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Monday, September 15, 2014

Dido y Eneas de Purcell en el Festival MITO Settembre 2014 en Milán Italia

Foto: ©MITO SettembreMusica, ph. Giorgio Gori 

Renzo Bellardone

Expresividad, profundidad y pureza en el lenguaje musical son las connotaciones más evidentes de un concierto de alto nivel que se desarrollo con claras reminiscencias, más delicados sentimientos y la más turbia inquietud.  El concierto se llevo a cabo en la Basilica di Sante Maria Delle Grazie en Milán, como parte del Festival MITO Settembre 2014.  La conducción de Federico Ferri se distinguió por búsqueda de lo particular así como de la exaltación de una escritura rica de profundidad estilística.   Acostumbrado a afianzarse con difíciles partituras, no de repertorio, en este caso evidenció fuertemente sus características y calidad. L’Accademia degli Astrusi se ha cimentado por años con partituras reencontradas, poco o nunca ejecutadas mejor dicho, o con refinadas partituras como en este caso donde uno de los más limpios niveles de pureza fue alcanzado.  Anna Caterina Antonacci no requiere ser presentada como tampoco su colorido timbre que se tiñe también de cálidos colores ámbar.  Después de su magnífica Cassandra en Les Troyens, en la Scala,  aquí ofreció una esplendida Didone.  Yetzabel Arias Fernández con facilidad en los agudos y en los pasajes de registro alzó vigorosamente y con limpidez su voz hasta llegar a puntos sutilmente refinados.  Laura Polverelli, apreciada intérprete del repertorio, resultó una vez más convincente,  tanto por la marcada interpretación como la claridad en el fraseo y por la excelsa entonación.  Con actitud y con resolución afrontó también las partes más arduas requeridas por la voz y por el pathos. La miscelánea de colores y la perfecta simbiosis de coro, dirigido por Marco Berrini, resultó ser una prestigiosa y armoniosa integración.  ¡La Música siempre vence!

Dido and Eneas, Purcell - MiTo Settembre Musica 2014 Festival, Milano

Foto ©MITO SettembreMusica, ph. Giorgio Gori 

Renzo Bellardone

MITO Settembre Musica 2014 Festival Internazionale della Musica. MILANO Basilica di santa Maria Delle Grazie, 8 settembre. Accademi degli Astrusi e Ars Antica ChoirFederico Ferri – direttore,  Marco Berrini – Maestro del coro Anna Caterina Antonacci, Yetzabel Arias Fernandez, Laura Polverelli.

Espressività, profondità e purezza di linguaggio musicale sono le più evidenti connotazioni di un concerto di alto livello che si racconta con chiari rimandi, i più delicati sentimenti, ed i più torbidi turbamenti. La direzione di Federico Ferri si è contraddistinta per la ricercatezza del particolare e l’esaltazione della scrittura ricca di profondità stilistiche. Avvezzo a cimentarsi con non facili partiture, non di repertorio,  in questo caso ha fortemente evidenziato le sue caratteristiche e qualità. L’Accademia degli Astrusi si cimenta da anni con spartiti ritrovati, mai o poco eseguiti piuttosto che con partiture raffinate come in questo caso, dove uno dei più limpidi livelli di purezza è stato raggiunto.  Anna Caterina Antonacci non ha bisogno di presentazioni e neppure il suo timbro variegato che si tinge anche di caldi colori ambrati. Dopo una magnifica Cassandra ne Les Troyens, ha qui offerto una superba Didone. Yetzabel Arias Fernandez,  facile negli acuti e nei passaggi di registro ha vigorosamente e con limpidezza  innalzato la voce fino a punte sottilmente raffinate.. Laura Polverelli, apprezzata  interprete nel repertorio, è risultata ancora  convincente sia per la marcata interpretazione che per la chiarezza  del fraseggio e per l’intonazione eccelsa. Con piglio e risolutezza ha affrontato anche i temi più ostici che han richiesto voce e phatos.  La miscellanea dei colori  e la perfetta simbiosi del coro, diretto da Marco Berrini, è risultata integrazione prestigiosa ed armoniosa. La Musica vince sempre.

