengesang, a cura del baritono Furio Zanasi e del pianista Massimo Viazzo. Zanasi conosciuto ai più come cantante barocco e soprattutto monte verdiano di riferimento (ha vestito i panni di Orfeo un centinaio di volte) ha sempre mostrato una certa affinità con il mondo liederistico tedesco. Qui la sua interpretazione della Schwanengesang, molto attenta al suono della parola, si è distinta per la bellezza del timbro, sempre rotondo e sinuoso, e per un fraseggio naturale e molto musicale. Da parte sua Massimo Viazzo non si è limitato ad accompagnare la voce, ma ha dato risalto con grande sensibilità timbrica e rifinitura tecnica alle affascinanti figurazioni melodiche e ritmiche di cui Schubert ha disseminato la partitura. Lo Schwanengesang è stato preceduto da una commossa esecuzione dei 3 Canti dell’Arpista, notevolissima silloge già completamente matura seppur composta a soli 18 anni dal musicista austriaco. Grande successo di pubblico. Appuntamento al Festival Cervantino per Die Winterreise.

Monday, February 23, 2015

La Coronación de Popea en el Teatro alla Scala de Milán

Foto: Lucie Jansch

Massimo Viazzo

Con la Coronación de Poppea concluyó la trilogía monteverdiana que le fue confiada la pareja de Rinaldo Alessandrini y Robert Wilson, y que fue programada desde la gestión anterior del Teatro alla Scala, es decir, la del ex sobreintendente Stéphane Lissner. Es verdad que se han tardado cinco años y medio para llevarla a su término, pero a la luz del resultado final se puede afirmar que valió la pena.  El extremo cuidado de la realización musical, por parte de la Orquesta del Teatro alla Scala, reforzada para la ocasión por elementos del Concerto Italiano (para el bajo continuo) se notó también en este último espectáculo. Alessandrini abandonó los fáciles hedonismos sonoros y la rítmica que guiña a la música étnica, prefiriendo incidir con una exposición concisa y con una severidad expresiva que en ocasiones podía llegó a ser árida. Visualmente el espectáculo firmado por Wilson fue elegante y sobrio, ambientado en un lugar abstracto delimitada por un fondo retro iluminado, algunas paredes móviles, y con pocos elementos escénicos fue guiado por un manejo magistral de la luz. La poética del director estadounidense llegó con su más álgida pureza, la que aspira a envolver al espectador al más alto nivel mental y emotivo.  La pareja de protagonistas no desilusionó con Miah Persson que encarnó una seductora Poppea que cantó con buena dicción y timbre suave, mientras que Leonardo Cortellazzi (Alessandrini decidió confiar el papel de Nerone a una voz tenoril) con una personalidad vocal no tan desbordante logró entrar con eficacia dentro de los pliegues del carácter del emperador romano. De gran impacto emotivo fue la prueba de Monica Bacelli quien vistió el papel de una turbada y enfada Ottavia, mientras que más doliente y afligido estuvo el Ottone de Sara MingardoAndrea Concetti supo interpretar un sobresaliente Seneca aunque a su voz le careció de resonancia profunda en el registro grave. Maria Celeng fue una Drusilla desenvuelta y extrovertida. Todo el elenco en general mostró conocer el estilo de Monteverdi y muchos papeles secundarios se mostraron muy bien “a fuoco”, con una mención de excelencia para Furio Zanasi (el mejor Orfeo y el mejor Ulises de los últimos años) que aquí interpretó tres papeles. Escucharlo fue todo un placer ya que su modo de realizar el recitar cantando es un ejemplo para todos.

