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Thursday, November 17, 2011

Lo FRATE’NNAMORATO di PERGOLESI - Teatro G.B. Pergolesi, Jesi

Foto: Teatro G.B. Pergolesi

Paolo Giorgi

Lo frate ‘nnamorato Commedia per musica in tre atti. Musica di Giovanni Battista Pergolesi. Libretto di Gennarantonio Federico. Nuovo allestimento del Teatro G.B. Pergolesi. Direttore d’orchestra: Fabio Biondi; Regia e scene: Willy Landin; Costumi: Elena Cicorella; luci: Fabrizio Gobbi; Orchestra Europa Galante. Cast: Nicola Alaimo (Marcaniello), Elena Belfiore (Ascanio), Patrizia Biccirè (Nena), Jurgita Adamonyte (Nina), Barbara Di Castri (Luggrezia), David Alegret (Carlo), Laura Cherici (Vannella), Rosa Bove (Cardella), Filippo Morace (Don Pietro).

La stagione lirica del Teatro “G.B. Pergolesi” è stata inaugurata sul finire di questo caldissimo settembre 2011 con un nuovo allestimento de Lo frate ‘nnamorato, commedia per musica (o commedeja pe’ mmuseca, secondo la dizione napoletana) di Giannantonio Federico e musica di Giovanni Battista Pergolesi (andata in scena per la prima volta nel settembre 1732 presso il Teatro dei Fiorentini a Napoli). La commedia per musica (come rivela già il nome) è un genere di teatro musicale tipicamente napoletano, diffuso fin dalla fine del XVII secolo, che mescola italiano e dialetto napoletano tra, parallelamente mescolando in un’atmosfera surreale le più disparate tra le situazioni teatrali e le figure dei personaggi. La complicata vicenda de Lo frate ‘nnamorato (ambientata a Capodimonte, noto luogo di vlleggiatura marittima) ruota attorno a una serie di matrimoni incautamente progettati per convenienza (e senza il consenso delle rispettive interessate) da Carlo, ricco borghese romani, e Marcaniello, attempato popolano napoletano. Carlo dovrebbe sposare Luggrezia, la figlia di Marcaniello, e quest’ultimo vorrebe per sé e per il figlio Don Pietro le nipoti di Carlo, Nina e Nena (orfane dei genitori a causa di un’antica tragedia). Ma le nozze sono destinate a non andare a buon fine in quanto sia Luggrezia che Nina e Nena sono tutte e tre innamorate dal figliastro adottivo di Marcaniello, Ascanio, che sente di ricambiare Luggrezia ma lo blocca la paura dell’incesto. I fili della commedia vengono ancora di più aggrovigliati dagli interventi delle maliziose servette Vannella e Cardella. Tutti i nodi verrano sciolti nell’ultima scena, quando si scoprirà che Ascanio altri non è che il fratello di Nina e Nena: rapito dalla famiglia ancora in fasce, venne trovato e allevato da Marcaniello; Ascanio sposerà dunque Luggreiza, mentre i due anziani pretendenti e lo scapestrato Don Pietro dovranno rassegnarsi alla sorte di restare soli. Si cercherebbe invano un filo logico all’interno della trama, e si incorrerebbe anche in errore nel farlo: nel genere di teatro musicale della commedeja pe’ mmuseca, la trama era un semplice pretesto per delinare una serie di situazioni, dal comico al tragico, dal patetico al sarcastico. Il ‘realismo’ della commedia si concreta precisamente nella disponibilità da parte del librettista a cogliere e riproporr con grande fedeltà e naturalezza modi e aspetti del quotidiano, personaggi, figure, atmosfere familiari. Un grande affresco di vita, senza ideologie deformanti, senza ricerca di una morale o di una giustificazione etica: non a caso, dopo l’improvvisa agnizione di Ascanio, gli altri personaggi rimangono come sospesi, non risolti, senza raffazzonate forzature. Quasi a voler suggerire come, dopo le tante illogiche vicende della vita, un inaspettato colpo del caso può darci un assaggio di felicità, e basta questa coloratissima bolla di sapone a far scomparire nel ricordo tutto il resto. Una delle difficoltà principali relative all’allestimento moderno di un’opera del genere è sicuramente il nodo centrale della relazione tra noi e il mondo dell’opera barocca, ossia capire e rinnovare un immaginario (letterario, musicale, storico) che per noi ha perso di valore com’è quello del barocco. Non esiste una ricetta perfetta che risolva questo problema in ogni situazione, ma sicuramente in casi come questo la responsabilità più grande va al regista. E stasera Willy Landin ha colto appieno i diversi significati impliciti e espliciti del libretto, e li ha saputi rendere attuali e ancora sensati per noi. Landin traspone la vicenda in un’Italia partenopea degli anni Sessanta (come mostrano la foggia degli abiti, la Vespa con cui don Pietro si sposta, le decorazioni dei fondali), un’Italia in cui vigono le leggi non scritte dell’onore, del decoro, del rispetto del grado sociale (esattamente come nel sistema morale implicito al libretto).
La scenografia è molto semplice (due caseggiati, che rappresentano le case delle due famiglie), con qualche minimo dettaglio decorativo (i panni stesi, o le finestre che si aprono sull’interno degli alloggi). In tre situazioni Landin ha deciso di usare anche la proiezione video, ad esempio durante l’aria di Cardella Nun me vedite, nèh, quando la servetta parla dei suoi sogni d’amore e di matrimonio, mentre scorrono immagini in bianco e nero di cortei nuziali. Forse (ed è l’unica nota lievemente negativa alla regia) non sarebbe spiaciuto vedere il regista osare di più con le videoproiezioni. Lo stile di recitazione, curato dallo stesso Landin, ha permesso ai cantanti (sicuramente molto a loro agio sul palcoscenico) di esprimersi in maniera semplice ma efficace, con quella spontaneità che i dialoghi stessi suggeriscono. Il cast vocale è di un livello piuttosto buono: a parte la difficoltà linguistica di cantare in napoletano (soprattutto, è ovvio, da parte dei cantanti ‘nordici’ o stranieri), ognuno ha saputo trovare la propria caratterizzazione nelle inflessioni vocali, nell’enfatizzare la comicità dei personaggi o la loro aulicità. Da segnalare in particolare Laura Cherici (una Vannella spiritosa e mai volgare, dotata di un timbro argentino e di ottime idee interpretative), Filippo Morace (un don Pietro irresistibile, con un timbro baritonale leggero e perfetto per esprimere il carattere di questo viveur partenopeo), e Jurgita Adamonyte (un giovane mezzosoprano di origini lituane, con una voce molto timbrata e versatile, adattissima per rappresentare tutta la gamma dei frequenti sbalzi d’umore del personaggio di Nina). Unica nota veramente dolente della serata è stata la direzione di Fabio Biondi: poco appassionata (e quindi assai poco appassionante), evita accuratamente di enfatizzare i contrasti musicali interni alla partitura, rendendola quasi incolore. Ne è risultata una lettura poco convinta della musica, a cui i cantanti hanno saputo (per fortuna) reagire con un grande impegno espressivo. Nel complesso, però, l’ottima regia e la grandezza del cast vocale hanno reso la serata un azzeccatissimo tentativo di riportare in vita un’opera e un autore (Pergolesi), che ingiustamente solo da pochi anni sta tornando sulla scena.

