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Wednesday, February 25, 2015

CLASSICITÀ e CONTEMPORANEITÀ - Le Nozze di Figaro - Teatro Regio di Torino

Foto: Ramella&Giannese - Teatro Regio

Renzo Bellardone

La scena sobria ed elegante dai caldi ed avvolgenti colori ed i costumi raffinati di Tommaso Lagattola sono stati il primo impatto scenico dopo la splendida ouverture egregiamente sostenuta dall’orchestra del Regio di Torino sotto la bacchetta attenta, vivace  ed indagatrice di Yutaka Sado. Gli interpreti si son mossi vivacemente con la regia di Elena Barbalich, che pur rispettando il testo e la classicità ha introdotto alcuni elementi di efficacia, quali il lampadario con le candele accese, oppure i paggi che si muovono a tempo di musica. Le luci di Giuseppe Ruggiero, senza colpi di scena inappropriati, hanno sottolineato ombre e riflessi in una sorta di doppio palco. Il conte d’Almaviva è stato interpretato dal baritono Guido Loconsolo  che  muovendosi  gagliardamente ha offerto un buon fraseggio incorniciato da bei colori scuri, ma ambrati: nella celebre aria “se vuol ballare Signor Contino” non ha arpeggiato sulle corte del chitarrino, ma ha esibito gli stivali del conte in fase di lucidatura.. Grazia Doronzio ha interpretato l’innamorata e scaltra Susanna con vividezza e limpidezza, gradevolissima negli acuti e, come per tutti gli interpreti, molto apprezzata  nell’assolo. Il cherubino gioiosamente saltellante di Samantha Korbey è risultato molto gradito per la trasparente purezza dell’emissione ed i bei colori scintillanti. Arianna Venditelli, gradevole Barbarina, è stata agile, ed accattivante. Ottimo è risultato Bartolo  interpretato dall’esperto  Fabrizio Beggi, con voce profondissima e carismatica; Basilio ha trovato in Bruno Lazzaretti un interessante ed ironico interprete dai colori vividi con chiaro fraseggio  e carica interpretativa. Il comicissimo giardiniere di Matteo Peirone ha strappato ben più di un sorriso, oltre all’apprezzamento per la voce sempre ben utilizzata e gradevole all’ascolto. Il Conte e La Contessa? Assolutamente degna di nota l’interpretazioni di Dionisyos Sourbis che ha esternato possanza vocale intrisa di armoniosità con timbro corposo e chiaro; buona anche la prestazione attoriale. Altrettanto interessante e convincente la Contessa di Erika Grimaldi, recentemente apprezzata al Regio di Torino in Desdemona: autorevole voce ricca di limpidezza e bagliori cristallini che si trova a suo agio nell’arrotondato profondo, così come  nel mezzo aggraziato,  che negli scintillanti acuti. Luca Casalin, sempre adeguato ha realizzato un interessante Don Curzio, così come Alexandra Zabala in Marcellina; bene anche Manuela Giacomini e Raffaella Riello  oltre all’ottimo coro del Regio, diretto da Claudio Fenoglio. Un particolare positivo accenno agli interventi del fortepiano di Carlo CaputoLa Musica vince sempre. 

Monday, March 8, 2010

Peter Grimes de Britten en el Teatro Regio de Turín

Fotos: Neil Shicoff (Peter Grimes) - Mark S. Doss (Balstrode) Ramella & Giannese © Fondazione Teatro Regio di Torino.

Massimo Viazzo

Causó cierta desilusión que el mar fuera el gran ausente de esta producción, ya que como era de esperarse en esta opera, se debían encontrar sobre la escena: barcos, velas, cuerdas de barco y olas. Incluso, Willy Decker sustituyó el coro de pescadores, con el que se inicia el primer acto y con el que termina también la opera, con la presencia del coro de una parroquia, que fue dirigido en persona por su propio pastor. A Decker, no le interesó tanto describir el naturalismo del Borough, como si la intolerancia de un ambiente asfixiante y encerrado en si mismo, incapaz de aceptar lo “diferente” y que una vez que lo marginó, poco a poco terminó destruyéndolo. Esto se representó por medio de paredes altas, movibles y oscuras que encerraban dentro de un marco a la escena en cuyo fondo se vislumbraba un cielo tempestuoso. No fue casualidad que la procesión de los hombres del Borough, que en el segundo acto salió de la cabaña de Grimes para descubrir alguna maldad, haya sido al ritmo palpitante y obsesivo de un tambor y encabezada por un hombre que alzaba una cruz. La victoria de la hipocresía: fue la visión de fondo del director de escena alemán, que supo confeccionar un espectáculo muy emocionante con una recitación muy bien cuidada.

