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Tuesday, December 19, 2017

Andrea Chénier en el Teatro Colón Buenos Aires

Fotos  Máximo Parpagnoli - Gentileza: Prensa del Teatro Colón.

Gustavo Gabriel Otero
Twitter: @GazetaLyrica

Buenos Aires, 09/12/2017. Teatro Colón. Umberto Giordano: Andrea Chénier. Ópera en cuatro actos. Libreto de Luigi Illica. Marías Cambiasso, dirección escénica. Emilio Basaldúa, escenografía. Eduardo Caldirola, supervisión de vestuario. Carlos Trunsky, coreografía. Rubén Conde, iluminación. Gustavo López Manzitti (Andrea Chénier), Daniela Tabernig (Maddalena di Coigny), Leonardo Estévez (Carlo Gérard), María Luján Mirabelli (la mulata Bersi), Vanesa Tomas (la condesa de Coigny), Alejandra Malvino (Madelon), Luis Gaeta (Mathieu), Mario De Salvo (Roucher), Gabriel Centeno (Incredibile), Ernesto Bauer (Fleville), Pablo Politzer (el Abate), Alejandro Meerapfel (Dumas), Víctor Castells (Fouquier Tinville y Mayordomo), Alejandro Spies (Schmidt). Orquesta y Coro Estables del Teatro Colón. Director del Coro Estable: Miguel Martínez. Dirección Musical: Mario Perusso.

El Teatro Colón cerró su Temporada 2017 con Andrea Chénier de Giordano de adecuado nivel musical -en el elenco que reseñamos- y con una puesta escénica pobre, atento a la solución de emergencia que las autoridades tuvieron que decidir por la renuncia de quien debía ocuparse de los aspectos visuales a sólo 24 días del estreno. Para los escasos días de preparación la puesta de Matías Cambiasso lució razonable. Resultó muy apegada a las indicaciones escénicas del libreto aunque quizás faltaron más marcaciones actorales para los solistas principales que parecieron librados a su suerte. La funcional escenografía de Emilio Basaldúa dio buen marco abstracto a las escenas. Eduardo Caldirola seleccionó de los archivos del Colón los trajes de época que lucieron en buen estilo. La rutinaria iluminación de Rubén Conde y los pobres movimientos coreográficos trazados por Carlos Trunsky poco aportaron a esta puesta decorosa pero evidentemente de emergencia. 
La concertación del veterano Mario Perusso siempre tuvo el necesario apoyo a los cantantes, sin desbordes y cuidando el balance entre el foso y la orquesta, la versión tuvo las dosis necesarias de sutileza, lirismo y pasión que la partitura demanda. Gustavo López Manzitti compuso un ‘Andrea Chenier’ al cual no le faltó ninguna nota del registro, la voz se escucha en toda la sala sin inconvenientes y los tintes heroicos del personaje están garantizados. Daniela Tabernig es una soprano de bello registro lírico que se atreve a más y que en esta ocasión no sólo no defraudó, sino que brilló en el rol intenso y difícil de ‘Maddalena de Coigny’ que abordaba por primera vez. Leonardo Estévez fue un muy convincente Carlo Gérard que administró con eficacia sus recursos canoros para logar un resultado altamente encomiable. Emocionante Alejandra Malvino y su cuidada interpretación para encarar a la vieja Madelon, bien trabajada tanto en lo vocal como en lo actoral la Bersi de María Luján Mirabelli, un pequeño lujo el veterano Luis Gaeta como Mathieu, sin nada que objetar el Roucher de Mario de Salvo y en perfecto estilo el intrigante Incredibile de Gabriel Centeno mostrando, también, un solvente crecimiento artístico respecto a anteriores oportunidades. Adecuado y profesional el resto del elenco en sus pequeños, así como el Coro Estable que dirige Miguel Martínez.




