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Wednesday, February 1, 2023

Don Giovanni en Parma

 Fotos: © Roberto Ricci

Ramón Jacques

Las actividades del Teatro Regio de Parma no solo giran en torno a la predominante figura local a la que está estrechamente ligado como es: Giuseppe Verdi, su festival anual, la reposición de sus óperas y demás actividades: como conferencias, coloquios etc.  Forma parte del circuito de los teatros más prestigiosos de Italia, y cuenta con una amplia y variada temporada anual de títulos operísticos, conciertos, recitales.  El título elegido para inaugurar una nueva temporada, la 2023, fue Don Giovanni el dramma giocoso en dos actos con libreto de Da Ponte, de W. A.  Mozart, un título ausente de este escenario desde hacia 29 años.  Escénicamente se vio el montaje del cineasta italiano Mario Martone, quien además cuenta con una extensa incursión en el mundo operístico.  Sus montajes suelen situarse en la actualidad, pero esta idea escénica, creada originalmente para el teatro San Carlo de su natal Nápoles hace más de veinte años (y que recorriera el año pasado diversos teatros de tradición del norte del país, agrupados bajo el nombre de Opera Lombardía) brilla por su sencillez e impacto visual.  El escenario prácticamente vacío cuenta con unas tribunas semicirculares al fondo donde se ubicaba el coro, y los solistas, antes y después de cada una de sus intervenciones. Alrededor del foso de la orquesta se colocó una pasarela, por la que se desplazaban constantemente los solistas, que en esta puesta jugaban el papel de cantantes, actores, pero a la vez de observadores de la escena.  Desconozco si la pasarela formaba parte de la puesta original, pero el constante acercamiento al público de los cantantes, su entrada por las puertas laterales y traseras del teatro, como también del coro, y otras escenas como la procesión por la muerte del Comendador entre el público constituyan una manera de involucrar al público con la trama.  Este recurso que he visto en cinco recientes puestas en escena en diferentes teatros, me lo confirmó el director Peter Sellars, en el ensayo publicado en el programa de mano del reciente Tristán e Isolda semi-escenico en Los Ángeles, donde argumentaba, que la acción actoral y teatral de los artistas debe extenderse más allá del escenario, y que como él lo visualiza hacia el futuro, quizás dejen de ser necesarias las fastuosas producciones para concentrarse en un detallado trabajo actoral y en el canto.  Esta reposición de la idea original de Martone, pareció estar en línea, con lo descrito anteriormente.  Los elegantes vestuarios de época ideados por Sergio Tramonti, el brillante juego de iluminación de Pasquale Mari, y las coreografías de Anna Redi, cumplieron el cometido de situar la acción y al público dentro del tiempo donde indica el libreto que transcurre la acción.  El elenco adecuado elenco conformado para esta propuesta contó con cantantes que exhibieron un sobresaliente nivel como la experimentada soprano Carmela Remigio que hizo resplandecer al papel de Donna Elvira, su actuación fue convincente en un papel que ha interpretado infinidad de veces y que domina, con grata presencia escénica, involucrada en el personaje y con un canto brillante, colorido y ágil. Por su parte Mariangela Sicilia, canto con seguridad el papel de Donna Anna, exhibiendo una voz grata, virtuosa en su manejo y mucha seguridad.  El Leporello que personificó el bajo Riccardo Fassi, fue malicioso, astuto y pícaro y bien cantado.  Don Giovanni fue encomendado al barítono Vito Priante, de voz potente, amplia y profunda que por momentos parecía un poco pasivo, dejando algunas dudas y que quizás pudo haber hecho más en la parte de la convicción actoral para impregnarla a su personaje y transmitirla hacia afuera.  La función dio la posibilidad de escuchar al tenor Marco Ciaponi, como Don Ottavio, con una voz juvenil bien timbrada y seguramente un artista que tiene mucho margen de crecimiento.  Los papeles de Masetto y Zerlina fueron encomendados al barítono Fabio Previati, adecuado en todo su desempeño, y a la joven soprano Enkelda Kamani, buena interprete que dio vida a un joven y frágil personaje. Giacomo Prestia cumplió con su parte del Comendador.  El coro del Teatro Regio de Parma, mostró su profesionalismo y participación cuando fue exigido, bajo la dirección de su titular Martino Faggiani. La Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini, mostró oficio y unión bajo la dirección del maestro Corrado Rovaris, quien no destacó particularmente por su elección de tiempos y dinámica,  y creo algunos desfases con las voces, que sin embargo en nada inciden en la que en términos generales fue una satisfactoria función del Burlador de Sevilla.




