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Thursday, October 29, 2020

Stabat Mater di Pergolesi - Teatro Coccia di Novara


Foto: Teatro Coccia di Novara

Renzo Bellarone

L’opera, la realizzazione artistica al tempo del coronavirus:  questo incipit è tratto dalle note di regia del regista Renato Bonajuto: “…l’Uomo e la Donna ritroveranno loro stessi e la loro reale essenza. E questo è quello che davvero spero possa succedere ad ogni essere umano, una volta finita, perché finirà, questa terribile esperienza che ci ha coinvolto e che forse non è stata vana. Riscoprire la verità della propria anima attraverso l’espressione e l’incanto dell’espressione artistica. Perché la Bellezza, per chi la sa guardare, ascoltare, assorbire, è salvifica.

STABAT MATER Giovanni Battista Pergolesi (Opera da camera) direzione musicale Matteo Beltrami direttore dell’esecuzione Matteo Beltrami, allievi del corso di direzione d’orchestra dell’Accademia AMO regia Renato Bonajuto coreografie Giuliano De Luca orchestra I Virtuosi Italiani solisti Aurora Faggioli/Mariam Battistelli  danzatori Francesco Alfieri, Rocco Ascia, Alice Bellora, Emanuele Cappelli, Arianna Lenti, Alessio Urzetta impianto scenico e costumi Danilo Coppola luci Ivan Pastrovicchio produzione Fondazione Teatro Coccia

Lo Stabat Mater è Opera sacra commissionata a Pergolesi dalla laica confraternita napoletana dei Cavalieri della Vergine dei dolori di San Luigi al Palazzo e questa non è incongruenza, infatti anni prima la stessa confraternita ne aveva commissionato una versione, altrettanto celebre, a Scarlatti. Pergolesi rimase fedele alla struttura di Scarlatti e mantenne la strumentazione e le sole due voci soliste, differenziandosi però per  concisione e compattezza. Insolita è l’idea di uscire dalla forma concertistica ed invece farne una vera e propria rappresentazione seppur improntata alla  lentezza del movimento per raggiungere la staticità. L’ispirazione del regista Renato Bonajuto  affonda nelle pitture delle zone del Piemonte, per raggiungere poi Caravaggio ed i suoi coevi: ogni quadro musicale incontra la ricreazione di un quadro vivente dove i danzatori si spogliano tra un quadro e l’altro per ricoprire poi la nudità con i panni del personaggio successivo. Realizzazione di forte impatto e di costante suggestione, quindi un plauso oltre che a Bonajuto anche a Giuliano De Luca per le coreografie ed ai danzatori coinvolti. Venendo alla musica è certamente sempre toccante ed i Virtuosi Italiani dimostrano di essere un insieme affiatato ed esperto nel genere, riuscendo a trasmettere la commozione inevitabile. La direzione del Maestro Matteo Beltrami è ancora una volta attenta, puntuale e misurata, infondendo equilibrio e partecipazione. Le voci sono importanti non per nulla sono entrambe abitualmente ospiti dei grandi teatri d’Europa.  Vestite come  Vergini barocche stanno ai lati della scena, realizzata  da Danilo Coppola come i costumi ed  illuminata con sapienza da Ivan Pastrovicchio. Il mezzosoprano Aurora Faggioli esprime un bel colore scuro e tono caldo e pieno che ben tocca le corde dell’emotività, mentre Miriam Battistelli espone una voce limpida e vivida di colori illuminati che esalta la musicalità dell’insieme. Realizzazione davvero toccante!  La Musica vince sempre.



 


Sunday, August 2, 2020

El Barbero de Sevilla en Novara Italia

Foto: Finotti

Renzo Bellardone

Si, nuestro teatro tradicional piamontés el Coccia di Novara junto con la Fondazione Teatro Coccia, no se han rendido por vencido y aprovechando el amplio patio del castillo, diseñaron un programa interesante; entre cuyos títulos elegidos destaca el "Barbero de Sevilla", abandonando la orquesta, pero arreglándoselas para ofrecer una velada agradable y de buen nivel. La obertura de Alba Pepe al piano comenzó más con una intrigante dulzura que con vivacidad, solo para animar y mantener un buen ritmo en la ópera a pesar de las modificaciones de los jóvenes maestros de la Academia AMO del Teatro Coccia. De manera clásica apareció en una plaza de Sevilla, Fiorello con la linterna en la mano, interpretado con presencia y buen ambiente por Filippo Rotondo, a quien luego se le vio también en el papel de un oficial. El conocido intérprete de Rossini Enrico Iviglia, mostró su canto fácil en las variaciones, y con un canto seguro interpretó brillantemente al Conde de Almaviva. El Barbero es la ópera más representada del mundo, por lo tanto, es muy conocida y el público de esta velada de verano esperaba las arias más conocidas, como la famosa cavatina 'Figaro qua..Hei Figaro ...' ello hace que sea un mayor compromiso para cualquier intérprete del personaje. Gabriele Nani tiene varias producciones en su haber y, aunque es joven, tiene un amplio repertorio que le permite desenvolverse con seguridad en el papel que desempeñó con habilidad, aprovechando una radiante presencia en el escenario y la buena técnica para apoyar su grato timbre de sublime color. Manuela Custer fue Rosina, continuando así su tradición rossiniana que comenzó con su debut en ‘Elisabetta regina d’Inghilterra’'' en el Regio de Turín. Es una intérprete de referencia muy apreciada en las óperas serias de Rossini, como por ejemplo su 'Tancredi', como también en la interpretación de música antigua. Dando vida a Rosina estuvo confiable y con su destreza en la agilidad, entusiasmó al público con la interpretación de las arias esperadas, su timbre fue seguro y supo espaciar con elegancia gracias a una firme técnica. El jovencísimo Stefano Marchisio dio un paso decisivo adelante con una exitosa interpretación de Don Bartolo; confiado en escena como con su voz, expresó un tono profundo y una frase muy pura: ‘A un dottore della mia sorte…’ que interpretó con una habilidad poco común que incluso, a veces, intérpretes más experimentados no demuestran. Definitivamente por actuación, caracterizó bien al personaje. Alessandro Abis interpretó a Don Basilio de manera convincente e hizo que la "calumnia" fuera más que una "brisa muy suave" (‘venticello assai gentile’). Ilaria Alida Quilico fue una amable Berta que rindió con una voz sonora y divertida, mientras que Filippo Rotondo, Fiorello y luego. un oficial que interpretó con una voz profunda y segura. Las dificultades en la época de Covid son muchas, incluso para la dirección de Renato Bonaijuto para quien no debió haber sido fácil crear un espectáculo con las limitaciones impuestas, así que "honor al mérito" porque pudo llevarlo a cabo con pocos elementos, como los paneles giratorios para recrear una plaza primero y luego el interior de la residencia de Bartolo, con ligeras bromas entre el público, los paraguas en la tormenta, y luego la escalera llevada al balcón y retirada por el incauto Don Bartolo que hicieron sonreír al público. Las mascarillas usadas escenario y luego utilizadas como elementos escénicos, con Berta desinfectando todo y a todos, fue algo actualmente relevante que incluso aligeró un poco el momento. Elegidos de la academia de dirección de la orquesta AMO del Teatro Coccia, coordinada por el maestro Matteo Beltrami, los dos directores estuvieron atentos y correctos en su desempeño. ¡Siempre divertido el 'Barbero' con la moraleja de la ‘dell’inutil precauzione’ ! (¡’ la inútil precaución’!

