Showing posts with label Giacomo Sagripanti. Show all posts
Showing posts with label Giacomo Sagripanti. Show all posts

Monday, January 6, 2020

Carmen - Teatro Regio di Torino

Foto: Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

Bizet non avrebbe mai immaginato che con la sua ultima opera, peraltro non apprezzata alla Prima, stesse costruendo una pietra miliare, una linea di demarcazione nel mondo dell’Opera. Carmen è senza dubbio un capolavoro ed in questo periodo natalizio è stato un grande dono ed una grande fortuna aver potuto vivere l’emozione e la commozione che inevitabilmente scaturisce dalle meravigliose note di Bizet!
 
Sul libretto di presentazione delle opere in cartellone del Teatro Regio, alla pagina su Carmen, si legge che sia Nietzsche che Čajkovskij dopo aver ascoltato l’ultima composizione di Bizet ne rimasero affascinati ed il primo asserì che ‘ascoltando quel capolavoro si diventa noi stessi un capolavoro’ ed è esattamente la sensazione di stupore, affascinamento ipnotico, quello che si è vissuto al Regio in questa recita.  Si sa l’opera è tutto, ma qui c’è di più, a partire dalla misurata, accorta e sensibile direzione di Giacomo Sagripanti per la prima volta sul podio del Regio di Torino; direzione colta e davvero attenta alle sfumature ed alle evocazioni ora di furore e rabbia, ora di tenerezze ed accoratezza, insomma sa estrapolare tutti i sentimenti di cui la composizione è ricca e traslarli all’ascoltatore ipnotizzandolo. A proposito di ipnosi ottima ipnotizzatrice è  Martina Belli, di cui non si può che esaltarne l’interpretazione, Inconfutabilmente nel ruolo, sia per fisicità che vocalità e temperamento,  è rigorosa, volubile, sensuale, carnale e diventa tenera per ritrovare la crudeltà  tessendo un capolavoro interpretativo di altissimo livello.
 
Don Josè in questa versione è veramente il ragazzotto di paese che si porta appresso tutta la moralità  della allora cattolicissima Spagna e vive il retaggio dei limiti della provincia, ma che appena una donna sangue e passione lo invita, anzi lo incita all’amore carnale prima si perde in una infinità di titubanze per poi perde se stesso e tutto il suo trascorso. Peter Berger in Don Josè inizia non convincendo, ma man mano che la narrazione musicale si srotola diviene sempre più partecipativo ed anche vocalmente riflette un timbro migliore con buona estensione, dando in sostanza una prova apprezzata. Lo stesso vale anche per Andrei Kymach in Escamillo che dopo un’apparizione poco carismatica si è evoluto in caratterialità, esponendo un colore ed un timbro decisamente consoni al ruolo. L’innalzamento degli applausi al proscenio di Micaëla , ovvero Giuliana Gianfaldoni, ben evidenzia quanto il pubblico abbia amato il personaggio, ma ancor più l’interpretazione, accorata e virtuosistica trasportata sulle ali dell’amore. La scenografia di Jamie Vartan, che crea anche i bei costumi è decisamente moderna, ma al tempo stessa classica, con pareti mobili che laddove necessario focalizzano  cinematograficamente la scena, costringendo lo spettatore all’attenzione; belli i colori e l’evocazione della plaza de toros, piuttosto che la manifattura tabacchi che si vede nell’interno. 
 