Sunday, February 22, 2015

L’Incoronazione di Poppea - Teatro alla Scala, Milano

Foto:  Lucie Jansch

Massimo Viazzo

Con L’Incoronazione di Poppea si conclude la trilogia monteverdiana affidata all’accoppiata Rinaldo Alessandrini/Bob Wilson e messa in programma ancora dalla gestione precedente del Teatro alla Scala, e cioè dall’ex sovrintendente Stéphane Lissner. E’ vero che si sono impiegati ben cinque anno e mezzo per portarla a termine, ma alla luce del risultato finale si può affermare che ne sia valsa la pena. L’estrema cura della realizzazione musicale, affidata all’Orchestra del Teatro alla Scala rimpolpata per l’occasione da elementi del Concerto Italiano (per la realizzazione del basso continuo), si è notata anche in quest’ultimo spettacolo. Alessandrini bandisce anche qui i facili edonismi sonori e le ritmiche che ammiccano alla musica etnica preferendo una stringatezza nell’incedere e una severità espressiva che a volte poteva anche essere scambiata per aridità. Visivamente lo spettacolo firmato da Wilson è elegante e sobrio, ambientato in un luogo astratto delimitato da un fondale retroilluminato, qualche parete mobile, con pochissimi elementi scenici, e governato da un uso magistrale delle luci. La poetica del regista americano viene fuori in tutta la sua più algida purezza, una poetica che aspira ad un coinvolgimento dello spettatore più a livello mentale che emotivo.  La coppia dei protagonisti non ha deluso: Miah Persson ha incarnato una seducente Poppea cantando con buona dizione e timbrica soave, mentre Leonardo Cortellazzi (Alessandrini ha deciso di affidare il ruolo di Nerone ad una voce tenorile) pur con una personalità vocale non debordante è riuscito ad entrare con efficacia tra le pieghe caratteriali  dell’imperatore romano. Di grande impatto emotivo,poi, la prova di Monica Bacelli che ha vestito i panni di un’Ottavia turbata e adirata, mentre più dolente e afflitto è stato l’Ottone di Sara Mingardo. Andrea Concetti ha saputo interpretare un Seneca autorevole pur mancando la sua voce di risonanze profonde nel registro più grave, mentre Maria Celeng è stata una Drusilla spigliata ed estroversa. Tutto il cast ha mostrato nel complesso di conoscere lo stile monteverdiano. Molte le parti di fianco tutte molto ben a fuoco, con una nota di eccellenza per Furio Zanasi (il miglior  Orfeo e il miglior Ulisse degli ultimi anni) qui impegnato in tre ruoli. Ascoltarlo è stato un piacere: il suo modo di realizzare il recitar cantando resta ancora un esempio per tutti.

Tuesday, April 1, 2014

Der Winterreise en Turín, Italia

Renzo Bellardone

En un unicum de gran fuerza interior y de armónica belleza se sintetizaron las más elevadas formas de arte que hablan directamente el corazón: la música y las palabras, que aquí resurgieron como una elevada forma de poesía. (Wilheim Műller). Furio Zanasi el barítono de fama internacional por su interpretación de papeles del teatro monteverdiano, tocó un harpa con la voz de variados y dulces colores que moduló como en la composición de un delicado pero vigoroso mosaico de cromatismos muy refinados. Con envuelta pasión y limpio fraseo, externó todos los sentimientos contenidos en el texto, con un poético esbozo de claroscuro, que son la valiosa esencia en Winterreise. Al piano, no solo haciendo el acompañamiento, si no como una segunda voz del concierto, Massimo Viazzo completó el dueto con virtuosa agilidad y fuerte interpretación de la escritura. El énfasis, el brillo y las incitaciones emergieron del instrumento en un fluir de ondas dominadas por la tempestad, armoniosamente dulces al descender las notas.  El primer lie Gute Nacht abrió inmediatamente en el modo atormentado que se convierte en el hilo rojo del recital, y los dos intérpretes en esta ocasión, como en las sucesivas, dieron una representación muy intima y cerrada. Auf dem Flusse pareció aligerar rítmicamente la composición con danzas y marchas, pero no fue así, y el viaje continuó sobre el hilo de un corazón roto.  Irrlicht fue cantado por un afligido Zanasi y después Einsamkeit  fue una suspirante invitación.  El piano estuvo obsesivo en Im Dorfe, harmónico y ligero en Täuschung. El hombre del organito Der Leiermmann concluyó el viaje en una suerte de transposición trascendental.  Un aplauso para los refinados interpretes como para la atrevida propuesta de Guido M. Guida quien no tuvo temor de insertar una propuesta casi de nicho para el público italiano en el ámbito de una en el ámbito de una temporada musical de amplio respiro. 

Saturday, March 8, 2014

MUSICA o POESIA’ ? WINTERREISE ! - Torino

Renzo Bellardone

SALA DEL CONSERVATORIO G. VERDI – TORINO 3 marzo 2014. SCUBERT, L’ULTIMO INCONTRO. Franz Schubert –Winterreise D911. FURIO ZANASI voce, MASSIMO VIAZZO pianoforte.