Friday, July 31, 2020

Il Barbiere di Siviglia - Teatro Coccia di Novara - Cortile del Castello 29 luglio 2020


Foto: Finotti 

Renzo Bellardone

IL BARBIERE DI SIVIGLIA Opera in due atti di Gioachino Rossini con Enrico Iviglia Il conte D'Almaviva Stefano Marchisio Don Bartolo Manuela Custer Rosina Gabriele Nani Figaro Alessandro Abis Don Basilio Ilaria Alida Quilico Berta Filippo Rotondo Fiorello/Un ufficiale direzione Accademia dei Mestieri d'Opera del Teatro Coccia AMO regia Renato Bonajuto assistente alla regia Lorenzo Lenzi Alba Pepe pianoforte Produzione Fondazione Teatro Coccia, 
Ebbene si, il nostro teatro di tradizione piemontese, ovvero il Coccia di  Novara, con La Fondazione Teatro Coccia per l'Estate Novarese, non molla ed utilizzando l’ampio cortile del Castello, appronta un cartellone interessante; tra i titoli i evidenza il “Barbiere di Siviglia e pur rinunciando all’orchestra riesce ad offrire a serata piacevole e di livello. L’ouverture al pianoforte di Alba Pepe parte più con dolcezza intrigante che con briosità, salvo poi vivacizzarsi e mantenere un buon ritmo per l’itera opera pur con l’alterarsi di giovani direttori dell’Accademia AMO del Teatro Coccia. Classicamente appare su una  piazza di Siviglia,  Fiorello con la lanterna in mano,  interpretato con presenza e buona impostazione da Filippo Rotondo, che vedremo poi anche nei panni di un Ufficiale. Affermato interprete rossiniano è il brillante Enrico Iviglia, facile nelle variazioni e con vocalità sicura, che vivacemente interpreta il Conte d’Almaviva. Il Barbiere è l’opera più rappresentata al mondo e quindi è molto conosciuta ed anche il pubblico delle serate estive si attende le arie più conosciute e tra queste la celebre cavatina ‘Figaro qua..Hei Figaro….’ e per questo è un impegno forte per qualsiasi interprete del Barbiere. Gabriele Nani ha  al suo attivo diverse produzioni ed ancorchè giovane ha un vasto repertorio che gli consente spigliatezza e sicurezza nel ruolo che infatti interpreta con abilità, sfruttando la brillante presenza scenica e buona tecnica a supporto di bel timbro e  bel colore.  Manuela Custer è Rosina, continuando così la sua tradizione rossiniana iniziata addirittura al debutto in ‘Elisabetta regina d’Inghilterra’ al Regio di Torino; interprete di riferimento è ben apprezzata anche nel Rossini serio, vedi ‘Tancredi’ e nella musica antica fino alla musica dei giorni nostri. In Rosina è sicura e facile nelle agilità ed appassiona il pubblico  con l’interpretazione delle arie attese con il suo timbro sicuro che sa spaziare elegantemente, grazie alla salda tecnica. 
Il giovanissimo Stefano Marchisio fa un deciso balzo in avanti con l’interpretazione super riuscita di Don Bartolo; sicuro sulla scena come con la voce, esprime un tono profondo ed un fraseggio purissimo: ‘A un dottore della mia sorte…’ lo interpreta con una abilità non comune che talvolta neppure i più affermati interpreti sanno eguagliare. Decisamente in ruolo, ha caratterizzato bene il personaggioAlessandro Abis interpreta  Don Basilio in modo convincente e rende ‘la calunnia’ qualcosa di più di un semplice ‘venticello assai gentile’. Ilaria Alida Quilico è la simpaticissima  Berta che rende con una voce squillante e divertente, mentre Filippo Rotondo  prima Fiorello  e poi un ufficiale che interpreta simpaticamente e con voce profonda e sicura. Le difficoltà in tempo di Covid sono molte ed anche per la regia di Renato Bonaijuto non deve essere stato semplice realizzare uno spettacolo con le limitazioni imposte, ma ‘onore al merito’ ha saputo con pochi elementi quali i pannelli girevoli ricreare prima la piazza e poi l’interno della dimora di Bartolo, con la gag garbata tra il pubblico, degli ombrelli al temporale e quindi della scala portata al balcone e poi recuperata dall’incauto Don Bartolo ha fatto sorridere il pubblico; le mascherine imposte all’entrale sul palco e poi utilizzate quale elemento registico e Berta che disinfetta tutto e tutti quanti risulta temporalmente pertinente ed anche un po’ in alleggerimento del momento. Scelti all’Accademia di direzione d’orchestra AMO del Teatro Coccia, coordinata dal Maestro Matteo Beltrami, i due direttori sono risultati attenti e gradevoli nella conduzione. Sempre divertente il ‘Barbiere’  con la morale ‘dell’inutil precauzione’ ! La Musica vince sempre


Wednesday, November 6, 2019

Ernani - Teatro Coccia di Novara

Credi foto FINOTTI.

