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Thursday, March 29, 2012

Mexican soprano lifts Palm Beach Opera’s mediocre “Lucia”

Foto: Maria Alejandres - courtesy South Florida Classical Reviewer

By Lawrence Budmen for the South Florida Classical Review

Maria Alejandres made an impressive role debut as the tragic heroine of Donizetti’s Lucia di Lammermoor in Palm Beach Opera’s season-closing production at the Kravis Center. Winner of Placido Domingo’s Operalia Competition in 2008, the Mexican soprano proved a formidable singing actress, meeting both the vocal and dramatic demands of the role. Unfortunately, she almost had to carry the production alone as the usually reliable West Palm Beach company fielded a largely mediocre cast and a hammy, cliché-ridden production, heard at Sunday afternoon’s final performance.

On the plus side, count Bruno Aprea ’s fiery conducting which captured the graceful bel canto melodies and dramatic power of the score. Except for a couple of horn fluffs, the orchestra was in fine form with particularly distinguished flute and harp solos. Greg Ritchey’s chorus sounded robust and vociferous.

Fernando Portari was a cipher vocally and dramatically as Lucia’s lover Edgardo, his tight, comprimario-sized voice strained at the top. As Enrico, Roman Burdenko proved a stock villain with a burly, vibrato-laden baritone. The weak singing of Portari and Burdenko made the inclusion of the often omitted Wolf’s Craig scene a dubious addition and the famous sextet in Act II lacked vocal heft and received only tepid applause at Sunday’s matinee.

The smaller roles were more consistently sung. Alfred Walker proved a dignified Raimondo, his rotund bass-baritone commanding attention at his every utterance. Evanivaldo Correa Serrano revealed a promising lyric tenor as the ill-fated bridegroom Arturo and Shirin Eskandani made the most of Alisa’s brief interjections with an attractive soprano and poised stage demeanor.

Sir Walter Scott’s tale of doomed lovers from rival Scottish clans with a heroine felled by madness was reduced to a melodramatic potboiler. Massimo Gasparon’s direction was mostly of the silent-movie variety, with the choral scenes marred by poorly conceived, often claustrophobic blocking. Henry Bardon’s decades-old production is still handsome and resolutely traditional, dimly lit by Ron Vodicka.

Despite the weak presentation, the performance came alive when Alejandres was on stage. She powerfully conveyed Lucia’s disintegration from hope to despair and instability leading to murder. In a mesmerizing Mad Scene, she wandered the stage, sometimes crawling in a state of unhinged delirium, unaware of anything around her.

Vocally, Alejandres seems a cross between the light coloratura Lucias of an earlier era and the larger, more dramatic voices of Callas or Sutherland. Her tone is somewhat covered but Alejandres’ lower register is strong and dusky and she met the coloratura demands with ease. Adapting some ornamentation to the vocal line, she turned the Mad Scene into a tour de force of fearless singing, always alive to the tragedy behind the coloratura roulades. Alejandres’ outstanding performance bodes well for her Juliette in Gounod’s opera at Florida Grand Opera next month, a role she has performed at Covent Garden and La Scala.

Tuesday, December 6, 2011

LO SFERISTERIO REALIZZA LE SCENOGRAFIE DEL NABUCCO CHE DOMANI DEBUTTERA’ AL TEATRO DELLA FORTUNA DI FANO

Foto: Massimo Gasparon, Paoletta Marrocu

C’è anche il lavoro delle professionalità e maestranze dello Sferisterio nell’allestimento dell’opera Nabucco di Giuseppe Verdi, che domani debutterà al teatro Fortuna di Fano, nel cartellone della stagione invernale  Sono state, infatti, realizzate a Macerata le scene e i costumi disegnati da Massimo Gasparon che cura anche la regia e le luci di questa produzione della fondazione Teatro della Fortuna di Fano. Il regista, che ha firmato il Rigoletto nell’edizione scorsa dello Sferisterio Opera Festival, si è affidato, per la realizzazione degli allestimenti e costumi, alle competenze dell’arena maceratese. Così le scenografie sono state realizzate dal laboratorio scenografico dell’associazione Sferisterio e i costumi, di proprietà dello Sferisterio, sono stati realizzati dalla sartoria Arianna di Piediripa. Due settimane di intenso lavoro in un periodo di “fuori stagione” per il teatro maceratese, che testimoniano il riconoscimento della professionalità e dell’imprenditorialità dell’arena maceratese. Ancora top secret l’allestimento scenografico dell’opera che sarà svelato solo domani con la prima dello spettacolo. Il lavoro presenta un cast di alto livello con Giovanni Meoni (che fu Rigoletto a Macerata), Paoletta Marrocu, Michele Pertusi, Luca Canonici e Agata Bienkowska. L’Orchestra sinfonica Rossini è diretta da Roberto Parmeggiani. L’opera sarà trasmessa in diretta web nel sito del teatro della Fortuna http://www.teatrodellafortuna.it/index.php/stagione-lirica-201112/114-nabucco

Thursday, November 10, 2011

Teatro Regio “Un ballo in maschera”

Foto: Teatro Regio di Parma

Parma - Festival Verdi 2011. Un mese di opere, mostre, concerti. Teatro Regio “Un ballo in maschera” Melodramma in tre atti su libretto di Antonio Somma, tratto da Gustave III ou le bal masqué di Eugène Scribe, musica di Giuseppe Verdi. 9 ottobre 2011

