Opera-Musica Foto: Die Feen - Wagner - Théâtre du Châtelet, Paris - 04/2009(c) Marie-Noëlle Robert.
Monday, February 9, 2015
Friday, February 6, 2015
“La mia carriera l’ho costruita sul palcoscenico” - Virginia Tola (soprano)
Anna Galletti
Ci incontriamo con
Virginia Tola nel pomeriggio, vicino a un bar in piazza Verdi, di fronte al
Teatro Comunale di Bologna. Ci troviamo nel centro storico della città e nel
cuore della zona universitaria, piena di giovani, di confusione e di rumori. Virginia
sembra trovarsi a suo agio in questo luogo, tanto che potrebbe confondersi con
gli studenti che si ritrovano nella piazza. La nostra chiacchierata inizia con
grande naturalezza ancor prima di entrare nel bar e prosegue accompagnata da
cappuccino e brioche, la tipica prima colazione italiana, posticipata di circa
dieci ore. Vita da artista.
D. – Virginia, come
ti sei avvicinata al canto?
VT. – Ho deciso che volevo
essere una cantante quando avevo quattro anni, ma naturalmente a quell’età non
sapevo che genere di cantante. La mia famiglia non viene dal mondo dell’opera. Inoltre,
nella mia città, Santo Tomé, nella
provincia argentina di Santa Fe, c’è un teatro bellissimo, costruito, come
tutti i teatri dell’Argentina, dagli italiani emigrati, ma che non ha una
stagione d’opera. Da piccola ho studiato pianoforte, flauto, danza classica.
Poi un giorno ho avuto l’occasione di sentire un coro, me ne sono innamorata,
ho lasciato tutte le altre attività e ho detto a mia madre che volevo cantare. Così
ho iniziato a cantare in un coro a otto anni e sono rimasta fino a quando ne
avevo quasi diciannove. All’inizio cantavo come contralto, perché avevo delle
belle note gravi. A dodici anni sono diventata la solista del coro e cantavo
anche come soprano. Quando avevo 16 anni, la mia maestra mi propose di fare
un’audizione per interpretare una delle fate nell’Opera Hansel e Gretel, un
progetto in cui era coinvolto il coro e che si doveva realizzare con la
compagnia del Teatro Colón. Per tutti noi era, naturalmente, un evento molto importante, e per
me il progetto della mia vita. Quando ho fatto l’audizione mi hanno presa subito
ed è stato così che ho debuttato come solista in una opera. Nel frattempo avevo
iniziato a prendere anche lezioni di canto con una maestra della mia città e
avevo già deciso che questa sarebbe stata la mia vita.
D. – Quindi avevi già preso questa decisione ancora prima
di essere coinvolta in Hansel e Gretel. Come eri venuta a contatto con l’opera
prima di quel momento, considerato che nella tua città, come dicevi, non c’era
una stagione operistica?
VT. - Mi sono
innamorata dell’opera quando ho visto un video di Carmen Placido Domingo e ho
capito che l’opera era teatro cantato. In quel momento ho deciso che tipo di
cantante volevo essere, ovvero una cantante che racconta una storia, che
trasmette un personaggio. Ho capito che non volevo essere una cantante popolare,
non perché sia meno importante, ma perché ciò che mi interessava davvero era interpretare
un ruolo, immedesimarmi nel personaggio ed essere un’altra persona per la
durata dell’opera. Questa è diventata la passione della mia vita e da quel
momento non mi sono più fermata. A diciannove anni ho iniziato a frequentare la
scuola del Teatro Colón. Ero la più giovane, perché tutti prima facevano il Conservatorio e
poi iniziavano la scuola, mentre io non avevo fatto questo percorso. Ho
frequentato la scuola del teatro per quattro anni. L’ultimo anno l’Ambasciata
argentina in Norvegia, che era molto attiva e che conosceva già la mia attività
presso la scuola, venne a propormi di partecipare al concorso della Regina Sonja.
Io avevo molta paura perché avevo solo 23 anni e fino a quel momento non ero
mai uscita dall’Argentina. Inoltre il programma era molto ampio e difficile,
con alcune scelte obbligatorie; ad esempio, si doveva cantare qualcosa di
Grieg. Ho deciso di tentare, perché c’era una giuria davvero impressionante e
volevo che gli artisti che ne erano parte mi dicessero cosa pensavano della mia
voce, perché ero convinta di voler fare questa carriera e di essere nata per
questo. E poi ho vinto il concorso! In occasione di questo concorso ho
conosciuto Frederica Von Stade, la quale mi ha presentato a Placido Domingo,
che a sua volta mi ha invitata a partecipare a Operalia, il suo concorso, che
ho vinto. Era l’anno 2000. Tutto questo mi successe quando ero ancora una
bambina, perché a ventitre-ventiquattro anni uno non sa ancora niente. Non
avevo esperienza, non sapevo parlare né italiano né inglese e non conoscevo
nemmeno un’opera completa, a parte forse Bohéme.
D. – E’ facile pensare che, nonostante fossi ancora così
giovane, vincere questi importanti concorsi abbia dato una svolta alla tua
carriera. Che cosa è avvenuto dopo le tue vittorie al concorso “Regina Sonjia e
a “Operalia”?
VT. - Dopo che ho vinto
questi concorsi mi sono arrivate molte proposte interessanti, come cantare a Washington,
Los Angeles, Madrid, Roma, che accettavo sempre. Nei primi anni, inoltre, ero
molto spesso in Norvegia. Insomma, ho lasciato che le cose avvenissero. La mia
maestra di canto mi seguiva molto, però posso dire che la mia carriera l’ho costruita
sul palcoscenico, a volte sbagliando, o facendo cose per le quali non mi
sentivo del tutto sicura. Oggi, invece, mi sento nel mio momento più maturo,
perché finalmente sto facendo anche il repertorio che ho sempre sentito come
mio. Certamente non potevo farlo a ventitre anni, perché non avevo la maturità
per interpretare ruoli drammatici. Per questo per dieci anni ho fatto soltanto ruoli lirici, anche con coloritura, cantando Mozart
e Puccini. Adesso, da quando mi segue Raina Kabaivanska, con la quale lavoro da
due anni e mezzo, sto affrontando anche questo diverso repertorio, e finalmente
sento che sono nel posto in cui posso esprimermi meglio.