In un unicum di grande forza interiore e di armonica bellezza si compendiano le più elevate forme d’arte che parlano direttamente al cuore: la musica e le parole, che qui assurgono ad elevata forma di poesia. (Wilheim Műller) Furio Zanasi baritono di fama internazionale con forti ruoli di riferimento nel teatro monteverdiano, ha arpeggiato con la voce dai variegati quanto dolci colori, che  ha modulato come nella composizione di un delicato ma vigoroso mosaico dai cromatismi più raffinati. Con  coinvolta passione e fraseggio limpido, esterna tutti i sentimenti contenuti nel testo, con poetico tratteggio dei chiari-scuri, che in Winterreise sono preziosa essenza. Al pianoforte, non solo in  accompagnamento, ma seconda voce del concerto, Massimo Viazzo ha duettato con virtuosistica agilità e forte interpretazione della scrittura. Le sottolineature, le chiose, gli incitamenti emergono dallo strumento in un fluire di flutti ora dominati dalla tempesta, ora armoniosamente dolci al calar della notte. Il primo lied Gute Nacht    apre immediatamente sul modo tormentato che diventa fil rouge del concerto, ed  i due interpreti sia in questa occasione che nelle successive hanno saputo dare una raffigurazione molto intima e raccolta. Auf dem Flusse, pare ritmicamente alleggerire la composizione con danze e marce, ma non è così e il viaggio continua sul filo di un cuore spezzato Irrlicht che Zanasi ha offerto accorato e poi Einsamkeit, un invito sospirante. Pianoforte ossessivo Im Dorfe, ed armonico  e leggero in Täuschung . L’uomo dell’organetto Der Leiermmann ha chiuso il Viaggio in una sorta di trasposizione trascendentale. Un plauso ai raffinati interpreti ed alla scelta coraggiosa del direttore artistico M° Guido Maria Guida che non ha avuto timori ad inserire una proposta quasi di nicchia per il pubblico italiano nell’ambito di una rassegna musicale di ampio respiro. La Musica vince sempre.

Tuesday, October 9, 2012

Il Ritorno di Ulisse in Patria de Monteverdi en Turín, Mito Settembre Musica

 
Foto:    Roberto Alvares (C) MITO SettembreMusica

Renzo Bellardone

IL  RITORNO  DI  ULISSE  IN  PATRIA de Claudio Monteverde. Festival MITO Setiembre Musica 2012 realizada en el Teatro Regio de Turín el 8 de septiembre del 2012. Elenco: Ulisse, Furio Zanasi – Penelope, Sara Mingardo – l’Umana Fragilità, Andrea Arrivabene – Il Tempo, Luigi de Donato – Fortuna, Monica Piccinini – Amore, Anna Simboli – Giove, Luca Cervoni – Nettuna, Luigi de Donato – Minerva, Monica Piccinini – Giunone, Anna Simboli – Telemaco, Luca Dordolo – Eurimaco, Raffaele Giordani – Melanto, Francesca Cassinari – Eumete, Gianluca Ferrarini – Iro, Gian Paolo Fagotto – Ericlea, Elena Biscuola – Pisandro, Andrea Arrivabene – Anfinomo, Luca Cervoni – Antinoo, Salvo Vitale – Feacio I, Andrea Arrivabene – Feacio II, Luca Cervoni – Feacio III, Salvo Vitale. Concerto Italiano Rinaldo Alessandrini – conducción y clavecín.

 Los dioses amenazan y deciden el destino de los hombres atentando contra sus debilidades, así es como inicia la opera exactamente con el celebre prologo de la humana fragilidad, en la experta interpretación de Andrea Arrivabene. La fragilidad fue amenazada por el Tiempo que ofrecía una calidad y redonda voz del bajo Luigi De Donato, apreciado después en el exigente papel de Neptuno. Pero las amenazas no terminaban aquí y de hecho hizo su entrada Fortuna, interpretada por una convincente Monica Piccinini, después llegó el Amor de Anna Simboli, quien mostró un afligido en su interpretación.  Una de las páginas mas amadas y conmovedoras, fue el lamento de Penélope que se elevó explosivo y profundo con la segura y redonda, con el sensible colorido en la voz de Sara Mingardo ‘Di misera regina’ y la interprete misma se convirtió en una verdadera reinda manteniendo el papel con línea de canto homogénea y sufrida en su interpretación. Elena Biscuola fue la fiel Ericlea armoniosa y participe. Giove, y después Anfinomo, fueron confiados al joven Luca Cervoni, adaptado al papel que interpreto de manera agradable.  Salvo Vitale posee una voz potente y profunda con la que delineó bien a Antinoo y a al Feaccio III.  El tenor Gian Paolo Fagotto diseñó su Iro con dúctil voz y una interpretación muy segura, mientras que Gianluca Ferrarini prestó su canto de grato timbre a Eumente.  Raffaele Giordani fue Eurimaco, personaje que hizo con alegre frescura y apreciable entonación.  Francesca Cassinari fue una placentera Melanto.  En la opera resaltó como momento tópico el encuentro entre Ulises y Telémaco cuyo desarrollo tuvo la segura y bien apreciada voz de Luca Dordolo quien realizo el exigente dueto con Furio Zanasi, quizás el interprete mas apreciado en el papel principal.  Voz suave con refinadas coloraciones, ofreció armonía y dulzura y autoridad con su timbre profundo y firme. Sobre el escenario y con su habitual fraseo, que es de los más apreciados del panorama operístico en este repertorio, fue el único que no utilizó una partitura porque la conoce perfectamente porque es un intérprete de referencia de Ulises. El ensamble Concerto Italiano, compuesto de músicos de comprobada valía y con la puntual dirección de Rinaldo Alessandrini un estudioso y experto del repertorio de Monteverdi, y la de dos pilares Sara Mingardo y Furio Zanasi, permitió presenciar un Ulises muy claro, nítido, y la forma semi-escénica contribuyó a exaltar su esencialidad y su pureza. ¡La música vence siempre!