Giosetta Guerra

Entusiasmo per la coppia Francesco Meli-Serena Gamberoni

Massimo Gasparon ha ripescato l’allestimento tradizionale di Pierluigi Samaritani del Teatro Regio di Parma rifacendo le parti e i costumi rovinati dal tempo.  Ecco la scenografia: grande scalinata che giunge a una vetrage, con bandiere inglesi e cortigiani distribuiti con cura sì da creare un grande quadro d’epoca per il palazzo del governatore; un loco semioscuro tra le rocce, da cui si affacciano giovani a dorso nudo e donne velate, tagliato da uno sprazzo di luce filtrante da un grosso pertugio, donzelle discinte gesticolanti a terra sopra una stella a sei punte, per l’antro di Ulrica; nebbia, lapidi, croci bianche, alberi neri per il campo solitario; grande tavolo con tappeto rosso, strumenti musicali antichi e libri per l’appartamento di Renato; festosa sala da ballo con coppie imparruccate tutt’intorno ed al centro inquietanti danzatori bianchi con doppia maschera bifronte e seni sulla schiena per gli uomini, sì che bisognava guardare i piedi per capire dove ognuno era rivolto, tra loro anche una violinista e in fondo violini e violoncelli. Il regista ha optato spesso per una posizione concertistica dei cantanti per dar risalto ai personaggi e io che ero in un palco di proscenio ho scrutato ogni espressione, ogni respiro, ogni sguardo dei cantanti, come ho colto la profonda immedesimazione del M° Gianluigi Gelmetti, che nel rispetto della funzione drammatica della musica ha diretto con tempi serrati e coinvolgenti una splendida Orchestra e il magnifico coro del Teatro Regio, icona del melodramma italiano, pieno e trascinante nel vigore cadenzato della musica, morbido nel cesello dei lunghi filati e delle suggestive pennellate vocali a mezza voce, attentamente preparato dal genio di Martino Faggiani. Nella scena finale della morte di Riccardo il palcoscenico si è popolato e l’orchestra è esplosa. Un inno a Giuseppe Verdi. Favolosi Belli i costumi dai colori sparati, di foggia antica, presenti bambini vestiti da paggetti.
Sul versante vocale la coppia Francesco Meli-Serena Gamberoni ha riportato lo strepitoso successo ottenuto nello stesso teatro centocinquanta anni fa dalla coppia Mario Tiberini-Angiolina Ortolani. Primeggia fra tutti Francesco Meli, un Riccardo ispirato fin dalla prima aria “La rivedrà nell’estasi” che ha affrontato con enfasi e piglio eroico, con generosità e tenuta del suono, gestito con la saggezza di cantare sul fiato e quindi piegandolo alla soavità del cantar a fior di labbra e alla veemenza dello squillo pieno senza forzature. Sicuro negli affondi (“Dì, tu sei fedele”), bravissimo nel canto a mezza voce e negli sbalzi (“Sull’agil prova”) e nella sillabazione di “È scherzo o è follia”, quasi una ballata, ha modulato la voce sui palpiti del cuore (“Ma se m’è forza perderti”) con colore bellissimo, fiati lunghissimi, espansioni acute larghe e lucenti, mezze voci struggenti (“Forse la soglia attinse”). Meli, erede dei grandi tenori del passato, è interprete eccelso e realizza appieno la parola scenica con dizione chiara, padronanza dell’arte del canto e slancio eroico (“Sì, rivederti, Amelia”). Grandissimo nella scena della morte, pugnalato alle spalle.  Serena Gamberoni con voce fresca, pulitissima, scintillante, sicura, estesa, luminosissima in tessitura acuta, ha delineato un Oscar malizioso e mobilissimo, la sua voce svettante ha superato tutti in “Di che fulgor”, è stata deliziosa, brillantissima e agilissima nella famosa aria “Saper vorreste”. Il soprano conosce l’arte del canto e ce ne ha dato una dimostrazione tangibile, delineando un Oscar da manuale. Ci sarebbe voluta un’Amelia alla stessa altezza di questa magnifica coppia; il soprano statunitense Kristin Lewis (Amelia con abiti splendidi), pur avendo tanta voce e di bel timbro, ha cantato tutto sul forte e con dizione incomprensibile, l’acuto era grido, tuttavia in corso d’opera l’emissione si è affinata, il soprano ha prodotto belle vibrazioni e bei colori in zona medio grave, buoni assottigliamenti e gravi quasi mezzosopranili, fino a cantare splendidamente con le dovute modulazioni “Morrò ma prima in grazia”. Nobile nel porgere, con accento intenso e scandito e padronanza del canto sfumato e della parola scenica, il bulgaro Vladimir Stoyanov (Renato) ha evidenziato un bel timbro baritonale rotondo ed esteso e linea di canto morbida.  Con forza scenica e maestria interpretativa il mezzosoprano drammatico Elisabetta Fiorillo (una Ulrica dai capelli grigi arruffati e un lungo abito in velluto colorato) ha scolpito un personaggio storico con voce screziata, tagliente, un po’ oscillante, un registro grave poderoso, un declamato imponente, una tecnica di canto solida. Buone le voci di Filippo Polinelli (Silvano) un baritono ben timbrato, di Antonio Barbagallo (Samuel) e di Enrico Rinaldo (Tom), un po’ meno gradevole quella del tenore Cosimo Vassallo (giudice). Grande successo.

Presenti in questa produzione alcuni premiati col Tiberini d’oro: Martino Faggiani e Coro Teatro Regio di Parma Premio Tiberini d’oro 2011, Francesco Meli e Serena Gamberoni Premio d’oro Tiberini/Ortolani come coppia dell’anno 2009.


La prima di Un Ballo in Maschera ebbe luogo il 17 febbraio 1859 al Teatro Apollo di Roma, teatro costruito nel 1795 sulla Torre di Nona, antica prigione, distrutto nel 1925 in seguito alla costruzione dei muraglioni del Tevere e rimpiazzato con una fontana a ricordo del teatro.

Il tenore Mario Tiberini interpretò il ruolo di Riccardo dal 1862 l 1871 a Napoli, Roma, Firenze, Milano, Madrid.