Saturday, March 31, 2018

La Gioconda - Teatro Municipale di Piacenza


Credito foto Roberto Ricci

Renzo Bellardone

Per narrare de ‘La Gioconda’ di Ponchielli, bisogna subito dire che viene molto poco rappresentata, ma che contiene molti messaggi che ben si attagliano anche  certi tristi aspetti della contemporaneità, come si evince dalla note di regia di Federico Bertolani a cui null’altro riesco aggiungere: “i personaggi sono tragicamente caparbi, seguono ciecamente le loro passioni… a discapito del realismo che li circonda….le loro verità sono deboli e i sentimenti confusi. L’amore si confonde con l’odio, il rispetto con la violenza, la legge con l’abuso di potere..” La Gioconda, ricca di danze, tra cui la più celebre ‘Danza delle ore’ è a buon diritto considerata una Grand Opéra, con una drammaturgia fortemente spettacolare  e ricca di colpi di scena. Sia la scrittura musicale che quella librettistica sono degne di rilievo e, sottolineando la poca rappresentazione della stessa, si evidenzia il merito della Fondazione Teatri di Piacenza, con le Fondazioni di Modena e Reggio Emilia,  per la proposta. Il pubblico di melomani ha letteralmente preso d’assalto il Comunale dando una chiave di lettura importante  alle direzioni artistiche: il ‘sold out’ non si fa esclusivamente con le opere di repertorio, ma anche con messe in scena non abituali, ma curate in ogni dettaglio e ricche di  idee messe in pratica!!! Questo forse il motivo della massiccia troupe televisiva per le riprese. La regia c’è! La scenografia c’è! E ci sono pure tutti gli altri elementi indispensabili alla realizzazione di questa applauditissima ‘La Gioconda’. La scenografia semplice, ma decisamente comunicativa realizzata da Andrea Belli,  rispetta i quattro fondamentali elementi naturali: il fuoco, che appare materialmente in scena, l’aria  rappresentata dai vapori in trasparenza, la terra su cui poggiano tutte le vicende e l’acqua che invade il palcoscenico,  come a Venezia invade e contorna la città. La regia di Federico Bertolani è curata in ogni particolare ed è evidente risultato di ampio studio sia della vicenda, che dei singoli personaggi, che della partitura: ricca di movimento, atteggiamenti e gestualità si avvale di pochi elementi scenici di forte impatto. La coreografia curata da Monica Casadei per e con la Compagnia Artemis Danza  è elemento predominante e di assoluta efficacia per questa Grand Opéra, riuscendo ad intervenire in completa contestualizzazione con la vicenda,  rappresentandola  coreograficamente  con gusto contemporaneo e addirittura acrobatico come nella succitata ‘danza delle ore’ dove ogni movimento ricorda le lancette dell’orologio con capriole a uno o più danzatori, piuttosto che lo scandire del tempo con movenze ritmate e cadenzate. I costumi di Valeria Donata Bettella, sono indiscutibilmente belli,  pertinenti ed indossati con la necessaria naturale eleganza! Le luci ben disegnate da Fiammetta Baldisseri sono state esaltate dai riflessi dell’acqua, che naturalmente ondeggianti sulle volute dorate del soffitto, hanno creato suggestioni raffinate. L’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna è stata diretta dal maestro concertatore e direttore Daniele Callegari, non certamente nuovo a queste esperienze e che anche in Gioconda ha saputo trarre delle belle emozioni con direzione attenta e chiara in sinergia emozionale con i professori in buca e con gli artisti sul palco. Il Coro del Teatro Municipale di Piacenza, ricco di molti elementi giovani, è stato diretto da Corrado Casati con dedizione e partecipazione ed altrettanto plauso va a Mario Pigazzini direttore delle Voci Bianche del Coro Farnesiano di Piacenza. Il cast è di tutto rispetto e ritengo riguardoso rispettare l’ordine citato in locandina, per raccontare dei singoli personaggi ed interpreti. La giovane Saioa Hernández è il soprano nel ruolo del titolo: ascoltata per la prima volta oggi non  si può restare indifferenti alla facilità negli acuti ed alla espressività lirica! Davvero brava sotto ogni punto di vista e sicuramente ne sentiremo parlare a lungo ed a breve !!! Francesco Meli è l’ambiguo Enzo Grimaldo che ama Gioconda come una sorella, ma Laura come una focosa amante. Nella vicenda, come quasi sempre nella vita,  Enzo sceglie Laura che come in ogni melodramma che si rispetti viene salvata dalla sicura morte che il marito tenta di mettere in opera, dalla rivale Gioconda che si sacrifica per amore, seppur non corrisposto, di Enzo. Francesco Meli non necessita certo di presentazioni essendo a buon titolo uno dei migliori tenori del panorama internazionale: nelle varie parti è rilevante la sua prestazione e  dopo l’assolo  pregevole, il teatro viene invaso dal meritato applauso spontaneo e sfrenato! Anna Maria Chiuri con il ruolo di  Laura Adorno supera addirittura l’apprezzata interpretazione della zia principessa in Suor Angelica sostenuta qualche tempo fa; con Laura diventa sensuale, bella e provocante prima e desolata e rassegnata alla morte poi. La Chiuri è sempre rilevante per tono ed espressività coloristica. Il libretto di Boito conferì tratti inusuali, sia nei versi che nella drammaturgia riscontrabili ad esempio nel personaggio di Alvise Badoero interpretato superbamente da Giacomo Prestia che offre  colore scuro e  tono imperioso inciso dalla carica interpretativa. Agostina Smimmero in ‘la madre cieca’ è decisamente brava sia come espressività facciale e movenze da non vedente che come vocalità: morbida emissione, arricchita da toni lievemente scuri che esaltano, senza esagerazione, il racconto musicale di questa povera donna scambiata addirittura per strega, forse per la sola diversità consistente nella cecità. Il baritono rumeno Sebastian Catana, seppur all’inizio dell’opera viene annunciato dalla direttrice artistica Cristina Ferrari di una improvvisa influenza,  ha saputo superare l’indisposizione con una brillante interpretazione di Barnaba: dentro e fuori l’acqua (sarà mica questo il motivo del raffreddamento!?) canta con temperamento e sicurezza affascinante: voce molto bella caratterizzata da facilità di emissione, colore scuro e di temperamento invidiabile. Un sincero apprezzamento anche a Graziano Dallavalle in Zuàne, Nicolò Donini in un cantore, Lorenzo Izzo in Isèpo e Simone Tansini in un pilota e Barnabotto. La Musica vince sempre.