Renzo Bellardone
Dopo quasi 100 anni al Coccia di Novara torna Ernani di Giuseppe Verdi e spopola con ripetuti applausi a scena aperta !!!  Si narra di una donna Elvira e tre innamorati che si contendono il suo amore: Carlo, Silva ed Ernani; come nelle migliori opere la situazione è molto ingarbugliata ed amore, odio, vendetta e morte anche in questo caso si coniugano sulle  imponenti note verdiane! 

ERNANI – Teatro Coccia Novara inaugurazione 18 novembre 2019 Dramma lirico in quattro atti di Giuseppe Verdi Libretto di Francesco Maria Piave Direttore Matteo Beltrami Regia Pier Francesco Maestrini Scene e costumi Francesco Zito Orchestra Fondazione Teatro Coccia in collaborazione con il Conservatorio “G. Cantelli” Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi Maestro del coro Dario Grandini Nuovo Allestimento del Teatro Coccia, recupero storico dell’allestimento del Teatro Massimo di Palermo Coproduzione Fondazione Teatro Coccia con Teatro Verdi di Pisa Ernani MIGRAN AGADZHANYAN Elvira ALEXANDRA ZABALA Carlo ENKHBAT AMARTUVSHIN Silva SIMON ORFILA Don Riccardo DIDIER PIERI Giovanna MARTA CALCATERRA. Il Coccia riapre le porte alla nuova stagione, inaugurando con Ernani, recuperando l’allestimento storico in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo  ed il Verdi di Pisa. L’idea di Ernani pare sia stata parecchio in gestazione ed alla fine ha trovato la luce con un cast davvero ecellente. Il direttore Matteo Beltrami è evidentemente attratto da questo compito che assapora attimo per attimo con una sorta di dedizione religiosa; con la bacchetta vive ogni nota, infondendo entusiasmo al palco ed  all’orchestra della Fondazione Teatro Coccia in collaborazione con il Conservatorio G.Cantelli. Dopo il preludio e l’introduzione è subito la volta del coro sinfonico di Milano  ‘Giuseppe Verdi’ che soprattutto nella versione maschile è prepotentemente determinante per questa opera e con  Evviva Beviamo! si impone superbamente, con un plauso a Jacopo Facchini, suo direttore che li conduce fino al conclusivo Oh, come felici gioiscon gli sposi!. Trattandosi di allestimento storico non si attendono ovviamente guizzi di contemporaneità, anzi si evidenzia la meticolosa attenzione alle annotazioni di Verdi e la ricerca di puntualità e  fedeltà. La regia di Pier Francesco Maestrini si snoda pertando con qualche staticità, come consuetudine anni fa; i sontuosi costumi e le scene architettoniche sono create da Francesco Zito e le luci; che privilegiano sovente il buio proprio a caratterizzare la cupezza della vicenda, sono disegnate da Bruno CiulliErnani appare subito in scena con il coro e dopo il recitativo propone immediatamente la cavatina Come rugiada al cespite  ed il bel colore in aggiunta a fermezza interpretativa ed ampiezza vocale  l’interprete   Migran Agadzhanyan  piace anche per la cura della parola chiara e perfettamente comprensibile. Alexandra Zabala ha accettato di sostituire il soprano Courtney Mills ed è risultata ottimamente nel ruolo espresso altresì con voce altamente duttile che scorre su raffinate sete così come accorata ed appassionata spazia dai toni più bassi alle vette degli acuti; si esprime grazie ad una robusta tecnica e lunga esperienza. Man mano che la narrazione procede è sempre più emozionante e commovente Ernani!  Ernani involamiEnkhbat Amartuvshin, già apprezzato al Coccia e poi in Arena nel ruolo di Nabucco, veste qui i panni di Carlo sfoderando i bei toni baritonali colorati e timbrati che imprimono possanza al ruolo espresso con forte partecipazione e coinvolgimento. Nel duetto con Elvira Da quel dì che t'ho veduta prorompe pura emozione. Al finale dell’atto primo compare il vecchio Silva interpretato dall’affermato basso Simon Orfila il quale porge il canto dapprima con cuore passionale amalgamato con colori bruniti e sfumature ambrate, per giungere poi ai toni dell’odio e della vendetta. Sicuramente ricco di larga esperienza  si propone con autorevolezza e credibilità. Seppur con ruoli minori apprezzabili Didier Pieri in Don Riccardo e Marta Calcaterra in Giovanna. L’opera è veramente tutta facilmente ascoltabile, ma Verdi eccelle nel canto a più voci O sommo Carlo, Ad Augusta e nel più celebre Si ridesti il Leon di Castiglia. Come sempre un plauso alla Direzione ed alle maestranze del Teatro Coccia per l’importante lavoro di ricerca, promozione e realizzazione. La Musica vince sempre.

