Sunday, February 14, 2010

Un Don Giovanni minimalista en el Teatro alla Scala de Milán

Foto: Carmela Remigio - Fotografie di Marco Brescia, Archivio Fotografico del Teatro alla Scala.
Massimo Viazzo
La reposición de la producción de Don Giovanni de Peter Mussbach, creada aquí mismo en la Scala hace cuatro temporadas fue montada para esta ocasión por Lorenza Cantini, quien mostró la vitalidad de esta puesta escénica abstracta y minimalista. Mussbach descontextualizó el acontecimiento proyectando a los personajes, vistiéndolos completamente en blanco y negro, y situándolos en un ámbito atemporal y con una escena lívida, dominada por dos rectángulos móviles y oprimentes que encerraban y se tragaban todo y a todos. La opera adquirió así una universalidad propia que la hizo esencial y definitiva.

Lamentablemente, el elenco vocal no pudo captar plenamente las dinámicas dramaturgias concebidas por el director escénico alemán, y se acomodó frecuentemente haciendo movimientos poco convencionales. Sin embargo, es cierto que la prueba de Peter Mattei, en el papel de Don Giovanni – que realizo un Don Giovanni carismático, seductor y arrogante- pareció perfecta tanto en la recitación como desde el punto de vista del canto, con una voz aterciopelada, cautivante y muy bien proyectada. También Nicola Ulivieri convenció y su Leporello no pareció ser el habitual sirviente exagerado y afligido con clichés y estereotipos. A su vez, Juan Francisco Gatell, que fraseó con garbo, dio vida a un Don Octavio pálido y de un peso vocal un tanto desvanecido.

Pero las notas dolorosas provinieron sobretodo de la parte femenina de la compañía. Carmela Remigio (Donna Anna), estuvo un poco agitada al inicio de la opera, pero fue mejorando con el transcurso de la función hasta encontrar el justo acento en “Non mi dir” (que suscitó el único aplauso de la velada a escena abierta). Emma Bell (Donna Elvira) y Verónica Cangemi (Zerlina) batallaron frecuentemente con una emisión difícil y dispareja (además, Emma Bell tuvo graves problemas de entonación durante el Cuarteto del primer acto) lo que les impidió a ambas, encontrar una mejor línea musical.

Completamente hosco estuvo el Leporello de Mirco Palazzi, como estentóreo (aunque no siempre muy entonado) estuvo Roman Polisadov en el papel del Comendador. Finalmente, Louis Langreé dirigió con transparencia, atención al detalle, y también con cierta finura pero con un paso teatral frecuentemente letárgico.

Saturday, February 13, 2010

Un Don Giovanni minimalista alla Scala - Teatro alla Scala, Milano

Fotografie di Marco Brescia, Archivio Fotografico del Teatro alla Scala. (Carmela Remigio, Juan Francisco Gatell).
Massimo Viazzo
La riproposta del Don Giovanni di Peter Mussbach, creato qui alla Scala quattro stagioni fa e ripreso per l’occasione da Lorenza Cantini, ha mostrato la vitalità di questo allestimento astratto e minimalista. Mussbach decontestualizza la vicenda proiettando i personaggi, abbigliati interamente in bianco e nero, in ambito atemporale con una scena livida dominata da due opprimenti parallelepipedi mobili che inghiottiscono tutto e tutti. L’opera acquista così una sua universalità che ce la rende essenziale e definitiva. Purtroppo il cast non ha pienamente introiettato le dinamiche drammaturgiche concepite dal regista tedesco adagiandosi spesso su movimenti più convenzionali. E’ vero, peraltro, che la prova di Peter Mattei nel ruolo di Don Giovanni - un Don Giovanni carismatico, seducente e protervo - è parsa perfetta sia come recitazione sia dal punto di vista del canto con una voce timbricamente vellutata, suadente e molto ben proiettata. Anche Nicola Ulivieri ha convinto e il suo Leporello non è sembrato il solito servo gigione afflitto da cliché e stereotipi. Juan Francisco Gatell, invece, pur fraseggiando con garbo, ha dato vita ad un Don Ottavio pallido e di peso vocale un po’ evanescente. Ma le dolenti note venivano, soprattutto, dalla parte femminile della compagnia. Se Carmela Remigio (Donna Anna), un po’ troppo concitata all’inizio dell’opera, è andata via via migliorando nel corso della recita trovando il giusto accento in “Non mi dir” (unico applauso a scena aperta della serata), Emma Bell (Donna Elvira) e Veronica Cangemi (Zerlina) hanno combattuto spesso con un’emissione difficoltosa e disomogenea (Emma Bell ha anche avuto grossi problemi di intonazione durante il Quartetto del primo atto) che ha loro impedito di trovare la linea musicale migliore.
Giustamente scontroso il Masetto di Mirco Palazzi e stentoreo (e non sempre intonatissimo) Roman Polisadov nei panni del Commendatore. Louis Langreé, infine, ha diretto con trasparenza, attenzione al dettaglio, anche una certa finezza, ma con un passo teatrale spesso letargico.

Claudio Abbado dirigió a la Orquesta de la Juventud Venezolana Simón Bolívar en Caracas

Fotos: Aniversario 35 años Fesnijov - Claudio Abbado -Orquesta de la Juventud Venezolana Simón Bolívar. Creédito: Frank di Polo - Fesnijov. Jueves 11 de febrero del 2010.
Reseña Cortesia Prensa Fesnojiv
Un Claudio Abbado plácido y confiando, llegó a la sala Simón Bolívar del Centro de Acción Social por la Música, para tomar las riendas de la Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar, y celebrar juntos los 35 años de "El Sistema", con un concierto perdurable en la memoria de esta institución.

El repertorio elegido denotó en cualquier instancia el carácter de importancia de este evento; suave, profundo y elegante exaltó la maestría de Abbado en el arte de la dirección, mientras la orquesta se crecía ante el movimiento de su batuta. El Sueño de una Noche de Verano de Mendelssohn, creó en un primer tiempo una atmósfera nostálgica, vivaz y esperanzadora, desde la obertura hasta la marcha nupcial.

A continuación, la joven promesa Angélica Olivo interpretó el Concierto para violín nº 2 en mi menor, Op.64 de Mendelssohn, con una brillante ejecución celebrada por el público presente, Abbado y la orquesta, durante varios minutos antes del intermedio. Su juventud y experticia a temprana edad, unidas a la sutileza del consagrado director Claudio Abbado y el sello único de espíritu colectivo de la orquesta, recordaron a muchos, el valor de honrar el trabajo de El Sistema.

La velada culminó con el Adagio de la Sinfonía n° 10 en fa sostenido menor de Mahler. Al finalizar, Abbado fue aclamado por el público y los músicos de la Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar, quienes hicieron vítores a su conductor con el redoble de sus pies sobre las tablas de la escena.

El viernes 12 de febrero se conmemoraron 35 años de la creación del Sistema Nacional de Orquestas Juveniles e Infantiles de Venezuela, razón por la que se han programado una serie de conciertos académicos con la participación de la Sinfónica Juvenil Teresa Carreño y la Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar, dirigidas por Gustavo Dudamel.