Thursday, October 4, 2012

IL RITORNO DI ULISSE IN PATRIA - MITO Settembre Musica 2012, Torino


Foto: Roberto Alvares MITO SettembreMusica

Renzo Bellardone

MITO Settembre Musica 2012 Torino Teatro Regio 18 settembre
 
IL RITORNO DI ULISSE IN PATRIA - Claudio Monteverdi. Ulisse, Furio Zanasi – Penelope, Sara Mingardo – l’Umana Fragilità, Andrea Arrivabene – Il Tempo, Luigi de Donato – Fortuna, Monica Piccinini – Amore, Anna Simboli – Giove, Luca Cervoni – Nettuna, Luigi de Donato – Minerva, Monica Piccinini – Giunone, Anna Simboli – Telemaco, Luca Dordolo – Eurimaco, Raffaele Giordani – Melanto, Francesca Cassinari – Eumete, Gianluca Ferrarini – Iro, Gian Paolo Fagotto – Ericlea, Elena Biscuola – Pisandro, Andrea Arrivabene – Anfinomo, Luca Cervoni – Antinoo, Salvo Vitale – Feacio I, Andrea Arrivabene – Feacio II, Luca Cervoni – Feacio III, Salvo Vitale.Concerto Italiano. Rinaldo Alessandrini - direzione e clavicembalo.

Gli dei incombono e decidono il destino degli uomini, aggredendo le loro debolezze e l’opera inizia appunto con il celebre prologo dell’Umana Fragilità, nell’esperta interpretazione di Andrea Arrivabene; la fragilità viene minacciata dal Tempo cui offre una calda ed arrotondata vocalità il basso Luigi De Donato, apprezzato poi anche nel ruolo impegnativo di Nettuno. Ma le minacce non finiscono qui ed infatti arrivano anche Fortuna, convincente Monica Piccinini, e poi Amore, Anna Simboli accorata nella rappresentazione del personaggio. Una delle pagine più amate e toccanti, ovvero il lamento di Penelope si eleva prorompente e profondo con la sicura ed arrotondata, in tutta la sensibile colorazione possibile, della voce di Sara Mingardo ‘Di misera regina’ e diviene l’interprete stessa una vera regina mantenendo il ruolo con linea di canto omogenea ed interpretazione sofferta. Elena Biscuola è la ‘fedele Ericlea’ armoniosa e partecipe. Giove, e poi Anfinomo, sono affidati al giovane Luca Cervoni adatto al ruolo che rende gradevolmente. Salvo Vitale ha voce possente e profonda che ben tratteggia Antinoo ed il Feacio III. Il tenore caratterista Gian Paolo Fagotto disegna il suo Iro con duttile vocalità ed interpretazione molto netta, mentre Gianluca Ferrarini da voce ad Eumete con gradevolezze timbriche. Raffaele Giordani è Eurimaco, che rende con freschezza gioiosa ed intonazione apprezzabile. Francesca Cassinari è gradevole in Melanto. Nell’opera risalta come momento topico l’incontro di Ulisse con Telemaco cui da volto e voce sicura e ben modulata Luca Dordolo che ben rende nel’impegnativo duetto con Furio Zanasi, forse il più apprezzabile nel ruolo del titolo. Voce morbida con colorazioni raffinate, offre armoniosità e dolcezza o imperio dal timbro profondo e fermo. Sul palco, con il consueto fraseggio tra i più chari del panorama operistico, è l’unico a non doversi avvalere dello spartito, conoscendolo perfettamente, essendone interprete di riferimento. L’Ensemble ‘Concerto italiano, si avvale di musicisti di comprovata bravura e con la puntuale direzione di Rinaldo Alessandrini, studioso ed esperto del repertorio monteverdiano ed i due pilastri Sara Mingardo e Furio Zanasi si è assistito ad un ‘Ulisse’ molto chiaro, nitido e la forma semiscenica ha contribuito ad esaltarne l’essenzialità e l a purezza. La Musica vince sempre.