Thursday, September 29, 2011

Lo frate ‘nnamorato’ di Giovanni Battista Pergolesi, in scena venerdì 30 settembre ore 21 e domenica 2 ottobre ore 16.

Lo Frate ‘nnamorato di Giovanni Battista Pergolesi in un nuovo allestimento inaugura venerdì 30 settembre alle ore 21 la 44^ Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi di Jesi (replica domenica 2 ottobre alle ore 16), regia e scene di Willy Landin, Fabio Biondi dirige Europa Galante. In occasione dell’inaugurazione della Stagione Lirica, la Fondazione Pergolesi Spontini organizza il Convegno internazionale di Studi dal titolo Pergolesi da Jesi all’Europa (Teatro Studio Moriconi, venerdì 30 settembre, e sabato 1 ottobre).

Lo Frate ‘nnamorato di Giovanni Battista Pergolesi inaugura la 44^ edizione della Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi di Jesi con Lo Frate ‘nnamorato, venerdì 30 settembre 2011 alle ore 21 con replica domenica 2 ottobre alle ore 16, ed anteprima giovani il 28 settembre alle ore 16. La commedia per musica in tre atti viene proposta in un nuovo allestimento con la regia e le scene di Willy Landin. Fabio Biondi dirige Europa Galante. Cantano Nicola Alaimo (Marcaniello), Elena Belfiore (Ascanio), Patrizia Biccirè (Nena), Jurgita Adamonyte (Nina), Barbara Di Castri (Luggrezia), David Alegret (Carlo), Laura Cherici (Vannella), Rosa Bove (Cardella), Filippo Morace (Don Pietro). L’edizione critica è a cura di Francesco Degrada.

La Fondazione Pergolesi Spontini conclude così l’esecuzione dell’integrale delle musiche di Giovanni Battista Pergolesi (Jesi 1710 - Pozzuoli 1736), del quale nel 2010 si sono festeggiati i trecento anni della nascita. Grazie alla collaborarazione Unitel Classica di Monaco di Baviera - leader mondiale nella produzione e distribuzione di musica classica per tv e video/Dvd in HD e proprietaria dei canali satellitari Classica – l’opera sarà registrata in alta definizione, per la trasmissione nei canali satellitari Classica, in attesa di essere commercializzata in dvd con l’integrale delle opere teatrali del compositore, tutte eseguite a Jesi nell’ambito delle Celebrazioni Pergolesiane.La partitura de Lo frate ’nnamorato è stata tramandata da quattro manoscritti settecenteschi (nessuno dei quali autografo) che riportano il primo atto nella versione del 1734 e i due successivi in quella del 1732. Dopo una storica ripresa in tempi moderni (Milano, Piccola Scala, 1960), la commedia per musica è stata allestita al Teatro alla Scala nel dicembre del 1989 con la direzione di Riccardo Muti. Al Teatro Pergolesi di Jesi Lo frate ’nnamorato è stato rappresentato nel 1959; per la stagione lirica 2011 si utilizza l’edizione critica della partitura curata da Francesco Degrada, edita da Casa Ricordi.

