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Tuesday, June 2, 2026

Scylla et Glaucus, Auditorium Lione, Francia

Crédito fotográfico  : © Sarah Brun

Ramón Jacques

Scylla et Glaucus a Lione, Francia Scilla e Glauco, (versione da concerto) Elsa Benoit, soprano (Scilla) Anthony Gregory, tenore (Glauco) Chiara Skerath, soprano (Circe) Gwendoline Blondeel, soprano (Témire) Jehanne Amzal, soprano (Dorine) Daniel Brant, tenore (un pastore) Ekkehard Abele, voce di mezzo (Ecate) Peter Strömberg, basso (un silvano) Orchestra: Le Concert d’Astrée Emmanuelle Haïm, direzione musicale Coro: Zürcher Sing-Akademie tragedia musicale con prologo e cinque atti di Jean-Marie Leclair (1697–1764) Auditorium dell’Orchestra Nazionale di Lione, Lione, Francia. 4 maggio 2026

L’Auditorium di Lione, sede dell’Orchestre National de Lyon, nella città francese situata nel sud-est del Paese, ha presentato in versione da concerto l’opera Scylla et Glaucus, la tragédie en musique con prologo e cinque atti del compositore Jean-Marie Leclair (1697–1764). Quest’opera barocca è giunta a Lione appena due giorni dopo la conclusione delle rappresentazioni sceniche tenutesi all’Opera di Zurigo, con la regia del tedesco Claus Guth, con lo stesso cast vocale nei ruoli principali e l’orchestra francese di strumenti d’epoca Le Concert d’Astrée diretta dalla clavicembalista Emmanuelle Haïm, direttrice titolare dell’ensemble. Quest’opera, poco conosciuta ma sublime, ha un legame speciale con questa città, poiché è proprio qui che nacque Jean-Marie Leclair (noto anche come Leclarie l’aîné o Lecreire il maggiore), il quale compì la propria formazione accademica e musicale a Torino, in Italia. Oltre ad aver seguito una formazione come ballerino, la sua abilità e la sua vasta conoscenza del violino lo portarono ad essere considerato il fondatore della scuola francese di violino del XVIII secolo. Il suo ampio repertorio di composizioni per questo strumento comprende: sonate per violino solista, sonate per due violini, trii per due violini e basso continuo, concerti per violino, ecc. Le sue sonate furono eseguite per la prima volta nel 1721 e nel 1728 si fece conoscere suonando al Concert Spirituel (la prima associazione di concerti privati in Francia), dove lo ascoltò Luigi XV, che nel 1733 lo nominò musicista ufficiale di corte. Nel 1746, Jean Marie-Leclair compose per l’Académie royale de musique (l’Opéra de Paris) quella che sarebbe stata la sua unica opera lirica, Scylla et Glaucus, nel breve periodo in cui si dedicò all’opera, all’età di cinquant’anni, proprio come il suo illustre rivale Jean-Philippe Rameau. (Un altro compositore francese dell’epoca che si distinse con un’unica composizione lirica fu Marc-Antoine Charpentier con la sua opera Médée). Scylla et Glaucus rappresentò un momento di consacrazione per il virtuoso violinista Leclair, data la sua scarsa esperienza nel campo dell’opera. Nonostante avesse riscosso successo alla prima, essendo considerata una delle più belle opere francesi del Secolo dei Lumi (siècle des Lumières), e nonostante fosse stata riproposta a Lione negli anni successivi, anche in versione da concerto, l’opera cadde nell’oblio per molti anni. Inoltre, l’avventurosa vita di Leclair si concluse tragicamente il 23 ottobre 1764, quando fu assassinato per le strade del quartiere Le Marais di Parigi. Nel 1979, il direttore d’orchestra inglese John Elliot Gardiner riportò in scena l’opera a Londra e, successivamente, nel 1986, all’Opéra di Lione, dove ricopriva la carica di direttore musicale, realizzando una registrazione della versione completa. Da allora l’opera è stata riproposta sporadicamente fino ai giorni nostri, e continua a essere un’opera poco conosciuta all’interno del repertorio operistico barocco francese. Il mio primo contatto con l’opera avvenne in modo inaspettato e fortuito nel 2013, quando la compagnia aerea con cui viaggiavo inviò per errore il mio bagaglio in un’altra città durante una breve sosta a Parigi, costringendomi a rimanere lì diversi giorni fino alla restituzione del bagaglio. Per una felice coincidenza, proprio in quei giornil’ensemble barocco di Lione, Les Nouveaux Caractères, diretto dal brillante direttore e