Monday, May 13, 2019

TRAVIATA – Teatro Coccia Novara


Credit Foto Mario Finotti

Renzo Bellardone


La grande Musica riesce sempre a ‘fregare’ anche il più incallito e duro ascoltatore. Traviata, seppur titolo abusato ed ascoltata innumerevoli volte, riesce sempre a commuovere: anche quando si cerca un atteggiamento distaccato, arriva poi “l’addio al passato” e qui casca anche il più insensibile degli ascoltatori ! Cast complessivamente buono con i vari interpreti in ruolo e da veri artisti, tutti quanti molto semplici ed alla mano. Klara Kolonits è risultata una Violetta decisamente interessante, con luminosità e facilità nelle agilità, da cui traspare la solida tecnica, che fa approcciare il personaggio con umiltà rendendolo poi con scintillante ed intensa  passione! Carlotta Vichi è indubbiamente una efficace Flora Bevoix, così come Marta Calcaterra piace in Annina sia per vocalità che attorialità, ruolo in cui peraltro è di riferimento. Danilo Formaggia arrivato in soccorso veramente all’ultimo minuto, causa indisposizione dei previsti interpreti, risolve Alfredo in un crescendo di solidità e offrendo una interpretazione più che gradevole. Alessandro Luongo man mano che la vicenda si svolge acquista timbricità e colore, facendo si che papà Germont abbia il peso che ha nella vicenda. Gastone e Giuseppe sono interpretati da Blagoj Nacoski, che vanta un curriculum di tutto rispetto e qui oltre alla prestanza fisica esibisce un bel tono e timbricità accattivante oltre al meraviglioso golden retriver che con lui appare all’inizio del secondo atto suscitando tutte le simpatie del pubblico, così come al finale a ricevere gli applausi con Blagoj. Roberto Gentili, Claudio Mannino e Rocco Cavalluzzi, hanno ben reso i loro ruoli con fermezza e caratterizzazione. 
Trattandosi di una produzione del Teatro Coccia, vale la pena (oltre che doveroso) spendere qualche parola su gli ‘attori realizzatori’ Corinne Baroni direttrice del teatro che ama, ha creato una sorta di anteprima ed infatti prima della rappresentazione con il direttore musicale ed il segretario artistico, raccontano l’opera in platea; dal primo esperimento di qualche mese fa ad oggi il pubblico presente è aumentato in modo esponenziale a significare quanto la vicinanza con il pubblico sia pagante per entrambe le parti. Trattandosi dell’ultima opera in cartellone di stagione la signora Baroni è apparsa sul palco ante ouverture per ringraziare il pubblico ed invitarlo alle produzioni future. Il teatro ha un suo pubblico e svolge veramente il ruolo di ‘teatro di tradizione’, con una buona azione complessiva di marketing e comunicazione di Serena Galasso. Il direttore musicale ed in questo caso anche direttore d’orchestra Matteo Beltrami ha diretto con consapevolezza e passione preservando le magiche atmosfere intrise di poesie che la partitura racchiude; attento ad ogni dettaglio vive la direzione con l’orchestra ed il palco in simbiosi perfetta, dedicando fedeltà alla scrittura ed amore alla realizzazione. Le Scene di  Sergio Seghettini  sono davvero eccellenti e realizzate con la semplicità quasi contemporanea della regia. I costumi di  Matteo Zambito rispecchiano esattamente l’epoca in cui si è riambientata la vicenda e di  grande impatto ed efficacia le luci di Ivan Pastrovicchio che nella loro semplicità, sanno accuratamente accentuare il significato dei vari  momenti e dell’idea registica. Il coro San Gregorio Magno è consolidato e meriterebbe una recensione a parte per le abilità interpretative nell’assunto complessivo. Veniamo ora alla regia di Renato Bonajuto. Questi ha riportato la narrazione verso gli anni 60, ai tempi del  grande boom economico e con i primi respiri di innovazione totale, quando germogliavano già le voglie di cambiamento, di liberalizzazione e di superamento del perbenismo talvolta bigotto che ancora opprimeva la nostra società, seppur non erano ancora sopiti i ‘si fa, ma non si dice’ e soprattutto i falsi comportamenti di  convenienza sociale che sempre offuscano anche le migliori intenzioni e le migliori volontà.
Siamo a Novara, proprio sulla piazza del Teatro ed infatti affiorano le sagome dei palazzi circostanti, del Castello (recentemente riportato a nuova vita) e del Coccia stesso. Fin dal celebre brindisi iniziale affiorano il libertinaggio nascosto che sta emergendo alla luce, amori diversi accettati in ambienti ricercati ed un gran desiderio di essere se stessi ! La danza delle zingarelle è realizzata con sapiente eleganza, evitando le danze, con un solo accenno delle  coriste in un tripudio di colori. Viene poi la volta dei toreri ed allora ad evidenziare il costume è una lap dance comme il faut a sinistra della scena, mentre a destra una danza erotica con spogliarello  del danzatore. Per sintesi, corro al quarto atto: la scena è buia, completamente buia con una sola luce sul letto di Violetta che sta vivendo le poche ore che le restano: tuttavia spera ed in una sorta di estrema follia vede spiriti, fantasmi e rivive la sua vita con il celebre ‘Addio al passato’. La scena è appunto popolata dai fantasmi di Annina, il medico Grenvil, Alfredo e Giorgio Germont, tutti con lo stesso funebre abbigliamento a simboleggiare l’evanescenza delle presenze, quando sul letto di morte si è sempre soli! La musica diretta da Beltrami si fa dolce, non straziante, ad interpretare quasi la  scelta, l’accettazione di una situazione resa più dolce dall’apparizione dell’amato bene ed ecco che l’Amore, con l’A’ maiuscola riesce sempre  a capire, perdonare e tutto superare.  All’ultimo respiro di Violetta appare sullo sfondo l’anima materializzata di Violetta, che già riappropriatasi di un etereo corpo ritorna sul luogo della sua vita, in questo caso al Coccia di Novara! La Musica vince sempre!

Saturday, February 2, 2019

Gianni Schicchi - Teatro Coccia di Novara


Foto: Teatro Coccia di Novara

Renzo Bellardone

Mentire è possibile nella vita, ma in teatro molto meno e con l’Opera lirica non si può proprio! Il Coccia di Novara, senza presunzione alcuna sta navigando a vele spiegate verso traguardi importanti ed anche nella selezione delle opere e dei progetti punta alla ricercatezza qualitativa. L’opera in questione è senza alcun dubbio una delle opere che mi divertono di più ed in cui apprezzo il “geniaccio” di Puccini che anche tra le uniche risate che provoca con le sue opere,  riesce a creare dei momenti di commozione. Il 14 dicembre 1918 il Metropolitan di New York vede la prima rappresentazione assoluta del Gianni Schicchi, unica opera comica (ma comica proprio tanto) del vanto italiano,  Giacomo Puccini. Il 14 dicembre 2018 l’anniversario viene ovviamente celebrato a Torre del lago Puccini ed  alle ore 20 anche al visionario  teatro Coccia di Novara: la direttrice Corinne Baroni con il direttore musicale Matteo Beltrami, il regista Davide Garattini Raimondi, il  Segreterio artistico/Casting manager  Renato Bonajuto e la piacevole intrusione di Enrico Beruschi,  tutti insieme hanno presentato l’opera in modo colloquiale e raccontando alcuni particolari circa la messa in scena. Gli interpreti sono il risultato di una accurata selezione d’Accademia, infatti su ottanta  iscritti, vengono scelti una cinquantina  ed alla fine ammessi al palco sono una ventina. Anche  il giovane direttore, Nicolò Davide Suppa, proveniente dal Conservatorio Verdi di Milano è il frutto dell’Accademia: con bel gesto ampio e misurato, senza protagonismi o facili gestualità spettacolari ha diretto con passione e serietà, riuscendo a coinvolgere gli orchestrali con sicurezza e buona intesa. La regia di Davide Garattini Raimondi, presenta molti spunti interessanti, di discussione e di innovata ricerca. La narrazione viene ambientata direttamente sul palco del Coccia, senza fondali e quinte, divenendo il palco stesso l’abitazione di Buoso Donati, che in questa interpretazione non muore (nonostante diverse casse da morto in scena), ma soggiace alla morte dell’intelletto, ovvero impazzisce; il ruolo di Buoso è affidato a Paolo Lavana che da ottimo attore mima il ruolo con impressionante verismo. Sempre a proposito di regia è interessante la scelta di aprire l’opera con la Sinfonia ‘Crisantemi’ di Puccini, superando la filologicità con una opportuna scelta che ha consentito di vedere da subito gli interpreti in scena a mimare quanto stava per accadere ed iniziando a lasciare gli abiti consueti per indossare quelli dei personaggi del 1299,  in un abile gioco di costumi ideati estrosamente da Silvia Lumes. 

