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Friday, December 31, 2021

MEDEA IN CORINTO – Teatro Sociale Bergamo 20 novembre 2021


Foto: Festival Donizetti Bergamo Gianfranco Rota

Renzo Bellardone

Bergamo di giorno è entusiasmante, di notte è avvolta da un vapore di mistero...Passeggiando tra le sue vie e viuzze poco illuminate e raggiunte attraverso la funicolare..che dire? Il fascino e le illusioni sono di casa !

MEDEA IN CORINTO – Teatro Sociale Bergamo 20 novembre 2021 Direttore Jonathan Brandani Regia Francesco Micheli Scene Edoardo Sanchi Costumi Giada Masi Lighting design Alessandro Andreoli Drammaturgo Davide Pascarella Assistente alla regia Tommaso Franchin Assistente alle scene Chiara Taiocchi Orchestra Donizetti Opera Maestro al fortepiano Hana Lee Coro Donizetti Opera Maestro del coro Fabio Tartari Creonte Roberto Lorenzi Egeo Michele Angelini Medea Carmela Remigio Giasone Juan Francisco Gatell Creusa Marta Torbidoni Ismene Caterina Di Tonno Tideo Marcello Nardis Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti

La narrazione inizia e finisce a Corinto 2021 con giusti e doverosi riferimenti ellenici con trasposizione in epoca di modernariato con incursioni nel fine 800 che crea qualche difficoltà nell’immediato di  percezione della tragedia, che gradualmente si però si palesa in virtù anche dei movimenti sul palcoscenico  della regia del padrone di casa Francesco Micheli ed la qualità degli interpreti in scena. Decisamente interessante l’apparire dell’arpista sul palco in un delizioso arpeggiare. Creusa trova in  Marta Torbidoni un’interprete sicura vocalmente, ben timbrata e scenicamente  compiuta. Juan Francisco Gatell è sempre una certezza: agile nei movimenti ed ancor più con la voce,  regala sempre una emissione  di livello, elegante. Michele Angelini interpreta Egeo con una vocalità arrotondata ed interessante scenicamente.  Veramente azzeccata nella parte  Caterina di Tonno che ha focalizzato il ruolo, avvalorato da buona performance  di canto.  Affiancata o meglio in alternazione scenica con Tideo interpretato da Marcello Nardis con efficacia.  Medea, il ruolo del titolo è affidato a Carmela Remigio che sfodera salda tecnica ed abilità ad entrare nel personaggio seppur la distanza tra la narrazione greca e alcune scene ambientate in una cucina anni 50/60 di colore avorio non abbia agevolato e contribuito al feeling immediato, ma Remigio, ben avvezza a ruoli diversi, ha abilmente superato la partedi desperate woman,  ed ha raggiunto livelli di assoluta qualità con voce squillante ed eccelsa negli acuti. La direzione dell’orchestra è affidata a Jonathan Brandani che ha dato buon risalto e vitalità  alla scrittura di Mayr, insieme al Coro fuori campo che ha creato belle atmosfere. I costumi di Giada Masi pertinenti all’epoca sono simpatici; la scenografia ideata da Edoardo Sanchi è del tutto originale ed artistica  e le luci  di Alessandro Andreoli che completano in modo originale  la scena sono installate a file parallele sotto alle pedane appese al soffitto che salendo o scendendo creano i vari ambienti della casa:; cucina, letto, salotto...  e le luci variando di colore e di intensità creano ambiente e fanno risaltare le singole scene illuminate. La Musica vince sempre. Nota: un plauso a tutti i Festival che resistono e che attirano pubblico e visitatori, quindi anche a Bergamo ed alla sua Fondazione che ha raggiunto il sold out anche con molte presenze straniere!



