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Sunday, June 14, 2015

Fausto de Charles Gounod en el Teatro Regio de Turín

Foto: Ramella&Giannese - Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

Asistir a la producción en cuestión resultó una fulgurante y emocionante experiencia al lado de gigantes como Charles Gounod, Gianandrea Noseda y Stefano Poda.  La solemne obertura con colores orgánicos, casi como al final, delineaban inmediatamente la tragedia, la visionaria sucesión de los hechos.  La batuta de Gianandrea Noseda con su habitual y respetuosa humildad para afrontar las partituras, sorprende y fascina por temperamento, delicada sensibilidad y pasión. No decreció e hizo transparente e inteligibles las partes menos vivaces. Un grande de la dirección orquestal que nos catapultó a escuchar el infinito mundo de las emociones, que nos hacen amar la música incondicionalmente.  En el cartel del teatro se leía “dirección escénica, escenografía, vestuarios, coreografía y luces” de Stefano Poda. Conociendo y apreciando el minucioso y completo trabajo del ecléctico Poda, se pregunta uno cada vez. ¿Cómo es que lo hace? En esta ocasión surgió la misma pregunta, antes claro de haber visto el fulgurante espectáculo que puso en escena.  Creó un anillo girador gigante que simbolizaba la búsqueda de la vida y este fue el único y constante elemento sobre la escena.  El estupor se derivó de la eficacia de una escena casi fija, mutable solo en los movimientos del círculo con símbolos dentro como troncos de árbol blancos y deformados que extendían sus ramos el uno hacia el otro, como si un humano tendiera su brazo como ayuda, y se proyectaban hacia un público atónito y fascinado. Las luces fueron un elemento clave para vestir minuciosamente, también a los movimientos escénicos, “al punto”  y nada ocurrió por casualidad o de manera descompuesta, sino con una refinada elegancia y en simbiosis con el fluctuar de las notas. Los colores, del gris dominante, pasaron al cobrizo hasta explotar en el rojo de los vestuarios o al color de la desnudez. El coro y los figurantes estuvieron en continua acciones con movimientos coreográficos, en una suerte de danza tenebrosa, se alternaron con movimientos lentos o de frenéticas convulsiones.  Fausto fue el refinado tenor Charles Castronovo, que se mantuvo bien sobre el escenario y fue particularmente apreciado en su dueto con Margarita y en el terceto con Mefistófeles, gracias a un agradable timbre. Ildar Abdrazakov ofreció una excelente interpretación del diablo con sus colores bronceados y poéticamente redondeados con un tono notable y brutalmente engañoso de lo que el papel requiere.  Margarita encontró en la soprano Irina Lungu la dulzura vocal y la sufrida expresión de la victima predestinada. Con fáciles agudos y brillantez emocionó. Vasilij Ladjuk personifico a Valentin y la apreciada mezzosoprano Ketevan Kemoklidze dio voz a Siebel. El coro muy apreciado, además en lo escénico en una producción de muchos movimientos, se escucho bien amalgamado. 

Faust di Gounod - Teatro Regio di Torino

Foto: Ramella&Giannese - Fondazione Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