Il 4 gennaio 1864 i coniugi Tiberini furono protagonisti di Un Ballo in Maschera al Teatro Apollo di Roma. Ecco cose scrive Il Pirata due giorni dopo:

“I conjugi Tiberini eseguirono le parti a loro affidate da provetti artisti, che nulla lasciano a desiderare sia dal lato musicale sia da quello drammatico. Mario Tiberini si mostrò un Riccardo giustamente applaudito alla sua Cavatina, alla Barcarola, al Duetto dell’atto II, specialmente ebbe applausi per la Romanza del III, per la toccante dolcezza con cui eseguì il Largo e la forza con cui espresse l’ultima frase “La rivedrò nell’estasi”. Mario Tiberini è uno dei pochi che possono coscienziosamente chiamarsi campione dell’arte, Angiolina fu un’Amelia fantastica, simpatica, insinuante per la voce dolce che esce dal cuore e l’espressione angelica…”.

Il 26 dicembre 1867 al Teatro alla Scala di Milano Tiberini, padrone dell’arte del canto e dello scavo psicologico del personaggio, riuscì a smuovere quella pance piene di risotto, perché ebbe momenti sublimi e soggiogò il pubblico.

Così scrive La Gazzetta Musicale di Milano il 31 dicembre 1867:

“Il Tiberini primeggiò fra tutti: egli creò un personaggio affatto nuovo della parte di Riccardo: fece comprendere e scoprire al pubblico bellezze fino ad ora sconosciute: questo artista nulla trascura: il minimo dettaglio, una parola, un gesto, sono per lui oggetto di uno speciale studio: dal principio alla fine dell’opera Tiberini venne fatto oggetto di continue e clamorose ovazioni. Fra i pezzi nei quali egli ci parve più notevole citeremo: la barcarola del primo atto e il seguente quintetto , il duetto d’amore del secondo atto; nell’ultimo atto la romanza di Riccardo, che non si era quasi mai udita e che ci apparve una deliziosa melodia, di forme accuratissime ed eleganti, ed in fine la scena della morte nella quale il Tiberini fu grande, ispirato, straziante. Questo stupendo finale dell’opera ha suscitato il più vivo entusiasmo, sì che il pubblico chiamò ben quattro volte all’onore del proscenio tutti gli artisti.”

(Da: Giosetta Guerra – Mario Tiberini, tenore).



Storia e curiosità

Monday, August 15, 2011

Massimo Gasparon lo “Publico y lo Privado” de Rigoletto, Sferisterio Opera Festival 2011

Foto: Sferisterio Opera Festival 2011 Macerata

Renzo Bellardone

SFERISTERIO OPERA FESTIVAL 2011 Sferisterio de Macerata 23 de julio del 2011 a las 21,00 horas. RIGOLETTO Música de Giuseppe Verdi Libreto de Francesco Maria Piave basado en el drama ‘Le Roi s’amuse’ de Víctor Hugo Director musical Andrea Battistoni. Dirección, vestuarios, escena Massimo Gasparon. Iluminación: Sergio Rossi. Fondazione Orchestra Regionale delle Marche Coro Lirico Marchigiani V. Bellini. Maestro del Coro: David Crescenzi Grupo en escena: Banda ‘Salvadei’ Coreografia: Roberto Maria Pizzuto. Elenco: Il duque de Mantua: Ismael Jordi, Rigoletto, Giovanni Meoni, Gilda: Dèsirée Rancatore, Sparafucile: Alberto Rota, Maddalena: Tiziana Carraro, Giovanna: Annunziata Vestri, El Conde de Monterone: Alberto Rota, Marullo: Lucio Mauti, Matteo Borsa: Enrico Cossutta, Il Conte di Ceprano: William Corrò, La Contessa de Ceprano: Tiziana Carraro, Un empleado de la corte: Antonio Barbagallo. Un paje de la duquesa: Silvia Giannetti

El gran riesgo de una producción al aire libre es el mal tiempo, lo que en el Sferisterio obligó a que la primera función de Rigoletto tuviera una suspensión de casi dos horas. Apenas después del inicio de la función, fuertes torrentes de lluvia obligaron a un desalojo general, pero ya en el reinicio nos permitió escuchar nuevamente el dueto ‘Quel vecchio maledivami..’ Desde el inicio se pudo percibir, y confirmar en la continuación de la función, que la Orchestra Regionale delle Marche daría lo mejor de si, ya que fue llevada de manera sapiente para crear efectos de espera como para acentuar, lanzar y marcar la tragedia o para elevarse de manera sinfónica hasta crear poesía, por medio de la segura y decida dirección; realizada con furor y todo el vigor pasional del joven y talentoso director Andrea Battistoni. La orquesta y el coro, que fue dirigido por David Crescenzi, se amalgamaron casi en una tenebrosa fusión que con el sabio recurso del esparcimiento de las voces y el atento uso de las cuerdas (sublime fue el momento del violonchelo con pizzicato de violín) crearon una atmosfera revivida con el gusto de“ algo aun no escuchado” El papel titular le fue confiado a un buen Giovanni Meoni: de voz calida y melodiosa que nos llevó hacia todas las sensaciones de afecto, ira, castigo y sufrimiento que el personaje quiere. Entró a la escena no vestido como un bufón si no como pulchinela con la media mascara negra y la casaca blanca, que sobresalió en medio de los variados colores del grupo de cortesanos. El barítono moduló oportunamente la voz y sin obsesión de protagonismo se impuso por gracia y continuidad, tanto en el aria como en la cabaleta, con fraseo claro. Las dudas, los celos, la venganza y la represalia fueron trazadas con cuidado en cada detalle. Mascaras de comedia del arte, retorcida lujuria, malabaristas, colores brillantes y una ambientación clásica pero no descontada o banal, con escenas fijas que rotaban sobre un eje central fueron algunos de los ingredientes con los que Massimo Gasparon construyó su magnetizante Rigoletto en el Sferisterio. 