Sunday, November 28, 2021

Medea in Corinto, en Bérgamo

Foto: Festival Donizetti

Renzo Bellardone

El compositor de esta ópera, Simon Mayr, fue maestro de Gaetano Donizetti, y es por eso que se rescató esta partitura para el actual Festival Donizetti de Bérgamo, estrenada en 1813 en Nápoles con un elenco de grandes belcantistas, incluyendo a la musa de Gioachino Rossini, Isabella Colbran; los tenores Andrea Nozzari y Manuel García; la esposa de García, Joaquina Sitches y su hija de cinco años: la futura María Malibran; y el bajo Michele Benedetti. El argumento de esta ópera —con libreto de Felice Romani—, se basa en el mito griego y la tragedia de Eurípides, pero en esta puesta en escena comienza y termina en Corinto a mediados del siglo XX, con referencias helénicas justas y obedientes con transposición en la era del modernismo, y con incursiones a finales del siglo XIX que crean algunas dificultades en la percepción inmediata de la tragedia. Sin embargo, ésta se revela paulatinamente en virtud de los movimientos en el escenario, dirigidos por el también jefe de la casa, Francesco Micheli. El personaje de Creusa encontró en la soprano Francesco Micheli.una intérprete segura de voz, bien estampada y escenográficamente realizada. El tenor Juan Francisco Gatell como Giasone es siempre una certeza: ágil en sus movimientos y más aún en su voz, siempre da una emisión nivelada y elegante. Otro tenor, Michele Angelini, interpretó a Egeo con una voz redondeada y escénicamente interesante.  Realmente apta para la parte de Ismene estuvo la soprano Caterina di Tonno que centró el papel, apoyada por una buena interpretación canora, al lado de —o más bien en alternancia escénica con— el Tideo interpretado efectivamente por el tenor Marcello Nardis. Medea, el papel principal, se confió a la soprano Carmela Remigio, quien hizo gala de una sólida técnica y habilidad para adentrarse en el personaje, a pesar de que la distancia entre la narrativa griega y algunas escenas ambientadas en una cocina color marfil de la década de 1950 no facilitó ni contribuyó a un sentimiento inmediato. Pero Remigio, bien acostumbrada a diferentes roles, ha superado hábilmente el papel de mujer desesperada, y ha alcanzado niveles de calidad absoluta con una voz squillante y excelsa en las notas agudas.  La dirección de la orquesta estuvo a cargo de Jonathan Brandani, quien dio gran protagonismo y vitalidad a la escritura de Mayr, junto con el coro fuera de la escena que creó hermosas atmósferas. Los vestuarios de Giada Masi, fueron apropiados para la época en que se ubicó la acción; al igual que la escenografía concebida por Edoardo Sanchi y la iluminación de Alessandro Andreoli, que complementó la escena de forma original, con luces que variaron en color e intensidad creando diferentes atmósferas y resaltando las escenas iluminadas individualmente.

Tuesday, October 6, 2020

Prima dell'opera di Donizetti Anna Bolena al Teatro Nazionale dell'Opera e del Balletto Lituano

