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Monday, September 30, 2019

La Capella Neapolitana con Antonio Florio -Stresa Festival, Italia 2019


Foto: Stresa Festival

Renzo Bellardone

Giovan Battista Pergolesi, scomparso prematuramente nel 1736 all’età di 26 anni, è una figura carismatica nell’ambito del primo Settecento italiano. La sua breve stagione compositiva non gli ha impedito di influenzare la scuola musicale napoletana, la cui fioritura è costantemente frutto di riscoperte sensazionali, al punto da creare una sovrapposizione di lavori di altri autori che hanno pubblicato a suo nome a scopo di lucro. Se oggi si arriva a mettere persino in dubbio ciò che fino a poco tempo fa era attribuito con una certa sicurezza a Pergolesi, ecco che lo stimolante programma ideato da Antonio Florio con la Cappella Neapolitana offre un florilegio del “falso” Pergolesi, avvalendosi anche della straordinaria voce di Pino Di Vittorio, prezioso interprete di una tradizione che non sembra conoscere interruzioni.

Pergolesi? Il parere di Pulcinella…
Palacongressi Stresa  5 settebre 2019
Francesca Boncompagni, soprano
Daniela Salvo, alto
Giuseppe De Vittorio, tenore
Cappella Neapolitana
Antonio Florio, direttore


Le musiche attribuite al mito pergolesiano
G.B. PERGOLESI, Concerto per flauto e archi in sol magg. (attr.)
G.B. PERGOLESI, “In coelestibus regnis” per alto e archi
G.B. PERGOLESI, Salve regina per alto soprano e archi (attr.) (Fond. Levi Venezia)
ANONIMO, Canto dei Carrettieri (tradizionale)
G. PAISIELLO, Aria di Pulcinella (da Il Pulcinella Vendicato)
N. GRILLO, Cantata in lingua napoletana “Sosutose ‘no juorno de’ dormire”
G.B. PERGOLESI, Salve Regina in la min. per soprano e archi (attr.)
G.B. PERGOLESI, Concerto per traversiere e archi in re magg. (attr.)
ANONIMO, Salve Regina per soprano alto e archi (Bibl. S.Pietro a Majella-Na)

Ecco un altro caso in cui Cultura  si coniuga con divertimento ed allegria, risultato di studio, ricerca e professionalità Il programma è di assoluta piacevolezza e stimola i sensi del buonumore; Florio, grande esperto di quel periodo musicale e grande interprete riporta brani di Pergolesi, attribuiti  al medesimo o addirittura di anonimi, con tre Salve Regina di delicata bellezza. Interessante la voce scura di Daniela Salvo, che modula con grazia e deferenza, così come è gradevole il soprano Francesca Boncompagni che fa volare la voce con colorazioni sfumate.  Florio è direttore attento, preciso e sempre in perfetta sintonia con la Cappella Neapolitana e con il solista Alessandro Ciccolini, fuoriclasse  senza ombra di dubbio. Il mattatore della serata è Giuseppe di Vittorio che canta, interpreta, quasi danza ed evoca il teatro di Pulcinella con rispetto e cura: grande attore e raffinato interprete porta avanti una tradizione senza fine….  La Musica vince sempre



Tuesday, March 1, 2016

CAPPELLA NEAPOLITANA: ANTONIO FLORIO Sceglie un nuovo nome per l'Ensemble che ha fatto la storia del barroco musicale napoletano

