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Thursday, October 10, 2024

Manon Lescaut - Teatro Regio di Torino

Foto: Simone Borrasi

Massimo Viazzo

«Manon Manon Manon» è il titolo di un originalissimo progetto che il Teatro Regio di Torino ha approntato per il mese di ottobre. In una sorta di inedito Trittico si potranno ascoltare in rapida successione (e in ordine cronologico inverso) le tre opere liriche incentrate sul personaggio di Manon ideato nel XVIII sec dallo scrittore e storico francese Antoine François Prévost: Manon Lescaut di Puccini (1893), Manon di Massenet (1884), Manon Lescaut di Auber (1856). Tre visioni complementari della protagonista, quella pucciniana più passionale e ribelle, quella di Massenet invece molto più introspettiva e tormentata, mentre per Auber Manon è più frivola. Il trait d’union delle tre produzioni è il regista Arnaud Bernard, che per cercare omogeneità e congruenza si è spirato a tre epoche . diverse del cinema francese. E forse non a caso proprio qui a Torino, dove si trova uno dei Musei del Cinema più belli in assoluto.Manon Lescaut di Giacomo Puccini (1858-1924), compositore a cui il Regio ha dedicato nella stagione un robusto omaggio a corollario delle celebrazioni del centenario della morte, andò in scena per la prima volta proprio a Torino la sera del 1 febbraio 1893 alla presenza del compositore, e fu un trionfo. Per il titolo pucciniano, primo di questo originale Trittico, Bernard si è rifatto al realismo poetico, corrente cinematografica che si sviluppò in Francia negli anni 30 del secolo scorso.  L’ambientazione quindi giocava parecchio sul bianco e nero, sui chiaroscuri e più l’opera procedeva più si notava l’intimità del tratto registico tra continui rimandi tra le proiezioni cinematografiche e la scena live.  Sul fondale scorrevano le immagini meravigliose di Les Enfants du paradis (Amanti perduti) e Le Quai des brumes (Il porto delle nebbie), entrambi di Marcel Carné, La Bête humaine (L’angelo del male) di Jean Renoir e Manon di Henri-George Clouzot,  per un connubio tra palcoscenico e cinema in generale ben riuscito, anche se soprattutto nella parte finale dell’opera, la presenza delle immagini proiettate è parsa talmente potente (emotivamente sconvolgente il finale del film Manon di Clouzot) da provocare un certo disorientamento per lo spettatore che non sapeva se concentrarsi di più sulle immagini o sul canto.  Lo spettacolo comunque è stato complessivamente equilibrato, garbato in molti punti, trovando una via sicura e efficiente tra tradizione e innovazione. Il cast è stato organizzato in modo adeguato. Erika Grimaldi ha interpretato Manon con voce lirica, timbricamente luminosa, dando il meglio di sé nei pezzi chiusi (arie e duetti). Il De Grieux generoso e volitivo di Roberto Aronica ha convinto soprattutto quando la tessitura saliva e il canto si faceva più passionale. Virile e estroverso il Lescaut tratteggiato da Alessandro Luongo con voce sana e timbro rotondo. Un lusso poi avere Carlo Lepore come Geronte di Ravoir. Tra i comprimari da ricordare soprattutto la prova di Didier Pieri nel doppio ruolo del lampionaio e del maestro di ballo, tenore dalla voce ben timbrata e omogenea, e dalla schietta musicalità. Renato Palumbo ha diretto senza particolari guizzi, ma ha saputo comunque tenere un passo teatrale convincente, mentre gli interventi del Coro del Teatro Regio sono stati coordinati con attenzione e cura da Ulisse Trabacchin.