"Progetto Galileo: Musica delle sfere" - Tafelmusik Baroque Orchestra, San Diego California

Foto: Tafelmusik Baroque Orchestra. Crédito:Cylla von Tiedemann. Fotografía: Christa Cowrie (FIC)

Ramón Jacques
L’associazione musicale La Jolla Music Society di San Diego in California ha invitato l’orchestra canadese Tafelmusik Baroque Orchestra che ha preentato un programma denominato “Progetto Galileo: Musica delle sfere”, un’opera immaginaria composta da un’ampia selezione di lavori e autori che per mezzo di musica, parole e immagini tentavano di esplorare il mondo artistico, culturale e scientifico in cui svolsero la loro attività gli astronomi del XVII° e XIII° secolo.

Il progetto è stato creato nel 2009 con il contributo dell’Anno dell’Astronomia e ha coinciso con i 400 anni dall’invenzione del telescopio da parte di Galileo Galilei, il fisico e matematico italiano che sapeva disimpegnarsi anche nella pratica del liuto.
Il concerto includeva la proiezione continua di immagini di stelle, pianeti, costellazioni, soli e comete, su uno schermo situato sul retro del palcoscenico con la presenza dell’artista canadese Shaun Smyth che narrava aneddoti legati alla musica e intrecciati con il mondo astronomico della stessa epoca. Il concerto è iniziato con un giubilante Concerto per due violini di Antonio Vivaldi seguito da una selezione dall’opera Phaeton di Lully.

La musica che rappresentava perfettamente l’epoca di Galileo includeva il Ritornello e la Moresca dall’Orfeo di Monteverdi e una selezione di opere di autori come Merula, M. Galilei, Marini e Purcell (di cui è stata eseguita “See, even night herself is here” da The Fairy Queen e un delicato Rondeau diAbdelazar.Seguiva poi l’entrata di Jupiter dall’opera Hippolyte et Aricie e quella di Mercurio da Platée di Rameau, l’Allegro del Concerto Grosso No. 6 di Haendel, l’Allegro dal Concerto per quattro violini di Telemann e ancora brani di musicisti come Zelenka e Weiss, come l’Allegro del suo concerto per liuto. Il concerto si è concluso con una brillante selezione dalla Sinfonia “Wie schön leuchtet der Morgenstern” e la Sinfonia BWV 29 di Johann Sebastian Bach.
Musicalmente l’orchestra ha mostrato un suono compatto, omogeneo e molto dinamico, supportata principalmente dalla corposa sezioni degli archi e dall’attenta e dettagliata guida del suo direttore, la violinista Jeanne Lamon.

Thursday, February 11, 2010

Galateo con Maria Cassi (Teatro di Prosa) - San Lorenzo in Campo, Teatro Tiberini

Foto: Maria Cassi- copyright
SAN LORENZO IN CAMPO-TEATRO TIBERINI
GALATEO di e con MARIA CASSI, ovvero l’arte del racconto e del trasformismo.

Giosetta Guerra

Non ha bisogno di cambiarsi d’abito come Brachetti per trasformarsi in vari personaggi e non ha bisogno di sceneggiatori per riempire due ore di comicità toscana più densa e serrata di quella di Panariello, perché è lei che scrive i testi, li recita e li arricchisce ogni volta di gags estemporanee, per cui una serata non è mai uguale alla successiva.
Sola in palcoscenico, con pochissimi arredi (due sedie, un tavolino, tre libri, una brocca d’acqua e un bicchiere mezzo pieno che ogni tanto porta alle labbra dicendo di bere grappa), Maria Cassi, vestita da uomo (scarpe nere, pantaloni neri gessati con bretelle, camicia bianca), esordisce farfugliando e gesticolando, simulando una conversazione nonsense con interlocutori inesistenti, poi commenta le norme di comportamento scritte dal 1500 ad oggi, intervallandole con critiche sul carattere, i vizi e le abitudini dei Fiorentini e con racconti di episodi di vita toscana.
Lo spettacolo, da lei scritto, recitato e improvvisato, s’intitola GALATEO. Da non perdere. L’attrice legge e commenta a modo suo pagine dal “Galateo” di Monsignor Della Casa del secolo XVI soffermandosi su cose stomachevoli, il baciamano descritto nel “Galateo Moderno” di Lea Schiavi (finito di stampare il 15 luglio 1937, Milano – Sonzogno, 70€), il decalogo della fidanzata da “Nuove usanze per tutti” (Ed. 1939, 15€) di Vanna Piccini e il comportamento della zitella tratto da “Come si vive nella buona società” scritto nel 1895 da Camilla Buffoni Zappa. E non sono nomi inventati come qualcuno ha scritto, ma autori veri e libri ancora esistenti e in vendita.
Esilaranti e sarcastici sono i commenti e le situazioni create (e l’accento toscano l’aiuta molto), sottolineati da una mimica facciale e del corpo indescrivibili (a volte fanno impressione, come quando si mangia la lingua che non vuole stare al suo posto) e guidati da una tecnica teatrale che buca lo schermo, come si dice abitualmente, anche se la fiorentina Maria Cassi non è un volto televisivo.
È una vera mattatrice della scena, una maestra della clownerie, un’impressionante trasformista (il viso e il corpo non sembrano mai gli stessi), dotata di una verve inesauribile e di una comicità godibile, immediata, intelligente e un po’ osée. Lo spettacolo fa parte della mini stagione teatrale del Teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo, inserito nella Rete Teatrale del Teatro Stabile delle Marche, diretto da Lucia Ferrati, che opera nei dodici teatri della Provincia di Pesaro e Urbino col sostegno della Provincia (assessore alle politiche culturali è il vicepresidente della Provincia Davide Rossi) e dei comuni coinvolti.

Wednesday, February 10, 2010

GIOVANI ALL'OPERA - Accademia di Canto, Stresa


GIOVANI ALL'OPERA - Accademia di Canto
Docente: Natale De Carolis

Soggetti ammessi e svolgimento del corso
Aperta a giovani cantanti che non abbiano superato i 29 anni al 22 agosto 2010, l'Accademia ha per oggetto l'esecuzione dell'opera di Domenico Cimarosa Il matrimonio segreto e sarà tenuto da Natale De Carolis con l'assistenza di Giulio Laguzzi (Maestro Collaboratore del Teatro Regio di Torino), la partecipazione della pianista Antonella Poli (Maestro Collaboratore dell'Accademia Teatro alla Scala di Milano) e dell'Orchestra Giovanile Italiana.
La frequentazione dell'Accademia è destinata a corsisti effettivi e uditori.
Le lezioni si terranno a Stresa (VB) dal 23 agosto al 4 settembre 2010. Al termine dell'Accademia gli allievi prenderanno parte all'esecuzione con orchestra dell'opera in forma semiscenica a Stresa il 4 settembre 2010, all’interno della 49^ edizione dello Stresa Festival. La convocazione degli allievi effettivi è prevista per il giorno 22 agosto 2010.

Le voci saranno selezionate per i seguenti ruoli:

Carolina, soprano
Elisetta, soprano
Fidalma, mezzosoprano o soprano Falcon
Paolino, tenore
Geronimo, basso baritono
Robinson, basso
Modalità di iscrizione
La domanda di ammissione dovrà pervenire alla Segreteria dell’Associazione Settimane Musicali di Stresa, Via Carducci, 38 – 28838 Stresa (VB) – Italia, entro e non oltre il 20 aprile 2010, unitamente ai seguenti dati:

nome e cognome
luogo e data di nascita
nazionalità
due fotografie recenti
domicilio, numeri telefonici, recapiti telematici
curriculum vitae (in lingua italiana o inglese)
lettere di presentazione di importanti musicisti
eventuali video (VHS o DVD, sistema PAL) e audio (CD) comprovanti l'attività dei candidati
I candidati selezionati riceveranno comunicazione per l'audizione di ammissione all'Accademia entro il 15 maggio 2010.


