Opera-Musica Foto: Die Feen - Wagner - Théâtre du Châtelet, Paris - 04/2009(c) Marie-Noëlle Robert.
Saturday, April 25, 2015
I Puritani - Teatro Regio di Torino
Friday, August 23, 2013
L'occasione fa il ladro de Rossini, ROF Pesaro Italia 2013
Foto: Amati Bacciardi
Massimo Viazzo
Tuesday, August 20, 2013
L’occasione fa il ladro - Rossini Opera Festival, 2013
Monday, August 22, 2011
COMMOZIONE E PAURA, ALL’INTERNO DI UNA “ POSSIBILE REALTA’ “ MOSÈ IN EGITTO, Rossini Opera Festival, 2011
Sunday, November 14, 2010
La Sonnambula en el Teatro Grande de Brescia
Foto: Jessica Pratt - Teatro Grande di BresciaRoberta Pedrotti
Bajo el perfil exquisitamente técnico, apreciamos el continuo progreso de Scala, que podrá posteriormente afinar su media voz y su pasaje, encontrando siempre mayor suavidad. Al lado de los dos protagonistas, el Conde Rodolfo palideció por personalidad y sonoridad. Alexej Yakimov es un cantante correcto y elegante, pero de volumen reducido y muy rígido, casi intimidado en la expresión y en la acción. Mas vivaz e incisiva estuvo la Lisa de Marina Bucciarelli, de voz aun un poco verde, sobretodo en el centro, pero apuntada y picante en los agudos y en los sobreagudos mostrados en su aria del segundo acto, pero fue un poco ignorada ya que hubiera merecido una acogida mas generosa de parte del publico de Brescia. La actriz es fresca y segura. Lastima por la dirección de Stefano Vizioli que la hizo una especie de Carmen de otro tiempo, con las manos perennemente apuntando hacia los lados. Nadija Petrenko fue una Teresa adecuada, así como el Alessio de Michail Dogotari y Luca Granziera hizo el papel del notario. En el podio encontramos a Massimo Lambertini, en su primera experiencia operística, después de haber sido asistente de Riccardo Muti. Los primeros dotes que se apreciaron, raros aun en renombrados directores, fueron los de sostener a los cantantes para trabajar con ellos y no en contra de ellos. De hecho, salvo algunos ataques imprecisos del coro en el primer acto, el equilibrio musical fue
sólido, con tiempos justos, y la ejecución total a excepción de algunos da capo de las cabaletas. La puesta en escena fue quizás el elemento menos interesante de esta producción convencional, didáctica que en vez de estar ambientada en una villa alpina se hizo en un idílico campo. Una idea que permanece al fondo de un espectáculo sin despuntes o sugestiones particulares, bien iluminado por Paolo Coduri de’ Cartosio, pero en general se esperaba mas de un buen director de escena con la experiencia y la fama de Stefano Vizioli. De cualquier forma hubieron voces y artistas que por si solos valieron el espectáculo y que iluminaron la escena en un crescendo de consenso, con autentica aprobación para Jessica Pratt y Enea Scala, quienes recibieron los mayores aplausos. La Sonnambula - Teatro Grande di Brescia
Foto: Jessica Pratt (La Sonnambula) - Elisabetta MolteniThursday, September 16, 2010
Sigismondo de Rossini en el Rossini Festival 2010, Pesaro
