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Tuesday, July 19, 2011

La Italiana en Argel de Rossini en el Teatro alla Scala de Milán

Fotos: Marco Brescia & Rudy Amisano / Teatro alla Scala

Renzo Bellardone

Una escenografía de un refinado rojo antiguo con damasco en oro pálido, recibió la obertura interpretada por la Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala, dirigida por el maestro Antonello Allemandi quien inicialmente privilegió una lectura lenta respecto a la esperada vivacidad, que aparecería durante el segundo acto y seria constante durante el resto de la funcion. Zulma, que fue la primera en aparecer, fue interpretada por la convincente mezzosoprano Kleopatra Papatheologou quien desplegó una voz calida y potente; después arribó el Bey, del apreciable bajo Simon Lim –que quizás por elección del director de escena- Jean Pierre Ponnelle, repuesta la obra en esta ocasión por Lorenza Cantini- se anunció sin el tono imperioso y autoritario que debería asustarnos a todos, sobretodo a las mujeres, además de los temerosos eunucos. Espectacular estuvo el coro de la Scala dirigido por Alfonso Caiani – cuyos miembros vestidos con elegantes vestuarios reflejaban los colores de la refinada escena, mientras bordaban temblorosos un largo lienzo para Mustafà. La soprano Linda Jung tuvo una buena prueba vocal en el papel de Elvira, la mujer engañada por el Bey. El capitán de los corsarios argelinos, Haly fue personificado por el óptimo Valeri Turmanov quien además de no olvidarse del resultado vocal, supo bromear y ser cómico en el papel del aspirante verdugo; así como mas que creíble pareció Taddeo gracias a la buena interpretación como actor y cantante de Filippo Fontana.
En el recitativo del primer acto entre Mustafà y Lindoro, el tenor Enrico Iviglia, pareció levemente tenso, pero como fue avanzando la opera fue soltándose hasta dar una grata versión de su personaje.  La italiana hizo su ingreso en Argelia con seguridad, por su presencia escénica y su brillante voz: y en el transcurso de la función anuló toda sombra emotiva inicial para dejar espacio solo para la claridad cristalina, aunque de hecho, fue con voz segura y rica de armoniosas tonalidades, como la mezzosoprano valenciana Silvia Tro Santafé afrontó con audaz sabiduría al escenario en su debut scaligero.  Al final del primer acto el ‘Viva viva il flagel delle donne…’ cantado de manera cómica por los eunucos y el ‘…quali occhiate…ho inteso tutto’ cantado por Isabella, reavivaron el espectáculo donde la inexperiencia masculina del atónito Bey se convirtió en creíble frente a la astucia femenil de la italiana. Los momentos divertidos son verdaderamente muchos en esta opera rossiniana, como la investidura del concientemente burlado Taddeo en ‘..Kaimakan, Protettore de’ Musulman’ y la posterior proclamación del ‘Pappataci Mustafà’ con el coro verdaderamente simpático de los Pappataci. Entre gags, comicidad y situaciones escénicas, la narración musical transcurrió con un brillante crescendo de la orquesta y de los cantantes que con técnica y dedicación supieron apagar la vaga perplejidad inicial. Al final la música vence siempre.

Sunday, July 17, 2011

L’Italiana in Algeri - Teatro alla Scala, Milano

Foto: Marco Brescia & Rudy Amisano - Teatro alla Scala, Milano

Renzo Bellardone



Scenografia in raffinato rosa antico, damascato in oro pallido, accoglie l’ouverture eseguita dall’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala, diretta dal Maestro Antonello Allemandi che inizialmente privilegia una lettura pacata rispetto all’attesa vivacità, che si paleserà man mano, divenendo costante nel secondo atto. Zulma, la prima ad apparire, è interpretata dalla convincente mezzosoprano Kleopatra Papatheologou che sfodera una voce calda e potente; poi arriva il Bey – l’apprezzato basso Simon Lim – che forse per scelta registica – Jean Pierre Ponnelle, ripresa da Lorenza Cantini -si annuncia senza il tono imperioso del comando che dovrebbe impaurire tutti, soprattutto le donne, oltre ai timorosi eunuchi – spettacolare Coro della Scala diretto da Alfonso Caiani - che agghindati con eleganti costumi riflettenti le colorazioni della scena raffinata, stanno a ricamare tremanti una lunga stoffa per Mustafà.  Il soprano Linda Jung dà buona prova vocale nei panni di Elvira, moglie sbeffeggiata dal Bey. Il capitano dei corsari algerini Haly viene impersonato da un ottimo Valeri Turmanov che non dimentico della riuscita vocale, sa essere buffoneggiante e comico nel ruolo dell’aspirante impalatore, così come più che credibile, appare il non aspirante impalato Taddeo grazie alla buona interpretazione d’attore e cantante di Filippo Fontana. Nel recitativo del primo atto, tra Mustafà e Lindoro, il tenore Enrico Iviglia, appare lievemente teso, ma nel corso della recita la tensione si allenterà e darà una bella versione del ruolo.

L’Italiana fa il suo ingresso in Algeri con baldanzosa sicurezza per presenza scenica e voce brillante; nel prosieguo cancellerà anche ogni ombra emotiva iniziale, per lasciare spazio solo a chiarezza cristallina: è infatti complessivamente con voce sicura e ricca di armoniose sfumature che Silvia Tro Santafé, affronta il palco con ardita consapevolezza, per il suo debutto scaligero. Al finale del primo atto ‘Viva viva il flagel delle donne…’ cantato comicamente dagli eunuchi, e ‘…quali occhiate…ho inteso tutto’ cantato da Isabella, ravvivano lo spettacolo dove la sprovvedutezza maschile dell’imbambolato Bey diventa credibile di fronte alla femminile arguzia dell’italiana. I momenti di ilarità sono davvero molti nell’opera rossiniana : l’ investitura del consapevolmente burlato Taddeo in ‘..Kaimakan, Protettore de’ Musulman’ e la successiva proclamazione del ‘Pappataci Mustafà’ con il coro veramente spassoso dei Pappataci. Tra gags, ilarità e situazioni di regia, la narrazione musicale prosegue con un crescendo frizzante dell’orchestra e dei cantanti che con tecnica e dedizione sanno offuscare le vaghe perplessità iniziali. La Musica vince sempre.