Audizione e selezione
I candidati selezionati saranno invitati a tenere un'audizione – che si terrà in data e luogo da comunicarsi - entro e non oltre il 20 giugno 2010. All'audizione i candidati dovranno portare un'aria tratta dall'opera Il matrimonio segreto di Cimarosa più due altre arie a propria scelta inerenti al periodo storico dell'opera di Cimarosa. L'organizzazione si farà carico del pianista accompagnatore.
Saranno ammessi due cast completi, uno per l'esecuzione effettiva e l'altro di copertura. I partecipanti all'Accademia dovranno conoscere, dalla prima prova, la propria parte a memoria.

Partecipazione
La frequentazione per i corsisti effettivi è gratuita.
Per gli uditori è previsto il pagamento di euro 250,00 (duecentocinquanta/00).

Borsa di studio
È prevista una borsa di studio per i corsisti effettivi del I cast. La borsa di studio consiste nelle copertura delle spese vitto e alloggio (in camera singola in hotel a Stresa) per tutta la durata dell'Accademia.
Le spese di viaggio sono a carico dei corsisti.
Sono previste agevolazioni per i corsisti effettivi del II cast e per gli uditori.
ENGLISH

GIOVANI ALL'OPERA - Academy of Lyric Singing
Teacher: Natale De Carolis

Admitted candidates and course development
Open to young singers no older than 29 year on 22nd August 2010, the object of the Academy is the realization of the opera Il matrimonio segreto by Domenico Cimarosa. It will be given by Natale De Carolis, with the assistance of Giulio Laguzzi (Music Collaborator of Teatro Regio Torino), with the participation of the pianist Antonella Poli (Music Collaborator of Accademia Teatro alla Scala di Milano) and the Orchestra Giovanile Italiana. Active students and listeners will be admitted. Lessons will take place in Stresa (VB) from 23rd August to 4th September 2010. At the end of the Academy, the active students will perform the semistaged version of the opera with the orchestra on 4th September 2010, in the context of the 49th edition of the Stresa Festival.The active students must arrive in Stresa on 22nd August 2010.
The students will be
selected for the following roles:
Carolina, soprano
Elisetta, soprano
Fidalma, mezzosoprano or soprano Falcon
Paolino, tenor
Geronimo, bass baritone
Robinson, bass

Admission procedureApplication form must be sent to the Segreteria dell’Associazione Settimane Musicali di Stresa, Via Carducci, 38 - 28838 Stresa (VB) – Italy, by and no later than 20th April 2010 including the following data:
first name and last name
place and date of birth
nationality
two recent photographs
home address, phone numbers, e-mail address
curriculum vitae in Italian or English
letters of reference by important musicians
one video (VHS or DVD, Pal system) – if any – and one audio Cd testifying the experience of the candidate
The selected candidates will be notified for the audition within 15th May 2010.
Audition and selectionSelected candidates will be invited to give an audition – date and place to be announced – within 20th June 2010. Candidates shall sing an aria from the opera Il matrimonio segreto by Cimarosa and two arias by their own choice related to the historical period of Cimarosa.
The organisation will arrange the accompanist pianist.
Two complete casts will be admitted, one for the performance and the other for covering.
The active students of the Academy must know their own part by heart since the first rehearsal.
Admission fee
The participation for the active students will be free.
The listener students will pay €250,00 (twohundredfifty/00).
Scholarship
The active students of the cast I will receive a scholarship. The scholarship will cover the expenses for meals and accommodation (in single room in hotel in Stresa) for the whole period of the Academy.Concessionary rates apply to active students of the cast II and to listeners.Travelling expenses must be paid by the students.

Tuesday, February 9, 2010

Entrevista con la violinista Eva León

Fotos: Cortesía Eva León©

Eva León, violinista nacida en Las Palmas de Gran Canaria (España) , esta considerada como una de las figuras españolas mas importantes de su generación en este instrumento. En su fructífera carrera cuenta ya con una larga lista de premios obtenidos en competiciones de violín en España, y otros países, así como presentaciones en el Carnegie Hall de Nueva York y recitales y conciertos como solista de numerosas orquestas como: Orquesta Sinfónica del Estado de México, la Orquesta Filarmónica Nacional de Moldavia, la Orquesta Sinfónica de Rockford, la Orquesta Sinfónica Nacional de Colombia, la Orquesta Clásica de Boston, la Orquesta Sinfónica de Galesburg, la Orquesta Sinfónica Arthur Rubinstein, la Orquesta Sinfónica de Champagne-Urbana, la Orquesta de Cámara de la Universidad de Nueva York, la Orquesta Sinfónica de Castilla y León, la Orquesta Filarmónica de Gran Canaria, la Orquesta Sinfónica del Vallès, la Orquesta de Cámara Franz Liszt y la Orquesta de Cámara de Colonia, entre otras. Ha realizado diversas grabaciones discográficas, como el CD con sonatas de violín de Joaquín Turina que recientemente sacó al mercado Naxos, sello discográfico que próximamente editará dos discos más de ella con música de Joaquín Rodrigo y Xavier Monsalvatge. Además, ha participado en programas de radio y televisión en diversos países, y es colaborada de la revista internacional Strings Magazine. En su amplio repertorio, y por mencionar solo algunos compositores, interpreta obras de: Haydn, Mendelssohn, Mozart, Bruck, Paganini, Sibelius. En la siguiente entrevista, esta calida y simpática interprete nos amplia mas detalles sobre su carrera y su visión en el mundo del violín.

Ramón Jacques

¿Cómo violinista española que significa para ti el nombre de Pablo de Sarasate?
Es el primer nombre que salta a la mente cada vez que pensamos en el violín español. Pablo de Sarasate ha sido sin duda el violinista más internacional que ha dado España y el legado de obras para este instrumento que nos dejó es verdaderamente importante.
¿Qué fue lo que te atrajo a aprender a tocar este instrumento y como fueron tus inicios y donde fue tu debut profesional?
Lo que me atrajo, fue el azar, ya que mis padres tenían un violín en casa y decidí que ese sería mi instrumento. Después realmente fue el violín quien me escogió a mí. El talento no es algo que uno pueda aprender y desde el comienzo me sentí cómoda. A los 13 años me marché a Barcelona para proseguir mis estudios y fue a los 15 años cuando comencé mi carrera profesional. A los 21 años ya había grabado mi primer CD y hecho mi debut en el Palacio de la Música de Barcelona.

¿Qué obras conforman actualmente tu repertorio y cuales te llenan de mayor satisfacción al interpretarlas?
Actualmente estoy plenamente entregada a la música de Joaquín Rodrigo. Este año grabaré mi segundo disco para el sello discográfico Naxos, con la obra para violín de Rodrigo. Además, por supuesto, siempre preparo y disfruto con los compositores que tengo que interpretar en mis actuaciones. Por ejemplo ahora son Mendelssohn y Tchaikovsky porque tocaré sus conciertos para violín en marzo en Guadalajara, México y en Estados Unidos respectivamente.