clavicembalista Sébastien d’Hérin, ha interpretato Scylla et Glaucus all’Opéra Royal di Versailles,concerto che è stato replicato l’anno successivo nella  chiesa La Chapelle de la Trinité di Lione, che offre un ricco programma di concerti di musica antica nell’ambito del Festival de Musique Baroque de Lyon. Da quelle esibizioni a Versailles e a Lione è stata realizzata un’ottima registrazione discografica, pubblicata e lanciata sul mercato nel 2015 dall’etichetta Alpha Classics. Questa tragedia musicale con libretto in francese, scritto da Alberet e ispirato a un episodio delle Metamorfosi di Ovidio, è musicalmente accattivante, con una scrittura orchestrale ricca e armoniosa, arie emozionanti e virtuosistiche, numerosi cori, con un tocco di brillantezza italiana (ricca di italianismi, come è stato descritto) che si allontana dal modello dell’opera francese di Rameau, poiché, come già sottolineato, Leclair si formò musicalmente al di là delle Alpi. La trama è ambientata in Sicilia, dove la ninfa Scilla (Escila) respinge l’amore, e il dio Glauco (Glaucus), figlio di Poseidone, disperato nel tentativo di conquistarla, chiede l’aiuto della maga Circe (Circé), la quale finisce per innamorarsi di lui e gli fa un incantesimo, ma Glauco finisce per ricordare Scilla. I due si ritrovano e si innamorano, manifestando il loro amore e la loro felicità in un’allegra festa in cui Glauco invoca gli dei del mare affinché cantino all’amore. Ma la loro gioia dura poco quando Circe appare, avvolta da una nuvola, e con la sua furia separa gli amanti e le divinità con un monologo vendicativo. La gelosa Circe, con l’aiuto di Ecate, ottiene un veleno per eliminare Scilla. Durante una festa, Scilla e Glauco si amano nonostante la paura che Circe incute loro. I siciliani festeggiano la liberazione dal giogo dei ciclopi, ma il veleno della maga ha effetto su Scilla, che si getta in mare trasformandosi in una roccia; Circe trionfa di fronte alla disperazione di Glauco. In questa rappresentazione, in linea con la messa in scena all’Opernhaus di Zurigo, non è stata eseguita la versione integrale dell’opera e sono state eliminate, tra le altre cose, il Prologo (con le bellissime pagine che lo accompagnano) in onore di un certo monarca guerriero francese; pertanto, le tre ore originali dell’opera sono state ridotte a sole due ore. Ciononostante, questa nuova versione concertante serve a riportare alla luce e a introdurre sulla scena barocca attuale uno dei gioielli della tragédie lyrique francese. Fin dall’ouverture si è potuto ascoltare un’orchestra brillante, gioiosa e piena di energia, sotto la direzione di Emmanuelle Haïm, la quale ha deciso di concentrarsi esclusivamente sulla direzione, mettendo da parte il clavicembalo da cui era solita dirigere, mostrandosi più attenta a esaltare le virtù dei musicisti della sua orchestra. Le Concert d’Astrée ha regalato una resa orchestrale ricca di virtuosismo negli archi ed emozionante nei legni, con un senso di leggerezza e dinamismo. Il suo modo di plasmare la partitura, con controllo e attenzione alle voci degli interpreti, ha contagiato tutti di gioia, nonostante la trama dell’opera possa sembrare fragile. Il coro Zürcher Sing-Akademie, composto da ventidue elementi, che aveva partecipato alla messa in scena di Zurigo ha sostituito il coro di cantanti del Concert d’Astrée, dando prova di omogeneità, cantando con eleganza e vivacità gli abbellimenti della partitura, mostrando un lato tenero e, a tratti, minaccioso. All’interno del coro, l’haute-contre Daniel Brant ha interpretato un pastore, Peter Strömberg un silvano e il basso Ekkehard Abele Ecate. Il ruolo di Scilla è stato ben interpretato dalla soprano Elsa Benoit, che per me è stata una rivelazione e un’interprete di spicco nelle diverse occasioni in cui l’ho ascoltata, a partire dalla sua interpretazione nella Semele di Händel nel novembre del 2022, sempre al fianco di Haïm e del suo Concert d’Astrée. Il soprano francese possiede la grazia e la giusta gestualità richieste dal ruolo, regalando un’esecuzione emozionante della sua parte sia dal punto di vista tecnico che

interpretativo, con espressività, musicalità ed eleganza nel timbro. Emette gravi morbidi, acuti

