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Wednesday, January 3, 2024

La Fille du Regiment a Chicago

Foto: Lyric Opera Chicago / Michael Brosilow

Ramón Jacques

Civic  Opera House, Chicago Il. USA  L'associazione Opera America che riunisce i teatri d'opera del Nord America e che annualmente pubblica un resoconto statistico delle attività e dei diversi ambiti in cui lavorano le compagnie in ogni stagione, includendo un dato oggi cruciale come il budget a disposizione per operare, colloca la Lyric Opera di Chicago come secondo teatro più importante degli Stati Uniti (dopo il Metropolitan Opera), un fatto non da poco, che si riflette nel numero di titoli presentati e nella qualità e rinomanza degli artisti ingaggiati, a giudicare anche da quanto visto negli ultimi tempi in altri teatri importanti di questa regione con un livello artistico diminuito. Le cose sembrano non essere cambiate a Chicago, e ne è prova questa produzione della sempre brillante, ma vocalmente impegnativa, Fille du Regiment, opéra comique in due atti di Gaetano Donizetti, su libretto francese di Jules- Henri Vernoy de Saint -Georgez e Jean-François Bayard che ebbe la sua prima rappresentazione all'Opéra-Comique di Parigi nella Salle de la Bourse l'11 febbraio 1840. Per la parte scenica si è vista la produzione di Laurent Pelly, per la prima volta su questo palcoscenico, nonostante circoli da almeno quindici anni in vari teatri come la Royal Opera House, l'Opera di Vienna e il Metropolitan di New York, che l’hanno coprodotta, e tra gli altri l'Opera di San Francisco, dove per la prima volta è stata presentata nell'ottobre del 2009 con Juan Diego Flórez e Diana DamrauSi comincia già a notare il trascorrere degli anni, ma questo allestimento rimane comunque attuale perché è ormai un classico ed è uno spettacolo di riferimento, dato che se si pensa a questo titolo, oltre a quando lo si vede, viene subito in mente Natalie Dessay, una delle migliori interpreti del ruolo principale. Pieno di umorismo e invenzione, lo spettacolo colloca la trama all'interno di una sorta di libro di fiabe. I soldati camminano su enormi mappe che evocano anche le montagne del Tirolo. Marie stira mucchi di panni sporchi e sbuccia sacchi di patate, e Tonio entra nell'elegante salotto della marchesa in una vasca da bagno. Queste sono solo alcune delle idee di Chantal Thomas, tra le quali spiccano anche gli eleganti costumi militari e gli abiti disegnati da Pelly stesso. I dialoghi parlati taglienti e spiritosi (modernizzati da Agathe Mélinand) scandiscono una partitura che combina melodie militari orecchiabili (come la vibrante canzone del reggimento di Marie "Chacun le sait") con episodi di dolore, come "Pour me rapprocher de Marie» di Tonio. In questa occasione, alcuni dialoghi e affermazioni di Marie sono stati interpretati in spagnolo dalla protagonista, che lo ha fatto con tale rapidità dando un tocco di grazia insolito e inaspettato al personaggio. Qui l’interprete era il soprano Lisette Oropesa, che al suo debutto sull'ultimo dei palcoscenici importanti che doveva conquistare, si è distinta rivelandosi il miglior soprano lirico di coloratura di oggi. La sua voce ha qualità estese come colore, nitidezza, chiarezza nel fraseggio, musicalità e capacità di rendere delicati e impalpabili i piani cosa che va di pari passo con la sicurezza e l'emozione che sa trasmettere con l'emissione delle note più acute, come mostrato per tutta la recita. Resta a testimonianza l'esplosività con cui ha cantato "Salut a la France». Sul palco si è comportata come un personaggio impulsivo e bellicoso, come richiedeva la messa in scena, che si muoveva con disinvoltura. Lawrence Brownlee ha offerto una buona prestazione scenica e vocale come Tonio. La sua voce ha un colore gradevole, sfumato e rotondo, oltre a saper raggiungere con facilità le note più impegnative del suo ruolo, come in "Ah, mes amis." Tuttavia, gli applausi che il pubblico gli ha riservato non facevano pensare al bis della cabaletta "Pour mon âme" che si è capito fosse qualcosa di preparato in anticipo, forzato e per niente spontaneo. Passano gli anni e il baritono Alessandro Corbelli continua a interpretare i suoi ruoli con ammirevole naturalezza, maestria e comicità. Poco altro da aggiungere alla performance recitativa e vocale di un interprete che si è guadagnato un posto d'onore per la sua meritoria carriera. Ronnita Miller ha prestato eleganza e voce profonda al ruolo della Marchese e ottimi Joy Harmalyn nei panni della Duchessa di Crakentorp, Alan Higgs come Ortensio, e il resto degli interpreti dei personaggi minori. Le coreografie non hanno particolare rilevanza nella vicenda, ma fanno parte di questo allestimento e la loro attuazione è importante come la partecipazione del coro che invece in quest'opera è necessaria e fondamentale, un coro molto professionale e partecipativo quello diretto da Michael Black. Poche direttrici d’orchestra si sono esibite in questo teatro dai tempi di Emmanuelle Haïm nel 2007 con il Giulio Cesare di Händel, quindi la presenza di Speranza Scappucci è stata una boccata d'aria fresca, per la libertà che ha concesso ai musicisti, e per la musicalità e fluidità con cui ha reso l'allegro spartito.