¿Qué otros compositores te estimulan con sus composiciones?
El que esté preparando en ese momento. Los músicos nos embarcamos en una gran aventura cada vez que abrimos una partitura. No tan solo son las notas, pero la interpretación estilística, la personalidad del compositor y como no, ¡nuestra propia creatividad como intérpretes!

¿Es el violín un instrumento que se adapta siempre a la personalidad de su intérprete?

Si, aunque cualquier instrumento acaba adaptándose a la personalidad del intérprete y viceversa, aunque en menor medida. El violín en sí no es más que el medio de expresión para el intérprete.

¿Existe algún violinista del pasado o del presente con el cual sientas alguna afinidad especial o tengas como referente?
Si, pero son innumerables. Desde Heifetz a Oistrakh, pasando por Szeryng o cualquier intérprete actual. Todos tienen algo de lo que se puede aprender.

¿Qué instrumento te acompaña actualmente en tus presentaciones?
En estos momentos toco con un violín hecho en Barcelona en el 2001 por David Bagué.

¿Qué hace especial un dúo entre violín y piano?

La comunicación que existe entre ambos. Un dúo consiste en un equipo formado por dos personalidades diferentes, donde cada fraseo esta hablado, cada detalle de interpretación estudiado, así, una vez llegado el día del concierto, solo nos queda relajarnos y disfrutar juntos a través de la música.
¿Cuáles consideras las representaciones más memorables de tu carrera?

Es difícil de escoger, porque recuerdo todas con mucho cariño por diferentes motivos.

¿Qué comentarías con relación a tu reciente grabación discográfica, que sacó al mercado el sello Naxos con la obra de Joaquín Turina?
Mi último disco de Turina incluye distintas obras escritas para violín y piano, entre ellas dos de sus sonatas. Aún sin el genio creativo de Manuel de Falla, quien le ensombreció por mucho tiempo, Turina es realmente un compositor que supo captar la esencia de la tradición española y uno de los pocos compositores españoles que dedicó gran parte de su trabajo a la música de cámara. Para mi fue un verdadero placer adentrarme en su mundo.

¿Qué importancia tiene en tu carrera el poder transmitir tus conocimientos a jóvenes que quieren dedicarse a la interpretación de un instrumento como el tuyo?
¡Importantísima! Llega un momento en la carrera de cualquier músico en el que se convierte en nuestra responsabilidad el poder transmitir a las nuevas generaciones los conocimientos adquiridos durante nuestra trayectoria artística. Mi próxima masterclass será en la ciudad de Boston en abril.

Finalmente, ¿Hacia donde vislumbras que se dirige tu carrera a futuro?
Me veo establecida entre Estados Unidos y Europa, como hasta ahora, continuando con mis conciertos y grabaciones y al mismo tiempo enseñando en una universidad, posiblemente americana, que me permita continuar con mi agenda de viajes y actuaciones. También espero continuar dando a conocer el repertorio para violín de España alrededor del mundo.

Monday, February 8, 2010

Tafelmusik Baroque Orchestra en San Diego, California

Foto: Tafelmusik Baroque Orchestra
Crédito: Cylla von Tiedemann

Ramón Jacques

La asociación musical La Jolla Music Society de San Diego California tuvo como invitada a la orquesta barroca canadiense Tafelmusik Baroque Orchestra, que ofreció un concierto denominado El Proyecto Galileo: Música de las esferas, una obra imaginaria, compuesta por una amplia selección de obras y autores, que por medio de música, palabras e imágenes intentó explorar el mundo artístico, cultural y científico en el que los astrónomos del siglo 17 y 18 realizaron su labor. El proyecto, que fue creado en el 2009, es la contribución de la orquesta al Año Internacional de la Astronomía, que coincidió con el 400 aniversario de la creación del telescopio por el físico y matemático italiano Galileo Galilei, quien además se desempeñó como un destacado intérprete del laúd.

El concierto incluyó continuas proyecciones de imágenes de estrellas, planetas astros, constelaciones, soles, y cometas, en una pantalla ubicada al fondo del escenario y la presencia del artista canadiense Shaun Smyth quien narró anécdotas que relacionaban y entrelazaban a la música con la astronomía de la misma época. El concierto comenzó con el jubiloso Concierto para dos violines de Vivaldi, y continuó con una selección de piezas de la opera Phaeton de Lully, como su serena obertura, su Suite des Quatre Saisons, la Entrée de Furies, para culminar con una rítmica chacona.

La música que coincidió con el periodo de Galileo, incluyó el Ritornello y la Moresca de la opera Orfeo de Monteverdi, y selecciones de obras de autores como: Merula, M. Galilei, Marini, y Purcell, quien se hizo presente con la música “See, even night herself is here” de la opera The Fairy Queen y el sutil Rondeau de Abdelazar.
Se ejecutó la entrada de Júpiter de la opera Hippolyte et Aricie y la entrada de Mercure de Platée, ambas de Rameu, el Allegro del concierto grosso de Handel, el Alegro para concierto de cuatro violines de Telemann, y obras de compositores como Zelenka y Weiss, como el Allegro de su concierto para laúd. El concierto concluyó con dos brillantes y lucidas selecciones de la Sinfonía Wie schön leuchtet der Morgenstern (Que hermoso brilla la estrella de la mañana) y la Sinfonía BWV 29 de J.S. Bach.
Musicalmente, la orquesta exhibió un sonido compacto y homogéneo y muy dinámico, sustentado principalmente en su consistente sección de cuerdas, y la atenta y detallada guía de su directora al violín, Jeanne Lamon.

Il Campanello de Donizetti - Teatro della Fortuna, Fano

Foto: Torelliana 2010 - Campanello. ph Amati Bacciardi.
Recita con ballo del 6 febbraio 2010.
Giosetta Guerra