Raffaella Lupinacci (messoprano) Foto: Martynas Aleksa / LNOBT

Le prime rappresentazioni locali dell'opera Anna Bolena di Donizetti, programmate dal Teatro Nazionale d'Opera e Balletto della Lituania (LNOBT), una compagnia situata nella città di Vilnius, capitale di quel paese, che dovevano andare in scena originariamente a metà maggio e inizio giugno di quest'anno, hanno dovuto essere posticipate per ordine delle autorità sanitarie lituane, a causa dell'inaspettata comparsa del virus covid. Successivamente le prove sono state riprese nel mese di luglio con l'intenzione di approntare le recite per fine agosto, ma a fronte di un nuovo picco di contagi che ha colpito  lo stesso regista , il teatro ha dovuto chiudere nuovamente i battenti rinviando il balletto Giselle e le prove dell'opera. Dopo un periodo di peripezie e incertezze, una volta risolto il problema dei contagi, e vista la tenacia del teatro nel voler realizzare quest'opera, la première  è avvenuta finalmente domenica 4 ottobre, con le successive rappresentazioni il 14, 15, 16 e 17 ottobre con due cast, uno internazionale e l'altro composto da artisti locali, gli stessi due cast con i quali l'opera sarebbe stata rappresentata a maggio. L'importanza della prima di quest'opera sconosciuta in Lituania, in un teatro poco abituato a programmare titoli belcantistici, è quella di mostrare al pubblico la coproduzione teatrale in stile tradizionale tra il teatro lituano e l'opera di Roma. Il team incaricato della realizzazione di questo spettacolo è lo scenografo Luigi Ferrigno, con i costumi di Ursula Patzak e la regia di Andrea de Rosa; e sul podio ci sarà Sesto Quatrini, direttore d'orchestra italiano che attualmente ricopre la carica di direttore artistico e musicale di questo teatro. Nel cast saranno presenti gli artisti originariamente previsti a maggio, come il soprano Francesca Sassu nel ruolo principale di Anna Bolena; il tenore Michele Angelini nel ruolo di Riccardo Percy, e al suo debutto nel ruolo di Giovanna Seymour ci sarà il giovane mezzosoprano italiano Raffaella Lupinacci, una delle voci più interessanti emerse in Italia, allieva del Maestro Alberto Zedda, suo mentore nel Rossini Opera Festival, dove ha eseguito un gran numero di opere rossiniane, e ha fatto del belcanto una delle sue specialità. Raffaella Lupinacci, è considerata una delle artiste più interessanti e di spicco della scena lirica italiana e mondiale. Il cast di cantanti locali sarà composto dal soprano Joana Gedmintaite nei panni di Anna Bolena, dal tenore Deniz Leone come Riccardo Percy e Justina Gringyte, Giovanna Symour, mezzosoprano lituana con una vasta esperienza in importanti teatri europei. Il resto del cast è composto da artisti lituani. Come informazione aggiuntiva, Anna Bolena è considerata una delle migliori creazioni di Donizetti, composta all'età di 33 anni in un solo mese, ventinovesima nel suo ampio catalogo operistico. L'opera è stata rappresentata per la prima volta a Milano nel 1830, è stata accolta con successo dal pubblico, ed è stata una delle opere per le quali Donizetti ha iniziato ad essere considerato insieme a Bellini uno dei compositori più importanti del suo tempo. Un successo del teatro lituano, che vedrà finalmente la luce grazie alla pazienza e alla perseveranza del teatro e degli artisti in questi tempi difficili in cui gli spettacoli dal vivo sono così difficili da concretizzare.

Anna Bolena en Vilna Lituania

Foto: Raffaella Lupinacci / Martynas Aleksa / LNOBT

Las primeras representaciones locales de la ópera Anna Bolena de Donizetti, programadas por el Teatro Nacional de la Ópera y Ballet de Lituania, compañía situada en la ciudad de Vilna, capital de ese país, y que estaban originalmente programadas para ser representadas a mediados de mayo y a principios de junio del presente año, debieron ser pospuestas por orden de las autoridades sanitarias de Lituania ante el inesperado brote del virus. Los ensayos se reanudaron en julio con la intención de que las funciones se realizaran a finales de agosto, pero, ante una nueva ola de contagios que afectó a su propio director, el teatro tuvo que cerrar sus puertas de nueva cuenta, posponiendo el ballet Giselle y los ensayos de la ópera en cuestión.  Después de un periodo de vicisitudes e incertidumbre y una vez solucionado el tema de los contagios, y ante la perseverancia del teatro por llevar a cabo esta ópera,finalmente se estrenó el domingo 4 de octubre, con funciones posteriores los días 14, 15, 16 y 17 de octubre con dos elencos, uno internacional y otro conformado por artistas locales, que son los mismos contratados desde mayo.  La importancia del estreno de esta ópera desconocida en Lituania, en un teatro poco acostumbrado a programar óperas belcantistas, estriba en mostrar a su público la coproducción escénica de estilo tradicional entre el teatro lituano y la Ópera de Roma. La creación de este montaje se conforma por el diseñador Luigi Ferrigno, vestuarios de Ursula Patzak, dirección escénica de Andrea de Rosa y, en el podio, Sesto Quatrini, director italiano que actualmente ocupa la posición de director artístico y musical de este teatro.  El elenco contará con la presencia de la soprano italiana Francesca Sassu en el rol protagónico; el tenor Michele Angelini en el papel de Riccardo Percy; y, haciendo su debut en el papel de Giovanna Seymour, la joven mezzosoprano italiana Raffaella Lupinacci, discípula de Alberto Zedda, que ha hecho del bel canto en general y de Rossini en particular su especialidad. El elenco local estará conformado por la soprano Joana Gedmintaite, el tenor Deniz Leone y Justina Gringyte.