D. – Si può dire che il tuo “grande debutto” sia avvenuto
al Teatro Colón, quindi
in uno dei templi della lirica e nel tuo Paese. Che ricordi hai di quella
esperienza?
VT. – I miei
ricordi del teatro Colón in realtà risalgono a quando ho iniziato a frequentare la sua scuola,
che oggi è esterna al teatro, mentre ai miei tempi era all’interno. Era
un’ottima scuola ed aveva lo scopo diretto di formare un cantante e non, ad
esempio, un professore di canto. Si doveva cantare in quattro o cinque lingue,
si prendevano lezioni di espressione corporale, di repertorio, di canto in
ensemble. Noi allievi potevamo vedere cosa succedeva sul palcoscenico, anche se
lo facevamo di nascosto perché in realtà non ci era permesso assistere alle
prove. Indubbiamente questo era un grande stimolo a studiare, a prepararci per
trovarci anche noi un giorno su quel palcoscenico. E il giorno in cui questa
opportunità arriva è un momento speciale e bellissimo. Inoltre quel teatro è
meraviglioso, è grandissimo e nascere artisticamente in un teatro di quelle
dimensioni fa sì che non si abbia paura di cantare in Europa, dove i teatri
sono molto più piccoli. Il Colón ha anche un’acustica bellissima e un’energia molto particolare. Gli
anni d’oro dell’opera sono stati anche gli anni d’oro del Colón. Tutti i
cantanti più famosi sono stati lì, anche perché in quel periodo in Sud America
c’era ricchezza, visto che non ha vissuto il dopoguerra. Ritengo che il teatro
senza gli artisti, senza una storia, non esista. Credo nell’energia delle
persone e del fatto artistico, che rimane nei luoghi in cui si esprime. Va
benissimo che si costruiscano teatri, ma poi si devono riempire di arte, di
recite, di pubblico. Tutti lasciano la propria traccia e nel Colón si sente in
maniera particolare.
D. – Facciamo un salto in avanti e veniamo al presente,
per parlare del personaggio che ti vede protagonista qui a Bologna. Di recente
hai cantato Amelia all’Arena di Verona, ma in un allestimento molto diverso da
quello in cui “Un ballo in maschera” viene presentato qui. Come incide la
differenza di regia sulla tua interpretazione?
VT. – Quello
dell’Arena di Verona era un allestimento tradizionale. In ogni caso, questa è
la mia quinta produzione di “Un ballo in maschera” e la seconda in chiave
moderna; infatti anche l’anno scorso, al Colón, ho interpretato
Amelia in una produzione de La Fura dels Baus. Mi piace molto cambiare e credo
che per un cantante sia importante. Non sono contro le produzioni moderne, ma
non mi piacciono le incongruenze, ovvero la presenza di aspetti che non si
sposino con quanto ha scritto il compositore. A mio parere questa produzione è
molto intelligente. Sul piano estetico, non la trovo né bella né brutta: è semplicemente
ciò che è. E’ un fatto artistico che trovo molto interessante e molto ben
pensato e che mi ha fatto pensare molto alla mia interpretazione. Io cerco di
crescere ogni volta che interpeto un ruolo e anche il mio modo di cantare
cambia. Continuo a studiare e ascolto la mia maestra, Raina Kabaivanska, che mi
aiuta in questo percorso. Credo che la nostra carriera sia simile a quella di uno
sportivo, ad esempio di un tennista. Avere un coach, che ti segue, ti pone dei
limiti e ti dà indicazioni, è fondamentale per non perdersi. Noi artisti siamo
molto ricettivi e possiamo trovare utili molti suggerimenti, o possono piacerci
molte cose, però poi dobbiamo essere in grado di capire quali sono quelle
adatte, oppure no, alla nostra voce. Per questo è necessario essere seguiti da
una persona che ci conosce bene e che conosca la nostra voce. Per me essere
seguita da Raina Kabaivanska è una grandissima fortuna.
D. - Tornando al ruolo di cui se protagonista in questi
giorni, pensi che esisterebbe una Amelia al giorno d’oggi?
VT. – Sono convinta
di sì. Lei è una moglie che si può vedere in mille modi. Forse vive chiusa in
casa e si innamora del capo del marito, che è un seduttore, un narciso, e vede
in lui un sogno che forse non avrebbe nemmeno potuto immaginare se non
incontrando un uomo così. D’altro canto,
è vero che oggi nessuna donna accetterebbe di essere uccisa, però il “morrò” di
Amelia si può interpretare in un senso spirituale. Ciò che lei accetta può
essere la sua morte come donna, la fine dei suoi desideri, della sua vita
interiore. E questo sì, credo che possa ancora succedere.
D. - C’è una protagonista di Verdi che ti piace più di
altre che ti piace più di altre o che ti piace di più interpretare?
VT. – In realtà, io
mi identifico molto con il personaggio che sto interpretando e lo difendo così
tanto che non penso ad altri. Comunque posso dire che, in generale, mi
piacciono di più le donne che hanno forza, mentre non amo le donne che piangono
dall’inizio alla fine, come Mimì. Le eroine verdiane senz’altro hanno più
personalità e più forza. Amelia, per esempio, accetta il suo destino, ma poi è
lei che avvisa Riccardo del complotto, lo cerca e insiste affinché si salvi. In
ogni caso, non giudico nessun personaggio, perché ognuno ha una sua ragione per
essere come è. Ad esempio mi è piaciuto molto fare Abigaile del Nabucco, che lotta
fino alla fine, anche se poi si redime. Ciò che è incredibile in lei è la furia
che il suo amore le provoca. Per prepararmi al ruolo di Abigaile ho pensato
quale fosse il ruolo che avevo già interpretato che le fosse più vicino localmente.
Avevo già cantato nelle tre opere di Mozart su libretto di Da Ponte e mi sono
resa conto che era quello di Fiordiligi, per la grinta e per la coloritura
vocale, due caratteristiche che mi piacciono molto.
D. – Al di fuori dell’opera lirica, sei molto attiva
nella diffusione della zarzuela. Me ne vuoi parlare?