 



 


Tuesday, December 26, 2023

La Fille du Regiment en Chicago

Foto: Lyric Opera Chicago / Michael Brosilow

Ramón Jacques

La asociación Ópera America que agrupa a los teatros de ópera de Norteamérica y que anualmente emite un recuento estadístico sobre las actividades y diferentes rubros de las compañías cada temporada, incluido un dato hoy crucial como es el presupuesto con el que cuentan para operar, sitúa a la Lyric Opera de Chicago como el segundo teatro más importante en Estados Unidos (después del Metropolitan Opera), un dato no menor, que se ve reflejado en la cantidad de títulos presentados y en la calidad y renombre de los artistas contratados, y que a juzgar por lo que se ve en tiempos recientes en diversos teatros importantes de esta region, su nivel artístico lamen disminuido.  Las cosas parecen no haber cambiado en Chicago, y prueba de ello es esta producción de la siempre ligera, pero vocalmente demandante, La Fille du Regiment la opéra comique en dos actos de Gaetano Donizetti, con libreto en francés de Jules-Henri Vernoy de Saint-Georgez y Jean-François Bayard que fue estrenada por a la Opéra-Comique de Paris en la Salle de la Bourse el 11 de febrero de 1840.  En la parte escénica, se vio la producción de Laurent Pelly, vista por primera ocasión en este escenario, que aunque ya tiene al menos quince años circulando por diversos teatros como en la Royal Opera House, la Ópera de Viena y el Metropolitan de Nueva York, que la coprodujeron, entre otros, como la Ópera de San Francisco, donde la vi por primera vez en octubre del 2009, con Juan Diego Flórez y Diana Damrau.  Comienza a notarse ya el paso de los años en ella, pero se mantiene vigente por ser ya montaje clásico y una referencia, cuando se piensa en este título, además de que al verla viene inmediatamente a la memoria, la imagen de Natalie Dessay, una de las mejores intérpretes del papel estelar. Plena de humor e invención, sitúa la trama dentro de una especie de libro de cuentos.  Los soldados caminan sobre inmensos mapas que además evocan el montañoso Tirol.  Marie plancha montones de ropa sucia y pela sacos de papas, y Tonio entra al elegante salón de la marquesa en un tanque, estos son algunos de los conceptos ideados por Chantal Thomas, en el que destacan los elegantes vestuarios militares e indumentaria ideada por el propio Pelly. El diálogo hablado, nítido e ingenioso (modernizado por Agathe Mélinand) marca una partitura que combina melodías militares pegadizas (como la vibrante canción de regimiento de Marie 'Chacun le sait') con episodios de dolor, como el ‘Pour me rapprocher de Marie' de Tonio. En esta ocasión algunos diálogos y reclamos de Marie, fueron realizados en lengua española por la protagonista que lo hacía con mucha velocidad, lo que le dio un inusitado e inesperado toque de gracia al personaje. Esa interprete fue la soprano Lisette Oropesa, que en su debut en el último de los escenarios importantes que le quedaban por conquistar, sobresalió en muchos demostrando ser la mejor soprano lirico coloratura de la actualidad.  Su voz cuenta con amplias cualidades como el color, la nitidez, la claridad en el fraseo, la musicalidad y los delicados y sutiles pianos que van hasta la seguridad y emoción que transmite con la emisión de las notas más agudas que evidenció a lo largo de la función. Queda como testimonio la su explosividad con la que cantó "Salut A La France" En escena actuó al personaje impulsivo y belicoso como requiere la puesta, que sacó adelante con desenvoltura. Lawrence Brownlee tuvo un buen desempeño escénico y vocal en el papel de Tonio. Posee un grato color vocal, matizado y redondo, ademas de que es capaz alcanzar las exigentes notas de su papel con facilidad como en "Ah, mes amis” Sin embargo, el aplauso que le dio el público no ameritaba que se bisara la cabaletta ‘Pour mon âme' y se entendió que era algo preparado de antemano, forzado y nada espontaneo. Pasan los años y el barítono Alessandro Corbelli sigue interpretando sus papeles con admirable naturalidad, maestría y comicidad. Poco más que agregar al desempeño actoral y vocal, de un intérprete que se ha ganado un lugar de honor por su meritoria carrera.  Ronnita Miller prestó elegancia y voz profunda al papel de la Marques; y bien estuvieron Joy Harmalyn como la Duquesa de Crakentorp, Alan Higgs como Hortensius, y el resto de los interpretes de los personajes menores. No son de especial relevancia para la historia las coreografías de los bailarines de ballet, pero forman parte de la puesta y se reconoce su actuación, como si lo es para la historia la participación del coro, que en esta ópera es necesaria y fundamental. Un coro muy profesional y participativo que dirige Michael Black.  Pocas directoras de orquesta se han presentado en este foso desde que lo hiciera en el 2007 Emmanuelle Haïm con la ópera Giulio Cesare de Handel, por lo que la presencia de Speranza Scappucci fue una bocanada de aire fresco, por la libertad que permitió a los músicos, y por la musicalidad y la fluidez que imprimió en su lectura a la alegre partitura.



