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Monday, April 21, 2025

Stabar Mater de Rossini en Milan

Foto: Angelica Concari

Massimo Viazzo

El Stabat Mater de Gioacchino Rossini (1792-1868) es junto a la Petite Mese Solennelle, la obra sacra más célebre del compositor de Pesaro. Compuesto entre 1831 y 1841, se basa en el texto medieval atribuido a Jacopone da Todi que refleja el dolor de la Virgen María a los pies de la cruz de cristo.  Rossini unió su maestría operística a una profunda intensidad espiritual creando una partitura rica de emotivas melodías, solemnes harmonías y momentos de intensidad dramática. La estructura de la obra alterna arias solistas, duetos, coros y pasajes orquestales de gran impacto emocional, haciéndola un vértice absoluto de la música sacra del siglo XIX.  Su primera ejecución tuvo lugar en el Théâtre-Italien de Paris el 7 de enero de 1842, después de que Rossini completó las partes inicialmente no musicalizadas.  Grandes cantantes de la época participaron en el evento, como: Giulia Grisi, Emma Albertazzi, Mario de Candia y Antonio Tamburini. De particular relevancia, fue después su ejecución boloñesa del 18 de marzo del Archiginnasio (edificio sede de la universidad de Bolonia hasta 1803) dirigida por Gaetano Donizetti y supervisada por el propio compositor.  Para el tradicional «Concerto di Pasqua», la Orchestra Sinfónica di Milano eligió este año interpretar esta obra maestra rossiniana. En el podio Emmanuel Tjeknavorian, el joven director musical de la agrupación milanesa y reciente ganador del Premio Abbiati (premio de la crítica italiana) como director de orquesta, quien dirigió con gran energía evidenciando los aspectos dramáticos y teatrales de la partitura.  Su lectura rica de contrastes fue por momentos incandescente, culminando en un Amen final literalmente arrebatador. Tjeknavorian supo encontrar también acentos de intima conmoción, gracias a su capacidad de frasear con gusto y fantasía. El resultado fue una interpretación escultórica, marmórea, pero a la vez vital y dinámica. La Orchestra Sinfonica di Milano se distinguió por la exactitud, el rigor, la viveza rítmica como también por la delicadeza en los pianissimi. Además, Tjeknavorian demostró habilidad en el acompañamiento de los solistas, sin avasallarlos nunca, y creando un tejido sonoro eficaz y flexible para un elenco vocal que se mostró muy unido y amalgamado. En especial, Benedetta Torre (soprano) cantó con una emisión homogénea y cierto dominio de la parte. La mezzosoprano Martina Belli, de timbre bruñido y seductor, agradó por su acento incisivo y su esculpido fraseo. Juan Francisco Gatell (tenor) exhibió musicalidad, evidenciando una línea de canto elegante y facilidad en la agilidad, aunque en la zona más aguda de la tesitura pareció estar menos encendido. Nicola Ulivieri (bajo) quien estuvo sólido y vigoroso, se mostró elocuente mostrando un timbre rotundo y pleno.  Otro protagonista indiscutible de la velada fue el Coro Sinfonico di Milano. Caracterizado por una óptima cohesión y un notable impacto fónico, el coro dirigido por Massimo Fiocchi Malaspina, se distinguió con los pasajes más intensos y vigorosos (escalofriante fue la frase “in die iudicii” collocata all’interno dell’Inflammatus et accensus), además de que supo expresar una profunda sensibilidad interpretativa (Quando corpus morietur). Al finalizar, el público que abarrotó el Auditorium de Milán, premió a todos los intérpretes con una meritoria ovación.