VT. – Ne parlo
volentieri, anche perché tra i miei desideri c’è quello di riuscire a cantare
una zarzuela intera, cosa che finora non sono mai riuscita a fare. Io sono
Argentina, ma ho il cuore in Spagna (e un po’ in Italia, per via del mio
compagno) e la mente in Italia. Comunque mi sento spagnola forse anche perché la
mia bisnonna era asturiana. Ho conosciuto la zarzuela grazie a Placido Domingo;
sino ad ora ho cantato tante arie e le sento molto vicine, anche perché mi
danno la possibilità di cantare nella mia lingua. Spero che nasca presto il
progetto di fare un’intera zarzuela, però capisco che, avendo nella sua
struttura una parte molto ampia di parlato, è più accessibile ai cantanti
spagnoli che non a un cantante straniero che, anche se madrelingua, ha un accento
diverso.
D. – La zarzuela al di fuori della Spagna non è tanto
conosciuta. A tuo parere è un genere che ha un futuro, che può interessare ai
giovani?
VT. – Sono convinta
di sì, anche se c’è un grosso problema ed è che al di fuori della Spagna
difficilmente si trovano spartiti. Ho fatto dei concerti di zarzuela in
Argentina, ma ho dovuto portare io gli spartiti, così come ho dovuto farli trascrivere
per ogni strumento. In ogni caso è vero che è un genere prettamente spagnolo e
con molto parlato, molto più che nell’operetta. Con Placido Domingo, tuttavia, faccio
concerti da quattordici anni. Nella prima parte presentiamo brani operistici,
poi nella seconda proponiamo un altro tipo di musica, compresa la zarzuela, e ti
assicuro cha alla gente piace tantissimo.
D. – Cosa ti ha
dato in particolare questa collaborazione con Placido Domingo?
VT. - Grazie a
Domingo ho imparato a cantare anche generi musicali diversi dall’opera. Ad esempio,
canto brani dei musicals, perché come ti dicevo nella seconda parte seconda
parte e nei bis dei concerti presentiamo un repertorio che può piacere anche a
chi non è amante dell’opera, come musical, tango e altre canzoni. Questo mi ha
dato la possibilità di essere molto versatile e mi ha dato un plus anche nelle
interpretazioni operistiche. Penso, infatti, che tutto quello che una persona
fa e vive aggiunga sempre qualcosa al suo lavoro, se sa come direzionarlo.
Faccio un esempio. Nei concerti con Domingo si usa il microfono e quindi ho
dovuto imparare a cantare anche così. Questo mi ha insegnato a fare dei piani
che ripropongo anche in teatro. Tutto serve e, soprattutto, non ci sono generi
minori. E poi la cosa principale è che mi diverto, tantissimo! Se non ti diverti
questa carriera può essere una tortura, perché i sacrifici sono tanti. Un
cantante lirico non è mai fermo nello stesso posto e non può avere ritmi di
vita regolari. Non voglio dire che questa vita sia migliore o peggiore di
altre, è semplicemente diversa. La passione e il divertimento sono
fondamentali. Per me la passione si concretizza nel riuscire a dire qualcosa che
tocca le persone nel profondo, nel comunicare un sentimento che suscita
emozione.
D. – In Argentina
in questo momento ci sono tanti giovani cantanti lirici di alto livello. Tu
ormai sei un punto di riferimento, ma cosa ritieni che abbia avvicinato tanti
giovani alla lirica?
VT. – Quando il
Colon è stato chiuso per lavori di ristrutturazione (ndr: dal 2006 al 2010), a Buenos Aires sono nate delle compagnie che presentavano le
proprie produzioni, di minor costo, nel teatro Avenida, con cantanti argentini
giovani. Anch’io ho incominciato lì. Con Ana D’Anna abbiamo presentato la prima
opera con queste caratteristiche, “Il Barbiere di Siviglia”, con lunghe prove a
casa sua. All’inizio era come frequentare un corso, ma poi questo fenomeno è
esploso. C’erano proposte molto importanti e intelligenti, perché le compagnie
realizzavano opere con budget ridotti, dove importava di più, ad esempio,
l’idea che c’era alla base di una regia piuttosto che la grandiosità di una
scenografia, che non poteva esserci. Analogamente nel lavoro del cantante contava
molto anche la sua interpretazione come attore, la sua preparazione artistica nel
creare il personaggio. Questo ha creato un movimento molto bello e ha attratto
un pubblico diverso da quello del Colón, molto più giovane. Da qui
l’onda dei nuovi cantanti che sono oggi presenti nel panorama operistico
argentino. Adesso che il Colón ha riaperto, queste compagnie
continuano a fare produzioni con il proprio marchio, con il proprio stile,
presentando stagioni di 4-5 opere alle quali assistono anche molti critici.
D. – Per finire, ci parli dei tuoi progetti futuri?
VT. – Dopo Bologna, continuerò con “Un ballo in maschera” a Palermo, poi il 3 febbraio canterò “Ernani” a Firenze, in occasione dell’anniversario del trasferimento della capitale di Italia da Torino a Firenze. Successivamente, il luglio, debutterò nel “Don Carlo” all’Escorial di Madrid, e poi ancora nei “Due Foscari” a Marsiglia con Leo Nucci. Continuerò poi con questo repertorio a San Paolo e a Liegi, dove porterò anche il “Nabucco”. Continuo insomma ad interpretare ruoli a cui credo di poter dare ancora tanto. Proseguirà anche la mia collaborazione con Placido Domingo, sempre molto intensa.
Grazie a Virginia
Tola.