Friday, April 1, 2016

Aída en Turín

Foto: Ramella&Giannese

Renzo Bellardone

Esta producción de Aída se manifestó a través de una dirección muy clásica de William Friedkin que aunque no tuvo saltos futurísticos, representó completamente la ópera apegándose a la idea de festejar la reinauguración del Museo Egipcio de Turín, considerado el más importante del mundo después del de Cairo. La ópera se disfrutó plenamente sobre todo por la música engañosa desde la obertura, pero que anunciaba un Verdi maravillosamente sinfónico, los dulces sonidos del harpa o de las flautas nos transportaron a un dulce mundo visionario y al mismo tiempo coherente con la observación de que aquel mundo desafortunadamente aun forma parte de este. La peculiaridad de la ópera alcanzó un aura hipnotizante gracias a la baqueta – osare decir mágica- de Gianandrea Noseda con la que nos secuestró por la belleza con la que habitualmente profundiza todo su ser, con la mirada hacia el infinito nota tras nota. Seguramente fue una confirmación mas para la dirección y la magnífica orquesta del Regio de Turín. Igualmente, el coro dirigido por Claudio Fenoglio alcanzó como siempre puntos más relucientes en una amalgama cubierta de preciosos e impetuosos colores. Un aplauso para los coristas de verdadero nivel. La Aida de Kristin Lewis reveló un tono sensiblemente sincero, rico de luces y tonalidades, agradable en los filados y seguro en los agudos. Amneris fue interpretada por Anita Rachevelishvili con voz rica de colores y un timbre relevante, fue hábil en los diversos registros que afrontó con seguridad y conmovedora interpretación. Marco Berti estuvo convincente como Radames, mientras fue avanzando la ópera y fue muy apreciado en el dueto final con Aida.  Amonasro encontró en Mark Doss un orgulloso y potente intérprete tanto por los colores como por su timbre. Giacomo Prestia fue un Ramfis perfectamente logrado como personaje gracias a una voz profunda y autoritaria con curvaturas poéticas y habilidad para comunicar sensaciones profundas. Una mención para In-Sung Sim, Dario Prola y Kate Fruchtermann. Muy pertinente y estilísticamente interesante estuvieron las coreografías de  Anna Maria Bruzzese.