Thursday, April 17, 2025

Stabat Mater di Rossini - Orchestra Sinfonica di Milano

Foto: Angelica Concari

Massimo Viazzo

Lo Stabat Mater di Gioachino Rossini (1792-1868) è, insieme alla Petite Messe Solennelle, l’opera sacra più celebre del compositore pesarese.  Composto tra il 1831 e il 1841, si basa sul testo medieval attribuito a Jacopone da Todi che riflette il dolore della Vergine Maria ai piedi della croce di Cristo. Rossini unisce la sua maestria operistica a una profonda intensità spirituale, creando una partitura ricca di melodie emotive, armonie solenni e momenti di intensa drammaticità. La struttura dell’opera alterna arie solistiche, duetti, cori e passaggi orchestrali di grande impatto emozionale, rendendola un vertice assoluto della musica sacra del XIX secolo. La prima esecuzione ebbe luogo al Théâtre-Italien di Parigi il 7 gennaio 1842, dopo che Rossini completò le parti inizialmente non musicate. Grandi cantanti dell’epoca parteciparono all’evento: Giulia Grisi, Emma Albertazzi, Mario de Candia e Antonio Tamburini. Di particolare rilevanza fu poi l’esecuzione bolognese del 18 marzo, nella sala dell’Archiginnasio, diretta da Gaetano Donizetti e supervisionata dallo stesso autore. Per il tradizionale «Concerto di Pasqua», l’Orchestra Sinfonica di Milano ha scelto quest’anno di eseguire il capolavoro rossiniano. Sul podio, Emmanuel Tjeknavorian, il giovane direttore musicale della compagine milanese e recente vincitore del Premio Abbiati come direttore d’orchestra (il premio della critica italiana), ha diretto con grande energia, evidenziando gli aspetti drammatici e teatrali della partitura.  La sua lettura, ricca di contrasti, è stata a tratti incandescente, culminando in un Amen conclusivo letteralmente travolgente. Tjeknavorian ha saputo trovare anche accenti di intima commozione, grazie alla sua capacità di fraseggiare con gusto e fantasia.  Ne è scaturita un’interpretazione scultorea, marmorea, ma al contempo vitale e dinamica.  L’Orchestra Sinfonica di Milano si è distinta per l’accuratezza, il rigore, la vivacità ritmica ma anche la delicatezza nei pianissimi. Tjeknavorian ha inoltre dimostrato abilità nell’accompagnamento dei solisti, senza mai prevaricarli, ma creando un tessuto sonoro soffice e flessibile per un cast vocale che si è dimostrato affiatato e amalgamato In particolare, Benedetta Torre (soprano) ha cantato con un’emissione omogenea e una certa padronanza della parte; Martina Belli (mezzosoprano), dalla timbrica brunita e seducente, è piaciuta per l’accento incisivo e un fraseggio scolpito; Juan Francisco Gatell (tenore) ha esibito musicalità, evidenziando una linea di canto elegantee facilità nelle agilità, sebbene nella zona più acuta della tessitura sia parso un po’ meno a fuoco; Nicola Ulivieri (basso), solido e vigoroso, si è dimostrato eloquente mostrando una timbrica rotonda e piena. Un altro protagonista indiscusso della serata è stato il Coro Sinfonico di Milano. Caratterizzato da un’ottima coesione e da un notevole impatto fonico, il coro, diretto da Massimo Fiocchi Malaspina, si è distinto nei passaggi più intensi e vigorosi (da brividi la frase “in die iudicii” collocata all’interno dell’Inflammatus et accensus), ma ha Saputo anche esprimere una profonda sensibilità interpretativa (Quando corpus morietur). Al termine, il pubblico che gremiva l’Auditorium ha tributato a tutti gli interpreti una meritata ovazione.





 

Friday, December 31, 2021

MEDEA IN CORINTO – Teatro Sociale Bergamo 20 novembre 2021


Foto: Festival Donizetti Bergamo Gianfranco Rota

Renzo Bellardone

Bergamo di giorno è entusiasmante, di notte è avvolta da un vapore di mistero...Passeggiando tra le sue vie e viuzze poco illuminate e raggiunte attraverso la funicolare..che dire? Il fascino e le illusioni sono di casa !

MEDEA IN CORINTO – Teatro Sociale Bergamo 20 novembre 2021 Direttore Jonathan Brandani Regia Francesco Micheli Scene Edoardo Sanchi Costumi Giada Masi Lighting design Alessandro Andreoli Drammaturgo Davide Pascarella Assistente alla regia Tommaso Franchin Assistente alle scene Chiara Taiocchi Orchestra Donizetti Opera Maestro al fortepiano Hana Lee Coro Donizetti Opera Maestro del coro Fabio Tartari Creonte Roberto Lorenzi Egeo Michele Angelini Medea Carmela Remigio Giasone Juan Francisco Gatell Creusa Marta Torbidoni Ismene Caterina Di Tonno Tideo Marcello Nardis Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti

La narrazione inizia e finisce a Corinto 2021 con giusti e doverosi riferimenti ellenici con trasposizione in epoca di modernariato con incursioni nel fine 800 che crea qualche difficoltà nell’immediato di  percezione della tragedia, che gradualmente si però si palesa in virtù anche dei movimenti sul palcoscenico  della regia del padrone di casa Francesco Micheli ed la qualità degli interpreti in scena. Decisamente interessante l’apparire dell’arpista sul palco in un delizioso arpeggiare. Creusa trova in  Marta Torbidoni un’interprete sicura vocalmente, ben timbrata e scenicamente  compiuta. Juan Francisco Gatell è sempre una certezza: agile nei movimenti ed ancor più con la voce,  regala sempre una emissione  di livello, elegante. Michele Angelini interpreta Egeo con una vocalità arrotondata ed interessante scenicamente.  Veramente azzeccata nella parte  Caterina di Tonno che ha focalizzato il ruolo, avvalorato da buona performance  di canto.  Affiancata o meglio in alternazione scenica con Tideo interpretato da Marcello Nardis con efficacia.  Medea, il ruolo del titolo è affidato a Carmela Remigio che sfodera salda tecnica ed abilità ad entrare nel personaggio seppur la distanza tra la narrazione greca e alcune scene ambientate in una cucina anni 50/60 di colore avorio non abbia agevolato e contribuito al feeling immediato, ma Remigio, ben avvezza a ruoli diversi, ha abilmente superato la partedi desperate woman,  ed ha raggiunto livelli di assoluta qualità con voce squillante ed eccelsa negli acuti. La direzione dell’orchestra è affidata a Jonathan Brandani che ha dato buon risalto e vitalità  alla scrittura di Mayr, insieme al Coro fuori campo che ha creato belle atmosfere. I costumi di Giada Masi pertinenti all’epoca sono simpatici; la scenografia ideata da Edoardo Sanchi è del tutto originale ed artistica  e le luci  di Alessandro Andreoli che completano in modo originale  la scena sono installate a file parallele sotto alle pedane appese al soffitto che salendo o scendendo creano i vari ambienti della casa:; cucina, letto, salotto...  e le luci variando di colore e di intensità creano ambiente e fanno risaltare le singole scene illuminate. La Musica vince sempre. Nota: un plauso a tutti i Festival che resistono e che attirano pubblico e visitatori, quindi anche a Bergamo ed alla sua Fondazione che ha raggiunto il sold out anche con molte presenze straniere!