Friday, March 1, 2019

Rigoletto - Teatro Regio di Torino


Foto: Edoardo Piva

Renzo Bellardone

Quando un titolo d’opera ricorre troppo spesso nei cartelloni delle varie stagioni, il mio immaginario artistico li decodifica come ‘abusati’ e di conseguenza talvolta  mi approccio con il senso del dejà vu; grazie a Dio però le mie dubbiose attese vengono sovente smentite in meglio, come è successo al Rigoletto di cui vado a raccontare le mie emozioni! Buio in sala e sul palcoscenico…solo la luce di una lanterna squarcia il buio assoluto al suo ingresso in scena alle prime vigorose note dell’ouverture e fin da queste si intende la vivacità passionale dell’interpretazione direzionale che imprime Renato Palumbo, importante direttore, alla superba orchestra del Teatro Regio di Torino. La scena realizzata con elegante sobrietà da  Francesco Frigeri, ha i colori dei dipinti di qualche secolo fa, ma riadattati  con soffuse tonalità contemporanee. L’ambientazione voluta da John Turturro, alla sua prima regia operistica,  è cupa, come è cupamente atroce la vicenda, che lascia spazio ai soli sentimenti di Rigoletto, ma che il fuoco dell’assenza di scrupoli li annienta negli altri personaggi. Registicamente è interessante per i movimenti molto curati e non banali, grazie anche a Cecilia Ligorio, regista collaboratore e già apprezzata in regie anche ardue. L’unica mia perplessità è al finale quando si evidenzia  il sacco che Rigoletto scopre realmente vuoto e l’apparizione di Gilda che da sola, in preda agli ultimi affanni, si farà avvolgere dal sacco funebre. Ottima la scena sempre avviluppata dai fumi nebbiosi che ottenebrano  Mantova e veramente apprezzate le luci di Alessandro Carletti,  riprese da Ludovico Gobbi,  con la scelta di  tagli quasi geometrici per non intaccare con alcuna morbidezza la cruda vicenda e suggestiva l’inquietante  ed atroce alba con nudi alberi che si stagliano alla luce angosciante di un nuovo, ultimo giorno. La casa di Gilda è semplice, ma traspare una sorta di benessere dal letto ‘a barca’ probabilmente un Carlo x°; per contro l’abitazione di Sparafucile è inclinata su un lato, ovvero storta, così come non è lineare  la vita che si consuma all’interno: un uccisore prezzolato di professione e dalla sorella che concupisce le vittime per offrirle alla lama della spada del fratello. 
I momenti di divertimento scomposto a palazzo ducale sono davvero ben congeniati anche con le coreografie misurate ed  efficaci di Giuseppe Bonanno, assistente Sara Marcucci, esaltate dai costumi eleganti ed arditi di Marco Piemontese che molto donano all’insieme. Amartuvshin Enkhbat , recentemente scoperto prima al Coccia di Novara e poi in Arena a Verona nei panni di Nabucco, lo ritroviamo qui in quelli del buffone di corte interpretato con buona compenetrazione del personaggio vendicativo ed inasprito dalla cattiva sorte; la voce è ben timbrata con ombreggiature tenebrose e scure. Gilda, la figlia inutilmente tutelata e protetta incontra il soprano Gilda Fiume, che se la memoria non mi tradisce, ascolto per la prima volta e che mi piace! Ha un bel colore dai riflessi argentei e brillanti; non lesina le agilità senza perdere mai la pulizia d’emissione e l’accoratezza narrativa.  Iván Ayón Rivas  interpreta adeguatamente il lussurioso duca di Mantova che fa del libertinaggio il suo dissoluto modus vivendi, calpestando ogni sentimento proprio ed altrui per qualche momento di fugace piacere: la voce è di volta in volta più calda ed il tono si arrotonda man mano, raggiungendo bei momento di canto. Carmen Topciu  è il mezzosoprano che interpreta Maddalena, l’accalappiatrice di uomini per il piacere suo e per una manciata di soldi spartiti con il fratello carnefice: piglio sicuro e voce ben timbrata calibra gli atteggiamenti con sapiente incisività. Altra gradevole scoperta nel cast è Romano dal Zovo il quale  interrompe improvvisamente la sua vita di tecnico programmatore per seguire i consigli ricevuti e dedicarsi al canto, con veloci gratificazioni che lo portano in breve a cantare in teatri prestigiosi a fianco di mostri sacri della lirica; qui interpreta il perverso Sparafucile con voce profonda e penetrante che incide l’animo; in sala ho sentito un commento che ben caratterizza la sua interpretazione: “bello e dannato” . Per concisione e sobrietà mi fermerei qui, con un unico generico plauso a tutti gli interpreti  i quali nei loro ruoli sono stati apprezzati ed efficaci, senza alcuna nota di non apprezzamento e  non gradimento. Sempre un risalto particolare va assegnato al Coro del Teatro Regio che con la direzione di Andrea Secchi,  dona sempre interpretazioni di tutta eccellenza. La Musica vince sempre. 


Wednesday, December 19, 2018

Con Norma el Colón de Buenos Aires cerró su Temporada Lírica 2018

Fotos: Gentileza. Prensa Teatro Colón/ Arnaldo Colombaroli


Gustavo Gabriel Otero
Twitter: @GazetaLyrica

Buenos Aires, 05/12/2018. Teatro Colón. Vincenzo Bellini: Norma. Ópera en dos actos. Libreto de Felice Romani. Mario Pontiggia, dirección escénica. Enrique Dartiguepeyrou y Claudia Bottazzini, escenografía. Aníbal Lápiz, vestuario. Matías Otálora, vídeo. Rubén Conde, iluminación. Anna Pirozzi (Norma), Fernando Radó (Oroveso), Annalisa Stroppa (Adalgisa), Héctor Sandoval (Pollione), Guadalupe Barrientos (Clotilde), Santiago Bürgi (Flavio). Orquesta y Coro Estables del Teatro Colón. Director del Coro: Miguel Fabián Martínez. Director Musical: Renato Palumbo