Sunday, March 11, 2012

DIE WINTERREISE- Locarno - Centro Culturale Elisarion

Renzo Bellardone

Locarno - Centro Culturale Elisarion – sabato 10 marzo 2012 DIE WINTERREISE Musica di Franz Shubert. Testi di Wilhelm Müller. Pianoforte  Massimo Viazzo Baritono Furio Zanasi.

Nella sala circolare di Villa Elisarion, donata dal pittore chiarista Elisar von Kupffer, adibita  ora centro culturale, nella serata di sabato 10 marzo ha preso vita un toccante e commovente Winterreise. Il Maestro Massimo Viazzo sensibile pianista di significativa bravura, anche in questa occasione trae note dolcissime e  profonde in un duettare ….con la voce calda e sapientemente modulata del celebre baritono Furio Zanasi. Ognuno dei 24 lieder scritti da Schubert negli ultimi anni della sua esistenza terrena, rappresenta un affresco narrativo ricco di personalità che attraversando varie fasi emozionali si ricollegano in un filo conduttore che si rappresenta appunto nel viaggio. Abilmente vivacizzati con tempi veloci (Die Post, Rückblick, Der stürmische Morgen..), addolciti con note prolungate dal pedale e voce che corre sui più morbidi velluti (Erstarrung, Der greise Kopf, Die Nebensonnen…) o rinvigoriti sulla tastiera o con vigoroso e virile  prorompere baritonale ( Die Wetterfahne, Rast, Das Wirthaus..) i brani offerti calamitano l’attenzione del pubblico che partecipa in un mistico silenzioso ascolto. I due protagonisti affrontano la mirabile scrittura con  la naturale sicurezza di chi possiede tecnica salda  e la mette a disposizione del compositore e degli uditori. Zanasi incanta con i colori della voce che pare salire dal cuore, tanta è la partecipazione nel ‘porgere’ i vari momenti emozionali, riuscendo a passare dalla dolcezza più intima al vigore temperato. La sua bravura nel canto barocco valorizza  l’emissione cui infonde un soffuso  colore armoniosamente ambrato. Viazzo ‘viaggia’ sui tasti come in estensione di tutto il suo essere e delizia nei ritmi di danza  in Täuschung’.. così come affascina nell’accordo che diventa leit motiv in ‘Im Dorfe’. ‘Ho sognato l’amore corrisposto’,  ‘io solo, che nessuno saluta’, ‘Cuore mio in battaglia e tempesta’, ‘la  brina di una luce bianca’….sono solo alcuni dei momenti poetici che  Wilhelm Müller ha composto e su cui Schubert ha realizzato un capolavoro di raffinatezza. Ai due interpreti Viazzo e Zanasi va il merito di aver colto i sentimenti di intimità, i sogni e le visioni, le sfide ed i dolori…..restituendoli con veste di partecipata  umanità,  impreziosita da  ricercatezza stilistica preziosamente cesellata. La Musica vince sempre.

Thursday, September 29, 2011

Il Ritorno di Ulisse in Patria en la versión de Robert Wilson en el Teatro alla Scala de Milán

Foto:  Furio Zanasi -Teatro alla Scala Milan credit: Lucie Jansch
Massimo Viazzo

El segundo capitulo de la trilogía monteverdiana con marca de Robert Wilson, que llegó al Teatro alla Scala en línea con la actual temporada, confirmó sustancialmente las impresiones no completamente positivas que suscitó L’Orfeo hace un par de temporadas, con respecto a ser un espectáculo indudablemente elegante y sugestivo desde su perspectiva visual. Una escena esencialmente vacía caracterizada por pocos elementos geométricos e iluminada con luces frías que colocan inmediatamente al espectador en el mundo irreal y onírico típico del director estadounidense. Los movimientos fueron lentos y la importancia de los gestos efectuados con las manos fueron fundamentales, pero la acción dramática estuvo prácticamente ausente. Todo se desarrollo en un clima de abstracción e ilusión con personajes casi aprisionados en sus vestuarios y que vivían la obra solo internamente. Pero Il Ritorno di Ulisse in Patria es una opera de “carne y sangre”, de grandes emociones, y de escenas teatralmente potentes, como por ejemplo le escena de la “prueba del arco que aquí pareció ser verdaderamente estilizada. Por fortuna, se pensó en un elenco de altísimo nivel para avivar al publico scaligero, que no esta muy acostumbrado a este repertorio. Furio Zanasi personificó un Ulises de antología, cantado divinamente, y con un cuidado extremo de la dicción y del fraseo. Con el, cada palabra y cada frase parecieron adquirir nueva musicalidad: ¡es un verdadero maestro del arte del recitar cantando! Sara Mingardo fue una sobresaliente Penélope, afligida y conmovida, de timbre bronceado, emisión homogénea y fiero acento. Todos los demás estuvieron muy apreciables: como la fascinante Melanto de Monica Bacelli, la materna Ericlea de Marianna Pizzolato, el comunicativo Eumete de Luca Dordolo, el amenazante Nettuno de Luigi di Donato, el solido Telemaco de Leonardo Cortelazzi, le extrovertida Minerva de Anna Maria Panzarella. Rinaldo Alessandrini guió a su óptimo Concerto Italiano con gran coherencia estilística, plasmando un bajo continuo no redundante pero de rara fuerza expresiva.