Foto: Rossini Opera FestivalMichieletto… Michieletto … ¡yo sabia que debíamos tenerte en cuenta! Ya que nos has dado una lección de cómo debe ser un luminoso hospital psiquiátrico, pulido, lineal y con médicos y enfermeras listas para atender, como le sucede a Sigismondo enloquecido por una elección criminal contra su mujer pero que recobra el sentido cuando se reencuentra con ella. Los ataques de locura de Sigismondo, rey de Polonia, con gritos animalescos y la visión de fantasmas con el aspecto de su mujer Aldimira, entre otros, le dieron a Damiano Michieletto la idea para ambientar este drama en dos actos de Rossini, en el amplio pabellón de un moderno nosocomio, todo blanco, con ventanas altas, camas blancas ocupadas por enfermos mentales. En el segundo acto las paredes se cambiaron a madera marrón y las ventanas se convierten en vitrales, para estar en la sala de un palacio real. El espectáculo fue estudiado y refinado en cada detalle. Las producciones de este director escénico continúan sorprendiéndonos y dejan una sensación de frescura. Su idea fue apoyada por Paolo Fantin, quien se encargó de las escenografías y de Carla Teti, con el vestuario. Otra magia fue la magnifica prueba de Daniela Barcellona en el papel travesti de Sigismondo. Vocalmente dejo salir toda la voz de mezzosoprano que hay en ella, con un sonido cálido y rotundo, agudos estratosféricos, naturaleza en la emisión y línea de canto perfecta. Olga Peretyatko (Aldimira) posee una voz de soprano melodiosa, y fue una virtuosa en la zona grave cantando con buena técnica. Antonino Siragusa interpretó con incisivo acento y propiedad de estilo las arias de Ladislao. Andrea Concetti, en el doble papel del medico Ulderico y del noble polaco Zenovito, tuvo una bella forma de interpretación con voz suave, densa y oscura. Manuela Bisceglie, como Anagilda, y Enea Scala como Radoski, estuvieron correctos. Michele Mariotti, debutando en su ciudad, dirigió con mano ligera a la orquesta y al coro del Teatro Comunale de Bolonia y contribuyo al éxito del espectáculo.
Friday, September 3, 2010
Sigismondo - Rossini Opera Festival 2010, Pesaro
Teatro Rossini: Sigismondo non giace più tra i ceppi e le ritorte.(edizione critica di Paolo Pinamonti).
(replica del 15 agosto 2010)
Michieletto… Michieletto … lo sapevo che dovevo tenerti d’occhio! Ci hai dato una bella lezione di come deve essere un ospedale psichiatrico: luminoso, pulito, lineare, senza fronzoli, con medici e infermieri pronti e disponibili e chissà che poi qualcuno non rinsavisca, come succede a Sigismondo, impazzito per una scelta criminale contro la moglie e rinsavito per averla ritrovata.
Gli attacchi di follia di Sigismondo, re di Polonia, che esplodono in gridi animaleschi, la visione di pluri fantasmi con l’aspetto della moglie Aldimira, la presentazione che il librettista Giuseppe Foppa fa del re (“con tutto il disordine della più tetra fissazione e senza conoscimento… gira l’occhio stupidamente ed ascolta”) e del suo primo ministro Ladislao che non è tanto sano di mente, se, come Jago, trama sotto sotto contro il re e la regina, hanno dato a Damiano Michieletto l’idea di ambientare il primo atto di Sigismondo, dramma per musica in due atti di Gioachino Rossini, in un’ampia corsia d’un moderno nosocomio, tutta bianca, con alti finestroni, letti bianchi occupati da malati mentali con tic e deambulazione precaria, un tavolo centrale, dottori e infermiere che somministrano medicine. Sigismondo, scarmigliato, sguardo assente, dentro un camicione incolore, è trasportato su una sedia a rotelle. Anche il coro è formato da un branco di matti che crea un certo scompiglio. È vero che non si vedono gli appartamenti di Sigismondo, né la casa di Aldimira ai margini della foresta, ma per chi ha perso la ragione un posto vale l’altro ed è certo più salutare stare in ospedale.