Tuesday, December 12, 2017

Andrea Chénier torna al Teatro Colon di Buenos Aires

Foto Prensa Teatro Colón / Máximo Parpagnoli
Gustavo Gabriel Otero
Questo dicempre sembra essere il mese di Andrea Chenier con ben sette produzioni diverse in giro per il mondo a condurre alla ghigliottina lo sfortunato poeta e Maddalena di Coigny a Praga, Oviedo, Monaco, Kassel, Budapest, in apertura della stagione della Scala di Milano e in chiusura di quella del Teatro Colón di Buenos Aires. La genesi di questa nuova produzione del Colón ha sofferto una catena sorpendente di cancellazioni e infortuni. Alla rinuncia degli interpreti principali previsti er le recite in abbonamento si è aggiunto l'intempestivo abbandono - a ventiquattro giorni dalla prima - della regista, la cineasta Lucrecia Martel, e dei suoi collaboratori. Nelle due recite straordinarie previste per sabato 9 e martedì 12 dicembre si sono rispettati tanto la direzione musicale quanto il cast annunciati, il che ha determinato un maggior interesse rispetto alla martoriata locandina delle recite abbonamento e il risultato non ha deluso e, anzi, ha superato le aspettative. Gustavo López Manzitti ha offerto un Andrea Chenier al quale non è mancata alcuna nota della tessitura. Intenso e coinvolto fin dal principio, il suo Improvviso ha dato prova della ualità vocale e della costante crescita artistica del tenore argentino. Credibile ed eroico nel secondo atto, si è amalgamato alla perfezione con il soprano, elettrizando poi con "Sì, fui soldato" nel terzo. Nel quarto ha delineato con fraseggio accurato, acuto brillante e intenzioni impeccabili "Come un bel dì di maggio" per poi far espandere nuovamente intensità drammatica e passione nel duetto finale. Daniela Tabernig è un soprano di belle qualità liriche che osa di più e che in questa occasione non solo non ha deluso, ma ha brillato in un ruolo difficile e intenso, che affrontava per la prima volta. Nel primo atto il suo lirismo si è prestato in maniera eccellente a delineare la giovane ingenua e un poco sognatrice Maddalena. Nel secondo si è imposta per la sua grande presenza scenica e una purissima linea di canto; il suo ingresso come donna provata dalle traversie causate dalla Rivoluzione e dalle sue conseguenze ha dimostrato che può, anche, brillare nei ruoli drammatici. Ha dominato nel duetto con Chénier per la cavata potente e l'espressività immacolata. 
Nel terzo e nel quarto, quando il personaggio si evolve in una donna  senza timori, disposta a tutto per il suo grande amore, Tabernig ha mostrato, senza dubbio, il suo valore e la costante evoluzione tecnica, Nell'aria "La mamma morta" ha gestito con intelligenza drammatica il vibrato e gli accenti, ponendo in ogni frase una profondità espressiva che ha convinto e commosso. Infine, si è unita a meraviglia con Chénier per un duetto pieno di travolgente passione in cui entrambi i cantanti non si sono risparmiati e hanno toccato il cuore del pubblico. Leonardo Estévez è stato un Carlo Gérard molto convincente, che ha amministrato con efficacia i suoi mezzi per un risultato altamente encomiabile. Si è presentato con espressività e buon gusto. Nel secondo atto ha saputo distinguersi nel difficile concertato e nel terzo è stato vibrante nell'arringa "Lacrime e sangue", espressivo e vigoroso in "Nemico della Patria", profondamente coinvolto nel resto dell'opera. Emozionante Alejandra Malvino con il rifinito sentimento che ha conferito alla vecchia Madelon, ben sviluppata nel canto e nella recitazione la Bersi di María Luján Mirabelli, un piccolo lusso il veterano Luis Gaeta come Mathieu, senza pecche il Roucher di Mario de Salvo e stilisticamente perfetto l'intrigante Incredibile di Gabriel Centeno mostrando, parimenti, un'efficace crescita artistica rispetto a precedenti occasioni. Adeguato e professionale il resto del cast, così come il Coro Estable diretto da Miguel Martínez. La concertazione del veterano Mario Perusso ha sempre offerto il necessario appoggio ai cantanti, senza eccessi e cusì da conferire alla partitura tutte le dosi necessarie di sottigliezza, lirismo e passione. Per i pochi giorni di preparazione, la messa in scena di Matías Cambiasso è parsa logica e attinente alle indicazioni del libretto, sebbene mancasse forse una maggior definizione attoriale per i solisti, che parevano lasciati al loro destino. La scenografia funzionale di Emilio Basaldúa è stata una buona cornice astratta mentre i costumi, evidentemente scelti dall'archivio, da Eduardo Caldirola, hanno rispettato lo stile. Le luci di routine di Rubén Conde e i poveri movimenti coreografici di  Carlos Trunsky non hanno aggiunto molto.

