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Friday, April 7, 2023

Jeanine de Bique e Concerto Köln in Costa Mesa, California - Stati Uniti

Foto: Foto: Tim Tronckoe, / Renée and Henry Segerstrom Concert Hall

Ramón Jacques

Nell'ambito della stagione della prestigiosa associazione Philharmonic Society of Orange County di Costa Mesa, città situata a 60 km a sud di Los Angeles, che ha portato nella città californiana le migliori orchestre e solisti internazionali, un interessante e stimolante concerto è stato offerto dall'orchestra di musica barocca tedesca e una delle orchestre più antiche Concerto Köln, con solista ospite il soprano di Trinidad Jeanine De Bique, artista che negli ultimi tempi si è fatta conoscere soprattutto per la sua interpretazione di ruoli in opere di Mozart, Handel e musica barocca in generale. L'accurata selezione di arie e brani orchestrali ascoltati questa sera sono per lo più contenuti nella prima registrazione del soprano in collaborazione con questo gruppo musicale, intitolata Mirrors, che consiste in una raccolta di arie commoventi composte per personaggi femminili o eroine da Händel e da compositori contemporanei che a loro volta componevano per ruoli femminili di primo piano, come Carl Heinrich Graun (1704-1759) e Riccardo Broschi (1698-1756) tra gli altri. La Renée and Henry Segerstrom Concert Hall, inizialmente sembrava uno spazio enorme, poco adatto ad un'orchestra di soli 15 musicisti, ma considerando che di qui sono passati i più importanti gruppi di musica antica, per la sua ottima acustica il concerto ha soddisfatto molto il pubblico presente. Tuttavia, è un peccato notare che, nonostante il livello dell’orchestra, della solista e il repertorio, la sala da concerto non fosse completamente piena. C'è ancora molto da fare per interessare e coinvolgere maggiormente il pubblico verso questo tipo di musica. Concerto Köln ha eseguito ogni brano con mirabile precisione e musicalità sotto la direzione del suo primo violino Evgeny Sviridov e della clavicembalista Floria Fabri, posta al centro dell'orchestra, mostrando la maestria e l'abilità di un ensemble compatto e sperimentato, con suono omogeneo e buona capacità nell’accompagnare le impegnative arie. Da sola l’orchestra ha iniziato il concerto con l'Ouverture, intrecciata alla giga, danza dall'opera Partenope (HWV 27 in re minore) di Handel. Le parti orchestrali, seguite dalle arie, sono state pensate per dare continuità al concerto come se si trattasse dell'esecuzione integrale di un'opera in due atti separati da un intervallo, e in cui le entrate e le uscite di scena del soprano avvenivano mentre i musicisti continuavano a suonare. Si sono ascoltate anche la vivace Sinfonia in sol minore dall’Atto I della Partenope del compositore napoletano Leo Vinci (1690-1730) (un'opera riscoperta nel 2009, tre secoli dopo la sua première, dall'orchestra napoletana della Cappella della Pietà dei Turchini che ha portato a una produzione teatrale in vari teatri europei e ne ha fatto una registrazione su DVD), dello stesso Handel si è ascoltato il tenue e delicato Ballo Entrée des songes agréables, balletto composto per l'Atto II di Alcina, nonché la Suite dall'opera Rodrigo (HWV 5) e la Sonata in sol maggiore, Op5, n. 4 HWV 399, composte durante il suo periodo italiano influenzato dallo stile di Arcangelo Corelli e che incorpora la musica delle sue opere Alcina, Ariodante e una passacaglia lenta di Radamisto. La nutrita parte orchestrale comprendeva anche l'esecuzione della passacaglia, giga e minuetto, Triosonate di Händel. E se ciò non bastasse, si è potuto ascoltare la De Bique cantare con virtuosismo l'aria “Risolvere non oso” dalla Rodelinda di Graun, e dalla stessa opera di Graun “L'empio rigor del fato”, oltre all'accorata aria “Ritorno o caro” dalla Rodelinda di Handel. Il soprano ha toccato le corde del drammatico nel recitativo: 'Ah! Ruggiero crudel' ed emotività nell'aria “Ombre pallide” dall’Atto II di Alcina di Handel. La voce della De Bique ha una qualità brunita che può fornire forza ed emozione, come in "M'hai resa infelice" dalla Deidamia di Handel. Oltre alle arie della Rodelinda di Graun, che ha spiegato essere inedite, il soprano ha regalato due rarità mai registrate prima, frutto del lavoro di ricerca svolto dall'orchestra tedesca, ha poi continuato: si trattava 'Chi può dir che rea son io' dall'opera Achille in Sciro del poco noto compositore napoletano Gennaro Manna (1715-1779) che conta più di 150 opere sacre e oratori, oltre a 13 opere; e “Mi restano le lacrime” da L'isola d'Alcina di Riccardo Broschi; e ha anche sottolineato, quella che probabilmente sarebbe la prima esecuzione dal vivo in epoca moderna dell'aria “Tra le procelle assorto” da Cesare e Cleopatra di Graun. De Bique ha mostrato dedizione nell'interpretazione di queste arie, e insieme a una orchestra compatta ha completato un concerto unico, forse irripetibile, che faceva parte del loro tour americano. Grazie all'entusiasmo e agli instancabili applausi del pubblico, tra cui va segnalato un gran numero di studenti delle scuole locali, forse per alcuni alla prima esperienza in un concerto classico, si sono sentite due arie fuori programma, una delle quali è stata "Tu del ciel minister eletto" da Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Handel, che è stata una delle arie distintive della leggendaria Natalie Dessay.