Antonio Florio 
In origine era la Cappella della Pietà de' Turchini, fondata da Antonio Florio nel 1987 dopo un decennio di studio e sperimentazione, portata a notorietà internazionale con programmi rari, produzioni di opere e oltre 40 incisioni discografiche e divenuta emblema della riscoperta della musica napoletana tra il Quattrocento e l’Ottocento. Oggi – alla soglia dei trent'anni di attività – quel gruppo di “coraggiosi pionieri” assume la denominazione di Cappella Neapolitana Antonio Florio, mantenendo intatto organico e collaboratori storici che da sempre portano avanti questo progetto musicale. Una esperienza musicale lunga acclamata e prestigiosa che parte dalle prime manifestazioni presso la preziosa Chiesa della Pietà de' Turchini di Napoli (detta “Incoronatella”), per arrivare alle più importanti ribalte internazionali, con l’ambizione di riproporre il repertorio delle fonti napoletane –  riscoperte e studiate sin dall’inizio da Antonio Florio con la collaborazione del musicologo Dinko Fabris – permettendo di recuperare brani di elevatissima qualità compositiva e poetica legati alle figure, non sempre adeguatamente riconosciute dalla storiografia, di autori come Sabino, Salvatore, Netti, Caresana, Veneziano, Leo, Jommelli, Vinci, Latilla, Paisiello, Provenzale. Un percorso culturalmente esaltante e didatticamente di assoluto rilievo che ha contribuito alla riscoperta di importanti tesori musicali, oggi nel repertorio di illustri altri artisti, e alla formazione di un’intera generazione di musicisti non solo napoletani avviati alla “musica antica”. Innumerevoli le collaborazioni artistiche e scientifiche avvicendatesi sin da subito e concretizzate in storiche esecuzioni concertistiche e incisioni discografiche di riferimento per etichette come Symphonia e soprattutto Opus111, con la fortunata collana “Les Trésors de Naples”. Non si contano poi le esibizioni nelle più prestigiose sedi nel mondo, Stati Uniti, Argentina, Colombia, Brasile, Cile, Cina, Giappone e naturalmente in Europa, vantando anche un invito di Claudio Abbado alla Philharmonie di Berlino. Una parte di questo esaltante percorso artistico era stato compiuto con la creazione a Napoli di un Centro di Musica Antica a partire dal 1997. Dal 2010, a seguito di evidenti divergenze artistiche, gli originari animatori musicali e scientifici, a cominciare da Florio e Fabris, hanno avviato percorsi diversi rispetto alla Fondazione Pietà de' Turchini, difendendo la loro storia e il percorso interpretativo noto in tutto il mondo. Oggi, forti anche della collaborazione con la raffinatissima etichetta discografia spagnola Glossa, i musicisti che si riconoscono nelle linee programmatiche e poetiche dei Turchini originali – indipendentemente dalla struttura che oggi porta quel nome – si sono ribattezzati Cappella Neapolitana Antonio Florio, proseguendo col rigore e lo slancio di sempre l’attività di ricerca, restauro e interpretazione dei “tesori musicali di Napoli”. Con questo nuovo nome, la Cappella Neapolitana Antonio Florio continua il suo glorioso impegno nella vita musicale internazionale, che ha come primo frutto tangibile il cd per l'etichetta GlossaGaetano Veneziano: Passio in distribuzione da aprile, con la partecipazione del Ghislieri Choir e i solisti vocali Raffaele Pe, Luca Cervoni, Marco Bussi. A Gaetano Veneziano, musicista del quale nel 2016 ricorrono i trecento anni dalla morte, e alla sua Passione secondo Giovanni (c. 1685) è dedicato anche il primo appuntamento concertistico della Cappella Neapolitana Antonio Florio, il prossimo 24 marzo a Napoli (Auditorium Castel Sant'Elmo, ore 21), nella Stagione dell'Associazione Alessandro Scarlatti. L'ensemble sarà quindi impegnato a Firenze (14 giugno) e in numerosi festival estivi i cui programmi saranno noti a breve.

Tuesday, June 14, 2011

El Museo del Prado se une a la conmemoración del día europeo de la música con un viaje musical por Italia a cargo del grupo I Turchini

Foto: Museo del Prado.

Alicia Perris

A la vez que puede disfrutarse de la exposición “El joven Ribera” en el Museo del Prado y en colaboración con el Instituto Italiano di Cultura, se ha organizado un concierto con la actuación del grupo I Turchini, titulado José de Ribera. Se trata de un recorrido musical por Italia con lamentos, sonatas y canciones en la época de este pintor en las tierras del Virreinato Español y en el Norte de Italia. El programa del concierto recoge obras de la época de José de Ribera, protagonista de una de las exposiciones temporales del Museo, en las que el público puede admirar por primera vez las principales obras de pintor español correspondientes a su juventud, apenas conocidas hasta fechas recientes. Dirigido por Antonio Florio, I Turchini ha programado obras de Gerolamo Kapsberger, Biagio Martini, Giandomenico da Nola, Francesco Provenzale, Carlo Farina, Canciones españolas anónimas del siglo XVI y finalmente partituras de Dario Castello, y un pasacalle, de compositor desconocido. Una excelente oportunidad para recorrer nuevamente el Museo del Prado y sus perfumes pictóricos que nos retrotraen a otras épocas y otros autores. Atmósferas de luz y resplandor que nos iluminan los tiempos de ahora, menos poéticos y más conflictivos para la contemplación del Arte y la expansión de las emociones.