Lo frate 'nnamorato (II fratello innamorato) di Giovanni Battista Pergolesi andò in scena per la prima volta presso il Teatro dei Fiorentini di Napoli nella stagione d'autunno del 1732. Il successo è testimoniato dalla sua ripresa (in una nuova versione, leggermente modificata) nel 1734 e, fatto del tutto eccezionale, nel 1748, dodici anni dopo la morte del musicista. Un documento dell’epoca ci testimonia come per tutto questo tempo le arie dell’opera fossero cantate per le strade di Napoli.

Con Lo Frate ‘nnamorato Pergolesi si cimenta per la prima volta con il genere della commedia per musica ‘in lingua napoletana’; per questo lavoro di vaste dimensioni e grande impegno compositivo, il compositore jesino inaugurò il rapporto col librettista Gennarantonio Federico. Il librettista ha scritto per il musicista il testo della Serva padrona nel 1733 e, nel 1735, quello della sua seconda “commedia per musica”, Il Flaminio. Al teatro musicale Pergolesi avrebbe continuato a dedicare grande attenzione (pur coltivando la musica sacra e religiosa, la musica vocale da camera e quella strumentale), acquisendo particolare fama in tutta Europa con le due opere serie basate su libretti metastasiani, L’Adriano in Siria, del 1734, e soprattutto L'Olimpiade del 1735.

La storia è costruita su due gruppi familiari in cui si combinano unioni senza tener conto dei sentimenti dei relativi interessati. Figlia dell’anziano Marcaniello, Luggrezia dovrebbe maritarsi con Carlo, le cui due nipoti, le sorelle Nena e Nina, in cambio, verrebbero prese in moglie rispettivamente dallo stesso Marcaniello e da suo figlio, Don Pietro, che invece gioca a corteggiare la serva Vannella. Il nodo della vicenda è tutto da ricercare nei conflitti amorosi che genera il trovatello Ascanio, un bel giovane cresciuto in casa di Marcaniello, amato anche da Luggrezia, ma innamorato di Nena e Nina, due sorelle romane, di cui «ppo se trova frate lloro» (loro fratello).

In occasione dell’inaugurazione della Stagione Lirica, la Fondazione Pergolesi Spontini organizza il Convegno internazionale di Studi dal titolo Pergolesi da Jesi all’Europa (Teatro Studio Moriconi, venerdì 30 settembre, e sabato 1 ottobre). Dopo gli appuntamenti convegnistici di Napoli, Milano, Roma, Tokio, Osaka, Vienna, la città natale di Pergolesi ospita due giornate di studio con le quali si intende sondare l’eredità pergolesiana nella cultura europea inseguendo piste inedite o ripercorrendo itinerari noti alla luce di una documentazione che getta nuove prospettive di lettura. Il convegno internazionale è promosso dal Comitato Pergolesiano ed è a cura di Francesco Cotticelli e Paologiovanni Maione.

La 44^ stagione lirica del Teatro Pergolesi di Jesi, organizzata dalla Fondazione Pergolesi Spontini guidata dall’Amministratore Delegato William Graziosi e del Direttore Artistico Gianni Tangucci, si avvale della consulenza scientifica di Vincenzo De Vivo per le Celebrazioni Pergolesiane, del sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Marche, della Provincia di Ancona, del Comune di Jesi, del patrocinio del Consiglio Regionale delle Marche. Si ringraziano per il contributo i privati uniti in Art Venture, la Camera di Commercio di Ancona, la Arcus S.p.a. Società per lo sviluppo dell’Arte, della Cultura e dello Spettacolo e Banca Marche, Sponsor principale della Stagione Lirica. Si ringrazia inoltre l’On. Gianni Letta, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Presidente Onorario delle Celebrazioni per i 300 anni della nascita di Giovanni Battista Pergolesi.

Fabio Biondi, direttore, violino e viola d’amore.