Sunday, April 2, 2023

Concierto de la soprano Jeanine de Bique y Concerto Köln en Costa Mesa, California

Foto: Tim Tronckoe, RJ,  Harald Hoffmann

Ramón Jacques

Como parte de la temporada de la prestigiosa asociación Philarmonic Society of Orange County de Costa Mesa, ciudad ubicada a 60 kms al sur de los Ángeles, que ha traído a esta ciudad de California a las mejores orquestas y solistas internacionales, se ofreció un interesante y estimulante concierto con la orquesta alemana de música antigua, Concerto Köln que tuvo como invitada solista a la soprano trinitense Jeanine De Bique, artista que en tiempos recientes se ha dado a conocer por su interpretación, principalmente, de papeles en óperas de Mozart y  Handel, así como de obras de compositores de  música barroca.  La cuidada selección de arias y piezas orquestales escuchadas en esta velada, están contenidas en su mayoría,  en la primera grabación discográfica de la soprano en colaboración con esta agrupación musical, titulada Mirrors, que consiste en una recopilación de emotivas arias compuestas para personajes femeninos o heroínas de Handel, y de compositores contemporáneos, quienes a su vez compusieron óperas con papeles protagonistas femeninos, como: Carl Heinrich Graun (1704-1759) y Riccardo Broschi (1698-1756) entre otros.  La sala de conciertos Renée and Henry Segerstrom Concert Hall, lucia en principio como un espacio enorme, poco adecuado para una orquesta de apenas 15 músicos, pero considerando que por aquí han pasado los grupos más importantes de música antigua, y su optima acústica, el concierto dejo muchas satisfacciones entre el público ahí presente. Sin embargo, es lamentable constatar que pesar de la orquesta y el repertorio el recinto no se llenó en su totalidad.  Falta aún mucho que hacer para interesar e involucrar más al público en este tipo de música. Concerto Köln, tocó cada una de sus piezas con una admirable precisión y musicalidad, bajo la conducción de su concertino Evgeny Sviridov, y de la clavecinista Floria Fabri, situada en el centro de la orquesta, mostró la maestría y habilidad de un grupo compacto y experimentado que emitió un sonido uniforme y un buen acompañamiento a las exigentes arias cantadas.   En solitario, la orquesta inició el concierto con la obertura, entrelazada con la giga o danza de la opera Partenope (HWV 27 en re menor) de Handel. Las partes orquestales, seguidas de arias fueron pensadas, para darle continuidad al concierto, como si se tratara de la ejecución completa de una obra en dos actos, separados por un intermedio, y en el que las entradas y salidas del escenario de la soprano se deban mientras los músicos continuaban tocando. Se escucharon también la espiritosa Sinfonía del acto I en sol menor de Partenope del compositor napolitano Leo Vinci (1690-1730) (ópera que fuera rescatada en el 2009, tres siglos después de de su estreno, por la orquesta napolitana la Capella della Pietà dei Turchini que llevó una a producción escénica por diversos teatros europeos y realizo una grabación en DVD),  del propio Handel se escuchó el tenue y delicado Ballo:  Entrée des songes agréables, ballet compuesto por el compositor para el Acto II de Alcina, así como la Suite  de la ópera Rodrigo (HWV 5) y la Sonata en sol mayor, Op5, No 4 HWV 399, compuesta durante el periodo italiano de Handel, influenciada por el estilo de de Arcangelo Corelli y que incorpora música de sus óperas Alcina, Ariodante y una lenta passacaglia de Radamisto.  La nutrida parte orquestal contó también con la ejecución de la passacaglia, giga y minuetto, Triosonante de Handel. Si esto no fuera poco se escuchó a De Bique, cantar con virtuosismo el aria “Risolvere non oso” de Rodelinda de Graun, y de la misma obra de Graun “L’empio rigor del fato”, así como la sentida aria “Ritorno o caro” de Rodelinda de Handel.  La soprano demostró dramatismo en el recitativo: ‘Ah! Ruggiero crudel’ y emotividad en el aria “Ombre pallide” (del acto II) de Alcina de Handel. La voz de De BIque, posee una cualidad oscura que puede dotar de fuerza y emotividad, como lo hizo en “M’hai resa infelice’ de Deidamia de Handel.  Además de las arias de Rodelinda de Graun, que la soprano explicó que son inéditas,  regaló  dos rarezas nunca antes grabadas, fruto del trabajo de investigación que lleva a cabo la orquesta alemana, continuó  explicando: estas fueron ‘Chi può dir che rea son io’ de la ópera Achille in Sciro del poco conocido compositor napolitano Gennaro Manna (1715-1779) quien cuenta con más de 150 obras sacras y oratorios, además de 13 óperas; y  “Mi restano le lacrime” de L’isola d’Alcina de Riccardo Broschi; y también señaló, la que probablemente sería la primera ejecución en vivo en tiempo moderno del aria “Tra le procelle assorto” de Cesare e Cleopatra de Graun.  De Bique demostró apegó en la interpretación de estas arias, y al lado de una sólida orquesta, ambos redondearon un concierto único, quizás irrepetible, que fue parte de una gira estadounidense. Debido al entusiasmo e incansables aplausos del público, entre el que cabe señalar se encontraba una gran cantidad de estudiantes de secundarias y preparatorias locales, quizás para algunos en su primera experiencia en un concierto clásico, se escucharon dos arias fuera de programa, una de ellas fue “Tu del ciel ministro eletto" de Il trionfo del Tempo e del Disinganno” de Handel que en su momento fue una de las arias distintivas de la legendaria Natalie Dessay.






