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Thursday, June 21, 2012

Don Giovanni di Mozart - Los Angeles Philharmonic

Foto: LA Philharmonic

La Filarmonica di Los Angeles (LA Philharmonic) , che da qualche stagione ha incorporato nella propria. opere in forma di concerto, ha iniziato con le opere della trilogia Mozart/Da Ponte Senza la presenza della buca orchestrale l’orchestra era posta nella parte posteriore e a un livello superiore rispetto a dove si sviluppava l’azione. L’idea hollywoodiana dell’architetto Frank Gehry pure ideatore della Sala Walt Disney Concert Hall, di simulare rocce con teli bianchi mescolati a costumi in stile spaziale, e colorati per le donne, e disegnati da Rodarte, suggeriva una ambientazione alla Star trek, nel futuro in un pianeta sconosciuto. Seducenti immagini visuali venivano prodotte dall’uso del contrasto, del chiaroscuro per merito del brillante lavoro di Adam Silverman. Il regista Christopher Alden non è invece riuscito a risolvere in modo convincente la parte attoriale, a causa di movimenti lenti ispirati alla formula Wilson, privando così l’opera di drammaticità, sarcasmo e seduzione. Di fronte all’orchestra Gustavo Dudamel, che mancava dell’energia e dell’entusiasmo mostrati qui all’inizio della sua gestione, offriva una lettura che privilegiava tempi lenti, noiosa in alcuni momenti, anche se dobbiamo riconoscere che nei passaggi dove ha impresso maggior dinamismo sapeva estrarre dal tessuto musicale una ammirevole trasparenza. Il baritono Mariusz Kwiecien, oggi uno dei migliori interpreti di Don Giovanni, ha dominato vocalmente il ruolo con voce robusta, sonora e calda, pur condizionato dalla visione registica poco convincente del suo personaggio Il soprano italiano Carmela Remigio è stata una Donna Anna sensibile e elegante, di timbro nitico, molto musicale e impeccabile nella dizione, e Aga Mikolaj una energica Donna Elvira di voce robusta ma non omogenea timbricamente. Il tenore Pavol Breslik esibiva voce uniforme e agile e di piacevole timbro per Don Ottavio, e Anna Prohaska era una simpatica Zerlina di linea leggera. Stefan Kocan ha mostrato voce potente da basso come Commendatore, ma come il resto del cast (Leporello, Masetto), la sua prova passava senza lode e senza infamia. RJ

Tuesday, June 19, 2012

Don Giovanni con la Filarmónica de Los Ángeles


Foto: Matthew Imaging / Carmela Remigio (Donna Anna) / Mariusz Kwiecien (Don Giovanni y Stefan Kocan (Comendador)

Don Giovanni drama jocoso en dos actos con música de Wolfgang Amadeus Mozart y libreto en italiano de Lorenzo Da Ponte. Función escénica realizada el 18 de mayo del 2012 en la sala de conciertos Walt Disney Hall de Los Ángeles, California EUA. Temporada 2011-2012 de la Filarmónica de Los Ángeles (LA Philharmonic). Director musical: Gustavo Dudamel. Elenco: Mariusz Kwiecien (Don Giovanni), Kevin Burdette (Leporello), Carmela Remigio (Donna Anna), Aga Mikolaj (Donna Elvira), Pavol Breslik (Don Ottavio), Anna Prohaska (Zerlina), Ryan Kuster (Masetto), Stefan Kocan (Commendatore). Director de escena: Christopher Alden. Escenografía: Frank Gehry. Vestuarios: Kate y Laura Mulleavy de Rodarte. Iluminación: Adam Silverman. Coro: Los Angeles Master Chorale. Maestro del coro: Grant Gershon.