Friday, April 7, 2023

Jeanine de Bique e Concerto Köln in Costa Mesa, California - Stati Uniti

Foto: Foto: Tim Tronckoe, / Renée and Henry Segerstrom Concert Hall

Ramón Jacques

Nell'ambito della stagione della prestigiosa associazione Philharmonic Society of Orange County di Costa Mesa, città situata a 60 km a sud di Los Angeles, che ha portato nella città californiana le migliori orchestre e solisti internazionali, un interessante e stimolante concerto è stato offerto dall'orchestra di musica barocca tedesca e una delle orchestre più antiche Concerto Köln, con solista ospite il soprano di Trinidad Jeanine De Bique, artista che negli ultimi tempi si è fatta conoscere soprattutto per la sua interpretazione di ruoli in opere di Mozart, Handel e musica barocca in generale. L'accurata selezione di arie e brani orchestrali ascoltati questa sera sono per lo più contenuti nella prima registrazione del soprano in collaborazione con questo gruppo musicale, intitolata Mirrors, che consiste in una raccolta di arie commoventi composte per personaggi femminili o eroine da Händel e da compositori contemporanei che a loro volta componevano per ruoli femminili di primo piano, come Carl Heinrich Graun (1704-1759) e Riccardo Broschi (1698-1756) tra gli altri. La Renée and Henry Segerstrom Concert Hall, inizialmente sembrava uno spazio enorme, poco adatto ad un'orchestra di soli 15 musicisti, ma considerando che di qui sono passati i più importanti gruppi di musica antica, per la sua ottima acustica il concerto ha soddisfatto molto il pubblico presente. Tuttavia, è un peccato notare che, nonostante il livello dell’orchestra, della solista e il repertorio, la sala da concerto non fosse completamente piena. C'è ancora molto da fare per interessare e coinvolgere maggiormente il pubblico verso questo tipo di musica. Concerto Köln ha eseguito ogni brano con mirabile precisione e musicalità sotto la direzione del suo primo violino Evgeny Sviridov e della clavicembalista Floria Fabri, posta al centro dell'orchestra, mostrando la maestria e l'abilità di un ensemble compatto e sperimentato, con suono omogeneo e buona capacità nell’accompagnare le impegnative arie. Da sola l’orchestra ha iniziato il concerto con l'Ouverture, intrecciata alla giga, danza dall'opera Partenope (HWV 27 in re minore) di Handel. Le parti orchestrali, seguite dalle arie, sono state pensate per dare continuità al concerto come se si trattasse dell'esecuzione integrale di un'opera in due atti separati da un intervallo, e in cui le entrate e le uscite di scena del soprano avvenivano mentre i musicisti continuavano a suonare. Si sono ascoltate anche la vivace Sinfonia in sol minore dall’Atto I della Partenope del compositore napoletano Leo Vinci (1690-1730) (un'opera riscoperta nel 2009, tre secoli dopo la sua première, dall'orchestra napoletana della Cappella della Pietà dei Turchini che ha portato a una produzione teatrale in vari teatri europei e ne ha fatto una registrazione su DVD), dello stesso Handel si è ascoltato il tenue e delicato Ballo Entrée des songes agréables, balletto composto per l'Atto II di Alcina, nonché la Suite dall'opera Rodrigo (HWV 5) e la Sonata in sol maggiore, Op5, n. 4 HWV 399, composte durante il suo periodo italiano influenzato dallo stile di Arcangelo Corelli e che incorpora la musica delle sue opere Alcina, Ariodante e una passacaglia lenta di Radamisto. La nutrita parte orchestrale comprendeva anche l'esecuzione della passacaglia, giga e minuetto, Triosonate di Händel. E se ciò non bastasse, si è potuto ascoltare la De Bique cantare con virtuosismo l'aria “Risolvere non oso” dalla Rodelinda di Graun, e dalla stessa opera di Graun “L'empio rigor del fato”, oltre all'accorata aria “Ritorno o caro” dalla Rodelinda di Handel. Il soprano ha toccato le corde del drammatico nel recitativo: 'Ah! Ruggiero crudel' ed emotività nell'aria “Ombre pallide” dall’Atto II di Alcina di Handel. La voce della De Bique ha una qualità brunita che può fornire forza ed emozione, come in "M'hai resa infelice" dalla Deidamia di Handel. Oltre alle arie della Rodelinda di Graun, che ha spiegato essere inedite, il soprano ha regalato due rarità mai registrate prima, frutto del lavoro di ricerca svolto dall'orchestra tedesca, ha poi continuato: si trattava 'Chi può dir che rea son io' dall'opera Achille in Sciro del poco noto compositore napoletano Gennaro Manna (1715-1779) che conta più di 150 opere sacre e oratori, oltre a 13 opere; e “Mi restano le lacrime” da L'isola d'Alcina di Riccardo Broschi; e ha anche sottolineato, quella che probabilmente sarebbe la prima esecuzione dal vivo in epoca moderna dell'aria “Tra le procelle assorto” da Cesare e Cleopatra di Graun. De Bique ha mostrato dedizione nell'interpretazione di queste arie, e insieme a una orchestra compatta ha completato un concerto unico, forse irripetibile, che faceva parte del loro tour americano. Grazie all'entusiasmo e agli instancabili applausi del pubblico, tra cui va segnalato un gran numero di studenti delle scuole locali, forse per alcuni alla prima esperienza in un concerto classico, si sono sentite due arie fuori programma, una delle quali è stata "Tu del ciel minister eletto" da Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Handel, che è stata una delle arie distintive della leggendaria Natalie Dessay.



Sunday, April 2, 2023

Concierto de la soprano Jeanine de Bique y Concerto Köln en Costa Mesa, California