Saturday, June 4, 2022

Concierto en Los Ángeles – Gustavo Dudamel y LA Philharmonic

Foto: Los Angeles Philharmonic Association

Ramón Jacques

La Novena Sinfonía de Beethoven es una obra que siempre agrada y es inevitable escucharla y experimentarla en vivo todas las veces que se presente la oportunidad. La considerada ‘máxima sinfonía de celebración, humanidad y alegría’ fue programada por la LA Philharmonic, para clausurar la temporada 2021-2022 en su sala de conciertos: Walt Disney Concert Hall (así como también fue incluida en su extensa temporada de verano al aire libre que la orquesta lleva acabo en el Hollywood Bowl, que incluirá como otros atractivos la ejecución de The West Side Story, el tercer acto de Die Walküre y el Lago de los Cisnes con el Ballet de la ópera de Paris, de cuya orquesta es también director musical Gustavo Dudamel). Desde la llegada del director venezolano, a la LA Philharmonic se ha impulsado la interpretación de obras de compositores hispanoamericanos, además de que continuamente se comisionan y se estrenan obras de compositores mexicanos y latinoamericanos. Como ejemplo: dos semanas antes, se escuchó en esta sala la Noche de los Mayas de Silvestre Revueltas, y se estrenó Altar de Cuerda, obra para violín y orquesta de la compositora mexicana Gabriela Ortiz (de quien en el concierto inaugural de la próxima temporada en septiembre se escuchará su obra Yanga, y una semana después su Concierto para violín, hechas por encargo de la orquesta). Fiel a esa tradición, como preludio al concierto de esta noche se interpretaron dos estrenos: Esperanza del compositor peruano Gonzalo Garrido Lecca (1975) una alegre obra orquestal en tres movimientos titulados Reencuentro-Remembranza-Porvenir; y La Serpiente de Colores del joven compositor mexicano Francisco Cortez Álvarez (1983) basada en el cuento homónimo contenido en los libros de texto de tercer año de las escuelas de México, obra de unos diez minutos de duración, una radiante composición, en la que destacó la sección de cuerdas de la orquesta, con profusas y alborozadas percusiones y metales, en el que se distinguen destellos y pinceladas evocadoras de la música de Arturo Márquez, Moncayo e incluso Revueltas. Ambos compositores estuvieron presentes en la sala y subieron a recibir sus correspondientes aplausos, reconocimiento y felicitaciones por parte de Dudamel, encargado de la conducción musical. Si bien el trabajo de la orquesta aportando nuevas composiciones a su repertorio musical es digno de reconocimiento, pero sin saber bajo que criterios se eligen las piezas que la orquesta debe tocar en cada concierto, pareció poco afortunado programar estas dos obras en la primera parte de una velada en la que el público esta mentalizado y ansioso por escuchar una obra tan popular y atractiva como la novena de Beethoven, y al tratarse del tercer concierto de cuatro, desconozco como haya sido en la noche del estreno, ocasionó que una gran mayoría del público ingresara a la sala de conciertos después del intermedio, lo que es indudablemente una insensatez y un despropósito  para los compositores y para la orquesta misma. Gustavo Dudamel, ya no es aquel impulsivo y explosivo director que se viera en el 2009, al inicio de su gestión al frente de esta orquesta, y aunque su pasión se mantiene intacta, hoy se nota un director más mesurado y seguro, que intentó construir y cincelar cada pasaje y movimiento de esta monumental obra, buscando siempre los colores y los matices que contiene.  