Monday, April 11, 2016

Beatrix Cenci en el Teatro Colón de Buenos Aires

Fotos: Arnaldo Colombaroli / Maximo Parpagnoli – Teatro Colón de Buenos Aires

Gustavo Gabriel Otero

Buenos Aires, 18/03/2016. Teatro Colón. Alberto Ginastera: Beatrix Cenci. Ópera en dos actos y 14 escenas. Libreto de William Shand y Alberto Girri, basado en las Crónicas Italianas de Stendhal y Los Cenci de Percy Bysshe Shelley. Alejandro Tantanian, dirección escénica. Oria Puppo, escenografía y vestuario. Maxi Vecco, diseño de proyecciones. David Seldes, iluminación. Mónica Ferracani (Beatrix Cenci), Víctor Torres (Conde Francesco Cenci), Alejandra Malvino (Lucrezia), Florencia Machado (Bernardo), Gustavo López Manzitti (Orsino), Mario de Salvo (Andrea), Alejandro Spies (Giacomo), Sebastián Sorarrain, Iván Maier y Victor Castells (Invitados), Luis Alejandro Escaño (Olimpio), Ernesto Donegana (Marzio). Orquesta y Coro Estables del Teatro Colón. Director del Coro: Miguel Martínez. Dirección Musical: Guillermo Scarabino.

El Teatro Colón ofreció en carácter de homenaje al centenario del nacimiento del compositor argentino Alberto Ginastera (1916-1983) una nueva puesta en escena de la última de sus tres óperas: Beatrix Cenci. Ginastera compuso tres óperas: Don Rodrigo (1964), Bomarzo (1967) y Beatrix Cenci (1971). Don Rodrigo tuvo su estreno mundial en el Teatro Colón y posteriormente se ofreció en las Temporadas 1966, 1967, 1970 y 1971 de la New York City Opera, en 1976 se produjo el estreno europeo en Estrasburgo y, desde esa fecha, está ausente de las carteleras de los teatros líricos. Sin dudas la obra que debió reponerse para este homenaje. Bomarzo se estrenó en 1967, en el Lisner Auditorium de la George Washington University, y tiene la triste fama de haber sido censurada en la Argentina prohibiéndose su estreno local anunciado para ese mismo año. Es la ópera más representada de Alberto Ginastera y la obra lírica de un autor argentino de mayor repercusión con funciones en Nueva York, Los Ángeles, Zurich, Kiel y Londres; además de haber sido registrada comercialmente con el elenco del estreno mundial. En el Colón se vio en 1972, 1984 y 2003, y por ser la más vista en esa sala no ameritaba su reposición en este año homenaje. El Teatro Real de Madrid ofrecerá Bomarzo en su próxima Temporada
Beatrix Cenci se estrenó el 10 de septiembre de 1971 en el Kennedy Center de Washington, se ofreció en dos temporadas en la New York City Opera (1973 y 1974), llegó a la Argentina el 2 de junio de 1992 y tuvo su primera representación europea el 12 de septiembre de 2000 en el Gran Teatro de Ginebra (Suiza). Arlene Saunders, Eileen Schauler, Mónica Ferracani y Cassandra Riddle dieron voz a Beatrix mientras que empuñaron la batuta Julius Rudel, Christopher Keene, Mario Perusso y Gisèle Ben-Dor. La obra narra las perversidades del Conde Francesco Cenci, que van desde la violación de su propia hija, Beatrix, hasta la organización de un baile de máscaras para celebrar la muerte de dos de sus hijos varones, que termina en una bacanal. La conjura de los hermanos y de la esposa del Conde para asesinarlo, el arresto de todos los involucrados y la ejecución en el cadalso de Beatrix, quien va a la muerte con el miedo de encontrarse en el infierno con su padre que debatiéndose entre las llamas la mirará ‘implacablemente con sus ojos fijos, muertos, para siempre. El libreto de William Shand con aportes de Alberto Girri es pobre, monocorde y sin vuelo. La música de Ginastera adscribe a las vanguardias y tendencias de los ’70 del siglo pasado y luce anticuada. A 24 años de su estreno argentino Beatrix Cenci volvió a subir al escenario del Teatro Colón en tres funciones -fuera de los abonos- que marcan el inicio de la Temporada Lírica, en una versión de muy buen nivel musical y con una puesta en escena polémica y vacía que redundó en que el homenaje lírico planeado resultara desigual. La dirección musical de Guillermo Scarabino fue inobjetable. 

