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Saturday, December 9, 2017

Falstaff - Teatro Regio di Torino

Foto: Ramella&Giannese

Renzo Bellardone

Per introdurre alla lettura del commento al Falstaff andato in scena al Teatro Regio di Torino, credo che nulla sia più efficace delle ultime battute del libretto di Arrigo Boito, lietamente condiviso da un Verdi ormai al suo ultimo capolavoro, che sigilla la fine della sua scrittura con una ironica risata : “Tutto il mondo è burla, L’uom è nato burlone, nel suo cervello ciurla sempre la sua ragione. Tutti gabbati! Irride l’un l’altro ogni mortal, ma ride ben chi ride la risata final… Tutti gabbati! ah!ah!ah! tutti gabbati!”

’amore di Verdi per Shakespeare, dopo le frequentazioni in Macbeth e Otello,  raggiunge la somma vetta quando oramai anziano si prende il tempo, senza gli assilli imposti dalle commissioni,  per dedicarsi a Falstaff ed alle Allegri comari di Windsor; da questo diletto scaturisce una lieta scrittura che ironicamente asseconda le vicende in burla e dove le foreste non son più minacciosamente avanzanti come quella di Birnam in Macbeth, ma racchiudono elfi,  folletti e fate che si divertono a spaventare un impaurito Falstaff.

L’allestimento proposto dal Regio di Torino e firmato da Daniele Abbado alla regia e Graziano Gregori alle scene riflette un po’ l’influenza dell’ultima Tosca dove l’impianto scenico già era una pedana rotonda, che nel caso di Falstaff  raccoglie però la modernità, citando una ridente emoticon che si evidenza quando la linea curva in basso  (la bocca) si illumina e le due botole laterali si sollevano quasi ad indicare gli occhi….

Regia contemporanea che non rifugge rimandi classici ed impianto scenico pressoché fisso, salvo il sipario rosso che delimita le scene e gli arredi sospesi in aria, calati solo all’occorrenza. Buoni i tagli di luce di Luigi Saccomandi e scelte tra il moderno ed il classicheggiante per i costumi di Carla Teti. Il coro seppur con breve intervento risulta sempre rilevante sotto la direzione di Claudio Fenoglio.

Il giorno 19 la recita prevedeva la voce chiara e possentemente timbrata di Carlos Alvarez  per realizzare sir John Fastaff, mentre Tommi Hakala ha sfoderato un fraseggio chiaro ed un tono importante per dar vita a Ford, mentre Francesco Marsiglia ha interpretato Fenton con un tratto quasi poetico della voce ben calibrata e morbida. Il soprano Erika Grimaldi è risultata ottima Alice Ford con la ben nota voce limpida e facile nei passaggi che incanta sempre il pubblico; Valentina Farcas  ben esprime il carattere della giovane Nannetta, mentre Sonia Prina, seppur indisposta, ha affrontato con piglio e sicurezza Mrs Quickly e Monica Bacelli ha sottolineato Mrs. Meg Page.

Come Sonia Prina anche Andrea Giovannini ottimo caratterista e buon interprete di Dottor Cajus era presente ad entrambe le recite insieme a Patrizio Saudelli, comicissimo Bardolfo, e Deyan Vatchkov prestante Pistola. Gli altri interpreti della recita del 18 novembre sono stati Carlo Lepore che con emissione ed interpretazione del tutto naturali ha dato vita a Falstaff, Simone del Savio a Ford ed il giovane Ivan Ayon Rivas ad un dinamico Fenton.  Rocio Ignacio ha interpretato con fresca voce Alice Ford e Clarissa Leonardi con limpidezza ha cantato Mrs Meg Page e Damiana Mizzi decisamente agile e facile negli acuti ha interpretato Nannetta.