Es difícil pensar que esta pieza pueda dejar insatisfecho a alguien que la escucha y la vive, sobretodo en la “Oda a la alegría’ cargada de emotividad del tercer acto. La obra se escuchó con fluidez y buena dinámica, aunque en la parte coral y orquestal, Dudamel apostó por imprimir fuerza y volumen, aunque se ha demostrado que aquí cabe también la sutileza, causando algunos desfases con los solistas, quienes, colocados entre la orquesta y el coro, lograron por momentos transmitir solo destellos de sus voces que parecieron perderse en la masa orquestal y coral. Aun así, se debe reconocer la nitidez, la flexibilidad y el colorido en el canto de la soprano Jeanine DeBique, o la autoridad, peso, dinámica y resonancia vocal aportada por el bajo español. José Antonio López –dos cantantes quienes por cierto dedican mucho tiempo a cantar repertorio antiguo-  No desmerecieron el tenor Issachah Savage, por su calidez y amplitud vocal, ni la mezzosoprano Tayler Raven en sus intervenciones.  Buen desempeño tuvo el coro LA Master Chorale, dirigido y preparado por Grant Gershon, conocido director coral, que trabaja también frecuentemente dirigiendo al coro y a la orquesta de la vecina LA Opera. Un entusiasta premio recibieron los artistas por un público extático y satisfecho por un trabajo que gustó, y un reconocimiento a una ardua temporada que pudo cumplirse de inicio a fin sin cancelaciones.

Monday, February 11, 2019

Rodelinda di Handel - Opera di Lille


Foto: Simon Gosselin
Ramón Jacques
L’opera di Lille  ha iniziato la sua nuova stagione con Rodelinda, considerata come una delle opere liriche più importanti di Haendel, al pari di Tolomeo o Giulio Cesare,  e che fa parte del ciclo e dell’esplorazione di opere di questo compositore che sta conducendo la direttrice musicale Emmanuelle Haïm alla guida di questo teatro. La messa in scena è stata di Jean Bellorini, come pure la direzione scenica, che si è incaricato delle scenografie e delle luci. Ingegnosa idea del regista, la storia rivista attraverso gli occhi di un ragazzo, Flavio, figlio di Rodelinda, che rappresenta il fulcro dell’azione apparendo costantemente in scena osservando come personaggi e  i fatti si svolgono nelle abitazioni in miniatura dentro una casa di bambole, con immagini e proiezioni sul fondo dello scenario in particolar modo della faccia del bambino. La scena si svolge al buio mentre un raggio folgorante di luce, e per un istante un immagine di luce al neon, illumina i solisti in ogni loro intervento creando una scena visivamente molto artistica e carica di qualità drammatica. Rodelinda è stata interpretata dal soprano trinitario Jeanine de Bique, che ha eccelso nel suo disimpegno scenico dando profondità al personaggio. Nel suo canto ha esibito un timbro brillante, agile, leggero, col quale ha trasmesso diverse emozioni e un effetto malinconico nelle sue arie. Il controtenore Tim Mead ha mostrato sicurezza nella sua voce e nell’uso della coloratura così come nella corretta prestazione; ugualmente Jakub Józef Orliński l’altro controtenore del cast, ha cantato con un registro acuto penetrante anche se scenicamente ha esagerato forzando la resa. Il contralto Avey Amereu è stata una maliziosa Eduige di timbro brunito, potente e di buona proiezione. Completavano con i loro ruoli il basso Andrea Mastroni come Garibaldo e il tenore Benjamin Hulett come Grimoaldo. In buca Emmanuelle Haim, dirigendo con autorevolezza ed entusiasmo il suo ensemble di strumenti originali, Le Concert d’Astrée, ha offerto una bella lettura poetica carica di energia , emozione e adeguata dinamica.



