Showing posts with label Lyubov Petrova. Show all posts
Showing posts with label Lyubov Petrova. Show all posts

Thursday, September 15, 2011

L’OLIMPIADE di Giovanni Battista Pergolesi - Jesi, Teatro Valeria Moriconi

Foto: Fondazione Pergolesi Spontini

Giosetta Guerra

Bella prova di belcanto di tutti gli artisti. Nella ex-chiesa di San Floriano a Jesi, ribattezzata Teatro V. Moriconi, viene allestita, nella revisione critica di Francesco Degrada e Claudio Toscani, L’OLIMPIADE, melodramma in tre atti di Pietro Metastasio, musicato da Giovanni Battista Pergolesi nel 1735. Sorprende come gli organizzatori del Festival Pergolesi Spontini di Jesi riescano a trovare voci specialistiche per il canto barocco tra giovani per lo più stranieri che in Italia non hanno ancora rinomanza. Nel cast de L’Olimpiade infatti c’era solo un artista noto, il tenore Raúl Gimenez, che mantiene autorevolezza vocale e scenica e buone sonorità anche nei recitativi, pur non risultando il migliore della serata; nel ruolo di Clistene, re di Sicione e padre di Aristea, il cantante argentino esibisce una voce robusta e timbrata con note piuttosto baritonali (“Non so donde viene”) e con estensione e agilità diminuite rispetto a un tempo, comunque mi ha fatto molto piacere ritrovarlo, dopo gli allori dei primi anni del Rossini Opera Festival. Conoscevo anche Antonio Lozano, che, nel ruolo di Aminta aio di Licida, ho trovato migliorato rispetto alla produzione jesina de Il Prigionier superbo di tre anni fa: bella figura di giovane aristocratico, il tenore ha un bel modo di porgere (“Io nel tuo caso”), tiene agilità larghe su musica a tempo di danza nell’aria “Siam navi all’onda algenti”, la voce di bel timbro e dal suono robusto è usata in modo differenziato. Bello e bravo.  Straordinarie le due donne en travesti. Il soprano di coloratura Sofia Soloviy (Megacle amante di Aristea e amico di Licida) ha voce poderosa con belle incursioni nel registro mezzosopranile, impostazione perfetta e splendido modo di porgere con rotondità del suono, ricchezza di armonici, affondi naturali, l’interpretazione si fa struggente nell’aria di addio all’amata (“Se cerca, se dice”), mezze voci sonore e delicate nelle modulazioni patetiche, voce estesissima, scintillante e duttile nelle arie di sbalzo, come nella virtuosistica aria di tempesta “Torbido in volto e nero”, fitta di vocalizzi, salti di ottave, picchiettati e ribattuti, con la sezione violini dislocata in alto su un terrazzino; il grintoso mezzosoprano di coloratura Jennifer Rivera (principe Licida, innamorato di Aristea, creduto figlio del re di Creta e riconosciuto alla fine gemello di Aristea e quindi figlio di Clistene), dotato di voce dal bel colore bruno, potente, estesa, agile e timbrata, produce gravi naturali e acuti scintillanti nel pezzo di bravura “Quel destrier che all’albergo è vicino”, si muove con destrezza nell’aria “Gemo in un punto, e fremo”, molto bassa, costellata di fitti virtuosismi ed incursioni in zona acuta, accompagnata dal tutto orchestrale col brillio della tromba, pregevoli sono le mezze voci e i suoni a bocca chiusa. Il mezzosoprano emerge per destrezza della condotta vocale. Brave anche le due donne nei ruoli femminili. Il soprano cubano Yetzabel Arias Fernandez (Argene, dama cretese amante di Licida che si presenta sotto le mentite spoglie di una pastorella) esibisce un bel mezzo vocale, ben proiettato e bene impostato con belle note contraltili (“O care selve o cara”), bravissima nel modulare una voce importante, presenta suoni rotondi e incisività d’accento.  L’altro soprano russo Lyubov Petrova (Aristea figlia di Clistene e amante di Megacle), ha voce luminosa e pulita, canta bene e fa uso di messa di voce e filati per le arie patetiche, nell’aria di furore “Tu me da me dividi” molto agitata in orchestra con arcate dense dei violoncelli e dei contrabbassi la voce è estesa, ampia, con modulazioni dal dolce al furente. 