La regia di Stephen Medcalf è particolare e seppur con rimandi a regie di Carmen già viste (ad esempio nel 2012 la regia di Calixto Bieito), resta innovativo per il gran movimento e la cura del dettaglio: Escamillo che si toglie la giacca per evocare la gestualità della corrida, oltre ai costanti movimenti ed azione sul palco mai statico. Quando i banditi sono sulla montagna  su una improvvisata pista di atterraggio segnata da bidoni con fiamme tremolanti, atterra l’aereo. Interessante da “Lillas Pastia” le danze erotiche coreografate da Maxine Braham   e l’intuizione che li tutto è possibile, nonostante Pastia invochi il rispetto delle regole. Il coro di voci bianche con Claudio Fenoglio maestro del coro è veramente importante e la regia ha fatto un gran lavoro di movimento; il coro adulti è diretto da Andrea Secchi e davvero l’insieme espone il canto con armonica poesia in un amalgama di colori e riflessi rilucenti.Tutti i personaggi in Carmen sono simboli ed oltre che cantare, incantano affascinano e predicono. Gli innumerevoli personaggi hanno incontrato validissimi interpreti che per dovere di sintesi applaudiamo in un unicum: Frasquita  interpretata da  Sarah Baratta applauditissima insieme a Alessandra della Croce in Mercédès; la coppia Il Dancaïre con Gabriel Alexander Wernick e Il Remendado  di Cristiano Olivieri è stata efficacissima, cosi come si può dire bravi a Moralès di Costantino Finucci,  Zuniga  di Gianluca Breda ed agli attori Aldo Dovo, Marcelli Spinetta e Giulio Cavallini rispettivamente in Lillas Pastia, Andrès e una guida. Simon Corder ha disegnato le  luci, riprese da John Bishop, con attenzione e misuratezza esaltante della narrazione; buona cooperazione di Nicole Figini assistente alle scene. La Musica vince sempre.


Friday, January 29, 2016

Werther en la Ópera de Paris

Foto: Piotr Beczala (Werther) et Elina Garança (Charlotte) c) Emilie Brouchon, Opéra national de Paris

Gustavo Gabriel Otero

París (Francia), 23/01/2016. Ópera Nacional de París Bastille. Jules Massenet: Werther. Ópera en cuatro actos. Libreto de Eduard Blau, Paul Milliet y Georges Hartmann, inspirado en la novela de Johann Wolfgang von Goethe. Benoît Jacquot, dirección escénica. Charles Edwards, escenografía. Christian Gasc, vestuario, André Diot y Charles Edwards, iluminación. Piotr Beczala (Werther), Elina Garanca (Charlotte), Stépahane Degout (Albert), Elena Tsallagova (Sophie), Paul Gay (Le Bailli), Rodolphe Briand (Schmidt), Lionel Lhote (Johann), Pauline Texier (Katchen), Piotr Kumon (Bruhlmann). Orquesta y Coro de Niños de la Ópera Nacional de París. Dirección Musical: Giacomo Sigripanti.

La Ópera Nacional de París repuso por tercera vez la producción estrenada en la sala de La Bastilla en enero de 2010 y que proviene del Covent Garden de Londres dónde se estrenó en 2004. Quizás lo mejor de la puesta sean la escenografía, sencilla y funcional, de Charles Edwards y la magnífica iluminación, también de Edwards, con adaptación para París de André Diot. Los dos primeros actos se resuelven casi con una planta única con un fondo de cielo plomizo y gris. Una pared alta que va de izquierda a derecha y desde atrás hacia adelante delimita la casa de Charlotte y su familia. Mientras que una pared baja que va de adelante hacia atrás con una escalera que baja en el medio da marco al segundo acto. El tercer acto transcurre en un espacio grande y casi vacío, que evidentemente narra la soledad de Charlotte en su casa matrimonial, mientras que en el último la pequeña vivienda de Werther avanza de atrás hacia delante en una magnífica idea casi cinematográfica. Benoît Jacquot mueve los protagonistas con maestría y con aires tradicionales cuenta la historia en forma prolija y comprensibles sin falsos alardes de modernización pero tampoco atado a viejos convencionalismos. Un puesta ya vista en varias oportunidades, ya sea en el teatro o a través de la televisión o las grabaciones, que se sigue con placer y que funciona a la perfección. La dirección musical del joven director italiano Giacomo Sagripanti demostró amplio conocimiento de la parte, buen espíritu latino y esmerada realización. Originalmente estaba prevista la dirección musical por parte de Alain Lombard quien fue sustituido por el mítico Michel Plasson, quien a último momento canceló por razones de salud. No debe ser fácil asumir el compromiso de reemplazar a dos glorias de la batuta gala en el repertorio de la casa por parte de un joven director italiano. Sagripanti aceptó el reto y salió triunfador con una versión potente y a la vez sutil. Piotr Beczala convence de principio a fin con su Werther. Por su emisión, su potente timbre bellamente tenoril, su convicción en el decir y su entrega dramática. Elina Garanca es una Charlotte ideal. Por su belleza, por su volumen, por la homogeneidad de su emisión y por su inmaculada línea de canto. La soprano Elena Tsallagova como Sophie logró brillar a la par de los dos grandes de la escena que tenía a su lado. Su línea de canto es impecable y supo sacar buen partido de su breve rol. De perfecta dicción francesa el Albert de Stéphane Degout, interpretado con exquisito gusto y compenetración. Perfectos Paul Gay (Le Bailli) y Rodolphe Briand (Schmidt). Muy bien complementados por el Johann de Lionel Lhote. Buen rendimiento de los niños así como de los otros comprimarios.

