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Thursday, August 8, 2013

Tosca di Puccini - Los Angeles Opera

 
Foto: Robert Millard / La Opera
 
Ramón Jacques
Come molte volte in passato, la Los Angeles Opera ha voluto ancora una volta affidare una produzione operistica a un regista alieno al mondo dell'opera e non sempre il risultato dell'invito di registi cinematografici di Hollywood, o d'altro tipo di spettacoli che non appartengono al mondo dell'opera, ha avuto un esito positivo. In questa nuova produzione ci siamo trovati davanti all'idea poco attraente e convincente del regista inglese John Caird (più conosciuto per la sua realizzazione del musical Les Misérables), che ha spostato l'azione di Tosca in un tempo vicino alla prima guerra mondiale, riempiendola di eccessiva e superflua violenza, con esecuzioni e sangue in scena. Lo scenario dove si è svolta l'opera è stato, di volta in volta, una chiesa semidistrutta con un'enorme dipinto e dei ponteggi, una cantina con opere d'arte in abbandono, e, al posto della prigione, un campo di concentramento con tanto di impiccati al soffitto. I costumi erano coerenti col periodo, ma le luci, che hanno reso la scena più lugubre e scura, e la recitazione esagerata della maggior parte dei personaggi hanno creato un'immagine falsa di ciò che è Tosca. Ciò che è comunque emerso e che ha lasciato un'orma indelebile nel pubblico della serata è stata la presenza del soprano Sondra Radanosky per la sua splendida interpretazione del ruolo principale. Con presenza scenica radiosa, misurata ed elegante, il soprano statunitense ha spiegato la sua ampia voce dal colore scuro, omogenea e sicura, creando dei pianissimi commoventi. Accanto a lei il resto del cast era pallido, con un Marco Berti che sì, ha dato un certo temperamento a Cavaradossi ma forzando la sua voce ha cantato senza sottigliezze e con intonazione incerta. Il baritono Lado Ataneli ha esagerato, cantando uno Scarpia perverso e violento, ma fuori misura. Il resto degli interpreti è stato corretto, con discrezione, e il coro ha lasciato un buon ricordo. Sul podio era l'attuale direttore dell'Opera, Placido Domingo, che ha diretto l'orchestra con sicurezza e convinzione, nonostante alcuni alti e bassi nella scelta dei tempi e nella dinamica che hanno creato qualche sfasamento col palcoscenico.

Wednesday, August 7, 2013

Tosca en Los Ángeles


Foto: Sondra Radvanovsky - copyright Robert Millard / LA Opera
 
Ramón Jacques
Como ya ha sucedido en diversas ocasiones en el pasado la Los Ángeles Opera vuelve a encomendar una producción escénica a un director de escena ajeno al mundo de la opera. El resultado de invitar directores cinematográficos de Hollywood o de otro tipo de espectáculos ajenos al mundo de la opera, no siempre ha sido positivo, y en esta nueva producción no encontramos ante una poco atractiva y convincente idea del director ingles John Caird (mejor conocido por su éxitos montaje del musical Les Misérables), que situó la trama de Tosca en un tiempo cercano a la primera guerra mundial, desvirtuándola con excesiva y superflua violencia, ejecuciones y sangre en escena. En una iglesia semi destruida con una enorme pintura y andamios, una bodega  abandona con obras de arte, y en vez de prisión, en un campo de concentración con cuerpos ahorcados colgando del techo, transcurrió la opera. Los vestuarios fueron adecuados al periodo, pero la iluminación, que hizo más oscura y lúgubre la escena, y la sobreactuación de la mayoría de los personajes creó una imagen errónea de lo que Tosca es.  Lo que  sobresalió y dejó una huella indeleble en el público presente fue la presencia de Sondra Radanosky por su admirable interpretación del papel principal. Con radiante presencia, mesura y elegancia sobre la escena, la soprano estadounidense desplegó una voz de amplia de oscura coloración, homogénea y segura con la que emitió conmovedores pianos. A su lado, el resto del reparto palideció en su desempeño con un Marco Berti, que aportó temperamento al papel de Cavaradossi pero apostó por la fuerza de su instrumento y cantó de sus arias de manera poco sutil y destemplada. El barítono Lado Ataneli exageró dando vida a un perverso y violento Scarpia, cantando con potencia desmedida. El resto del los interpretes solo cumplió de manera discreta en cada uno de sus papeles y el coro dejo una grata impresión. En el podio, el actual director de la compañía, Plácido Domingo se encargó de dirigir a la orquesta con seguridad y convicción, a pesar de algunos altibajos en los tiempos y la dinámica que causaron algunos desfases con el escenario. 