Foto: Tim Tronckoe, RJ,  Harald Hoffmann

Ramón Jacques

Como parte de la temporada de la prestigiosa asociación Philarmonic Society of Orange County de Costa Mesa, ciudad ubicada a 60 kms al sur de los Ángeles, que ha traído a esta ciudad de California a las mejores orquestas y solistas internacionales, se ofreció un interesante y estimulante concierto con la orquesta alemana de música antigua, Concerto Köln que tuvo como invitada solista a la soprano trinitense Jeanine De Bique, artista que en tiempos recientes se ha dado a conocer por su interpretación, principalmente, de papeles en óperas de Mozart y  Handel, así como de obras de compositores de  música barroca.  La cuidada selección de arias y piezas orquestales escuchadas en esta velada, están contenidas en su mayoría,  en la primera grabación discográfica de la soprano en colaboración con esta agrupación musical, titulada Mirrors, que consiste en una recopilación de emotivas arias compuestas para personajes femeninos o heroínas de Handel, y de compositores contemporáneos, quienes a su vez compusieron óperas con papeles protagonistas femeninos, como: Carl Heinrich Graun (1704-1759) y Riccardo Broschi (1698-1756) entre otros.  La sala de conciertos Renée and Henry Segerstrom Concert Hall, lucia en principio como un espacio enorme, poco adecuado para una orquesta de apenas 15 músicos, pero considerando que por aquí han pasado los grupos más importantes de música antigua, y su optima acústica, el concierto dejo muchas satisfacciones entre el público ahí presente. Sin embargo, es lamentable constatar que pesar de la orquesta y el repertorio el recinto no se llenó en su totalidad.  Falta aún mucho que hacer para interesar e involucrar más al público en este tipo de música. Concerto Köln, tocó cada una de sus piezas con una admirable precisión y musicalidad, bajo la conducción de su concertino Evgeny Sviridov, y de la clavecinista Floria Fabri, situada en el centro de la orquesta, mostró la maestría y habilidad de un grupo compacto y experimentado que emitió un sonido uniforme y un buen acompañamiento a las exigentes arias cantadas.   En solitario, la orquesta inició el concierto con la obertura, entrelazada con la giga o danza de la opera Partenope (HWV 27 en re menor) de Handel. Las partes orquestales, seguidas de arias fueron pensadas, para darle continuidad al concierto, como si se tratara de la ejecución completa de una obra en dos actos, separados por un intermedio, y en el que las entradas y salidas del escenario de la soprano se deban mientras los músicos continuaban tocando. Se escucharon también la espiritosa Sinfonía del acto I en sol menor de Partenope del compositor napolitano Leo Vinci (1690-1730) (ópera que fuera rescatada en el 2009, tres siglos después de de su estreno, por la orquesta napolitana la Capella della Pietà dei Turchini que llevó una a producción escénica por diversos teatros europeos y realizo una grabación en DVD),  del propio Handel se escuchó el tenue y delicado Ballo:  Entrée des songes agréables, ballet compuesto por el compositor para el Acto II de Alcina, así como la Suite  de la ópera Rodrigo (HWV 5) y la Sonata en sol mayor, Op5, No 4 HWV 399, compuesta durante el periodo italiano de Handel, influenciada por el estilo de de Arcangelo Corelli y que incorpora música de sus óperas Alcina, Ariodante y una lenta passacaglia de Radamisto.  La nutrida parte orquestal contó también con la ejecución de la passacaglia, giga y minuetto, Triosonante de Handel. Si esto no fuera poco se escuchó a De Bique, cantar con virtuosismo el aria “Risolvere non oso” de Rodelinda de Graun, y de la misma obra de Graun “L’empio rigor del fato”, así como la sentida aria “Ritorno o caro” de Rodelinda de Handel.  La soprano demostró dramatismo en el recitativo: ‘Ah! Ruggiero crudel’ y emotividad en el aria “Ombre pallide” (del acto II) de Alcina de Handel. La voz de De BIque, posee una cualidad oscura que puede dotar de fuerza y emotividad, como lo hizo en “M’hai resa infelice’ de Deidamia de Handel.  Además de las arias de Rodelinda de Graun, que la soprano explicó que son inéditas,  regaló  dos rarezas nunca antes grabadas, fruto del trabajo de investigación que lleva a cabo la orquesta alemana, continuó  explicando: estas fueron ‘Chi può dir che rea son io’ de la ópera Achille in Sciro del poco conocido compositor napolitano Gennaro Manna (1715-1779) quien cuenta con más de 150 obras sacras y oratorios, además de 13 óperas; y  “Mi restano le lacrime” de L’isola d’Alcina de Riccardo Broschi; y también señaló, la que probablemente sería la primera ejecución en vivo en tiempo moderno del aria “Tra le procelle assorto” de Cesare e Cleopatra de Graun.  De Bique demostró apegó en la interpretación de estas arias, y al lado de una sólida orquesta, ambos redondearon un concierto único, quizás irrepetible, que fue parte de una gira estadounidense. Debido al entusiasmo e incansables aplausos del público, entre el que cabe señalar se encontraba una gran cantidad de estudiantes de secundarias y preparatorias locales, quizás para algunos en su primera experiencia en un concierto clásico, se escucharon dos arias fuera de programa, una de ellas fue “Tu del ciel ministro eletto" de Il trionfo del Tempo e del Disinganno” de Handel que en su momento fue una de las arias distintivas de la legendaria Natalie Dessay.






Sunday, September 27, 2015

Recital de Natalie Dessay en Río de Janeiro: de diva de la ópera a diva de la ‘chanson’

