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Thursday, March 8, 2012

Madama Butterfly en el Teatro Regio de Turín

Foto: Ramella&Giannese -  Fondazione Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

La reposición de la puesta en escena del Teatro Regio, para la temporada 2010-2011, con dirección de Damiano Michieletto, hoy dirigida por Roberto Pizzuto, puso  al publico de Turín en la condición de amar o de no tolerar esta lectura escénica. La definición de tragedia japonesa es estrecha en esta visión libre de condicionamientos y que tiene la intención de mostrar el horror de la explotación de Cio Cio San, de la diversidad del niño de ojos azules, y de la ambigüedad en el comportamiento de Sharpless. La imagen no es mas que la de una despiadada realidad, al punto que se sustituyó el celebre hara kiri final por un disparo de pistola que imprimió actualidad y universalidad al epilogo del sufrimiento causado por todas las traiciones del mundo.  La escena casi fija, constó de un cubo trasparente al centro, un refugio y jaula de Butterfly, rodeado de carteles luminosos como en cualquier metrópoli del Oriente. La esperada nave de Pinkerton no arribó  y en su lugar ingresó un moderno automóvil blanco.  La orquesta del Regio fue dirigida con el elegante gesto de Daniele Rustioni quien puso atención para delinear y enfatizar la poesía, en particular en el final de la obra. El coro mudo, los leitmotivs y las arias, nos llevaron a una palpable emoción como solo lo sabe hacer la música de Puccini.  Butterfly obtuvo y perdió la vida a través de la interpretación de la soprano Raffaella Angeletti, apreciada intérprete de la puesta anterior, que con un apropiado physique du role imprimió al personaje de Cio Cio San un marcado vigor emotivo, también en los momentos de la buscada sobriedad. Cristalina en los agudos y ámbar en los tonos bajos mostró seguridad y dominio de la escena.  La mezzosoprano Giovanna Lanza,  dibujo con apreciable timbre una Suzuki participativamente sufrida a través del uso de un instrumento de evidente y sólida técnica, unida a la emotividad con la que exaltó un rotundo y bronceado cuerpo vocal. Un Pinkerton, amable en apariencia, pero un villano listo para aprovecharse, fue interpretado por un Massimiliano Pisapia preciso en la interpretación que alcanzó las notas más tristes en el segundo acto. El barítono Domenico Balzani fue un convincente Sharpless que con voz segura y agradable, delineó y matizó su clara participación  Gregory Bonfatti se transformó en una figura ambigua y deshonesta en la interpretación de Goro. El resto del elenco estuvo bien en los diversos personajes. La música vence siempre.

Wednesday, February 29, 2012

MADAMA BUTTERFLY : una tragedia giapponese ? - Teatro Regio di Torino

Foto: Raffaella Angeletti (Cio Cio San) Ramella&Giannese Fondazione Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

Alla ripresa dell’allestimento del Teatro Regio per la stagione 2010-2011, la regia di Damiano Michieletto –ripresa da Roberto Pizzuto- pone ancora il pubblico torinese nella condizione di amare o non tollerare la lettura registica. La definizione di ‘tragedia giapponese’ sta stretta in questa visione scevra da condizionamenti ed intenzionata a riproporre l’orrore dello sfruttamento (Cio Cio San) del diverso (il bimbo dagli occhi azzurrini) e l’ambiguità comportamentale (Sharpless); la fotografia è quella dell’inoffuscabile realtà al punto di sostituire il celebre karakiri con un colpo di pistola che imprime attualità e universalità all’epilogo della sofferenza causata da tutti i tradimenti del mondo. La scena -pressoché fissa- consta di un cubo di plexiglas al centro, rifugio e gabbia di Butterfly, con tutto intorno le scritte luminose di una qualsiasi metropoli dell’estremo Oriente; l’attesa nave di Pinkerton non arriva ed al suo posto fa l’ingresso in scena una ben più contemporanea automobile bianca. L’orchesta del Regio è diretta dall’elegante gesto del M° Daniele Rustioni che pone attenzione alle sottolineature poetiche così come alle enfatizzazioni in particolare al finale. Il Coro muto, i leitmotivs e le arie, portano alla palpabile emozione come solo la musica di Puccini sa fare. Butterfly prende vita e perde la vita attraverso l’interpretazione del soprano Raffaella Angeletti (già apprezzata interprete nella precedente stagione); con appropriato physique du role imprime al personaggio di Cio Cio San un marcato vigore emotivo anche nei momenti di ricercata sobrietà. Cristallina negli acuti ed ambrata nei toni bassi apre il ventaglio della sicurezza vocale e della padronanza della scena. Il mezzosoprano Giovanna Lanza, con pregevole timbricità dipinge una Suzuki partecipativamente sofferente attraverso l’utilizzo dello strumento con evidente salda tecnica, abbinata all’emotività che esalta le rotondità brunite e le corposità tonali. Pinkerton, gentile in apparenza, ma rozzo ed approfittatore nella sostanza, trova concretizzazione in Massimiliano Pisapia; preciso nell’interpretazione, porge le note più accorate nel secondo atto. Il baritono Domenico Balzani è il più che convincente Sharpless; con vocalità sicura e piacevole delinea e sfuma con chiara partecipazione. Grigory Bonfatti anche in questa occasione si trasforma in un ambiguo e losco figuro nell’interpretazione riuscita di Goro. Tutto il resto del cast è parimenti interessante nel tratteggio dei vari personaggi. Una nota spontanea, ma doverosa, va riservata al piccolo Luca Bosso, il quale interpreta il figlio di Butterfly con spigliatezza e sicurezza interpretativa non comuni. La Musica vince sempre.