Nato a Palermo nel 1961, Fabio Biondi ha iniziato la carriera a dodici anni con i primi concerti da solista con l’orchestra della RAI. A sedici anni viene invitato al Musikverein di Vienna per suonare i Concerti per violino di Bach. Da allora collabora quale primo violino con i più famosi ensemble specializzati nell’esecuzione di musica antica su strumenti originali quali Cappella Real, Musica Antiqua Vienna, Il Seminario Musicale, La Chapelle Royale e i Musiciens du Louvre. Nel 1990 ha fondato l’ensemble Europa Galante, con il quale è stato ospite di importanti festival e sale da concerto quali Teatro alla Scala, Accademia di Santa Cecilia di Roma, Suntory Hall di Tokyo, Concertgebouw di Amsterdam, Royal Albert Hall di Londra, Musikverein a Vienna, Lincoln Center di New York e Sydney Opera House. In qualità di solista e direttore collabora con orchestre quali Santa Cecilia a Roma, Orchestra da Camera di Rotterdam, Opera di Nizza, Opera di Halle, Orchestra da Camera di Zurigo, Orchestra Nazionale di Montpellier e Mahler Chamber Orchestra. Dal 2005 è direttore stabile per la musica antica della Stavanger Symphony Orchestra. È stato inoltre invitato a dirigere la Norvegian Chamber Orchestra, The English Concert, Orquesta Ciudad de Granada e l’Orchestra del Mozarteum di Salisburgo. Dal 2010 è direttore stabile per la musica barocca dell’Orchestra da camera di Losanna. Fabio Biondi si dedica con passione alla ricerca e allo studio di opere di rara esecuzione. Il suo repertorio copre 300 anni di musica e la sua produzione discografica lo conferma. Accanto alla registrazione delle Quattro stagioni di Vivaldi che ha meritato numerosi riconoscimenti, i Concerti Grossi di Corelli, le Sonate di Schubert, Schumann e Bach, troviamo oratori, serenate e opere di Alessandro Scarlatti e Händel, e il repertorio violinistico del Settecento italiano. Con Europa Galante ha meritato importanti premi discografici internazionali. Per l’insieme dell’attività concertistica e l’esecuzione del Trionfo dell’onore al “Festival Scarlatti” di Palermo nell’aprile 2002 l’Associazione Nazionale dei Critici Musicali ha assegnato il Premio Abbiati a Fabio Biondi ed Europa Galante. Nel 2008 è stato assegnato a Fabio Biondi e Europa Galante, insieme alla Compagnia Colla, il premio speciale per Filemone e Bauci di Haydn (produzione della LXV Settimana Senese), per l’originalità e il pregio della riscoperta, restituendo il pieno splendore strumentale e vocale all’opera di Haydn. Suona un violino Andrea Guarneri (Cremona, 1686) e un violino Carlo Ferdinando Gagliano del 1766, appartenuto al suo Maestro Salvatore Cicero, e messo a sua disposizione dalla omonima fondazione. E’ stato ospite del Festival Pergolesi Spontini nel 2004 (in duo con Fabio Bonizzoni) e con Europa Galante nel 2005 (musiche di Mozart e Sammartini) e nel 2010 (La Fenice sul rogo ovvero La morte di San Giuseppe di Pergolesi).

Willy Landin, regia, scene. Director del Centro de Experimentación del Teatro Colón di Buenos Aires, è nato a Mar del Plata, Argentina, ha completato gli studi musicali al Conservatorio Municipal “Manuel de Falla” e gli studi di regia cinematografica presso la Fondazione Universitaria del Cinema a Buenos Aires. Si è laureato come Regista all’Istituto Superiore d’Arte del Teatro Colón di Buenos Aires, dove è poi stato nominato coordinatore dei corsi di laurea in regia operistica e dove ha realizzato la regia di numerosi spettacoli. Come docente ha tenuto cattedre nel Conservatorio Nazionale e nel conservatorio Municipale di Arte Drammatica. Nel 1988 ha ricevuto una borsa di studio della Fondazione Teatro Colón grazie al quale si è perfezionato in Europa con Jorge Lavelli, David Pountney, Philippe Gaulier, Monika Pagneux e Vera Gregh. Nel 1987 ha iniziato la sua collaborazione con il Teatro Colón dove durante cinque stagioni complete ha lavorato come assistente alla regia in piu’ di cinquanta produzioni. Nel 1995 è stato regista-scenografo del Castello del duca Barbablù di Bartók, al Teatro Colón. Ha firmato inoltre Il barbiere di Siviglia di Rossini, Carmen di Bizet, Mateo opera-tango di Palmieri, Les mamelles de Tirésias di Poulenc, La Cenerentola di Rossini, Il ratto dal serraglio di Mozart, Madama Butterfly di Puccini, Der Jasager e Happy End di Kurt Weill. Con Hugo de Ana, con cui collabora dal 1995, ha presso parte a numerose produzioni al Teatro Colón, al Teatro Municipale di Santiago de Cile, al Teatro Carlo Felice di Genova, all’opera de Lille, allo Sferisterio di Macerata, all’Opera di Roma. Nel 2000 cura la produzione multimediale di Lady Macbeth del Distretto di Mcensk di Šostakovič al Teatro Real de Madrid e al Teatro San Carlo di Napoli, nelle riprese – sotto la direzione di Rostropovitch - nel Prinzregententheater di Monaco, Auditorium Dijon, e Teatro Colón di Buenos Aires. Nel 2003 è regista /scenografo di Pagliacci e Gianni Schicchi, con Leo Nucci per il Municipale di Santiago del Cile (opera vincitrice del premio annuale come migliore spettacolo) e delle opere Il barbiere di Siviglia e Il ratto del serraglio al Teatro Colón di Buenos Aires. Tra gli impegni recenti Cavalleria Rusticana e Pagliacci per il gala del bicentenario dell’Uruguay, al Teatro Solis di Montevideo, Turandot al Teatro Massimo di Palermo lo scorso luglio. Nel febbraio del 2012 curerà la regia di Cavalleria Rusticana e Pagliacci al National Centre Performing Arts di Mumbay.