La evidente conjugación entre los diversos roles en escena contribuyeron al sapiente uso del gran espacio abierto, por ejemplo: después de haberse escondido el coro fuera del escenario se creo un efecto acústico de un gran efecto surrealista, como optimo resultado tuvo el hacer a los cantantes cantar mientras salían de la escena en posiciones marcadamente distanciadas respecto al núcleo central, creando una eficaz percepción auditiva de la distancia.  La iluminación de Sergio Rossi apuntó hacia el blanco y hacia el azul reavivando elegantemente y ensombreciendo de manera amenazante el amplio y oscuro escenario. Los movimientos coreográficos de la Banda Salvadei, dirigida por Roberto Maria Pizzuto no fueron nunca invasivos, si no bien calibrados y respetuosos del resultado en conjunto. A la profunda voz de Alberto Rota se le confiaron, tanto el breve papel del barítono, muy oscuro de Monterone, como el muy exigente de bajo de Sparafucile, con el que interpretó con técnica y convicción ..‘E’ la il vostr’uomo’.  El duque de Mantua del español Ismael Jordi, que tuvo seguridad se mostró adolorido en ‘Ella mi fu rapita..’ y desinhibido en ‘Bella figlia dell’amore..’ con la que indudablemente se confirmó en el papel. Con emisión definida y clara hizo surgir no solo la voz, sino también el sentimiento intrínseco sin desmedida osadía El tenor no se dejo llevar por vistosas actitudes sino que con sobrio cuidado apuntó hacía una agradable oferta vocal. 
El personaje de Gilda le fue confiado a la calida y rotunda voz de Dèsirée Rancatore quien con virtuosismo basado en su sólida técnica, dominando la coloratura, y con agilidad y sobreagudos entró con simplicidad en el personaje y lo interpretó con veracidad y dramática presencia escénica. Con natural claridad desvanecida por colores que calientan, infundio madurez y al mismo tiempo conservó la inocente frescura de Gilda, sin escatimar y logrando en su búsqueda emocionar emocionándose con una voz que con el paso del tiempo se ha convertida naturalmente en mas calida y colorida.  Lucio Mauti fue un buen Marullo, Enrico Cossutta un convencido Matteo Borsa, Antonio Barbagallo dio buena voz al empleado de la corte y el joven William Corrò fue un muy creíble Conde de Ceprano. A los papeles femeninos, excluyendo el de la protagonista, Giuseppe Verdi les asignó voces de mezzosoprano para remarcar bien la seguridad de la obra. El paje fue la agradable Silvia Giannetti, vocalmente provocativa estuvo Tiziana Carraro como Maddalena, mientas que más sobria estuvo en el papel de la condesa; y Annunziata Vestri estuvo bien caracterizada como Giovanna.  En los últimos años, Rigoletto ha sido un titulo puesto en cartelera por diversos teatros italianos y para ciertas versiones podría aparecer como “abusado y hasta demasiado de repertorio”. Gasparon en el Sferisterio 2011 lo presentó dentro de una concepción clásica, pero innovadora que transformó los límites del espacio abierto, de la imposibilidad de complicadas maquinas de escena y la astucia acústica de las salas teatrales, como una oportunidad de ingenio positivo. Luces y sombras, colores y transparencias, movimiento de las masas y acciones de los personajes individuales, respetando el libreto, exaltaron las líneas del inevitable destino en una espasmódica búsqueda por la libertad. ! La música vence siempre!

Tuesday, July 26, 2011

Massimo Gasparon ed il "Pubblico e Privato' di Rigoletto - Sferisterio Opera Festival 2011

Foto: Giovanni Meoni - Dèsirée Rancatore- Sferisterio Opera Festival 2011

Renzo Bellardone

SFERISTERIO OPERA FESTIVAL 2011. Sferisterio di Macderata 23 luglio 2011 ore 21,00. RIGOLETTO, Musica di Giuseppe Verdi. Libretto di Francesco Maria Piave tratto dal dramma ‘Le Roi s’amuse’ di Victor Hugo. Direttore Andrea Battistoni. Regia, scene costumi Massimo Gasparon. Disegno luci Sergio Rossi. Fondazione Orchestra Regionale delle Marche. Coro Lirico Marchigiani V. Bellini Maestro del Coro David Crescenzi. Complesso di Palcoscenico Banda ‘Salvadei’. Movimenti coreografici Roberto Maria Pizzuto. Il duca di mantova Ismael Jordi. Rigoletto Giovanni Meoni. Gilda Dèsirée Rancatore. Sparafucile Alberto Rota. Maddalena Tiziana Carraro. Giovanna Annunziata Vestri. Il Conte di Monterone Alberto Rota. Marullo Lucio Mauti. Matteo Borsa Enrico Cossutta. Il Conte di Ceprano William Corrò. La Contessa di Ceprano Tiziana Carraro. Un usciere di corte Antonio Barbagallo. Un paggio della duchessa Silvia Giannetti