Saturday, May 21, 2011

La Partenope, o la Rosmira fedele - Murcia, Spagna

Fotos: Murcia Lírica
Ramón Jacques-  La Partenope, o la Rosmira fedele, il dramma in musica che Leonardo Vinci (1690-1730) compose per il Carnevale di Venezia del 1725, è stata l’opera scelta per concludere la stagione di Murcia-Lirica nell’Auditorium al Palazzo dei Congressi di Murcia, Spagna. Si tratta di una produzione finanziata dall’INAEM, il Ministero della Cultura spagnolo, per presentare per la prima volta in epoca moderna un’opera dimenticata da quasi 300 anni e che contiene forti vincoli storici tra la Spagna e Napoli, dato che il suo testo originale elaborato dal poeta Silvio Stampiglia (1664-1725) fu dedicato alla viceregina spagnola di Napoli Maria de las Nieves Téllez-Girón y Sandoval, duchessa di Medinaceli. La messa in scena ha debuttato nella città di León nel marzo 2009 e da allora è stata allestita da vari teatri spagnoli, così come dal Teatro San Carlo di Napoli, teatro in cui questo lavoro fu creato, e si è aggiudicato il riconoscimento come miglior produzione operistica del 2010 e come prototipo di allestimento del periodo barocco in Spagna nell’edizione del premio lirico del Teatro Campoamor di Oviedo. Per tale motivo questa produzione sarà pubblicata in DVD dall’italiana Dynamic. Il regista argentino Gustavo Tambascio, ideatore del progetto, ha offerto uno spettacolo elegante e suggestivo, fedele all’epoca dell’azione e ai luoghi dove si sviluppava la vicenda, con cura del minimo dettaglio nell’aspetto e nel movimento dei personaggi, dei ballerini, dei guerrieri e dei figuranti sopra la scena. Le scene di Ricardo Sánchez Cuerda fatte da teli dipinti (con la tecnica del trompe l’oeil), con palazzi, vulcani e l’iconografia dell’epoca, hanno creato differenti prospettive, spazi, ed effetti ottici molto belli. La scena era completata dai fastosi costumi di Jesús Ruiz e da una ricca gamma di colori grazie ad un’ottimo uso delle luci. Tra gli atti dell’opera di Vinci si sono intercalati intermezzi del compositore napoletano Domenico Sarro (1679-1744), seguendo la tradizione di alternare agli atti di un’opera seria con dei ed eroi passaggi più caricati da comicità e spontaneità. Tali intermezzi sono stati realizzati dal divertito e comico tenore e attore Pino di Vittorio che interpretava Eurille, il personaggio en travesti dei una nobile spagnola, e dal baritono Borja Quiza come Beltramme, i quali hanno cantato oltre alla musica di Sarro, “la copla sevillana (canzone sivilliano) La Zarzamora e un fandango di Josè de Nebra, il celebre compositore spagnolo del XVIII secolo. Il solido cast di specialisti del canto barocco presentava il soprano Sonia Prina che ha dato vita ad una Partenope intensa, cantata con timbro caldo e robusto, agilissima in ognuna delle sue esigenti Arie.  Il soprano Maria Grazia Schiavo ha trasmesso l’intensità e la passione del personaggio di Rosmira, nella sua parte scenica e con un timbro brillante e cristallino, precisa negli acuti e nella coloratura, particolarmente nella sua Aria di baule “Vuol tornare alla sua sponda”. Maria Ercolano ha dato vita ad un Arsace commovente ed espressivo, con voce sfumata e ben timbrata. La figura del principe Emilio si è arricchita per la presenza elegante e carismatica, e per la voce di timbrica brunita, del mezzosoprano Eufemia Tufano. Il tenore Stefano Ferrari è stato corretto nel ruolo del principe Armindo. A fronte della compatta e duttile orchestra barroca I Turchini il suo direttore Antonio Florio ha mostrato entusiasmo e consapevolezza stilistica del repertorio della Scuola Napoletana estraendo musicalità dalle accattivanti melodie contenute nella partitura.