La direzione di Donato Renzetti è risultata equilibrata ed attenta e tra una cesta nel fiume, un fuoco ad asciugare i mutandoni di Falstaff, ninfe e Cacciator Nero nella foresta a mezzanotte si snoda la brillante vicenda di corna mancate e gelosie assurde. Musicalmente la scrittura è molto vivace ed i fil rouge musicali qui assurgono a puro divertissment “..dalle due alle tre….”, “ bocca baciata non perde ventura…anzi rinnova come fa la luna…” .La Musica vince sempre.

Sunday, June 14, 2015

Hänsel e Gretel - Teatro Regio di Torino

Foto: Ramella&Giannese - Teatro Regio di Torino

Ramón Jacques

Dalla sua prima rappresentazione avvenuta a Weimar nel 1893 e diretta da Richard Strauss, al giorno d’oggi, Hänsel e Gretel è rimasta ininterrottamente nel repertorio dei teatri di tutto il mondo, e anche se l’opera è stata rappresentata in varie occasioni al Regio di Torino, solo questa volta la si è potuta ascoltare nella versione originale in tedesco. Quest’opera non è solo per ragazzi dato che in essa si incontrano sentimenti, pensieri e attitudini da adulti. Questo mondo fantastico del racconto di fate è stato captato abilmente dalla produzione del 1991 di Emanuele Luzzati con i simpatici costumi di Santuzza Calì. Il regista Vittorio Borrelli voleva trasmettere questa magia contenuta nel libretto lavorando dettagliatamente sulla memoria e sui gesti dei protagonisti, che giocavano, ballavano come bimbi, ma con lo spessore vocale necessario per cantare la loro parte. Le scene del bosco incantato hanno apportato la cosa di maggiore attrattiva con ballerini del balletto, come angeli che coprivano il sonno dei loro bimbi con una enorme tessuto trasparente. Divertente la scena della strega sexy che cantava e ballava, e che cadendo in una fornace si convertiva in un biscotto. Una maggiore brillantezza nell’illuminazione di un ambinete tanto scuro avrebbe giovato a mettere in miglior risalto lo scenario. Vocalmente il cast si è ben disimpegnato, come il mezzosoprano Annalisa Stroppa considarata una voce nuova del canto in Italia, che ha apportato una voce chiara di timbro pulito, raggiante e fresco, buona tecnica e agilità come Haensel. Come Gretel, il soprano Regula Mühlemann  vantava la sua base balcantistica con una tecnica raffinata e un timbro pieno di armonici che si illuminava negli acuti. Come la strega Natascha Petrinsky che ha cantato con la sua profonda e brunita voce di mezzosoprano, e ha saputo mettere in evidenza la sua carismatica presenza con grazie e ironia. Hanno completato correttamente il cast Tommi Hakala nel ruolo del padre Peter, Atala Schoeck come Gertrud la madre, Bernadette Müller nei suoi interventi come fata così come nel coro dei ragazzi. Un aspetto da considerare è la ricca orchestrazione dell’opera che è stata la cosa migliore della recita sotto la bacchetta di Pinchas Steinberg che ha mostrato abilità e cura nella sua direzione, con la quale ha estratto lo spirito e il gradevole incanto della colorita partitura, così come la semplicità della melodia e lo ha fatto con dolcezza in un clima quasi liederistico