Friday, September 12, 2014

El Barbero de Sevilla en el Rossini Opera Festival de Pesaro Italia 2014

Foto: ROF 2014

Massimo Viazzo

La producción semi-escenificada de El Barbero de Sevilla ha sido convincente desde cualquier punto de vista. La inclusión en el proyecto de los estudiantes de la Accademia di Belle Arti de Urbino en el diseño del espectáculo (creación, cuidado de los elementos escénicos, movimientos en escena, video y vestuarios) dio frescura a la representación que no solo se ha llevado a cabo sobre el escenario del magnífico Teatro Rossini, si no que también en más de una vez ocasión se realizaron acciones en la platea en directo contacto con el público.  Muy vivaz, y original, fue la dirección de orquesta de Giacomo Sagripanti quien guió con seguridad a la Orquesta del Teatro Comunal de Bolonia. Homogéneo y bien amalgamado estuvo el elenco vocal en cada uno de sus componentes, comenzando por el muy simpático Fígaro, gallardo y dinámico de Florian Sempley.  Muy musical estuvo Juan Francisco Gatell quien como el Conde Almaviva demostró suavidad en la emisión y solidez en la agilidad. Gatell se desempeñó muy bien tambien en “Cessa di più resistere” La Rosina de Chiara Amarù gustó por su atractivo timbre, la morbidez y una indudable fluidez en la coloratura; mientras que Paolo Bordogna, se distinguió por liberar el papel de Bartolo de obsoletos clichés de bajo bufo. Bordogna cantó todas las notas con nítida dicción y con perfecta entonación.  También Alex Esposito se vistió perfectamente en el histriónico papel de Don Basilio. Bien estuvieron Andrea Vincenzo Bonsignori como Fiorello y Felicia Bongiovanni como Berta.  En suma, fue una optima función, muy apreciada por un público que abarrotó el teatro. 

Il Barbiere di Siviglia - ROF 2014

Foto: ROF 2014

Massimo Viazzo

L’allestimento del Barbiere di Siviglia in forma semi-scenica è stato invece convincente sotto ogni punto di vista. Il coinvolgimento degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Urbino nella progettazione dello spettacolo (ideazione, cura degli elementi scenici, movimenti di regia, video e costumi) ha donato freschezza alla rappresentazione che non ha avuto luogo solo sul palcoscenico del magnifico Teatro Rossini, ma che ha più volte sfondato la “quarta parete” con azioni svolte in platea, direttamente a contatto del pubblico. Molto viva, e spesso originale, la direzione d’orchestra di Giacomo Sagripanti che ha guidato con sicurezza l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Omogeneo e ben amalgamato il cast vocale in ogni suo componente, a cominciare dal simpaticissimo Figaro, gagliardo e dinamico, di Florian Sempley. Molto musicale Juan Francisco Gatell, il cui Conte d’Almaviva ha sfoggiato morbidezza di emissione e una certa saldezza nelle agilità. Gatell si è anche ben disimpegnato in “Cessa di più resistere”. La Rosina di Chiara Amarù è piaciuta per la timbrica attraente, la morbidezza e una indubbia fluidità nella coloratura, mentre Paolo Bordogna si è distinto per essere riuscito ad affrancare il ruolo di Bartolo dagli obsoleti cliché del basso buffo. Bordogna ha cantato tutte le note con dizione nitida e intonazione perfetta. Anche Alex Esposito si è calato perfettamente nell’istrionico ruolo di Don Basilio. Bene anche Andrea Vincenzo Bonsignori come Fiorello e Felicia Bongiovanni (Berta). Insomma, un’ottima recita apprezzata molto dal pubblico che gremiva il teatro.