Friday, May 13, 2011

Parténope de Leonardo Vinci en Murcia, España.

Fotos: Eufemia Tufano (Emilio); Maria Grazia Schiavo (Rosmira) y Sonia Prina (Parténope). Cortesía: Murcia- Lírica.
Ramón Jacques

Parténope o La Rosmira Fedele, el drama para música que Leonardo Vinci (1690-1730) compusiera para los carnavales de Venecia de 1725, fue la obra elegida para concluir la temporada de Murcia-Lírica en el Auditorio y Palacio de Congresos de Murcia, España. Se trata de la producción escénica que el INAEM-Ministerio de Cultura de España financió para presentar por primera vez en época moderna, una opera olvidada durante casi 300 años y que contiene fuertes vínculos históricos entre España y Nápoles, ya que su texto original elaborado por el poeta romano Silvio Stampiglia (1664-1725) fue dedicado a la virreina española de Nápoles María de las Nieves Téllez-Girón y Sandoval, duquesa de Medinaceli. La puesta escénica que se estrenó en la ciudad de León en marzo del 2009, y que ha sido escenificada desde entonces en diversos teatros españoles, así como en el venerable Teatro San Carlos de Nápoles, donde esta obra solía representarse, fue premiada a la mejor producción de opera del 2010 en España en la edición de los Premios Líricos del  Teatro Campoamor de Oviedo, por considerársele como un prototipo del gran espectáculo lírico del periodo barroco.  Por tal motivo, esta función fue grabada en vivo para ser editada próximamente en DVD por el sello Dynamic. El director de escena argentino Gustavo Tambascio, creador del concepto, ofreció un sugestivo y elegante espectáculo, fiel al tiempo y lugar donde se desarrolla la trama, cuidado hasta el más mínimo detalle tanto en apariencia y postura, como en los lentos y precisos movimientos de cada uno de los personajes, bailarines, guerreros y figurantes sobre la escena.
Las escenografías de Ricardo Sánchez Cuerda  de telones pintados (con la técnica pictórica del trompe l'œil)  con palacios, volcanes e iconografía de la época, crearon diferentes perspectivas, espacios y efectos ópticos muy gratos. La escena fue complementada por los fastuosos y admirables vestuarios de Jesús Ruiz y por una rica gama de colores en la iluminación. Entre los actos de la opera de Vinci, se intercalaron dos intermedios del compositor napolitano Domenico Sarro (1679-1744), siguiendo la tradición de alternar los actos de la opera seria de héroes y dioses con pasajes cargados de comicidad y espontaneidad. Dichos intermedios correspondieron al divertido y cómico tenor y actor Pino de Vittorio quien interpreto a Eurille, el personaje en travesti de una noble española, y junto al barítono Borja Quiza como Beltramme, cantaron, además de la música de Sarro, la copla sevillana La Zarzamora y un fandango de José de Nebra, el celebre compositor español del siglo XVIII. El sólido elenco vocal de especialistas en canto barroco, contó con la presencia de la contralto Sonia Prina quien dio vida a una distinguida e intensa Parténope que cantó con un timbre calido y robusto, muy ágil y dinámica en cada una de sus exigentes arias. La soprano Maria Grazia Schiavo, logro transmitir la intensidad y la pasión requerida por el personaje de Rosmira, en su actuación y con su brillante y cristalina voz, muy precisa en los agudos y la coloratura particularmente en su aria de baúl “Vuol tornare alla sua sponda”. Maria Ercolano, creó un expresivo y conmovedor Arsace, de colorida y matizada línea de canto en su voz de soprano.  La figura del príncipe Emilio se enriqueció de la elegante y distinguida presencia y la radiante tonalidad oscura en el canto de la mezzosoprano  Eufemia Tufano. El tenor Stefano Ferrari estuvo correcto en el papel del príncipe Armindo. Al frente de una compacta y dúctil orquesta I Turchini, su director Antonio Florio, mostró entusiasmo y conocimiento del estilo de la escuela de opera napolitana y extrajo la musicalidad y las gratas melodías contenidas en la partitura.