La Filarmónica de Los Ángeles, que desde hace algunas temporadas ha incorporado en sus temporadas operas en versión concierto, inició su ciclo de tres operas escenificadas de la trilogía Mozart- Da Ponte. Con un escenario sin foso la orquesta fue ubicada en la parte trasera en un nivel superior a donde transcurrió la acción. La hollywoodesca idea del arquitecto Frank Gehry, también diseñador de la sala de conciertos Walt Disney, de simular rocas con telas blancas y mezclarlas con vestuarios de estilo espacial, o coloridos para las mujeres, diseñados por la casa Rodarte, sugirieron una ambientación estilo Star Trek en el futuro y en un planeta indeterminado. El contrastante uso de claroscuros de la brillante iluminación de Adam Silverman creó seductoras imágenes visuales. La idea hasta aquí parecía funcionar, solo que Christopher Alden no pudo resolver convincentemente la parte actoral, porque recurrió a los movimientos lentos de la ya desgastada formula Wilson, condicionando a los personajes a una incesaría sobreactuación, que además privó a la obra del dramatismo, el sarcasmo y la seducción que esta opera requiere.
Frente a la orquesta, Gustavo Dudamel, quien carece de la energía y el entusiasmo desmedido que mostró aquí al inicio de su gestión, ofreció una lectura que privilegió los tiempos lentos y fue tediosa por momentos, aunque debe reconocerse que en los pasajes donde imprimió mayor dinamismo extrajo tejidos musicales de admirable claridad. El barítono Mariusz Kwiecien, en la actualidad uno de los mejores intérpretes del papel de Don Giovanni dominó vocalmente al personaje con voz robusta, sonora y calida, aunque estuvo muy condicionado en su actuación para desarrollar convincentemente su personaje. La soprano italiana Carmela Remigio fue una sensible y elegante Donna Anna de timbre nítido y muy musical y exhibió una impecable dicción, y Aga Mikolaj una enérgica Donna Elvira de voz robusta pero homogénea en el timbre. El tenor Pavol Breslik exhibió una voz uniforme y ágil de grato timbre como Don Ottavio y Anna Prohaska fue una simpática Zerlina de canto ligero. Correcto estuvo el coro que se ubicó en las butacas altas detrás del escenario. Stefan Kocan, mostró su potente voz de bajo como el comendador, pero tanto el como el resto de los cantantes que completaron el elenco, pasaron sin pena ni gloria. RJ

Wednesday, June 1, 2011

Król Roger l’opera del compositore polacco Karol Szymanowski - Teatro Real di Madrid

Foto: Javier del Real
Ramón Jacques
Król Roger l’opera del compositore polacco Karol Szymanowski, basata su Le Baccanti di Euripide, che combina elementi di opera e oratorio con importanti parti corali e la cui première si è realizzata a Varsavia nel 1926, è andata in scena al teatro Real di Madrid diretto da Gerard Mortier nella medesima produzione vista a Parigi nel 2009. Il regista polacco Krzysztof Warlikowski si è avvalso di una scenografia situata in tempi moderni per raccontar una storia medievale, con la quale è riuscito a dare fluidità a un lavoro rappresentato senza intervalli, e che però non è stato esente da polemiche per quanto riguarda una concezione di fondo irrazionale e simbolista, nel più puro stile del Regietheater, come la trasmissione su schermi di scene erotiche, l’uso delle droga, una piscina in proscenio con personaggi che nuotavano al suo interno lentamente, alcuni seminudi e altri con la testa di Topolino, il che ha provocato sopresa, indignazione e irritazione in un pubblico diviso che ha reagito con approvazione o con la più conservatrice disapprovazione e con fischi. In qualche modo si può affermare che si è trattato di uno spettacolo di alto livello musicale con la prova della ispirata ed omogenea Orchestra Sinfonica di Madrid che dalla buca ha fatto fluire la raffinatissima orchestrazione, carica di melodia catturanti ed affascinanti evocanti lo stile musicale di Strauss, Ravel, Schoenberg, l’impressionismo di Debussy e la musica orientale. Sotto la rigorosa bacchetta del direttore inglese Paul Daniel la tensione e la drammaticità contenuta nella trama si palesavano in ogni momento. Il solido cast vocale contava sulla presenza del baritono polacco Mariusz Kwiecien di convincente disimpegno scenico come Ruggero II che ha esibito una voce opulenta e carica di espressività. Il soprano ucraniano Olga Pasichnyk ha mostrato grande compenetrazione vocale e scenica dando vita al personaggio di Roxana, e l’esecuzione della sua bellissima e seducente Ninna-Nanna Kolysanka Roksany così piena di arabeschi e di notevole qualità timbrica e colore vocale è stato il vertice della serata. Stefan Margita ha creato il forte e combattivo Edrisi con voce potente di tenore, e il tenore Will Hartmann ha dato vita al Pastore con penetrante smalto vocale. Corretti nei loro interventi sono stati il basso Wojtek Smilek come Arzobispo e il contralto Jadwiga Rappé, così come il Coro del Teatro Real specialmente nella scena della messa in cattedrale all’inizio del primo atto, un pezzo bellisimo che ricorda i cori antichi bizantini-ortodossi.