Tuesday, March 1, 2016

Norma en el Teatro San Carlo de Nápoles

Foto: Francesco Squeglia

Giuliana Dal Piaz

He tenido la oportunidad de asistir a unas cuantes ediciones distintas de  "Norma" de Vincenzo Bellini; y entre todas, la dirección de Lorenzo Amato y la puesta en escena de Ezio Frigerio para el Teatro San Carlo de Nápoles son las que más me gustaron. Las líneas-guía del director se inspiran fielmente en las intenciones originales del libretista Felice Romani y en el enfoque que Bellini le dió a la ópera. Asistido por Vincenzo Raponi con un magnífico manejo de las luces por Sergio Metalli para la proyección de imágenes que le dieron vida a la foresta en los varios momentos del día y de la noche y según lo que ocurría en la escena - desde la ceremonia del corte del muérdago sagrado, al llamado a la guerra y a la hoguera final - con el sencillo y hermoso vestuario de Franca Squarciapino, Frigerio creó un escenario tradicional y sin tiempo, muy sugestivo, realizado además con gran economía de medios ("los más sencillos, madera, cartón y fantasía", dice Frigerio). Tanto Amato como Frigerio y Francapina quisieron enfatizar la falta de lujo y magnilocuencia del escenario: hay ahí dos ejercitos en guerra que se enfrentan, el uno, el invasor, en un campamento militar; el otro, los druidas (¿los Galos quizás?) refugiados en los bosques sagrados que los Romanos intentan repetidamente destruir, ya agotados por meses de una campaña bélica impar. El drama del amor prohibido, y traicionado, entre la sacerdotisa druída y el general romano, inspirado en la homónima tragedia de Alexandre Soumet (a su vez quizás eco más gentil de la Medea griega), está representado por un cast principal - Mariella Devia como Norma, Luciano Ganci como Polión, Laura Polverelli como Adalgisa, y Carlo Colombara como Oroveso - y por 3 días (23, 26 y 28 de Febrero) por un segundo cast: la soprano Daniela Schillaci-Norma, el tenor rumano Stefan Pop-Polión, la mezzo-soprano rusa Anna Goryachova-Adalgisa y el bajo Giacomo Prestia-Oroveso. La conducción musical es, con la orquesta y el coro del Teatro San Carlo de Nello Santi, un veterano de la batuta especialmente vinculado a la Norma y amante de la música de Bellini. Dirigiendo Norma en Riga en 1837, Richard Wagner - cuenta el Mº Santi - "se enamorò de ella, tanto que en Zürich se conserva el primer acto de esta ópera, instrumentado por el mismo Wagner, que desistió de poner mano al segundo acto, considerando a Bellini insuperable". La soprano Daniela Schillaci, también muy buena actriz, tiene una magnífica voz que maneja correctamente tanto "las melodías largas" que Verdi encontraba en las óperas de Bellini, como las frases muy cortas de los duetos. La voz de la mezzo-soprano rusa Goryachova es muy buena pero su actuación es rígida y poco expresiva. Al tenor Stefan Pop en cambio le hace falta trabajar más sobre su voz así como sobre su capacidad actorial. Sería además oportuno que también para los cantantes hombres empezara a valer el principio que hace años ya domina para las cantantes mujeres: un físico más adecuado al rol que interpretan. La última función de la Norma, con el reparto principal, tuvo lugar el martes 1º de Marzo.


Wednesday, November 4, 2015

Aida - Teatro Regio di Torino

Foto: Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

Questa produzione di Aida si è manifestata attraverso una regia molto classica di William Friedkin, che seppure senza guizzi futuristici, ha rappresentato compiutamente l’opera e ben si è attagliata all’idea di festeggiare la reinaugurazione del Museo Egizio di Torino, considerato il più importante al mondo dopo quello del Cairo. L’opera si è goduta appieno soprattutto per la musica accalappiatrice fin dalla ouverture  annunciatrice di un Verdi meravigliosamente sinfonico; i dolci suoni dell’arpa o dei flauti hanno trasportato in un dolce mondo visionario ed al tempo stesso coerente con l’osservazione di quel mondo e purtroppo ancora di questo. La peculiarità dell’opera ha raggiunto un’aura ipnotizzante grazie alla bacchetta –oserei dire magica- di Gianandrea Noseda che rapito dalla bellezza abitualmente  profonde tutto il suo essere con lo sguardo proteso all’infinito, inseguito nota dopo nota. Sicuramente ancora una conferma per la direzione e la magnifica orchestra del Regio di Torino. Parimenti il coro diretto da Claudio Fenoglio raggiunge vette sempre più rilucenti in un amalgama di preziosi colori ora soffusi, ora impetuosi: un plauso ai coristi di vero livello. Kristin Lewis, Aida, ha rivelato un tono sensibilmente accorato ricco di luci e sfumature, piacevole nei filati e sicura negli acuti. Amneris è stata interpretata da Anita Rachevelishvili con voce ricca di colori e timbricamente rilevante; abile nei vari registri che ha affrontato con sicurezza e toccante interpretazione. Marco Berti in Radames è stato convincente nell’avanzare dell’opera ed apprezzato nel duetto finale con Aida.. Amonraso ha trovato in Mark Doss un superbo e possente interprete sia per colori che per timbro. Giacomo Prestia in Ramfis è perfettamente riuscito nel personaggio grazie ad una voce profonda ed autorevole con arrotondamenti poetici ed abile nel comunicare sensazioni profonde. Un apprezzamento anche per  In-Sung Sim, Dario Prola e Kate Fruchterman. Molto pertinenti e stilisticamente interessanti le coreografie riprese da Anna Maria Bruzzese. La musica vince sempre.