Con una nueva producción escénica de Norma de Bellini el Teatro Colón cerró su Temporada Lírica Oficial 2018. A cien años del estreno en el escenario de la porteña calle Libertad, que ocurrió el 16 de julio de 1918, se constata que en los primeros cincuenta años Norma subió a escena en once temporadas con legendarias sopranos como Rosa Raisa, Claudia Muzio, Gina Cigna, Zinka Milanov, María Caniglia, María Callas y Dorothy Dow. Mientras que en el último medio siglo le dieron vida a uno de los roles más complejos y difíciles de la lírica italiana del siglo XIX Joan Sutherland en 1969, Adelaida Negri en 1985, Lucía Aliberti en 1995 y June Anderson alternándose con María Pía Piscitelli en 2001. La soprano Anna Pirozzi deslumbró como una Norma segura y expresiva. La excelencia de su prestación permitió demostrar su compenetración, la belleza de su timbre, su volumen, su dominio técnico y estilístico, el manejo adecuado de las agilidades, su línea de canto inmaculada y las sutilezas interpretativas. La mezzosoprano Annalisa Stroppa fue una Adalgisa de perfectos acentos. Su color vocal atrayente, su vocalidad sin mácula, su perfecto fraseo y la perfección de las agilidades y coloraturas, sumados a su eficacia actoral la posicionaron como la segunda estrella de la noche. 
Para concluir con el elenco femenino, Guadalupe Barrientos fue un verdadero lujo para el pequeño rol de Clotilde. El tenor mexicano Héctor Sandoval aportó volumen y rusticidad a su Pollione. No defrauda, ya que cumple con las exigencias de la partitura, pero queda opacado por Norma y Adalgisa tanto en la calidad vocal como en la sutileza del canto. Fernando Radó encarnó a Oroveso con su acostumbrada calidad y Santiago Bürgi interpretó a Flavio con emisión sana. Renato Palumbo concertó con eficacia siendo perfecto apoyo de los solistas pero a la vez encontrando matices orquestales para dar realce a la partitura belliniana. Un trabajo prolijo y de calidad con verdadero nervio italiano y perfección estilística. El Coro Estable se desempeñó con la profesionalidad de siempre, logrando gran impacto en las escenas de conjunto. La versión visual contó con soberbios telones pintados fruto de las ideas de Enrique Dartiguepeyrou y Claudia Bottazzini que fueron realizados con maestría por los talleres del Colón y con el exquisito vestuario firmado por Aníbal Lápiz pleno de telas livianas para las damas y de acertada gama de colores para los caballeros. Correcta la iluminación de Rubén Conde. Mario Pontiggia como director escénico buscó simetrías en el manejo de las masas que emparentan a Norma con la tragedia griega con absoluta precisión y perfección. Mientras que las marcaciones de los solistas fue resuelta también a la manera de una tragedia griega pero dejando actuar y cantar con comodidad sin movimientos bruscos o antinaturales pero a la vez sin estatismos.

Friday, December 9, 2016

Otello de Verdi en el Teatro Real de Madrid

Foto: Javier del Real 

Ramón Jacques

Con Otello de Verdi inició la nueva temporada lirica en el Teatro Real de Madrid, con puesta en escena atemporal, que a pesar de las referencias a Chipre el lugar donde se sitúa la trama, ideada por David Alden que resultó ser en términos generales estática, oscura y fría durante toda la función. No se vio un desenvolvimiento escénico lo suficientemente convincente para envolver al espectador dentro de ese ambiente mágico que contiene este título, tan difícil y poco representado en la actualidad. Este montaje es coproducción con la English National Opera.  Algunos cambios inesperados en los elencos, previos hicieron que la soprano armenia Lianna Haroutounian se encargara del papel de Desdemona, en el considerado ‘segundo elenco’, que no necesariamente significa que sea de menor calidad que el principal, aunque erróneamente se piense así, ya que igual de meritorios y experimentados deben ser los cantantes que lo conforman. Haroutounian agradó con su canto matizado de radiante timbre y tinte. Su personificación fue la de una mujer sufrida y frágil, que actuó y se movió con dignidad y elegancia. Una grata sorpresa tanto en lo escénico como en lo vocal supuso la presencia del barítono Ángel Ódena como Iago, quien exhibió notable seguridad y  dominio del personaje. La parte débil del elenco fue lamentablemente el tenor coreano Alfredo Kim, en el papel de Otello. Su voz es potente y posee atractivas cualidades, pero la poca variedad que exhibió lo hizo caer en la monotonía. Tampoco ayudó su rigidez escénica y poca compenetración con el papel, que llegó a ser distante y por momentos exasperante. El resto de cantantes tuvo un desempeño adecuado como Xavier Moreno en el papel de Cassio, Fernando Radó como Ludovico, Vicenç Esteve como Roderigo y Gemma Coma-Alabert quien dio notoriedad al papel de Emilia.  El coro que dirige Andrés Máspero se escuchó solido y homogéneo, y lo mejor provino del foso de la mano del experimentado Renato Palumbo, conocedor del repertorio y la partitura a la que dotó de buena dinámica y adecuado volumen orquestal, sin hacer que la emoción y tensión decayera en ningún momento.  

