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Monday, December 5, 2011

Le Nozze di Figaro - Opera Royal de Wallonie, Liegi.

Foto: Jacky Croisier / ORW

L’Opéra di Wallonie di Liegi ha proposto la celebre opera buffa mozartiana Le Nozze di Figaro, opera che era stata rappresentata qui per l’ultima volta nel 2000. La regia dello spettacolo è stata affidata al regista belga Philippe Sireuil, che si è concentrato ad esaltare la relazione tra il Conte e Susanna rinunciando alla leggerezza e alla naturale comicità della vicenda, provocando a volte reazioni spropositate dal punto di vista attoriale e movimenti esagerati da parte dei protagonisti. In ciò poco aiutato dal ridotto spazio del palcoscenico de Palais Opera, sede temporanea della compagnia in attesa della riapertura del Theatre Royal, chiuso per lavori. Le scene di Didier Payan hanno creato un contesto rigido e poco attraente nel quale gran parte dell’azione si realizzava dentro un salone con pochi elementi scenici e il finale in un giardino buio. In evidenza, invece, gli eleganti costumi d’epoca di Jorge Jara e le brillanti luci sempre di Sireuil, che parevano dar maggior varietà e fluidità alla scena. Qualche problema anche nella buca orchestrale, in particolar modo nei primi due atti nei quali si notava mancanza di sincrono con i cantanti, anche a causa di alcune disattenzioni del pianista, qui direttore d’orchestra, Christian Zacharias. Per contro nel prosieguo dell’opera le cose sono andate decisamente meglio. Il soprano Cinzia Forte dava vita ad una raffinata ed elegante Contessa che vocalmente esibiva un timbro caldo, omogeneo e di tonalità ricca. Mario Cassi mostrava una simpatica comunicativa personale e il suo Figaro era solido ed espressivo vocalmente, e Jennifer Rivera esibiva sicurezza vocale e libertà nel ruolo di Cherubino. Il baritono Wiard Witholt ha impersonato il ruolo di un Conte aggressivo e ha cantato con voce di grande ampiezza. Il soprano Anne Catherine Gillet, ha interpretato la parte di Susanna con disinvoltura e simpatia mostrando una voce flessibile di buon colore. Corretti il resto del cast ed il coro. RJ

Tuesday, November 29, 2011

Le Nozze di Figaro - Opéra Royal de Wallonie

Foto: Le nozze di Figaro - ©croisier


La Opéra de Wallonie de Lieja repuso la celebre obra bufa mozarteana Le Nozze de Figaro, obra que fue representada por ultima ocasión por esta compañía en el año 2000. La dirección escénica del espectáculo le fue encomendada al director de escena belga Phillipe Sireuil, quien se centró en exaltar la relación entre el Conde y Susanna, renunciando a la ligereza y a la comicidad natural de la trama, ocasionando que los personajes incurrieran por momentos en exagerada actuación y superfluos movimientos. En ese sentido poco ayudo el reducido espacio del escenario del Palais Opéra, hogar temporal de la compañía mientras el Théâtre Royal permanece cerrado por renovaciones. La escenografias de Didier Payan, crearon un marco rígido y poco atractivo, en el que gran parte de la acción se realizó dentro de un salón con pocos elementos escénicos y el final en un oscuro jardín.  Destacaron los elegantes vestuarios de época de Jorge Jara, y la brillante iluminación del propio Sireuil, que pareció dar mayor variedad y fluidez a la escena. En el foso las cosas tampoco estuvieron completamente bien, particularmente en los primeros dos actos en los que se notó falta de sincronía con los cantantes, ocasionada por la errática y desatenta batuta del pianista, aquí director de orquesta, Christian Zacharias. Por el contrario, los dos siguientes actos fueron dirigidos con mayor control y claridad.  El barítono Wiard Witholt asumió el papel de un agresivo Conde y cantó con voz de sonido metálico de gran amplitud. Como Susanna, la soprano Anne Catherine Gillet actúo con desenvoltura y simpatía mostrando una voz flexible de buen color. Mario Cassi mostró la simpatía comunicativa del personaje de Fígaro con solidez y expresividad vocal, y Jennifer Rivera exhibió seguridad vocal y soltura en el papel de Cherubino. La soprano Cinzia Forte dio vida a una refinada y elegante Condesa que vocalmente exhibió una voz de timbre calido, homogénea y rica en matices.  El resto de los cantantes  del elenco así como el coro tuvieron un correcto desempeño. Rj