L’ensemble Europa Galante e stato fondato nel 1990 da Fabio Biondi, che ne e anche Direttore Artistico. Si è rapidamente affermato in campo internazionale in seguito alla pubblicazione di un primo disco, dedicato alla produzione concertistica di Vivaldi che ha meritato il Premio Cini di Venezia e, in Francia, il premio Choc de la Musique. L’ensemble, che suona su strumenti d’epoca, si e esibito nelle più importanti sale da concerto e teatri del mondo, dalla Scala di Milano all’Accademia di Santa Cecilia a Roma, dalla Suntory Hall a Tokyo al Concertgebouw di Amsterdam, dalla Royal Albert Hall di Londra al Lincoln Center di New York, dal Théâtre des Champs Elysées di Parigi alla Sydney Opera House. Dal 1998 collabora con l’Accademia di Santa Cecilia nel recupero di opere vocali del Settecento italiano. Nell’ambito di questa collaborazione, ha presentato nel 2006 l’oratorio di Francesco di Mayo Gesù sotto il peso della Croce. Con il Festival Scarlatti di Palermo ha realizzato opere quali Massimo Puppieno, Il Trionfo dell’Onore, Carlo Re d’Alemagna e La Principessa Fedele. Nel 2005 e stato ospite del Theatre de la Ville a Parigi, del Lincoln Center a New York, di importanti festival quali Lufthansa Baroque Festival, Utrecht Festival ed e stato protagonista di una lunga tournée in Svezia e negli Stati Uniti. Nel 2006 ha presentato al Teatro La Fenice di Venezia Il Bajazet di Vivaldi, Ascanio in Alba di Mozart e Didone di Francesco Cavalli ed e stato in tournee in Spagna, Inghilterra, Francia, Germania oltre che in Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Dal 1998 incide in esclusiva per Virgin Classics. Le numerose registrazioni hanno meritato riconoscimenti internazionali quali Diapason d’Or, Premio RTL, nomina a Disco dell’anno in Spagna, Canada, Svezia, Francia e Finlandia, Prix du disque e il Premio della rivista Telerama. Tra e pubblicazioni recenti Il Bajazet di Vivaldi, lo Stabat Mater di Pergolesi e i Concerti per violino e orchestra di Mozart.

Biglietti: Opere, da 66 euro (platea) a 15 euro (loggione).  Info: Fondazione Pergolesi Spontini, biglietteria Teatro Pergolesi tel. 0731-206888, http://www.fondazionepergolesispontini.com/






Sunday, July 3, 2011

TEATRO PERGOLESI JESI OPERA SEASON - 30 september LO FRATE 'NNAMORATO by Pergolesi‏

Il nuovo allestimento de Lo Frate ‘nnamorato di Giovanni Battista Pergolesi inaugura il 30 settembre 2011 la 44^ Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi di Jesi (replica il 2 ottobre), regia e scene di Willy Landin, Fabio Biondi dirige Europa Galante. Il 21, 22 e 23 ottobre L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti in un nuovo allestimento con la regia di Italo Nunziata e la direzione di Matteo Beltrami. Il 25, 26 e 27 novembre Rigoletto di Giuseppe Verdi, in un nuovo allestimento con la regia, scene e costumi di Massimo Gasparon, e la direzione di Giampaolo Maria Bisanti. Coproduzioni con Rovigo, Treviso, Fermo, Macerata, e con i Teatri del Circuito Lirico Lombardo.

La Fondazione Pergolesi Spontini continua l’esecuzione dell’integrale delle musiche di Giovanni Battista Pergolesi (Jesi 1710 - Pozzuoli 1736), del quale nel 2010 si sono festeggiati i trecento anni della nascita, ed inaugura la 44^ edizione della Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi di Jesi con Lo Frate ‘nnamorato, venerdì 30 settembre 2011 alle ore 21 con replica domenica 2 ottobre alle ore 16, ed anteprima giovani il 28 settembre alle ore 16. La commedia per musica in tre atti che andò in scena per la prima volta a Napoli al Teatro dei Fiorentini il 27 settembre 1732, viene proposta in un nuovo allestimento con la regia e le scene di Willy Landin (assistenza alle scene Pilar Camps), e i costumi di Silvia Aymonino. Fabio Biondi dirige Europa Galante. Cantano Nicola Alaimo (Marcaniello), Lucia Cirillo (Ascanio), Patrizia Biccirè (Nena), Jurdita Adamonyte (Nina), Barbara Di Castri (Lugrezia), David Alegret (Carlo), Laura Cherici (Vannella), Rosa Bove (Cardella), Filippo Morace (Don Pietro). L’edizione critica è a cura di Francesco Degrada.

Grazie alla collaborarazione tra Fondazione Pergolesi Spontini e Unitel Classica di Monaco di Baviera leader mondiale nella produzione e distribuzione di musica classica per tv e video/Dvd in HD e proprietaria dei canali satellitari Classica – l’opera sarà registrata in alta definizione, per la trasmissione nei canali satellitari Classica, in attesa di essere commercializzata in dvd con l’integrale delle opere teatrali del compositore, tutte eseguite a Jesi nell’ambito delle Celebrazioni Pergolesiane.

Con Lo Frate ‘nnamorato Pergolesi si cimenta per la prima volta con il genere della commedia per musica ‘in lingua napoletana’; per questo lavoro di vaste dimensioni e grande impegno compositivo, il compositore jesino inaugurò il rapporto col librettista Gennarantonio Federico, autore di due importanti futuri lavori (Serva padrona e Il Flaminio). Il successo dell’opera è testimoniato dalla sua ripresa (in una nuova versione, leggermente modificata) nel 1734 e, fatto del tutto eccezionale, nel 1748, dodici anni dopo la morte del musicista. Un documento dell’epoca ci testimonia come per tutto questo tempo le arie dell’opera fossero cantate per le strade di Napoli.