Tuesday, January 25, 2011

I Turchini en el Auditorio Nacional de Madrid se sumerge en la constelación del barroco, España.

Fotos: I Turchini, Antonio Florio - Centro Nacional de Difusión Musical (INAEM)
Alicia Perris
Comenzó la “saison” del Ciclo Universo Barroco con una velada en la sala de Cámara del Auditorio Nacional de Música, con el que se abren las actividades de 2011 del Centro Nacional de Difusión Musical (CNDM). Un calendario diferente y variado. Se vuelca así esta institución en agrandar el repertorio y traer al gran público músicas casi desconocidas o “descatalogadas”, revitalizando uno de los más importantes compositores italianos del barroco, Cristofaro Caresana (1640-1709), que vivió en la época en que su región natal formaba parte de la monarquía española. El programa elegido la noche del jueves 20 ofreció sus cantatas de conjunto para 5 0 6 voces y grupo instrumental, donde destacan “L´Adoratione de Maggi”, “La Veglia”, “Demonio, Angelo y tre pastori “ y “Sembri Stella Felice Partenope Leggiadra”. Se incluyen además, del compositor Pietro Andrea Ziani (1620-1684), dos sonatas, la op. VII, nº 15 (Friburgo y Venecia, 1667-68) y la sonata op. VII, nº 17 (de Friburgo y Venecia, 1667-68). Con la dirección de Antonio Florio y las sopranos Valentina Varriale y Silvia Frigato, el alto Filippo Mineccia, los tenores Giuseppe de Vittorio y Rosario Totaro y el bajo Sergio Foresti, esta propuesta consiguió un alto nivel de excelencia, una compenetración personal y musical evidente en una sala con una acústica exquisita, que se presta muy bien al recogimiento sonoro y el disfrute. Antonio Florio es un músico entregado y lleva a cabo una labor muy valiosa de investigación musicológica que trata de recuperar el repertorio napolitano de los siglos XVII y XVIII, aunque esta actividad no es la única que lo ocupa. I Turchini, fundada por el maestro Florio en 1987, está constituida por instrumentistas y cantantes dedicados en especial al repertorio mencionado, centrado sobre todo en compositores olvidados en su día. El grupo es residente del Centre Lyrique d´Auvergne de Clermont-Ferrand y ha realizado numerosas grabaciones y giras por el extranjero, recibiendo en 2008 el premio Napoli en la sección “Excelencias ocultas”. Han preparado el año pasado la recuperación de ”Orfeo ed Euridice” de Fux y en el sello Glossa han grabado dos discos: “L´adoratione de Maggi” de Caresana y “Tenebrae”, compuesta para la Semana Santa napolitana, que verá la luz este año. Sugerente y evocador trabajo, concebido para el deleite de los que buscan perlas raras en la salas de conciertos, alejados de los grandes espectáculos masivos. Con una dirección ajustada y sensible, todos los intérpretes- cantantes e instrumentistas- logran crear una atmósfera casi irreal por lo infrecuente de la elección y ejecución de este repertorio, todo un descubrimiento y un verdadero hallazgo. Los próximos conciertos del Ciclo Universo Barroco tendrán lugar el 19 de febrero con el grupo Forma Antiqua y “La Cantata española en el siglo XVIII” y el 10 de marzo con una propuesta dedicada a “Bárbara de Braganza y su entorno hispánico” ( en la conmemoración de los 300 años de su nacimiento) con la agrupación La Real Cámara. Merece la pena seguir este rastro de excelencia realmente notable.

Thursday, August 5, 2010

Cappella della Pietà de’ Turchini - Stresa Festival 2010

Foto: Antonio Florio, Capella della Pieta de' Turchini - Stresafestival http://www.stresafestival.eu
Renzo Bellardone
STRESAFESTIVAL 2010 - MEDITAZIONI IN MUSICA
VERBANIA - Chiesa Madonna di Campagna – martedì 3 agosto

“MATER JESU” - Cappella della Pietà de’ Turchini
Valentina Variale - soprano
Filippo Minaccia - alto
Antonio Florio - direttore.