Rodelinda en Lille, Francia


Foto: Simon Gosselin

Ramón Jacques

La Ópera de Lille inició una nueva temporada con Rodelinda, considerada como una de las obras liricas más importantes de Handel, a la par de Tolomeo y Julio Cesar, y que forma parte del ciclo y exploración de obras de este compositor que está llevando a cabo en este escenario la directora musical Emmanuelle Haïm. La puesta en escena fue de Jean Bellorini, quien además de la dirección escénica, se encargó de las escenografías y de la iluminación. En la ingeniosa idea de Bellorini, la historia es vista a través de los ojos de un niño, Flavio, hijo de Rodelinda, quien es el eje de la acción apareciendo constantemente en escena observando como los personajes y la acción se desarrolla en las habitaciones en miniatura dentro de una casa de muñecas, con imágenes y proyecciones al fondo del escenario, particularmente de la cara del niño. La escena se lleva a cabo en la oscuridad, mientras que un fulgurante rayo de luz, y por momentos un cuadro de luz neón, ilumina a los solistas en cada una de sus intervenciones creando escenas visualmente muy artísticas y cargadas de dramatismo. Rodelinda fue interpretada por la soprano trinitaria Jeanine De Bique, quien sobresalió en su desempeño escénico dando profundidad al personaje. En su canto exhibió un timbre brillante, ágil, ligero con el que transmitió diversas emociones y un efecto melancólico a sus arias. El contratenor Tim Mead mostró solvencia en la voz y el manejo de la coloratura, así como una correcta actuación; de igual manera Jakub Józef Orliński el otro contratenor del elenco, cantó con un penetrante registro alto, aunque escénicamente sobreactuó forzando demás su parte. La contralto Avery Amereu, fue una maliciosa Eduige, de timbre oscuro, potente y de buena proyección. Cumplieron con sus papeles el bajo Andrea Mastroni como Garibaldo y el tenor Benjamin Hulett como Griomaldo. En el foso Emmanuelle Haïm, dirigiendo con autoridad y entusiasmo a su agrupación de instrumentos antiguos, Le Concert d’Astrée, ofreció una grata lectura poética cargada de fuerza musical, emotividad y adecuada dinámica.