La solenne ouverture dai colori organistici, così come al finale, tratteggia immediatamente la tragedia, il visionario susseguirsi degli avvenimenti. La bacchetta di Gianadrea Noseda, con la consueta rispettosa umiltà con cui affronta tutte le partiture,  carpisce ed affascina per temperamento, delicata sensibilità ed irruente passione; non ha avuto cali ed ha reso trasparente ed intellegibile anche le parti musicali meno vivaci;  un vero gigante della direzione orchestrale dei nostri tempi, che catapultando l’ascoltatore nell’infinito mondo delle emozioni riesce a far vivere ed amare la musica incondizionatamente. In locandina si legge “Regia, scene, costumi, coreografia e luci di Stefano Poda” e pur conoscendo ed apprezzando il complesso e minuzioso lavoro svolto dall’eclettico Poda, ogni volta ci si chiede: come ci riesce? E questa volta ci si è posto lo stesso quesito, ma non prima, ma dopo aver visto il folgorante e mirabolante spettacolo che ha nesso in scena. Con l’assistenza di Paolo Cei Giani ha creato una ruota gigantesca a simboleggiare il cerchio della vita e questo è rimasto l’unico e costante elemento della scena. Lo stupore deriva dall’incredibile efficacia che una scena pressoché fissa,  mutevole solo nei movimenti del cerchio con simbolici inserimenti quali due tronchi bianchi e contorti che tendono i rami l’un l’altro (come gli umani tendono le braccia alla ricerca di conforto),  riesca a proiettare sul pubblico attonito ed affascinato. Le luci sono l’elemento chiave che il gigante della messa in scena sa dosare minuziosamente, come i movimenti scenici, ‘sulla nota’: nulla avviene per caso o scompostamente, ma con raffinata eleganza in simbiosi con il  fluttuare delle note. I colori, dal grigio dominante passano al ramato ed all’ottone, fino ad esplodere nel rosso dei costumi o nel colore delle nudità. Il coro ed i figuranti sono in continua azione con movimenti coreografici  intrisi di Butoh che in una sorta di danza tenebrosa  alternano  movimenti lenti con frenetiche convulsioni a sinuosità evocative.  Faust è il raffinato tenore Charles Castronovo, che con buona tenuta della scena è stato particolarmente apprezzato nel duetto con Margherita e nel terzetto anche con Mefistofele, anche grazie al gradevole timbro. Ildar Abdrazakov offre una eccellente interpretazione di Mefistofele con i suoi colori bruniti e  poeticamente arrotondati e con il tono autorevole e grottescamente  ingannatore che il ruolo richiede. Margherita  trova nel soprano Irina Lungu, la dolcezza vocale e l’espressione dolce e sofferta della vittima predestinata. Facile negli acuti e con costante limpidezza sa emozionare e rendere partecipi.  Vasilij Ladjuk, impersona Valentin,fratello di Margherita e soldato con impeto ed autorevolezza, con colore caldo ed appasionato. Ketevan Kemoklidze è l’apprezzata mezzosoprano che da voce a Siebel; Samantha Korbey interpreta efficacemente il  ruolo di Marthe, mentre  Paolo Maria Orecchia è un applaudito Wagner. Il coro diretto da Caudio Fenoglio è ogni volta più apprezzato oltre che localmente, anche scenicamente ed in questa produzione di movimenti scenici ce ne sono e parecchi; le voci sono sempre così bene amalgamate da incantarsi all’ascolto. Produzione di assoluto rilievo che va ad incastonarsi tra le migliori del Teatro Regio stesso ancorchè tra le migliori in assoluto viste nel panorama del teatro d’opera contemporaneo. E per tornare a parlare di geni certamente un incondizionato applauso va a Gounot che ha saputo alternare marce, valzer, tristezza e risolutezza in un caleidoscopico amalgama di emozionanti colori. La musica vince sempre.

Tuesday, April 30, 2013

La Cenerentola di Rossini – Los Ángeles Opera


Foto: Robert Millard / LA Opera 

Dalla sua prima edizione all’Opera di Houston nel 2007 l’impianto scenico del gruppo catalano Els Comediants ha girato il mondo in numerosi teatri, incluso il Liceu di Barcellona dove si è anche realizzata una registrazione su DVD, e il suo arrivo a Los Angeles è coinciso con la riproposta di un’opera che a livello locale era stata vista l’ultima volta nel 2000. Il colore e la brillantezza dei costumi e dei disegni di Joan Guillen, concepiti come un fumetto, insieme alla puntuale direzione registica di Joan Font non hanno perso nulla della loro validitàleggerezza, colore e agilità vocale con le quali catturava il pubblico che alla fine l’ha premia mettendo in risalto la grazia della trama e l’effervescenza musicale dell’opera. Il mezzosoprano Ketevan Kemolidze emergeva come interprete sensibile ed efficace del ruolo di Angelina, e mostrava ta calorosamente. Il tenore di origine messicana René Barbera è stato un discreto Don Ramiro scenicamente poco attraente, dimostrava qualità vocali che ben si adattavano a questo repertorio. Alessandro Corbelli ha dimostrato di dominare la parte di Don Magnifico che ha interpretato in maniera burlesca, divertente e originale, cantando con sicurezza e ardore. Vito Priante ha inutilmente esagerato il ruolo di Dandini, compensandolo però con virtuosismo vocale, e Nicola Ulivieri ha dato vita ad un corretto Alidoro con la sua voce profonda di basso. Il Coro ha partecipato degnamente e per parte sua l’Orchestra si è disimpegnata in modo disuguale sotto la bacchetta del suo direttore principale James Conlon, la cui lettura era impostata su tempi lenti e letargici che causavano alcuni sfasamenti con la scena nel primo atto; ma meglio calibrati, dinamici e melodiosi, nel resto della rappresentazione. RJ