La storia è costruita su due gruppi familiari in cui si combinano unioni senza tener conto dei sentimenti dei relativi interessati. Figlia dell’anziano Marcaniello, Lugrezia dovrebbe maritarsi a Carlo, le cui due nipoti, le sorelle Nena e Nina, in cambio, verrebbero prese in moglie rispettivamente dallo stesso Marcaniello e da suo figlio, Don Pietro, che invece gioca a corteggiare la serva Vannella. Il nodo della vicenda è tutto da ricercare nei conflitti amorosi che genera il trovatello Ascanio, un bel giovane cresciuto in casa di Marcaniello ed innamorato di Nena e Nina, «che ppo se trova frate lloro» (loro fratello), amato anche da Lugrezia.

Il secondo titolo in cartellone, venerdì 21 ottobre 2011 alle ore 21 (repliche sabato 22 ottobre alle ore 21 e domenica 23 ottobre alle ore 16, anteprima giovani il 20 ottobre alle ore 16), è L’elisir d’amore, melodramma giocoso in due atti di Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani, in un nuovo allestimento firmato da Italo Nunziata (regia), Pasquale Grossi (scene e costumi) e Patrick Latronica (luci). Il maestro genovese Matteo Beltrami dirige l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” è diretto da David Crescenzi. Il doppio cast comprende artisti affermati e giovani vincitori del XL Concorso internazionale per cantanti Toti Dal Monte. Protagonista nel ruolo di Adina è Angela Brun (21-23/10), vincitrice del Concorso Acclaim Awards di Melbourne in Australia, in alternanza con Dorela Celo (22/10). Hijie Shi (21-23/10) e Javier Tomé Fernandez (22/10) cantano Nemorino; Julian Kim (21-23/10) ed Alessandro Sessolo (22/10) intrepretano Belcore; Mattia Olivieri (21-23/10) e Alessio Potestio (22/10) sono Il dottor Dulcamara.

Presentato il 12 maggio 1832 al Teatro alla Canobbiana di Milano, L’elisir d’amore rientra a pieno titolo nella tradizione dell’opera comica, anche se in essa trova ampio spazio l’elemento patetico, che raggiunge la sua punta più alta in Una furtiva lagrima cantata da Nemorino. Nell’allestimento, frutto di una coproduzione tra Fondazione Pergolesi Spontini, Teatro Sociale Rovigo, Teatri SpA di Treviso e Teatro dell’Aquila di Fermo, l’azione si sviluppa all’interno di un impianto scenografico essenziale, una sorta di scatola magica tridimensionale dove il gioco dei sentimenti dei protagonisti è esaltato dal gioco degli elementi di attrezzeria. Il punto di riferimento figurativo ed allusivo delle situazioni è stato invece affidato alla riproduzione di alcune grandi tele dell’artista finlandese Hannu Palosuo, che si è formato e lavora da anni in Italia.
Un titolo tra i più popolari della produzione verdiana, Rigoletto, è la terza opera del cartellone della stagione lirica del Teatro Pergolesi, in scena venerdì 25 novembre alle ore 21, con repliche sabato 26 novembre alle ore 21 e domenica 27 novembre alle ore 16 (anteprima giovani giovedì 24 novembre alle ore 16). L’opera, un nuovo allestimento in coproduzione tra Fondazione Pergolesi Spontini, Associazione Arena Sferisterio di Macerata, I Teatri del Circuito Lirico Lombardo e Teatro dell’Aquila di Fermo, è firmato nella regia, scene e costumi da Massimo Gasparon. Giampaolo Maria Bisanti dirige l’Orchestra Filarmonica Marchigiana. Il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” è diretto da David Crescenzi. Rigoletto è interpretato da Simone Piazzola (25-27/11) e Luis Cansino (26/11), Irina Dubroskaya (25-27/11) e Natalia Roman (26/11) si alternano nel ruolo di Gilda, Shalva Mukeria (25-27/11) e Jenish Ysmanov (26/11) cantano Il Duca di Mantova. Nella compagnia di canto sono inoltre Eugeniy Stanimirov Iossifov (Sparafucile), Alessandra Palomba (Maddalena), Veronica Senserini (Giovanna), Pasquale Amato (Il Conte di Monterone), Mirko Quarello (Marullo), Saverio Pugliese (Matteo Borsa), Marian Reste (Il Conte di Ceprano), Miriam Artiaco (La Contessa di Ceprano), Bianca Tognocchi (Paggio).

Con Il trovatore e La traviata, Rigoletto è parte della cosiddetta “trilogia popolare” di Giuseppe Verdi. L’opera venne composta su libretto di Francesco Maria Piave che si ispirò al dramma di Victor Hugo Le Roi s’amuse. Così come il dramma di Hugo fu bloccato dalla censura, perché raccontava il libertinaggio del re di Francia, Francesco I, e le dissolutezze della sua corte, anche Rigoletto fu inizialmente oggetto della censura. Nell’opera di Verdi si arrivò però al compromesso di far svolgere l’azione alla corte di Mantova, ormai scomparsa, il re di Francia fu trasformato nel duca di Mantova, e il nome del protagonista fu cambiato da Triboulet in Rigoletto. Così andò in scena, per la prima, l’11 marzo 1851 al Teatro La Fenice di Venezia.