UNE NUIT À PARIS- Piano MAX duo, Vercelli, Italia
Renzo Bellardone
Teatro Civico di Vercelli 17 gennaio 2015 UNE NUIT
À PARIS. Piano MAX duo Massimiliano
Genot, Massimo Viazzo - pianoforte Enrico
Beruschi – voce recitante. Camerata Ducale. Darius
Milhaud –Scaramouch. Camille Saint Saens – Danse Macabre. Maurice Ravel – Bolero. Camille Saint Saens – Le Carnaval des
animaux
Dissonanze per un
tardivo e rivalutato vaudeville? Slow and soft per ricercar se stessi? Quanti
elementi, fin dalle prime battute di un concerto che resterà indubbiamente
nella storia del Teatro Civico di Vercelli! La scelta degli
autori e dei brani è stata evidentemente
frutto di ricerca musicale, scenografica e di intrattenimento. Con “Scaramouche”
di Milhaud si è iniziato con gioia e
vivacità, ritrovate poi, dopo un momento di forte e dolce introspezione, in un
finale brasileiro. Massimiliano Genot e Massimo Viazzo, ovvero il pianoMAXduo,
hanno trasmesso la grande intesa tra di loro sviluppatasi attraverso la
ricercatezza stilistica,il grande amore
per la musica e forse anche per le spiccate doti naturali elevate ed ampliate
con studio e dedizione. Dodici rintocchi
inquietanti e premonitori hanno dipinto lugubri, notturni paesaggi funebri: è
la “Danse Macabre” di Saint Saens, certamente una gran bella pagina musicale,
tra le più riuscite tra le tante composte sul tema dai vari compositori. Ritmi
scanditi e descrittivi escono dai due pianoforti contrapposti ad assalire passionalmente un pubblico sempre più
coinvolto. I due concertisti, come di consueto nei loro concerti, oltre che
suonare, raccontano come sono nate le musiche che andranno ad interpretare e
nel caso del “Bolero” di Ravel hanno addirittura portato sul palco un metronomo da cui hanno ricavato
il tempo dell’interpretazione. Certamente non è cosa facile proporre con due
pianoforti una musica nata per orchestra
e per un balletto, ma il pianoMAXduo ha saputo trasmettere la tensione della
ripetizione ossessiva di un’unica melodia, in un crescendo incalzante fino alla
liberatoria esplosione finale. Dopo un breve fuori
programma, “Marcia funebre di una marionetta” di C. Gounod, che ha fatto
sorridere il pubblico per essere stata per anni la sigla di Alfred Hitchcock.
Insieme ai pianisti ha preso posto poi anche la Camerata Ducale diretta da Guido Rimonda ed
ecco che ha preso il via una delle più
divertenti performances viste sui palcoscenici musicali: gags, cappellini,
palle di carta lanciate ai pianisti durante la presa in giro di Saint Saens appunto
ai pianisti, maschere di animali, accenni di danza dei violinisti , litigate
tra gli strumenti, simulazione di addormentamento in scena, insomma una
carnascialesca baraonda musicale. Il violoncello addobbato con un boa bianco,
il contrabbasso con la testa d’elefante, teste di gallina per i violini, il
clarinetto che fa “cucu” e cosi via. E
come se tutto questo non bastasse, pur in presenza di esecuzione di alta
qualità, ecco la voce recitante ( che già prima aveva umoristicamente
intrattenuto il pubblico) di Enrico
Beruschi. Che dire? Per restare in tema si potrebbe definire “un animale da
palcoscenico”! Mestiere e spontaneità derivanti da vasta e profonda cultura,
gli hanno permesso di presentarsi con la semplicità dei colti: divertendosi ha divertito
il folto pubblico. Ha raccontato una delle storie che d’abitudine fanno da
spalla al brano, ma in questo caso non sono esistite spalle, ma tutti son
risultati protagonisti. In questa organizzata
baraonda e tra i fantasmagorici colori dell’allegria e le note sarcasticamente irriverenti di Saint Saens ecco che dopo le tartarughe,
il cucu in fondo al bosco, i pesci e i canguri,è spuntata
una delle più belle pagine mai ascoltate: “le cygne” affidato alla voce
del violoncello sugli arpeggi dei pianoforti ed in una sorta di eterea
trasposizione di sensi, in lontananza si è avuta una impalpabile percezione
evocativa delle “Meditation di Thais”. Un convinto plauso all’insieme ed ai singoli intervenuti:
Beruschi veramente bravo e divertente, Genot e Viazzo eclettici e professionali
e Rimonda, improvvisatosi anche mimo ballerino pur suonando il violino, alla
guida in una interessante e vivace Camerata Ducale. La Musica vince
sempre.
Wednesday, January 21, 2015
Salomé en San Antonio Texas
Foto: Karen Almond
Carlos Rosas
Salomé, primera ópera que
se escenifica en teatro Tobin Center, se ofreció como uno de los eventos más sobresalientes del
festival dedicado a Strauss, organizado por la Sinfónica de San Antonio. Con su
director artístico, el compositor estadounidense Tobias Picker, y en su temporada inaugural, la Opera San Antonio ya
comenzó a llamar la atención en el medio operístico norteamericano por su
temporada poco convencional y osada con títulos, como el ya mencionado, además de
Fantastic Mr. Fox de Picker, Il Segreto di Susanna de Wolf-Ferrari y La Voix
Humaine de Pouenc. Así es como el nuevo director pretende darle una identidad única
y diferente a la compañía, además del ofrecimiento de invitar artistas reconocidos
para las producciones, situación que se recibe con beneplácito de un teatro que
recién comienza. Salome se presentó con una
nueva escenografía y vestuarios que ubicaban la historia en la Belle Époque y
no en la antigüedad histórica de Galilea. Sin embargo, la terraza y el comedor
del palacio de Herodes de un diseño modernista y vestuarios de diversos estilos,
dieron la sensación de ir en un camino opuesto al que marcaban el libreto y la música,
llegando incluso mostrar una visión caricaturesca de la obra. No se intenta ser
purista aquí, sino puntualizar una idea escénica que no funcionó.
Patricia Racette, considerada la musa de
Tobias Picker ya que ha dado vida a papeles principales de sus operas, encarnó
por primera vez en escena el exigente papel de Salome, que ya había cantado en
concierto en Chicago. De inicio su elección abría una incógnita ya que Racette
ha destacado como soprano lirica, pero aquí utilizó sus recursos para proyectar
y atravesar a la orquesta con capacidad sin perder el brillo y el color dramático
en la voz, necesarios para transmitir el carácter siniestro del personaje. En
escena actuó con mucha gestualidad y a su
‘danza de los siete velos’ le faltó un poco más desenvoltura y seducción. El
director Candance Evans se encargo
de la dirección escénica y de la coreografía. Alan Held fue un autoritario y resonante Jochanaan; Michelle De Young cantó con timbre
oscuro y dio poca malicia a Herodías, y el tenor Allan Glassman mostró su dominio vocal y experiencia como Herodes. Discretos Brian Jadge como Narraboth y Renée Rapier como el paje. Sebastian Lang-Lessing dirigió a la orquesta (Sinfónica de San Antonio) con una aproximación casi sinfónica de la partitura, que fue detallada, libre y
expresiva.