Il Ritorno di Ulisse in Patria - Teatro Alla Scala di Milano

Foto: Teatro alla Scala Milan credit: Lucie Jansch

Massimo Viazzo

Il secondo capitolo della trilogia monteverdiana targato Robert Wilson, approdato al Teatro alla Scala in coda all’attuale stagione, ha sostanzialmente confermato le impressioni non completamente positive suscitate da L’Orfeo un paio di stagioni fa, a fronte di uno spettacolo indubbiamente elegante e suggestivo dal punto di vista visivo. Una scena sostanzialmente vuota caratterizzata da pochi elementi geometrici e illuminata da luci fredde, immette subito lo spettatore nel mondo irreale ed onirico tipico del regista americano. I movimenti sono lenti, l’importanza dei gesti effettuati con le mani diventa basilare, e l’azione drammatica è praticamente assente. Tutto si svolge in una clima di astrattezza ed illusione con i personaggi quasi imprigionati nei loro costumi a vivere la vicenda solo interiormente. Ma Il Ritorno di Ulisse in Patria è un’opera di “carne e sangue”, di grandi emozioni, e anche di scene teatralmente potenti, come ad esempio la scena della “prova dell’arco”, parsa qui veramente troppo stilizzata. Per fortuna ci ha pensato un cast di altissimo livello a scaldare il pubblico scaligero, non proprio abituato a questo repertorio. Furio Zanasi ha impersonato un Ulisse da antologia, cantato divinamente, con una cura estrema della dizione e del fraseggio. Con lui ogni parola, ogni frase sembrano acquistare musicalità nuova: un vero maestro nell’arte del recitar cantando! Sara Mingardo è stata una superba Penelope, dolente e commossa, di timbro brunito, di  emissione omogenea e di accento fiero. Tutti apprezzabili gli altri: la fascinosa Melanto di Monica Bacelli, la materna Ericlea di Marianna Pizzolato, il comunicativo Eumete di Luca Dordolo, il tonante Nettuno di Luigi di Donato, il solido Telemaco di Leonardo Cortellazzi, la estroversa Minerva di Anna Maria Panzarella. Rinaldo Alessandrini ha guidato l’ottimo Concerto Italiano con grande coerenza stilistica, plasmando un basso continuo non ridondante, ma di rara forza espressiva.