Thursday, September 15, 2011

L’OLIMPIADE di Giovanni Battista Pergolesi - Jesi, Teatro Valeria Moriconi

Foto: Fondazione Pergolesi Spontini

Giosetta Guerra

Bella prova di belcanto di tutti gli artisti. Nella ex-chiesa di San Floriano a Jesi, ribattezzata Teatro V. Moriconi, viene allestita, nella revisione critica di Francesco Degrada e Claudio Toscani, L’OLIMPIADE, melodramma in tre atti di Pietro Metastasio, musicato da Giovanni Battista Pergolesi nel 1735. Sorprende come gli organizzatori del Festival Pergolesi Spontini di Jesi riescano a trovare voci specialistiche per il canto barocco tra giovani per lo più stranieri che in Italia non hanno ancora rinomanza. Nel cast de L’Olimpiade infatti c’era solo un artista noto, il tenore Raúl Gimenez, che mantiene autorevolezza vocale e scenica e buone sonorità anche nei recitativi, pur non risultando il migliore della serata; nel ruolo di Clistene, re di Sicione e padre di Aristea, il cantante argentino esibisce una voce robusta e timbrata con note piuttosto baritonali (“Non so donde viene”) e con estensione e agilità diminuite rispetto a un tempo, comunque mi ha fatto molto piacere ritrovarlo, dopo gli allori dei primi anni del Rossini Opera Festival. Conoscevo anche Antonio Lozano, che, nel ruolo di Aminta aio di Licida, ho trovato migliorato rispetto alla produzione jesina de Il Prigionier superbo di tre anni fa: bella figura di giovane aristocratico, il tenore ha un bel modo di porgere (“Io nel tuo caso”), tiene agilità larghe su musica a tempo di danza nell’aria “Siam navi all’onda algenti”, la voce di bel timbro e dal suono robusto è usata in modo differenziato. Bello e bravo.  Straordinarie le due donne en travesti. Il soprano di coloratura Sofia Soloviy (Megacle amante di Aristea e amico di Licida) ha voce poderosa con belle incursioni nel registro mezzosopranile, impostazione perfetta e splendido modo di porgere con rotondità del suono, ricchezza di armonici, affondi naturali, l’interpretazione si fa struggente nell’aria di addio all’amata (“Se cerca, se dice”), mezze voci sonore e delicate nelle modulazioni patetiche, voce estesissima, scintillante e duttile nelle arie di sbalzo, come nella virtuosistica aria di tempesta “Torbido in volto e nero”, fitta di vocalizzi, salti di ottave, picchiettati e ribattuti, con la sezione violini dislocata in alto su un terrazzino; il grintoso mezzosoprano di coloratura Jennifer Rivera (principe Licida, innamorato di Aristea, creduto figlio del re di Creta e riconosciuto alla fine gemello di Aristea e quindi figlio di Clistene), dotato di voce dal bel colore bruno, potente, estesa, agile e timbrata, produce gravi naturali e acuti scintillanti nel pezzo di bravura “Quel destrier che all’albergo è vicino”, si muove con destrezza nell’aria “Gemo in un punto, e fremo”, molto bassa, costellata di fitti virtuosismi ed incursioni in zona acuta, accompagnata dal tutto orchestrale col brillio della tromba, pregevoli sono le mezze voci e i suoni a bocca chiusa. Il mezzosoprano emerge per destrezza della condotta vocale. Brave anche le due donne nei ruoli femminili. Il soprano cubano Yetzabel Arias Fernandez (Argene, dama cretese amante di Licida che si presenta sotto le mentite spoglie di una pastorella) esibisce un bel mezzo vocale, ben proiettato e bene impostato con belle note contraltili (“O care selve o cara”), bravissima nel modulare una voce importante, presenta suoni rotondi e incisività d’accento.  L’altro soprano russo Lyubov Petrova (Aristea figlia di Clistene e amante di Megacle), ha voce luminosa e pulita, canta bene e fa uso di messa di voce e filati per le arie patetiche, nell’aria di furore “Tu me da me dividi” molto agitata in orchestra con arcate dense dei violoncelli e dei contrabbassi la voce è estesa, ampia, con modulazioni dal dolce al furente. 

Nel duetto Aristea-Megacle “Nei giorni tuoi felici” le due cantanti conoscono l’arte di modulare la voce ai fini esecutivi ed espressivi. Il mezzosoprano abruzzese Milena Storti, in abiti femminili pur nel ruolo maschile di Alcandro confidente di Clistene, esibisce voce scura di bel colore, con suoni chiusi nei gravi (“Apportator son io”) ed energia nel salire all’acuto (“L’infelice in questo stato”). Originale per chi non l’aveva ancora vista, ma comunque azzeccata per l’ambiente e molto raffinata, l’ambientazione ideata dallo scenografo Luigi Scoglio: una passerella a forma di croce divide la chiesa in quattro settori occupati dal pubblico, l’orchestra è posizionata sull’altare e giganteschi palloni bianchi luminescenti di diverse dimensioni occupano la cupola. Sulla passerella e sui balconini del piano superiore della ex chiesa si svolge l’azione, che il regista Italo Nunziata sviluppa non in modo realistico, ma simbolico e stilizzato, contribuendo a restituire un’atmosfera di aerea eleganza; le luci viola psichedeliche di Patrik Latronica avvolgono l’ambiente in un clima di mistero creando una certa suggestione.  Di vaga reminiscenza settecentesca gli eleganti atemporali costumi (rossi come i capelli per i due amanti contendenti, viola per il padre, cangianti con strascico per le donne che sono tutte bionde e grandi mantelli per gli uomini), disegnati da Ruggero Vitrani, che, per acuire il mistero, introduce i personaggi col volto nascosto dietro maschere bianche, maschere che i protagonisti rimuovono in scena e che i figuranti, vestiti di bianco e con gestualità lenta e misurata, impegnati anche in suggestivi tableaux vivants e in movenze di danza, mantengono fino alla fine; il taglio dei capelli è moderno, corto e sparato, con extensions per le donne. L’Accademia Montis Regalis, formata da 26 elementi, con strumenti originali, tra cui due clavicembali, due tiorbe e un’arpa antica, diretta dallo specialista di musica barocca Alessandro De Marchi, anche maestro al cembalo, entra con grande competenza nella spumeggiante tempesta degli affetti e nella raffinata, virtuosistica e vertiginosa scrittura della partitura pergolesiana. Il godimento sarebbe stato assoluto se non ci fosse stato quel caldo soffocante, che mi faceva provar pena per gli artisti, soprattutto per quelli totalmente coperti da abiti maschili, mantello compreso.