Showing posts with label Daniela Pini. Show all posts
Showing posts with label Daniela Pini. Show all posts

Sunday, April 10, 2016

La Cenerentola en Turín, Italia

Foto: Ramella&Giannese - Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

Por primera vez en el podio del Regio, Speranza Scapucci de gesto seguro y elegante dirigió con tranquilidad y atención obteniendo una lectura fiel, vivaz y rica de agradables despuntes.  La idea escénica del joven Alessandro Talevi de ambientar la obra en un cine en la etapa de la posguerra  con el evidente deseo social de recuperación, de mostrarse y de escalar socialmente resultó simpática, gracias también a los ‘papeles cinematográficos’ confiados a los personajes de la ópera. Chiara Amarù consolidada como una optima interprete rossiniana, en esta Cenerentola expresó bravura con acentos luminosos, vivazmente brillantes. Loriana Castellano fue una buena intérprete del papel de Tisbe. Como Don Magnifico, Carlo Lepore logró conjugar su interpretación escénica  a su potente voz de releventa timbre que utilizó con sorprendente ductilidad.  El príncipe Ramiro tuvo en Antonino Siragusa un valido intérprete vivaz y brillante, y una agradable sorpresa fue el Alidoro de Roberto Tagliavini atento, mesurado y eficaz.  El deslumbrante Paolo Bordogna, una garantía en el papel de Dandini, obtuvo un buen consenso por su alegre y cautivante interpretación.  Más tarde pude escuchar de nuevo la obra con otro elenco, y puedo subrayar la eficacia de la simpática conducción de Scapucci. Respeto a los otros intérpretes no se puede más que estar contento despues de haber escuchado un elenco muy valido de jóvenes.  Don Magnifico tuvo en Marco Filippo Romano a un intérprete muy digno de voz robusta y agradable, modulada con sapiencia, además de una verve interpretativa.  Como Don Ramiro, Giorgio Miseri mostró un bello color y mantuvo segura y constante su línea de canto. Davide Bertolucci fue un buen Dandini, convenciendo con su vivacidad y su tono, y Simon Lim hizo un Alidoro potente y desenvuelto. En el papel principal Daniela Pini fue ‘elegantemente’ la Cenerentola ofreciendo una voz de preciosos colores ámbar y muy vivos, además de mostrarse a sus anchas sobre el escenario. Un reconocimiento al coro dirigido por Claudio Fenoglio

Wednesday, March 30, 2016

La Cenerentola - Teatro Regio di Torino

Foto: Ramella&Giannese - Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

La ‘favola’ in musica viene presentata in ‘prova generale’ con le caratteristiche che il termine ‘prova’ include ed a cui vincola nelle considerazioni; in questa occorrenza ad esempio Giuliana Gianfaldoni –nel ruolo di Clorinda- per una improvvisa afonia non ha cantato, limitandosi all’interpretazione attoriale e le sue parti sono state cantate dalla direttrice, per la prima volta sul podio del Regio,  Speranza Scappucci. Questa, con piglio sicuro ed elegante gesto ampio ha diretto con tranquillità ed attenzione, ricavandone una lettura fedele, vivace  e ricca di spunti gradevoli. L’idea registica del  giovane  Alessandro Talevi di ambientare la vicenda in una Cinecittà post bellica con l’evidente desiderio sociale di ripresa, di mettersi in mostra e di scalata sociale  è simpatica, grazie anche ai ‘ruoli cinematografici’ affidati di volta in volta ai personaggi della vicenda. La favola è ben conosciuta ed in Rossini viene ripreso il fil rouge dell’amore semplice e puro che vince sulla ricchezza ed anche sulla beltà: se in Barbiere il Conte si traveste più volte per raggiungere l’innamorata,  qui il principe Don Ramiro manda in avanscoperta il fido Alidoro ed il servitore Dandini per individuare il cuore più puro. Chiara Amarù è consolidata ottima interprete rossiniana ed anche in questa Cenerentola esprime bravura con  accenti luminosi e vividamente brillanti; della sorellastra Clorinda si è già detto, mentre un commento positivo va a  Loriana Castellano buona  interprete di Tisbe. Carlo lepore, in Don Magnifico riesce a coniugare l’interpretazione scenica alla possente voce timbricamente rilevante che sa usare con sorprendente duttilità. Il principe Ramiro incontra in Antonino Siragusa un sempre valido interprete vivace e brillante; piacevole sorpresa l’Alidoro interpretato da Roberto Tagliavini, attento ben misurato ed efficace. Il brillante Paolo Bordogna, una garanzia nel ruolo,   raccoglie consensi per un’interpretazione allegra ed accattivante. In pomeridiana ho replicato l’ascolto con l’altro cast e fatte salve le buone  impressioni della generale si è potuto risottolineare  l’efficacia della simpatica direzione di Speranza Scappucci e si è apprezzata Giuliana Gianfaldoni, la quale ripresasi dall’afonia ha ben interpretato il ruolo di Clorinda. Simpatica e divertente  è l’inserimento della figura del ‘sarto’ molto ‘stiloso’ interpretato da Lorenzo Battagion. Venendo agli altri interpreti non si può che essere contenti di un cast così giovane e valido. Don Magnifico trova in Marco Filippo Romano un degnissimo interprete: voce robusta e gradevole, sapientemente modulata, in aggiunta  a verve interpretativa. Giorgio Misseri, nel ruolo di Ramiro, ha espresso un bel colore e mantenuto sicura e costante linea di canto. Davide Bartolucci, brillante Dandini,  ha convinto esprimendo vivacità e tono, come Simon Lim in Alidoro reso con voce potente ed interpretazione disinvolta. Venendo al ruolo del titolo, Daniela Pini è stata ‘elegantemente’ Cenerentola offrendo voce dai bei colori ambrati e vividi oltre ad essere completamente a proprio agio sul palcoscenico. Costante resta l’apprezzamento al coro diretto da Claudio FenoglioLa Musica vince sempre.