Gaetano Donizetti fu a suo tempo soprannominato Dozzinetti, perché si pensava (arbitrariamente) che la gran quantità di opere composte andasse a discapito della qualità. Tale soprannome, assolutamente sbagliato per l’arte compositiva del bergamasco in riferimento alle sue bellissime opere più conosciute, cade a fagiolo per Il Campanello, che, non è una vera opera, ma una farsa napoletana per lo più parlata con qualche pagina di musica frizzante, o presa in prestito da altre opere (il Brindisi di Enrico “Il segreto per essere felici” della prima edizione è tratto da Lucrezia Borgia – rimusicato da Donizetti per la seconda edizione, “Assisa ai pie’ d’un gelso” è la parodia della “Canzone del salice” dell’Otello rossiniano, la cavatina di Serafina “Quel guardo il cavaliere” è quella di Norina con lo stesso titolo da Don Pasquale, forse inserita nell’edizione fanese dal regista perché non è presente nel libretto delle due versioni), o costruita in stile rossiniano. E pensare che Donizetti nel 1836, anno del debutto de Il Campanello al Teatro Nuovo di Napoli, non era neanche un compositore di primo pelo, perché erano già uscite opere come Anna Bolena, L’elisir d’amore, Lucrezia Borgia, Maria Stuarda, Marin Faliero, Lucia di Lammermoor. Bisogna comunque riconoscere che lo stesso Donizetti compose Il Campanello con la consapevolezza che non si trattava di un’opera, ma di una farsa da regalare all’impresario e ai cantanti del Nuovo che navigavano in cattive acque, tant’è che ne scrisse anche il libretto, prendendo spunto dal vaudeville che lui aveva visto a Parigi “La sonnete de nuit” di Léon Lévy Brunswick, Mathieu-Barthélemy Troin e Victor Lhérie. (Quanta gente per questa quisquiglia!)
Dall'anno successivo, infatti, Donizetti rimaneggiò il tutto e sostituì i dialoghi parlati con recitativi in italiano, trasformandola nella versione conosciuta ai nostri tempi. La vicenda si svolge a Napoli. L’anziano farmacista Don Annibale Pistacchio sposa la giovane Serafina, innamorata – corrisposta – del giovane cugino Enrico un po’ farfallone. Il neo sposo all’indomani delle nozze deve recarsi a Roma, dove resterà un mese per impegni di lavoro. Enrico, deciso a impedire la consumazione del matrimonio, durante la notte suona di continuo il campanello del farmacista, che a quei tempi doveva restare sempre a disposizione dei pazienti, e si presenta in una girandola di travestimenti per chiedere medicine. La notte scorre in fretta e all’alba Don Annibale parte, sollecitato dal premuroso Enrico, senza neppure essere entrato in camera da letto.
Fano aveva già messo in scena questa farsa nel 1852 nel Teatro Comunale Provvisorio (dopo la chiusura della sala torelliana) con il baritono Davide Squarcia, il basso Pietro Mattioli e il soprano Augusta Storti e nell’agosto 1875 nell’attuale Teatro della Fortuna ricostruito da Luigi Poletti con i cantanti della compagnia di operette comiche diretta da Achille Lupi, prima donna Maria Frigerio. Questa nuova produzione ripropone, per la prima volta in tempi moderni, i dialoghi parlati con la parte del primo buffo in dialetto napoletano e quella dell’altro buffo in italiano e in francese.
In palcoscenico sono veramente tutti bravi sia nel canto che nella recitazione.
Il baritono Alfonso Antoniozzi, vero animale da palcoscenico, deve sprecare la sua bella voce nel ruolo in prevalenza parlato di Don Annibale e il baritono Roberto De Candia ha gestito con grande padronanza una voce ampia, ricca e robusta anche nel vorticoso sillabato dell’aria di bravura di Enrico, Stefania Donzelli (Serafina) ha esibito una voce scintillante di soprano leggero, il mezzosoprano Elena Bresciani (Madama Rosa) canta poco e Martino D’amico nelle vesti di Spiridone è attore non cantante.
Il regista Mauro Avogadro predilige giustamente una recitazione enfatica e caricaturale che diventa debordante nelle esternazioni dei bollori erotici di Madama Rosa, la madre della sposa invaghita del genero o forse d’accordo con Enrico per non far congiungere i novelli sposi, dilata gli spazi dell’azione dietro un velatino posto sul fondale per lasciar vedere personaggi e movimenti in contemporanea all’azione di palcoscenico, fa sedere il coro del Teatro della Fortuna - Mezio Agostini preparato da Angelo Biancamano ai lati del palcoscenico, che è al centro occupato da un bancone di farmacista. Lo scenografo Salvatore Simone ha puntato sull’essenzialità delle scene, la costumista Serena Magi si è rifatta alla moda degli anni ’50, riconoscibile soprattutto negli abitini estivi delle donne (invece di spendere i soldi, potevano ripescarli dagli armadi delle loro mamme). Il tutto sfumato o esaltato dalle luci di Emiliano Pascucci. Tali scelte, pur avendo mantenuto la freschezza e la leggerezza della farsa, non hanno fatto capire che si trattava di una festa di nozze con invitati. E poi Don Annibale era troppo giovane e aitante…anche a petto e gambe nudi. Proprio incontentabile questa Serafina…
Matteo Beltrami ha diretto con impegno l’Orchestra Sinfonica G. Rossini e gli orchestrali, oltre ad assolvere bene il loro compito, si sono anche divertiti, come si è divertito il pubblico.
Il fatto è che questa non è la grande opera di carnevale annunciata dal programma, ma uno scherzo di carnevale, seguito da un ricco buffet e dalle alte sonorità della discomusic all’interno dell’elegante classicità del Teatro della Fortuna.

Friday, February 5, 2010

ACCADEMIA MUSICALE DI STRESA 2010



ACCADEMIA MUSICALE DI STRESA 2010

5ª edizione

GIOVANI ALL’OPERA - Accademia di Canto Lirico

docente:
Natale De Carolis

Nel 2010 l’Associazione Settimane Musicali di Stresa organizzerà la quinta edizionedell'Accademia Musicale di Stresa. L’Accademia di canto, dal significativo titolo “GIOVANI ALL’OPERA”, sarà tenuta dal basso-baritono Natale De Carolis. La masterclass è aperta a giovani cantanti che non abbiano superato i 29 anni al 22 agosto2010 e sarà finalizzata all'esecuzione de Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa. Le lezioni si terranno a Stresa dal 23 agosto al 3 settembre 2010.Il corso curerà tutti gli aspetti legati all’esibizione in ambito operistico, dalla vocalità allapresenza scenica, dall’impostazione all’interazione tra cantanti/attori.Il programma formativo dell’Accademia Musicale di Stresa sarà anche quest’anno integratocon le Settimane Musicali di Stresa e del Lago Maggiore: al termine del percorso, infatti, ilcast vocale si esibirà, il 4 settembre 2010 al Palazzo dei Congressi di Stresa, ne Il matrimonio segreto, con l’Orchestra Giovanile Italiana. L’opera, in forma semiscenica, sarà inserita nell'ambito della 49^ edizione dello Stresa Festival. Il bando con il regolamento è disponibile sul sito internet e presso gli uffici del Festival.

Per informazioni e regolamento


Stresa, 2 febbraio 2010

Appartenente all’Associazione Europea dei Festival
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Wednesday, February 3, 2010

Rigoletto en el Teatro alla Scala de Milán

Foto: Marco Brescia, Archivio Fotografico del Teatro alla Scala

Massimo Viazzo

¡Leo Nucci fue el verdadero triunfador de este Rigoletto! El barítono boloñés de sesenta y seis años, que ha hecho de este papel uno de sus caballos de batalla a lo largo de su extensa carrera, se ha identificado una vez mas con la pasión, la ternura, y también con el cinismo y el deseo de venganza del bufón de la corte, mostrando consumada habilidad teatral y gran espíritu de sacrificio. ¡Si!, porque Nucci no se reservó nada, y aunque pareció que su timbre se ha secado un poco, tuvo aun mucho que enseñar como en el sentido del fraseo y de la “palabra escénica”. El publico lo premió con una montón de aplausos después de su “Cortigiani, vil razza dannata” que cantó con el corazón en la mano, además de que el la bemol con el que concluye la cabaletta “Sì, vendetta, tremenda vendetta” sonó tan firme como una daga. Se trató de la reposición del clásico, sugestivo y bien rodado marco artístico dirigido por Gilbert Deflo, con la suntuosa producción escénica de Ezio Frigerio. El resto del elenco estuvo conformado por la joven polaca Aleksandra Kurzak (Gilda), una soprano ligera de voz fresca, que aunque no siempre fue capaz de controlar los agudos, si estuvo precisa desde el punto de vista interpretativo. A su vez, Stefano Secco (Duque de Mantua), desplegó un timbre agradable, un acento convincente, pero su voz tendió a adelgazarse mucho en la región aguda por lo que su interpretación del “Ella mi fu rapita” pareció desvanecerse. Adecuados estuvieron Marco Spotti (Sparafucile) y Mariana Pentcheva (Maddalena) especialistas cada uno de sus papeles, y retumbante y obscuro estuvo el Monterone de Ernesto Panariello. En términos generalas, los demás intérpretes fueron no más que funcionales. Al final, estuvo James Conlon, y señalo rápidamente que el director americano no convenció en su labor de depuración de la partitura: es verdad, no se escucharon los tan vituperados "zum-pap-pà" (aquel ritmo de acompañamiento en tiempo de vals tan típico en Verdi), pero de la música del compositor se debe extraer también carne y sangre. Su concertación fue poco incisiva (incluso se notaron también algunos desfases rítmicos entre el foso y el escenario) y tampoco resultó ser muy envolvente.

