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Friday, November 30, 2018

L’elisir d’amore –Teatro Regio di Torino


Foto: Edoardo Piva

Renzo Bellardone

Melodramma giocoso in due atti su libretto di Felice Romani da Le Philtre di Eugène Scribe e  musica di Gaetano Donizetti. Adina, ricca e capricciosa fittaiuola è interpretata dal soprano Lavinia Bini con freschezza ed allegria, con bella voce e facilità negli acuti ed agilità.  Nemorino, coltivatore giovane e semplice, innamorato di Adina incontra il tenore Giorgio Berrugi che decisamente nel ruolo, sia vocalmente con bel timbro caldo e sovente ambrato, che per presenza scenica e possesso del palcoscenico.   Belcore, sergente di guarnigione nel villaggio è interpretato dal baritono Julian Kim già apprezzato in precedenti produzioni torinesi: presenta un bel fraseggio ancor più apprezzato in Kim che vanta anche un buon tono e buona interpretazione.  Il ‘faccendiere anche un po’ imbroglione’ dottor Dulcamara, medico ambulante è in questa edizione interpretato dal solido Roberto de Candia che affermato oramai sulle scene internazionali non delude mai, anzi ogni volta convince nel ruolo; reduce dal debutto in Rigoletto al Coccia di Novara, qui cambia registro interpretativo e torna al ruolo buffo brillante che gli ha consegnato meritatamente la fama.  Ashley Milanese  interpreta la villanella Giannetta, con grande vivacità e briosità, valorizzata da voce non indifferente. L’assistente di Dulcamara è il mimo Mario Brancaccio ed il maestro al fortepiano è Luca Brancaleon. Il direttore d’orchestra è il giovane Michele Gamba ascoltato per la prima volta ed apprezzato per la simpatica semplicità ed il rispetto con cui si pone di fronte all’orchestra, al pubblico ed alla partitura; con gesto chiaro ed attento non indulge nell’attesa degli applausi, ma riversa ogni sua attenzione alla riuscita dell’insieme. 

L’oramai nota regia è di  Fabio Sparvoli, le scene di Saverio Santoliquido, i  costumi di Alessandra Torella, le luci di  Andrea Anfossi ed assistente alla regia Anna Maria Bruzzese. Il coro in Elisir è protagonista e parte decisamente di rilievo: il coro del Regio si annovera certamente tra i migliori, se non il migliore del panorama nazionale e sotto l’attenta guida di Andrea Secchi anche in questa produzione ha dato  un ottimo risultato. L’elisir d’amore, opera in due atti di Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani, è a buon diritto  ritenuta una delle opere più buffe del repertorio italiano, anche se raggiunge punte di indicibile liricità ne ‘la furtiva lagrima’ in questa edizione nella commovente interpretazione di Berrugi. Andata in scena per la prima volta il 12 maggio del 1832 al Teatro della Cannobiana di Milano è sovente inclusa in cartellone, proprio per la giocosità dell’insieme, che lascia trasparire profonde verità del quotidiano; siamo infatti ‘tempestati’ di informazioni, annunci e promesse che sistematicamente vengono disattese e tradite ed il grande pubblico dimentica immediatamente il tradimento per ridare fiducia all’improbabile imbonitore,  che magari non ha neppure un minimo di carte in regola.  Ecco che nel libretto leggiamo “ciarlatano maledetto, che tu possa ribaltar” e senza voler con supposizione raffrontare la narrazione operistica con il susseguirsi degli eventi nazionali, vien da sé la visione e l’inevitabile beffardo, se non tristo, sorriso. La produzione già vista negli anni passati conserva pur tuttavia una freschezza d’insieme grazie alle simpatiche trovate del clacson, piuttosto che del copertone di bicicletta al collo di Nemorino a segnalare l’avvenuto incidente, l’ingresso di Dulcamara su auto d’epoca ed alle varie piccole simpatiche gags che ravvivano il palcoscenico!



Thursday, May 21, 2015

Lucia di Lammermoor en Lima, Peru

Foto: Coro Nacional del Peru

Gonzalo Tello / El Comercio
 
La ópera en Perú pasa por un resurgimiento, pues se entendió que este tipo de arte no puede producirse de manera barata, descuidada y anticuada como fue durante algún tiempo, y por lo que aún quedan prejuicios por desterrar. Una de estas grandes iniciativas es la propuesta que el Festival Internacional de Ópera Alejandro Granda, en su octava edición, con uno de los títulos más famosos del repertorio: “Lucia di Lammermoor”, de Gaetano Donizetti. Basada en una novela de sir Walter Scott, Lucia contiene elementos románticos y música brillante que la hace una de las favoritas. El protagónico es el de una mujer que enloquece bajo las maquinaciones de su hermano Enrico y al no poder ser feliz con Edgardo, el hombre que ama. Para esta producción se convocó a la soprano inglesa Jessica Pratt, quien siendo tan joven posee una voz con gran técnica, bello sonido y agudos impresionantes. Su interpretación se adecúa al más fiel estilo del bel canto, gracias a conocimientos adquiridos de sus maestras Renata Scotto y Lella Cuberli. Pratt fue la estrella y de-mostró por qué es una de las mejores intérpretes de este rol, que ha llevado La Scala de Milán, Ópera de Roma y otros teatros emblemáticos. Junto a Pratt disfrutamos del dramatismo del tenor polaco Arnold Rutkowski como Edgardo, quien dio una interpretación pareja de un rol exigente, sobre todo en su dueto con Enrico y su gran escena final. El barítono coreano Julian Kim demostró oficio con poderosa voz, presencia escénica y enormes agudos como Enrico. El bajo croata Marko Mimica fue un Raimondo de peso, con un bello y noble timbre en su inspirada escena del tercer acto. Los peruanos Juan Pablo Marcos, Edda Paredes y Dangelo Díaz estuvieron a la altura con presencia escénica y voces de nivel. El Coro Nacional, dirigido por Javier Súnico, es un gran elenco que brilló con su participación. La dirección del brasileño Allex Aguilera se ciñe al guion sin proponer profundidad en sus personajes. Su escenografía minimalista funciona dando un ambiente tétrico y sombrío, y consigue efectos visuales interesantes, como la entrada de Lucia en su famosa escena de la locura. Los vestuarios del uruguayo Adán Martínez son ceñidos a la época, por lo que se imponen en contraste a la moderna puesta. El director venezolano Carlos Izcaray impone un efecto sonoro dramático a pesar de la irregularidad de la Orquesta del Festival.