Gran conocedor de la obra de Alberto Ginastera guió a la orquesta estable del Teatro Colón con precisión en una partitura plena de dificultades. El elenco vocal fue solvente y profesional así como el Coro Estable, con un débito para la actuación del barítono Víctor Torres (Conde Francesco Cenci) que resultó en muchos momentos de la obra inaudible. Tanto cuando cantaba a pleno, como en los momentos hablados o de recitar-cantando. No obstante su prestación actoral insufló autoridad y perversidad al personaje. Las intensidades orquestales no fueron problema para el resto del elenco. Así Mónica Ferracani -creadora del rol en el estreno local de 1992-, ofreció una Beatrix Cenci plena y creíble, sorteando las extremas dificultades de la partitura y brindando una escena final verdaderamente inolvidable. De excelencia las interpretaciones de Alejandra Malvino (Lucrezia) y Gustavo López Manzitti (Orsino), muy bien acompañados por Florencia Machado (Bernardo), Alejandro Spies (Giacomo) y Mario De Salvo (Andrea). Correctos en sus breves roles de invitados a la fiesta Sebastián Sorarrain, Iván Maier y Víctor Castells, mientras que en los roles hablados de los asesinos Alejandro Escaño Manzano (Olimpio) y Ernesto Donegana (Marzio) exhibieron una pobre recitación de sus textos. El libreto ubica el primer acto en el Palacio Cenci de Roma y cada una de sus escenas en un lugar distinto del mismo, mientras que los primeros cuatro cuadros del segundo acto transcurren en diversos ámbitos del castillo de Petrella, el cuadro doce se ubica nuevamente en el Palacio Cenci y las últimas dos escenas en el Castel Sant’Angelo. Nada de esto se respetó en la puesta que ofreció como escenografía única el interior del Palacio de Tribunales de la ciudad de Buenos Aires. En algunas escenas la estatua de la Justicia se adelanta y en otras aparece un prisma de simbología a dilucidar por el espectador. Naturalmente que la escenografía única no es en si misma objetable pero en muchos casos resta verosimilitud a la acción. No obstante el trabajo de Oria Puppo recreando el Palacio de los Tribunales fue excelente, lo que se complementó con un vestuario levemente contemporáneo de adecuada factura. No desentonaron las proyecciones de Maxi Vecco ni la iluminación de David Seldes. Alejandro Tantanián en la puesta en escena ofreció un trabajo epidérmico, con poca actuación teatral, duplicación de personajes y plena de figurantes en escena para intentar -probablemente- tapar el vacío de ideas actorales. Innecesaria la presencia de un niño que se presenta con nombre y apellido antes de comenzar la obra y dice que se iniciará la acción, risible el monstruo y pobre el final con ese mismo niño que cierra la obra abrazándose al alter ego de Beatrix rompiendo totalmente el clima sobrecogedor de la escena. Sobreabundantes los desnudos masculinos y el intento de drag queen gótico, superfluos los travestidos y los hombres con tacos altos, que más que marcar el ambiente de relajo moral parecieron de un cabaret de pésimo nivel. Estas orgías sólo protagonizadas por varones le quitan potencia al incesto indicado en el libreto y acentuaron desproporcionadamente la bisexualidad del Conde por sobre la violación de su hija, el sometimiento de su esposa o su espantosa brutalidad.