Sunday, June 7, 2015

Hänsel y Gretel en Turín - Teatro Regio

Foto: Ramella&Giannese - Teatro Regio Torino

Ramón Jacques

Desde la primera representación de Hänsel e Gretel, en Weimar en 1893 conducida por Richard Strauss, al día de hoy, la ópera ha permanecido de manera interrumpida en el repertorio de los teatros en el mundo, y aunque la ópera había sido representada en varias ocasiones en el Teatro Regio de Turín, apenas hasta ahora se escuchó por primera ocasión en su versión original en alemán. Esta obra no es solo para niños ya que en ella se encuentran proyectados sentimientos, pensamientos y actitudes de adultos. Ese mundo fantasioso del cuento de hadas fue captado cabalmente con la producción de 1991, de Emanuele Luzzati con simpáticos vestuarios de Santuzza Calì. El director Vittorio Borrelli, quiso transmitir esa magia contenida en el libreto, trabajando detalladamente en la memoria y actitudes de los protagonistas, que jugaron y bailaran como niños, pero con el espesor vocal necesario para cantar sus partes. Las escenas del bosque encantado aportaron el mayor atractivo visual con bailarinas de ballet, como ángeles cubriendo el sueño de los niños con una enorme y delga tela transparente. Divertida fue la escena de la bruja sexy que bailaba y cantaba, y que al caer dentro un horno se convirtió en una enorme galleta. Mayor brillantez de la iluminación  a una puesta un tanto oscura hubiera resaltado aun más el escenario. Vocalmente el elenco se desempeño bien, como la mezzosoprano Annalisa Stroppa, considerada la nueva figura del canto en Italia, quien aportó una voz clara de timbre pulido, radiante y fresco, buena técnica y agilidad a Hänsel. Como Gretel, la soprano Regula Mühlemann presumió su fondo belcantista con una técnic refinada y un timbre pleno de harmónicos que se iluminaba en los agudos. Como la bruja, Natascha Petrinsky cantó con su profunda y oscura voz de mezzosoprano, y resaltó su carismática presencia con gracia e ironía. Cumplieron correctamente Tommi Hakala como el padre Peter, Atala Schöck como Gertrud la madre, Bernadette Müller en sus intervenciones como hada, así como el coro de niños del teatro.  Un aspecto a considerar es la rica orquestación de la obra, que fue el punto más alto de la función bajo la conducción de Pinchas Steinberg, quien demostró habilidad y cuidado en su conducción, con la que extrajo el espíritu y agradable encanto de la colorida partitura, así como la simplicidad en la melodía, y lo hizo con dulzura y en un clima casi liederistico.

Tuesday, April 1, 2014

Tragedia Florentina de Zemlinsky y Gianni Schicchi de Puccini en el Teatro Regio de Turín

Foto: Ramella&Giannese
Renzo Bellardone
Zemlinsky y Puccini son dos universos musicales diferentes entre sí, pero que en un cierto punto espacial de reencuentran sobre un escenario para narrar musicalmente dos eventos que suceden en la misma casa, en dos diferentes apartamentos. La sobriedad de las escenografías de Santoliquido y Boasso es meritoria cuando la música es muy bella y las historias se asemejan.  La dirección escénica de Vittorio Borrelli tendió a narrar con ojo fotográfico y Stefan Anton Rock dirigió de manera seguro imprimiendo vigor a la obra. Tragedia Florentina es turbulenta y lasciva, más allá de los límites del comportamiento y lo moral. En ambos montajes hubo una cama, que mientras en Schicchi fue un lecho de muerte y engaños, aquí fue una alcoba es de traiciones y satisfacciones carnales. Ángeles Blancas Gulín fue la traicionera Beatrice papel que interpretó con voz caustica o insinuante, pero indudablemente con virtuosas acrobacias.  El papel de Simone el mercante se encontró en Tommi Hakala un buen barítono con timbre adptado a la escritura, mientras que el tenor Zoran Todorovich fue el príncipe Guido Bardi que se movió elegantemente por el escenario infundiendo de crudo realismo al personaje, con una voz límpida y claro fraseo.   Antes de la composición de Schicci, Puccini escribió la connotada frase “Después de la tinta negra de Il Tabarro, tengo el deseo de burlarme” y por un transcendental efecto del destino después de la sombría Tragedia Florentina, el Teatro Regio ofreció precisamente a Gianni Schicchi.  Clásica fue la ambientación te la recamara con mesa, sillas y una gran cama en la que yacía el difunto Buoso Donati; y los parientes en lagrimas por su partida, lloraban mas al saber que estaban casi desheredados. El barítono bufo Carlo Lepore, conocido y apreciado por el público de Turín cantó el papel de Gianni Schicchi  modulando su voz a placer y manteniendo un tono completo de un grato color potentemente oscuro. Rinuccio fue Francesco Meli, talentoso y joven tenor que utilizó su buen instrumento con ágil y expresivo lirismo de luminosos colores. Lauretta fue Serena Gamberoni quien por su “Oh mio babbino caro” recibió un meritorio aplauso, y por la poética modulación y ofrecimiento del aria con voz clara y participe.  Silvia Beltrami quien interpretó a Zita, como también lo hizo en el Regio de Parma, pueda ya ser considerada como una referencia en el papel que sabe interpretar de modo bufo e impecable. Su voz profunda y muy oscura se enriqueció de un temperamento fuertemente teatral. Un reconocimiento global para el resto del elenco y una mención particular a Gabriele Sagona como Simón. ¡Una vez más venció la música!

