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Friday, September 12, 2014

Aureliano in Palmira en Pesaro Italia, ROF 2014

Foto: ROF 2014

Massimo Viazzo

Este año el Rossini Opera Festival programó por primera vez Aureliano in Palmira, ópera que fue estrenada en la Scala  en 1813 y que cuenta con partes utilizadas posteriormente por Gioacchino Rossini en su siguiente obra: el Barbero de Sevilla, comenzando con su reconocida Sinfonía.   El ROF mostró a los apasionados que Aureliano en Palmira es una ópera que se debe conocer por su innegable belleza, en muchas de sus páginas. En esta edición, el festival de Pesaro ha trabajado con la edición crítica de la partitura, cuya elaboración le fue confiada a Will Crutchfield, quien también se le hizo cargo de la baqueta.  Crutchfield concertó la opera con rigor, gran escrúpulo y atención a cada detalle, aunque faltó un poco de teatralidad, en términos generales, a un espectáculo que fue poco cautivante en lo visual. La dirección escénica de Mario Martone pareció apenas esbozada al interno de una instalación escénica creada por Sergio Tramonti, que fue en realidad un poco anónima (una especie de laberinto con paredes divisorias que subían y bajaban).  El elenco vocal estuvo a la altura de la situación.  Michael Spyres (Aureliano) dotado de una sana voz de barí-tenor, cantó con gesto y seguridad. Estuvo notable en la dicción y en el canto declamado, y fueron electrizantes sus frases musicales más osadas. Jessica Pratt tuvo también un gran éxito personal. Su Zanobia fue la perfecta combinación de elegancia, nobleza y determinación. ¡Con que agudos!  Un escalón abajo estuvo la Arsace de Lena Belkina, aun así, la mezzosoprano ucraniana puso en evidencia empeño y dedicación a un papel difícil, que perteneció al mítico castrado Veluti, que sin embargo careció de audacia  en las partes más heroicas, así como una expresividad más genuina en las partes amorosas. La determinada y bien timbrada Publia de Raffaella Lupinacci surgió al final del resto del elenco que no fue más allá de ser simplemente correcto. Dempsey Rivera (Oraspe), Sergio Vitale (Licinio), Dimitri Pkhaladze (Gran Sacerdote) y Raffaele Costantini (Pastor).  La Orchestra Sinfonia G. Rossini no estuvo muy en forma y el Coro del Teatro Comunale de Boloña que tuvo algunos desfases de más.  

Aureliano in Palmira - ROF 2014

Foto: ROF 2014

Massimo Viazzo

Quest’anno il Rossini Opera Festival programmava per la prima volta l’Aureliano in Palmira, opera rappresentata alla Scala nel 1813 nota soprattutto per le parti riutilizzate da Gioacchino Rossini nel successivo Barbiere di Siviglia, a cominciare dalla celeberrima Sinfonia. Il Rof ha mostrato agli appassionati che Aureliano in Palmira è un’opera da conoscere per la indubbia bellezza di molte sue pagine. Anche questa volta il festival pesarese ha lavorato sull’edizione critica della partitura affidandone l’elaborazione a Will Crutchfield al quale è stata consegnata anche la bacchetta. Crutchfield ha concertato l’opera con rigore, grande scrupolo e attenzione ai dettagli. E’ mancata però un po’ di teatralità nella tenuta complessiva di uno spettacolo visivamente poco accattivante. La regia di Mario Martone è parsa solo abbozzata all’interno di un impianto scenico curato da Sergio Tramonti invero un po’ anonimo (una specie di labirinto costituito da pareti divisorie che salivano e scendevano). Il cast vocale è stato all’altezza. Michael Spyres (Aureliano), dotato di una sana voce di baritenore, ha cantato con piglio e sicurezza. Ragguardevole la dizione nel canto declamato ed elettrizzanti le sue frasi musicali più spericolate. Anche Jessica Pratt ha ottenuto un grande successo personale. La sua Zenobia era una perfetta combinazione di eleganza, nobiltà e determinazione. E che acuti! Un gradino sotto l’Arsace di Lena Belkina. Il mezzosoprano ucraino ha messo in evidenza comunque impegno e dedizione nel difficile ruolo che era stato del mitico castrato Velluti per una interpretazione a cui però è mancata sfrontatezza nelle parti più eroiche e una espressività più genuina in quelle amorose. La volitiva e ben timbrata Publia di Raffaella Lupinacci emergeva infine dal resto di un cast che non andava oltre la semplice correttezza: Dempsey Rivera (Oraspe), Sergio Vitale (Licinio), Dimitri Pkhaladze (Gran Sacerdote) e Raffaele Costantini (Pastore). Orchestra Sinfonia G. Rossini non in formissima e Coro del Teatro Comunale di Bologna con qualche sbandamento di troppo.