Sunday, October 18, 2015

Estaba la Madre de Bacalov en Buenos Aires

Foto gentileza equipo de prensa del CCK

Gustavo Gabriel Otero
Twitter: @GazetaLyrica

CCK, Sala ‘La Ballena Azul’, 9 de octubre de 2015. Ciclo de conciertos de la Orquesta Sinfónica Nacional: Estaba la Madre de Luis Bacalov. Ópera en un acto, libreto de Carlos Sasano, Sergio Bardotti y Luis Bacalov. Versión semi-montada. Carlos Branca, dirección escénica, diseño escénico y coreográfico. Sergio Massa, vestuario. Paula Almerares (Sara), Cecilia Díaz (Juana), Alejandra Malvino (Ángela), Fernando Grassi (1er. General), Mario De Salvo (2do. General), Leonardo Estévez (3er. General), Alejandro Meerapfel (Narrador), Martín Caltabiano (Rabino), Gustavo Gibert (Obispo), Ricardo González Dorrego (voz de hombre), Eleonora Sancho (voz de mujer). Compañía Nacional de Danza Contemporánea. Orquesta Sinfónica Nacional y Coro Polifónico Nacional. Director del Coro: Darío Marchese. Dirección Musical: Luis Bacalov.

Estaba la madre, la ópera de Luis Bacalov fue comisionada por la Ópera de Roma, con la intención de celebrar la Pascua con un Stabat Mater, estrenándose en abril de 2004 en la sala del Teatro Nazionale. Entre otras ocasiones la obra se representó en 2005 en Roma, en 2007 en la ciudad de La Plata, en carácter de estreno argentino, y en el Festival de Emilia Romagna en 2009. Estaba la madre se estructura en un acto con prólogo y epílogo y siete escenas breves. Narra las historias de cuatro madres de desaparecidos (las personas que consideradas opositoras políticas fueron asesinadas por el gobierno militar que ocupó el poder entre 1976 y 1983), un término tristemente célebre incorporado al lenguaje político por la Argentina. La ópera toma parte de ese horror vivido décadas atrás y se centra en el drama de las madres que han perdido sus hijos y en la lucha posterior para obtener información y justicia. La primera es Sara, modista de origen judío, madre de Samuel, estudiante sin antecedentes judiciales ni militancia política. La segunda es Juana, maestra rural, madre de  Horacio, perito agrónomo desaparecido desde febrero de 1977. Le sigue Ángela, obrera textil, madre de Pablo, cura obrero en un barrio pobre suburbano. La última madre no tiene nombre ni historia, no canta ni habla, sólo recibe en sus brazos el cuerpo muerto de su hija, una sindicalista asesinada mientras el coro y las tres madres entonan el ‘Stabat Mater’ laico que da nombre a la obra. La música compuesta por Luis Bacalov tiene una duración aproximada de ochenta minutos, evoca la música de Buenos aires a través de un eclecticismo que transita desde la tonalidad manifiesta hasta el atonalismo declarado, incorporando solos de bandoneón, evidentes referencias al tango y alguna reminiscencia de ritmos folclóricos. El texto de Carlos Sassano, Sergio Bardotti y el propio Luis Bacalov es breve, sintético, con diálogos cortos y de carácter oratorial. No hay un progreso dramático sino que se muestran las cuatro historias de las madres más algunos frescos sobre las actitudes de los militares en un efecto teatral profundo. La versión semi-escénica presentada acentúa ese carácter oratorial. Carlos Branca a cargo de los aspectos visuales recurrió al vestuario de época diseñado oportunamente para el estreno en el Teatro Argentino de la ciudad de La Plata (provincia de Buenos Aires) por Sergio Massa y utilizó con inteligencia los distintos espacios de una sala destinada a conciertos como es ‘la ballena azul’ del Centro Cultural del Ex - Palacio de Correos de Buenos Aires. Así ubico a la orquesta en el fondo del escenario y por delante unas gradas que dejaban un semi-círculo vacío en el cual se desarrollaron la mayoría de las acciones. En el primer piso se ubicó el Coro y en el segundo -donde está el gran órgano- a los tres generales. Branca hizo de las dificultades para presentar una ópera, que tiene la sala, virtudes. Así la versión tuvo impacto y a la vez cercanía. Luis Bacalov logró un muy buen rendimiento por parte de la Orquesta Sinfónica Nacional. Por su misma estructura oratorial no hay personajes que tengan un protagonismo mayor y por cierto la labor de conjunto resultó ajustada y brillante.
Se destacaron especialmente Cecilia Díaz (Juana) y Alejandra Malvino (Ángela) por profesionalismo, línea de canto, verosimilitud y credibilidad. No desentonó Paula Almerares como Sara un rol escrito originalmente para mezzosoprano y aquí interpretado por una soprano. De los roles masculinos se destacó por belleza vocal y línea de canto Alejandro Meerapfel (narrador). Mientras que amalgamados y creíbles resultaron los tres generales interpretados Fernando Grassi, Mario De Salvo y Leonardo Estévez. Correcto el resto del elenco en sus breves intervenciones El Coro Polifónico Nacional fue el puntal de la versión con una labor destacable por la perfección de su canto amalgamado y potente, en una obra donde los números corales son muchos y la presencia del coro importantísima.