Foto: Natalie Dessay, Natalie Dessay e Michel Legrand - Simon Fowler photography

Gustavo Gabriel Otero
Twitter: @GazetaLyrica

Hace algún tiempo que la gran soprano francesa Natalie Dessay intenta dar un giro a su carrera. Según declaró reiteradas veces se cansó de tener una agenda cubierta por cinco años, cree que ya dio todo lo que tenía que dar en el campo de la lírica y no quiere repetirse, e intenta nuevos rumbos tanto en lo teatral como en lo musical. Desde finales de 2013 no se encuentran actuaciones de la diva en ópera completa. Su agenda en la actualidad está poblada de recitales líricos y de canciones de cámara. Pero, además, incursiona con éxito en las canciones más populares y de la música de películas. Precisamente el espectáculo denominado ‘Entre elle et lui’, ya ofrecido en Europa y grabado comercialmente, se integra con la conjunción de una figura mítica de la canción francesa y de la música de películas como Michel Legrand con la voz y la actuación de Natalie DessayEn exclusiva para América Latina el espectáculo se ofreció en 14 de septiembre en Lima (Perú) y en dos oportunidades (18 y 19 de septiembre) en el nuevo auditorio denominado ‘Cidade das Artes‘, de Río de Janeiro. El complejo es de una arquitectura un poco fría pero monumental en sus dimensiones, la sala es acogedora y se respira modernidad a cada paso. El programa se integró con diversas composiciones de Michel Legrand, autor de famosas bandas sonoras que son parte de la historia musical del cine, que dan cuenta de su amplia carrera de más de sesenta años. Se alternaron bloques musicales con un trío formado por el propio Legrand en piano, Pierre Boussaguet en contrabajo y François Laizeau en batería, con momentos cantados por la Dessay, algunas canciones propias interpretadas por el mismo Legrand y dos composiciones a dúo. Así pasaron Chanson de Delphine, Nous sommes des soeurs jumelles y Chanson de Delphine à lancien (de la película Las señoritas de Rochefort), Le cinéma, 
La Chanson, Papa can you hear me (de la película Yentl), Cake d’amour y Conseil de la fée lilas (de la película Piel de asno), La valse des lilas, Les moulins de mon coeur (de la película El caso de Thomas Crown), L’âme soeur à l’hameçon, What are you doing the rest of your life? (de la película Happy ending), Le rouge et le noir, con magníficos solos del baterista y el contrabajista, La chanson de Louba, The summer knows (de la película Verano del ’42) y Paris Violon, para finalizar con el Dúo de Guy y Geneviève (de la película Los paraguas de Cherburgo), en un momento electrizante. Michel Legrand fue seguro y perfecto como pianista, tanto solista como acompañante. Mientras que fue simpático y bastante entonado, para una persona que superó los ochenta años, cuando cantó. De gran calidad tanto Pierre Boussaguet en contrabajo y como François Laizeau en batería, con algún mérito en más de este último. Pero evidentemente para los amantes de la lírica y el canto la atención estaba centrada en Natalie Dessay, y no defraudó. Así como supo brillar en los escenarios líricos y hoy brilla en los de concierto tanto en la canción de cámara como en el recital, la soprano francesa adapta su arte al canto no impostado de la música de películas y la canción popular. Utiliza micrófono y en ningún momento se encuentran los clásicos desbordes de los cantantes de ópera cuando acometen otros géneros a los cuales desnaturalizan. Todo sale de su voz naturalmente y logra cautivar con su perfecta dicción, su compenetración en el decir, su línea de canto y sus exquisiteces interpretativas tanto sean filados, pianísimos o su fraseo exquisito. Una verdadera lección de canto popular para los cantantes de ópera que no pueden o no quieren adaptarse a otros géneros. Ante el aplauso del público los artistas ofrecieron como bis ‘Mon dernier concert’, con texto de Claude Nougaro y música de Michel Legrand.


Tuesday, April 21, 2015

Natalie Dessay e Emmanuelle Haïm in Los Angeles California

Foto: Emmanuelle Haim - (c) Marianne Rosenstiehl

Ramón Jacques

In ogni stagione della LAPhilharmonic  si colloca parallelamente un ciclo di musica barocca con la presenza di orchestre e solisti specializzati come Concerto Köln e Les Arts Florissant quest’anno, ma l’esecuzione di opere antiche con la propria orchestra è stata sempre poco soddisfacente. Questa tendenza pare essere cambiata dal 2011 quando debuttò Emmanuelle Haïm dirigendo un programma dedicato ad Haydn con il soprano Sonya Yoncheva. La Haim è tornata in questa sala per dirigere il concerto intitolato “Haendel & Vivaldi” che si è incentrato in larga parte sull’opera Giulio Cesare di Haendel, con la presenza del celebre soprano Natalie Dessay. Entrambe le artiste hanno realizzato diverse registrazioni in CD, una delle quali per la Virgin Classics (ora Erato) che contiene le arie del personaggio di Cleopatra. La Dessay debuttava qui in questa occasione, ma sfortunatamente non in una produzione operistica.  Nella prima parte del concerto si sono ascoltate la Primavera e L’Estate dalle Quattro Stagioni di Vivaldi con la folgorante e colorita esecuzione della violinista francese Stéphanie-Marie Degand.  Emmanuelle Haïm ha diretto dal clavicembalo con la sua solita gestualità ed espressività sempre in contatto visuale con i musicisti e interangendo con essi. Un ridotto gruppo dell’orchestra, con strumenti moderni, rinforzati da tiorba e clavicembalo, hanno offerto un risultato soddisfacente son un suono compatto e omogeneo più per il livello dei musicisti che per conoscenza e convinzione sul repertorio. La seconda parte è fluita con maggior naturalezza e rilassatezza con la mano della Haïm che domina e vive la musica di questo compositore e sa trasmettere questa sensazione contagiando gli artisti. Dopo l’Ouverture dell’opera si è realizzata una sequenza di recitativi e arie di una durata di più di un’ora. Un successo fu invitare il controtenore Christophe Dumaux, che ha cantato la parte di Giulio Cesare, e ha mostrato dominio vocale con timbro solido e colorito con il quale enunciava ogni sillaba dell’arie “Aure, deh, per pietà” o con dinamismo in “Al lampo dei auri”. Da parte sua Natalie Dessay resta un’artista di fama e accattivante nonostante la lontananza dal teatro d’opera. La sua voce suonava in alcuni momenti un po’ forzata e in questo recital non ha cantato le arie più fiorite di Cleopatra, ma senza dubbio la sua maniera di ornamentare le linee handeliane è stata notevole. La sua agilità e chiarezza pareva intatta ascoltando l’aria “Da tempesta il legno infranto”, e il controllo vocale e teatrale che ha impresso nella triste “Piangerò la sorte mia” è stato commovente. Le sue altre interpretazioni sono state apprezzate dal pubblico che gremiva la sala nell’ultimo dei tre concerti che si sono realizzati. L’evento si è concluso con la giubilante e allegra interpretazione dei due solisti di “Caro, bella”, duetto  con il quale si conclude l’opera.