Nel secondo atto le pareti diventano di legno marrone e i finestroni divengono vetrages, perché siamo in una sala del palazzo reale di Sigismondo, che fisicamente ha perso i connotati del folle ed è in abiti militari come tutti i coristi. Variando a vista la posizione degli arredi, l’ambiente assume l’aspetto di una sala consiliare, una sala da pranzo, una sorta di ufficio. E i matti? Son rimasti in ospedale? No, no! Quando ti sembra di averli seminati, te li vedi ricomparire sospettosi dietro le grandi finestre, che tentano di aprire anche graffiando i vetri, e pure il re alterna momenti di lucidità a momenti di grande insicurezza. Lo spettacolo è studiato e rifinito in ogni dettaglio e, se non sei un osservatore acuto, neanche ti accorgi che la naturalezza del risultato è l’insieme di una gran quantità di particolari. Gli allestimenti di Michieletto continuano a sbalordirti anche nel ricordo e ti lasciano una sensazione di freschezza. L’idea registica di Michieletto trova un valido sostegno in Paolo Fantin che realizza le scene, in Carla Teti che cura i costumi e in Alessandro Carletti, disegnatore delle luci: un quartetto doc, che riesce a darci in contemporanea la visione di ciò che accade in scena e di ciò che c’è e che succede al di fuori dell’ambiente scenico. Strabiliante. Ricordate l’anno scorso, in quella Scala di seta si vedeva addirittura ciò che accadeva sotto la finestra che si apriva sul fondale. Cioè si vedeva ciò che avveniva nella parte posteriore del palcoscenico sotto il livello del palcoscenico stesso. E anche in Sigismondo si vedono vari piani d’azione: la sala chiusa da pareti, un altro ambiente dietro, i corridoi laterali che vanno fino in fondo. Una magia di vetri e di specchi per dare una sensazione di ordine ad una casa di matti. Roba da matti! Mi piacerebbe veder lavorare questo team. Come regista Damiano Michieletto cura con precisione certosina lo studio dei personaggi e la preparazione attoriale degli interpreti, isola ed esalta le fobie dei malati mentali che gesticolano in modo ossessivo o convulsivo (Sigismondo ripete un informe gesto con le mani tremolanti e vede l’immagine triplicata della moglie, un matto si gratta la testa per tutta la serata).
Altra magia è stata la prova superba di Daniela Barcellona en travesti. Mai l’artista m’apparve sì brava sia nell’arte scenica sia nell’arte del canto. Quasi irriconoscibile nel primo atto nelle vesti informi di un personaggio difficile, estremo e teatralmente scomodo, interpreta col corpo (a volte contorto, a volte raggomitolato per terra, accanto alla gamba di un letto quasi a proteggersi), con le mani (che stringono un cuscino o cercano di togliersi qualcosa dalle dita), con lo sguardo carico di spavento e la faccia percorsa da brividi d’insicurezza, interpreta, dicevamo, le ossessioni, le allucinazioni, gli smarrimenti, le paure, le trepidazioni di un essere mentalmente disturbato. Bisogna vederla e si rimane sconvolti. Nel secondo atto invece prende forma l’uomo nella sua divisa militare di re e anche le criticità mentali appaiono attenuate ma non cancellate. Vocalmente è uscito tutto il mezzosoprano che è in lei, con suoni caldi e rotondi, acuti stratosferici, naturalezza d’emissione anche negli affondi, linea di canto perfetta con grande equilibrio tra i vari registri; la scrittura fiorita e complessa dell’aria di coloratura “Alma rea” seguita dalla cabaletta “Ah, se m’ ami, idol mio”, con la quale Sigismondo chiede perdono alla moglie ritrovata, è eseguita alla perfezione; la voce è solida ed è in un momento di grazia particolare, ma, a mio avviso, è anche la scrittura della partitura che non segue la comune routine rossiniana, anche se alcune parti sono come al solito reimpiegate, ha lunghe frasi musicali, assolutamente adatte alla vocalità del mezzosoprano, una tinta diversa dalle opere che la Barcellona ha interpretato en travesti. Olga Peretyatko (Aldimira che magicamente si moltiplica, prima in tailleur