Tuesday, August 19, 2014

Aureliano in Palmira -Rossini Opera Festival 2014

Foto: Rossini Opera Festival 2014

Renzo Bellardone

Il ventunenne Rossini, con sorprendente ispirazione, nel 1813 compose  “Aureliano in Plamira” e ritenne  la sinfonia ed alcune arie  talmente belle da decidere di riutilizzarle  –per fortuna  dei posteri- nel successivo Barbiere. Il filologico cartellone del Rof 2014,  rispettoso ed attento al suo illustre cittadino,  quest’anno ha proposto le due opere; ed è stato compito  dei due diversi  direttori d’orchestra creare atmosfere diverse e consone allo spirito delle opere. La messa in scena  di Mario Martone è  risultata intenzionalmente tradizionale –vedansi la bucolica visione delle caprette sul palco; le ideazioni sceniche di Sergio Tramonti  si son risolte in  una serie di pannelli in leggero tessuto, le quali hanno creato ‘labirinto’, stanze, prigione, corridoi…insomma i luoghi dell’azione; sulla sinistra del palco un violoncellista ed una calvicembalista che ha seguito con interesse ed attoriale partecipazione  lo svolgersi delle varie azioni. Sul cammino della tradizione anche i costumi di Ursula Patzak  son risultati come l’immaginario collettivo si attende; interessante il disegno luci di Pasquale Mari, soprattutto a centro scena.
Will Crutchfield ha curato l’edizione critica ed ha diretto l’orchestra con meticolosa cura ed attenzione. La cristallinità e la purezza vocale di Jessica Pratt hanno regalmente esaltato la figura di Zenobia; il soprano ha dominato la scena da vera regina incantando con acuti vibranti e purissimi. Michael Spyres ha spaziato dal più profondo tono al più argentino acuto, con dei centri morbidi ed arrotondati pur mantenendo l’autorevolezza che ad Aureliano si confà. Lena Belkina è Arsace: giovane e cauta ha cantato con delicatezza. Orapse è stato interpretato con buona intonazione  da un accattivante Dempsey Rivera, mentre Sergio Vitale ha interpretato possentemente Licinio; efficace Dimitri Pkhaladze nel ruolo del Gran Sacerdote.. Convincente per il timbro anche Raffaella Lupinacci in Publia. La Musica vince sempre.





  

Sunday, August 19, 2012

Ciro in Babilonia - Rossini Opera Festival 2012, Pesaro

Foto: Studio Amati Bacciardi
Renzo Bellardone
ROSSINI OPERA FESTIVAL  2012 Teatro Rossini, 16 agosto ‘CIRO IN BABILONIA’ Direttore- Will Crutchfield, Regia- Davide Livermore, Scene e progetto luci- Nicolas Bovey Costumi - Gianluca Falaschi. Baldassarre- Michael Spyres, Ciro- Ewa Podles, Amira- Jessica Pratt, Argene- Carmen Romeu, Zambri- Mirco Palazzi, Arbace- Robert Mchpherson, Daniello- Raffaele Costantini. Orchestra e Coro - Teatro Comunale di Bologna Maestro del Coro- Lorenzo Fratini
Lo spettacolo sta per iniziare: l’operatore cinematografico arriva di corsa avvolto da pellicola sbobinata, le ragazze dello stacco biglietto e  delle sigarette sono pronte, gli spettatori  prendono posto e finalmente iniziano a scorrere  i titolo in bianco e nero del film muto che verrà proiettato. Il Rof presenta ‘Ciro in Babilonia’ e da questo momento in trasposizione spaziale  i personaggi dell'Opera  sono i personaggi del film cui prendono parte attiva anche gli spettatori al cinematografo in una sorta di speculare raddoppio; gli spettatori al cinema altro non sono che i componenti del  Coro ben  diretto da Lorenzo Fratini sempre attento e preciso. Gli abiti di scena di Gianluca Falaschi  ispirati alle antiche scritture si confondono con elementi d’inizio ‘900 nel geniale mix registico di Davide Livermore che con una rilettura intelligente ancorché acuta, non ha snaturato la narrazione, riconducendola in scene virtuali in bianco nero o seppia con le efficaci luci filtrate e disegnate da Nicolas Bovey e  con la collaborazione del Museo Nazionale del Cinema di Torino da cui sono stati tratti elementi, oltre che tecniche. Il cast è tutto adeguato all’impresa, ma il ‘bentornata’ urlato dalla platea ad Ewa Podles alla fine della sua possente cavatina  al primo atto, ha sancito l’importanza e la grandezza della prestazione dell’artista che ha rievocato timbricità , estensioni ed utilizzo dei registri oggi infrequenti.
Con tecnica collaudata giunge a scurissime profondità, per poi elevarsi  al grido straziante, passando da passionali centri invocanti. L’utilizzo dei vari registri da parte dei singoli cantanti è stata una caratteristica di tutta l’opera riscontrabili infatti anche  nelle prestazioni delle voci maschili che affascinano sia negli acuti che nei gravi. Michael Spyres nell’interpretazione significativa di Baldassarre rientra in questo tipo di duttile vocalità  ricca di colori ed imperiosi  sentimenti esaltati dagli scuri che imprimono verità al personaggio. Anche  Robert Mcpherson  in Arbace visita i vari registri con naturalezza ed assoluta pregevolezza timbricamente virile. Il basso Mirco Palazzi segue la sua linea di canto con omogeneità dai colori molto scuri realizzando la figura del principe babilonese  Zambri con possanza e caratterialità. Il profetico Daniello, quasi evocativo del Mosè delle raffigurazioni ha voce profonda e robusta dalle corde di Raffaele Costantini che pur in un ruolo di breve durata imprime la pellicola del ricordo. Amira ha la voce dai mille colori di Jessica Pratt che si lancia in acuti e sovracuti scorrendo poi agevolmente sui velluti più morbidi così come sui vertici tensivi del personaggio in crescenti agilità e coloriture. Carmen Romeu è soprano appassionato e ricco che realizza la confidente Argene come se fuggita dalla proiezione in bianco e nero. L’Orchestra del Comunale di Bologna rende sotto la ricercata direzione di Will Crutchfield attento e costante.  Il ‘Ciro’ non è opera molto frequentata, seppur ricca di diversi momenti di grande liricità poetica e di ingegno compositivo, per cui l’idea del cinema con le didascalie come ai tempi del muto, le trasposizioni dei personaggi sullo schermo, i disturbi della pellicola risultano di marcata  efficacia nell’alleggerimento colto della  proposta. La Musica vince sempre.