Tuesday, August 19, 2014

“SOGNARE” il “BARBIERE DI SIVIGLIA” - Rossini Opera Festival

Foto: Rossini Opera Festival

Renzo Bellardone

Scevro da accenni storici-politici, come nell’intenzione dell’autore, questo “Barbiere” (forse l’opera più conosciuta al mondo),  è stato proposto come un sogno: un sogno teatrale. Ecco quindi che elementi scenici, interpreti, pubblico, tecnici (presso l’Accademia di Urbino definiti “funzionari” in quanto fanno funzionare lo spettacolo) son diventati realmente un tutt’uno partecipante e partecipativo. La convenzione tra la Sovrintendenza del Rof e l’Accademia delle Belle Arti di Urbino ha centrato l’obiettivo dell’ideazione, della  progettazione e della realizzazione della globale messa in scena, utilizzando una accorta chiave di lettura di questa nuova edizione critica, pur avendo dovuto modificare alcuni piani scenici in corso di allestimento per rendere più agevole l’impegno di tutti. Non si è trattato del solito “teatro nel teatro”, ma di una onirica visione; i tecnici in scena hanno indossato una maschera, come nel teatro dell’origine; vorticose scritte  son state proiettate a tempo di musica sui legni dei palchi, suggerendo suggestioni fantasiose, ancorchè ravvivare i bagliori temporaleschi delle tempeste rossiniane.  Gli abiti di scena impiegati sono risultati  abiti eleganti di uso comune che ha ceduto il passo ai più oleografici costumi teatrali a rimarcare pesantemente i travestimenti che nell’opera si susseguono. Il pregevole ed accurato lavoro degli allievi  della Scuola di Scenografia –docente Francesco Calcagnini- ha trovato vivida ricchezza negli interpreti che hanno avuto spazio ognuno per una individuale espressione e collettivamente per privilegiare una interpretazione accurata e dettagliata dei singoli personaggi. Juan Francisco Gatell Conte d’Almaviva- è tenore agile sulla scena e nell’emissione che ha offerto gradevoli morbidezze e limpidi acuti; i vari personaggi dei travestimenti li ha  resi con divertente efficacia e piacevoli all’ascolto. Don Bartolo trova in Paolo Bordogna uno dei suoi interpreti di riferimento, che qui ha potuto esprimere con raffinatezza le buffe peculiarità del personaggio; la voce è stata al solito utilizzata con salda  sicurezza sia nelle arie che nei gradevoli ed apprezzati recitativi. ‘Una voce poco fa…’ e naturalmente è partito l’applauso meritato, per Chiara Amarù che con voce chiara e linda ha tratteggiato Rosina con bei virtuosismi e colorate agilità. Il giovane Florian Sempey interpreta Figaro con allegrezza e simpatia: fin dalle prime note si sono intuite le morbide rotondità che si sono andate  a spalmare su tutta l’opera che dalla sua interpretazione ne ha tratto certo rilievo. Don Basilio, benedicente ed orante, tra il pubblico e sul palco è il bravo Alex Esposito; il consueto timbro possente ed al tempo stesso armonioso sono andati a  sommarsi alla caricaturale e divertente interpretazione (interessante “la calunnia” in una sorta di subdolo confessionale) Felicia Bongiovanni, con voce straordinariamente fresca e giovanile ha intagliato un delizioso cammeo con il personaggio di  Berta, mentre Andrea Vincenzo Bonsignore è Fiorello e Ufficiale, resi con buon timbro e tranquillità interpretativa. Alberto Pancrazi è il sorprendente Ambrogio. L’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna è stata diretta da Giacomo Sagripanti che procedendo nella direzione ha ricercato e trovato alcune raffinatezze che hanno impreziosito l’insieme. Questa produzione oltre che per gli ottimi interpreti ed il chiarissimo fraseggio complessivo,  sarà ricordata anche per le  luci veloci, le proiezioni, le entrate tra il pubblico in portantina o a cavallo, per  il busto che gira, per il cervello spillonato, per le apparizioni dei personaggi da sotto una tovaglia  piuttosto che da un’apertura sul piano di un  tavolo, per Don Bartolo che  prima si è lasciato ipnotizzare da Figaro con un orologio a catenella,  e poi ha infilato il volto  in una tuba. Sicuramente una realizzazione che connota il Rof della voglia di ricercare e di offrire contestualmente  opportunità  a giovani studenti talentuosi. La Musica vince sempre