Nel duetto Aristea-Megacle “Nei giorni tuoi felici” le due cantanti conoscono l’arte di modulare la voce ai fini esecutivi ed espressivi. Il mezzosoprano abruzzese Milena Storti, in abiti femminili pur nel ruolo maschile di Alcandro confidente di Clistene, esibisce voce scura di bel colore, con suoni chiusi nei gravi (“Apportator son io”) ed energia nel salire all’acuto (“L’infelice in questo stato”). Originale per chi non l’aveva ancora vista, ma comunque azzeccata per l’ambiente e molto raffinata, l’ambientazione ideata dallo scenografo Luigi Scoglio: una passerella a forma di croce divide la chiesa in quattro settori occupati dal pubblico, l’orchestra è posizionata sull’altare e giganteschi palloni bianchi luminescenti di diverse dimensioni occupano la cupola. Sulla passerella e sui balconini del piano superiore della ex chiesa si svolge l’azione, che il regista Italo Nunziata sviluppa non in modo realistico, ma simbolico e stilizzato, contribuendo a restituire un’atmosfera di aerea eleganza; le luci viola psichedeliche di Patrik Latronica avvolgono l’ambiente in un clima di mistero creando una certa suggestione.  Di vaga reminiscenza settecentesca gli eleganti atemporali costumi (rossi come i capelli per i due amanti contendenti, viola per il padre, cangianti con strascico per le donne che sono tutte bionde e grandi mantelli per gli uomini), disegnati da Ruggero Vitrani, che, per acuire il mistero, introduce i personaggi col volto nascosto dietro maschere bianche, maschere che i protagonisti rimuovono in scena e che i figuranti, vestiti di bianco e con gestualità lenta e misurata, impegnati anche in suggestivi tableaux vivants e in movenze di danza, mantengono fino alla fine; il taglio dei capelli è moderno, corto e sparato, con extensions per le donne. L’Accademia Montis Regalis, formata da 26 elementi, con strumenti originali, tra cui due clavicembali, due tiorbe e un’arpa antica, diretta dallo specialista di musica barocca Alessandro De Marchi, anche maestro al cembalo, entra con grande competenza nella spumeggiante tempesta degli affetti e nella raffinata, virtuosistica e vertiginosa scrittura della partitura pergolesiana. Il godimento sarebbe stato assoluto se non ci fosse stato quel caldo soffocante, che mi faceva provar pena per gli artisti, soprattutto per quelli totalmente coperti da abiti maschili, mantello compreso.





Tuesday, July 27, 2010

Glimmerglass Opera, Festival 2010 en Cooperstown Nueva York.

Fotos: Karli Cadel(Tosca, Bodas de Figaro), Claire McAdams (The Tender Land, Tolome), Peyton Lea (Alice Busch Opera Theater)- Glimmerglass Opera

Glimmerglass Opera
Tolomeo, Las Bodas de Figaro, The Tender Land, Tosca
Glimmerglass Opera Festival
Alice Busch Opera Theatre Cooperstown, NY

Paula Citron

El Festival de Opera de Glimmerglass 2010 fue una temporada de prueba y error. La representación de Tolomeo y Tosca fueron un éxito, pero tanto Bodas de Fígaro como The Tender Land resultaron ser tediosas. Sin embargo, la culpa no fue de los cantantes que se mostraron uniformemente salidos. Glimmerglass presume ser un teatro de producciones nuevas, pero ¿Cómo se logra eso durante una recesión? Como medida para ahorrar fondos, se le encargó al diseñador Donald Eastman la tarea de crear cuatro puestas escénicas de producciones anteriores. Su “canibalismo” (o “re propuestas” un eufemismo utilizado en el programa de mano, resultó ser muy bueno, con una sola falla.
Tolomeo de Handel

Esta opera es típica de Handel, con una trama que intenta reunir a tres enamorados, y con tres sensacionales prestaciones como la de la soprano mezzosoprano canadiense Julie Boulianne en el papel de Elisa, la del contratenor estadounidense Anthony Roth Constanzo como Tolomeo y de la soprano estadounidense Joélle Harvey como Seleuce. Los tres navegaron por sus arias da capo de manera brillante. La soprano de Quebec, Boulianne puede actuar y cantar al mismo tiempo. Su hermosa voz tiene cuerpo y un sonido brillante, que emocionó en su registro bajo y cantó con segura coloratura. Puede cantar con fuerza y a la vez con dulzura. Francamente las opera de Handel, tal y como fueron creadas, como una secuencia de arias solistas, pueden parecer interminables y de poco interés escénico. El director escénico Chas Rader-Shieber puso su atención sobre la escena, pero de las maneras mas extrañas, como tratar cada aria como si fuera ella sola una producción. Por ejemplo, la arias de Tolomeo que se refieren a las aguas las hace mirando a través de un estanque con peces o el aria de Seleuce sobre las brisas de aire, la cantó rodeada de ventiladores eléctricos. Hubieron tantas elecciones raras de dirección escénica en esta producción, que cuando se encendieron las luces del teatro al final del segundo acto, parecieron ser parte del espectáculo- y que Constanzo solo sobre el escenario en ese momento debía dirigirse al publico, cuando en realidad las luces se encendieron para dar auxilio medico a una persona en el teatro.
La otra idea genial de Rader-Shieber fue la inclusión de tres criados quienes se movían alrededor del escenario cambiando de lugar elementos de la escenografía, y que a la vez funcionaban como un coro griego por como reaccionaban ante cada personaje, o cuando se quitabansus pelucas como fuera necesario. Los vestuarios de Andrea Hood correspondieron a diferentes épocas y siglos para cada personaje. Tolomeo vistió jeans y un abrigo del siglo dieciocho, y Elisa un vestido negro très chic en tulle. Aunque la opera fue excéntrica en dirección y diseño, absurda en simbolismo y metáforas, fue conducida de muy buena manera por Christian Curnyn.
Las Bodas de Fígaro de Mozart