MASSIMO GASPARON ED IL ‘PUBBLICO E PRIVATO’ DI RIGOLETTO

Il grande rischio delle produzioni all’aperto è il maltempo che anche allo Sferisterio ha prepotentemente obbligato la Prima di Rigoletto ad una sospensione di quasi due ore. Appena dopo l’inizio, forti scrosci di pioggia hanno costretto ad un fuggi fuggi generale che consentirà però, alla ripresa, di riascoltare il duetto ‘Quel vecchio maledivami..’ Fin dall’attacco si percepisce e si confermerà nel prosieguo che l’Orchestra Regionale delle Marche, darà il meglio di sé; sapientemente tenuta sommessa a creare effetti di attesa o sottolineatura, per sbottare d’imperio a marcare la tragedia o ad elevarsi sinfonicamente a creare poesia; la direzione sicura e decisa palesa con furore tutto il passionale vigore giovanile del talentuoso direttore Andrea Battistoni . Orchestra e Coro, diretto da David Crescenzi, si amalgamano quasi in una tenebrosa fusione che con il saggio espediente della dislocazione delle voci e l’attento utilizzo degli archi (sublime momento di violoncello con pizzicato di violino) creano un’atmosfera rivissuta con il gusto del ‘non ancora udito’, insomma del nuovo.  Il ruolo del titolo è affidato al bravo Giovanni Meoni : voce calda e melodiosa rimanda tutte le sensazioni di affetto, gelosia, ira, punizione e sofferenza che il personaggio vuole; entra in scena non abbigliato da buffone, ma da pulcinella con la mezza maschera nera e la casacca bianca che si staglierà in mezzo ai variegati colori delle masse di cortigiani; il baritono modula opportunamente la voce e senza manie di protagonismo si impone per grazie e continuità sia nelle arie che nelle cabalette con fraseggio chiaro. I dubbi, le gelosie, la vendetta e la ritorsione vengono tratteggiati con cura e dettaglio.
Maschere da commedia dell’arte, lussuria serpeggiante, giocolieri, colori brillanti e ambientazione classica ma non scontata o banale, con scene fisse rotanti su perno centrale sono alcuni degli ingredienti con cui Massimo Gasparon ha costruito il suo calamitante Rigoletto allo Sferisterio. L’evidente affiatamento tra i vari ruoli d’impianto contribuisce al sapiente utilizzo del grande spazio all’aperto: ad esempio nel finale l’aver nascosto il coro fuori dal palcoscenico ha creato un effetto acustico di grande effetto surreale; stesso ottimale risultato il far cantare i cantanti in uscita da posizioni marcatamente distanziate rispetto al nucleo centrale creando l’efficace percezione uditiva della distanza. Le luci di Sergio Rossi puntano sul bianco e sul blu ravvivando elegantemente od ottenebrando minacciosamente il lungo palco scuro; i movimenti coreografici della Banda Salvadei, diretta da Roberto Maria Pizzuto non risultano mai invasivi, ma ben calibrati e rispettosi del risultato d’insieme. Alla profonda voce di Alberto Rota vengono affidati il breve ruolo da baritono molto scuro di Monterone e quello ben più impegnativo di basso in Sparafucile, interpretato con tecnica e convinzione ..‘E’ la il vostr’uomo’.  Il duca di Mantova è Ismael Jordi che, acquistata sicurezza diviene accorato con ‘Ella mi fu rapita..’ fino allo spregiudicato ‘Bella figlia dell’amore..’ dove si conferma decisamente nel ruolo. Con emissione definita e chiara fa arrivare non solo la voce, ma anche il sentimento intrinseco, seppur senza intemperante spregiudicatezza. Il tenore non si abbandona a plateali atteggiamenti, ma con sobria cura, punta ad una offerta vocale gradevole.  Il personaggio di Gilda è affidata alla voce calda e rotonda di Dèsirée Rancatore che con virtuosismo basato su salda tecnica, domina le colorature, le agilità ed i sovracuti; ponendosi con semplicità entra nel personaggio e lo esterna con veridicità e presenza scenica drammatica. Con naturale limpidezza sfumata da colori che scaldano, infonde maturità ed al tempo stesso conserva l’innocente freschezza di Gilda; non si risparmia e riesce nella ricerca dell’emozionare emozionandosi, con una voce che nel tempo è naturalmente diventata più calda e colorata. Lucio Mauti è un buon Marullo, Enrico Cossutta un convinto Matteo Borsa, Antonio Barbagallo dona buona voce ad un usciere di corte ed il giovane William Corrò ad un credibilissimo Conte di Ceprano;  I ruoli femminili, ad esclusione della protagonista, Giuseppe Verdi li ha assegnati a mezzosoprani a ben rimarcare la scurezza della vicenda: una paggio è la piacevole Silvia Giannetti ; anche vocalmente provocante è Tiziana Carraro in Maddalena, mentre è più sobria nel ruolo della contessa; Annunziata Vestri ben caratterizza un’ambigua Giovanna. 
‘Rigoletto’ negli ultimi tempi è stato un titolo messo in cartellone da diversi teatri italiani e per certi versi potrebbe apparire ‘abusato e fin troppo di repertorio’; Gasparon allo Sferisterio 2011 lo ha presentato in una concezione classica, ma innovativa trasformando i limiti dello spazio aperto, dell’impossibilità di complicate macchine da scena e di accorgimenti acustici da sala teatrale, in opportunità dell’ingegno positivo.  Luci ed ombre, colori e trasparenze, movimento delle masse ed azione dei singoli personaggi rispettano il libretto esaltando le linee dell’inevitabile destino in una spasmodica ricerca di libertà.  La Musica vince sempre.


Sunday, July 3, 2011

TEATRO PERGOLESI JESI OPERA SEASON - 30 september LO FRATE 'NNAMORATO by Pergolesi‏

Il nuovo allestimento de Lo Frate ‘nnamorato di Giovanni Battista Pergolesi inaugura il 30 settembre 2011 la 44^ Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi di Jesi (replica il 2 ottobre), regia e scene di Willy Landin, Fabio Biondi dirige Europa Galante. Il 21, 22 e 23 ottobre L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti in un nuovo allestimento con la regia di Italo Nunziata e la direzione di Matteo Beltrami. Il 25, 26 e 27 novembre Rigoletto di Giuseppe Verdi, in un nuovo allestimento con la regia, scene e costumi di Massimo Gasparon, e la direzione di Giampaolo Maria Bisanti. Coproduzioni con Rovigo, Treviso, Fermo, Macerata, e con i Teatri del Circuito Lirico Lombardo.