Saturday, April 27, 2013

La Cenerentola de Rossini en la Ópera de Los Ángeles



Foto: Ketevan Kemoklidze como Angelina. Credito: Robert Millard
Desde su estreno en en la Opera de Houston en el 2007, el montaje escénico del grupo teatral catalán Els Comediants ha recorrido muchos teatros importantes del mundo, incluido el del Liceu de Barcelona donde se realizó una grabación en DVD, y su arribo al escenario de Los Ángeles coincidió con la reposición de una obra que a nivel loca fue vista por última vez en el año 2000. El colorido y la brillantez de los vestuarios y los diseños de Joan Guillen, concebidos como un comic, aunados a la puntual dirección escénica de Joan Font no han perdido su vigencia y continúan resaltando la gracia de la trama y la efervescencia musical de la obra. La mezzosoprano Ketevan Kemoklidze despuntó como una sensible y efectiva intérprete del papel de Angelina, y mostró ligereza, color y agilidad en su voz, con la que cautivó a un público que la premió efusivamente. El tenor de origen mexicano René Barbera fue un discreto Don Ramiro en su actuación, pero dejó en evidencia sus cualidades vocales para este repertorio. Alessandro Corbelli demostró el dominio que tiene del personaje de Don Magnifico al que actuó de manera burlesca, hilarante y original, y que cantó con seguridad y atrevimiento. Vito Priante sobreactuó innecesariamente al papel de Dandini, pero lo compensó con virtuosísimo vocal, y Nicola Ulivieri dio vida a un correcto Alidoro con su profunda voz de bajo. El coro tuvo una participación digna de resaltar, asi como las hermanastras Tisbe y Clorinda, intepretadas por Ronita Nicole Miller y Stacey Tappan, respectivamente. Por su parte, la orquesta tuvo un desempeño desigual de la mano de su titular James Conlon, cuya lectura tuvo tiempos lentos y letárgicos que causaron algunos desfases con la escena en el primer acto; pero que estuvieron mejor calibrados, dinámicos y melodiosos en el resto de la función. RJ

Tuesday, July 31, 2012

Ópera de Los Ángeles, Temporada 2012-2013

Foto: I Due Foscari - Rebbeca Rotenberg / LA Opera

Placido Domingo agregará un nuevo papel de barítono a su repertorio, el de Francesco Foscari en las primeras representaciones locales de I Due Foscari con las que dará inicio la nueva temporada de Los Ángeles.  Tanto esta poco conocida opera de Verdi, como el Holandés Errante de Wagner, con la soprano portuguesa Elisabete Matos interpretando el papel de Senta, se perfilan para ser los platos fuertes de un discreto ciclo, que estará apuntalado por tres caballos de batalla como Madama Butterfly, con Oksana Dyka en el papel de Cio Cio San;  Don Giovanni con Ildebrando D’Arcangelo y Tosca que marcará el esperado regreso a este escenario de la soprano Sondra Radvanovksy con dirección musical de Domingo. La conocida producción de La Cenerentolda creada por Joan Font y Els Comediants, se verá por primera vez en este teatro con Kate Lindsay y Ketevan Kemoklidze alternándose el papel de Angelina y con el tenor de origen mexicano Rene Barbera como Don Ramiro con la dirección musical de James Conlon, quien estará al frente de la orquesta en las demás producciones.  Finalmente, se realizará el estreno mundial de Dulce Rosa opera comisionada al compositor Lee Holdbride, basada en la obra Una Venganza de Isabel Allende, que será dirigida musicalmente por Placido Domingo y contará  con la presencia de la soprano uruguaya María Eugenia Antúnez y la del barítono mexicano Alfredo Daza en los papeles estelares. RJ


Monday, August 8, 2011

La Creación impaciente de Pizzi innova al teatro musical - Così fan tutte, Sferisterio Opera Festival 2011, Macerata

Fotos cortesía: Sferisterio Opera Festival 2011, Macerata

Renzo Bellardone

Teatro Lauro Rossi 24 luglio - ore 21.00. Così fan tutte. Musica de Wolfgang Amadeus Mozart. Libretto de Lorenzo da Ponte. Director musical: Riccardo Frizza. Dirección escenica, producción y vestuarios: Pier Luigi Pizzi. Iluminación: Vincenzo Raponi. Grupo en escena: Banda "Salvadei" Orquesta: Fondazione Orchestra Regionale delle Marche. Coro: Coro Lirico Marchigiano "V. Bellini" Maestro del Coro: David Crescenzi. Fiordiligi: Carmela Remigio Dorabella: Ketevan Kemoklidze. Guglielmo: Andreas Wolf. Ferrando: Juan Francisco Gatell
Despina Giacinta Nicotra. Don Alfonso: Andrea Concetti.