Saturday, February 1, 2014

Nabucco en Florencia

Foto: Marco Borrelli

Massimo Crispi

Primera opera del 2014, todavía en el escenario del Teatro Comunale, a pesar de que el Nuovo Teatro dell'Opera fuera inaugurado hace tiempo con una gran fiesta. Nabucco ha vuelto a Florencia después de una larga ausencia. La última vez, con la inolvidable puesta en escena en 1977 del trió Luca Ronconi, Pier Luigi Pizzi, Riccardo Muti es una memoria y una constatación que las perspectivas, los medios, y aquella época misma ya se acabaron y quien sabe si un día volverán. Poco sirve hacer limpieza de los recuerdos, aunque la nostalgia es un indicio, y tenemos que confrontarnos con el presente y esta puesta en escena florentina tuvo algo bueno y digno de interés. Para empezar, el espectáculo de Leo Muscato, con apreciables escenas de Tiziano Santi y buen vestuario de Silvia Aymonino, producción del Teatro Lirico de Cagliari y del Ente Concerti De Carolis de Sassari, fue premiado con el Premio Abbiati para la mejor dirección 2012. En su geométrica “pobreza” decorativa, con excelentes juegos luminosos de Alessandro Verazzi, el espectáculo fue perfectamente congenial a la interpretación múltiple de Muscato: un drama polivalente, visto desde los diferentes angulos de cada personaje. Eficaces fueron los movimientos escénicos de los solistas y del coro, este ultimo aquí de verdad de calidad superior, y las relaciones entre los personajes parecieron bien cuidadas. El único detalle un poco ridículo y opinable fue, queriendo ser severos, la hemiparesia derecha de Nabucco, consecuencia del rayo lanzado personalmente por Jehová como castigo para la soberbia del rey asirio, y que desaparece de repente en el momento de su conversión y arrepentimiento, mientras una luz vertical desde el cielo ilumina su cabeza. Andar claudicando así como hace el rey prisionero, hace reír, porque si el rayo realmente lo hubiera tocado lo hubiera hecho cenizas y no hemiparético! Además que el rayo le cae a su lado, por los menos según el libreto, y es la locura y no la hemiparesia el efecto secundario de esa fulguración. De todas formas Nabucco es una opera muy difícil, sobre todo para las voces. Abigaille, Anna Pirozzi, a pesar que fuera dotada de un buen brillo en los agudos, de vez en cuando mostró un poco de cansancio por la mortal textura kamikaze escrita por Verdi, con brincos de registro casi al limite de la ejecución. Había unas pocas incertidumbres en un par de frases y un registro grave de vez en cuando un poco blando, pero Pirozzi diseñó un personaje creíble y agresivo hasta el final y sus acentos resultaron fieros y con personalidad. El sacerdote Zaccaria de Riccardo Zanellato fue bastante regio y eminente, con frases extendidas y declamadas por una bella voz uniforme a pesar de un registro grave extremo también un poco blando. Dalibor Jenis, Nabucco, cantó con dicción clara y brillo notable  pero un fenómeno raro se producía cuando el artista quiso cantar a media voz: la cobertura excesiva del sonido en el “piano” unificaba todas las vocales en una única indefinida, así como la articulación del sonido mismo, produciendo el efecto bastante ridículo de una papa en la boca, además de la deambulación hemiparetica, afectando una interpretación por otro lado digna de notas… Ismaele fue cantado por Luciano Ganci, cuya emisión estuvo contaminada de vez en cuando por una gana de pujar los agudos donde no deberían ir. pero resultó creíble escénicamente. Muy bien Annalisa Stroppa en el papel de la dulce Fenena, que cantó con voz limpia y de calidad y tocando cuerdas melancólicas. El verdadero protagonista de la opera, el Coro del Maggio Musicale, preparado por Lorenzo Fratini, dio lo mejor en cada intervención y cantó un magnifico "Va', pensiero" que fue bisado. Renato Palumbo condujo la orquesta del Maggio, siempre excelente, en una visión elegante y, si queremos, poco verdiana en el buen sentido, poniendo en evidencia las páginas sinfónicas y corales, enorme fuerza de esta opera. Éxito.

Nabucco - Teatro del Maggio Musicale, Firenze

Foto: Marco Borrelli.