Tuesday, May 24, 2011

Król Roger de Karol Szymanowsky en el Teatro Real de Madrid


Fotos: Javier del Real

Ramón Jacques

Król Roger (Rey Krol) la opera del compositor polaco Karol Szymanowski, basada en Las Bacantes de Eurípides, que combina elementos de la opera y el oratorio con importantes partes corales y cuya premier se realizó  en Varsovia en 1926, se estrenó en el escenario del Teatro Real de Madrid de la mano de su director artístico Gerard Mortier y la misma producción escénica con la que esta obra fue presentada en el 2009 en la Opera de Paris. El regista polaco Krzysztof Warlikowski, se valió de un  montaje situado en un tiempo moderno para contar una historia del siglo XII, con la que le dio fluidez a una obra que se realizó sin intervalos, pero que no estuvo exenta de polémica por su irracional concepción y simbología sobre la escena –al mas puro estilo del regieteather- como la trasmisión de escenas eróticas en pantallas sobre el escenario, el uso de drogas, una piscina en el centro del proscenio con personajes que nadaban lentamente, personajes semidesnudos y otros con cabezas de Mickey Mouse, lo que provocó sorpresa, indignación e irritación en un publico dividido que respondió con consentimiento, o los mas conservadores con desaprobación y abucheos. De cualquier manera, se puede afirmar que se trató de un espectáculo de alto nivel musical, con la prueba de la inspirada y uniforme Orquesta Sinfónica de Madrid, que del foso hizo fluir la refinada orquestación, cargada de cautivadoras y fascinantes melodías, evocadoras de estilos musicales tan variados como: Strauss, Ravel y Schoenberg, el impresionismo de Debussy o la música oriental. Bajo la rigurosa conducción del director ingles Paul Daniel, la tensión y el dramatismo contenidos en la trama se mantuvieron en todo momento. El sólido elenco vocal contó con la presencia del barítono polaco Mariusz Kwiecien, de convincente desempeño escénico como Roger II y una voz opulenta y rica en expresividad. La soprano Olga Pasichnyk mostró una grande compenetración vocal y escénica con el personaje de Roxana, del que es su mejor intérprete en la actualidad, y la ejecución de su bellísima y seductora canción de cuna Kolysanka Roksany  tan llena de arabescos y de notable cualidad timbrica y color vocal fue el vértice de la función. Stefan Margita creó un fuerte y combativo Edrisi con su potente y pareja voz de tenor; y el tenor Will Hartmann dio vida al Pastor con penetrante esmalte  vocal.  Correctos en sus intervenciones estuvieron el bajo Wojtek Smilek como el Arzobispo, la contralto Jadwiga  Rappé  como la diaconisa,, así como el coro del Teatro Real, particularmente en la escena de la misa en la catedral al inicio del primer acto.