leggeri e virtuosistici, e precisione negli abbellimenti. Il suo «Ta gloire dans les cieux» rimane impresso come uno momento culminante della sua interpretazione. Il tenore o haute contre inglese Anthony Gregory ha offerto una buona prestazione vocale, specialmente nella dizione del suo impegnativo ruolo di Glaucus, cantando con sentimento e autorevolezza i suoi recitativi e le sue arie, ma con notevole flessibilità della voce, un po’ leggera, ma capace di trasmettere con convinzione. L’aria più significativa di questo ruolo, nel V atto, è «Chantez l’amour», che ha affrontato con buona tecnica. Da parte sua, il soprano Chiara Skerath, che si è calata nel personaggio di Circe regalando un’interpretazione convincente dell’energica, gelosa e malevola maga. Con la sua voce ferma da soprano lirico, ha cantato con autorevolezza, un timbroomogeneo e rotondo e un indubbio talento recitativo, che ha dimostrato nei suoi movimenti sul palcoscenico. A completare un ottimo cast vocale, il soprano Gwendoline Bloondeel nel ruolo di Témire, per la sua delicatezza interpretativa in «Allons, chère Témire» al fianco di Scilla, così come il soprano Jehanne Amzal, che ha incarnato con entusiasmo il personaggio di Dorine.




Tuesday, November 8, 2022

Les Nouveaux Caractères en la Sala Nezahualcóyotl de México

Foto: JNM/ RJ

José Noé Mercado 

Como parte del ciclo Música Antigua presentado por CulturaUNAM, y en lo que fue una tarde sonora de belleza barroca, el ensamble francés Les Nouveaux Caracterès ofreció el concierto Leçons de ténebrès (Lecciones de tinieblas) realizado en la Sala Nezahualcóyotl del Centro Cultural Universitario. La agrupación especializada en música antigua fundada en 2006 en Lyon, Francia, que en 2016 ya había visitado nuestro país para presentar en el marco del Festival Internacional Cervantino Don Chisciotte alle nozze di Gamace (Don quijote en las bodas de Camacho), ópera bufa con danzas entremezcladas de Antonio Salieri, contó en esta ocasión con la participación de su director Sébastien d’Hérin (también responsable del clavecín y el órgano), las sopranos Caroline Mutel y Hasnaa Bennani, el violonchelista Thomas Duran y la violinista Yaoré Talibart. El programa dio inicio con el Preludio sin medida para clavecín y la Sinfonía en Re menor, ambas piezas de Louis Couperin (c. 1626-1661), en las que el ensamble dio muestra del articulado sonido que permearía durante el concierto. Después se interpretaron de manera intercalada la Première y Deuxième leçons de ténèbres del sobrino de Louis, François Couperin (1668-1733), con la Sinfonía a 3 en Re y Gran Pasacalle en Do para clavecín de Louis Couperin. La primera parte cerró con O amor Jesu, a 3 voces, del compositor romano Paolo Lorenzani (1640-1713). Además de una ejecución especializada, cuidadosa de las formas barrocas y del fraseo instrumental y vocal, como si de una clase magistral se tratara, Les Nouveaux Caractères desplegó un preciso y aceitado mecanismo de sonido, atractivo en su ritmo y expresividad. Luego del intermedio se interpretó la Sonata para violín y bajo en Re menor de la compositora francesa Elisabeth Jacquet de la Guerre (1665-1729), obra en la que lució con particular brillo Yaoré Talibart, quien en la actualidad toca un violín Giovanni Grancino de 1698, cedido por el Conservatorio de París. A lo largo de los siete movimientos y no sin una depurada rigurosidad técnica conjunta y ensamblada con Sébastien d’Hérin y Thomas Duran, Talibart mostró una amplia variedad de recursos dinámicos para colorear con lirismo y calidez el sonido. La emocionalidad de su interpretación pudo admirarse lo mismo en frases lánguidas de pinceladas suaves que en danzarines prestos en los que ella misma acompasaba su cuerpo con las sinuosidades de la música. La recta final del programa, coronada con un encoreextraído de las obras interpretadas, llegó con la Troisième leçon de ténèbres de François Couperin y Carrillón de Louis Couperin.  Cada integrante del ensamble destacó particularidades individuales y lo mejor es que las sumaron al conjunto para la ejecución notable de las obras. Las dos sopranos, con bellas voces, resolvieron su canto con musicalidad en sus frases y no menos solvencia estilística. Caroline Mutel, también directora de escena, con una voz de mayor madurez y vibrato más amplio; y Hasnaa Bennani, franco-marroquí, con una emisión homogénea y de exquisita calidez; ambas arropadas por la sólida base melódica de Thomas Duran y el grácil dibujo sonoro de Yaoré Talibart, y todos bajo la protagónica y no solo atinada dirección de Sébastien D’Hérin. Éstas fueron lecciones de tinieblas, pero lo cierto es que resultaron más que luminosas.



Friday, December 9, 2016

The Fairy Queen en Ambronay Francia

Fotos copyright Bertrand Pichène.
Sergio J. Medina.