Sunday, November 28, 2021

Medea in Corinto, en Bérgamo

Foto: Festival Donizetti

Renzo Bellardone

El compositor de esta ópera, Simon Mayr, fue maestro de Gaetano Donizetti, y es por eso que se rescató esta partitura para el actual Festival Donizetti de Bérgamo, estrenada en 1813 en Nápoles con un elenco de grandes belcantistas, incluyendo a la musa de Gioachino Rossini, Isabella Colbran; los tenores Andrea Nozzari y Manuel García; la esposa de García, Joaquina Sitches y su hija de cinco años: la futura María Malibran; y el bajo Michele Benedetti. El argumento de esta ópera —con libreto de Felice Romani—, se basa en el mito griego y la tragedia de Eurípides, pero en esta puesta en escena comienza y termina en Corinto a mediados del siglo XX, con referencias helénicas justas y obedientes con transposición en la era del modernismo, y con incursiones a finales del siglo XIX que crean algunas dificultades en la percepción inmediata de la tragedia. Sin embargo, ésta se revela paulatinamente en virtud de los movimientos en el escenario, dirigidos por el también jefe de la casa, Francesco Micheli. El personaje de Creusa encontró en la soprano Francesco Micheli.una intérprete segura de voz, bien estampada y escenográficamente realizada. El tenor Juan Francisco Gatell como Giasone es siempre una certeza: ágil en sus movimientos y más aún en su voz, siempre da una emisión nivelada y elegante. Otro tenor, Michele Angelini, interpretó a Egeo con una voz redondeada y escénicamente interesante.  Realmente apta para la parte de Ismene estuvo la soprano Caterina di Tonno que centró el papel, apoyada por una buena interpretación canora, al lado de —o más bien en alternancia escénica con— el Tideo interpretado efectivamente por el tenor Marcello Nardis. Medea, el papel principal, se confió a la soprano Carmela Remigio, quien hizo gala de una sólida técnica y habilidad para adentrarse en el personaje, a pesar de que la distancia entre la narrativa griega y algunas escenas ambientadas en una cocina color marfil de la década de 1950 no facilitó ni contribuyó a un sentimiento inmediato. Pero Remigio, bien acostumbrada a diferentes roles, ha superado hábilmente el papel de mujer desesperada, y ha alcanzado niveles de calidad absoluta con una voz squillante y excelsa en las notas agudas.  La dirección de la orquesta estuvo a cargo de Jonathan Brandani, quien dio gran protagonismo y vitalidad a la escritura de Mayr, junto con el coro fuera de la escena que creó hermosas atmósferas. Los vestuarios de Giada Masi, fueron apropiados para la época en que se ubicó la acción; al igual que la escenografía concebida por Edoardo Sanchi y la iluminación de Alessandro Andreoli, que complementó la escena de forma original, con luces que variaron en color e intensidad creando diferentes atmósferas y resaltando las escenas iluminadas individualmente.

Saturday, December 9, 2017

Il Borgomastro di Saardam di Donizetti - Teatro Sociale di Bergamo

Fotografie © Gianfranco Rota


Renzo Bellardone

La nostra meravigliosa Italia è veramente ricca di bellezza! Paesaggio, architettura, arte, musica ed ogni comparto che può creare bellezza, la nostra nazione la può vantare. In un pomeriggio di tardo autunno,  assolato domenicale, una passeggiata per Bergamo Alta, in mezzo al fascino delle sue mura, della Piazza Nuova e della Piazza vecchia si potrebbe dire che ‘val bene una Messa’, ma in questo caso si può anche dire ”val bene la produzione di un’opera donizettiana rara, come ‘Il Borgomastro di Saardam”

Il Borgomastro ha indubbiamente il  fascino discreto di quel  genere buffo,  che  ben presto passò di moda. Fin verso il 1840, dopo la prima del 19 agosto 1827, l’opera in questione fu eseguita, ma poi fin verso gli anni settanta fu dimenticata: in quegli anni venne invece riproposta proprio a Zaandam, ovvero l’antica citta olandese di Saardam. Dopo la succitata rappresentazione non ho individuato traccia e quindi un grazie va alla Fondazione Donizetti di Bergamo ed al suo direttore artistico Francesco Micheli per la riconsegna agli appassionati, di questo melodramma giocoso del prolifico compositore bergamasco.