Thursday, July 18, 2013

Italiana en Argel en el Teatro Regio de Turín, Italia

Foto: Edoardo Piva- Ramella&Giannese - Teatro Regio.
 
Renzo Bellardone
 
La lectura tradicional única y la simplicidad constructiva, han hecho que  esta opera italiana, que es muy representada, haya encontrado su hábitat natural en el escenario del Teatro Regio de Turín, con la dirección de Vittorio Borrelli, la clásica y arabesca escenografía de Claudia Boasso, correctos vestuarios diseñados por Santuzza Calì, y mucho movimiento en escena así como ideas resolutivas en vez de gags convencionales fueron el punto de fuerza de esta producción que divirtió mucho.  La conducción confiada al joven Daniele Rustioni pareció puntual y rica,  y subrayando las evidencias de la elegía y la ironía rossiniana, fue vigorosa y atenta, y desde la sinfonía delineó el diseño arquitectónico de todo el conjunto. Con un parpadeo fantasioso, la obra bien podría ser una historia de amor, infidelidad o reflexión en la que domina la gracia y la seducción femenina.  Daniela Pini es una contralto de bellas y bronceadas coloraturas y facilidad en los agudos, que prestó su voz a la bella italiana Isabella.  “Per lui che adoro” se convirtió en un aria rica de poesía. Su fiel enamorado Lindoro vivió gracias al a aguda voz de Antonino Siragusa, bien adaptado al papel por ductilidad vocal como por comicidad actoral.  Linda Campanella soprano de tonos mórbidos pero vibrantes fue la mujer de Mustafá que fue interpretado por el bajo Simone Alberghini quien ofreció colores oscuros y tonos profundos unidos a una divertida gestualidad y acción.  El bajo Marco Filippo Romano interpretó a Taddeo con una mímica sorprendente y con dotes vocales apreciables por extensión y por tonalidades de colores que valorizaron su interpretación.  Alessia Nadin fue una simpática Zulma y aunque es breve el papel lo delineó muy bien.  Haly interpretado por Federico Longhi fue apreciado por su profundidad y rotundidad.  El coro dirigido por el Claudio Fenoglio representó un componente de valor. La música vence siempre

 

Sunday, November 27, 2011

Falstaff - Parma - Festival Verdi 2011

Foto Roberto Ricci Teatro Regio di Parma.

Giosetta Guerra

10 ottobre: Buon Compleanno Peppino! Il 10 ottobre 1813 nasceva Giuseppe Verdi e anche quest’anno la mattina del 10 ottobre 2011 alle ore 11.00 è stata celebrata una cerimonia per il 198° anniversario della sua nascita davanti al monumento del compositore situato a Parma in Piazza della Pace vicino al Piazzale della Pilotta. Per il tradizionale omaggio la città di Parma e il Gruppo appassionati verdiani “Club dei 27” hanno deposto fiori in omaggio al Maestro di Busseto. I rappresentanti delle istituzioni cittadine e dell’Amministrazione Comunale, il sovrintendente del Teatro Regio di Parma Mauro Meli, Andrea Rinaldi della Corale Verdi, i rappresentanti delle associazioni musicali cittadine, l’Istituto nazionale di studi verdiani, l’Istituzione Casa della Musica, il Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma hanno espresso il loro omaggio a parole, il Coro del Teatro Regio di Parma e la Corale Giuseppe Verdi guidati da Martino Faggiani hanno chiuso la celebrazione con un omaggio musicale. Presenti esponenti di associazioni verdiane straniere e melomani frequentatori del Festival verdiano. La sera tutti al Teatro Farnese, situato nell’area della Pilotta, per assistere a un grande Falstaff.