Memorable fue la prueba de Neill Shicoff en el papel protagonista. Su Peter Grimes, fue tan arisco, violento y visionario, pero a la vez tan sensible, que quedó grabado en la memoria. Fue verdaderamente conmovedora la escena del tercer acto en la que Grimes, delirante en aquel momento, acunaba su chaqueta viendo en ella la fisionomía del joven novicio. Vocalmente Shicoff no se reservó en ningún momento nada y dominó, como gran artista, una emisión vocal poco ortodoxa pero al fin claramente expresiva. Todo el elenco estuvo a la altura, ya que en Peter Grimes, aun los papeles menores son muy importantes para hacer que el espectáculo funcione de la mejor manera. Dolida y resignada se mostró Nancy Gustafson en el papel de Ellen Orford, como incisivo y carismático estuvo Mark Doss como el personaje de Balstrode; y petulante y risible fue la Sedley que interpretó Elena Zilio. Se reconoce el gran merito del director de orquesta japonés Yutaka Sado quien le impuso a la partitura un ritmo cerrado y muy dramático, sin interrumpir el detalle melódico o la belleza tímbrica, y a la Orquesta del Teatro Regio que lo siguió con entusiasmo. Al final, es para enmarcarse la magistral prueba del Coro del Teatro Regio que fue dirigido con mano firme y segura por Roberto Gabbiani.

Sunday, March 7, 2010

Peter Grimes: la vittoria dell’ipocrisia - Teatro Regio di Torino

Foto: Neil Shicoff, Nancy Gustafson - Ramella & Giannese © Fondazione Teatro Regio di Torino.

Massimo Viazzo

E’ il mare il grande assente di questa produzione. Chi si aspettava di vedere in scena barche, vele, sartie, onde… è forse rimasto deluso. Willy Decker ha addirittura sostituito il coro dei pescatori che apre il primo atto (e chiude l’opera) con la seduta di prova della corale parrocchiale diretta dal Pastore in persona. A Decker non interessa tanto dipingere il naturalismo del Borough, ma il bigottismo di un ambiente asfissiante (alte pareti mobili scure incorniciavano la scena sullo sfondo della quale faceva capolino il cielo tempestoso) e chiuso in se stesso, un ambiente che non è in grado di accettare il “diverso” e che a poco a poco, dopo averlo emarginato, lo distrugge. Non a caso la processione degli uomini del Borough che sale alla capanna di Grimes per scoprire chissà quali nefandezze (nel secondo atto) scandita dal ritmo ossessivo del tamburo è aperta da un uomo che innalza una croce. La vittoria dell’ipocrisia: è questa la visione di fondo del regista tedesco, che ha saputo confezionare uno spettacolo molto emozionante grazie anche ad una recitazione curatissima.


Memorabile la prova di Neil Shicoff nel ruolo del protagonista. Il suo Peter Grimes, così scontroso, violento, visionario, ma anche tenero, si imprime nella memoria (veramente toccante la scena finale del terzo atto in cui Grimes, ormai pazzo, culla la sua giacca vedendo in essa le fattezze del giovane apprendista). E poi vocalmente Shicoff non si risparmia mai, piegando, da grande artista quale è, un’emissione vocale poco ortodossa a fini meramente espressivi. Ma tutto il cast è stato all’altezza e in Peter Grimes i ruoli minori sono importantissimi per far funzionare al meglio lo spettacolo: dolente e rassegnata Nancy Gustafson (Ellen Orford), incisivo e carismatico Mark Doss (Balstrode), petulante e grottesca Elena Zilio (Sedley). Grande merito va riconosciuto al direttore d’orchestra giapponese Yutaka Sado che ha imposto alla partitura un ritmo serrato, drammaticissimo, senza tralasciare il dettaglio melodico o la preziosità timbrica. E l’Orchestra del Teatro Regio lo ha seguito con entusiasmo. Da incorniciare, infine, la magistrale prova del Coro del Teatro Regio diretto con mano ferma e sicura da Roberto Gabbiani.