Certo la partitura riflette marcate influenze rossiniane fin dalle primissime note dell’ouverture e poi  nella ‘testa senza logica’ che irrimediabilmente rimanda alla celeberrima  ‘la testa mi gira’ dal Barbiere di Siviglia, piuttosto che in altre arie centrali ed il concertato finale. Alcune belle citazioni donizettiane si inseriscono nella narrazione musicale, impreziosendo invece la scrittura. 

La direzione del direttore Roberto Rizzi Brignoli risulta puntuale, rispettosa e gioiosa al punto di stimolare l’allegria e va ben ad intersecarsi con la regia di Davide Ferrario, interessante per le citazioni cinematografiche degli inizi, ovvero con il bianco e nero ormai tremolate delle pellicole  storiche; simpatico il filmato con il funerale di corsa ed i carri funebri trainati da dromedari. Francesca Bocca ha firmato le scene di cui rileviamo lo scheletro della nave in costruzione che con una piccola manovra scenica manuale si trasforma in taverna affollata da allegri avventori con i costumi disegnati da Giada Masi, pertinenti all’insieme dell’impianto scenico e registico, avvalorati dalla scelta di contestualizzare diversamente il primo atto molto classicheggiante, dal secondo dove vive l’essenzialità e le vivide luci disegnate da Alessandro Andreoli creano fondale. Il Coro, nel Borgomastro, ha un ruolo rilevante e si apprezza l’opera del direttore Fabio Tartari e l’impegno dei coristi.

Venendo alle voci si può riassumere che il cast è di buon livello.  Lo Czar è interpretato dal baritono Giorgio Coaduro che sfodera tono possente unito a forte presenza scenica, oltre alla buona sintonia a livello interpretativo e vocale nel trio maschile; Juan Francisco Gatell nei panni di Pietro Flimann conferma la dinamicità attoriale e l’emissione chiara e fresca con buon fraseggio ed accenti brillanti. Andrea Concetti, offre il ben noto colore brunito con grande padronanza e disinvolta dimestichezza con il palcoscenico.

L’interprete femminile Irina Dubrovskaja veste i panni di Marietta e le da voce con brillantezza ed agilità che sfocia in facilità negli acuti, riservando piacevolezza nel registro centrale. Aya Wakizono seppure presente con brevi interventi, ha ben caratterizzato il personaggio di Carlotta e si  intuisce che può fare ben di più. Leforte incontra il bel tono baritonale di Pietro di Bianco che si esprime con colore scuro, gradevole all’ascolto. Ali Mahmed viene cantato da Pasquale Scircoli che tratteggia il personaggio con spigliatezza e timbricità anche se con poche battute così come Alessandro Ravasio, artista del coro, presta un uffiziale. La Musica vince sempre.  

Sunday, April 10, 2016

La Creación de Haydn en Turín.

Foto: Robin Johannsen

Renzo Bellardone

‘La Creación’ ya su titulo causa escalofríos por la amplitud evocativa que el propio termino incluye y al mismo tiempo expande. Basta advertir la extensión emotiva explicita en el momento del Génesis ‘en principio dios creo el cielo y la tierra’  para sentirse menos que un grano de arena, el cual junto a todos los demás se convierte en una playa, pero que al final solo queda ese ‘grano de arena’. Con su composición, Haydn intentó quizás delinear la lectura más laica, excluyendo el pecado original pero manteniendo ciertamente por arriba de todo la figura paterna y amorosa del creador,  que no siembra terror o amenaza con castigar, si no que expande su amor. Gracias a la airosa y casi mística conducción de la Orquesta del Teatro Regio de Antonello Manacorda, los momentos de luz y armoniosidad pastoral fueron muchos y con el intento de recordar algunos citaré: ‘Cuantas son tus obras dios’ y ‘La gloria permanecerá eterna’ que tocaron las cuerdas mas intimas, también la de los no creyentes. De Manacorda se apreciaron su expresiva y bien definida gestualidad y la escrupulosa atención a los detalles de la difícil partitura, que es también insidiosa. Las tres voces fueron de todo respeto.  Robin Johannsen expresó encomiable luminosidad y agilidad. Es una soprano que verdaderamente amerita ser escuchada ya que sabe transmitir sentimientos y emociones. Los dos intérpretes masculinos fueron Stephan Loges un bajo de buen color pulido y profundidad no tenebrosa que con la voz acoge y envuelve.  El tenor Juan Francisco Gatell debutó el papel y era palpable la atracción inmediata de la escritura que compenetró y transmitió con la voz unida al corazón sensible, de una interesante y segura vocalidad por la que obtuvo el premio ‘Aureliano Pertile 2015’ El Coro del Teatro Regio dirigido por Claudio Fenoglio resultó ser una vez más protagonista y un componente esencial. 