Monday, September 18, 2017

La Cenerentola en el Teatro Municipal de Santiago de Chile

Foto: Patricio Melo

Joel Poblete

Aunque notoriamente se ha representado en menos ocasiones en el Teatro Municipal de Santiago en comparación con la obra más célebre y popular de las 39 que Gioachino Rossini compuso para la escena, El barbero de Sevilla -que se ha ofrecido ahí en más de 50 temporadas-, en el caso de La cenerentola de todos modos el público local ha contado con muy memorables versiones. Y la encantadora y chispeante partitura regresó en la segunda quincena de agosto a ese escenario, precisamente en este 2017 en que se cumplen 200 años desde su estreno. Presentada por primera vez en Chile en las primeras décadas del siglo XIX, en el siglo pasado regresó recién en 1985, en una recordada producción que contó con tres artistas italianos considerados verdaderas eminencias en este repertorio: la mezzosoprano Lucia Valentini-Terrani, el bajo Paolo Montarsolo y el director de orquesta Bruno Campanella. También en un formidable nivel musical estuvo la última vez que se había presentado en ese escenario, en 2004, con cantantes tan destacados como Vivica Genaux, John Osborn, Pietro Spagnoli y Luca Pisaroni.

En esta ocasión se contó con el debut local de una conocida producción del prestigioso director teatral franco-argentino Jerôme Savary, fallecido en 2013. Esta puesta en escena, creada hace más de dos décadas, ha seguido presentándose en teatros europeos, y acá se ofreció con la reposición a cargo de la francesa Frédérique Lombart, conservando la eficaz y funcional escenografía de Ezzio Toffolutti (quien además diseñó el adecuado vestuario), mientras la correcta iluminación original de Sébastien Bohm fue retomada por el chileno Ricardo Castro. Dinámico y lleno de energía, este montaje resalta especialmente la comicidad, por momentos incluso rondando lo circense, en particular en la exagerada y bufonesca caracterización de las dos hermanastras; en instantes se atiborra demasiado la escena y algunos pasajes de danza -con coreografía a cargo de la propia Lombart- ayudan a recargar un poco más todo, pero el conjunto es muy efectivo para divertir al público. Como esta ópera es tan famosa y cuenta con varios registros audiovisuales, fue inevitable que la producción evoque y recuerde recursos e ideas de otras ya conocidas, como la genial y deliciosa película de en 1981 a cargo de Jean-Pierre Ponnelle.

En lo musical, se contó con una excelente versión. El talentoso director español José Miguel Pérez-Sierra, quien debutara en el Municipal en 2014 con I puritani, ya demostró ahí con El turco en Italia de 2015 su certero acercamiento a Rossini, compositor que conoció muy bien gracias a su trabajo junto a quien fue la mayor autoridad rossiniana del último siglo, el maestro y musicólogo italiano Alberto Zedda, fallecido hace pocos meses. Guiando con brío a la Filarmónica de Santiago, la suya fue una lectura luminosa y llena de energía, atenta a los detalles de instrumentación y al equilibrio entre la agrupación y los cantantes en escena, y que brilló particularmente en los "accelerando" que resaltan la contagiosa agilidad de la música rossiniana. Se contó con un lucido y muy afiatado grupo de cantantes para los siete roles solistas, con casi todos los protagonistas ya fogueados en el epicentro mundial del canto rossiniano: el Festival de Pesaro. La mezzosoprano italiana Josè Maria Lo Monaco, quien se ha presentado en escenarios como la Scala de Milán y el Teatro Real de Madrid, tuvo un buen debut en Chile encarnando a la protagonista; aunque en algunos momentos su reducido volumen en las notas medias o graves hizo que la cubriera la orquesta, su voz es atractiva, físicamente es ideal para el rol y resolvió bien su esperado número solista al final de la obra.

También debutando en ese país y con una ascendente carrera en teatros como el Covent Garden de Londres y el MET de Nueva York, el tenor estadounidense Michele Angelini fue un excelente príncipe Ramiro. Efectivo en lo escénico y resuelto en su canto, tiene un timbre grato, canta con estilo, sabe adecuar su material tanto en las agilidades como en las exigentes notas agudas y abordó con inteligencia su gran escena solista del segundo acto. Y una vez más el Municipal tuvo el privilegio de contar con uno de los grandes cantantes internacionales en este repertorio, el barítono italiano Pietro Spagnoli, quien desde su debut en ese teatro hace ya más de dos décadas, ha cantado previamente ahí en cinco roles diferentes, y mientras en La cenerentola de 2004 encarnó a Dandini, ahora fue el padrastro de la protagonista, Don Magnifico; tanto en esta obra como en El barbero de Sevilla, La italiana en Argel y El turco en Italia, los personajes de Spagnoli han sido garantía de auténtica calidad rossiniana en el Municipal, y esta ocasión no fue la excepción, con una entrega muy bien cantada y actuada, con dignidad y la comicidad precisa, sin caer en excesos o clichés farsescos, y su entrega en las arias, con la agilidad precisa y estirando las notas finales, mereció los aplausos que le brindó el público.