Wednesday, August 19, 2015

Gala Lírica en La Bellena Azul: ‘Homenaje a Luis Lima’ en Buenos Aires, Argentina

Gustavo Gabriel Otero

Concierto memorable de la Orquesta Sinfónica Nacional bajo la batuta del maestro Carlos Vieu en la sala denominada ‘La Ballena Azul’ del nuevo Centro Cultural Nacional en el ex Palacio de Correos de Buenos Aires, el pasado viernes 14 de agosto. La cuidada selección del repertorio, la batuta convocada, el concurso del excelente Coro Estable del Teatro Argentino de La Plata que dirige con éxito Hernán Sánchez Arteaga, y la participación de solistas líricos de real valía dentro de los cantantes nacionales, eran a-priori una garantía de calidad. La presencia del gran tenor internacional Luis Lima -hoy semi-retirado de los escenarios- fue un aliciente más para concurrir a esta verdadera fiesta, que a la postre se convirtió en un Homenaje al cordobés Luis LimaEl programa fue muy variado y extenso, y estuvo integrado principalmente por fragmentos de óperas del repertorio italiano, algunas páginas del francés y una pequeña muestra del alemán. La expansiva batuta del maestro Vieu se lució en los momentos sinfónicos. Así pasaron el Intermezzo de Manon Lescaut de Giacomo Puccini, la Obertura de La forza del destino de Giuseppe Verdi, y el Intermezzo de Cavalleria Rusticana de Pietro Mascagni. Carlos Vieu fue en todo momento puntal de la función con extrema diligencia para los cantantes y atención permanente a los profesores de la Orquesta Sinfónica Nacional, logrando unas suntuosas versiones orquestales de los fragmentos cantados. Quizás era necesario un mejor balance acústico ya que en la nueva sala el sonido ‘rebota’ especialmente en los momentos de mayor intensidad sonora. El espectador tiene la sensación de escuchar música grabada en el mayor de los volúmenes posibles del reproductor. Seguramente el uso de la sala con asiduidad por parte de la Orquesta y de los distintos directores vaya mejorando el balance sonoro. Impecable el Coro del Teatro Argentino de La Plata, que se lució en Dio, fulgor della bufera!, Si calma la bufera y Fuoco di gioia de Otello de Giuseppe Verdi; el Coro de Cigarreras de Carmen de Georges Bizet; el coro de Zingarelle e mattadori de La Traviata de Giuseppe Verdi, el poético Coro a bocca chiusa de Madama Butterfly de Giacomo Puccini y en el impactante final con el Te Deum que cierra el primer acto de Tosca, también de Puccini. En la participación de los solistas vocales se conjugaron distintas generaciones de cantantes, desde los más jóvenes y promisorios a los consagrados en el ámbito nacional pasando por los de edad intermedia e interesante carrera. Entre los más jóvenes se destacó especialmente Marina Silva por volumen, expresividad, línea de canto y belleza vocal. Asumida como una diva -con tres cambios de vestuarios incluidos- su participación incluyó el dúo de La Traviata, Un di felice, eterea, el aria Si, mi chiamano Mimí, de La Bohème y el cuarteto del último acto de RigolettoEn el otro extremo el tenor Sebastián Russo intervino sin deslumbrar en el mencionado dúo de La Traviata, en La donna e mobile y en el Cuarteto de Rigoletto. Sin duda un espaldarazo para su carrera estar en este programa y compartiendo escenario con artistas nacionales de primer nivel. También joven, Florencia Machado, impresionó por su potente interpretación del aria de las cartas de Werther y por su incisiva y voluptuosa participación en el cuarteto de RigolettoLa soprano Mónica Ferracani, de dilatada carrera nacional, brindó una magnífica interpretación de D’amor sull’ali rose, y de la cabaletta respectiva de Il Trovatore, y una ajustada y sentida versión de Vissi d’arte, de Tosca
Entre los no tan jóvenes Hernán Iturralde fue perfecto en la Canción de la Estrella vespertina de Tannhauser en el único momento alemán de la velada, y efectivo como Scarpia en el fragmento de Tosca que cerró el concierto. Es de lamentar que en los últimos compases el maestro Vieu no haya cuidado los planos sonoros y que ahogara el sonido de Iturralde, quien por otra parte no carece de ninguna manera de un volumen apreciable. Otros dos consagrados nacionales como Omar Carrión y Alejandra Malvino prestigiaron en sus intervenciones el momento otorgado. Así Carrión brilló como Fígaro en el Largo al factotum, tanto vocalmente como en actuación, y fue sólido complemento de Luis Lima en el dúo de la amistad de Don Carlo. Mientras que Malvino fue perfecta y sensual en Mon coeur s’ouvre à ta voix de Sansón y Dalila de Camille Saint-Saëns y arrolladora en Accerba voluttá de Adriana Lecouvreur de Cilea. También de edad intermedia, Fabián Veloz, volvió a resplandecer como intérprete. Impactó con su voz poderosa y excelente manejo de sus recursos en Cortiggiani vil razza dannata, y prestigió el Cuarteto de RigolettoDejamos para el final al que a la postre resultó homenajeado no solo por el cariño del público sino por las sentidas palabras del maestro Vieu y por una presente otorgado por las autoridades del Centro Cultural: Luis LimaEn el inicio Lima se dio el gusto de asumir por breves momentos un rol que nunca cantó completo y que siempre lo fascinó: Otello. Su interpretación de Esultate y Dio! Mi Potevi Scagliar, mostró que su caudal sonoro no ha disminuido con el paso del tiempo, así como tampoco su capacidad interpretativa. En la segunda parte se destacó en un rol fetiche de su carrera y así brilló en el dúo de Don Carlo, Dio che nell’alma infondere, junto al barítono Omar Carrión. El bis o propina fue otro regalo para y por Luis Lima. Así acometió con cuidada línea de canto, buena administración de los recursos y solvencia en los agudos el Nessun Dorma de Turandot de Puccini. Como final de fiesta el elenco completo cerró la función con Va pensiero, de Nabucco.