Monday, February 1, 2010

Rigoletto - Teatro alla Scala, Milano

Foto: Marco Brescia, Archivio Fotografico del Teatro alla Scala

Leo Nucci, ovvero Rigoletto!

Massimo Viazzo

E’ Leo Nucci il vero trionfatore di questo Rigoletto scaligero. Il sessantaseienne baritono bolognese, che ha fatto di questo ruolo uno dei cavalli di battaglia della sua lunghissima carriera, si è immedesimato ancora una volta nelle ansie, nelle passioni, nelle tenerezze, ma anche nel cinismo e nel desiderio di vendetta del buffone di corte mostrando consumata abilità teatrale e grande spirito di sacrificio. Sì, perché Nucci non si risparmia mai, e anche se il timbro pare un po’ prosciugato, ha ancora molto da insegnare come senso del fraseggio e della “parola scenica”. Il pubblico lo ha festeggiato con un tripudio di applausi dopo un “Cortigiani, vil razza dannata” cantato col cuore in mano. E quel la bemolle che chiude la cabaletta “Sì, vendetta, tremenda vendetta” suonava fermissimo, come una stilettata. Il resto del cast, in questa che era la ripresa del classico, suggestivo (sontuose le scene di Ezio Frigerio) e ben rodato allestimento di Gilbert Deflo, era formato dalla giovane polacca Aleksandra Kurzak (Gilda), un soprano leggero dalla voce fresca, non sempre in grado di controllare gli acuti però, e ancora un po’ acerbo dal punto di vista interpretativo. Stefano Secco (Duca di Mantova), invece, ha sfoggiato un timbro gradevole, un accento convincente, ma la voce si assottigliava troppo nella regione acuta così che il suo “Ella mi fu rapita” è parso un po’ evanescente. Adeguati Marco Spotti (Sparafucile) e Mariana Pentcheva (Maddalena) specialisti nei propri ruoli, tonante e nerissimo il Monterone di Ernesto Panariello e generalmente non più che funzionali le parti di fianco. Infine eccoci a James Conlon. Dico subito che del direttore americano non ha convinto il lavoro di depurazione della partitura: è vero, non si sono sentiti i tanto vituperati zumpappà, ma se a Verdi togli anche carne e sangue… La sua è stata una concertazione poco incisiva (si sono notati anche alcuni sbandamenti ritmici tra buca e palcoscenico) e non molto coinvolgente.

Lucia di Lammermoor en la Opera de la Florida, Miami

Fotos: Eglise Gutíerrez (Lucia). Crédito: Gaston de Cardenas / FGO

Abigail Brambila

La compañia Florida Grand Opera de Miami, escenificó la opera "Lucia di Lammermoor" de Gaetano Donizetti, con una nueva producción.

La soprano cubana Eglise Gutiérrez, interpretó el papel estelar de Lucia, dentro de una línea muy lirica, ágil en la coloratura y con una interpretación dramática muy de acuerdo al papel, y que por capacidades vocales y de articulación fue un placer escuchar. El personaje de Edgardo fue interpretado por el tenor español Israel Lozano, quien tuvo un excelente desenvolvimiento escénico, y que a pesar de su dulce timbre se escuchó un poco limitado en su voz, y le faltaron aquellas notas de su papel que mas conmueven. Su rendimiento en general tuvo buenos momentos pero pudo haber dado más, debido a su aparente falta de confianza.

Enrico, fue interpretado por Mark Walters barítono de mucha personalidad en el escenario y de buen despliegue vocal. Jordan Bisch representó el papel de Raimondo conduciéndose muy bien en lo artístico y mostrando la sensibilidad y el dramatismo adecuados para el papel, con vasta capacidad vocal.

Las luces a cargo de Gordon W. Olson, le dieron un toque especial a la escena de la fuente y la escenografía fue sencilla pero adecuada (con el muro de piedra sobre el escenario de donde salía la fuente, el lugar de encuentro de Edgardo y Lucia). Una curiosidad fue el fantasma (de una mujer) que había muerto en el lugar de la fuente, y que apareció mientras Enrico trata de convencer a Lucia de casarse con Arturo, y cuando Lucia le cuenta a Alisa la historia de amor y muerte.

El vestuario de André Barbe estuvo muy adecuado a la época, a la dramatización y al lugar (Escocia), como excelente estuvo también, el maquillaje por parte de Michelle Diamantides, en especial el de Lucia con la muerte de Arturo.

La orquesta dirigida por Ramón Tebar sonó portentosa, sobresaliendo el acompañamiento de Lucia en su escena de locura, por la flauta que siguió todas sus notas e hizo que se escuchará de manera perfecta. El reparto adicional mostró fuerza y entonación vocal.

Ton Koopman dirigió a la Orquesta Sinfónica de Boston

Foto: Ton Koopman. Crédito: Michael J. Lutch

Lloyd Schwartz (The Phoenix)

La Orquesta Sinfónica de Boston programó un inicio movido para el inicio de este año. El animado director holandés de música antigua Ton Koopman, en su tercera aparición con la orquesta, dirigió la Sinfonía 98 de Haydn (frecuentemente considerada como una elegía a Mozart) y su primer concierto para chelo con Yo-Yo Ma. En el 2004, Koopman también trajo un chelista –Peter Wispelwey para interpretar C.P.E Bach. En esta ocasión, hubo más C.P.E. en el programa como: la brillante Sinfonía en sol, una joya de 12 minutos de duración, que fue interpretada sin parar. Koopman concluyó con la Sinfónica "inconclusa" de Shubert, con la que tuvo mucha variedad dinámica, sigilo y exuberancia, y un sentimiento matizado momento a momento. La Sinfonia de Haydn, con solo 33 músicos, fue hermosa y viva – limpia, brillante y llena de sorpresas (altos repentinos, largas pausas, y la repentina entrada cerca del final del clavecín, interpretado con un abrir y cerrar de ojos por el propio Koopman), sin llegar completamente a las profundidades emotivas que la partitura y la tradición sugieren. El primer concierto para chelo es una especialidad de Ma (fue una de sus primeras grabaciones), e hizo que sus sobrecogedores retos técnicos sonaran poco forzados. Nunca lo había escuchado mejor. Tocando al lado de una pequeña orquesta significó que no tuvo que hacer mucho esfuerzo para ser escuchado- lo cual fue perfecto para su Montgnana (el más ligero de sus dos chelos), el cual tiene un sonido mas dulce y mas pleno mientras mas se le permite interpretarse silenciosamente. En el lento movimiento central, canción de amor y elegía, pareció como si su profundoterciopelo lentamente se fuera asomando entre los moños de seda blancos que revoloteaban de los violines. La Inconclusa comenzó como un misterio, mas rítmicamente definida, más deliberada que la interpretación habitual, mas ligera, con menos vibrato (por su influencia de la música antigua). Entre los sorprendentes detalles estuvo el ansioso solo para oboe, como una premonición del Lago de los Cisnes, y la inusual nota mantenida por la trompa de James Sommerville, como una poco común cadencia bailable en el famoso segundo tema (esta es la sinfonía que Schubert compuso pero nunca concluyo). Tiene toda la frescura de una obra nueva.