Un Falstaff coi colori caldi del legno

Commedia lirica in tre atti di Arrigo Boito, dalla commedia shakespeariana The merry Wives of Windsor. Musica di Giuseppe Verdi (10 ottobre 2011 – prima) “Tutti gabbati”: suona sempre un po’ luciferino lo sfogo finale di Falstaff, quasi un ghigno consolatore intriso di sadismo e di rassegnazione in un mondo dove tutto è burla. Almeno una volta tanto siamo tutti uguali, anche se, si sa, “ride ben chi ride la risata final”. Ma noi non siamo stati gabbati la sera del 10 ottobre 2011 al Teatro Farnese di Parma, almeno dalla produzione di Falstaff. Sul palcoscenico del seicentesco teatro ligneo non c’è l’osteria della Giarrettiera, ma…: un grande letto in legno naturale che va e viene, bauli di legno in qua e in là, festoni bianchi con disegni neri per raffigurare sia i panni stesi sia l’acqua del Tamigi dalla quale sbucano le braccia gesticolanti di Falstaff, uccellacci neri agitati da figuranti nascosti (solo una volta visibili), una casa di legno con balconcino, dalla cui finestra viene realmente gettato Falstaff per farlo cadere nel fiume (simulato da donne che tirano l’acqua con i secchi), una tinozza lignea con dentro Falstaff nudo ripescato dalle acque, un albero nero spinto a mano e poi la selva di macbethiana memoria (donne che avanzano con rami frondosi in mano). Niente tecnologia, ma tutto artigianale e in linea con i colori e il calore del teatro. Il fondale è un telo bianco con un paesaggio disegnato in nero e poi i colori si scambiano come nel negativo di una fotografia nel terzo atto. Allestimento scenico di Jamie Vartan, che cura anche i costumi in stile sobrio e monacale per le donne, estroso, sbuffante, quasi giullaresco per i ruoli buffi maschili. Luci calde di Simon Corder. Il regista Stephen Medcalf caratterizza in modo garbato e mai ridondante i personaggi con l’aiuto degli stessi artisti che sono anche bravi attori. Nel title rôle Ambrogio Maestri, vestito, a dispetto della sua notevole stazza, con un pagliaccetto bianco e scarpe, berretto, mantello rosso (pagliacciotto –forse meglio coniare un nuovo vocabolo-che poi è rosso e in seguito marrone con corna di cervo), entra sdraiato su un letto spinto a mano e fa subito sfoggio della sua poderosa voce di baritono, enorme, ampissima, timbrata, ma capace di alleggerirsi fino ad un comico falsetto (“Io son di Ford”). La sua imponenza vocale e scenica troneggia per tutta l’opera insieme ad una verve tragi-comica che lo rende insuperabile interprete di questo ruolo.

Al suo fianco un silenzioso servitore in armatura da guerriero e i suoi servi Bardolfo e Pistola, che a volte lo beffeggiano e lo ingannano, interpretati sagacemente da Patrizio Saudelli (tenore, un collaudato caratterista) e Mattia Denti (basso), una coppia, tipo “il gatto e la volpe”, delineata con precisione attoriale e vocale dai due bravi artisti.  Uno straordinario Luca Salsi veste i panni di Ford, il baritono gestisce un mezzo vocale ampio e di bel colore con ottimo sostegno del fiato e fraseggio accurato (due titani nel dialogo Ford - Falstaff del secondo atto per la conquista di Alice), grande in “È sogno o realtà” con tormento in orchestra e la voce pacata dei corni. La voce chiara del tenore Antonio Gandia (Fenton) sale bene e si espande con vigore, Luca Casalin come “tenore di carattere” interpreta Dott. Cajus. Il canto d’insieme delle comari, rigorosamente in nero e bianco, dà origine ad un ordito intessuto con cura e con gusto, lo scherzo beffardo nei confronti del vecchio è condotto con leggerezza teatrale, ma anche vocale: Svetla Vassileva nei panni di Alice sa far uso della messa di voce, ma il suono è piccolo e a mala pena si sente, Romina Tomasoni come Quickly canta bene ma, non avendo una voce molto timbrata, ha più colori nella tessitura acuta, Daniela Pini è una corretta Meg, la più armoniosa è Barbara Bargnesi nel ruolo di Nannetta, il soprano ha voce estesa, canta sul fiato con voce melodiosa e tenuta del suono, producendo bei filati anche rinforzati (“Sul fil d’un soffio etesio”).  Il mitico Coro del Regio, preparato da Martino Faggiani, fa emergere le sue ottime qualità vocali ed interpretative. L’Orchestra del Teatro Regio di Parma, diretta dal giovanissimo Andrea Battistoni, tiene sonorità ora concitate, ora delicate, a mo’ di ricamo, per unirsi al suono intrecciato delle voci in un piacevole e coinvolgente gioco delle parti, cura i ricchi dettagli e i colori della scrittura musicale e dà rilievo alle voci degli strumenti. Lo spettacolo ha ottenuto il gradimento del pubblico. Noi che conosciamo un po’ la macchina teatrale dobbiamo ritenerci soddisfatti anche del lavoro fatto dietro le quinte dal direttore musicale di palcoscenico Fabrizio Cassi, dal maestro di sala e preparatore musicale Simone Savina, dal maestro di sala e alle luci Claudio Cirelli, dal maestro di palcoscenico Matteo Rubiconi, dal direttore di scena Paola Lazzari, da operatori e tecnici, e dobbiamo ringraziare tutti coloro che hanno dedicano un tempo infinito alla preparazione di un festival di questa portata.