Saturday, May 22, 2010

Thais di Jules Massenet - DVD

J. Massenet
Thais
Frittoli, Ataneli, Liberatore
Direttore Gianandrea Noseda
Regia Stefano Poda
Torino, Teatro Regio 2008
Produzione Rai Trade – Metis Film 2009
Arthaus Musik 101 385

Roberta Pedrotti

Che il Teatro Regio di Torino abbia preso accordi per la pubblicazione regolare in DVD dei suoi spettacoli è di per sé un’ottima notizia, soprattutto considerato il livello medio decisamente elevato delle produzioni. Per quel che abbiamo potuto constatare finora, poi, si tratta di prodotti di grande qualità, sia nella veste grafica ed editoriale sia nella realizzazione tecnica. La Thais uscita in collaborazione con ArtHaus e Rai Trade, per esempio, si avvale di un lavoro registico veramente eccellente curato dall’esperto Tiziano Mancini. Ottima la fotografia, ottimo il montaggio, suggestive e appropriate le inquadrature. A voler essere pignoli solo la traduzione italiana del libretto nei sottotitoli avrebbe potuto essere migliore, ma si tratta comunque d’un prodotto di altissima qualità. Purtroppo è lo spettacolo stesso, per quanto lussuoso nella locandina, a mostrare il fianco. In primo luogo la messa in scena firmata in toto da Stefano Poda mostra più ambizioni che contenuti reali, accumula simboli senza preoccuparsi della loro efficacia o della loro coerenza. Una scelta estetica che senza offrire suggestioni arcane e irrazionali, rifacendosi negli intenti alla pittura francese fra Moreau e i Nabis (sebbene non si ravvisi un preciso referente stilistico), confonde anche la comprensione di fatti e contenuti. Nonostante le abili cure di Mancini, insomma, nemmeno in video il lavoro di Poda ci convince: ritroviamo coreografie che non valgono la riapertura dei balletti del secondo atto contrapposte a una generica stucchevole immobilità (dov’è la sensualità della casa di Nicias, dove i profumi languorosi e inebrianti dei suoi festini in cui la musica suggerisce sinuosi intrecci di corpi e sensi?), ritroviamo comparse che si contorcono seminude in qualsivoglia situazione, spesso e volentieri pendenti dall’alto. Ritroviamo costumi che forse citano Klimt ma che sembrano più che altro tentare un’imitazione di Cappucci. Ritroviamo troppo Poda e poca, pochissima Thais, insomma. Manca, fra tanti simboli, la tensione tutta interiore che permette alla storia di una speculare conversione (Thais da cortigiana a santa, Athanael da asceta a preda della passione carnale) di reggere tutta una drammaturgia. Una tensione, purtroppo, che non emerge nemmeno nella lettura di Gianandrea Noseda, tutta tesa a delibare dettagli e trasparenze, ma piuttosto lenta nei tempi e poco incline ai brividi della carne e dello spirito. Ovviamente i cantanti ricevono ben pochi stimoli, come bloccati nell’azione e nell’espressione. Barbara Frittoli è artista di valore, ma portata a figure ben altrimenti virtuose e stilizzate, ai personaggi più lirici di Verdi (Desdemona, Amelia Grimaldi e Alice soprattutto) o Mozart; la sensualità di Thais non sembra essere nelle sue corde e, senza il sostegno della regia dei costumi e del podio, creare un personaggio credibile al debutto nel ruolo diviene impresa titanica. Per di più le impennate più acute non la trovano perfettamente a suo agio. Lado Ataneli è un solido baritono che non teme la scrittura ardente di Athanael, resa però con fraseggio terribilmente piatto e monotono. Alessandro Liberatore canta la parte di Nicias, ma, come abbiamo scritto, le scene, cruciali, che lo coinvolgono perdono tutta la loro forza: per esempio è del tutto sprecato il bel quartetto della vestizione di Athanael (che naturalmente, non viene nemmeno sfiorato, figuriamoci spogliato e agghindato!) con Crobyle, Eleonora Buratto, e Myrtale, Ketevan Kemoklidze. Palémon è Maurizio Lo Piccolo, Nadezda Serdyuk Albine, Daniela Schillaci la Charmeuse, Diego Matamoros il servo di Nicias. Il coro del Regio canta assai bene, come sempre. Un ottimo prodotto per una splendida iniziativa, insomma, ma purtroppo non uno degli spettacoli migliori visti a Torino negli ultimi anni.