ENGLISH VERSION
Foto: Yo- Yo Ma. Crédito. Michael J. Lutch

The Boston Symphony Orchestra programmed a rocking start to the New Year. Animated Dutch early-music conductor Ton Koopman, in his third BSO gig, led Haydn's Symphony No. 98 (often regarded as an elegy for Mozart) and First Cello Concerto, with Yo-Yo Ma. In 2004, Koopman also brought a cellist — Peter Wispelwey, to do C.P.E. Bach. And this time, there was more C.P.E. on the program: the sunlit Symphony in G, a 12-minute gem, played non-stop. Koopman concluded with Schubert's Unfinished Symphony. This time he had greater dynamic variety, both stealth and exuberance, and more nuanced feeling moment to moment. The Haydn symphony, with only 33 players, was lovely and lively — clean, clear, and full of surprises (sudden stops, long pauses, and the sudden entrance near the end of a harpsichord, played twinklingly by Koopman himself), if not quite plumbing the emotional depths both the score and tradition suggest. The First Cello Concerto is a specialty of Ma’s (it was one of his first concerto recordings), and he made its daunting technical challenges sound effortless. I've never heard it better. Having a small orchestra behind him meant he didn't have to push to be heard — it was a perfect fit for his Montagnana (the lighter of his two great cellos), which sounds sweeter and fuller the more it's allowed to sing quietly. In the central slow movement, love song and elegy, it was as if that cello's deep velvet were slowly revealing itself from behind the white silk ribbons of fluttering violins. The Unfinished began in mystery, more rhythmically defined, more deliberate than the usual performance — much leaner, with less vibrato (the early-music influence). Among the striking details were John Ferrillo's yearning, otherworldly oboe solo, like a premonition of Swan Lake, and James Sommerville's unusually long-held horn note setting up an unusually dancing lilt in the famous second theme ("THIS is the SYMphony that SCHUbert wrote but never FINished"). It all had the freshness of a new piece.

Sunday, January 31, 2010

Carmina Burana de Orff en Santiago de Chile

Fotos Crédito José Luis Muñoz Valdivia‏


"Carmina Burana", la Cantata Escénica de Karl Orff que Ernest Uthoff trasformó en un hermoso ballet en Chile. 31 de enero del 2010.

Johnny Teperman A.

Considerada como una de las obras musicales más populares del siglo XX, la cantata escénica Carmina Burana fue estrenada en Frankfurt el 8 de junio de 1937. La obra combina la poesía profana del siglo XIII con una música intensa y deliberadamente sencilla, estructurada con ritmos vibrantes y ricas sonoridades por el compositor alemán Karl Orff.

Inspirada en manuscritos profanos medievales escritos por curas Goliardos, la obra fue dividida en tres partes: los cantos que anuncian la primavera, la alegría de las danzas ancestrales y los designios de la fortuna. El Maestro Ernst Uthoff, fundador de la danza en Chile y primer director del Ballet Nacional Chileno, se inspiró en la pieza de Carl Orff para crear la versión coreográfica del mismo nombre, la que comienza con un coro que hace un poderoso llamado a la Diosa del Destino, Fortuna, a cuyos caprichos, que cambian como la faz de la luna, está entregado el hombre. Su existencia vacila entre la muerte y la vida, pero sin atender a las heridas que recibe en la lucha contra las determinaciones de la diosa, de quien se defiende con ardiente y obstinado coraje.

La coreografía marcó un hito de la danza en Chile y se trasformó en una obra emblemática de la compañía, que la ha repetido frecuentemente a través ya de cinco décadas, siempre con una gran acogida del público. En la última semana de enero, la magia del Ballet Oratorio 'Carmina Burana' volvió a cautivar al público que ha seguido durante más de medio siglo la versión coreográfica que Ernst Uthoff realizó de la célebre cantata escénica de Carl Orff.

La obra pudo ser apreciada nuevamente por el público durante una temporada de cerca de 10 presentaciones a tablero vuelto, en el Teatro Universidad de Chile de Santiago y en la Quinta Vergara de Viña del Mar, presentaciones que estuvieron a cargo del Ballet Nacional Chileno, El Banch, que dirige Gigi Caciuleanu; la Orquesta Sinfónica de Chile y el Coro Sinfónico de la Universidad de Chile, agrupaciones artísticas que la estrenaron en agosto de 1953, convirtiéndola en un clásico de la danza y la música del país.

Con este espectáculo, que reunió a las tres agrupaciones de mayor trayectoria del país, comenzaron las actividades programadas por el Centro de Extensión Artística y Cultural de la Universidad de Chile, CEAC, con motivo de la celebración del Bicentenario de la República.

Ernst Uthoff, nació en Alemania, país en que cursó estudios. Su amor por el teatro y la danza lo llevaron a unirse a los innovadores del ballet y creadores de la llamada danza expresionista centroeuropea alemana.

En 1927 entró a formar parte del Ballet de Kurt Jooss, conjunto alemán con el cual actuó hasta 1941. Llegó a nuestro país como primera figura del Ballet Jooss, en el que también venía su esposa, la destacada bailarina Lola Botka y el bailarín Rudolph Pescht, quienes posteriormente dejaron su compañía y decidieron quedarse en Chile para forjar los cimientos de la danza profesional en nuestro país.

Los tres artistas fueron contratados por el Instituto de Extensión Musical de la Universidad de Chile. Primero formaron una escuela de danza luego de lo cual Ernst Uthoff inició en forma intensa la preparación de una compañía nacional, llegando a la formación del Ballet Nacional Chileno, fundado el 15 de agosto de 1945 como la primera compañía profesional de danza contemporánea de Chile.

Creador del Ballet Nacional Chileno, Ernst Uthoff fue su director artístico y durante los primeros cuatro años, profesor y maestro de ballet. Su entrega al grupo chileno representó un exigente y constante trabajo de 20 años dedicados a su papel de primera figura del ballet en Chile, y también en el extranjero donde brilló con sus ballets, especialmente 'Carmina Burana'.

Ernst Uthff y Lola Botka formaron generaciones de bailarines chilenos, encabezados por Malucha Solari, Virginia Roncal y Patricio Bunster, entre muchos otros que hoy están participando en esta Conmemoración.

En la presente versión de Carmina Burana, participaron como excelentes solistas. la soprano Claudia Pereira; el tenor, Germán Greene y el barítono Patricio Sabaté. La conducción musical del espectáculo estuvo a cargo del director de orquesta polaco, el Maestro Michal Nesterowicz, actual titular de la Orquesta Sinfónica de Chile. La parte coral, a cargo del Coro de la Universidad de Chile, la dirigió Hugo Villarroel.