Dalla barcaccia di sinistra  dal palco, un signore distinto con una giovane fanciulla osservano quanto sta accadendo e si scoprirà che i due altri non erano che Gianni Schicchi e la figliola Lauretta. Le scene di Lorenzo Mazzoletti si limitano efficacemente a casse, entro le quali verrà cercato il testamento di Buoso e da cui spunteranno palloncini rossi a contrastare la presenza delle bare, peraltro illuminate con giochi di luci ben calibrate di Ivan PastrovicchioSi sa, il libretto di Giovacchino Forzano è arguto e brillante come lo Schicchi e racconta l’eterno volersi appropriare di quello che non spetta di diritto o per acquisizione, ma con l’inganno e l’arguzia tendenziosa. Venendo agli interpreti è interessante sia per timbro non troppo acuto, anzi morbido, ma ben solido e con acuti belli del tenore Mauro Secci nel ruolo di Rinuccio che nella romanza Firenze è come un albero fiorito  esprime tutto il sentimento che ha nel cuore.  Secci risulta interessante anche nei duetti Addio speranza bella…forse ci sposeremo per il Calendimaggio, con Eleonora Tess, giovane soprano promessa del bel canto che dolcemente interpreta Lauretta e in  O mio babbino caro raggiunge l’emozione con buona estensione vocale, espressività e colore gradevole; piacevole anche in scena sul’altalena  e poi in simbiosi con papà Gianni e amorevolmente con Rinuccio. Un personaggio che mi colpisce sempre molto è Zita, terribile ed avida che come gli altri resterà scornata grazie all’astuto Schicchi: Nikolina Janevska  è una buona Zita, ben addentrata nel ruolo cui imprime forza grazie ad un timbro importante ed un bel colore che aiuta la vigoria del personaggio. Giuseppe di Giacinto interpreta elegantemente Gherardo con vocalità che riesce gradita. Nel ruolo di Nella si cimenta con successo Claudia Urru, mentre Matteo Pilia è l’agile ed un po’ sfrontatello Gherardino. Mario Tathouh è interessante Betto e Vsevolod Ischenco interpeta Simone con voce profonda, entrambi ben in ruolo, come Fabio la Mattina in Marco. Altro personaggio di rilievo è la Ciesca che ben interpreta Angela Schisano la quale espone un bel colore e sicurezza espressiva. Davide Rocca ha il doppio ruolo di Spinelloccio e Amantio cui imprime buona comicità con espressione vocale interessante. Filippo Rotondo è Guccio e Yang Guo è Pinellino: entrambi hanno un ruolo di durata breve, ma ciò nonostante son riusciti entrambi a ritagliarsi il giusto spazio per far notare le loro buone qualità. Nel ruolo del titolo un interprete affermato, ovvero il baritono Federico Longhi il quale ben avvezzo al palcoscenico affronta Gianni Schicchi con possanza e sicurezza sia vocale che attoriale; voce ben timbrata e modulata  fa risaltare i vari momenti, come quando in una sorta di falsetto baritonale imita la voce di Buoso. Longhi affronta Addio Firenze con bel colore e tono accorato  e diverte quando minaccia di amputazione ed esilio i traditori o quando depaupera gli eredi della Mula di Signa e tutto il resto! Ancora una nota alla messa in scena è necessaria per la lettura registica quando Schicchi inizia il travestimento in Buoso ed a simboleggiare il cambio d’abito in ombra cinese scendono appendini ed abiti dall’alto e quando Firenze è d’oro scendono mille luccichii dorati! Il finale è esilarante: Federico Longhi si appropinqua ad una bara in verticale e ci entra, per declamare la celebre Ditemi voi, signori,/ se i quattrini di Buoso/potevan finir meglio di così!/ Per questa bizzarria/ m’han cacciato all’inferno …e così sia;/ ma, con licenza del gran padre Dante,/ se stasera vi siete divertiti,/ concedetemi voi…(fa il gesto di applaudire)/ l’attenuante! (Si inchina graziosamente) La Musica vince sempre.