La Fondazione Pergolesi Spontini continua l’esecuzione dell’integrale delle musiche di Giovanni Battista Pergolesi (Jesi 1710 - Pozzuoli 1736), del quale nel 2010 si sono festeggiati i trecento anni della nascita, ed inaugura la 44^ edizione della Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi di Jesi con Lo Frate ‘nnamorato, venerdì 30 settembre 2011 alle ore 21 con replica domenica 2 ottobre alle ore 16, ed anteprima giovani il 28 settembre alle ore 16. La commedia per musica in tre atti che andò in scena per la prima volta a Napoli al Teatro dei Fiorentini il 27 settembre 1732, viene proposta in un nuovo allestimento con la regia e le scene di Willy Landin (assistenza alle scene Pilar Camps), e i costumi di Silvia Aymonino. Fabio Biondi dirige Europa Galante. Cantano Nicola Alaimo (Marcaniello), Lucia Cirillo (Ascanio), Patrizia Biccirè (Nena), Jurdita Adamonyte (Nina), Barbara Di Castri (Lugrezia), David Alegret (Carlo), Laura Cherici (Vannella), Rosa Bove (Cardella), Filippo Morace (Don Pietro). L’edizione critica è a cura di Francesco Degrada.

Grazie alla collaborarazione tra Fondazione Pergolesi Spontini e Unitel Classica di Monaco di Baviera leader mondiale nella produzione e distribuzione di musica classica per tv e video/Dvd in HD e proprietaria dei canali satellitari Classica – l’opera sarà registrata in alta definizione, per la trasmissione nei canali satellitari Classica, in attesa di essere commercializzata in dvd con l’integrale delle opere teatrali del compositore, tutte eseguite a Jesi nell’ambito delle Celebrazioni Pergolesiane.

Con Lo Frate ‘nnamorato Pergolesi si cimenta per la prima volta con il genere della commedia per musica ‘in lingua napoletana’; per questo lavoro di vaste dimensioni e grande impegno compositivo, il compositore jesino inaugurò il rapporto col librettista Gennarantonio Federico, autore di due importanti futuri lavori (Serva padrona e Il Flaminio). Il successo dell’opera è testimoniato dalla sua ripresa (in una nuova versione, leggermente modificata) nel 1734 e, fatto del tutto eccezionale, nel 1748, dodici anni dopo la morte del musicista. Un documento dell’epoca ci testimonia come per tutto questo tempo le arie dell’opera fossero cantate per le strade di Napoli.

La storia è costruita su due gruppi familiari in cui si combinano unioni senza tener conto dei sentimenti dei relativi interessati. Figlia dell’anziano Marcaniello, Lugrezia dovrebbe maritarsi a Carlo, le cui due nipoti, le sorelle Nena e Nina, in cambio, verrebbero prese in moglie rispettivamente dallo stesso Marcaniello e da suo figlio, Don Pietro, che invece gioca a corteggiare la serva Vannella. Il nodo della vicenda è tutto da ricercare nei conflitti amorosi che genera il trovatello Ascanio, un bel giovane cresciuto in casa di Marcaniello ed innamorato di Nena e Nina, «che ppo se trova frate lloro» (loro fratello), amato anche da Lugrezia.

Il secondo titolo in cartellone, venerdì 21 ottobre 2011 alle ore 21 (repliche sabato 22 ottobre alle ore 21 e domenica 23 ottobre alle ore 16, anteprima giovani il 20 ottobre alle ore 16), è L’elisir d’amore, melodramma giocoso in due atti di Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani, in un nuovo allestimento firmato da Italo Nunziata (regia), Pasquale Grossi (scene e costumi) e Patrick Latronica (luci). Il maestro genovese Matteo Beltrami dirige l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” è diretto da David Crescenzi. Il doppio cast comprende artisti affermati e giovani vincitori del XL Concorso internazionale per cantanti Toti Dal Monte. Protagonista nel ruolo di Adina è Angela Brun (21-23/10), vincitrice del Concorso Acclaim Awards di Melbourne in Australia, in alternanza con Dorela Celo (22/10). Hijie Shi (21-23/10) e Javier Tomé Fernandez (22/10) cantano Nemorino; Julian Kim (21-23/10) ed Alessandro Sessolo (22/10) intrepretano Belcore; Mattia Olivieri (21-23/10) e Alessio Potestio (22/10) sono Il dottor Dulcamara.

Presentato il 12 maggio 1832 al Teatro alla Canobbiana di Milano, L’elisir d’amore rientra a pieno titolo nella tradizione dell’opera comica, anche se in essa trova ampio spazio l’elemento patetico, che raggiunge la sua punta più alta in Una furtiva lagrima cantata da Nemorino. Nell’allestimento, frutto di una coproduzione tra Fondazione Pergolesi Spontini, Teatro Sociale Rovigo, Teatri SpA di Treviso e Teatro dell’Aquila di Fermo, l’azione si sviluppa all’interno di un impianto scenografico essenziale, una sorta di scatola magica tridimensionale dove il gioco dei sentimenti dei protagonisti è esaltato dal gioco degli elementi di attrezzeria. Il punto di riferimento figurativo ed allusivo delle situazioni è stato invece affidato alla riproduzione di alcune grandi tele dell’artista finlandese Hannu Palosuo, che si è formato e lavora da anni in Italia.
Un titolo tra i più popolari della produzione verdiana, Rigoletto, è la terza opera del cartellone della stagione lirica del Teatro Pergolesi, in scena venerdì 25 novembre alle ore 21, con repliche sabato 26 novembre alle ore 21 e domenica 27 novembre alle ore 16 (anteprima giovani giovedì 24 novembre alle ore 16). L’opera, un nuovo allestimento in coproduzione tra Fondazione Pergolesi Spontini, Associazione Arena Sferisterio di Macerata, I Teatri del Circuito Lirico Lombardo e Teatro dell’Aquila di Fermo, è firmato nella regia, scene e costumi da Massimo Gasparon. Giampaolo Maria Bisanti dirige l’Orchestra Filarmonica Marchigiana. Il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” è diretto da David Crescenzi. Rigoletto è interpretato da Simone Piazzola (25-27/11) e Luis Cansino (26/11), Irina Dubroskaya (25-27/11) e Natalia Roman (26/11) si alternano nel ruolo di Gilda, Shalva Mukeria (25-27/11) e Jenish Ysmanov (26/11) cantano Il Duca di Mantova. Nella compagnia di canto sono inoltre Eugeniy Stanimirov Iossifov (Sparafucile), Alessandra Palomba (Maddalena), Veronica Senserini (Giovanna), Pasquale Amato (Il Conte di Monterone), Mirko Quarello (Marullo), Saverio Pugliese (Matteo Borsa), Marian Reste (Il Conte di Ceprano), Miriam Artiaco (La Contessa di Ceprano), Bianca Tognocchi (Paggio).