Monday, December 7, 2015

‘Die Scӧpfung’di Franz Joseph Haydn Teatro Regio di Torino

Foto: Robin Johanssen - soprano

Renzo Bellardone

‘Die Scӧpfung’di  Franz Joseph Haydn Oratorio in tre parti, Antonello Manacorda-direttore, Robin Johannsen- soprano, Francisco Gatell- tenore, Stephan Loges- basso. Orchestra e Coro del Teatro Regio

‘La Creazione’: già il titolo mette i brividi per l’ampiezza evocativa che il termine stesso include ed al tempo stesso espande!  Basta avvertire l’implicita ampiezza emotiva dell’attimo della Genesi ‘In principio Dio creò il cielo e la terra’, per sentirsi meno del granello di sabbia, il quale  esclusivamente  insieme a tutti gli altri diventa spiaggia, ma che da solo resta ‘un granello di sabbia’. Haydn, con la sua composizione, ha forse tratto la lettura più laica, escludendo ‘il peccato originale, ma mantenendo certamente in cima a tutto la figura paterna ed amorevole del Creatore, che non semina  terrore e minaccia  punizioni, ma spande amore ! Grazie all’ariosa e quasi mistica direzione di Antonello Manacorda, i momenti di luce ed armoniosità pastorale sono stati molti e solo con l’intento di ricordarne alcuni citerei ’Quante son le tue opere Dio’ e il ‘Gloria rimarrà in eterno’ che toccano le più intime corde anche al miscredente più temperato. Di Manacorda  si sono apprezzate l’espressiva e ben definita gestualità e la scupolosa attenzione ai dettagli della  partitura difficoltosa, se non addirittura insidiosa; Le tre voci sono di tutto rispetto. Robin Johannsen ha espresso  luminosità ed agilità pregevoli: un soprano davvero meritevole di essere ascoltato in quanto sa trasmettere sentimenti ed emozioni, come peraltro anche gli altri due interpreti maschili: Stephan Loges basso con bel colore brunito e profondità non tenebrose che con la voce accoglie ed avvolge. Il tenore Juan Francisco Gatell ha debuttato il ruolo ed era palpabile l’attrazione subita dalla scrittura che ha compenetrato e trasmesso con la voce collegata al cuore sensibile; vocalità interessate e sicura che recentemente ha ottenuto il prestigioso  premio ‘Aureliano Pertile 2105’. Il Coro diretto da Claudio Fenoglio è risultato ancora una volta protagonista ed essenziale componente. La Musica cince sempre.

Wednesday, November 4, 2015

Premio Aureliano Pertile 2015 a Juan Francisco Gatell

Renzo Bellardone

PREMIO “ AURELIANO PERTILE “ 2015 a  JUAN FRANCISCO GATELL ASTI 28 ottobre 2015 – SERATA di  GALA Juan Francisco Gatell-tenore, Valentina Cotrone-soprano, Sara Rocchi-mezzosoprano, Alberto Cazes-baritono, Beatrice Benzi-pianoforte.