En esta oportunidad, el rol de Doncella estuvo a cargo de la bailarina Vivian Romo, mientras que el doncel fue encarnado por el bailarín Jorge Carreño; en los roles de la Fortuna y la Mujer de Blanco estuvo Carola Alvear y el Bufón lo interpretó Alex Gauna.

Saturday, January 30, 2010

Kammerorchester Basel, Lingotto Torino

Foto: Kristjan Järvi - Pasquale Juzzolino

Massimo Viazzo

Kristjan Järvi torna sul luogo del delitto. Mi riferisco naturalmente al Tancredi rossiniano andato in scena nel capoluogo piemontese prima di Natale e che proprio nella bacchetta del direttore estone aveva individuato il principale colpevole di una resa musicale non proprio soddisfacente. La curiosità di riascoltare Järvi con una delle sue orchestre e in un repertorio sinfonico più consono ai propri mezzi destava quindi una certa curiosità. Dico subito che anche questa volta le cose non hanno funzionato alla perfezione fin dal primo brano, la versione orchestrale de Le Tombeau de Couperin di Ravel. Una predilezione per il divisionismo timbrico, una certa brillantezza e scorrevolezza di fondo non sono parse sufficienti a dare un’impronta veramente personale, in una visione generale tutto sommato superficiale e risolta spesso pigiando il piede sull’acceleratore del virtuosismo (il che ha messo oltretutto in difficoltà, in più di un’occasione, i solisti della compagine elvetica). In generale poco interessato alle sfumature, estremamente meccanico nella gestione ritmica (come nella Forlane, secondo brano da “Le Tombeau de Couperin”), non particolarmente attratto dalle categorie del dionisiaco e del visionario (Schumann) e un po’ freddino d’indole Kristjan Järvi ha, invece, saputo districarsi con estrema lucidità tra le smaterializzazioni coloristiche di Sein und Meinen (Essere e pensare), lavoro in prima esecuzione italiana composto dal musicista svizzero Roland Moser e ispirato a Parmenide. Qui Järvi ha lavorato di cesello riuscendo ad equilibrare con trasparenza le dinamiche dei “pieni” e dei “vuoti” in un lavorio incessante ed efficace di calibratura. Gli applausi più convinti li ha però riscossi il violoncellista Steven Isserlis che ha suonato il Concerto in la minore di Robert Schumann in modo molto intimo, con una espressività contenuta, ma con qualche vetrosità timbrica nei passaggi più complicati tecnicamente (Sehr Lebhaft conclusivo, ad esempio). Appuntamento tra un mese quando approderà al Lingotto la Scottish Chamber Orchestra diretta dal ventiseienne direttore britannico Robin Ticciati.

L’Orchestra Filarmonica di Città del Messico, Messico

Foto: Ángel Kenji. Howard Shelley (direttore), Serguei Gorbenko, violinista
Ramón Jacques
L’Orchestra Filarmonica di Città del Messico, una delle formazioni più importante del paese, ha presentato un programma interessante e vario composto da due sinfonia e due concerti per violino e orchestra appartenenti a compositori di diversa epoca e stile, però simili nella struttura. Primo brano la “Sinfonia Classica” di Prokof’ev (Sinfonia n. 1 in re maggiore) una delle sue opere più popolari, in cui lo stile si dipana più chiaro, limpido con una evidente derivazione dal modello haydniano, o meglio dalla stile “classico” da cui deriva il soprannome. Il lavoro, di carattere leggero e ottimista, è stato reso con musicalità e anima soprattutto nella sezione degli archi, con serenità nel secondo movimento con accompagnamento del pianoforte, interessante nella Gavotta del terzo, in cui si percepivano riminiscenze musicali di Haydn, ma anche dello stile barocco bachiano, come pure della musica folcloristica russa, per concludere con un Finale veramente eccitante. E’ seguita l’interpretazione dell’Ottava Sinfonia di Beethoven, opera in quattro movimenti, che inizia con tanquillità per poi aumentare in vigore e brillantezza, particolarmente nei ottoni, passsando per il simpatico e rapido tic tac del metronomo nell’Allegretto scherzando.

Nella sua conduzione musicale il painista/direttore inglese Howard Shelley ha mostrato una buona sintonia con l’orchestra (già diretta in altre occasioni) dalla quale ha ottenuto un suono omogeneo, concertando con buon gusto, scrupolo e attenzione ai dettaglii. Il compositore polacco Karol Szymanowski era presente con il linguaggio moderno e post-romantico del suo Concerto per violino n. 2 op. 61 che contiene armonie scure su un tessuto pastoso e passaggi intensi e drammatici che scaturivano dal suono del violino del solista russo Serguei Gorbenko, membro dell’orchestra, il quale poi ha saputo mostrare anche solennità e in un tono malinconico di fondo tipico del romanticismo francese nel Poeme per violino e orchestra di Chausson. Conclusione con un bel bis debussyano.

Thursday, January 28, 2010

Concierto de la Kammerorchester Basel (Lingotto Musica), Turín, Italia


Foto: Steven Iserliss (violonchelista). Associazione Lingotto Musica, Pasquale Juzzolino

Massimo Viazzo

Kristjan Järvi volvió al lugar del delito. Me refiero naturalmente al Tancredi rossiniano, opera puesta en escena en el principal recinto piamontés, el Teatro Regio de Turín, los días previos a la navidad y que justo fue a la baqueta del director estonio a la que se señaló como principal culpable de una puesta musical poco satisfactoria. La curiosidad de re escuchar a Järvi con una de sus orquestas interpretando un repertorio sinfónico mas apropiado a sus propios medios despertó un cierto interés. Señalo inmediatamente que tampoco en esta ocasión las cosas funcionaron a la perfección, como al final de la primera obra que fue la versión orquestal de Le Tombeau de Couperin di Ravel. Una predilección para el divisionismo tímbrico, una cierta brillantez y fluidez en el fondo, no parecieron suficientes para dejar una impronta verdaderamente personal, en una visión general, completa y superficial que resultó como poner frecuentemente el pie en el acelerador del virtuosismo (que encima de todo, puso en dificultades, en mas de una ocasión a los solistas de la agrupación helvética). En general estuvo poco interesado en las tonalidades, y extremadamente mecánico en la gestión tímbrica (como en la Forlane, segunda parte de “Le Tombeau de Couperin”), y no estuvo particularmente atraído por las categorías del dionisiaco y visionario (Schumman). A pesar de ser un poco frio por naturaleza Kristjan Järvi, supo desenvolver con extrema lucidez la desmaterialización de colores de Sein und Meinen (ser y pensar) obra que fue ejecutada por primera ocasión en Italia y que fue compuesta por el músico suizo Roland Moser e inspirada en Parménides. Aquí, Järvi trabajó con cincel logrado equilibrar con transparencia las dinámicas de los “llenos” y los “vacios” en una labor incesante y eficaz en la calibración. Los aplausos mas convincentes lo recibió el violonchelista Steven Isserlis quien interpretó el Concierto en la menor de Robert Schumman de manera muy intima, con una expresividad contenida, pero con alguna vidriosidad tímbrica en los pasajes técnicamente mas complicados (el Sehr Lebhaft final, por ejemplo). La siguiente cita será cuando se presente en el Lingotto, la Scotish Chamber Orchestra dirigida por el director británico de veintisiete años de edad Robín Ticciati.