Monday, January 19, 2015
Un Ballo in maschera en Bolonia
Foto: Rocco Casaluci
Anna
Galletti
Riccardo, gobernador de Boston en plena
campaña política, entra a la escena con la security,
y el lugar en el que aparece es la moderna sede de dicha campaña con
computadoras, smart phones y luces de neón. Desde el primer momento, el riesgo
para el público es dejarse llevar solamente por la dirección de Damiano Michieletto, desconcertante
aunque minimalista, casi gráfica, aunque también segura, inteligente y jamás
contradictoria. Para apreciarla hay que ser admirador incondicional de
Michieletto o tener la capacidad de considerarla simplemente por lo que es:
excepcional. No gustó a todo el público y lo que se puede decir, más allá del
prejuicio que algunos tienen hacia los montajes modernos, es que le puede
faltar magia. Existe el riesgo de salir del teatro con la sensación de haber
recibido un golpe en el estómago en vez de haber sido envuelto en una noche mágica. A esta
sensación contribuye también la falta de una identidad precisa de los personajes.
El bien y el mal, el trágico y el cómico, se mezclan y coexisten en todos los
personajes. Riccardo es un político egocéntrico, narcisista y “sabelotodo”. Goza
aparecer frente a tele cámaras y micrófonos, no obstante le hayan vaticinado la
muerte, busca su humanidad en un amor más
deseado que real, pero el fondo ama y sufre por amor. Renato es un guardaespaldas
fiel hasta la muerte, que cree totalmente en su rol, cuya fidelidad sucumbe frente
a la supuesta traición de su mujer y a la vergüenza que la misma conlleva. Cuando
por primera vez aparece Amelia en el escenario, en la cueva de la maga, se ve
una mujer alta burguesa, algo neurótica, cuyas inquietudes de amor representan
un medio para salir de la cotidianidad y que lucha hasta el último momento para
poner a salvo a su enamorado. Ulrica es una buena representación entre una
moderna santona y una predicadora televisiva. Con pocos ademanes y mucha
altanería logra atraer a las multitudes. Sin embargo, se quedó perturbada por
el destino que ella misma le profetizó a Riccardo. Oscar deja su rol de paje y
se presenta como una mujer algo frívola, responsable de la oficina de prensa de
Riccardo, verosímilmente no indemne a la fascinación por su jefe. Ella es fiel pero
no tanto para resistir a la amenaza de un arma, frente a la que revela el
disfraz de Riccardo condenándolo a muerte. Transversalmente a la opera y a los
personajes, se destaca aún más que en una representación tradicional la ironía,
o la liviandad de la que Verdi impregnó su ópera, y que en esta lectura moderna
tal vez desemboca en claro sarcasmo. Al final de cuentas, este “Ballo” no
permite que se sueñe, sino instiga a la reflexión. Aún así, tiene su magia. No
se encontró solamente en las notas y en las arias de Verdi lo que la Orquesta
del Teatro Comunale devolvió impecablemente bajo la dirección de Michele Mariotti, cuya manifiesta
sintonía con la agrupación es garantía de éxito en lecturas meticulosas y no
necesariamente previsibles; si no que surgió también de la fusión de imágenes y
palabras, lo que exigió al espectador el esfuerzo de ir más allá del sentido
literal del libreto y de “mirar” a la opera con los ojos de su director. Surgió,
poderosa, en la tragedia final, que fue solamente humana, lejos de reflectores
y micrófonos, y dejada con expediente sugestivo en manos de Riccardo quien ya
muerto, le costaba alejarse de su gente. Al término, ovación para Gregory Kunde, quién en otra vida, al
cansarse de ser tenor, estará sin duda en condición de entregarse con igual
éxito a la carrera política. En el teatro, al final, todos los espectadores
fuimos “Kundians” y en esta calidad le pedimos que por favor no lo haga y ¡siga
cantando! Ovación también para Luca
Salsi (Renato) cuya voz redonda y cautivadora sedujo al público. El todavía
joven barítono se encuentra a un paso de llegar a la plena madurez artística,
para la que quizás le falte una cierta intensidad de interpretación. Se dice
con el convencimiento que él, ya excelente cantante, tenga todavía algo más que
dar. Maria José Siri comenzó de
manera que no persuadió totalmente, pero luego creció y ofreció lo mejor en el
dueto en el que Amelia confesó su amor a Riccardo. Elena Manistina interpretó con seguridad y debida altivez el rol de
la moderna maga; Beatriz Díaz se desempeñó
con brillantez vocal en la interpretación de Oscar; positiva fue también la prueba
de Fabrizio Beggi y Samuel Lim, enemigos jurados de
Riccardo.
Sunday, January 18, 2015
Cecilia Bartoli - Celebrated mezzosoprano performs three Southern California dates
For the first time in the United
States, Grammy Award-winning Italian mezzo-soprano Cecilia Bartoli performs
her best-selling recital program, “Sacrificium,” following her Grammy-winning
recording of the same title, in an exclusive three-city California tour,
including three dates in Southern California. Ms. Bartoli’s first West Coast
appearances in six years, “Sacrificium” celebrates the art of the castrati
during their golden age in the 18th century. Ms. Bartoli will be accompanied by
pianist Sergio Ciomei. Southern California performance dates include Saturday
and Thursday, March 21 and 26, 7:30pm, at The
Broad Stage at Santa Monica College Performing Arts Center, and
Monday, March 23, 8pm, at Segerstrom Center for the Arts, Renée and Henry
Segerstrom Concert Hall, presented by the Philharmonic Society of Orange County. Ms.
Bartoli will conclude her tour with two performances at Cal
Performances on Tuesday and Thursday, March 31 and April 2, 8pm, at
Zellerbach Hall at UC Berkeley. Tickets are available for pre-sale to members
and subscribers of The Broad Stage, Philharmonic Society, and Cal Performances
starting Thursday, January 15, with a public on sale date of Thursday, January
22. This tour is made possible through the generous support from the Lloyd E.
Rigler-Lawrence E. Deutsch Foundation. It is produced in association with
U-Live/Universal Music Arts and Entertainment in London. Championed early in
her career by conducting legends Herbert von Karajan, Daniel Barenboim and
Nikolaus Harnoncourt, Cecilia Bartoli has since enchanted millions of people
all over the world with her exceptional voice and become one of the leading
artists in the field of classical music. Prior to her Metropolitan Opera debut
and Carnegie Hall recital debut, Ms. Bartoli made her Orange County debut in
September 1995 at the invitation of the Philharmonic Society of Orange County.