chiaro e cappello maschile e poi in abito bianco con cappellino) ha voce sopranile melodiosa, è una virtuosa con zona grave corposa e zona acuta perlacea, splendida tecnica d’ emissione con l’uso della messa di voce e dei filati. Antonino Siragusa esegue con incisività d’accento e proprietà stilistica gli ampi sbalzi delle arie di Ladislao, la voce chiara e asprigna è ben proiettata nel registro centrale, ma ha minor facilità del solito a svettare in tessitura acuta e sovracuta, dove i suoni sono ingolati. Andrea Concetti, nel duplice ruolo del medico Ulderico e del nobile polacco Zenovito, ha un bel modo di porgere una voce morbida, densa e scura. Manuela Bisceglie, come Anagilda, è un sopranino corretto. Enea Scala nel ruolo di Radoski, confidente di Ladislao, è un bravo tenore.Michele Mariotti, al debutto nella sua città, dirige con mano leggera l’Orchestra e il Coro del Teatro Comunale di Bologna (preparato da Paolo Vero) e contribuisce al successo di questo spettacolo, che non ci aspettavamo così ben fatto e con tanta bella musica che spesso allenta le tensioni, che ha trasparenze e leggerezze quasi sinfoniche e/o pastorali, delicati duetti carichi di poesia, brevi intermezzi danzanti, oltre al frizzo del crescendo rossiniano. Un’opera da rivedere così com’è rinata a Pesaro. sono sempre stati garanzia al ROF di impegno e qualità, garanzia pienamente soddisfatta anche in questa occasione.
Wednesday, January 6, 2010
Il Barbiere di Siviglia di Rossini - Teatro Pergolesi, Jesi
Ero curiosa di vedere un’altra creazione del trentenne regista veneziano Damiano Michieletto, dopo la fantasiosa Gazza ladra e la splendida Scala di seta viste a Pesaro. Per Il Barbiere di Siviglia la regia e le scene, che Michieletto aveva firmato per il Maggio Musicale Fiorentino quattro anni fa, sono qui riprese dal trentaduenne Matteo Mazzoni, il regista jesino che il 4 gennaio 2010 ha riprodotto la casa di Pergolesi nel trecentesimo del suo genetliaco. Poco spreco di materiale e molte idee.L’azione inizia con la simulazione di un treno che arriva da Siviglia e di tutto ciò che accade in una stazione, rumori e annuncio compresi, i movimenti e la deambulazione dei passeggeri seguono il ritmo della musica, non mancano le gags dei bagagli che si aprono spargendo intorno il contenuto e dei passeggeri che corrono tra i lampi aggrappati a dei parapioggia di vari colori. Bello l’effetto, ma non sulla Sinfonia, vi prego. Tutti i brani strumentali, purtroppo, come l’introduzione alle arie, sono animati e tutto il ritmo della musica rossiniana viene mimato. Questo non va bene. Alcuni ingressi avvengono dalla platea. Durante il temporale molti corrono attraverso la platea con pile accese e ombrelli. Nel duetto All’idea di quel metallo due figuranti disegnano la bottega di Figaro con bombolette spray su un telo giallo. Bell’idea! Alla fine dell’opera se ne ripartono tutti col treno. I pochissimi e semplicissimi elementi scenografici (sedie rosse, ombrelli colorati, enormi palloni, cuscini e una scala blu a libro, quella che serve per la fuga finale dei due innamorati, ma che funge anche da balcone nel primo atto), opportunamente gestiti dalla fantasia del regista, sono sufficienti a simulare gli ambienti e a far risparmiare le casse del teatro. Onore al merito. Ottime le luci di Alessandro Carletti, che valorizzano questo gioco fantasioso di colori e d’azione. La gestualità è forte, caricaturale ma non caricata. I personaggi, truccati come animali che rispecchiano i loro caratteri, sono vestiti dalla brava Carla Teti. Figaro, bardato da pagliaccio con parrucca cornuta, sembra il grillo parlante o una volpe, Basilio è un orripilante ramarro con lunga coda e tuba in testa, tutto verde anche in viso. Bartolo è un bulldog, un temibile cane da guardia. La “Forza” è composta di poliziotti con in viso la maschera di Paperino e in mano colorate pistole ad acqua, i loro movimenti scenici sono accompagnati da tanti palloni bianchi.