La 44^ stagione lirica del Teatro Pergolesi di Jesi, organizzata dalla Fondazione Pergolesi Spontini guidata dall’Amministratore Delegato William Graziosi e del Direttore Artistico Gianni Tangucci, si avvale del sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Marche, della Provincia di Ancona, del Comune di Jesi, del patrocinio del Consiglio Regionale delle Marche. Si ringraziano per il contributo i privati uniti in Art Venture, la Camera di Commercio di Ancona, la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, la Arcus S.p.a. Società per lo sviluppo dell’Arte, della Cultura e dello Spettacolo e Banca Marche, Sponsor principale della Stagione Lirica.

Biglietti: Opere, da 66 euro (platea) a 15 euro (loggione).

Info: Fondazione Pergolesi Spontini, biglietteria Teatro Pergolesi tel. 0731-206888, www.fondazionepergolesispontini.com




Tuesday, June 22, 2010

Aria di Alessandro il Grande: Vil trofeo d'un'alma imbelle de la opera "Poro, Rè dell'Indie" de G.F. Händel

Massimo Crispi, tenor

Europa Galante

Director Fabio Biondi

Grabación en vivo en la Opéra de Lyon, Francia. 1996

Monday, October 12, 2009

Agrippina - Teatro La Fenice, Venezia

Foto: Veronica Cangemi, Ann Hallenberg. Regie, scene, costumi e luci Facoltà di Design IUAV Venezia
Credito: Michele Crosera


Massimo Viazzo

Agrippina rappresenta senz’altro la summa musicale italiana del giovane Händel. La première del 1709 al Teatro Grimani di San Giovanni Crisostomo (oggi Teatro Malibran) si rivelò un clamoroso successo con le sue quasi trenta repliche consecutive, e nonostante sia costituita per più di 4/5 da autoimprestiti e citazioni di lavori di altri musicisti, l’opera mantiene una compattezza stilistica che ha del miracoloso.
L’allestimento, programmato in coda a questa stagione in occasione del 300° anniversario della prima rappresentazione veneziana, è stato curato dagli studenti del corso di laurea specialistica in «Scienze e tecniche del teatro» dell’Università IUAV di Venezia diretto da Walter Le Moli con il coordinamento generale di Paola Donati. E, dico subito, l’operazione è riuscita in pieno! Sul palcoscenico del Malibran si è potuto assistere ad uno spettacolo semplice, ma efficacissimo: muri non paralleli che delimitavano geometricamente lo spazio, sipari dorati che salivano e scendevano per isolare i protagonisti in proscenio al momento delle loro effusioni liriche, qualche elemento scenico su un palco sostanzialmente vuoto - un letto (luogo principe dell’intrigo), un trono, delle colonne… - ma soprattutto vorrei segnalare le luci sapientemente manovrate da Claudio Coloretti (uno dei tutor che hanno seguito il lavoro dei ragazzi) che è riuscito a contraddistinguere l’idiomaticità dei diversi ambienti con grande sensibilità artistica e maestria tecnica. L’allestimento, inoltre, ha saputo cogliere con leggerezza quell’ironia che pervade il libretto del cardinal Grimani e che rende così attuali le vicende dei protagonisti. Sono alcuni anni che l’Università IUAV collabora con la stagione d’opera del Teatro La Fenice di Venezia (la Didone di Francesco Cavalli è addirittura approdata un anno fa al Teatro alla Scala) e credo si possa dire, senza tema di smentita, che questo modo così vitale e dinamico di coinvolgere laureandi e giovani laureati sia un esempio da imitare.
Fabio Biondi ha compiuto un ottimo lavoro di concertazione avendo a disposizione, questa volta, non il suo ensemble storico, la duttilissima Europa Galante (solo tre elementi rinforzavano il continuo), ma l’Orchestra del Teatro La Fenice, complesso poco abituato alle pratiche barocche. Un’attenzione costante alle dinamiche, la fantasia inesauribile alla ricerca di un fraseggio mai ingessato e soprattutto una cantabilità tutta italiana (Biondi stesso, dal podio, ha imbracciato più volte il suo violino) sono parse le cifre caratterizzanti di questa esecuzione, ritmicamente eccitata e tesissima nella resa teatrale. La presenza degli strumenti moderni ha, poi, prodotto una timbrica più corposa e rotonda, che peraltro non ha compromesso gli equilibri con il palcoscenico.
Il cast vocale è stato dominato dalla splendida Agrippina di Ann Hallenberg. Il soprano svedese, con voce sontuosa, ma anche ricca di pathos, ha delineato un personaggio altamente carismatico la cui determinazione scenica andava perfettamente a braccetto con la straordinaria sicurezza vocale. Il punto più alto della sua prestazione lo si è raggiunto nella grande aria del secondo atto «Pensieri, voi mi tormentate» trasformata dalla Hallenberg in una vera e propria scena di follia. Veronica Cangemi, prudente nel registro acuto (la sua «Se giunge un dispetto» che chiude il primo atto è parsa comunque scoppiettante al punto giusto), ha fatto di Poppea un personaggio credibile mettendo in evidenza, con una timbrica limpida e suadente, quella frivolezza e inconsistenza che le sono proprie. Debordante scenicamente Lorenzo Regazzo. Il suo Claudio, fanfarone e comicamente truce, è stato risolto con una vocalità giustamente ruvida e sempre molto comunicativa. «Io di Roma il Giove sono» cantato pavoneggiandosi con nonchalance era davvero irresistibile. Molto bravo nel canto intimo e patetico Xavier Sabata, un Ottone commovente e toccante (applauditissimo in «Voi che udite il mio lamento»), mentre più spericolato, seppur un po’ aspro, è parso il Nerone di Florin Cezar Ouatu. Sicuro il Pallante di Ugo Guagliardo, un po’ troppo leggeri, invece, Narciso e Giunone interpretati entrambi da Michela Storti. Menzione speciale, infine, per Roberto Abbondanza la cui dizione nitida e scolpita ha saputo rendere giustizia al piccolo ruolo di Lesbo. Alla fine applausi convinti di un pubblico molto soddisfatto.
Versión en Español