Monday, October 8, 2018

Rigoletto - Teatro Coccia di Novara


Foto: Mario Finotti

Renzo Bellardone

Rigoletto, se si vuole, è il trionfo dell’amore contro tutti e contro tutto, addirittura contro l’evidenza del tradimento, e la certezza della mal riposta fiducia: Gilda ama Il Duca di Mantova senza essere sinceramente ricambiata, ma semplicemente confusa tra i tanti oggetti del desiderio da soddisfare tra un bicchiere di vino ed un amore prezzolato, eppure lei per amore sacrificherà la propria vita per salvare quella dell’iniquo duca. La scenografia di Leila Fteita è interessante: una enorme cornice che racchiude scene cinquecentesche e che ben si addice alla regia di Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi, che pur nella tradizione non cade nel banale e fa della semplicità una ricchezza. Una nota particolare la riserverei alla pioggia che fragorosamente cade sul palco mentre i suoni della  tempesta in cielo  giungono dall’alto della galleria dove sono stati posizionati alcuni strumenti all’uopo preposti e che creano un effetto di verità scenica.  Ben disegnate le luci di Emiliano Pascucci e ben concepiti, senza ridondanza i costumi di Nicoletta CeccoliniIl coro dei Conservatori “Cantelli” di Novara e “Vivaldi” di Alessandria, sono ben affiatati e di livello. Su libretto di Francesco Maria Piave, tratto dal dramma di Victor Hugo Le Roi s'amuse , Giuseppe Verdi compose quest’opera con un susseguirsi di arie divenute celeberrime e la Prima fu nel 1851 al Gran Teatro La Fenice di Venezia. Nell’esecuzione dell’orchestra del Conservatorio Cantelli di Novara sotto all’attenta bacchetta di  Matteo Beltrami resta l’impeto verdiano senza cadere nel tranello dei ripetitivi ‘zumpapa’ ed anzi ha sovente attimi sinfonici di estesa bellezza guidati da un felice gesto ampio. Stefan Pop è il Duca di Mantova che raggiunge acuti con estensione e bel timbro Parmi veder le lagrime… e ben interpreta il ruolo dello spregiudicato libertino, Questa o quella per me pari sono. Gradita quanto inaspettata scoperta Aleksandra Kubas-Kruk nel ruolo di Gilda: buona interpretazione attoriale facilitata da una bellezza che pare  disegnata sul personaggio, ma soprattutto apprezzata per le agilità, gli acuti ed i velluti rilucenti su cui fa scorrere il suo canto poetico ed appassionato Caro Nome….e Tutte le feste al tempi. Nel ruolo del titolo ed in debutto dello stesso, Roberto de Candia, che ben ha compenetrato il personaggio  giungendo a commuovere in diversi momenti esaltando la disperazione del padre che sta perdendo la figlia: Cortigiani vil razza dannata…e Vendetta tremenda vendetta.. Privilegia l’emozione a cui affida il canto dando credibilità al personaggio. Andrea Comelli è buon sparafucile così come è interessante Sofia Janelidze nel ruolo di Maddalena;  Uno dei momenti più pregnanti in Rigoletto  è per me Bella figlia dell’amore, (capolavoro compositivo verdiano) dove cantano Duca e  Maddalena (in questa regia posti più in alto) e Rigoletto e Gilda in basso ad osservare e tristemente verificare il tradimento. Valido tutto il cast: Serena Muscariello in Giovanna e Contessa, Fulvio Fonzi interessante Conte di Monterone, Stefano Marchisio brillante Marullo, Ariol Xhaferi in Conte di Ceprano e Didier Pieri in Borsa, oltre a Valentina Garavaglia ne il paggio.

Monday, May 21, 2018

Il Corsaro - Teatro Municipale di Piacenza


Foto di Mirella Verile

Renzo Bellardone

Ricerca e innovazione sono ‘il sale della vita’ dei teatri che intendono  avere lunga esistenza e che si adoperano sia per  accontentare il pubblico fidelizzato, che quello che si avvicina ad esso solo per assaporare le novità, le riscoperte e le opere poco rappresentate. Il teatro di Piacenza, in questo ambito, è fiore all’occhiello: ecco infatti, che a conclusione di stagione, propone l’opera giovanile di Giuseppe Verdi ‘Il Corsaro’ Giuseppe Verdi, in rotta di collisione con il proprio editore Francesco Lucca e gradualmente  disamorato dal testo, perse  interesse  per quell'opera (forse con già nell’animo le prime note di Luisa Miller) ed infatti, dopo anni, non diresse alla prima del 25 ottobre 1848, al teatro Grande di Trieste. Il Corsaro resta opera poco rappresentata in quanto considerata opera minore di Verdi, ma se mi posso permettere credo contenga  arie di tenera bellezza e momenti di forte temperamento musicale. La rappresentazione proposta dal Municipale di Piacenza  è l’allestimento del Regio di Parma, con la classica ma efficace regia di Lamberto Puggelli ripresa da Grazia Pulvirenti Puggelli: azione e movimento  amplificati dalle luci di Andrea Borelli che sfruttano il rosso vivace a spaccare il grigio o il nero che occupano  le scene. Marco Capuana ha realizzato la scenografia con alberi di nave, gomene, scale e catene per contestualizzare la narrazione, coadiuvata anche dai classici e pertinenti costumi di Vera Marzot
A dirigere l’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna è sul podio il giovane, ma ben affermato Matteo Beltrami (direttore musicale ed artistico del Coccia di Novara); da una posizione di palco ho potuto apprezzare l’attenzione e la cura  che il maestro ha riservato ad ogni singolo elemento dell’orchestra e dell’entusiasmo riservato al palco, cose che hanno decretato il buon risultato complessivo. Il tenore peruviano Iván Ayón Rivas è risultato un buon  Corrado, con espressione e tono decisi e bella intonazione (in crescendo rispetto agli ascolti al Regio di Torino); Medora ha incontrato la gradevolezza interpretativa di Serena Gamberoni che ha espresso grande facilità negli acuti ed interessante estensione vocale. Parimenti pregevole, nel ruolo della sventurata  Gulnara, incontriamo Roberta Mantegna che colpisce per l’avvolgente colorazione e l’ accorata interpretazione arricchita da  agilità ed espressività. Matteo Mezzaro, Cristian Saitta e Raffaele Feo rispettivamente nei ruoli di Selimo, Giovanni ed uno schiavo sono risultati ben in ruolo. Il Coro del Teatro Municipale di Piacenza, diretto da Corrado Casati è piaciuto anche per la passione che abitualmente imprime all’interpretazione ed in quest’opera si è apprezzata l’efficace imperiosità del coro maschile e  la versatilità della parte femminile. Una nota di particolare rilievo la riservo a Simone Piazzola, che potente e timbrato ha disegnato Seid  con dettaglio interpretativo non comuni; giovane e deciso ha davvero affascinato per carisma, vigore, tono, colore ed interpretazione.