Thursday, November 17, 2011

Fedra - Ópera comisionada por el Teatro Colón

Fotos: Teatro Colon de Buenos Aires
 
Christian Lauria
 
FEDRA Ópera comisionada por el Teatro Colón. Música de Mario Perusso , Compositor residente del Teatro Colón. Libreto de Marcelo Perusso. Estreno Mundial. ELENCO FEDRA Alejandra Malvino HIPÓLITO Marcelo Puente. TESEO Leonardo Estévez. LA NODRIZA Haydee Dabusti  ARICIA Daniela Tabernig SELENE Florencia Machado HÉCATE Alicia Alduncín TERÁMENES Gustavo Feulien ORQUESTA ESTABLE DEL TEATRO COLÓN Director: Mtro. Mario Perusso. Director de escena, escenografía y vestuario: Marcelo Perusso Coreografía: Guillermina Tarsi. Iluminación: Rubén Conde Función del 26 de Octubre de 2011, Teatro Colón de Buenos Aires
 
BUENAS NUEVAS Asistir a un estreno mundial es siempre un acontecimiento y más aún si se trata de una ópera argentina. La creación lírica nacional resulta siempre una rareza y debe luchar con las prevenciones de un público remiso a valorar lo propio y a Teatros que por lo menos resultan en exceso cautos a la hora de programar títulos de nuestros creadores. Las razones pueden ser diversas y no faltarán quienes cuestionen hasta dónde es posible la creación de óperas “nacionales” o al menos hasta dónde llega ese calificativo. Por mucho tiempo se asoció lo nacional sólo a piezas de inspiración folklórica y se condenó a un segundo orden a aquellas que presentaran una orientación más internacionalista considerándolas meros remedos, demasiado cercanas a corrientes ajenas a nuestra identidad. Marechal solía decir que el Arte argentino habría alcanzado su madurez cuando fuera capaz de mostrar algo tan internacional como una rosa pero haciéndolo como sólo un argentino pudiera hacerlo, con una mirada así de propia, así de única. Pareciera que el Maestro Perusso ha seguido por esa senda al recurrir para su última creación lírica a una de las historias míticas más conocidas y más consustanciadas con la cultura de occidente, la historia de Fedra. Esta mujer y su tragedia nos remite ineludiblemente a la Grecia antigua que le dio origen, pero también a las miradas que sobre ella nos brindaron los franceses, de Racine en adelante, y los italianos, por sólo citar dos casos. Pocos personajes mitológicos llegaron a nosotros a través de un prisma tan cosmopolita y tal vez ese cosmopolitismo sea una de las características más propias de los argentinos. De allí que hablar de Fedra es hablar del personaje en una ubicación espacio temporal precisa, pero también es una manera de hablar de nosotros mismos y del hombre y la mujer en general rodeados de sus dramas y agonías. La obra que subió al escenario del Colón tiene diversos aciertos partiendo de una lograda estructura dramática, no siempre acompañada por el texto que en algunos puntos se vuelve demasiado retórico, pero que sabe generar una progresión de la acción que se desarrolla sin fisuras y nos lleva a una conclusión no por previsible menos estremecedora.