She has since performed in Orange County in 2001 with Il Giardino Armonico and
most recently in a recital in 2009. This will mark Ms. Bartoli’s first
appearance on The Broad Stage.In 2012, Ms. Bartoli became the first woman
appointed Artistic Director of the Salzburg Whitsun Festival, and celebrated
the appointment by organizing the first festival under her leadership around
the theme of Cleopatra. The following year, the festival saw a new production
of Bellini’s Norma, with Giovanni Antonini conducting the Orchestra La
Scintilla and marking Ms. Bartoli’s stage debut in the title role. The
production won the International Opera Award for Best New Opera Production of
2013, and the audio release of Bellini’s opera, also conducted by Antonini and
starring Ms. Bartoli, won the ECHO Klassik award for Opera Recording of the
Year—19th-century opera. In the last three years under Ms. Bartoli’s
leadership, the Whitsun Festival has seen tremendous success and in November
2014, announced Ms. Bartoli’s contract with the festival has been extended
through 2021. 2014 was a particularly busy year. In March 2014, Ms. Bartoli
released two Rossini operas, Le Comte Ory and Otello, on
DVD/Blu-ray. The following month, after an absence of more than 20 years from
the Paris stage, she returned singing the role of Desdemona in Otello.
Her most recent CD release St Petersburg, issued in October 2014,
features Baroque arias composed for the court of Catherine the Great and two of
her predecessors. Rediscovered by Ms. Bartoli herself in St. Petersburg, these
hidden musical treasures of Tsarist Russia offer the first opportunity to hear
her sing in Russian. The project reunited her with longtime collaborators
I Barocchisti, famed Baroque ensemble, and organist and conductor Diego
Fasolis. Ms. Bartoli’s extraordinary success as a best-selling classical artist
is reflected by more than ten million audio and video releases sold and more
than 100 weeks ranked on the international charts, along with the numerous
prestigious prizes she has earned—multiple Golden Discs, five Grammys (USA),
ten Echos and a Bambi (Germany), two Classical Brit Awards (UK), the Victoire
de la Musique (France), the Concertgebouw Prize (Netherlands) and the Record
Academy Award (Japan). Ms. Bartoli has been awarded the Italian knighthood and
most recently, was given the prestigious Italian prize Bellini d’Oro, a Medalla
de Oro al Mérito en las Bellas Artes (one of the highest awards of the Spanish
Ministry of Culture), and the Médalle Grand Vermeil de la Ville de Paris.
Friday, January 16, 2015
Goyescas y Suor Angélica en el Teatro Regio de Turín
Foto: Ramella&Giannese - Teatro Regio di Torino
Renzo Bellardone
Renzo Bellardone
Goyescas
es una ópera casi desconocida que meritoriamente el Teatro Regio (siguiendo la filosofía
de proponer obras inéditas o casi) incluyó en su cartelera. Música de sabor sinfónico
con acentos de alegría y un poco de lirismo que al final estuvieron inmersos en
tragedia. La conducción de Donato Renzetti fue apreciable por lograr que
esta novedad estuviese ya en la mente del público, y lo hizo con sobria
elegancia. La efectiva producción de Andrea De Rosa, con colores ámbar y
soleados de la tierra hispánica, con fuerte inspiración de Goya, se valió también
del oscuro color negro, opacado solo por incorrecto uso de luces de linternas. Aunque
la iluminación diseñada por Pasquale Mari exaltó el momento de la
fiesta, como el momento de la muerte. En un largo pasaje de música se insertó un
ballet de matriz española ideado por Michela Luccenti, con vestuarios clásicos
y eficaces de Alessandro Chiammarughi. La protagonista Rosario fue interpretada por
una valiosa Giuseppina Piunti quien con voz oscura de transparente
claridad se insertó bien entre la armonía de la bien timbrada voz del tenor Andeka
Gorrotxategui, en el papel de Fernando, y la profunda y pulida voz de Fabián
Veloz, el barítono que dio vida al rival Paquiro. Anna Maria Chiuri, quien estuvo también
en la segunda ópera, aquí dio voz firme a Pepa la muchacha del pueblo. La insólita combinación entre Goyescas y Sor Angélica
tuvo un denominador común, la mujer y el sufrimiento femenino. En el primer
caso el dolor fue causado por la muerte del amante a manos del rival y en
segundo la expiación de la culpa que en esa época era una vergüenza, tener un
hijo sin estar casada. La primera obra fue ambientada en una especie de cráter
y la segunda en un manicomio, con lo que se puede asegurar que esta realización
se aproximó a la perfección. Sor Angélica tenía la llave de la entrada de una
puerta, que en medio de unas rejas se abría para acceder al jardín de las
plantas que la hermana cuidaba con amor. Detrás de las rejas del manicomio
femenil se movían las “locas” bien interpretadas por mimos capaces. Alli
transitaba la hermana enfermera, la doctora y las demás hermanas. La primera que encantó con su voz, la monja
de la mezzosoprano Silvia Beltrami una voz profundamente relevante y
rica, de buen timbre y preciosos matices. Amarilli Nizza interpretó a la
protagonista con acentos dolorosos y gran pathos, con el que realizó una Suor
Angelica verdaderamente condenada, voz bella, decididamente pertinente para el
papel. Anna Maria Chiuri diseñó con gran credibilidad al papel de la tía
princesa, valiéndose también de la potencia de su voz bruñida y bien modulada. Verdaderamente
numerosa la lista de intérpretes que con bravura contribuyeron a la realización
de una interesante producción. Bella intuición al final de no parir como de costumbre
al niño rubio, soñado y deseado, sino de hacer dar de una enferma mental y Angélica
una marioneta, una muñeca de trapo, que ella, fuera de sí y cercana a la muerte
abrazaba amorosamente entre los brazos. Como es habitual un fuerte aplauso va
al coro del Regio dirigido por Claudio Fenoglio y a todos los maestros
de la orquesta y al staff del teatro. ¡La música venció como siempre!