Construido en 1772 el Teatro Lauro Rossi de Macerata –un verdadero y precioso cofre- albergó en esta velada una joya de la opera mundial, la casi coetánea y mozarteana opera ‘Così fan tutte’ en una de las más bellas, y seguramente las más animada y refinada producción escénica vista. Viriles y camaradas o femeniles y cómplices, burlones y brillantes bromas, todo ello tomo vida en un espacio luminoso, en una hermosa residencia junto al mar, sobre unas rocas y una barca de remos sobre la arena. El “amado” blanco de Pizzi resaltó en los muros de la casa, en las persianas, en las tiendas de playa, sobre la escalera que llevaba a la playa, en el jardín de la terraza; y fue interrumpido únicamente por el verde de los limoneros y por el amarillo de algunas frutas. El único elemento de definición fueron las esenciales rejas de fierro. Si el elemento escenográfico fue la luminosidad el artístico fue indudablemente el movimiento ya que se realizaron precipitadas corridas por las escaleras, ejercicios y flexiones, caídas y gestualidades del teatro de prosa, todo al límite de lo acrobático. Los sujetos participantes en esta puesta en escena demostraron una bravura poco común, pero sobre todo se manifestó la sensibilidad de investigador de Pizzi, que con el tiempo encuentra aún más llaves de lectura. Con esta dirección escénica, Pizzi dio un cambio al teatro de tradición innovándolo, pero no con una re visitación forzada como en ocasiones se ve, si no con la simplicidad de lo esencial y de lo actoral. El telón, de una casi impalpable y ligeramente transparente tela blanca, fue teatralmente bajada por Andrea Concetti, que encarnando el personaje de Don Alfonso, y apareció por el ángulo izquierdo del escenario desde la obertura, y casi como en una novela de la comedia de arte, inició a dialogar con mímica con la orquesta y con el público.

El bajo hizo gestos y se vio despreocupado sin ser nunca un vejete; y su voz estuvo adaptada el papel con timbre pulido y profundo y de claro fraseo con el que dio al personaje una llave de insólita lectura que se proclamó en el ‘…cosi fan tutte..’  El toque de dirección del paraguas rojo llevado por Concetti, coadyuvó a entrar en el espíritu burlesco de un Don Alfonso, más sosegado que diabólico. Las luces diseñadas por Vincenzo Raponi pasaron de la transparencia del brillante blanco, al desvanecido y luminoso azul y ofuscado, que envolvió en uno mismo a la platea con el escenario. La luz fue una protagonista junto con las voces.  La Dorabella de la chispeante Ketevan Kemoklidze tuvo un timbre pleno y redondo, siempre insinuante que no desilusionó aun en la parte más alta de la línea musical, y fue tan convincente como amante fiel, como cuando velozmente mutó hacia el objeto de sus más íntimos deseos en ‘Smanie implacabili..’ o cuando cantó con suave y espiritosa voz ‘..E’ amore un ladroncello..’ El personaje de Fiordiligi le fue confiado a una indiscutible Carmela Remigio, de presencia escénica, timbre cristalino, vivaz lirismo, que divirtió y apasionó pintando en el aire con colores definidos y brillantes, los variados momentos de ecléctica expresividad. Al final, resulta muy fácil hablar de brillantez cristalina y de arcoíris acuarela entre una sonrisa y un capricho. Alternativamente con vestidos blancos que significan “pureza y amor” y en rígido negro de “duelo y desesperación” y juegos vocales entre notas altos y bajas, las dos intérpretes regalaron gratos momentos de interpretación, sin desdeñar suspiros, estupores y alegres divertissements. La Orchestra regionale delle Marche fue dirigida por Riccardo Frizza quien con un paso equilibrado puso atención en el foso, del que supo recabar toda el brío de la partitura haciendo resaltar la italianidad del libreto a través del cuidado del escenario.

