Showing posts with label Raffaella Angeletti. Show all posts
Showing posts with label Raffaella Angeletti. Show all posts

Tuesday, April 1, 2014

L’amore scioglie il freddo cuore di Turandot.

Foto: Ramella&Giannese

Renzo Bellardone

A novant’anni dalla morte di Puccini, il Teatro Regio di Torino (dopo Buyyerfly) ha messo in cartellone l’ultima ed incompiuta opera del maestro con il classico allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova; scenografia di Luciano Ricceri, unica per tutto l’opera, che in un tripudio di colonne, scalinate  e tempietto, esalta il trionfo dell’amore e soddisfa l’ immaginario collettivo. La direzione dell’orchestra è stata affidata a Pinchas Steinberg che ha offerto una lettura vitale e ricca di passione, scevra da facili quanto stucchevoli sentimentalismi ed ha puntato invece sulla forza dei sentimenti esaltati da vera  possanza direzionale. Giuliano Montaldo ha firmato una regia classica, ripresa da Luciano Cosentino, che  ha utilizzato diversi elementi per movimentare continuamente il palcoscenico, ben attagliandosi alla narrazione: l’esercito rappresentato da ballerini ottimamente diretti da Giovanni di Cicco,  la scimitarra che appare nei momenti clou ed il tutto valorizzato dai costumi di Elisabetta Montaldo che nella classicità non vanno a ricercare l’impreziosimento di scontati luccichii. Interessante e decisamente pertinente  l’uso delle luci disegnate da Andrea Anfossi. Turandot è interpretata da Raffaella Angeletti che  man mano procede nel canto acquista maggior sensibilità vocale e maggior carica espressiva. Valter Fraccaro è dignitosamente il principe Calaf che offre con voce calda ed appassionata…”Non piangere Liù”. Un particolare apprezzamento per la voce profonda dai colori armoniosamente scuri di Giacomo Prestia nei panni di Timur, come per l’interessante  baritono Donato di Gioia –Ping- che insieme a Luca Casalin –Pang- e Saverio Fiore –Pong- hanno reso un gradevolissimo terzetto delle maschere. Il coro del Teatro ed il Coro delle voci bianche del Regio e del Conservatorio “G:Verdi”di Torino hanno dato una prova veramente eccezionale impreziosendo a tutti gli effetti l’opera: un plauso al lavoro di Claudio Fenoglio. La  mattatrice dell’opera è stata Erika Grimaldi nelle vesti di Liù ed i fragorosi applausi tributateli e non solo per la romanza “Signore ascolta”, sono stati il significativo apprezzamento della omogeneità della sua linea di canto ricca di sfumature descrittive dai colori più raffinati, che hanno risaltato l’amor puro vissuto fino all’estremo. Bene per tutti gli altri interpreti il cui contributo positivo ha fatto si che si sia assistito ad una gradevole produzione da ricordare. La Musica vince sempre.


Turandot en el Teatro Regio de Turín

Foto: Ramella&Giannese

Renzo Bellardone

A noventa años de la muerte de Puccini, el Teatro Regio de Turín puso en cartelera la última e incompleta ópera del maestro con montaje clásico del Teatro Carlo Felice de Génova; con una escenografía única para toda la ópera  de Luciano Ricceri, que con varias columnas, escalinatas y templos exaltó el triunfo del amor satisfaciendo el imaginario colectivo.  La dirección de la orquesta le fue confiada a Pinchas Steinberg quien ofreció una lectura vital y rica de pasión, libre de fáciles y molestos sentimentalismos, que apuntó  a su vez hacia la fuerza de los sentimientos exaltados por una verdadera energia en la conducción.  Giulio Montaldo firmó una dirección escénica clásica en la que utilizó diversos elementos para tener movimiento continuo y adaptando bien la escena a la narración.  El ejercito representado por bailarinas bien dirigidas por Giovanni di Cicco, y todo valorizado por los vestuarios de Elisabetta Montaldo. Interesante y decididamente pertinente fue el uso de la iluminación de Andrea Anfossi.  Turandot fue interpretada por Raffaella Angeletti, que mientras avanzaba la representacion, su canto adquirió mayor sensibilidad como mayor carga expresiva. Walter Fraccaro fue un digno príncipe Calaf que ofreció una voz cálida y apasionada como en el “Non piangere Liù” Un particular reconocimiento para la voz profunda y de colores armoniosamente oscuros de Giacomo Prestia en el papel de Timur, así como el interesante barítono Donato di Gioia (Ping) que junto a Luca Casalin (Pang) y Saverio Fiore (Pong) hicieron un agradable terceto de las mascaras. El coro del Teatro y el coro de voces blancas del Regio y del Conservatorio G Verdi de Turín, lograron una prueba excepcional enriqueciendo en todos los efectos a la ópera. La dominadora de la opera fue Erika Grimaldi como Liù y los fragorosos aplausos que recibió no solo por la romanza “Signora escolta” fueron el aprecio a la homogeneidad de su línea de canto lirica rica de matices que representaban los colores más refinados, y que resaltaron el amor puro vivido al máximo extremo. 