Massimo Crispi


Prima opera del 2014, ancora sulle scene del Teatro Comunale, nonostante sia stato inaugurato tempo addietro in pompa magna il Nuovo Teatro dell'Opera, Nabucco è tornato a Firenze dopo una lunga assenza, dalla memorabile messa in scena del 1977 della triade Luca Ronconi, Pier Luigi Pizzi, Riccardo Muti. Altre prospettive, altri mezzi, altri tempi che chissà se mai rivivremo. Serve poco rigovernare i ricordi e bisogna fare i conti col presente e questa messa in scena del Nabucco fiorentino aveva dei buoni punti di partenza. Tanto per cominciare lo spettacolo di Leo Muscato, con apprezzabili scene di Tiziano Santi e bei costumi di Silvia Aymonino, allestimento del Teatro Lirico di Cagliari e dell' Ente Concerti De Carolis di Sassari, ha ricevuto il premio Abbiati come miglior regia 2012. E, nella sua geometrica "povertà" decorativa, con eccellenti giochi di luce di Alessandro Verazzi, si adattava alla perfezione alla multipla lettura di Muscato: un dramma polivalente, visto da ogni personaggio dalla propria angolazione. Efficaci i movimenti scenici dei solisti e del coro, veramente magnifico, le relazioni tra i personaggi erano ben curate e in evidenza. Unico particolare un po' esilarante e fuori luogo, se proprio vogliamo, l'emiparesi destra di Nabucco dopo la folgore lanciatagli da Geova in persona, infermità che scompare prontamente nel momento del pentimento e della conversione, annunciata da una luce celeste in verticale sul suo capo. Il trascinarsi zoppicando del re decaduto fa ridacchiare, anche perché se il fulmine avesse dovuto realmente colpirlo lo avrebbe semplicemente incenerito, altro che emiparesi. Comunque… Nabucco è un'opera difficile assai, soprattutto per le voci. Abigaille, Anna Pirozzi, pur dotata di un bello squillo sugli acuti, ogni tanto arrancava per la micidiale tessitura kamikaze scritta da Verdi, con salti di registro al limite dell'ineseguibile, con qualche perdonabile sbavatura in un paio di frasi discendenti e un registro grave ogni tanto troppo flebile. Ma Pirozzi ha retto bene fino alla fine con un personaggio credibile e aggressivo e i suoi accenti erano di notevole fierezza. Lo Zaccaria di Riccardo Zanellato era abbastanza regale e autorevole, con frasi distese e declamate, con bella voce uniforme anche se flebile anch'essa nell'estremo registro grave. Dalibor Jenis, Nabucco, ha cantato con una chiara dizione e squillo degni di nota ma uno strano fenomeno si produceva quando voleva cantare a mezza voce: l'eccessiva copertura del suono nelle sonorità soft unificava le vocali e l'articolazione producendo un effetto "patata in bocca" assai ridicolo, che ha affettato un po' un'interpretazione con dei lati interessanti, a parte la deambulazione emiparetica da post folgorato che faceva il suo. Ismaele era Luciano Ganci, la cui emissione era un po' contaminata da una voglia di spingere gli acuti laddove non dovrebbero andare. Credibile in ogni caso registicamente. Brava Annalisa Stroppa nel ruolo della dolce Fenena, che ha cantato con voce limpida e di ottima qualità. Il vero protagonista dell'opera, il coro del Maggio, preparato da Lorenzo Fratini, ha dato il meglio di sé in ogni intervento e ha cantato un bellissimo "Va', pensiero" che, come da tradizione, è stato bissato. Renato Palumbo ha diretto l'orchestra del Maggio, sempre eccellente, in una visione elegante e, se vogliamo, poco verdiana nel senso buono, evidenziando le pagine sinfoniche e corali, forza enorme di quest'opera. Successo. 

Sunday, December 1, 2013

Attila conquista Liège

 
(foto ©croisier)
Ramón  Jacques
LIÈGE, – La nuova stagione del Théâtre Royal de la Opera Royal de Wallonie a Liegi, in Belgio, restaurato di recente e nuovamente inaugurato, ha celebrato il duecentesimo anniversario della nascita di Verdi conun suo titolo giovanile, Attila. La messa in scena dell’opera, rappresentata per l’ultima volta in questa città nel 2002, è stata affidata al leggendario Ruggero Raimondi, già rinomato interprete del ruolo del titolo, che ha scelto una lettura classica e conservatrice del dramma, con movimenti precisi e calcolati, senza mostrare fervida immaginazione. La cornice scenica di Daniel Bianco ha mostrato, invece, soluzioni di forte impatto, sfarzose e accattivanti, con enormi colonne colorate a rilievo, ispirate alle pitture di Veronese, con cieli ora oscuri ora luminosi, un bosco tenebroso e dei costumi all’altezza della situazione. Buona la scelta delle luci di Albert Faura. l cast assortito per quest’occasione si è dimostrato abbastanza solido e su tutti ha primeggiato per calore timbrico e raffinatezza vocale il basso Michele Pertusi nel ruolo del titolo. Il soprano georgiano Makvala Aspanidze, gradevole scoperta, con voce corposa e timbricamente omogenea ha dispiegato un canto appassionato, rendendo Odabella assai credibile. Il personaggio di Ezio, sebbene mancasse di maestosità nell’azione scenica di Giovanni Meoni, è stato musicalmente convincente per la sua eleganza vocale. Il tenore albanese Giuseppe Gipali ha sfoggiato una voce chiara con occasionali forzature e, con una discreta resa scenica, ha dato vita a un Foresto corretto e accettabile. Notevole l’impegno del coro e dell’orchestra, guidati con impeto e sicurezza dalla bacchetta esperta di Renato Palumbo. Il risultato musicale ha emozionato il pubblico, che ha risposto con grandi applausi agli interpreti.