La reducida cantidad de los miembros del grupo encontró momentos de gran belleza aun en los concertantes y en los recitativos, que fueron acompañados por el clavecín y el violonchelo. El coro preparado por David Cresenzi fue colocado en el fondo de las plateas materializando el sonido de las “voces fuera del campo” en ‘Bella vita militar…’. Los dos personajes de los amantes fueron confiados a los jóvenes y atléticos Andreas Wolf, el barítono que dio voz a Guglielmo y por el tenor argentino Juan Francisco Gatell quien interpretó a Ferrando. También para ellos, el canto mozarteano fue más inaccesible de lo que pudiera parecer escuchándolo de una manera superficial. Además, ambos comenzaron a cantar después de hacer un buen número de movimientos y contorsiones en el suelo y de dar brincos atléticos entre las rocas.  Gatell es definido por derecho, como uno de los mejores intérpretes en el panorama de los tenores jóvenes. Preciso y límpido en su canto, emitió con agraciada agilidad. Wolf posee los dotes vocales de un bajo profundo que le permiten aspirar a roles de más fuerza y tenebrosa pasión, sin embargo, supo modular acercándose a una vocalidad de barítono ligero, como lo hizo con en este papel. Ambos cautivantes y bien compenetrados con sus papeles, jugaron con movimientos y con la voz en una carrera en la que ambos resultaron a la par de vencedores. Naturaleza y espontaneidad, sinergias activas y un serio trabajo de construcción fueron las características de los intérpretes. Cultura teatral y refinado gusto es lo que distinguió a la producción de Pier Luigi Pizzi, quien continúa en la búsqueda de la percepción y la sensibilidad sin sombras, unido también a la genial y pura arquitectura de este ‘Cosi fan tutte’ que inevitablemente permanecerá en las mentes. ¡La Música vence siempre!

Tuesday, July 26, 2011

La creazione impaziente di Pier Luigi Pizzi innova il teatro musicale - Sferisterio Opera Festival 2011, Macerata

Foto: Sferisterio Opera Festival 2011
Renzo Bellardone

SFERISTERIO OPERA FESTIVAL 2011.Teatro Lauro Rossi 24 luglio - ore 21.00. Così fan tutte. Musica di Wolfgang Amadeus Mozart. Libretto di Lorenzo da Ponte. Direttore: Riccardo Frizza. Regia, Scene e Costumi: Pier Luigi Pizzi. Disegno luci Vincenzo Raponi. Complesso di palcoscenico: Banda "Salvadei" Orchestra: Fondazione Orchestra Regionale delle Marche. Coro: Coro Lirico Marchigiano "V. Bellini" Maestro del Coro: David Crescenzi. Fiordiligi: Carmela Remigio. Dorabella: Ketevan Kemoklidze. Guglielmo: Andreas Wolf. Ferrando: Juan Francisco Gatell. Despina Giacinta Nicotra. Don Alfonso: Andrea Concetti.