Tuesday, April 26, 2011

Se estrenó Król Roger de Warlikowski en el Teatro Real de Madrid.

Lunes 25 de abril de 2011. Teatro Real. Ópera en tres actos, con libreto basado en las Bacantes de Eurípides. Estrenada en el Gran Teatro Wielki de Varsovia el 19 de junio de 1926: Król Roger de Szymanowski (1882-1937). Elenco: Marius Kwiecien, Olga Pasichnyk, Stefan Margita, Hill Hartmann, Wojtek Smilek, Jadwiga Rappe. Dirección musical: P. Daniel. Director de escena: K. Warilowski (Szczecin, 1962). Coro y Orquesta Titular del Teatro Real.

Alicia Perris - Foto: Król Roger ONP.  Con un recibimiento poco lucido o habría que escribir, contrario sobre todo a la puesta en escena, se recupera esta ópera en polaco, que se había estrenado en Barcelona en el Liceu el año pasado. Se trata de un proyecto que se presentó también en la Ópera Nationale de Paris, donde se encontraba trabajando por entonces Gerard Mortier, actual Director Artístico. El montaje a cargo del mismo artista que firmó El caso Makropoulos de Janácek es polémico y recuerda a los espectadores otras extravagancias ya vividas en ocasión de una Salomé bastante denostada también por el público y la crítica del foro. Las voces y la dirección musical, excelentes, en un esfuerzo conjuntado que dio buenos frutos, (se trata de especialistas) pero el conjunto se hace pesado y difícil de sobrellevar al tratarse de un idioma, un argumento y una música que acaban envolviéndose sobre sí mismos en la hora y media sin descanso que se dura la obra. A mitad de camino entre la realidad, el sueño y la pesadilla, el tema de la ópera pasa por algunos tópicos convertidos en tabú hasta hace poco, como el consumo de drogas potentes, la homosexualidad, el adulterio, la inclusión de una película de Andy Warhol de dudoso gusto y sentido ético, una gran piscina que se abre en el escenario donde circulan personajes con los conocidos en el Real “traseros” al aire y calzoncillos de diseño mediocre. Una especie de geriátrico al uso, mezclado a la angustia de la reina, embarazada de un marido que se volatiliza y se desarma detrás de las incandescencias del deseo.  A pesar de la disconformidad o el disgusto de algunos (bastantes en este caso) Gerard Mortier tiene clarísimo en qué consisten los criterios con los que se elige el repertorio del Teatro: “al que no le gusta, es su problema. Estoy seguro de que es una excelente producción”. Tal vez lo que le gustaría al público del Real – y no quiero interpretar- que es el que paga las entradas, algunas muy caras, otra de escasa visibilidad, no es necesariamente siempre Rigoletto o Tosca, pero sí espectáculos que fueran más límpidos y definidos en lo ideológico y con un concepto estético donde imperaran más la belleza y la armonía, conceptos difíciles de atrapar y definir donde los haya, que la búsqueda de artificios y recursos “épatants”. Y ahí empiezan los problemas. La dualidad entre lo apolíneo y lo dionisíaco, representado por el personaje del Pastor, tan intensamente citada en este caso por la crítica, va sin embargo envuelta en una música potente con reminiscencias conocidas de Stravinsky, Scriabin o los Impresionistas, pero queda muy poco de la Sicilia que supuestamente ilustró y enamoró a los creadores de Król Roger. Se trata de otra cosa: el lujo solar mediterráneo pasado por las turbulencias neblinosas de la Europa del Este o lo que buenamente cada cual pueda valorar o sentir con esta propuesta artística. Es probable que este montaje llamara la atención al público más joven del Teatro Real, si lo hubiere en una proporción significativa, que no es el caso. A los veteranos, muchas de las ocurrencias escénicas o ideológicas de la ópera nos parecen en muchos momentos el remake de un déjà-vu conocido y familiar. Otro eterno retorno.