Tuesday, November 19, 2013

Attila de Verdi en la Ópera de Lieja, Bélgica



Fotos: « Attila ». (©croisier)
 
Ramón Jacques

Con esta opera compuesta por Verdi durante su juventud y en conmemoración del bicentenario de su nacimiento, se inauguró una nueva temporada lírica en el recientemente renovado y reinaugurado Théâtre Royal de la Opera Royal de Wallonie de Lieja en Bélgica. La dirección escénica de la obra, que fue representada por última vez en esta ciudad en el 2002, fue encomendada al legendario Ruggero Raimondi, reconocido interprete del papel principal quien optó por darle un enfoque clásico y conservador a la obra, con movimientos precisos y pausados, al que por momentos le faltó mayor imaginación. Vistoso y atractivo fue el marco escénico de Daniel Bianco con enormes columnas decoradas con relieves inspiradas en las pinturas de Veronese con un colorido y por momentos oscuro cielo, un tenebroso bosque en el fondo y adecuados vestuarios. Este marco estuvo servido por un buen trabajo en la iluminación de Albert Faura. Para la ocasión se conformó un elenco sólido sobresaliendo por desempeño vocal por la calidez en su timbre y refinamiento se el bajo Michele Pertusi, interpretando al personaje de Attila.  La soprano georgiana  Makvala Aspanidze, que fue un grato descubrimiento, con una voz potente desplegó homogeneidad y colorido en su apasionado canto e hizo creíble a Odabella. El personaje de Ezio careció de majestuosidad en la actuación y los movimientos de Giovanni Meoni quien sin embargo convenció  con su musicalidad y elegancia vocal.  El tenor albano Giuseppe Gipali exhibió  una voz clara que por momentos forzó, y con una discreta actuación no dio vida mas que a un correcto y discreto Foresto.  Destacable fue el desempeño del coro así como el de la orquesta, que fue guiada con ímpetu y seguridad por la experta mano de Renato Palumbo. Musicalmente el resultado musical emocionó al público que premio efusivamente a los intérpretes. 

Tuesday, July 3, 2012

Un Ballo in Maschera en Turín, Italia


Foto: Ramella & Giannese

Renzo Bellardone

La cuidada dirección escénica de Lorenzo Mariani se conjugó muy bien con la refinadísima escena de Maurizio Balò y los vestuarios de Maurizio Millenotti. Dicha dirección estuvo atenta a los movimientos que narraban sentimientos vividos; las escenografías representaron con sobrio refinamiento una paleta de colores, y los vestuarios, por momentos esenciales y en otros evocativos, se fundieron muy bien en la elegante construcción.  La orquesta de buenos maestros del Teatro Regio fue dirigida por Renato Palumbo en una  búsqueda, por delinear en destellos, el ímpetu de la teatralidad de cada momento y tema. La opera en conjunto fue agradable y entretenida, y fue exaltada por la presencia del irreprochable coro dirigido por Claudio Fenoglio que estuvo siempre preciso y elegante en la extracción de los mejores sonidos. Giancarlo Monsalve interpretó con prestancia a Riccardo, con envolvimiento y una voz calida y apasionada.  El papel de Renato le fue confiado a Marco di Felice, quien con respecto a su interpretación en el Sferisterio de Macerata en el 2011, mostró madurez en el personaje con apreciable rotundidad.  Muy bella estuvo la escena de celos con la cama roja rota por la discusión con Amelia, personaje al que prestó su voz Anna Pirozzi quien por momentos estuvo al limite de su empeñó, pero que estuvo inquietante en la escena en la que se encontró vagando en el horroroso campo en el que se veían cinco cadalsos con cuerdas colgando y hierbas milagrosamente rojas en un ángulo. Elisabetta Fiorillo, consolidada en el personaje de Ulrica, sorprendió en cada momento por los colores profundos y oscuros que atemorizaban y creaban una atmosfera de suspenso y predicciones que fue reforzada por una discontinua luz roja en una oscuridad que fue interrumpida solo por símbolos esotéricos. Barbara Bargnesi fue un irónico Oscar que con cabello cubierto y una urna de extracción, mantuvo una constante verve en un crescendo de agradables medios vocales. Este Ballo estuvo lleno de serpentinas rojas y confeti y fue bruscamente ensombrecido  por el disparo de pistola con el que concluyó el trágico evento. Un papel importante asumió la iluminación diseñada por Andrea Anfossi, ya que delineó armoniosamente  el acontecimiento así como varios pasajes musicales. ¡La Música vence siempre!