Sunday, July 10, 2011

100 ANNI DI ... MAHLER! - Baveno Festival Umberto Giordano - XIV Edizione 2011

Foto: Giovanna Lanza (mezzosoprano), Danilo Formaggia (tenore)

Renzo Bellardone

Venerdì 8 luglio 2011, ore 21.15, Baveno, Chiesa dei SS. Gervaso e Protaso. 100 ANNI DI ... MAHLER! GIOVANNA LANZA mezzosoprano, DANILO FORMAGGIA tenore. BAVENO FESTIVAL ENSEMBLE. MARCELLO PAROLINI direttore. GUSTAV MAHLER (1860-1911) Das Lied von der Erde (Il canto della terra) Versione per orchestra da camera di Arnold Schőnberg (1921) terminata da Riehn (1983) - Das Trinklied von Jammer der Erde (La fugacità delle gioie terrestri) - Der Einsame in Herbst ( La malinconia delle solitudini autunnali) - Von der Jugend (La giovinezza) - Von der Schőnheit (La bellezza) - Der Trunkene in Frǘhling (Le gioie del vino ed i fremiti della primavera) - Der Abschied (La funebre mestizia dei congedi)

L’interno della chiesa dei SS. Gervaso e Protaso è in penombra con la sola luce rossa ad illuminare le due cappelle laterali prossime all’altare avvolto da azzura luminosità. Il Baveno festival ‘Umberto Giordano 2011’, alla sua quattordicesima edizione è ispirato alla terra ed alle sue vibrazioni , quindi la scelta di proporre in apertura ‘Das Lied von der Erde’ appare quanto mai consona ed efficace. Prorompente e dissonante la musica invade la navata e subito s’insinua la voce del tenore Danilo Formaggia che con liricità canta sui tintinnii (le gioie della vita), silenziati dai fiati che prepotentemente rammentano la caducità e fugacità delle gioie terrene. Con sicurezza il tenore sale fieramente all’acuto per abbassarsi poi, con pienezza di emissione, fino ad un bel colore brunito che riproporrà anche nei Lieder successivi con agilità e passione. Tromba, corno, flauto e fagotto esordiscono in un preludio ad annunciare la voce del mezzosoprano Giovanna Lanza, di un bel colore e suono avvolgente che si estende in tutta la cromaticità fino a raggiungere un profondo colore scuro che ipnotizza la platea.
Passionale ed introspettiva dichiara una salda tecnica interpretativa e comunicativa. ‘Von der Jugend’ intrisa di spensieratezza gioiosa, viene raccolta e proposta dal tenore come un’aria d’opera, dove la scenografia inesistente è sostituita dalle immagini e dalle colorazioni evocati dall’orchestra diretta da un attento Marcello Parolini. Gesto ampio e ben calibrato come a disegnare nell’aria le architetture introspettive della partitura, il conductor dirige l’orchestra con tecnica, cura e conoscenza, riuscendo ad estrarre sensazioni forti ed inattese. La bellezza ‘Von der Schőnheit’, è esaltata dalla profonda voce del mezzosoprano che in un ‘prendere e lasciare’interpreta con sensuale vezzosità, che vocalmente e teatralmente lascerà nell’ultimo Lied: l’attesa ed il presagio vengono annunciati dai toni grevi dell’orchestra che solennemente interpreta questa irripetibile pagina. L’orchestra è l’anima e la voce è ‘la voce’ che parla a se stessa ed agli altri e con liricità Pucciniana tratteggia a forti tinte la funebre mestizia del congedo. Il contrabbasso scandisce inesorabile il tempo mentre il flauto traverso è voce dell’orchestra; il ‘continuo’ del violoncello non fa che accentuare l’attesa …ed alla fine la voce umana, che si spegne in una progressiva discesa nel buio. Gli applauditi interpeti, abituati al palcoscenico del teatro d’opera, sanno sapientemente interpretare il ruolo anche negli atteggiamenti e con le espressioni del volto, esterna dichiarazione delle più intime sensibilità. La musica vince sempre.