Saturday, May 3, 2014

Les Troyens de Berlioz en el Teatro alla Scala de Milán

Foto: Brescia&Amisano

Massimo Viazzo

Les Troyens llegó a la Scala con un montaje coproducido con el Covent Garden de Londres, la Staatsoper de Viena y la Ópera de San Francisco firmado por David McVicar, una producción que satisfizo sobre todo al público (la mejor parte) que desea lecturas escénicas claras, lineales, inmediatas, sin actualizaciones, provocaciones o sorpresas dramatúrgicas. Por lo tanto, en el escenario –una escena convexa, oscura y de fierro representaba la ciudad de Troya en la primera parte del espectáculo, mientras que Cartago era una ciudad en miniatura en el centro del escenario rodeada de tribunas cóncavas iluminadas por una luz que captaba los colores típicos del desierto africano, con todo aquello que se esperaba, incluido un grandioso caballo de Troya, una suerte de robot gigantesco metálico construido con tornillos y engranajes que amenazaba en la parte final de La prise de Troie. Fantástica estuvo la concertación de Antonio Pappano que logró dar una extraordinaria unidad dramática a una partitura compleja y gigantesca. La orquesta del Teatro alla Scala sonó compacta y homogénea con una búsqueda constantes del mejor fraseo y sin ningún sedimento técnico.  El coro, verdadero protagonista, estuvo sensacional, perfecto en la entonación y muy atento a los pasajes más rápidos, siempre en sincronía.  Notable estuvo también el trió de protagonistas con un Gregory Kunde que supo interpretar a un arrogante y feroz Enea dándole una voz robusta, centellante en los agudos y siempre vigorosa. Anna Caterina Antonacci dio voz y cuerpo a una memorable Cassandra por profundidad expresiva con una voz de timbre fascinante y solido en cada registro. También gustó Daniela Barcellona por el cuidado en la emisión y por una voz segura que pareció apropiada para expresar la exaltación y los abatimientos amorosos de la reina cartaginés.  Del resto del apreciable elenco también estuvo el Narbal de Giacomo Prestia, el Ascanio de Paolo Giardina, así como Alexandre Duhamel en el papel de Panteo y Paolo Fanale quien cantó con elegancia y bravura la bellísima canción del marinero Hyla del quinto acto.  Al final ovaciones para todos. 

Thursday, April 17, 2014

LES TROYENS ALLA SCALA, ovvero l’arte di allestire un CAPOLAVORO.

Foto: Brescia & Amisano

Renzo Bellardone

Il teatro d’opera è sovente crogiolo di esternazione di consensi e dissensi e sovente di contestazioni, ma quando la produzione è inattaccabile e la rappresentazione non ha punti deboli ecco che anche il severo teatro alla Scala di Milano esplode in continui boati di consenso ed apprezzamento: questo è successo alla Prima di “Les Troyens”  di Berlioz, con la direzione di Antonio Pappano vigoroso ed alternativamente delicato e sensibile; l’orchestra ha risposto al bel gesto di Pappano che ha seguito il palcoscenico con la stessa cura e minuziosa attenzione ed i risultati sono stati tangibili. La narrazione è conosciuta fin dai banchi di scuola, ovvero la distruzione di Troia e poi les troyens  a Cartagine e nell’immaginario collettivo un grande cavallo entra di notte in Troia per liberare dal ventre i guerrieri che la distruggeranno. David Mc Vicar  ha dato una lettura fedele e oltre il tempo, mantenendo il simbolismo con efficacia straordinaria ed ecco quindi che entra la grande testa del cavallo costruita con pistoni, ghiere e rotelle metalliche  (come poi il guerriero al finale) ad occupare il palco ed invadere la scenografia di grande impatto e funzionalità espressiva, creata da Es Devlin ed esaltata dall’utilizzo emozionante delle luci disegnate da Wolfgang Gőbbel  e riprese da Pia Virolainen. L’atemporalità è suggellata anche dai costumi di Moritz Junge . Questa Grand Opera racchiude realmente tutti gli elementi che rendono il teatro d’opera la forma più completa di spettacolo, infatti a completare la messa in scena ed a valorizzarla han ben contribuito i danzatori ed acrobati, elementi non integranti, ma coprotagonisti costruttivi di alcune scene chiave, ben  diretti da Lynne Page. Il canto ! Il cast è certamente costituito da voci  tra le migliori del panorama lirico ed attraverso una vibrante tensione è stato raggiunto un diapason meraviglioso e brillante. Gregory Kunde, al massimo del suo splendore vocale ha  interpretato Enea con limpidezza arrotondata ed armoniosa; amplificando così   la drammaticità interpretativa, ha creato un meraviglioso eroe. Cassandra ha ancora una volta trovato in Anna Caterina Antonacci  la sua migliore interprete: solenne e appassionata ha reso la complessa tragicità del personaggio con grandi capacità d’attrice ed espressive timbricità vocali. La regale ed innamorata Didone ha incontrato  un habitat di altissimo livello in Daniela Barcellona che con la semplice naturalezza che la contraddistingue, ha iniziato il suo  personaggio con gioiosità affettuosa , trasformata poi in terribile delusione fino all’estremo sacrificio. Le sfumature della voce hanno possentemente  disegnato amore, sensualità e disperazione. Maria Radner ha intepretato Anna con voce morbida e vellutata, mentre Chorèbe ha trovato vita nei colori bruniti di Fabio Capitanucci . Deciso ed imperioso Giacomo Prestia in Narbal e decisamente poetico e descrittivo Shalva Mukeria in Iopas .Hylas è stato interpretato da un accattivante Paolo Fanale , mentre Paola Gardina ha realizzato un atletico, fresco  e convincente Ascanio. Piacevole reincontrare sul palco Elena Zilio in Hecuba ed un convinto apprezzamento per ogni ruolo, ogni interprete  ed interpretazione. Grande protagonista è stato anche il superbo coro della Scala che sotto la guida di Bruno Casoni ha toccato punte di eccelsa bellezza. La Musica vince sempre.