LA CREAZIONE IMPAZIENTE DI PIER LUIGI PIZZI INNOVA IL TEATRO MUSICALE

Ultimato nel 1772 il Teatro Lauro Rossi di Macerata – vero cofanetto prezioso- ospita questa sera un gioiello dell’opera mondiale, la quasi coetanea ‘Così fan tutte’ mozartiana., in uno dei suoi più belli, ma certamente il più movimentato e raffinato allestimento. Virili e camerateschi o femminili e complici, scherzi, frizzi lazzi prendono vita in uno spazio luminoso: una bella dimora sul mare sopra agli scogli e un pattino a remi arenato sulla sabbia. L’amato ‘bianco’ di Pizzi risalta sui muri della casa, sulle persiane, sulle tende raffinate, sulla scaletta che porta alla spiaggia, sul giardino pensile ed è interrotto solo dalla macchia verde delle piante di limoni e dal giallo dei pochi frutti: unico elemento di definizione l’essenziale ringhiera in ferro micato Se l’elemento scenografico è la luminosità, quello registico è indubbiamente il movimento: corse rocambolesche per le scale, flessioni a dorso nudo, capitomboli e gestualità da teatro di prosa, al limite dell’acrobatico. I soggetti coinvolti nella messa in scena dimostrano tutti bravura non comune, ma sopra tutti aleggia la sensibilità da ricercatore di Pizzi, che nel tempo trova ulteriori chiavi di lettura. Con questa regia dona una svolta al teatro di tradizione innovandolo, non con una rivisitazione forzata come talvolta capita di incontrare, ma con la semplicità dell’essenziale e dell’attorialità. Il sipario, un impalpabile e morbidamente trasparente telo bianco, viene teatralmente tirato giù da Andrea Concetti che rivestiti i panni di Don Alfonso, appare all’angolo sinistro del palco già all’ouverture e quasi come in una novella commedia dell’arte, inizia a dialogare mimicamente con l’orchestra e con il pubblico.
Il basso sa essere ammiccante e scanzonato e per nulla parruccone; con voce allenata al ruolo, timbro pulito e profondo e chiarissimo fraseggio dona al personaggio una chiave di lettura insolita che si conclama nel ‘…cosi fan tutte..’ Il tocco registico dell’ombrello rosso portato da Concetti, coadiuva ad entrare nello spirito burlesco di un Don Alfonso più scanzonato che diabolico. Le luci disegnate da Vincenzo Raponi passano dalle trasparenze del bianco brillante od ovattato all’azzurro luminoso od offuscato che coinvolge anche la platea in un tutt’uno con il palcoscenico. La luce è protagonista anche nelle voci: Dorabella , ovvero la frizzante Ketevan Kemoklidze ha timbro pieno ed arrotondato, ma sempre civettuolo e non delude neppure nella parte più alta del rigo; convince sia quando è amante fedele che quando velocemente muta l’oggetto dei suoi più intimi desideri ‘Smanie implacabili..’ e quando con voce morbidamente spiritosa ‘..E’ amore un ladroncello..’ Il ruolo di Fiordiligi è affidato ad una indiscussa Carmela Remigio : presenza scenica, timbro cristallino, liricità vivace, diverte ed appassiona dipingendo nell’aria con colori definiti e brillanti i vari momenti di eclettica espressività. Risulta fin troppo facile parlare di brillantezza cristallina e di arcobaleni acquerellati tra un sorriso ed un capriccio….. Alternativamente in casto bianco ‘purezza e amore’, o in rigido nero ‘gramaglie e disperazione’ e con giochi vocali di alti e bassi le due interpreti regalano bei momenti di ascolto non disdegnando sospiri, stupori e gioiosi divertissements. L’orchestra regionale delle Marche è diretta da Riccardo Frizza che con passo equilibrato pone attenzione alla buca da cui sa ricavare tutta la briosità della partitura facendo risaltare l’italianità del libretto attraverso la cura del palcoscenico; la non corposità numerica della formazione trova momenti di tutta bellezza anche nei concertati e nei recitativi accompagnati da clavicembalo e violoncello. Il coro, preparato da David Crescenzi, è posto in fondo alla platea concretizzando l’ascolto delle ‘voci fuori campo’. ‘Bella vita militar…’. I due ruoli degli amanti sono affidati ai giovani ed atletici Andreas Wolf, il baritono che da voce a Guglielmo ed il tenore Juan Francisco Gatell che interpreta Ferrando. Anche per loro –come per gli altri ruoli- il canto mozartiano è più impervio di quanto possa apparire ad un superficiale ascolto.
Oltretutto entrambi vengono impegnati a cantare dopo un buon numero di flessioni a terra, piuttosto che dopo atletici balzi tra gli scogli. Gatell è definito a buon diritto uno dei migliori nel panorama dei giovani tenori: preciso e limpido emette con aggraziata agilità. Wolf ha doti vocali da basso profondo che gli permettono di aspirare a ruoli ben più di forza e tenebrosa passione; nondimeno sa modulare in prossimità di vocalità baritonale leggera, come realizzato in questa parte. Entrambi accattivanti e molto ben affiatati giocano con i corpi e con le voci in una gara in cui entrambi risultano paritari e vincenti. Naturalezza e spontaneità, sinergie attive e serio lavoro di costruzione sono le caratteristiche degli interpreti. Cultura teatrale e gusto raffinato sono il distinguo dell’allestimento di Pizzi che continua nella ricerca del bello, percepito con sensibilità e, senza ombre, raggiunto anche con la geniale e pura architettura d’insieme di questo ‘Cosi fan tutte’ che ….inevitabile….resterà nelle menti..  La Musica vince sempre.