Tutti calzano scarpe rosse. Soddisfacente il cast vocale, formato prevalentemente di giovani cantanti provenienti dall’Accademia Rossiniana 2009 di Pesaro e dalla Scuola dell’Opera Italiana di Bologna che si destreggiano bene anche sul piano scenico. Il Conte D'Almaviva è interpretato dal giovanissimo tenore siciliano Enea Scala con timbro vocale chiaro alla Florez (gli somiglia anche fisicamente), suono pulito, slancio negli acuti, ma con qualche lieve ingolatura e nasalità nelle agilità (Ecco ridente in cielo, cantata in cima ad una scala, indossando un abito maschile con gilè di raso rosso scuro e ombrello in testa); il tenore canta bene, riesce ad ammorbidire i suoni e sarà un vero belcantista quando con l’esperienza acquisirà maggior fluidità e naturalezza d’emissione. Come Alonso, maestro di musica, indossa una redingote bianca e una parrucca con corna e una cetra al centro.
Nel finale, nel proclamare la sua identità “Almaviva son io”, doveva mettere più passione. Bartolo è un “panzone” pelato vestito di bianco e fuma il sigaro. Bravissimo il baritono romano Roberto Abbondanza che ha fisico e timbro vocale alla Praticò, il gesto è caricaturale ma non caricato, la voce possente è usata nelle giuste dinamiche, il sillabato è ben fatto (A un dottor). Rosina, tutta rossa dalla testa ai piedi, entra dal fondo della platea pavoneggiandosi. Il soprano moscovita ventiquattrenne Victoria Zaytseva ha un bel colore vocale denso ma costruito, ha voce lanciata e scintillante in acuto, flessibile nella coloratura, ma manca di spessore nei gravi, eccede nell’accentare e la dizione è incomprensibile nei recitativi. Deve mettere a posto la tecnica di canto (Dunque son io la fortunata) e affinare l’interpretazione (Oh che colpo inaspettato). Figaro lo interpreta il baritono chiaro Marcello Rosiello, che ha voce acuta, lanciata, sonora, imponente, estesissima, ma poco incline alle agilità che sono un po’ scivolate (All’idea di quel metallo). Basilio Alexey Yakimov (basso ventiquattrenne di Mosca) ha una buona voce, importante anche nei gravi, ma le agilità della calunnia (disturbata dai mimi e da sacchi neri volanti) sono “abbaiate”, perché i tempi non sono corretti e c’è uno scollamento tra canto e suono orchestrale.
Come Berta, la pugliese Anna Maria Sarra, un bel soprano pulito, leggero, brillante di soli 21 anni, emerge nell’esilarante concertato del finale dell’atto primo. Vestita di nero con crestina e grembiulino bianchi, canta “Il vecchiotto cerca moglie” mentre stira col ferro a vapore vero e in preda a bollori erotici. Mattia Olivieri (baritono venticinquenne di Sassuolo) ha una bella voce sonora, possente ed estesa nel duplice ruolo di Fiorello e di un ufficiale. Alla guida della FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana il giovane direttore milanese Giampaolo Maria Bisanti, restituisce la leggerezza e il ritmo serrato della partitura rossiniana, trascinando e coinvolgendo il pubblico in un’esilarante euforia sonora. Molto bravo. Ruolo importante, peraltro ben sostenuto sia scenicamente che vocalmente, quello del Coro Lirico Marchigiano, preparato da David Crescenzi. Il pubblico si è divertito ed ha apprezzato il lavoro degli artisti.






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