FIRENZE : UN FILO CONDUTTORE PER UN DITTICO INCONSUETO - Teatro Regio di Torino

Foto: Ramella&Giannese
Renzo Bellardone
Zemlinsky e Puccini sono due universi musicali diversi tra di loro, che ad un certo punto spaziale si ritrovano postumi sullo stesso palco a narrare musicalmente due avvenimenti che accadono nella stessa casa, in due differenti appartamenti. La sobrietà di entrambi gli allestimenti di Santoliquido e Boasso diventa pregio, quando la musica è molto bella e le storie avvincenti. La regia di Vittorio Borrelli tende a narrare con occhio fotografico. Stefan Anton Reck dirige con piglio sicuro ad imprimere vigore alle vicende. La vicenda di tragedia fiorentina è torbida e lasciva, oltre il  limite comportamentale,   oltre il morale. In entrambi gli allestimenti è previsto un letto, ma mentre nello Schicchi sarà un gran letto di morte e di inganni, qui è alcova di tradimenti e di soddisfazione carnali. Angeles Blancas Gulin è la viscida Bianca ingannatrice che rappresenta con voce graffiante o insinuante, ma indubbiamente con acrobazie virtuosistiche. Simone il mercante trova i panni in Tommi Hakala, buon baritono con timbrica ben attagliata alla scrittura, mentre il tenore Zoran Todorovich è il principe Guido Bardi che muovendosi elegantemente sul palco infonde crudo realismo al personaggio, con voce limpida e chiaro fraseggio. Puccini prima della composizione dello Schicchi scrisse la ben nota frase “Dopo il “Tabarro” di tinta nera, sento la voglia di beffeggiare” e quasi in un trascendentale effetto del destino ecco che dopo le fosche tinte della Tragedia Fiorentina, Il Teatro Regio di Torino inserisce proprio il Gianni Schicchi. Classica l’ ambientazione della camera con tavolo, sedie e gran letto in cui giace il defunto Buoso Donati. Ed i parenti in lacrime per la scomparsa, piangeranno ancor più alla scoperta di essere stati pressoché diseredati. Il baritono Carlo Lepore, ben conosciuto ed apprezzato dal pubblico torinese anche nei panni di Gianni Schicchi ha riscosso il meritato consenso: baritono buffo, modula la voce a suo piacimento, mantenendo un tono compiuto di un bel colore possentemente scuro.  Rinuccio è Francesco Meli il talentuoso giovane tenore che utilizza il buon strumento  con agile liricità espressiva dai colori luminosi. Lauretta è Serena Gamberoni  che al “Oh mio babbino caro” riceve meritato applauso per la poetica modulazione ed offerta dell’aria con voce chiara e partecipe. Silvia Beltrami reduce dal Regio di Parma per lo stesso personaggio di Zita può ormai essere considerata di riferimento per il ruolo, che sa rendere in modo buffo ed impeccabile. Voce profonda ed all’occorrenza molto scura viene arricchita da un temperamento fortemente teatrale. Un apprezzamento globale a tutto il cast con una nota particolare a Gabriele Sagona nel ruolo di Simone. La Musica vince sempre.