Sunday, January 28, 2018

Europa, Italia, America - Da Goethe a Mendelssohn, Da Dvorak a Vittorini e Pavese - Teatro Coccia di Novara

Credito fotografico: Mario Finotti

Renzo Belladone

I teatri di provincia, se ben gestiti e ben amati, possono riservare delle incredibili ed affascinanti sorprese: Può succedere, ad esempio, che si vada ad un concerto, per un fantastico viaggio musicale e ci si  ritrovi due direttori d’orchestra anziché uno solo e…magari uno di questi è donna, giovane ed appena diplomata e magari…pure brava! Certamente risulta Interessante la scelta di far intervenire un’attrice, quale Lucilla Giagnoni per raccontare del profumo dei limoni del Garda, oppure raccontare che lo ‘sguardo’ è la chiave di tutto, ‘si’ di tutto il mondo che ci circonda e  di quel Goethe, tedesco fino al midollo, che si intenerisce di fronte ad un paesaggio giallo di girasoli in Toscana o che cambia il punto di osservazione dopo aver visto Napoli…. E’ affascinante che Giagnoni racconti di quelle impressioni americane di strade affollate o desolate praterie attraversate da una sbuffante locomotiva,forse assalita dai banditi,  parlando di Dvorak ed…insomma collegare la scoperta, la conoscenza attraverso un favoloso fantastico viaggio  musicale tra Europa/Italia e quel Nuovo Mondo che fu l’America.    Mi sia concessa una piccola nota personale circa la curiosità e la conoscenza:  senza di esse, ovvero senza andare alla ricerca del conoscere di  cosa fa il resto del mondo od anche solo nostro vicino, noi restiamo quello che siamo senza neppure aver la possibilità di crescere. In contrapposizione, conoscere quello che gli altri fanno ci aiuta a crescere e migliorare il nostro essere e le nostre azioni ed opere. Torniamo ora al concerto proposto dal Coccia e dal suo direttore musicale Matteo Beltrami: il tema è il viaggio, fatto di osservazione, musica, poesia, sensazioni ed emozioni. A proposito di sensazioni ed emozioni, credo sia raro che il direttore musicale di un teatro rinunci alla direzione di metà concerto a favore della sua assistente, ma in questo caso emozionante e sensibile è successo: Matteo Beltrami rinuncia alla direzione della Sinfonia n. 4 “l’Italiana” e la offre a Manuela Ranno, la giovane siciliana, neo diplomata in direzione d’orchestra, a cui riserva questa opportunità. “L’Italiana” di Mendelsshon viene diretta Da Manuela Ranno con tutta la partecipazione possibile, stando attenta a tutti i dettagli,  mettendosi in gioco con professionalità e serietà. I vari movimenti descrivono i paesaggi italiani visti con l’occhio tedesco del compositore e Ranno sa cogliere la laica liricità ed il mistico intimismo che alternandosi sono racchiusi nel prezioso scrigno della partitura ed accettare ed esaltare poi l’ariosità celebrativa (ad esempio nel terzo movimento), diretta con gesto ampio e chiaro. Della “Sinfonia dal Nuovo Mondo di Dvorak” penso che (credente o no) il compositore, nel momento della scrittura sia stato toccato da forze soprannaturali. L’enfasi, il raccoglimento, l’osservazione, l’entusiasmo, l’attesa ed ancora altri mille sentimenti stanno racchiusi in quelle pagine di spartito. Matteo Beltrami sul podio e con dinnanzi l’Orchestra Sinfonica mantovana, hanno saputo creare l’atmosfera giusta, fatta di suspense, quindi di attesa, e di incantato occhio osservatore di quel mondo che si vede, ma che non si percepisce ancora appieno. Il direttore coglie l’affresco delle parti poeticamente intimistiche  ed esalta poi il folle entusiasmo del nuovo in movimento che espandendosi gigantescamente invaderà il globo. Ci si potrebbe ancora dilungare molto, ma forse serve di più un plauso ai direttori ed un invito ad ascoltare le due composizioni e, lasciandosi dominare dalla forza della scrittura musicale, abbandonarsi al solo piacere dell’ascolto.La musica vince sempre

Thursday, December 1, 2016

La Rivale - Teatro Coccia di Novara

Credito per le foto della Rivale Mario Finotti.

Renzo Bellardone



Musica di Marco Taralli – Libretto di Alberto Mattioli Regia Manu Lalli Direzione d’orchestra Matteo Beltrami Orchestra Talenti Musicali Tiziana Fabbricini, nel ruolo della protagonista Carmela Astolfi, Daniele Cusari, il Melomane Antonio, Giulio Pelligra, Don Bartolo/Salvatore Giulia Perusi, la commessa giovane, Simona Di Capua, Annina la badante, Daniele Piscopo, la maschera, Eleonora Boaretto, la turista/commessa anziana Edizioni Sconfinarte. Produzione Fondazione Teatro Coccia Onlus

In prima assoluta, su commissione della Fondazione  Teatro Coccia il 1 dicembre 2016 ha debuttato ‘LA RIVALE’ composta da Marco Taralli su libretto di Alberto Mattioli, il quale ha tratto libera ispirazione dal racconto di  Éric-Emmanuel Schmitt. La trama è ironica e si ispira alla rivale della grande Callas, nella finzione teatrale tale Carmela Astolfi. Diverse le situazioni divertenti, con un sottofondo nostalgico da ‘Viale del Tramonto’: la Rivale non accetta lo scorrere del tempo e non accetta che la divina Callas abbia fatto letteralmente innamorare le applaudenti platee del mondo. Il leit motif della sceneggiatura è ‘non durerà…non durerà..” auspicando con stizza che i successi clamorosi della divina finiscano in fretta. La musica composta da Marco Taralli  parte volutamente in sordina per poi prendere corpo con inserimento di percussioni e vaghi echi di tango. Il direttore Matteo Beltrami, molto coinvolto, dirige l’orchestra dei Talenti Musicali che segue divertendosi, con l’occhio costante al  palco che vive con lui.  Il libretto è di Alberto Mattioli, ben conosciuto giornalista de La Stampa, che non teme le intrusioni dissacranti  che chiaramente comunicano il suo pensiero e visione dell’opera lirica. I personaggi sono mossi dalla regia di Manu Lalli, che inizia con uno splendido momento degli applausi  alla Scala; seguono i ricordi della Rivale, poi in un ‘vecchio palco della Scala’ ed anche in un elegante bar in Galleria, per finire con la bara dell’Astolfi ‘crepata’ per un colpo apoplettico per l’invidia nei confronti dalla mitica Callas. 
L’opera segna l’applaudito ritorno alle scene di Tiziana Fabbricini  dopo alcuni anni di assenza e precisamente dal 2012 dove cantò nel prestigioso festival della Valle d’Itria. Quello della Rivale risulta essere un ruolo particolarmente impegnativo con sonorità che spaziano dal rigo conosciuto a più impervi contemporanei /accenti. Gli altri interpreti sono Daniele Cusari con bel colore e modulazione nei panni del Melomane Antonio che inneggiando alla Callas distrugge alla fine la Astolfi. Giulio Pelligra, brillante tenore, interpreta con scioltezza interpretativa  Don Bartolo/Salvatore e Giulia Perusi, la commessa giovane che esibisce agilità e coloristica da ricordare La Regina della Notte  piuttosto che la Bambolina. Simona Di Capua, Annina (che combinazione il nome!!)  la badante e Daniele Piscopo, la maschera. Eleonora Boaretto interpreta  la turista/commessa anziana, al suo debutto nel teatro d’opera affrontando il ruolo con sicurezza ed estensione interessante. La produzione è sostenuta da Fondazione CRT-Cassa di Risparmio di Torino e Itof srl. La stagione 2016/2017 è realizzata con il contributo di Comune di Novara, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Piemonte, Fondazione Piemonte dal Vivo, Fondazione Banca Popolare di Novara, Gruppo DeAgostini. La Musica vince sempre 


