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Saturday, January 28, 2012

Tosca en el Teatro Regio de Turín, Italia.

Foto: Ramella&Giannese - Fondazione Teatro Regio de Torino

Renzo Bellardone

La música de Tosca es profunda y simplemente bella porque evidencia la sensible genialidad como compositor de Puccini.  Con la sobresaliente dirección del maestro Gianandrea Noseda, la poesía puccininia que acaricia, tomo vida en una vigorosa y conmovedora dimensión humana. La orquesta del Regio de Turín se alzó con una ecléctica transfiguración de sonidos con las vibrantes y pasionales señas del director, quien atento y participativo, vivió la opera en un vibrante crescendo del escenario y el foso. Frecuentemente se omiten las consideraciones sobre el libreto de la opera, pero en este caso se debe subrayas la genialidad de Illica y Giacosa quienes ofrecen un texto sin tiempo, donde la fragilidad y la pasión conviven en contraposición en esta obra. En escena, la sobria producción de Isabelle Partiot-Pieri no omitió ninguno de los significados impregnados en la opera, con pocos movimiento técnicos en escena y con la genialidad del uso apropiado del “video” de inicio al fin de la función, hasta el salto mortal al vacío de la protagonista de lo mas alto del Castel Sant Angelo, con la misma técnica visual. Muy apreciada fue la dinámica dirección de Jean-Louis Grinda los elegantes vestuarios de Christian Gacs y la iluminación de Roberto Venturi. Tosca fue personificada por Maria Jose Siri quien debutó el papel en el Regio con voz que emitió sin incertidumbres y retornó profunda y sufrida o amenazadora y vengativa en un caleidoscópico tableau de colores.  Lorenzo De Caro afrontó el personaje de Cavaradossi con tono vocal seguro en línea con su óptima prestancia física, ofreciendo tonalidades de mucho cuerpo que son particularmente significativas para el papel.  Silvio Zanon fue un Scarpia corpulento y de colores imperiosamente oscuros con los que trazó histriónicamente de manera innegable y segura al personaje. El coro dirigido por Claudio Fenoglio también en esta ocasión mostró un envolvente equilibrio vocal en una amalgama de luces y sombras que iluminaban al mismo tiempo. ¡La música vence siempre!

Al Teatro Regio di Torino le genialità si incontrano: Tosca

Foto: Ramella & Giannese - Fondazione Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

La musica di Tosca è profondamente e semplicemente bella, quindi il profondersi in uno sproloquio di aggettivi appare superfluo, mentre è di tutta evidenza la sensibile genialità compositiva di Puccini. Con la geniale direzione del Maestro Gianadrea Noseda la carezzevole poesia pucciniana prende vita in una vigorosa e commovente dimensione umana; l’orchestra del Regio di Torino assurge ad eclettica trasfigurazione dei suoni ai cenni vibranti e passionali del direttore che attento e partecipativo vive l’opera in un crescendo vibrante con palco e buca. Sovente si tralasciano le considerazioni sul libretto dell’opera, ma in questo caso si può e si deve sottolineare la genialità di Illica e Giacosa nell’offerta di un testo senza tempo, dove le fragilità e le passionalità vivono in Tosca la duellante contrapposizione di sempre. Ed ora osservando le altre genialità si considera il palco dove un sobrio allestimento di Isabelle Partiot-Pieri, che non tralascia però nessun dei significati pregnanti dell’opera, con pochissimi movimenti tecnici di scena e la genialità dell’utilizzo in modo del tutto appropriato del ‘video’ inizia la vicenda dal finale…ovvero dal salto mortale nel vuoto della protagonista dagli spalti di Castel Sant Angelo; con la stessa tecnica visiva e con lo stesso tragico momento si concluderà l’opera apprezzatissima anche per la dinamica regia di Jean-Louis Grinda. Gli eleganti costumi di Christian Gacs e le sapientissime luci (spettacolare il rosso al finale) di Roberto Venturi valorizzano l’allestimento diretto da Saverio Santoliquido che si è avvalso anche di Elisabetta Acella in qualità di assistente alla regia. I particolari registici da sottolineare sarebbero molti, ma per sobrietà si evidenzia solo il ribaltamento della scena; ad esempio ovvero il pubblico vede l’ingresso della chiesa e non l’altare e poi ancora Cavaradossi al momento della fucilazione sarà di spalle verso la platea che allo sparo vede il fumo dei fucili; ideazione accorta che coinvolge e capta ancor più le emozioni. Tosca è impersonata da Maria Jose Siri che debutta il ruolo al Regio con voce che sale senza incertezze per ritornare profonda e sofferente o minacciosa e vendicativa in un caleidoscopico tableau di colori.  Lorenzo De Caro affronta il personaggio di Cavaradossi con piglio vocale sicuro: in abbinamento all’ottima prestanza fisica non lesina le emozioni che la partitura prevede, offrendo toni corposamente ambrati particolarmente significativi nel ruolo. Il viscido Scarpia è Silvio Zanon che corpulento e con colori imperiosamente scuri o istrionicamente ingannevoli tratteggia il personaggio con professionale sicurezza. Luca Casalin è il buon tenore che interpreta Spoletta; Francesco Palmieri è un ottimo Angelotti sia per presenza scenica che ancor più per l’apprezzabile prestazione vocale. Significativa la presenza di Federico Longhi nei panni di Sciarrone e di Riccardo Mattiotto in quelli del carceriere.  Il pastorello –voce bianca- è il giovanissimo Tommaso Paronuzzi che tiene il palcoscenico alla stregua dei ben più adulti professionisti. La tragica vicenda –così come in tutte le quotidianità- annovera anche una presenza che almeno all’inizio della storia alleggerisce la tensione ovvero ‘il sagrestano’ che al Regio affida le vesti ad un brillantissimo Matteo Peirone che pur nulla tralasciando all’espressione vocale, si cimenta nel un goffo, simpatico personaggio del frate. Il coro diretto da Claudio Fenoglio è anche in questa occasione l’espressione del coinvolgente equilibrio vocale in un amalgama di luci ed ombre che magicamente illuminano l’insieme.  La musica vince sempre.