Esta lánguida producción no es lo que requiere un público que esta cansado de esta obra. De hecho pareció ser un Fígaro más. La palabra utilizada para describir esta producción seria gris, tanto en las escenografías, como en los vestuarios, incluso en la dirección de David Angus, director musical de Glimmerglass. La idea del diseñador Donald Eastman de un palacio dilapidado y despintado es que el Conde Almaviva es de un mal marido que descuida su hogar. Esto no correspondió, ya que el Conde es designado como embajador de España en Londres.
El director canadiense Leon Major, dirigió la opera con habilidad y como si fuera una obra de teatro, que en ese caso hubiera funcionado mejor sin la orquesta. Su trabajo escénico incluyó muchos detalles alegres como una simpática lucha entre Fígaro y Susanna. Mayor astutamente utilizó al personaje de Don Basilio como un mirón. También les permitió a sus personajes cantar solos sobre el escenario con sus demonios. Sin embargo, el lento tratamiento musical de Angus saboteó el canto y la dirección escénica. Una orquesta poco interesante con una mala producción y aburridos vestuarios, hizo todo, en una palabra, aburrido. Patrick Carfizzi (Figaro), Lyubov Petrova (Susanna), Caitlin Lynch (Countess), Mark Schnaible (Count) y Aurhelia Varak (Cherubino) hicieron lo suyo para levantar la opera de su estancamiento musical con pocos resultados.

"The Tender Land” de Aaron Copland

Lo que funciona en un ballet no necesariamente funciona en la opera. Tomando como ejemplo a Aaron Copland. Sus brillantes partituras para los ballets “Rodeo” y “Appalachian Spring” son piezas clásicas de música. Su opera de 1953, The Tender Land, llena de sonidos rurales – o de autentica voz musical americana- es tediosa excepto en el bailable del segundo acto. La opera esta inspirada en el libro “Let Us Now Praise Famous Men” de 1941 con fotografías de Walker Evans de granjas sureñas en la época de la depresión y con texto de James Agee, pero ni la belleza, ni la majestuosidad o el dolor de ese libro se ven reflejados en la opera. El poco interesante libreto de Horace Everett no posee un arco dramático. La estudiante y chica de granja Laurie Moss, se siente inquieta, se enamora de un vagabundo y se marcha con el. La opera fue concebida para voces jóvenes y los artistas del programa de jóvenes cantantes americanos de Glimmerglass hicieron muy buen trabajo, bajo la guía del director, y antiguo director musical de este teatro, Stewart Robertson. Por su parte Tazewell Thompson hizo una dirección de buen gusto. El tenor Chris Lysack interpretó al cartero Mr. Splinter, y es un cantante a tener en cuenta. Lysack mostró una voz clara y maravillosa dicción. Con tal pureza y facilidad en su tesitura alta ¿estaremos frente a un futuro heldentenor wagneriano? Su biografía muestra que participará durante dos años con la Opera Estatal de Hamburgo, así que el tiempo lo dirá, y además posee un doctorado en literatura francesa.
Tosca de Puccini

Esta producción fue la gran vencedora de Glimmerglass. El director Ned Carty le dio a este caballo de batalla entusiasmo y frescura. Trabajo en las emociones lo más que pudo, sin ser caer nunca en lo melodramático. Situar la acción en la época post primera guerra mundial, funciona si uno se imagina la ascensión de Mussolini, el fascismo y el estado policiaco. Como ejemplo, para los que están acostumbrados al opulento aposento del villano Scarpia en el segundo acto, la idea de Canty fue una sorpresa. Las cortinas se abrieron en una comandancia de policía con escritorios, teléfonos, focos de luz colgantes y viejas maquinas de escribir. Hombres armados entraban y salían de la escena, y Tosca en un hermoso vestido blanco, se veía completamente fuera de lugar. La producción incluyó un trió de carismáticos cantantes estadounidenses. La soprano Lise Lindstrom como Tosca mostró una poderosa voz que se elevó hasta otra estratosfera. Hubo brillantez ahí – no aguda pero si emocionante. Su Cavaradossi fue el tenor Adam Diegel, de buena presencia, y con el que hizo una buena pareja. Diegel es temerario, yendo hacia lo suyo de manera acelerada. Se debe recordar el nombre del barítono Lester Lynch, quien interpretó a Scarpia como el matón que verdaderamente es. Este cantante puede cantar una tormenta, con su autoritario y robusto sonido, con el que además acarició sus notas. Claramente parece ser un cantante apto para el repertorio de Puccini y de Verdi. El director David Angus se dio el gusto de dirigir con lentitud las partes mas tranquilas, y de aumentar la tensión en las partes dramáticas. En otras palabras, no puede equivocarse con la música de Puccini, en donde todo esta dado para el.