Iniziamo con il dire che è stata una serata piacevolmente simpatica e di livello. Organizzata dall’Associazione Amici della Musica ‘Beppe Valpreda’ la serata di gala è iniziata con una breve ironica e  gradevole presentazione da parte del suo presidente il quale  ha ringraziato tutte le autorità, le associazioni ed Enti presenti oltre a cantanti di fama quale Erika Grimaldi, in platea. Alberto Bazzano, esperto di musica, in particolare di opera (lo si incontra infatti nei vari festival operistici italiani) ha brillantemente condotto la serata con puntuali introduzioni delle arie interpretate dai cantanti ospiti, oltre che intervistare l’ospite d’onore: il tenore argentino Juan Francisco Gatell.  Questi ha dimostrato la grande gioia, semplicità ed umiltà con cui affronta questo lavoro, il palcoscenico e come sa condividere onori ed applausi con i colleghi sia affermati, che giovanissimi alle prime armi. Durante la serata è stato infatti affiancato dalle interpretazioni del soprano Valentina Cotrone che dopo un timido inizio, ha sfoderato personalità interpretative e sicurezza come nel ‘Porgi Amor’ dalle ‘Nozze di Figaro’ di Mozart. Il mezzosoprano Sara Rocchi oltre ad arie ad unica voce come ‘Cruda Sorte’ da ‘L’Italiana in Algeri di Rossini,  ha interpretato un allegro duetto con Gatell, dalla ‘Cenerentola’ dello stesso autore pesarese esibendo bel timbro e buona impostazione. L’amico del cuore, il baritono italo-uruguaiano  Alberto Cazes,  ha cantato anche ‘Ah per sempre io ti perdei’ dai Puritani di Donizetti, offrendo  chiari recitativi, arrotondamenti sfumati, bella intonazione e buona tecnica . In coppia con Gatell ha poi simpaticamente interpretato i ’Venti scudi’ donizettiani. Ad accompagnare i cantanti una pianista d’eccezione: Beatrice Benzi.  Dal 1991 maestro collaboratore al Teatro alla Scala di Milano,  ha affiancato direttori di rilevanza internazionale. In  questa occasione ha saputo sostenere le giovani voci ed accompagnare come ‘altra voce’ i cantanti più consolidati, senza mai prevaricare, mantenendo un’aura poetica e sicura. Del premiato  Juan Francisci Gatell che dire? Come artista è considerato a buona ragione uno degli astri nascenti tra i giovani tenori; sa sfoderare  una voce chiara e limpida, riflesso di forza interiore  e salda tecnica. Gioviale, spontaneo, sincero, e versatile è sempre calato nel personaggio: ha dichiarato di sentirsi maggiormente mozartiano, ma a nostro avviso ‘è un bel sentirlo’ in ogni ruolo proposto.  Tenore leggero sa affrontare con brillantezza sia le agilità che i lunghi fiati, mantenendo la gradevole morbidezza del belcantista. La gioiosità mozartiana o la festosità burlesca di Rossini ha saputo lasciarle per un attimo in disparte e commuovendo la platea ha dato una sofferta quanto delicata interpretazione di ‘Una furtiva lagrima’ dall’Elisir d’amore’, con cui ha chiuso la parte ufficiale della serata. Da uomo simpatico e generoso qual è ha di buon grado accettato di fare un bis e stupendo la platea ha interpretato con il cuore ed il sogno di un ricordo ‘Balada por un loco’ di astor Piazzolla su testo di Horacio Ferrer. Grazie agli organizzatori e In bocca al lupo Juan Francisco ! La Musica vince sempre!!!

Friday, September 12, 2014

El Barbero de Sevilla en el Rossini Opera Festival de Pesaro Italia 2014

Foto: ROF 2014

Massimo Viazzo

La producción semi-escenificada de El Barbero de Sevilla ha sido convincente desde cualquier punto de vista. La inclusión en el proyecto de los estudiantes de la Accademia di Belle Arti de Urbino en el diseño del espectáculo (creación, cuidado de los elementos escénicos, movimientos en escena, video y vestuarios) dio frescura a la representación que no solo se ha llevado a cabo sobre el escenario del magnífico Teatro Rossini, si no que también en más de una vez ocasión se realizaron acciones en la platea en directo contacto con el público.  Muy vivaz, y original, fue la dirección de orquesta de Giacomo Sagripanti quien guió con seguridad a la Orquesta del Teatro Comunal de Bolonia. Homogéneo y bien amalgamado estuvo el elenco vocal en cada uno de sus componentes, comenzando por el muy simpático Fígaro, gallardo y dinámico de Florian Sempley.  Muy musical estuvo Juan Francisco Gatell quien como el Conde Almaviva demostró suavidad en la emisión y solidez en la agilidad. Gatell se desempeñó muy bien tambien en “Cessa di più resistere” La Rosina de Chiara Amarù gustó por su atractivo timbre, la morbidez y una indudable fluidez en la coloratura; mientras que Paolo Bordogna, se distinguió por liberar el papel de Bartolo de obsoletos clichés de bajo bufo. Bordogna cantó todas las notas con nítida dicción y con perfecta entonación.  También Alex Esposito se vistió perfectamente en el histriónico papel de Don Basilio. Bien estuvieron Andrea Vincenzo Bonsignori como Fiorello y Felicia Bongiovanni como Berta.  En suma, fue una optima función, muy apreciada por un público que abarrotó el teatro. 

Il Barbiere di Siviglia - ROF 2014

Foto: ROF 2014

Massimo Viazzo

L’allestimento del Barbiere di Siviglia in forma semi-scenica è stato invece convincente sotto ogni punto di vista. Il coinvolgimento degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Urbino nella progettazione dello spettacolo (ideazione, cura degli elementi scenici, movimenti di regia, video e costumi) ha donato freschezza alla rappresentazione che non ha avuto luogo solo sul palcoscenico del magnifico Teatro Rossini, ma che ha più volte sfondato la “quarta parete” con azioni svolte in platea, direttamente a contatto del pubblico. Molto viva, e spesso originale, la direzione d’orchestra di Giacomo Sagripanti che ha guidato con sicurezza l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Omogeneo e ben amalgamato il cast vocale in ogni suo componente, a cominciare dal simpaticissimo Figaro, gagliardo e dinamico, di Florian Sempley. Molto musicale Juan Francisco Gatell, il cui Conte d’Almaviva ha sfoggiato morbidezza di emissione e una certa saldezza nelle agilità. Gatell si è anche ben disimpegnato in “Cessa di più resistere”. La Rosina di Chiara Amarù è piaciuta per la timbrica attraente, la morbidezza e una indubbia fluidità nella coloratura, mentre Paolo Bordogna si è distinto per essere riuscito ad affrancare il ruolo di Bartolo dagli obsoleti cliché del basso buffo. Bordogna ha cantato tutte le note con dizione nitida e intonazione perfetta. Anche Alex Esposito si è calato perfettamente nell’istrionico ruolo di Don Basilio. Bene anche Andrea Vincenzo Bonsignori come Fiorello e Felicia Bongiovanni (Berta). Insomma, un’ottima recita apprezzata molto dal pubblico che gremiva il teatro.