Tuesday, April 1, 2014

L’amore scioglie il freddo cuore di Turandot.

Foto: Ramella&Giannese

Renzo Bellardone

A novant’anni dalla morte di Puccini, il Teatro Regio di Torino (dopo Buyyerfly) ha messo in cartellone l’ultima ed incompiuta opera del maestro con il classico allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova; scenografia di Luciano Ricceri, unica per tutto l’opera, che in un tripudio di colonne, scalinate  e tempietto, esalta il trionfo dell’amore e soddisfa l’ immaginario collettivo. La direzione dell’orchestra è stata affidata a Pinchas Steinberg che ha offerto una lettura vitale e ricca di passione, scevra da facili quanto stucchevoli sentimentalismi ed ha puntato invece sulla forza dei sentimenti esaltati da vera  possanza direzionale. Giuliano Montaldo ha firmato una regia classica, ripresa da Luciano Cosentino, che  ha utilizzato diversi elementi per movimentare continuamente il palcoscenico, ben attagliandosi alla narrazione: l’esercito rappresentato da ballerini ottimamente diretti da Giovanni di Cicco,  la scimitarra che appare nei momenti clou ed il tutto valorizzato dai costumi di Elisabetta Montaldo che nella classicità non vanno a ricercare l’impreziosimento di scontati luccichii. Interessante e decisamente pertinente  l’uso delle luci disegnate da Andrea Anfossi. Turandot è interpretata da Raffaella Angeletti che  man mano procede nel canto acquista maggior sensibilità vocale e maggior carica espressiva. Valter Fraccaro è dignitosamente il principe Calaf che offre con voce calda ed appassionata…”Non piangere Liù”. Un particolare apprezzamento per la voce profonda dai colori armoniosamente scuri di Giacomo Prestia nei panni di Timur, come per l’interessante  baritono Donato di Gioia –Ping- che insieme a Luca Casalin –Pang- e Saverio Fiore –Pong- hanno reso un gradevolissimo terzetto delle maschere. Il coro del Teatro ed il Coro delle voci bianche del Regio e del Conservatorio “G:Verdi”di Torino hanno dato una prova veramente eccezionale impreziosendo a tutti gli effetti l’opera: un plauso al lavoro di Claudio Fenoglio. La  mattatrice dell’opera è stata Erika Grimaldi nelle vesti di Liù ed i fragorosi applausi tributateli e non solo per la romanza “Signore ascolta”, sono stati il significativo apprezzamento della omogeneità della sua linea di canto ricca di sfumature descrittive dai colori più raffinati, che hanno risaltato l’amor puro vissuto fino all’estremo. Bene per tutti gli altri interpreti il cui contributo positivo ha fatto si che si sia assistito ad una gradevole produzione da ricordare. La Musica vince sempre.


Turandot en el Teatro Regio de Turín

Foto: Ramella&Giannese

Renzo Bellardone

A noventa años de la muerte de Puccini, el Teatro Regio de Turín puso en cartelera la última e incompleta ópera del maestro con montaje clásico del Teatro Carlo Felice de Génova; con una escenografía única para toda la ópera  de Luciano Ricceri, que con varias columnas, escalinatas y templos exaltó el triunfo del amor satisfaciendo el imaginario colectivo.  La dirección de la orquesta le fue confiada a Pinchas Steinberg quien ofreció una lectura vital y rica de pasión, libre de fáciles y molestos sentimentalismos, que apuntó  a su vez hacia la fuerza de los sentimientos exaltados por una verdadera energia en la conducción.  Giulio Montaldo firmó una dirección escénica clásica en la que utilizó diversos elementos para tener movimiento continuo y adaptando bien la escena a la narración.  El ejercito representado por bailarinas bien dirigidas por Giovanni di Cicco, y todo valorizado por los vestuarios de Elisabetta Montaldo. Interesante y decididamente pertinente fue el uso de la iluminación de Andrea Anfossi.  Turandot fue interpretada por Raffaella Angeletti, que mientras avanzaba la representacion, su canto adquirió mayor sensibilidad como mayor carga expresiva. Walter Fraccaro fue un digno príncipe Calaf que ofreció una voz cálida y apasionada como en el “Non piangere Liù” Un particular reconocimiento para la voz profunda y de colores armoniosamente oscuros de Giacomo Prestia en el papel de Timur, así como el interesante barítono Donato di Gioia (Ping) que junto a Luca Casalin (Pang) y Saverio Fiore (Pong) hicieron un agradable terceto de las mascaras. El coro del Teatro y el coro de voces blancas del Regio y del Conservatorio G Verdi de Turín, lograron una prueba excepcional enriqueciendo en todos los efectos a la ópera. La dominadora de la opera fue Erika Grimaldi como Liù y los fragorosos aplausos que recibió no solo por la romanza “Signora escolta” fueron el aprecio a la homogeneidad de su línea de canto lirica rica de matices que representaban los colores más refinados, y que resaltaron el amor puro vivido al máximo extremo. 