Consueto annuale appuntamento dello Stresafestival alla Madonna di Campagna costruita nel 1527, ma che dell’originaria costruzione vanta un bellissimo campanile romanico. La Meditazione inizia con una composizione di Orazio Benevoli (1605-1662), sconosciuto ai più, ma che vanta pregevoli composizioni quale il “Salve Regina” propostoci stasera dalla voce di Filippo Mineccia –alto- e dalla Cappella della Pietà de’ Turchini diretta dal suo fondatore Antonio Florio. Il brano prevede gli archi e la sola voce maschile che esordisce con qualche timidezza che scomparirà poi con i brani successivi di Giovanni Battista Pergolesi (1710 – 1736) cantati in coppia con il soprano Valentina Varriale che agile e sicura offre il suo canto con il sorriso gioioso. Decisamente ispirata in “o Clemens o pia” prende i fiati con tecnica sapiente così come abilmente usa lo strumento facciale per l’emissione di suoni chiari.

Il motivo iniziale dello “Stabat Mater” credo sia nelle menti e nei cuori di tutti gli appassionati che qui sono stati gratificati dall’esecuzione dolce ed intimistica di questo gruppo specializzato in musica antica ed in particolare napoletana (come Pergolesi, nonostante la nascita a Jesi). Con perfetta alternanza negli attacchi le due voci si integrano perfettamente in connubio armonico con l’orchestra . Filippo Mineccia in un assolo di vocalizzi senza orchestra riscuote un muto applauso a fatica trattenuto dal pubblico…. Di Valentina Varriale si apprezzano sia la tecnica, che l’interpretazione garbata e convincente. Atmosfera da meditazione con luci abbassate ed illuminato solo il soffitto affrescato con la Madonna Assunta in cielo e contornata da angeli e cherubini che suonano in Suo onore. La scelta del programma è risultata efficace e pertinente ancor più se si considera che il Lago Maggiore, ha reso omaggio a Pergolesi nei 300 anni dalla nascita in ben due occasioni: Baveno Festival con Bozen Baroque Ensemble ed il soprano Gemma Bertagnolli e questa sera lo StresaFestival che serata dopo serata non delude mai il suo pubblico e che ringraziamo per aver inserito questo omaggio a Pergolesi, non reso possibile invece a Jesi, sua città natale a causa dei tagli alla cultura attuati dal governo centrale.

Saturday, September 19, 2009

Aci, Galatea e Polifemo - Teatro Regio di Torino


Foto: Sara Mingardo (Galatea) e Cristina Banchetti (mimo)
Credito: Ramella & Giannese - Fondazione Teatro Regio di Torino