Quien también se ganó el entusiasmo de la audiencia fue el barítono español Joan Martín-Royo, quien antes había cantado en el Municipal en Peter Grimes y La flauta mágica, y luego de una década volvió ahí, ahora para encarnar con simpatía y vivacidad cómica al divertido Dandini, muy bien cantado y con inagotable chispa escénica. Los otros tres personajes del elenco estuvieron a cargo de estupendos solistas chilenos. Las dos hermanastras, Clorinda y Tisbe, fueron encarnadas por las sopranos Yaritza Véliz y Marcela González, respectivamente; excelentes y seguras cantantes, fueron un lujo en sus roles, y en lo actoral se plegaron sin reservas a las demandas de la puesta en escena, que no sólo les exigió afearse gracias a un caricaturesco maquillaje, sino además un excesivo y desbordado juego teatral rayando en el ridículo. Y aunque nos quedamos con las ganas de escuchar al siempre notable Ricardo Seguel en el rol del tutor Alidoro, quien canceló por enfermedad, a cambio pudimos apreciar el gran desempeño del joven bajo-barítono Matías Moncada, quien asumió este desafío con gran profesionalismo y excelentes resultados; afrontando con seguridad su muy exigente escena solista en el primer acto y con una excelente química teatral con sus mucho más experimentados compañeros del reparto, lució su voz sonora y robusta, que destaca especialmente en los tonos medios y graves. Un gran talento que vale la pena tener en cuenta, pues puede tener una carrera de alcances internacionales.


La Cenerentola - Santiago del Cile

Foto: Patricio Melo

Joel Poblete

Benché sia apparsa al Teatro Municipal de Santiago in meno occasioni rispetto all'opera più celebre e popolare fra le trentanove composte da Gioachino Rossini, Il barbiere di Siviglia - presentato finora in più di cinquanta stagioni -, per quanto concerne La cenerentola il pubblico locale ha avuto occasione di apprezzarne edizione memorabili. E la partitura incantevole e spumeggiante è tornata nella seconda metà di agosto su queste scene proprio per celebrare i duecento anni dalla prima assoluta. Dopo l'esordio in Cile nei primi decenni dell'Ottocento, nel secolo passato è tornata solo nel 1985, in una produzione ricordata anche per la presenza di tre artisti italiani considerati autentiche autorità in questo repertorio: il mezzosoprano Lucia Valentini-Terrani, il basso Paolo Montarsolo e il direttore Bruno Campanella. Nondimeno a un livello formidabile è riapparsa l'ultima volta, nel 2004, con artisti del calibro di Vivica Genaux, John Osborn, Pietro Spagnoli e Luca Pisaroni. In questa occasione si è potuto contare sul debutto locale della nota produzione del celebre regista franco-argentino Jerôme Savary, scomparso nel 2013. Questo allestimento, in circolazione già da più di vent'anni nei teatri europei, è stato ripreso dalla francese Frédérique Lombart, sempre con la scenografia efficace e funzionale di Ezio Toffolutti (autore pure dei pregevoli costumi), mentre le luci originali di Sébastien Bohm sono state rinnovate dal cileno Ricardo Castro. Dinamico e pieno di energia, questo spettacolo mette in risalto soprattutto la comicità, a tratti rasentando il circense, in particolare per la caratterizzazione esagerata e buffonesca delle due sorellastre; talora la scena appare un po' troppo affollata e alcuni passi coreografati - a cura dello stesso Lombard - contribuiscono a un ulteriore sovraccarico, tuttavia l'insieme è di grande effetto per divertire il pubblico. Essendo quest'opera tanto famosa e diffusa attraverso varie registrazioni, è stato inevitabile che il pensiero corresse a soluzioni e idee già note, come il film geniale e delizioso di Jean-Pierre Ponnelle. Dal punto di vista musicale, si è trattato di un'edizione eccellente. Il talentuoso concertatore spagnolo José Miguel Pérez-Sierra, che aveva debuttato al Municipal nel 2014 con I puritani, ha già dimostrato con Il turco in Italia del 2015 la sua indubbia affinità con Rossini, compositore che ha ben approfondito lavorando con una delle amggiori autorità in materia dell'ultimo secolo, il maestro e musicologo Alberto Zedda, scomparso pochi mesi fa. Guidando con brio la Filarmónica de Santiago, ha offerto una lettura luminosa e piena di energía, attenta ai dettagli strumentali e all'equilibrio fra buca e palco, brillando soprattutto nei crescendo in cui risalta la contagiosa verve della musica rossiniana.