Tuesday, March 4, 2014

L’amore scioglie il freddo cuore di Turandot - Teatro Regio di Torino

Foto: Ramella&Giannese - Teatro Regio

Renzo Bellardone

A novant’anni dalla morte di Puccini, il Teatro Regio di Torino (dopo Buyyerfly) ha messo in cartellone l’ultima ed incompiuta opera del maestro con il classico allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova; scenografia di Luciano Ricceri, unica per tutto l’opera, che in un tripudio di colonne, scalinate  e tempietto, esalta il trionfo dell’amore e soddisfa l’ immaginario collettivo. La direzione dell’orchestra è stata affidata a Pinchas Steinberg che ha offerto una lettura vitale e ricca di passione, scevra da facili quanto stucchevoli sentimentalismi ed ha puntato invece sulla forza dei sentimenti esaltati da vera  possanza direzionale. Giuliano Montaldo ha firmato una regia classica, ripresa da Luciano Cosentino, che  ha utilizzato diversi elementi per movimentare continuamente il palcoscenico, ben attagliandosi alla narrazione: l’esercito rappresentato da ballerini ottimamente diretti da Giovanni di Cicco,  la scimitarra che appare nei momenti clou ed il tutto valorizzato dai costumi di Elisabetta Montaldo che nella classicità non vanno a ricercare l’impreziosimento di scontati luccichii. Interessante e decisamente pertinente  l’uso delle luci disegnate da Andrea Anfossi. Turandot è interpretata da Raffaella Angeletti che  man mano procede nel canto acquista maggior sensibilità vocale e maggior carica espressiva. Walter Fraccaro è dignitosamente il principe Calaf che offre con voce calda ed appassionata…”Non piangere Liù”. Un particolare apprezzamento per la voce profonda dai colori armoniosamente scuri di Giacomo Prestia nei panni di Timur, come per l’interessante  baritono Donato di Gioia –Ping- che insieme a Luca Casalin –Pang- e Saverio Fiore –Pong- hanno reso un gradevolissimo terzetto delle maschere. Il coro del Teatro ed il Coro delle voci bianche del Regio e del Conservatorio “G:Verdi”di Torino hanno dato una prova veramente eccezionale impreziosendo a tutti gli effetti l’opera: un plauso al lavoro di Claudio Fenoglio. La  mattatrice dell’opera è stata Erika Grimaldi nelle vesti di Liù ed i fragorosi applausi tributateli e non solo per la romanza “Signore ascolta”, sono stati il significativo apprezzamento della omogeneità della sua linea di canto ricca di sfumature descrittive dai colori più raffinati, che hanno risaltato l’amor puro vissuto fino all’estremo. Bene per tutti gli altri interpreti il cui contributo positivo ha fatto si che si sia assistito ad una gradevole produzione da ricordare. La Musica vince sempre.


Wednesday, November 3, 2010

I Vespri Siciliani - Festival Verdi 2010, Teatro Regio di Parma

Foto Roberto Ricci Teatro Regio di Parma
domenica 24 ottobre 2010 – ultima recita
Giosetta Guerra