‘UN BALLO’ RAFFINATO IN UN CRESCENDO DI ATTESA - TEATRO REGIO DI TORINO


Foto: Ramella & Giannese

Renzo Bellardone

La regia accurata di Lorenzo Mariani ben si coniuga con le scene raffinatissime di Maurizio Balò ed il costumi di Maurizio Millenotti. La regia è attenta ai movimenti che parlano dei sentimenti vissuti, le scene rappresentano  con sobria raffinatezza e l’uso di una minimale tavolozza; i costumi talora essenziali, talvolta evocativi ben si fondono nella elegante costruzione.L’orchestra degli ottimi professori del Teatro Regio è diretta da Renato Palumbo alla ricerca, a sprazzi, dell’impetuosità a sottolineare la teatralità dei momenti topici. L’opera, nell’insieme piacevole e gradevole, è esaltata dalla presenza dell’ineccepibile coro diretto da Claudio Fenoglio sempre preciso ed elegante nell’estrazione delle migliori sonorita. Giancarlo Monsalve con prestanza interpreta ‘Riccardo’, con  coinvolgimento e  voce calda ed appassionata. Il ruolo di Renato è affidato a Marco di Felice, che rispetto alla sua stessa interpretazione nel 2011 allo Sferisterio di Macerata denuncia maturazione nel ruolo con rotondità apprezzabili. Bella la scena di gelosia con il letto rosso spezzato dalla lite con Amelia cui da  voce  Anna Pirozzi talvolta  al limite dell’impegno; inquietante la scena in cui lei si aggira nell’orrido campo visualizzato con cinque  forche con i cappi penzolanti e l’erba miracolosa rossa, in un angolo. Elisabetta Fiorillo, consolidata nel personaggio, ogni volta stupisce per i colori profondi e scuri che intimoriscono e creano una perfetta atmosfera di suspense e predizione qui rinvigorita da luce rossa altalenante nel buio interrotto solo  da simboli esoterici!!!! Barbara Bargnesi è un ironico Oscar che indossato il cappello, urna dell’estrazione, mantiene verve costante in un crescendo di gradevolezze vocali.  Il Ballo è un trionfo  di stelle filanti rosse e coriandoli che saranno bruscamente annebiati dal colpo di pistola che conclude la tragica vicenda.Importante ruolo assumono le luci disegnate da Andrea Anfossi che sottolineano armoniosamente la vicenda ed i vari passaggi musicali. !La Musica Vince sempre!

Friday, April 27, 2012

La Forza del Destino - Teatro Colón de Buenos Aires

Foto: Teatro Colón de Buenos Aires.

Dr. Alberto Leal

Siempre es gratificante sentirse más joven, sobre todo cuando uno lleva varias décadas encima. Esa sensación me invadió el domingo pasado cuando asistí al estreno de “La forza del destino”. Sentí, por primera vez, luego de su apertura, que nuestro querido Teatro Colón puede volver a empezar a brillar, como su historia lo reclama. Lo que valoriza más el hecho es que la versión fue mucho más completa que las habituales, con cortes abiertos que no sucedió en el pasado y sobre todo tratándose de una difícil obra Verdi. El Maestro Renato Palumbo realizó un magnífico trabajo, siempre en estilo, con gran temperamento pero cuidando la relación foso/escenario. La Orquesta respondió de excelente forma, brindando una impecable parte en lo musical. El hecho de escuchar la espléndida obertura luego del primer acto, contribuyó gratamente a la comprensión del drama.  Magnifico, sin duda alguna, fue el trabajo del maestro Hugo de Ana, de gran prestigio internacional. Desde momentos totalmente despojados hasta un hermoso Cristo de excelente realización – vaya un reconocimiento para los grandes artesanos de nuestro primer coliseo – de gran tamaño, belleza y absolutamente concreto. Su marcación actoral fue siempre precisa y el uso de algunas proyecciones siempre justas e impactantes. Otro tanto merece su diseño de vestuario, con una paleta de colores muy agradables a la vista y una excelente iluminación. Desde el punto de vista vocal se contaba con un elenco de importantes nombres internacionales. El cantante que más méritos mostró a través de la función fue el Barítono italiano Luca Salsi como Vargas. Con un hermoso timbre, un canto afinado y matizado, buen volumen y muy buenas dotes de actor realizó un trabajo de excelencia que tuvo su punto más alto en su aria "Urna fatal del mio destino" y la correspondiente cabaletta "Eglie e salvo...". Esperemos que repita su visita en otro rol verdiano.
 