La Sofferenze Femminile – Teatro Regio di Torino
Foto: Ramella&Giannese - Teatro Regio di Torino
Renzo Bellardone
Goyescas
un’opera pressoché sconosciuta ai più, che meritevolmente il Teatro Regio
(seguendo la filosofia di proporre anche inediti o quasi) ha inserito in cartellone. Musica dal sapore
sinfonico con accenti prima gioiosi poi di liricità, ed al fine immersi nella
tragedia! La direzione di Donato Renzetti
è stata apprezzata, per essere riuscita a porgere il nuovo come se fosse già nelle menti
dell’ascoltatore, con sobria eleganza. L’allestimento d’effetto di Andrea De
Rosa, con i colori ambrati e assolati della terra ispanica con forte
ispirazione a Goya, si è avvalso anche del buio color nero, spaccato solo da
impudici fasci di luce di torce led. A proposito di luci, quelle ben disegnate da Pasquale Mari hanno
esaltato il momento della festa, come il momento della morte! In un lungo ascolto
di sola musica è stato inserito un
balletto di matrice spagnola ideato da Michela
Lucenti; classici ed efficaci i costumi di Alessandro Chiammarughi. La
protagonista Rosario è stata interpretata da una valida Giuseppina Piunti
con voce sicura e limpidezze trasparenti
che ben si è inserita tra l’armoniosità della voce ben timbrata di Andeka
Gorrotxategui, tenore nel ruolo di Fernando e la profonda voce brunita
di Fabián Veloz il baritono che
ha interpretato il rivale Paquiro. Anna Maria Chiuri che ritroveremo
nella seconda opera, qui dà ferma voce a Pepa la ragazza del popolo. L’insolito
accostamento della proposta di Goyescas e Suour Angelica ha un denominatore
comune, ovvero la donna e la sofferenza femminile. Nel primo caso il dolore è
causato dalla morte dell’amante per mano del rivale e nel secondo caso
dall’espiazione di una colpa che all’epoca era certamente una vergogna:
partorire un figlio senza essere sposata. La prima opera è stata ambientata in
una sorta di cratere, mentre la seconda in un manicomio e si può assicurare che
questa realizzazione ha rasentato la
perfezione. Suor Angelica ha le chiavi di un cancello che al centro delle
sbarre si può aprire e da li accedere al giardino delle erbe che la suora cura
con tanto amore. Dietro le sbarre del manicomio femminile si muovono le ‘pazze’
ottimamente interpretate da mime di rara capacità, transita la suora
infermiera, la dottoressa e le varie suore. La prima ad incantare con la voce è
la suora zelatrice che ha trovato nel mezzosoprano Silvia Beltrami una
voce profondamente autorevole e ricca di buon timbro con sfumature preziose. Amarilla Nizzi ha
interpretato la protagonista e con accenti dolorosi e di grande pathos ha realizzato
una Suor Angelica veramente dannata: voce bella e decisamente pertinente al
ruolo. Anna Maria Chiuri nel ruolo della zia principessa, ha disegnato
con grande credibilità il personaggio, avvalendosi anche della possanza della
sua voce brunita e ben modulata. Veramente numerose le interpreti che con
bravura hanno contribuito tutte alla realizzazione di un allestimento di
interesse! Bella l’intuizione al finale di non far apparire come di consueto il
bimbo biondo sognato ed agognato, ma di far porgere da una malata di mente ad
Angelica un fantoccio, una bambola di pezza che lei, ormai fuor di senno e
prossima alla morte accoglie amorevolmente tra le braccia. Come oramai
d’abitudine un forte plauso va al coro
del Regio diretto da Claudio Fenoglio ed ai professori d’orchestra tutti, così
a come tutto lo staff del teatro. La Musica vince sempre.
Friday, January 9, 2015
A Joyous Pijama Party: Offenbach’s Barbe-Bleue at the Opéra de Rennes
Photo: Jef Rabillon
Suzanne Daumann
New Year’s days are party days: Angers Nantes
Opéra and the Opéra de Rennes celebrate with an Opera Zuid (Holland) production of
Offenbach’s Barbe-Bleue. Offenbach’s Bluebeard is something of a Don Juan whose
methods are a bit radical, and his story, all in all, is about home and family.
Waut Koeken’s staging, accordingly, takes place in a very domestic environment.
Yannick Larrivée has designed a set that consists mainly of an inclined plan, which
first is an enormous bed, with flowered bedclothes hinting at shepherd idylls;
later it becomes a sofa, and then a kitchen table, complete with red and white
chequered tablecloth. Many colourful and slightly crazy details add their charm
to the staging: a golden picture-frame, hanging askance on the back wall,
houses all kinds of people and situations, umbrellas with pompoms serve as
“baldaquin du palanquin”, people come and go through a TV set... The whole
ambiance is totally Offenbach: light without being facile or cheap. The
costumes are as many variations on the theme of nightclothes – this is some
kind of pyjama party! Elsa Baumann’s wonderfully crazy choreographies are doing
the rest and everything becomes an irresistible vortex of song, dance, gags and
surprises. The excellent cast are
totally up to the challenge: they run and dance and jump and ride on pillows
and sing the demanding parts with seeming effortlessness, they caricature and
parody with incredible energy and abandon. Mathias
Vidal, tenor, is an energetic, lively, charming, human Barbe-Bleue. With
his lovely clear and natural timbre he is totally credible and it is obvious
that he masters perfectly the belcanto and baroque repertoire. Just as
admirable, energetic and sparkling, is Carine
Séchaye in the role of Boulotte. Boulotte is a young country girl with
country manners and talk, who finds herself accidentally married to the
nobleman Barbe-Bleue. She used to be in love with the prince Saphir, disguised
as a shepherd and who is in love with the shepherdess Fleurette, who, in her
turn, is really Hermia, the daughter of King Bobêche. As Fleurette’s true
identity is found out and she is taken to her father’s castle, enters Popolani,
Barbe-Bleue’s alchemist, who is supposed to find a new wife for his master. He
organises a lottery, and Boulotte wins it. Meanwhile, the king Bobêche,
interpreted as a real music hall king by the tenor Raphaël Brémard, is jealous of count Alvarez whom he suspects of
being his wife’s lover. He orders count Oscar to execute him. Flannan Obé, tenor, plays the part with
brio con fuoco. Barbe-Bleue has presented his wife Boulotte at court: like
Eliza Doolittle at Ascot, she let her tongue run away with her, the court is
shocked and Barbe-Bleue decides that the needs a new new wife, and he wants her
to be the kings daughter whom he has fallen in love with at first sight. Gabrielle Philiponet, soprano, sings
that part full of youthful innocence and charm. Barbe-Bleue orders Popolani to
send off Boulotte after his other wives. Pierre
Doyen, baritone, is Popolani, a crazy professor. Crazy but not inhuman:
Popolani, after all, did not kill his master’s wives, but only put them into
some kind of sleep. In furious finale, it turns out that the count Oscar also
spared his king’s victims, the supposed lovers of the queen. And so we see a
fivefold arranged marriage, the wedding of Princess Hermia and Prince Saphir
(very funny Loïc Félix, hysterical
in turquoise pyjamas in Act 1), and the reconciliation between Barbe-Bleue and
Boulotte. Laurent Campellone conducts the Orchestre Symphonique de Bretagne
with just the right amounts of verve and tenderness, and shows his acting
talents in a spirited intermezzo with Gordon
Wilson, the narrator of the story. A delicious party, a glass of musical
champagne for this New Year to begin in style: bravi tutti. The performance can
be seen at Angers Grand Théâtre on January 11, 13 and 15.