La compagnia di solisti è parsa splendente e ben affiatata, con quasi tutti i protagonisti già ben noti nell'epicentro mondiale del canto rossiniano: il Festival di Pesaro. Il mezzosoprano italiano Josè Maria Lo Monaco, dopo essere apparsa in teatri come la Scala di Milano e il Teatro Real de Madrid, ha compiuto un buon debutto i Cile nei pani della protagonista; per quanto talora il volume ridotto nelle note centrali e gravi abbia fatto sì che fosse coperta dall'orchestra, la voce è accattivante, fisicamente è ideale per il ruolo e ha risolto assai bene il suo atteso rondò finale. Parimenti al debutto cileno e con una carriera in ascesa fra il Covent Garden di Londra e il MET di New York, il tenore statunitense Michele Angelini è stato un eccellente principe Ramiro. Efficace come attore e deciso nel canto, possiede un timbro gradevole, buono stile, sa gestire il suo materiale tanto nelle agilità quanto nel sollecitato registro acuto e ha affrontato con intelligenza la sua grande aria del secondo atto. E una volta in più il Municipal ha avuto il privilegio di ospitare une dei grandi interpreti di questo repertorio a livello mondiale, il baritono italiano Pietro Spagnoli, che dopo il suo debutto in questo teatro una ventina d'anni fa ha cantado ha poi cantato qui cinque diversi ruoli e, mentre nella Cenerentola del 2004 aveva incarnato Dandini, oggi è stato il patrigno della protagonista, Don Magnifico; tanto in quest'opera come nel Barbiere di Siviglia, L'italiana in Algeri e Il turco in Italia, i personaggi di Spagnoli sono stati garanzia di autentica qualità rossiniana al Municipal. Questa Cenerentola non ha fatto eccezione, con un'interpretazione assai ben recitata e cantata, con dignità ed esatta comicità, senza cadere in eccessi o clichés farseschi. Le sue arie, precise nell'agilità e con note finali ben tenute, hanno meritato gli applausi tributati dal pubblico.

Chi, nondimeno, si è guadagnato l'entusiasmo della sala è stato il baritono spagnolo Joan Martín-Royo, che già aveva cantato al Municipal in Peter Grimes e Die Zauberflöte e dopo un decennio è tornato per incarnare con simpatia e vivacità un divertito Dandini, ottimo nel canto e con una scintilla teatrale inesauribile. Gli altri personaggi in locandina sono stati interpretati da eccellenti solisti cileni. Le due sorellastre, Clorinda e Tisbe, sono state appannaggio dei soprani Yaritza Véliz e Marcela González, rispettivamente: ottime cantanti, sono state un lusso in questi ruoli, e si sono prestate senza riserve alle esigenze della regia, che non solo ha imposto loro un trucco caricaturale, ma anche una recitazione eccessiva e debordante, rasentante il ridicolo. E anche se siamo rimasti con il desiderio di ascoltae il sempre notevole Ricardo Seguel, che ha cancellato per indisposizione, nei panni di Alidoro, in compenso abbiamo potuto apprezzare la bella prova del basso-baritono Matías Moncada, che ha assunto l'impegno con gran professionalità ed eccelenti risultati, affrontando con sicurezza la sua ardua scena del primo atto. Con una eccellente chimica teatrale con colleghi molto più esperti ha saputo far brillare la sua voce sonora e robusta, pregevole soprattutto nei centri e nei gravi. Un grande talento che val la pena di tenere d'occhio, prché potrebbe lanciarsi in una carriera di portata internazionale.