Friday, November 27, 2009

Le Disgrazie d'Amore di Antonio Cesti - Teatro Verdi di Pisa

Foto: Massimo D’Amato, Firenze / Teatro Verdi di Pisa
Massimo Viazzo
Le opere del ‘600 entrate stabilmente in repertorio si contano sulla punta delle dita di una mano. E forse non servono neanche tutte le dita… Le disgrazie d’Amore di Antonio Cesti non pretendono certo di stravolgere questo striminzito elenco, ma rappresentano comunque una riproposta ragguardevole nell’ambito del progetto Tesori Musicali Toscani curato dal flautista Carlo Ipata e dal suo ensemble filologico Auser Musici. «Er galt als einer der größten Komponisten seiner Zeit» recita la frase che conclude l’encomio sulla targa esposta nella Domplatz di Innsbruck davanti a quella che fu l’abitazione del musicista aretino (di fianco alla Jakobskirche) nel suo secondo soggiorno in Tirolo. Chi mastica un po’ di storia dell’opera sa delle leggendarie (e faraoniche) rappresentazioni de Il pomo d’oro tenutesi a Vienna nel 1668 in occasione del matrimonio tra l’imperatore Leopoldo I e Margherita Teresa di Spagna. Ma tornando all’insegna della Domplatz e cioè al fatto che Antonio Cesti «è considerato uno dei più importanti compositori del suo tempo» mi chiedo se possa bastare un solo lavoro (Il pomo d’oro, appunto) a procurare fama perenne al suo autore… Oltre ad una settantina di cantate e a qualche mottetto il catalogo delle opere di Cesti comprende anche una decina di titoli operistici. La curiosità di ascoltarne uno in prima esecuzione moderna non può essere quindi liquidata come semplice chicca o curiosità. Oltretutto l’operazione Le disgrazie d’Amore non pare improvvisata avendo lo stesso gruppo di interpreti atteso qualche mese fa ad una registrazione discografica (Hyperion). In breve si tratta di un dramma giocosomorale, più giocoso che morale a parer mio, su libretto (molto divertente) di Francesco Sbarra, lo stesso de Il pomo d’oro, andato in scena nell’ambito dei festeggiamenti biennali riferiti al matrimonio imperiale di cui sopra. Ma a differenza della sfarzosa «festa teatrale» ci troviamo qui di fronte ad un plot di chiara matrice allegorica, con le allegorie stesse tendenti alla personificazione. Così, ad esempio, Avarizia è l’ostessa che gestisce una locanda, Inganno un ciarlatano e Adulazione l’indovina che legge il futuro. Amore, invece, è fatto merce di scambio, venduto, comprato, barattato, imbrigliato e imbrogliato sullo sfondo dell’esilarante vicenda coniugale dell’improbabile coppia costituita dall’avvenente e vanesia Venere, nella visione di Medcalf un’attricetta egocentrica intenta solo a curare il proprio aspetto esteriore, e dall’attempato e claudicante Vulcano un imprenditore del settore metallurgico sempre in doppio petto grigio con set di trolley al seguito in tallonamento perenne della moglie farfallona. Naturalmente nel Prologo Allegria mette in guardia tutti dagli Dei falsi e bugiardi, ma alla fine dell’opera la stessa Allegria ci libera da ogni vizio e perversione a colpi di croce cristiana consumando così la vittoria, ovvia, del Cattolicesimo. Stephen Medcalf predispone un’attualizzazione «dolce» (niente Regietheater…) costruendo uno spettacolo di facile lettura, immediato e, viste le reazioni del pubblico, molto apprezzato. Lo spazio scenico rimane sostanzialmente vuoto, pochi gli oggetti in vista, mentre i vari ambienti (la fucina di Vulcano nel primo atto o il bosco dove tramano Inganno e Adulazione nel secondo) vengono definiti attraverso un uso azzeccato delle luci. E poi gli stessi solisti e strumentisti sono parsi davvero all’altezza della situazione. Carlo Ipata, che ha operato solo alcuni tagli sui recitativi del secondo e del terzo atto, ha lavorato con perizia sulla resa del basso continuo (inutile sottolineare la lacunosità del manoscritto in termini di strumentazione) declinandolo, senza strafare, in combinazioni timbriche variegate, ma sempre sobrie, atte principalmente a sottolineare l’entrata di un personaggio o il mutamento di una situazione. Ottima, come dicevo, la squadra dei solisti di canto con una menzione particolare per Furio Zanasi, un Vulcano scontroso ma anche rassegnato, che ha cesellato le frasi con la consueta dizione pregiata, e Maria Grazia Schiavo, una Venere capricciosa, lunatica, esuberante in scena e sicura vocalmente. Ma ciò che conta è che Le disgrazie d’Amore sul palcoscenico funzionano! La partitura è esuberante nel suo proporre sempre nuove soluzioni formali (anche, e soprattutto, inattese). E poi le sinfonie strumentali sono veri e propri gioielli. Alcuni brani potrebbero addirittura diventare degli hit del teatro barocco (come l’Aria di Avarizia Io non mi lusingo, oppure lo sfogo quasi händeliano di Vulcano Signor bravo o ancora il Duetto fiorito tra Vulcano e il ciclope Bronte nel primo atto O mostro rabbioso). Ma di pagine riuscite la partitura è proprio zeppa. Dunque nell’attesa che Carlo Ipata e i suoi garbati Auser Musici accrescano la nostra consapevolezza sulla grandezza del compositore toscano non ci resta che proferire un bel… Viva Cesti!