Agrippina representa la summa musical italiana del joven Händel. La première de 1709 en el Teatro Grimani di San Giovanni Crisostomo (hoy Teatro Malibran) se reveló como un clamoroso suceso con sus casi treinta reproducciones consecutivas, y a pesar de que fue formada mas de 4/5 con partes prestadas o citas de obras de otros músicos, la opera mantiene una conjunción estilística milagrosa.
La producción programada en coda esta temporada para conmemorar el 300º aniversario de la primera representación veneciana, fue creada por los estudiantes del curso de licenciatura especializada en «Ciencias y Técnicas del Teatro» de la universidad Università IUAV di Venezia dirigido por Walter Le Moli con la coordinación general de Paola Donati, y me apresuro a decir que la operación fue ¡un éxito pleno! Sobre el escenario del Teatro Malibran de Venecia se pudo ver un espectáculo simple, pero muy eficaz: de muros no paralelos que delimitaban geométricamente el espacio, cortinas doradas que subían y bajaban para aislar a los protagonistas en el proscenio al momento de sus efusiones líricas, y algunos elementos escénicos sobre un escenario sustancialmente vacío –una cama (lugar principal de la intriga), un trono, algunas columnas….- pero sobretodo quisiera señalar la iluminación sabiamente maniobrada por Claudio Coloretti (uno de los tutores que han seguido el trabajo de los jóvenes) que logró distinguir lo idiomático de los diversos ambientes con gran sensibilidad artística y maestría técnica. La puesta escénica, además, pudo captar con ligereza la ironía que domina al libreto del cardenal Grimani dándole actualidad a las vivencias de los protagonistas. Son ya algunos años que la Università IUAV colabora con la temporada de opera del Teatro La Fenice de Venecia (como la Didone de Francesco Cavalli que fue además representada hace un año en el Teatro alla Scala de Milán) y se puede decir, sin negarlo, que esta manera casi vital y dinámica de involucrar estudiantes del ultimo año y ya licenciados es un ejemplo para imitar.
Fabio Biondi completó un trabajo de concertación teniendo a su disposición esta vez, no a su ensemble histórico, la muy dúctil Europa Galante (solo tres elementos reforzaron el continuo), si no a la Orquesta del Teatro La Fenice, agrupación poco habituada a las practicas barrocas. Una atención constante a las dinámicas, la ilimitada fantasía en la búsqueda de un fraseo nunca enyesado y sobretodo un canto o “cantabilità” completamente italiano (Biondi mismo, desde el podio, tocó varias veces con su violín) parecieron ser las cifras características de esta ejecución, rítmicamente estimulada y mantenida en la interpretación teatral.
La presencia de los instrumentos modernos produjo un timbre más corpóreo y redondo que sin embargo no comprometió el equilibrio con el escenario. El cast vocal fue dominado por la esplendida Agrippina de Ann Hallenberg. La soprano sueca, con voz suntuosa, y también rica de pathos delineó un personaje altamente carismático cuya determinación escénica marchó perfectamente del brazo de la extraordinaria seguridad vocal. El punto mas alta de su prestación lo alcanzó en la gran aria del segundo acto «Pensieri, voi mi tormentate» transformada por Hallenger en una verdadera y apropiada escena de locura. Verónica Cangemi, estuvo prudente en el registro agudo (su «Se giunge un dispetto» que cerró el primer acto, pareció crujir al punto justo) e hizo de Poppea un personaje creíble, poniendo en evidencia con una timbrica cristalina y convincente, la frivolidad e inconsistencia que le pertenecen. Desbordante escénicamente estuvo Lorenzo Regazzo. Su Claudio, fanfarrón y cómicamente cruel fue resuelto con una vocalidad justamente áspera y siempre muy comunicativa «Io di Roma il Giove sono» cantada pavoneándose con nonchalance fue verdaderamente irresistible. Muy bueno en su canto intimo y patético Xavier Sabata, un Ottone conmovedor y enternecedor (muy aplaudido en «Voi che udite il mio lamento»), mientras que mas arrebatado, casi amargo, pareció el Nerone de Florin Cezar Ouatu. Seguro el Pallante de Ugo Guagliardo, y a la vez demasiado ligeros Narciso y Giunone, ambos interpretados por Michela Storti. Mención especial al final para Roberto Abbondanza que con nítida y esculpida dicción supo hacerle justicia al pequeño papel de Lesbo. Al final, convincentes aplausos de un publico muy satisfecho.