Monday, July 23, 2018

La Clemenza di Tito – De Nationale Opera Amsterdam


Foto: Ruth Walz 

Ramón Jacques

Toccare temi politici e di attualità in produzioni sceniche pare essere la moda che sta nascendo su importanti palcoscenici operistici. Così la compagnia De Nationale Opera di Amsterdam ha offerto una versione controversa della Clemenza di Tito che toccava temi come: il terrorismo, la crisi dei rifugiati e la segregazione razziale e di classe. Incaricato della regia è stato il famoso regista Peter Sellars che ha tenentato di adattare questi temi alla trama dell’opera. L’idea che sulla carta sembrava interessante, e una opportunità per il regista di mostrare e denunciare una realtà, ha preso una strada distinta incamminandosi su un lato ironico, banale e assurdo tipico di uno spettacolo più simile al Regietheater, che aveva una visione distinta dal libretto e che sviluppava poco  un’idea teatrale con coerenza. Visivamente lo spettacolo era appariscente, con cubi illuminati al centro del palco, che rappresentavano i grattacieli, che nel terzo atto sono stati distrutti da esplosioni, in uno scenario disegnato da George Tsypin, con costumi di Rubby Duiveman, e dalle luci, determinanti per l'ambientazione, di James F. Ingalls. All'interno di questo scenario si muovevano soldati con mitragliatrici; i membri del coro, caratterizzati come persone di diversi gruppi etnici e religioni, terroristi incarcerati e solisti. Alla fine, Tito, il politico vittima di un attacco terroristico, muore convulsamente in un letto d'ospedale. La parte musicale dello spettacolo è stata soddisfacente grazie alla presena in buca di MusiAterna, un emsemble con sede nel teatro di Perm in Russia, che ha mostrato solidità e buona dinamica, sotto la bacchetta sicura e di debordante entusiasmo del suo direttore Teodor Currentzis. Il Coro di MusicAterna è stato molto partecipe per quanto riguarda il canto e anche per la parte attoriale. Currentzis ha rimpiazzato i recitativi con frammenti di altre opere: la Musica per il Funerale Massonico in do minore, il Benedictus e il Kyrie dalla Grande Messa in do minore, e l’Adagio e Fuga in do minore, brani che non sono sembrati invadere la partitura principale. Con grande esagerazione, e voce ampia e vibrata, Tito è stato impersonato dal tenore Russell Thomas, che guidava un cast multietnico che includeva la delicata e distinta Vitellia del soprano russo Ekaterina Sherbachenko, l’intrepido Annio del soprano trinidado Jeanine de Bique, l’energico Publio del basso giamaicano Willard White e la raggiante Servilia del soprano afroamericano Janai Brugger. Menzione a parte per il mezzosoprano Paula Murrihy, che ha colpito per la sua musicalità e un canto piano di intenzione e buon gusto nei panni di Sesto.

La Clemenza di Tito en Ámsterdam


Foto: Ruth Walz

Ramón Jacques

Abordar temas políticos y de actualidad en producciones escénicas parece ser la moda que esta surgiendo en importantes escenarios operísticos. Así, la compañía De Nationale Opera de Ámsterdam ofreció una versión controvertida de La Clemenza di Tito, que abordaba temas como: el terrorismo, la crisis de refugiados, y la segregación racial y de clase. El encargado del montaje fue el célebre Peter Sellars, quien intentó adaptar estos temas a la trama de la ópera. La idea que en papel lucía interesante, y una oportunidad para el director de mostrar y denunciar una realidad, tomó una ruta distinta encaminándose hacia el lado irónico, banal y absurdo de un espectáculo más de Regietheater, que tuvo una visión distinta del libreto y que tampoco desarrolló una idea teatral con coherencia. Visualmente el espectáculo fue vistoso, con cubos iluminados en el centro del escenario, representando rascacielos, que en el tercer acto se veían destruidos por explosiones, de un set diseñado por George Tsypin, con vestuarios de Rubby Duiveman, y la iluminación, determinante en la puesta, de James F. Ingalls. Dentro de ese marco se desplazaban soldados con ametralladoras; los miembros del coro, caracterizados como gente de diversas etnias y religiones, terroristas presos, y los solistas. Al final, Tito, el político víctima de un atentado terrorista, muere convulsionándose en una cama de hospital. La parte musical del espectáculo fue satisfactoria, gracias a la presencia en el foso de MusicAterna, agrupación con sede en el teatro de Perm Rusia, que mostró solidez y buena dinámica bajo la mano segura y desbordante entusiasmo de su director Teodor Currentzis. El coro de MusicAterna, estuvo muy participativo en la actuación y en su canto. Currentzis reemplazó los recitativos con fragmentos de otras obras de Mozart como: la Música para un funeral masónico en do menor, el Benedictus y el Kyrie de la Gran misa en do menor y del Adagio y Fuga en do menor, que no parecieron invadir a la partitura principal.  Con cargada sobreactuación y enorme y destemplada voz fue como el tenor Russell Thomas personificó al personaje de Tito, que encabezó un elenco multiétnico que incluyo a la delicada y distinguida Vitellia de la soprano rusa Ekaterina Scherbachenko, al intrépido Annio de la soprano trinitaria Jeanine de Bique; al enérgico Publio del bajo jamaiquino Willard White, y a la radiante Servilia de la soprano afroamericana Janai Brugger. Mención aparte para la mezzosoprano Paula Murrihy, quien sobresalió por la musicalidad y un canto pleno de intención y buen gusto que imprimió al papel de Sesto.