Desde su creación en 1980 el Festival de Ambronay, que se celebra anualmente en la Abadía de Nuestra Señora, de esa pequeña localidad  al sureste de Francia es uno de los festivales musicales de música antigua más prestigiosos, por donde los especialistas de música barroca deben pasar, y donde se ha institucionalizado las grabaciones discográficas  con su sello propio y gracias a la excepcional acústica del recinto. Uno de los eventos principales de esta edición fue la presentación de la semi-opera de Purcell, The Fairy Queen, bajo la interpretación del grupo francés Les Nouveaux Caractères, de la no tan distante de aquí ciudad de Lyon.  El libreto y los argumentos parecen no tener coherencia como los actos  parecen no tener relación unos con otros, es una historia mágica que contiene seductoras melodías del teatro musical de Purcell. En esta ocasión, la agrupación ofreció, como no se había hecho en algún tiempo, la obra en su versión integral con todas las arias, coros y piezas orquestales que tradicionalmente se omiten.  Con gran energía de músicos y solistas se ofreció una prestación de alto nivel interpretativo y musical. La buena dinámica de los instrumentos, cuerdas, percusiones y trompetas se fundió en una orquestación sutil y puntual, bajo la entusiasta mano de Sébastien d’Hérin desde el clavecín. Su tejido sonoro fue compacto, y en harmonía con las voces.  Vocalmente el elenco contó con destacados solistas como la soprano Caroline Mutel, quien mostró una dúctil y refinada voz cantando con dulzura, agilidad en las ornamentaciones y virtuosismo en la coloratura. 
Hjördis Thébault tuvo un buen desempeño, pero agradó y sedujo con su presencia y notable vocalidad la mezzosoprano australiana Caitlin Hulcup, Dignos de mención fueron los tenores Anders J Dahlin, así como el tenor ingles Samuel Boden, por su entrega y pasión para cantar.  Correctos Julien Picard, la soprano Virginie Pochon y los barítonos Kevin Grenlaw, Guillaume Andrieux y Ronan Nedelenc que redondearon la compañía de canto con sus intervenciones.  Esta  misma versión completa fue grabada los días previos y posteriores a esta presentación en concierto, con los mismos solistas y pronto verá la luz.  Se puede resumir como una versión de alto nivel que mantuvo en vilo a todos los presentes que abarrotaron cada asiento de la abadía. ¡Esto es a lo que se llama hacer música! 

Les Nouveaux Caractères en el Teatro del Bicentenario de León, México

Les Nouveaux Caractères y Caroline Mutel (soprano)
© Teatro del Bicentenario - Fotógrafo: Arturo Lavín

Alberto Rosas.

Como memorable y muy grato se puede calificar el concierto ofrecido por la agrupación francesa Les Nouveaux Caractères en el Teatro del Bicentenario de León como parte de su programación de eventos internacionales y con coproducción del Festival Internacional Cervantino.  El concierto dedicado en su totalidad a obras de Johann Sebastian Bach se tituló “Conciertos de Brandeburgo” porque incluyó dos de los más conocidos como son: el Concierto número 3 en sol mayor, BWM 1048, así como el Concierto número 5 en re mayor, BWM 1050. La música de Bach tiene el efecto de tocar las fibras más sensibles y profundas del espectador, y más cuando se tiene un grupo especializado en la interpretación de estilo antiguo. Dichas ejecuciones fueron alegres, dinámicas, lucidas y conmovedoras. Les Nouveaux Caractères que proviene de la ciudad de Lyon Francia, llegó hasta su homónima mexicana León, ofreciendo un sonido barroco muy bien trabajado y de colorida textura a su ejecución con la que llenó  el recinto. 
Caroline Mutel (soprano)
Claridad en el sonido, homogeneidad, un sonido compacto y e inquietante emergió de la sección de cuerdas de la orquesta.  Al frente de la misma su director y afamado clavecinista Sébastien d’Hérin mostró virtuosismo en sus partes solistas de su instrumento y su dirección fue segura.  Se escuchó también el concierto para dos violines en re mayor, BWV1050 en el que afloró el virtuosismo de Florian Deuter, primer violín, y de Monica Waismann en un dialogo intenso y sentimental entre ambos interpretes. Complementó el programa una pieza poco conocida y rara vez interpretada como lo es la Cantata Ich habe genug,BWV 82a, para soprano y flauta, en su carácter de estreno en México, donde participó la soprano Caroline Mutel, quién impregnó cada aria de sentimentalismo y un canto cristalino, reluciente y transparente.  Para esta cantata, así como para el concierto 5 de Brandeburgo,  se tuvo como invitada a la flautista mexicana María Díaz Canedo, experta en la ejecución de la flauta barroca, quien aportó su valía a este concierto. A mi entender este es quizás uno de los eventos más emotivos que se hayan presentado en este escenario que a sus escasos seis años de existencia tendría ya mucho que decir.