Versión en español
Foto: Massimo D’Amato, Firenze / Teatro Verdi di Pisa
Massimo Viazzo

Las operas de inicios del siglo diecisiete que se mantienen constantemente en repertorio, se cuentan con los dedos de una mano. Aun así, es probable que tampoco sirvan todos los dedos. Le disgrazie d’Amore di Antonio Cesti, sin pretender agraviar al fugaz elenco, representó ser una importante reposición en el ámbito del proyecto Tesori Musicali Toscani liderado por el flautista Carlo Ipata y su ensamble filológico Auser Musici. «Er galt als einer der größten Komponisten seiner Zeit» recita la frase que concluye el elogio en la placa expuesta en la Domplatz de Innsbruck frente a la que fue la residencia del músico aretino (al lado de la Jakobskirche) en su segundo estancia en el Tirol.
Quien mastica un poco de historia de la opera sabe de la legendaria (y faraónica) representación de Il pomo d’oro representada en Viena en 1668, con motivo del matrimonio entre el emperador Leopoldo I y Margarita Teresa de España. Pero volviendo a la insignia de la Domplatz y al hecho que Antonio Cesti «es considerado uno de los compositores mas importantes de su tiempo» me pregunto si puede bastar una sola obra (Il pomo d’oro, apunto) para procurarle fama perene al autor. Además de alrededor de setenta cantatas y algunos motetes, el catalogo de Cesti comprende también una decena de títulos operísticos. La curiosidad de escuchar uno de ellos en su primera ejecución moderna no puede ser, por lo tanto, liquidada como una simple perla o rareza. Encima de ello, la operación Le disgrazie d’Amore no parece ser improvisada cuando el mismo grupo de interpretes realizó hace algunos meses una grabación discográfica (para el sello Hyperion). En resumen, se trata de un drama giocosomorale, mas jocoso que moral a mi parecer, con un libreto (muy divertido) de Francesco Sbarra, el mismo de Il pomo d’oro, llevada a escena en el ámbito de los festejos bienales pertenecientes al ya mencionado matrimonio imperial. A diferencia de la opulenta «festa teatrale» nos encontramos de frente a un plot de clara raíz alegórica, con la alegoría misma propensa a la personificación. Así, por ejemplo, Avarizia es la hostelera que administra una posada. Inganno, un charlatán y Adulazione una adivinadora del futuro. A su vez, Amore hace intercambio de mercancías, compra, venta, trueque, trabado y enredado, sobre el fondo del excitante acontecimiento conyugal de la improbable pareja constituida por la atractiva y engreída Venere, que en la visión de Medcalf es una actriz egocéntrica deseosa de cuidar solo su propio aspecto exterior, y por el avejentado y claudicante Vulcano, un empresario del sector metalúrgico siempre con doble pecho gris, con set de trolley que siguió de cerca perennemente a la engañosa mujer. Naturalmente en el Prologo Allegria nos puso en alerta a todos de los dioses falsos y mentirosos, y al final de la opera, fue la propia Allegria quien nos liberó de cada vicio y perversión a golpe de cruz cristiana, consumando así la victoria, obvia, del catolicismo. Stephen Medcalf propuso una actualización dulce «dolce» (nada de Regietheater…) construyendo un espectáculo de fácil lectura, inmediato y, en vista de las reacciones del publico, también muy apreciado. El espacio escénico permaneció sustancialmente vacío, con pocos objetos a la vista, mientras los variados ambientes (como la fundidora de Vulcano en el primer acto o el bosque en el que intrigan Inganno y Adulazione en el segundo) se definieron por medio del uso de rayos de luz. Además, los propios solistas y músicos parecieron verdaderamente estar a la altura de la situación. Carlo Ipata, que realizó solo algunos cortes a los recitativos del segundo y tercer acto, trabajó con pericia en la interpretación del bajo continuo (aunque es inútil subrayar las lagunas del manuscrito en términos de instrumentación) declinándolo, sin sobrepasarse, y con abigarradas variaciones timbricas, siempre sobrias, y encauzadas principalmente a enfatizar la entrada de un personaje o el cambio de una situación. Óptima, como ya señalé, estuvo la escuadra de solistas de canto, con una mención particular para Furio Zanasi, un Vulcano hosco pero también resignado, que cinceló las frases con su habitual y preciada dicción, y Maria Grazia Schiavo, una Venere caprichosa, lunática, exuberante en escena y segura vocalmente. Pero lo que cuenta es que Le disgrazie d’Amore sobre el escenario ¡funciona! La partitura es exuberante y propone siempre nuevas soluciones formales (que también son sobretodo, inesperadas). Las sinfonías instrumentales son verdaderas joyas, y algunas piezas podrían verdaderamente convertirse en hits del teatro barroco (como el aria de Avaricia Io non mi lusingo, o también el desfogue casi händeliano de Vulcano Signor bravo, y aun el florido dueto entre Vulcano y el ciclope Bronte del primer acto. O mostro rabbioso). Con sus paginas exitosas, la partitura es un justo parte aguas. Por lo tanto la expectativa de que Carlo Ipata y su comedida agrupación Auser Musici acrecentaran nuestro conocimiento de la grandeza del compositor toscano no nos lleva mas que proferir un gran….¡Viva Cesti!