Tuesday, August 19, 2014

“SOGNARE” il “BARBIERE DI SIVIGLIA” - Rossini Opera Festival

Foto: Rossini Opera Festival

Renzo Bellardone

Scevro da accenni storici-politici, come nell’intenzione dell’autore, questo “Barbiere” (forse l’opera più conosciuta al mondo),  è stato proposto come un sogno: un sogno teatrale. Ecco quindi che elementi scenici, interpreti, pubblico, tecnici (presso l’Accademia di Urbino definiti “funzionari” in quanto fanno funzionare lo spettacolo) son diventati realmente un tutt’uno partecipante e partecipativo. La convenzione tra la Sovrintendenza del Rof e l’Accademia delle Belle Arti di Urbino ha centrato l’obiettivo dell’ideazione, della  progettazione e della realizzazione della globale messa in scena, utilizzando una accorta chiave di lettura di questa nuova edizione critica, pur avendo dovuto modificare alcuni piani scenici in corso di allestimento per rendere più agevole l’impegno di tutti. Non si è trattato del solito “teatro nel teatro”, ma di una onirica visione; i tecnici in scena hanno indossato una maschera, come nel teatro dell’origine; vorticose scritte  son state proiettate a tempo di musica sui legni dei palchi, suggerendo suggestioni fantasiose, ancorchè ravvivare i bagliori temporaleschi delle tempeste rossiniane.  Gli abiti di scena impiegati sono risultati  abiti eleganti di uso comune che ha ceduto il passo ai più oleografici costumi teatrali a rimarcare pesantemente i travestimenti che nell’opera si susseguono. Il pregevole ed accurato lavoro degli allievi  della Scuola di Scenografia –docente Francesco Calcagnini- ha trovato vivida ricchezza negli interpreti che hanno avuto spazio ognuno per una individuale espressione e collettivamente per privilegiare una interpretazione accurata e dettagliata dei singoli personaggi. Juan Francisco Gatell Conte d’Almaviva- è tenore agile sulla scena e nell’emissione che ha offerto gradevoli morbidezze e limpidi acuti; i vari personaggi dei travestimenti li ha  resi con divertente efficacia e piacevoli all’ascolto. Don Bartolo trova in Paolo Bordogna uno dei suoi interpreti di riferimento, che qui ha potuto esprimere con raffinatezza le buffe peculiarità del personaggio; la voce è stata al solito utilizzata con salda  sicurezza sia nelle arie che nei gradevoli ed apprezzati recitativi. ‘Una voce poco fa…’ e naturalmente è partito l’applauso meritato, per Chiara Amarù che con voce chiara e linda ha tratteggiato Rosina con bei virtuosismi e colorate agilità. Il giovane Florian Sempey interpreta Figaro con allegrezza e simpatia: fin dalle prime note si sono intuite le morbide rotondità che si sono andate  a spalmare su tutta l’opera che dalla sua interpretazione ne ha tratto certo rilievo. Don Basilio, benedicente ed orante, tra il pubblico e sul palco è il bravo Alex Esposito; il consueto timbro possente ed al tempo stesso armonioso sono andati a  sommarsi alla caricaturale e divertente interpretazione (interessante “la calunnia” in una sorta di subdolo confessionale) Felicia Bongiovanni, con voce straordinariamente fresca e giovanile ha intagliato un delizioso cammeo con il personaggio di  Berta, mentre Andrea Vincenzo Bonsignore è Fiorello e Ufficiale, resi con buon timbro e tranquillità interpretativa. Alberto Pancrazi è il sorprendente Ambrogio. L’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna è stata diretta da Giacomo Sagripanti che procedendo nella direzione ha ricercato e trovato alcune raffinatezze che hanno impreziosito l’insieme. Questa produzione oltre che per gli ottimi interpreti ed il chiarissimo fraseggio complessivo,  sarà ricordata anche per le  luci veloci, le proiezioni, le entrate tra il pubblico in portantina o a cavallo, per  il busto che gira, per il cervello spillonato, per le apparizioni dei personaggi da sotto una tovaglia  piuttosto che da un’apertura sul piano di un  tavolo, per Don Bartolo che  prima si è lasciato ipnotizzare da Figaro con un orologio a catenella,  e poi ha infilato il volto  in una tuba. Sicuramente una realizzazione che connota il Rof della voglia di ricercare e di offrire contestualmente  opportunità  a giovani studenti talentuosi. La Musica vince sempre