Il super cast scritturato dal Teatro Regio di Parma per I Vespri Siciliani di Giuseppe Verdi ha attirato gente da tutto il mondo. Il teatro, completamente esaurito, domenica pomeriggio era affollato di Orientali, Tedeschi, Inglesi, oltre che di Italiani. Purtroppo le nostre aspettative sono state inizialmente deluse dalla sostituzione del tenore, Fabio Armiliato stava male e lo ha sostituito Kim Myung Ho nel ruolo protagonista di Arrigo, ma la presenza di altri tre maghi dell’opera, come Daniela Dessì, Giacomo Prestia e Leo Nucci ha calmato la nostra agitazione e inoltre il tenore orientale se l’è cavata dignitosamente. Certo ci è mancata la bella figura di Fabio, le sue espansioni brucianti e la sua passionalità nelle scene d’amore che con Daniela sono così veritiere, tuttavia sentir Giacomo Prestia cantare l’aria di Procida del secondo atto “O tu Palermo” a 20 centimetri dalla mia faccia e guardarlo direttamente negli occhi è stato molto coinvolgente. Sì, perché Pier Luigi Pizzi ha dilatato l’azione tra gli spettatori: tutti i personaggi si muovevano e cantavano non solo in palcoscenico ma anche tra il pubblico, entravano ed uscivano anche dalle porte di sicurezza e i coristi cantavano spesso schierati in fondo o ai lati della platea, o da un palco o fuori campo, creando una speciale osmosi tra audience ed artisti. Per l’aspetto visivo Pizzi si è adeguato alle ristrettezze economiche del momento, optando per una scenografia minimalista fatta di simboli che, anche se non descrivevano le specifiche e ricche ambientazioni, davano lo spunto per immaginare ambienti approssimativi.
Atto primo: accoglienza a sipario aperto, palcoscenico in pendenza, non c’è la piazza di Palermo con i suoi edifici e la caserma, ma ci sono solo tre barche (Palermo è città di mare) contro un fondale bianco (perché non azzurro?); atto terzo: un divano celeste visto di spalle, un grande specchio piegato in avanti a rifletter la scena stile Svoboda (mitica Traviata a Macerata) per la scena del ballo; atto quarto: un’alta inferriata per il carcere con i frati incappucciati bianchi e neri ritti tra le sbarre; atto quinto: altare classico bianco per il matrimonio e pioggia finale di volantini tricolori sulla platea del Regio (Viva l’Italia!). I militari francesi indossavano divise blu e sventolavano la loro bandiera, i siciliani avevano divise nere, la duchessa Elena era rigorosamente in nero e velata tranne alla cerimonia nuziale per la quale indossava un abito bianco, tutti della stessa foggia. Di bianco vestite le danzatrici della Tarantella, di nero i danzatori, tra cui spiccava il rosso di Ninetta (in bianco per le altre scene). Scena di stupro generale per il rapimento delle ballerine siciliane da parte dei soldati francesi (atto II). Il ballo mascherato di dame e gentiluomini di entrambe le nazionalità (atto terzo, ballo delle quattro stagioni, che in realtà non sono state definite) si rifletteva nel grande specchio, si aggiravano anche degli incappucciati con mantelli cangianti di vari colori di tonalità scure. Le luci disegnate da Vincenzo Raponi davano le giuste atmosfere alle scene e agli ambienti. Le coreografie portavano le firma di Roberto Maria Pizzuto. Tornando al versante vocale ribadisco la straordinaria da performance del basso Giacomo Prestia, che ha una cassa armonica unica, nel ruolo del patriota Procida (abito nero, capelli e barba bianchi): la voce è splendida e la figura non è da meno; al timbro conturbante si uniscono ampiezza, estensione, peso, ricchezza di armonici, naturalezza d’emissione dai gravi poderosi agli acuti pieni attraverso ampie arcate, un modo di porgere una voce cavernosa con grande morbidezza ed espressività. Magnifico. Grande prova anche quella del baritono Leo Nucci (Guido di Manforte, padre segreto di Arrigo) per l’autorevolezza della figura e per un mezzo vocale ancor nel pieno dell’efficienza e dell’efficacia, sostenuto da una consolidata tecnica vocale e da una indiscussa maestria nel porgere: la voce è estesa, ferma e intatta in ogni registro (anzi direi che non l’ho mai sentita così perfetta nei passaggi di registro e nell’intonazione), i suoni sono pieni e rotondi, i fiati lunghi e sostenuti, il peso e il volume consistenti, l’interpretazione intensa. Insomma Nucci migliora col tempo e anche fisicamente.

Ci saremmo aspettati più passione e maggior impeto da Daniela Dessì per il ruolo di Elena che richiede una vocalità tirata all’estremo. Il soprano, invece, ha sfruttato la melodiosità della sua voce per un canto a fior di labbro, una linea sospirosa con bei filati anche rinforzati, una delicatezza d’accento con impennate acute e slanci brucianti che emergono nei concertati e ha fatto emergere la voce in tutto il suo splendore nel travolgente finale. Kim Myung Ho (Arrigo figlio ribelle di Manforte e innamorato di Elena) sapeva la parte (e non è poco per un ruolo estremo di un’opera poco rappresentata), ha esternato una voce che arriva facilmente ovunque, anche se il timbro piuttosto chiaro non è drammatico, ha cantato bene e con espressività, anche se la figura non è fascinosa. Nelle parti di contorno hanno cantato Roberto Jachini Virgili (Tebaldo) un tenore incisivo di voce chiara, il basso chiaro ed esteso Alessandro Battiato (Roberto), il basso scuro Andrea Mastroni (Conte di Vaudemont), il tenore Raoul d’Eramo (Danieli), il basso Dario Russo (Sire di Bethune), il contralto Adriana Di Paola (Ninetta), il tenore Camillo Facchino (Manfredo). Le pagine corali sono risultate molto coinvolgenti, grazie anche alla nota bravura del Coro del Regio preparato da Martino Faggiani. L’Orchestra del Regio, diretta da Massimo Zanetti, ha esibito sonorità alte e dense nella nota Sinfonia d’apertura, ricca di poderosi crescendo e sensibili diminuendo, le grandi arcate della sezione archi, il frizzo dei violini, la potenza degli ottoni e delle percussioni, il guizzo dell’ottavino hanno contribuito ad annunciare il clima teso e ricco di contrasti di questo grand-opèra verdiano. Con maggior leggerezza è stata realizzata l’introduzione al II atto, una patina d’inquietudine ha pervaso il Preludio del IV e l’attenzione nell’eseguire il dettato verdiano ha reso tangibile l’immensa coralità dell’opera. Il pubblico ha risposto con calorosi applausi.