Thursday, September 15, 2011

L’OLIMPIADE di Giovanni Battista Pergolesi - Jesi, Teatro Valeria Moriconi

Foto: Fondazione Pergolesi Spontini

Giosetta Guerra

Bella prova di belcanto di tutti gli artisti. Nella ex-chiesa di San Floriano a Jesi, ribattezzata Teatro V. Moriconi, viene allestita, nella revisione critica di Francesco Degrada e Claudio Toscani, L’OLIMPIADE, melodramma in tre atti di Pietro Metastasio, musicato da Giovanni Battista Pergolesi nel 1735. Sorprende come gli organizzatori del Festival Pergolesi Spontini di Jesi riescano a trovare voci specialistiche per il canto barocco tra giovani per lo più stranieri che in Italia non hanno ancora rinomanza. Nel cast de L’Olimpiade infatti c’era solo un artista noto, il tenore Raúl Gimenez, che mantiene autorevolezza vocale e scenica e buone sonorità anche nei recitativi, pur non risultando il migliore della serata; nel ruolo di Clistene, re di Sicione e padre di Aristea, il cantante argentino esibisce una voce robusta e timbrata con note piuttosto baritonali (“Non so donde viene”) e con estensione e agilità diminuite rispetto a un tempo, comunque mi ha fatto molto piacere ritrovarlo, dopo gli allori dei primi anni del Rossini Opera Festival. Conoscevo anche Antonio Lozano, che, nel ruolo di Aminta aio di Licida, ho trovato migliorato rispetto alla produzione jesina de Il Prigionier superbo di tre anni fa: bella figura di giovane aristocratico, il tenore ha un bel modo di porgere (“Io nel tuo caso”), tiene agilità larghe su musica a tempo di danza nell’aria “Siam navi all’onda algenti”, la voce di bel timbro e dal suono robusto è usata in modo differenziato. Bello e bravo.  Straordinarie le due donne en travesti. Il soprano di coloratura Sofia Soloviy (Megacle amante di Aristea e amico di Licida) ha voce poderosa con belle incursioni nel registro mezzosopranile, impostazione perfetta e splendido modo di porgere con rotondità del suono, ricchezza di armonici, affondi naturali, l’interpretazione si fa struggente nell’aria di addio all’amata (“Se cerca, se dice”), mezze voci sonore e delicate nelle modulazioni patetiche, voce estesissima, scintillante e duttile nelle arie di sbalzo, come nella virtuosistica aria di tempesta “Torbido in volto e nero”, fitta di vocalizzi, salti di ottave, picchiettati e ribattuti, con la sezione violini dislocata in alto su un terrazzino; il grintoso mezzosoprano di coloratura Jennifer Rivera (principe Licida, innamorato di Aristea, creduto figlio del re di Creta e riconosciuto alla fine gemello di Aristea e quindi figlio di Clistene), dotato di voce dal bel colore bruno, potente, estesa, agile e timbrata, produce gravi naturali e acuti scintillanti nel pezzo di bravura “Quel destrier che all’albergo è vicino”, si muove con destrezza nell’aria “Gemo in un punto, e fremo”, molto bassa, costellata di fitti virtuosismi ed incursioni in zona acuta, accompagnata dal tutto orchestrale col brillio della tromba, pregevoli sono le mezze voci e i suoni a bocca chiusa. Il mezzosoprano emerge per destrezza della condotta vocale. Brave anche le due donne nei ruoli femminili. Il soprano cubano Yetzabel Arias Fernandez (Argene, dama cretese amante di Licida che si presenta sotto le mentite spoglie di una pastorella) esibisce un bel mezzo vocale, ben proiettato e bene impostato con belle note contraltili (“O care selve o cara”), bravissima nel modulare una voce importante, presenta suoni rotondi e incisività d’accento.  L’altro soprano russo Lyubov Petrova (Aristea figlia di Clistene e amante di Megacle), ha voce luminosa e pulita, canta bene e fa uso di messa di voce e filati per le arie patetiche, nell’aria di furore “Tu me da me dividi” molto agitata in orchestra con arcate dense dei violoncelli e dei contrabbassi la voce è estesa, ampia, con modulazioni dal dolce al furente. 

Nel duetto Aristea-Megacle “Nei giorni tuoi felici” le due cantanti conoscono l’arte di modulare la voce ai fini esecutivi ed espressivi. Il mezzosoprano abruzzese Milena Storti, in abiti femminili pur nel ruolo maschile di Alcandro confidente di Clistene, esibisce voce scura di bel colore, con suoni chiusi nei gravi (“Apportator son io”) ed energia nel salire all’acuto (“L’infelice in questo stato”). Originale per chi non l’aveva ancora vista, ma comunque azzeccata per l’ambiente e molto raffinata, l’ambientazione ideata dallo scenografo Luigi Scoglio: una passerella a forma di croce divide la chiesa in quattro settori occupati dal pubblico, l’orchestra è posizionata sull’altare e giganteschi palloni bianchi luminescenti di diverse dimensioni occupano la cupola. Sulla passerella e sui balconini del piano superiore della ex chiesa si svolge l’azione, che il regista Italo Nunziata sviluppa non in modo realistico, ma simbolico e stilizzato, contribuendo a restituire un’atmosfera di aerea eleganza; le luci viola psichedeliche di Patrik Latronica avvolgono l’ambiente in un clima di mistero creando una certa suggestione.  Di vaga reminiscenza settecentesca gli eleganti atemporali costumi (rossi come i capelli per i due amanti contendenti, viola per il padre, cangianti con strascico per le donne che sono tutte bionde e grandi mantelli per gli uomini), disegnati da Ruggero Vitrani, che, per acuire il mistero, introduce i personaggi col volto nascosto dietro maschere bianche, maschere che i protagonisti rimuovono in scena e che i figuranti, vestiti di bianco e con gestualità lenta e misurata, impegnati anche in suggestivi tableaux vivants e in movenze di danza, mantengono fino alla fine; il taglio dei capelli è moderno, corto e sparato, con extensions per le donne. L’Accademia Montis Regalis, formata da 26 elementi, con strumenti originali, tra cui due clavicembali, due tiorbe e un’arpa antica, diretta dallo specialista di musica barocca Alessandro De Marchi, anche maestro al cembalo, entra con grande competenza nella spumeggiante tempesta degli affetti e nella raffinata, virtuosistica e vertiginosa scrittura della partitura pergolesiana. Il godimento sarebbe stato assoluto se non ci fosse stato quel caldo soffocante, che mi faceva provar pena per gli artisti, soprattutto per quelli totalmente coperti da abiti maschili, mantello compreso.