Monday, April 20, 2015

Concierto con Natalie Dessay y Emmanuelle Haïm - Los Ángeles Philharmonic

Foto: Michael Robinson Chavez / Los Angeles Times.  Foto: Natalie Dessay por Simon Fowler

Ramón Jacques 

En cada temporada de la LA Philharmonic (Filarmónica de Los Ángeles) se lleva a cabo de manera paralela un ciclo de música barroca con la presencia de orquestas y solistas especializados en el género como: Concerto Köln y Les Arts Florissants este año; pero la ejecución de obras antiguas por parte de la propia orquesta ha sido siempre escasa. Esta tendencia parece haber cambiado desde el 2011 cuando debutó aquí Emmanuelle Haïm dirigiendo un programa dedicado a Handel, con la soprano Sonya Yoncheva. Haïm volvió a esta sala para dirigir el concierto titulado ‘Vivaldi & Handel’, que se centro en gran parte en la  ópera Giulio Cesare de Handel, con la presencia de la célebre soprano Natalie Dessay. Ambas artistas han realizado diversas grabaciones en CD, una de los cuales para el sello Virgin Classics (hoy Erato), contiene las arias del personaje de Cleopatra. Dessay debutó localmente en esta ocasión, ya que desafortunadamente nunca se presentó en aquí en una producción operística. En la primera parte del concierto se escucharon la “primavera” y el “verano” de Las Cuatro Estaciones de Vivaldi con la fulgurante y colorida ejecución de la violinista francesa Stéphanie-Marie Degand, (directora asistente y cofundadora de la agrupación de música antigua Le Concert d'Astrée)

Emmanuelle Haïm dirigió desde el clavecín, con su habitual gestualismo y expresividad, haciendo contacto visual con los músicos e interactuando con ellos. Una reducida agrupación de la orquesta, con instrumentos modernos, reforzadas por la tiorba y el clavecín, ofreció un resultado satisfactorio con un sonido compacto y uniforme, quizás más por el nivel de los músicos que por conocimiento o convencimiento del repertorio. La segunda parte fluyó orquestalmente con mayor naturalidad y soltura, con la mano de Haïm, quien domina y vive la música de este compositor, y ese sentimiento logra transmitirlo y contagiarlo a los artistas. Después de la obertura de la ópera se realizó una secuencia de recitativos y arias, de más de una hora de duración. Un acierto fue invitar al contratenor Christophe Dumaux, cantó la parte de Giulio Cesare, sin dejar de actuar, y mostró dominio vocal con un timbre solido y colorido con el que enunció cada silaba del aria "Aure, deh, per pietà" o con dinamismo en ‘Al lampo del auri’ Por su parte, Natalie Dessay sigue siendo una artista de renombre y atractiva, a pesar de su alejamiento de los teatros de ópera. Su voz suena por momentos un poco forzada, y en este concierto no cantó las arias más floridas de Cleopatra, sin embargo, su manejo de las ornamentadas líneas de Handel fue notable. Su agilidad y claridad parece intacta como se escuchó en el aria ‘Da tempesta il legno infratanto’, y el control vocal y teatral que imprimió a la triste Piangeró la sorte mia’ fue conmovedor. Sus demás interpretaciones agradaron a los presentes en la abarrotada sala, en la última de tres conciertos que se realizaron. El evento concluyó con una jubilosa y alegre interpretación de ambos solistas del dúo ‘Caro, bella’ con el que también concluye la ópera

Wednesday, August 7, 2013

Les Contes d'Hoffmann di Jacques Offenbach - San Francisco Opera

Foto: Cory Weaver - San Francisco Opera
 
Ramon Jacques
 
I racconti di Hoffmann, l'eredità di Jacques Offenbach, sono andati in scena all'Opera di S. Francisco nella revisione di Jean Christoph Keck e Michael Kaye che restituisce al capolavoro la sua dimensione originaria di opéra-comique, dove si alternano brani musicali e dialoghi che sono indispensabili per la coerenza drammatica della trama. La messa in scena era quella di Laurent Pelly, in coproduzione col Liceu di Barcellona (dove ha avuto luogo lo scorso febbraio), con eleganti costumi e scene, ispirati alla pittura simbolista del fiammingo Léon Spilliaert, in una perfetta dimensione per Hoffmann, che do continuo entrava e usciva dalla realtà per immergersi nel sogno. Il tenore Matthew Polenzani è stato superlativo, con una voce robusta e squillante e con una perfetta dizione francese, oltre a un'agiata disinvoltura scenica. Il soprano francese Natalie Dessay, mantenendo forse l'ultimo suo contratto con gli Stati Uniti, dopo aver annunciato il suo ritiro, ha dato vita a una delicata e credibile Antonia, con un canto scintillante e pieno d'emozione e sentimento. Il soprano Hye Jung Hong , Olympia, ha spiegato il suo virtuosismo vocale apportando la sua dose di grazia. Discreto è stato l'apporto vocale del basso Christian Van Horn che ha impersonato il vilain con voce profonda ma con scarsa e rigida presenza scenica. Buona figura anche per Angela Brower come Niklausse /La Musa, simpatica e spigliata sebbene la sua voce, pur di timbro brunito, fosse leggera per il ruolo, e per Irene Roberts come Giulietta, dai buoni mezzi vocali. L'orchestra, dal canto suo già uno dei punti di forza di questo teatro, ha dimostrato la solita solidità sotto la bacchetta sicura di Patrick Fournillier.