Sunday, May 4, 2014

El Barbero de Sevilla en el Teatro Colón de Buenos Aires

Fotos: Teatro Colón de Buenos Aires

Dr. Alberto Leal 

Estrenada en 1816, El Barbero de Sevilla es sin dudas la opera bufa por excelencia y siempre es un placer volver a disfrutarla. Mi primera duda es, si el Teatro Colón es el ámbito ideal para que un coreógrafo, en este caso mi admirado Mauricio Wainrot – quien generó coreografías excelente como “Un Tranvía llamado deseo”- realice sus primeros “palotes” en el mundo de la ópera…En realidad me encuentro con tantos puntos objetables que trataré de resumir mi experiencia con esta versión. El Director Miguel Ángel Gómez Martínez, a quien he visto dirigir Tosca y diversos conciertos no parece sentirse cómodo en este repertorio. Con tiempos lentos, sin gracia ni chispa su versión fue sin dudas muy aburrida. Cosa que afectó al espectáculo como un todo. Solo es de reconocer que mantuvo siempre el balance foso y escenario, muy valioso para un elenco en el que las grandes voces no abundaban.  Poco contribuyó la puesta, al brindar en el momento de la obertura un espectáculo digno de Disney, con “Campanita” incluida en forma de Cupido, un numeroso número de bailarines con una pobre coreografía, que fue repetitivo a lo largo de la representación. Espectáculo coreográfico u ópera? La Orquesta respondió de manera correcta, pero el tema de los lánguidos tiempos fue insalvable. Correcto el Coro Estable. Debatiéndose entre ballet y ópera, la puesta de Mauricio Wainrot, aunque en “época” fue en la primera parte un disparate en todo sentido. Procesión, vírgenes, toreros y gitanos por doquier, etc, etc. Que nunca respetaron las arias y las escenas de conjunto bailando y distrayendo el trabajo de los cantantes. Mejoró en la segunda parte, con una más positiva marcación de los cantantes, pero la suerte de la puesta ya estaba echada. Graciela Galán diseño una escenografía interesante y práctica, con frecuente uso del escenario giratorio. Otro tema fue el vestuario, pareció desconocer que no puede poner a todo el elenco vestido de gitanos – inclusive a Rosina. En la época en que transcurre la acción no se puede confundir y vestir a todos los personajes con bailadores de flamenco, incluyendo todo el elenco femenino con bata de cola. El hermoso vestuario de Rosina está más acorde con la siempre recordada “Lola Flores” que con una señorita de la burguesía como era Rosina. Volviendo al abundante trabajo coreográfico, nunca presentó momentos interesantes ni tampoco talento y disciplina en los bailarines. En la función que asistí el día 30 de Abril, mucha gente se retiró luego del primer acto. No tiene sentido explayarse puntualmente en más detalles. Sin dudas los lectores ya tendrán en claro mi posición y poco aportaría un rosario de detalles que considero erróneos. Vamos ahora a los cantantes. 
Con un elenco en general italiano de segundo o tercer nivel, el gran triunfador de la noche y quien se llevó los máximos aplausos fue Carlo Lepore. Cantando con buena voz, sin problemas aparentes, fue el único del elenco en brindar un auténtico personaje cómico como pretendió Rossini. Posee muy buenos recursos actorales y mantuvo siempre un muy buen equilibrio con la orquesta, llevándose los mayores aplausos de la noche. La mezzo Marina Comparato posee un agradable timbre de voz, tiene una considerable habilidad para la coloratura rápida y fue correcta como actriz. Su sector agudo sonó por momentos tirante y su volumen, aunque no importante, se pudo escuchar sin problemas. Más chispa en su actuación y más matices en su canto hubieran mejorado sensiblemente  su prestación. Mario Cassi, mostró un centro opaco y un grave poco audible, contra esto sus agudos son emitidos con gran facilidad y volumen, aunque no mantiene el color del resto de la tesitura. Como personaje no aportó demasiado. Marco Spotti posee una voz de bajo cantante de considerable volumen, pareja en toda la extensión, pero tal vez graves más rotundos son exigidos para el rol. Modesto como actor, gravitó poco en la representación. El esperado debut del tenor argentino Juan Francisco Gatell, de interesante carrera en Europa, tuvo luces y sombras. Posee un timbre agradable, canta con perfecta afinación y no presentan problema alguno las coloraturas. Pero su voz carece, por el momento de un volumen adecuado para un Teatro de las dimensiones del Colón. Lo ideal para el rol del Conde es una voz con más punta y armónicos, que Gatell no posee. Actuó muy suelto y con buena figura, aunque deslucido con una peluca que no le sienta. Muy buena actuación de Fernando Grassi y buena prestación de Patricia González, muy bien actuada, pero con un sector agudo algo tirante. En definitiva, un Barbero para olvidar rápidamente. El Colón tiene un Instituto de Arte donde forma regisseurs hace muchísimos años. ¿No hubiera sido más lógico contratar a alguno de ellos y no a un coreógrafo sin experiencia? Solo las autoridades del Teatro tendrán su explicación.