Con Il trovatore e La traviata, Rigoletto è parte della cosiddetta “trilogia popolare” di Giuseppe Verdi. L’opera venne composta su libretto di Francesco Maria Piave che si ispirò al dramma di Victor Hugo Le Roi s’amuse. Così come il dramma di Hugo fu bloccato dalla censura, perché raccontava il libertinaggio del re di Francia, Francesco I, e le dissolutezze della sua corte, anche Rigoletto fu inizialmente oggetto della censura. Nell’opera di Verdi si arrivò però al compromesso di far svolgere l’azione alla corte di Mantova, ormai scomparsa, il re di Francia fu trasformato nel duca di Mantova, e il nome del protagonista fu cambiato da Triboulet in Rigoletto. Così andò in scena, per la prima, l’11 marzo 1851 al Teatro La Fenice di Venezia.

La 44^ stagione lirica del Teatro Pergolesi di Jesi, organizzata dalla Fondazione Pergolesi Spontini guidata dall’Amministratore Delegato William Graziosi e del Direttore Artistico Gianni Tangucci, si avvale del sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Marche, della Provincia di Ancona, del Comune di Jesi, del patrocinio del Consiglio Regionale delle Marche. Si ringraziano per il contributo i privati uniti in Art Venture, la Camera di Commercio di Ancona, la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, la Arcus S.p.a. Società per lo sviluppo dell’Arte, della Cultura e dello Spettacolo e Banca Marche, Sponsor principale della Stagione Lirica.

Biglietti: Opere, da 66 euro (platea) a 15 euro (loggione).

Info: Fondazione Pergolesi Spontini, biglietteria Teatro Pergolesi tel. 0731-206888, www.fondazionepergolesispontini.com




Tuesday, August 31, 2010

Judithas Triumphans - Attila - Sferisterio Opera, Macerata

Foto: Nmon Ford (Judithas), Maria Agresta (Attila)

Juditha trionfa, Attila no.
Teatro Lauro Rossi - prova generale

Giosetta Guerra

Nei due allestimenti di Massimo Gasparon (belli da vedersi per la luminosità e l’eleganza dell’ambientazione, dominata dal candore delle scene e dal contrasto cromatico dei costumi arricchiti dallo scintillio degli ori), gli abiti erano quasi gli stessi (quelli femminili bianchi e lunghi fino ai piedi si differenziavano solo in un particolare: avevano il taglio sotto il petto in Juditha e in vita in Attila, quelli maschili erano verdi in Juditha e azzurri in Attila e i pantaloni alla araba/turca dei maschi avevano il cavallo bassissimo in Attila e più alto in Juditha (poi cosa c’entrano gli Arabi o i Turchi con gli Unni? Forse perché le tribù guida degli Unni erano di lingua turca?), le scimitarre erano le stesse (e le abbiamo ritrovate anche nei Lombardi), i movimenti dei figuranti con le suddette armi uguali, l’uso della scala centrale e dei piani laterali sovrastanti uguali, con gli stessi “scimitarratori” sui piani alti laterali. Anche la morte dei due protagonisti avviene allo stesso modo: il taglio del collo con la scimitarra. A meno che il tutto non sia stato intenzionale, vista l’affinità delle due storie. Registicamente azzeccata la scena della morte di Holofernes: disteso sulla scala con la testa appoggiata sullo scalino superiore, al momento del taglio del collo, scivola nel gradino di sotto rendendo il capo invisibile al pubblico.

Accontentiamoci, visto che l’allestimento è luminoso, classico, pulito, chiaro, anche se non differenziato e quindi poco funzionale alla comprensione dell’azione drammatica, che fortunatamente già conosciamo, ma almeno sul piano vocale avremmo gradito una maggior efficienza da parte del protagonista delle due opere, Nmon Ford, il quale ci ha pienamente soddisfatto in Juditha, ma ci ha profondamente delusi in Attila, come era successo l’anno scorso per Don Giovanni. Come può il baritono cantare il pomeriggio Juditha e la sera stessa Attila? Non solo per il tour de force, ma anche e soprattutto per il differente registro dei due ruoli: baritono il primo, basso il secondo. Va bene che Ford appaga l’occhio con la sua bellezza statuaria e il magnetismo di un corpo palestrato, ma per Attila ci vuole la voce di basso, lo scavo della parola scenica, la giusta intonazione, cose che lui non ha, la sua è una grande voce di baritono che esplode in zona acuta con suono pieno e tenuto a lungo, ma nei gravi c’è carenza di materiale. Si afferma invece per autorevolezza scenica, bel corpo vocale e nobiltà d’accento Claudio Sgura nel ruolo del generale romano Ezio e anche Maria Agresta, nel ruolo di Odabella, si mette in luce per la varietà dei colori e potenza vocale; buona la prova vocale di Giuseppe Gipali (Foresto), di Enrico Cossutta (Uldino) e di Alberto Rota (Papa Leone).