A este basamento literario el Mtro. Perusso supo nutrirlo con una partitura que resulta interesante en general y espléndida en varias de sus escenas clave. Sin caer en el atonalismo pleno, el compositor sabe moverse con una libertad que, sin embargo, no desdibuja la esencia de la concepción musical. La modernidad del planteo no es un dogma sino un medio. No rehuye los momentos líricos como tampoco las pinceladas expresionistas. Sabe lograr que la música cobre un protagonismo revelador en escenas donde se vuelve la cronista de los sentimientos y sensaciones de los personajes más allá del texto (algo así como lo que nos planteaba Wagner ) y si un reparo pudiera hacérsele es que ese nivel de logro no siempre se mantenga a la misma altura. La puesta que hemos apreciada resultó en todo sentido inspirada. No hubo detalle sin tener en cuenta y cada elemento utilizado se puso al servicio del todo con tal nivel de belleza y coherencia que no podemos menos que decir: Bravo! La escenografía estupendamente iluminada creó el ámbito referencial propicio para el desarrollo de la acción lo mismo que el vestuario que, sin pretender recreaciones historicistas optó por aludir y acentuar la modernidad de los clásicos que no pierden vigencia. Otro acierto fue la coreografía que se lució en algunas escenas e intermedios. En lo referente a los cantantes hemos visto un aceitado trabajo en equipo para una obra que presenta parejas exigencias a protagonistas y co-protagonistas los que supieron estar a la altura de las dificultades y salieron airosos del desafío. Alejandra Malvino creó una Fedra deslumbrante, plena de una dramaticidad que fue in crescendo conforme se desarrolló el drama al que sirvió con una voz rica, pareja en todo el registro, de clara dicción y segura emisión. Inolvidables su escena final del I° Acto, la escena con Aricia en el II° Acto y el monólogo final que cierra la obra. El Hipólito de Marcelo Puente fue interpretado con acierto y cantado con una voz que superó una tesitura que se vuelve por momentos cruel. Su limpio fraseo, su caudal y su timbre resultaron armas de buen cuño para darle carnadura al héroe. Haydee Dabusti interpretó una nodriza interesantísima. Segura en los agudos, incisiva en la lectura del texto, con una voz que corre sin fisuras y una vena dramática cada vez más refinada. Su presencia fue sinónimo de calidad. En el rol de Teseo, Leonardo Estévez mostró sus méritos y supo sacar provecho a escenas que corren el riesgo de volverse anodinas si no se las trabaja a conciencia. Daniela Tabernig lució en Aricia su espléndido timbre, su registro parejo, su línea llena de matices y se confirmó una vez más como una de nuestras mejores sopranos. Muy bien Florencia Machado y Alicia Alduncín como Selene y Hécate, y otro tanto puede decirse de Gustavo Feulien. La Orquesta Estable tuvo una noche digna de sus méritos y respondió a la dirección del compositor con eficiencia y talento. Un nuevo título se suma al patrimonio musical argentino, un elenco de artistas nacionales de primerísimo nivel que merecen un lugar cada vez más destacado y un reconocimiento acorde a sus méritos, una puesta que hizo gala de buen gusto… Comprenderás lector que tengamos esperanzas en nuestro arte ante tantas buenas nuevas…