Tuesday, March 4, 2014

L’amore scioglie il freddo cuore di Turandot - Teatro Regio di Torino

Foto: Ramella&Giannese - Teatro Regio

Renzo Bellardone

A novant’anni dalla morte di Puccini, il Teatro Regio di Torino (dopo Buyyerfly) ha messo in cartellone l’ultima ed incompiuta opera del maestro con il classico allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova; scenografia di Luciano Ricceri, unica per tutto l’opera, che in un tripudio di colonne, scalinate  e tempietto, esalta il trionfo dell’amore e soddisfa l’ immaginario collettivo. La direzione dell’orchestra è stata affidata a Pinchas Steinberg che ha offerto una lettura vitale e ricca di passione, scevra da facili quanto stucchevoli sentimentalismi ed ha puntato invece sulla forza dei sentimenti esaltati da vera  possanza direzionale. Giuliano Montaldo ha firmato una regia classica, ripresa da Luciano Cosentino, che  ha utilizzato diversi elementi per movimentare continuamente il palcoscenico, ben attagliandosi alla narrazione: l’esercito rappresentato da ballerini ottimamente diretti da Giovanni di Cicco,  la scimitarra che appare nei momenti clou ed il tutto valorizzato dai costumi di Elisabetta Montaldo che nella classicità non vanno a ricercare l’impreziosimento di scontati luccichii. Interessante e decisamente pertinente  l’uso delle luci disegnate da Andrea Anfossi. Turandot è interpretata da Raffaella Angeletti che  man mano procede nel canto acquista maggior sensibilità vocale e maggior carica espressiva. Walter Fraccaro è dignitosamente il principe Calaf che offre con voce calda ed appassionata…”Non piangere Liù”. Un particolare apprezzamento per la voce profonda dai colori armoniosamente scuri di Giacomo Prestia nei panni di Timur, come per l’interessante  baritono Donato di Gioia –Ping- che insieme a Luca Casalin –Pang- e Saverio Fiore –Pong- hanno reso un gradevolissimo terzetto delle maschere. Il coro del Teatro ed il Coro delle voci bianche del Regio e del Conservatorio “G:Verdi”di Torino hanno dato una prova veramente eccezionale impreziosendo a tutti gli effetti l’opera: un plauso al lavoro di Claudio FenoglioLa  mattatrice dell’opera è stata Erika Grimaldi nelle vesti di Liù ed i fragorosi applausi tributateli e non solo per la romanza “Signore ascolta”, sono stati il significativo apprezzamento della omogeneità della sua linea di canto ricca di sfumature descrittive dai colori più raffinati, che hanno risaltato l’amor puro vissuto fino all’estremo. Bene per tutti gli altri interpreti il cui contributo positivo ha fatto si che si sia assistito ad una gradevole produzione da ricordare. La Musica vince sempre.


Wednesday, February 29, 2012

MADAMA BUTTERFLY : una tragedia giapponese ? - Teatro Regio di Torino

Foto: Raffaella Angeletti (Cio Cio San) Ramella&Giannese Fondazione Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

Alla ripresa dell’allestimento del Teatro Regio per la stagione 2010-2011, la regia di Damiano Michieletto –ripresa da Roberto Pizzuto- pone ancora il pubblico torinese nella condizione di amare o non tollerare la lettura registica. La definizione di ‘tragedia giapponese’ sta stretta in questa visione scevra da condizionamenti ed intenzionata a riproporre l’orrore dello sfruttamento (Cio Cio San) del diverso (il bimbo dagli occhi azzurrini) e l’ambiguità comportamentale (Sharpless); la fotografia è quella dell’inoffuscabile realtà al punto di sostituire il celebre karakiri con un colpo di pistola che imprime attualità e universalità all’epilogo della sofferenza causata da tutti i tradimenti del mondo. La scena -pressoché fissa- consta di un cubo di plexiglas al centro, rifugio e gabbia di Butterfly, con tutto intorno le scritte luminose di una qualsiasi metropoli dell’estremo Oriente; l’attesa nave di Pinkerton non arriva ed al suo posto fa l’ingresso in scena una ben più contemporanea automobile bianca. L’orchesta del Regio è diretta dall’elegante gesto del M° Daniele Rustioni che pone attenzione alle sottolineature poetiche così come alle enfatizzazioni in particolare al finale. Il Coro muto, i leitmotivs e le arie, portano alla palpabile emozione come solo la musica di Puccini sa fare. Butterfly prende vita e perde la vita attraverso l’interpretazione del soprano Raffaella Angeletti (già apprezzata interprete nella precedente stagione); con appropriato physique du role imprime al personaggio di Cio Cio San un marcato vigore emotivo anche nei momenti di ricercata sobrietà. Cristallina negli acuti ed ambrata nei toni bassi apre il ventaglio della sicurezza vocale e della padronanza della scena. Il mezzosoprano Giovanna Lanza, con pregevole timbricità dipinge una Suzuki partecipativamente sofferente attraverso l’utilizzo dello strumento con evidente salda tecnica, abbinata all’emotività che esalta le rotondità brunite e le corposità tonali. Pinkerton, gentile in apparenza, ma rozzo ed approfittatore nella sostanza, trova concretizzazione in Massimiliano Pisapia; preciso nell’interpretazione, porge le note più accorate nel secondo atto. Il baritono Domenico Balzani è il più che convincente Sharpless; con vocalità sicura e piacevole delinea e sfuma con chiara partecipazione. Grigory Bonfatti anche in questa occasione si trasforma in un ambiguo e losco figuro nell’interpretazione riuscita di Goro. Tutto il resto del cast è parimenti interessante nel tratteggio dei vari personaggi. Una nota spontanea, ma doverosa, va riservata al piccolo Luca Bosso, il quale interpreta il figlio di Butterfly con spigliatezza e sicurezza interpretativa non comuni. La Musica vince sempre.