Wednesday, July 31, 2013

Los Cuentos de Hoffman en la Ópera de San Francisco

Foto: Cory Weaver / San Francisco Opera
 
Ramón Jacques
 
La Ópera de San Francisco presentó Los Cuentos de Hoffman de Offenbach en la versión de Jean Christoph Keck y Michael Kaye que restituye a la obra su origen de opéra-comique, alternando arias con diálogos y que incorpora arias y duetos que son indispensables para la coherencia dramática de la historia.  Se estrenó la producción de Laurent Pelly, coproducida con el Liceu de Barcelona (donde fue estrenada el pasado mes de febrero) de elegantes vestuarios y escenografias, inspiradas en las pinturas simbolistas del flamenco Léon Spilliaert,  que transmitieron la idea de que Hoffmann se mueve indistintamente entre el mundo real con el de sueños y su locura.  El tenor Mathew Polenzani estuvo sobresaliente, cantando con una voz robusta de calida tonalidad y clara dicción francesa. En escena se movió con naturalidad y desenvoltura.  En la que probablemente haya sido su último compromiso estadounidense después de anunciar recientemente su retiro, la soprano francesa Natalie Dessay personificó una delicada y creíble Antonia. Su canto se escuchó brillante y cargado de sentimiento y emoción. La soprano Hye Jung Hong mostró virtuosismo vocal como Olympia y aportó su dosis gracia. Discreto estuvo el bajo Christian Van Horn quien interpretó a los villanos con voz profunda, pero con rigidez y poca presencia. Muy bueno fue el desempeño de Angela Brower como Niklausse /La Musa, Simpática y desenvuelta escénicamente, aunque vocalmente de voz tenue pero oscura; y correcta estuvo Irene Roberts como Giulietta con buenos medios vocales. Como es costumbre, la orquesta, una de las fortalezas de este teatro, demostró precisión y homogeneidad en cada una de sus secciones, bajo la segura conducción de Patrick Fournillier.
 

 
 

Tuesday, July 31, 2012

Ópera de San Francisco, Temporada 2012-2013

Foto: War Memorial Opera House, San Francisco

Un variado e interesante ciclo de nueve títulos es lo que propone el segundo teatro más importante de Norteamérica después del Metropolitan.  Resalta la presentación de operas de compositores estadounidenses como: Moby Dick de Jake Heggie con el tenor Ben Heppner y conducción de Patrick Summers;  y los estrenos absolutos de The Gospel of Mary Magdalene de Mark Adamo, y The Secret Garden de Nolan Gasser. Nicola Luisotti director musical del teatro se hará cargo de las producciones de Rigoletto (con Zeljko Lucic, Aleksandra Kurzak y el tenor mexicano David Lomelí), de Tosca (con Angela Gheorghiu y Patricia Racette en el papel principal), de Così fan tutte de Mozart y del estreno de una nueva producción de Lohengrin con Brandon Jovanovich, Camilla Nylund y Petra Lang.  En coproducción escénica con el Liceu de Barcelona, concebida por Laurent Pelly, se montarán Los Cuentos de Hoffman de Offenbach con Natalie Dessay y Matthew Polenzani con dirección musical de Patrick Fournillier. No menos interesante será la nueva producción de I Capuleti e i Montecchi que encabezará Joyce Di Donato y conducirá Riccardo Frizza.  El ciclo se complementará  con un concierto sinfónico con música de Puccini, Rota y Brahms que la orquesta del teatro realizará en el teatro de la Universidad de Berkeley. RJ

Sunday, April 15, 2012

Moderna versión de ópera "La Traviata" cierra temporada lírica vía satélite del Metropolitan



Fotos: Natalie Dessay, La Traviata

Johnny Teperman

Con la popular ópera "La Traviata" de Giuseppe Verdi, en una moderna puesta en escena del director alemán Willy Decker, se completó la tarde del sábado 14 la temporada lírica 2011-2012 del Teatro Metropolitan Ópera House de Nueva York, que llegó a Chile vía satélite, en sistema H.D. en directo, al Teatro Nescafé de las Artes. La obra de Verdi, con el famoso "Brindis" del primer acto, hermosas arias y dúos, tuvo la dirección orquestal a cargo del maestro italiano Fabio Luisi, mientras que el elenco de cantantes destacó, en gran medida, las voces de la gran soprano francesa Natalie Dessay (Violetta Valéry), el tenor estadounidense Matthew Polenzani, quien en el año 2005 estuvo en el Teatro Municipal cantando "Cosi fan tutte" de Mozart (Alfredo Germont) y el barítono ruso Dmitri Hvorostovsky (Giorgio Germont). Decker concentra todo el interés en el drama de los protagonistas y trae la escena del siglo XIX a la actualidad. Él ya triunfó plenamente cuando presentó "La Traviata" en Salzburgo, Austria, el 2005, con Anna Netrebko y Rolando Villazón, éxito que se repitió el Año Nuevo del 2011 en el propio Metropolitan, con el Alfredo Germont de Polenzani y la rusa Marina Poplavskaya, como una brillante Violeta Valery. La escenografía es muy sencilla: apenas un muro blanco de suave curva al fondo de la escena, y un reloj que es todo un símbolo del paso del tiempo para la frágil vida que le resta a la protagonista e incluso se convierte en la mesa de juego durante la parte final de la ópera. Con Alfredo y Germont, esta versión utiliza un vestuario de etiqueta, que es el mismo para el coro y personajes secundarios que en escena se comportan como una muchedumbre anónima, mientras que Violeta deslumbra vestida siempre de rojo. El experimento podría caer en la monotonía, ahí el riesgo que asume Decker.
Pero eso no ocurre. Todo lo contrario. El riesgo que corrió el director de escena germano, del cual salió vencedor, ha conseguido para éste alabanzas de los críticos, pero creemos que el público operático sin duda está dividido y un buen porcentaje de los asistentes santiaguinos quedó, al menos, desconcertado. La gran vencedora en esta ocasión ha sido Natalie Desay, sin duda, quien, a pesar de convalecer de una enfermedad, se sobrepuso a un discreto primer acto, para arremeter con todo en una brillante performance en los actos segundo y tercero y lucir plenamente tanto en lo vocal como en lo teatral.Muy bien el Germont del ruso Hvorostovsky , con prestancia y dominio escénico y voz impecable. El Alfredo de Polenzani, correcto, aunque fisicamente se ve algo macizo para su rol de galán. 