Wednesday, October 21, 2015

IL VIAGGIO a REIMS. Ovvero l’Albergo del Giglio d’Oro - Teatro Coccia di Novara, Italia

Foto: Teatro Coccia

Renzo Bellardone

Teatro Coccia Novara. 11 ottobre 2015 IL VIAGGIO a REIMS. Ovvero l’Albergo del Giglio d’Oro Dramma Giocoso su libretto di Luigi Balocchi. Musica di GIOACCHINO ROSSINI. Corinna-Alexandra Zabala, Marchesa Melibea-Teresa Iervolino, Contessa di Folleville-Maria Aleida, Madama Cortese-Francesca Sassu, Cavaliere Belfiore-Giulio Pelligra, Conte di Libenskof-Francisco Brito, Lord Sidney-Paolo Pecchioli, Don Profondo-Pietro di Bianco, Barone di Trombonok-Bruno Praticò, Don Alvaro-Gianluca Mrgheri, Don Prudenzio-Rocco Cavalluzzi, Don Luigino-Murat Can Guvem, Delia-Manuela Ranno, Maddalena-Carlotta Vichi, Modestina-Sofio Janelidze, Zefirino/Gelsomino-Nicola Pisaniello, Antonio-Stefano Marchisio. Direttore – Matteo Beltrami. Regia - Giampiero Solari. Scene - Angelo Linzalata. Costumi – Ester Marcovecchio. Coro San Gregorio Magno, direttore Mauro Rolfi


Certamente si è  trattato di un viaggio colorato, vivace, brillante e divertente. La regia di Giampiero Solari si è presentata decisamente  movimentata, curata e con particolari meritevoli come i camerieri-pattinatori e le belle scene realizzata da Angelo Linzalata, con i due cerchi concentrici girevoli e sui quali le varie scene passavano su una giostra viennese davanti allo spettatore divertito; altrettanto interessante il grande specchio sovrastante la scena che ha duplicato le immagini esaltandone l’intensità. Sulla destra della scena la costante presenza di Fernando Caira Greco che con il violoncello ha sottolineato l’aria di Corinna e poi l’arpa apparsa sull’altro lato. La direzione affidata al brillante Matteo Beltrami è risultata coinvolgente e penso che l’essere coinvolgente sia un traguardo importante, teatralmente parlando; un significativo apprezzamento va  all’orchestra del Conservatorio G. Cantelli di Novara ed al  Coro San Gregorio Magno diretto da Mauro Rolfi. Veniamo ora ai numerosi cantanti vestiti con i colorati ed allegri costumi disegnati da Ester Marcovecchio: Alexandra Zabala ha interpretato una vivace Corinna con vocalità ricca di colori e sfumature lucenti;  Melibea ha incontrato in Teresa Jervolino una brillante interprete, mentre Maria Aleida ha spiritosamente interpretato la Contessa di Folleville cui ha donato voce argentina; Francesca Sassu è stata una più che convincente Madame Cortese. Tra queste quattro interpreti femminili ‘è stata una vera gara di bravura, dettata sia dalla partitura che una realtà che a visto ben quattro vincitrici, infatti in presenza di voci ben impostate, ricche di colori ed abili nelle agilità, risulta più agevole complimentarsi parimenti con tutte.  Giulio Pelligra nel ruolo di Belfiore ha tenuto bene la scena con voce espressiva e pertinente al ruolo; Francisco Brito brillante e divertente ha un bel timbro ed interessante emissione. Paolo Pecchioli con un colore scuro e profondo ha dato vita ad un simpatico Lord Sidney e Pietro di Bianco  ha scherzosamente interpretato Don Profondo esibendo una bella voce . Trombonok  ha incontrato un interprete affermato che sempre sa strappare una risata, ovvero Bruno Praticò, già recentemente incontrato sul palco del Coccia. Gianluca Margheri nei panni di Don Alvaro è risultato simpatico e brillante e Rocco Cavalluzzi con ottima presenza scenica ha sfoggiato un colore armoniosamente brunito nell’interpretazione di un elegante Don Prudenzio. Un plauso anche agli altri interpreti: Murat Can Guvem, Manuela Ranno (con un costume bellissimo), Carlotta Vichi, Sofio Janelidze, Nicola Pisaniello e Stefano Marchisio. Decisamente interessanti sia gli assolo ed i duetti  negli inni delle varie nazioni e bellisimi i quartetti e quintetti vocali. Alla fine dello spettacolo gli artisti su suggerimento di Matteo Beltrami hanno concesso un gustoso fuori programma:  infatti mentre il direttore Beltrami stava con l’intero cast sul palco a ricevere l’applauso finale, con la direzione di Manuela Ranno (Delia),  hanno cantato il finale del primo atto a quattordici voci con una strabiliante gara canora tra le quattro interpreti principali. Questa è stata la ciliegina sulla torta che ha fatto uscire il pubblico con un sorriso sulle labbra e che per quanto possibile ha cercato di salutare gli artisti riservando loro l’immenso calore che si sono meritati. La Musica vince sempre.