Massimo Viazzo

Aci, Galatea e Polifemo non è un’opera. Si tratta di una serenata a tre - un vero gioiello (il fatto che tutti i brani che la compongono siano stati riutilizzati dal «caro Sassone» in opere successive è una garanzia di qualità) - che fu composta a Napoli nel 1708 da un giovanissimo Händel per festeggiare, probabilmente, le nozze del Duca d’Alvito e Donna Beatrice Sanseverino. Un lavoro celebrativo, quindi, nello stile della favola pastorale tipico della poetica dell’Arcadia, accademia letteraria allora in ascesa. Drammatizzare una trama così esile (un triangolo amoroso, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, costituito dai due giovani innamorati Aci e Galatea contrastati dal rozzo Polifemo) rappresentava per Davide Livermore una vera sfida. Attualizzare il plot al giorno d’oggi è facilissimo. Livermore non si è limitato a raccontare una storia plausibile, ma compiendo un’intelligente operazione di «doppio sdoppiamento» è riuscito ad amplificare le affettività presenti nel testo musicale costruendo un interessante gioco di relazioni tra «doppi» umani, resi con bravura da tre mimi-attori, e «doppi» provenienti dal mondo animale (scelti in base a strette citazioni librettistiche) e precisamente un’aquila (Aci), una farfalla (Galatea) e un serpente (Polifemo), visualizzati fascinosamente su quattro schermi, unici sbocchi visivi in grado di mettere in comunicazione l’interno della villa settecentesca diroccata e sghemba (in cui Livermore, curatore anche della scenografia, ha ambientato la vicenda) e la rigogliosa natura circostante. Una lettura stimolante quindi, che ha trovato in Antonio Florio il giusto timoniere. Florio ha concertato con precisione e attenzione costante al respiro della pagina händeliana. Il fraseggio non è mai parso frenetico, né affannato e anche se La Cappella della Pietà de’ Turchini non è stata esente da pecche (le trombe, soprattutto) si può dire che nel complesso si sia trattata di una esecuzione convincente, mossa e scorrevole, mai secca o fredda. Tra le voci la palma del migliore spetta senz’altro a Sara Mingardo. Il contralto veneziano ha cantato con proprietà stilistica, timbro vellutato e consapevolezza dello stile patetico. La sua Galatea ci ha commosso e toccato nel profondo. Ruth Rosique ha sfoggiato una discreta coloratura anche se non è sempre riuscita a controllare l’emissione. In difficoltà, invece, Antonio Abete, un Polifemo di timbro troppo metallico, non in grado di rendere al meglio le sfaccettature malinconiche e dolenti connaturate al personaggio. Le sue agilità un po’ imprecise e una resa del legato insufficiente non gli hanno consentito una messa a fuoco ottimale dell’impervio ruolo.


VERSIÓN EN ESPAÑOL


Aci, Galatea e Polifemo no es una opera. Se trata de una serenata a tre- una verdadera joya (el hecho que todas las piezas que la componen fueron reutilizados por el en operas sucesivas es una garantia de calidad).- que fue compuesta en Napoles en 1708 por un jovencísimo Händel para festejar, probablemente, las bodas del Duque de Alvito y Doña Beatriz Sanseverino. Una obra de celebración, por lo tanto, en el estilo de la fabula pastoral típica de la poética de la Arcadia, academia literaria en aquel entonces en ascenso. Dramatizar una trama tan endeble (un triangulo amoroso, obtenido de la metamorfosis de Ovidio, formado por dos jóvenes enamorados Aci y Galatea contrastando con el áspero Polifemo) representaba para Davide Livermore un verdadero reto. Actualizar el plot al día de hoy era muy fácil, y Livermore no se ha limitado a contar una historia plausible, sino que ha completado una operación inteligente de «doppio sdoppiamento» o doble separación, y ha tenido éxito amplificando la afectividad presente en el texto musical construyendo un interesante juego de relaciones entre humanos, hecho con bravura por tres mimos-actores, y provenientes del mundo animal (elegidos en base a estrictas citas del libreto) y precisamente un águila (Aci), una mariposa (Galatea) y una serpiente (Polifemo), visualizados de manera encantadora sobre cuatro pantallas, con una única abertura visual, al grado de comunicar el interior de la villa del siglo dieciocho destruida e inclinada (en la cual Livermore, encargado también de la escenografía, ambientó el evento) con la exuberante naturaleza circundante. Una lectura estimulante que ha encontró en Antonio Florio el justo conductor. Florio concertó con precisión y constante atención al respiro de la pagina händeliana. El fraseo nunca pareció frenético ni sin respiración y aunque La Cappella della Pietà de’ Turchini no estuvo exenta de fallas (las trompetas sobretodo) se puede decir que en conjunto se trató de una ejecución convincente, movida y fluida, y nunca seca o fría. Entre las voces la palma del mejor se debió a Sara Mingardo. La contralto veneciana cantó con propiedad estilística, timbre aterciopelado y conciencia del estilo patético o penoso. Su Galatea conmovió y tocó en lo más profundo. Ruth Rosique mostró una discreta coloratura aunque no siempre tuvo éxito para contralar la emisión. A su vez, con dificultades Antonio Abete, fue un Polifemo de timbre demasiado metálico, no al grado hacer la mejor faceta melancólica y doliente inherente al personaje. Su agilidad un poco imprecisa y hecha con legato insuficiente no le ha permitido un óptimo despliegue a fuego del complicado personaje.