Tuesday, August 31, 2010

Manon di Massenet - Teatro Colón di Buenos Aires, Argentina

Foto: Máximo Parpagnoli / Teatro Colón



Ramón Jacques


La terza produzione operistica della stagione di riapertura del Teatro Colón di Buenos Aires era la Manon di Massenet, che dal 1910, anno della sua prima rappresentazione in Argentina, è stato un appuntamento frequente in questo teatro, l'ultimo dei quali nel 2003. L'allestimento ospite era quello della Lyric Opera di Chicago, che eran nato due anni fa in quel teatro con Natalie Dessay e Jonas Kaufman nei ruoli principali. Il concetto e le scene della messa in scena tradizionale erano di Tanya McCallin e del regista scozzese David McVicar, che hanno ambientato la scena nell'epoca in cui si svolge, con vistosi ed eleganti costumi d'epoca, machere carnevalesche e con le brillanti luci di Paule Constable.
La scenografia di base per tutta la rappresentazione era un semicerchio, nella parte posteriore del palcoscenico, una specie di teatro a vari livelli dove era collocato il coro, che osservava e giudicava l'azione, limitata alla parte centrale della scena. Sebbene l'idea apparisse funzionale e interessante all'inizio della serata, dopo cinque atti è risultata noiosa e monotona e, in linea generale, non ha aggiunto nulla alla vicenda, che si realizzerebbe in luoghi e ambienti diversi. Corretta la regia di McVicar, seppure nei momenti di maggiore drammaticità e di tensione ci fosse una tendenza degli artisti a strafare.

Il soprano francese Anne Sophie Duprels si è messa in evidenza assoluta, dando credibilità al suo personaggio, fragile, seduttore, malizioso e a volte commovente. Duprels ha dispiegato una voce molto lirica, anche se non di grande corpo, ma con agili colorature e un'emissione facile. È stata graditissima la sua interpretazione di "Adieu, notre petite table". Si è distinto in tutti i sensi il tenore statunitense John Osborn come Des Grieux. Osborn senz'ombra di dubbio uno dei migliori tenori del suo paese che è giunto nei teatri più importanti per qualità proprie, senza necessità di marketing supplementari: la sua interpretazione ha evidenziato una sicura e inconfutabile padronanza scenica, una voce uniforme in tutti i registri, con una timbro bello ed elegante, dizione e fraseggio impeccabili, chiarezza d'espressione.
Il baritono argentino di grande esperienza, Victor Torres, ha creato un solido Lescaut e il basso baritono Carlos Esquivel in convincente Conte Des Grieux. Il resto del cast infinito e il coro di Marcelo Ayub sono stati corretti in tutti gli interventi. A capo dell'Orchestra Stabile del Colón, il direttore francese Philippe Auguin ha mostrato la sua conoscenza e consapevolezza del repertorio francese, cavando colori brillanti e sfumature contenute dalla sua orchestra. La scelta dei tempi, nel complesso della rappresentazione, è stata forse un po' disuguale con alcuni passaggi lenti e fastidiosi, come il terzo atto, mentre altri erano dinamici e carichi di emozione nei due ultimi atti fino alla fine.

VERSION EN ESPAÑOL
La tercera producción operística de la temporada de reapertura del Teatro Colón de Buenos Aires correspondió a Manon de Massenet, opera que desde su estreno local en 1910 fue representada con frecuencia en este coliseo, siendo la más reciente ocasión durante la temporada 2003. Para la parte artística visual de la obra, se importó la producción escénica de la Lyric Opera de Chicago, estrenada hace dos temporadas en aquel teatro estadounidense hace dos años con Natalie Dessay y Jonas Kauffman en los papeles estelares. La concepción y diseño del montaje tradicional fueron de Tanya McCallin y del regista escocés David McVicar, quienes situaron la opera en tiempo en el que se desarrolla la historia, con vistosos y elegantes vestuarios de época, mascaras de carnaval, y una radiante iluminación de Paule Constable.

La escenografia utilizada durante toda la función fue un semicírculo en la parte trasera del escenario, una especie de teatro con diversos niveles en los que se colocaron los miembros del coro, quienes observaban y juzgaban la acción que se desarrollaba y se limitaba a poco espacio en el centro del escenario. Si bien la idea fue funcional e interesante al inicio de la función, durante el transcurso de los cinco actos se convirtió en monótona, tediosa, y en términos generales aportó muy poco a la historia y a la trama de se realiza en diversas lugares y ambientes. La regia de McVicar fue correcta, aunque en los pasajes de más dramatismo y tensión de la obra hubo una tendencia de los artistas a sobreactuar.

En el papel de Manon sobresalió la soprano francesa Anne Sophie Duprels, quien dio credibilidad a su personaje, que fue frágil, seductor, malicioso y por momentos conmovedor. Duprels desplegó una voz muy lírica, no muy amplia en su extensión, pero si muy ágil colorida y con facilidad en la emisión. Agradó ampliamente su interpretación del aria “Adieu, notre petite table” Destacable en todos los sentidos fue la presencia del tenor estadounidense John Osborn como Des Griuex. Osborn es sin lugar a dudas uno de los mejores tenores surgidos de su país y que ha llegado a lo mejores teatros por sus cualidades propias y sin necesidad de publicidad. Lo anterior quedó evidenciado en su segura e irrefutable actuación, y una voz uniforme en todos los registros, con gratísimo y elegante timbre, impecable en la dicción y el fraseo, y por la claridad en su expresión.

El experimentado barítono argentino Víctor Torres creó un sólido Lescaut y el bajo barítono Carlos Esquivel un convincente Conde Des Grieux. El resto del enorme elenco y el coro dirigido por Marcelo Ayub, tuvieron un correcto desempeño en cada una de sus intervenciones. Al frente de la Orquesta Estable del Teatro Colón, el director francés Phillipe Auguin, mostró conocimiento y apegó al repertorio francés, extrayendo brillantes colores y matices contenidos en la orquestación. Su elección de tiempos fue un poco desigual a lo largo de la obra, haciendo algunos pasajes largos y fastidiosos, como en el tercer acto, y otros dinámicos y cargados de emoción en los últimos dos actos y hacia el final de la función.