La soprano Dimitra Theodossiou, de importante fama internacional y a quien tuve la oportunidad de ver, varios años atrás, en la Opera de Kassel, en el rol de Norma, mostró un hermoso timbre, una voz de adecuado volumen y un canto preciso, matizado, con excelente afinación, culminando con un exquisito “Pace, pace mio Dio!”. El tenor Mikhail Agafonov, como Alvaro, mostró un canto seguro, con agudos potentes y buena entrega. No lo favorece su timbre, seco, bajo en armónicos ni su estilo con claras reminiscencias de la escuela rusa. Pero su prestación fue valiosa y bien retribuida por el público.  El bajo Roberto Scandiuzzi con una excelente voz de bajo, dio la dignidad que su papel requiere, mostrando un contundente sector grave y muy buena línea de canto. Creo que para nuestra conocida Agnes Zwierko Preziosilla no es su rol ideal. Volvió a mostrar su impactante volumen, en algunos momentos sus agudos sonaron algo gritados. Pero se movió con bastante gracia y logró redondear un trabajo plausible. Luis Gaeta, compuso, con su reconocido nivel actoral, un simpático Meliton, más allá de alguna molestia en el sector agudo. Sabe explotar cada una de las situaciones que se le presentan y su nivel siempre es positivo. Muy lucido el Trabuco de Fernando Chalabe. Impactante vocalmente, en su corta parte, Fernando Radó y buen nivel en las intervenciones de Leonardo Estévez, Guadalupe Barrientos y Gustavo Feulien. El Coro estable realizó un excelente trabajo, no solo en la parte vocal sino también en lo actoral, moviéndose con gran soltura en toda la función. Solo espero que este sea un primer paso para mostrar el nivel que puede alcanzar nuestro teatro cuando el elenco está elegido con conocimiento. Y cuando se aprovechan los valores del equipo técnico, como en esta oportunidad.  Como siempre tratamos de hacer, estamos en tratativas de cubrir el segundo elenco. Ojala el Colón nos de la oportunidad. Creo que nuestros artistas lo merecen y no dudo que tendremos muy gratas sorpresas.

Tuesday, November 16, 2010

Il Corsaro de Verdi del cíclo Tutto Verdi de la ABAO-OLBE, Bilbao España

Fotos cortesía: ABAO-OLBE -E.Moreno Esquibel

Mercedes Rodriguez


A nueve días de la première de Il Corsaro, el tenor portugués Bruno Ribeiro y la soprano italiana Silvia Dalla Benetta, asumieron los roles principales de esta complicada ópera, que no da tregua a los protagonistas. Tanto Fabio Armiliato como Maria Guleghina que en un principio estaban programados para los roles de Corrado y Gulnara, cancelaron sus compromisos por motivos de salud. La expectativa era grande y se respiraba en el ambiente cierta inquietud y curiosidad por el debut en ABAO-OLBE de estos jóvenes cantantes. La noche fue tomando forma gracias a la extraordinaria conjunción de todos los elementos: la maestría de Renato Palumbo al frente de la Orquesta del Teatro Regio de Parma hizo que disfrutáramos de uno de las mejores representaciones verdianas que han pasado por Bilbao en los últimos tiempos. La puesta en escena, a cargo de Lamberto Pugelli, quien también debutaba en ABAO-OLBE, abusó del juego con los elementos escénicos pero resultó eficaz sin grandes complicaciones; y las voces funcionaron de una manera más o menos homogénea.

En cuanto a las voces, destacó el tenor Bruno Ribeiro, por su color, su timbre, la homogeneidad en el canto, la fuerza controlada de su interpretación, un acierto sin ninguna duda. La Gulnara de Silvia Dalla Benetta consiguió sacar adelante su rol mediante un canto inteligente, una buena coloratura, aunque su voz no mostró el peso suficiente que requiere el papel, notándose sobre todo en el registro grave. Kristin Lewis logró una Medora delicada gracias a sus extraordinarios pianissimi, sus mejores aliados en la noche. El barítono Luca Salsi dejó buena sensación, aunque hubiéramos disfrutado más con un plus de vigor, tanto en el plano vocal como en el escénico. Completaron el bajo Miguel Ángel Zapater y los tenores Giorgio Meladze y Alberto Núñez, este último con gran eficacia y seguridad vocal. El Coro de Ópera de Bilbao demostró que sigue perdiendo calidad en la sección femenina. El público bilbaíno acogió con entusiasmo esta primera representación del título verdiano que se enmarca dentro del proyecto Tutto Verdi que la asociación bilbaína lleva a cabo.