Sunday, August 9, 2009

Giancarlo Del Monaco triunfa en el Maestranza de Sevilla con La fanciulla del West

Fotos: Teatro la Maestranza de Sevilla

David Cuesta

El Teatro Maestranza de Sevilla estrenó La fanciulla del West, ópera de Giacomo Puccini que contó con una espectacular puesta en escena de Giancarlo Del Monaco que cautivó a los espectadores desde el primer momento, y que supuso también un triunfo para el director musical Pedro Halffter y los cantantes Marco Berti / Fabio Armiliato, Janice Baird / Daniela Dessì y Claudio Sgura. No es tarea fácil desarrollar convincentemente la dramaturgia de la ópera menos representada de Puccini (en España se vio La fanciulla del West por última vez en 1984 en el Liceo), cuya acción transcurre en el Oeste, concretamente en la California de 1848, en plena fiebre del oro.

El director de escena, escenógrafo y figurinista de esta producción procedente de la Ópera de Roma, Giancarlo Del Monaco, ha desplegado toda su fantasía y su capacidad creativa para trasladar a los espectadores a un western hollywoodiense que es escrupulosamente respetuoso con la partitura. Los movimientos actorales son muy cinematográficos y la atmósfera plasmada en el escenario es "de película": partidas de póquer en la taberna que acaban en pelea, con rotura de botella incluida sobre la cabeza de algún vaquero; espectacular entrada de Minnie en al taberna; caballos; la diligencia; carteles que rezan "Wanted"; una preciosa tormenta de nieve que cae sobre la cabaña mientras tiene lugar la escena de amor de los protagonistas o la aparición Minnie, rifle en mano, para liberar a su amado de la horca.

Estas representaciones de La fanciulla del West han contado con un doble reparto en el que se alternaron las sopranos Janice Baird y Daniela Dessì (días 21, 24 y 26) en el papel de Minnie y los tenores Marco Berti y Fabio Armiliato y en el rol de Dick Johnson. La soprano estadounidense Janice Baird, delineó una Minnie sicológicamente valiente ante las adversidades y sensible ante el amor, y vocalmente muy adecuada a la tesitura que exige el personaje, con especial firmeza en la zona aguda. La artista ya había triunfado anteriormente en el Maestranza con Elektra y La valquiria. El tenor Marco Berti, en el papel de Dick Johnson, emocionó gratamente al público y recibió una gran ovación y bravos en los saludos finales de la representación. Evidenció potencia vocal en los momentos de mayor dramatismo y densidad orquestal, y sacó a relucir su belleza tímbrica y expresividad en la famosa aria 'Ch'ella mi creda'.

Aclamación del público, también, a la pareja formada por Fabio Armiliato y Daniela Dessì, protagonistas del otro reparto y quienes ya triunfaron anteriormente en el teatro sevillano con Manon Lescaut. Dessì es toda una experta en papeles puccinianos y su Minnie es de antología. Fabio Armiliato cantó con su elegancia habitual y conmovió al público con su versión del 'Ch'ella mi creda'. Éxito también del barítono Claudio Sgura, en el papel del sheriff Jack Rance, y del resto del reparto que, aunque en cometidos muy breves, fueron en general buenos actores y cantantes: Vicente Ombuena, Pavel Kudinov, Manel Esteve, Jon Plazaola, Radoslaw Wielgus, Manuel de Diego y Giovanna Lanza. En el foso, al frente de la Real Orquesta Sinfónica de Sevilla, triunfó Pedro Halffter, que fue ovacionado en los saludos finales. El director madrileño supo estar a la altura de una de las partituras más complejas de Puccini e imprimió ciertos aires straussianos en la ejecución de las dinámicas.