Tornando al baritono panamense Nmon Ford, dobbiamo riconoscergli un grande carisma nel ruolo di Holofernes (ha sostituito il controtenore siriano Razek Francois Bitar), che gli calza alla perfezione: vocalmente si destreggia ottimamente nella coloratura della scrittura musicale del personaggio, scenicamente è estremamente a suo agio nell’atmosfera di piccante erotismo e nelle scene osées ideate dal regista, si muove come una pantera con quel corpo di cioccolata modellato (seminudo - WOW!!!), per stimolare i pensieri erotici di Juditha e non solo. Tutto il cast era abilitato a eseguire le invenzioni sonore e le architetture musicali barocche atte a crear la “maraviglia”. Juditha era interpretata dalla voce morbida del mezzosoprano Milijana Nikolic (fisicamente esuberante). Splendida nella parte dell’eunuco Vagaus, Giacinta Nicotra ha esibito una vocalità sopranile agile e sicura in ogni registro. Buone anche le prestazioni del soprano Davinia Rodríguez (Abra) e del contralto Alessandra Visentin (Ozias). Riccardo Frizza, alla guida dell’orchestra regionale delle Marche, è passato con facilità e precisione dallo stile barocco della Juditha triumphans di Antonio Vivaldi ai ritmi verdiani di Attila e il coro Bellini, preparato da David Crescenzi, ha dato prova di grande professionalità. Delle tre opere di Pizzi ho perso Faust causa pioggia, mi è piaciuta I Lombardi e non mi è piaciuta La Forza.

Sferisterio Opera Festival 2010 (46.a edizione) - Il Vespro della Beata Vergine

Foto: Sferisterio, Macerata
Giosetta Guerra
Non possiamo negare che con la direzione artistica di Pier Luigi Pizzi, che cura anche l’allestimento delle opere insieme a Massimo Gasparon, lo Sferisterio Opera Festival abbia acquisito un certo prestigio: le stagioni hanno avuto un tema conduttore, si sono ripristinati gli spazi storici della città per opere, mostre e conferenze, è stata rivalutata la nudità del palcoscenico dello Sferisterio; tuttavia quest’anno, vista l’uniformità degli allestimenti, sembra che la zampata creativa dei due registi/scenografi abbia avuto una battuta d’arresto. “A maggior gloria di Dio”, questo il tema del Festival 2010, comprendeva tre titoli allo Sferisterio (Faust, La forza del destino e I Lombardi alla prima crociata) curati da Pizzi e due titoli al Teatro Lauro Rossi (Juditha triumphans e Attila) curati da Gasparon, più il Vespro della Beata Vergine in forma concertante all’Auditorium San Paolo, curato e diretto da Dantone. Bello, ma non ci aspettavamo di vedere un unico allestimento per le tre opere allo Sferisterio e con elementi usati in passato (anche se già l’anno scorso qualcosa di simile era accaduto) e un unico allestimento per le due opere al Lauro Rossi, in parte ripreso dalla Cleopatra di due anni fa. In clima di risparmio ben venga il ripescaggio di materiali e strutture, ma la creatività del regista non dovrebbe essere condizionata dalla crisi economica.

Il Vespro della Beata Vergine: oratorio in costume
Auditorium San Paolo 29 luglio 2010

Titolo inaugurale della 46° edizione dello Sferisterio Opera Festival è stato il Vespro della Beata Vergine, prima opera sacra di Claudio Monteverdi con una partitura monumentale di straordinario fascino, presentato nell’Auditorium San Paolo di Macerata il 29 luglio ore 21. Opera estremamente complessa per invenzione compositiva e per articolazione interna, è costituita da una introduzione ("Deus in adjutorium"), cinque antifone, cinque salmi, cinque concerti (di origine profana), un inno, un Magnificat con antifona, una Oratio e si conclude con un "Benedicamus Domino". Pubblicato nel luglio del 1610, anno in cui moriva a Pechino il grande missionario maceratese P. Matteo Ricci, il Vespro è un lavoro monumentale scritto per un grande coro e sette differenti solisti, assomma in sé stili antichi e moderni ed esalta lo “stile concertante” e il cantus firmus. Le parti strumentali sono scritte per violino e cornetto, mentre la composizione del ripieno non è specificata dall'autore, come non sono specificate le parti di canto piano e antifona da inserire fra i salmi ed il conclusivo Magnificat. Questo fa sì che gli esecutori modifichino l'opera secondo l'organico che hanno a disposizione. L’impressione che si ha nell’ascoltare il Vespro della Beata Vergine è quella di un’armonia diffusa che investe gli spettatori a 360°. Marco Mencoboni, musicista maceratese di fama internazionale, allievo come Ton Koopman di Gustav Leonhardt (uno dei pionieri della filologia barocchista), e particolarmente attivo nel recupero delle antiche prassi esecutive del repertorio musicale rinascimentale e barocco delle Marche, alla guida del Complesso vocale e strumentale del Cantar Lontano, ha infatti attuato la tecnica del “Cantar lontano”, una straordinaria tecnica vocale marchigiana dei primi del ‘600 che si realizza disponendo strategicamente i cantori nello spazio, per creare uno spettacolare effetto di suono diffuso con eco. I coristi, divisi in due blocchi, erano disposti nei due altari laterali, i cantanti e gli strumentisti erano sistemati nell’altare centrale, dal pulpito sovrastante si esibivano alcuni solisti e una voce bianca (Asia D’Arcangelo, la figlia del basso Ildebrando). Le voci dei solisti (i soprani Roberta Mameli e Francesca Lombardi Mazzulli, la voce bianca Asia D’Arcangelo, il controtenore Andrea Arrivabene, i tenori Gianpaolo Fagotto, Luca Dordolo, Simone Sorini e Raffaele Giordani, i baritoni Mauro Borgioni e Marco Scavezza, il basso baritono Fulvio Bettini, il basso Walter Testolin) si amalgamavano perfettamente con quelle dei coristi, creando un cantar melodioso ed ampie sonorità per una full immersion molto coinvolgente.