Une affaire domestique : Barbe-Bleue d’Offenbach à l’Opéra de Rennes
Foto: Jef Rabillon
Suzanne Daumann
C’est la période des fêtes : entre fin d’année et carnaval, Angers
Nantes Opéra et l’Opéra de Rennes font la fête avec Barbe-Bleue et Jacques
Offenbach, avec une production d’Opera Zuid, co-produit aussi avec l’Opéra
National de Lorraine. Chez Offenbach, Barbe-Bleue est une espèce de Don Juan
aux méthodes quelque peu radicales, son histoire, tout compte fait, tourne
autour du mariage et des affaires domestiques. Par conséquent, Waut Koeken la
met en scène dans des décors domestiques. Dans la scénographie de Yannick
Larrivée, un plan incliné couvre la scène presque en entier et fait tour à tour
office de lit dont la literie fleurie évoque champs et prairies, de canapé
rouge et de table de cuisine nappée aux carreaux rouges et blancs gigantesque.
S’y ajoutent maints détails loufoques et colorés, que ce soit un cadre doré de
travers sur le mur de fond, habité par les personnages et situations les plus
diverses, des parapluies à pompons qui font office de « palanquin à
baldaquin », une télévision d’où sortent et où disparaissent des
personnages…L’ambiance est parfaitement offenbachienne : légère sans être
facile, encore moins vulgaire. Les costumes sont autant de variations multicolores
du thème du linge de nuit, donnant à l’ensemble des allures de pyjama-party.
Avec les chorégraphies d’Elsa Baumann, tout part dans un tourbillon
irrésistible de chants, danses, gags et rebondissements. L’excellente distribution n’est pas en reste : on court, danse, saute,
chevauche des coussins et chante, mine de rien, apparemment sans effort, ces
parties difficiles, on caricature et parodie en se donnant à cœur joie sans
jamais en faire de trop. Mathias Vidal, ténor, campe un
Barbe-Bleue bien vivant, humain, attachant. Son beau timbre clair et naturel le
rend parfaitement crédible, et il est évident qu’il maîtrise le bel canto tout
autant que les partitions baroques. Tout aussi admirable, pétillante et
énergique, la mezzo-soprano au timbre argentin Carine Séchaye dans le rôle de Boulotte. Boulotte est une jeune paysanne, aux mœurs et
au patois bien campagnards, qui se trouve par hasard mariée à Barbe-Bleue.
Précédemment, elle était amoureuse du prince Saphir, déguisé en berger, qui
aime, de son côté, la bergère Fleurette qui est en réalité la princesse Hermia,
fille du roi Bobêche. Au moment où la vraie identité de Fleurette est connue et
elle est transportée au château du roi, surgit Popolani, l’alchimiste de
Barbe-Bleue, chargé de trouver une nouvelle épouse pour son maître. Il organise
alors un tirage au sort : c’est Boulotte qui sera la femme de Barbe-Bleue.
Pendant ce temps, le roi Bobèche, interprété en vrai roi d’opérette par le
ténor Raphaël Brémard, est jaloux du
comte Alvarez qu’il soupçonne d‘être l’amant de la reine Clémentine, et ordonne
au comte Oscar de l’exécuter. Flannan
Obé, ténor, interprète ce courtisan avec brio con fuoco. Pour le mariage de la princesse Hermia et le
prince Saphir, Barbe-Bleue avait présenté sa nouvelle femme au roi. Or, Boulotte
à la cour, c’est un peu Eliza Doolittle à Ascot, patois et mœurs rurales
détonnent dans ce cadre guindé et Barbe-Bleue décide qu’il a besoin d’une
nouvelle nouvelle épouse sur-le-champ. D’autant plus qu’il est tombé raide
amoureux de la fille du roi, Hermia, interprétée tout en charme et innocence,
par la soprano Gabrielle Philiponet. Il charge alors Popolani d’envoyer Boulotte
rejoindre ses autres femmes. Pierre
Doyen, baryton, est Popolani, et lui donne des airs de savant fou. Fou mais
point furieux : Popolani n’a pas tué les femmes de son maître, il leur a
donné une potion magique pour les endormir. Dans une finale déchaînée, il
s’avère que le comte Oscar a fait de même avec les victimes du roi Bobêche, les
amants supposés de son épouse. On assiste alors à un quintuple mariage arrangé,
aux noces de la princesse Hermia et du prince Saphir (très comique également Loïc Félix, hystérique en pyjama
turquoise) et à la réconciliation de Barbe-Bleue et Boulotte. Laurent Campellone dirige l’Orchestre Symphonique de Bretagne avec tout ce
qu’il faut de verve et de tendresse, et fait preuve de son talent d’acteur dans
un intermezzo arrosé lors du changement de décor pour le final. Une fête réussie, une coupe de Champagne musical pour ce début
d’année : bravi tutti ! À voir au Grand Théâtre d’Angers les 11, 13 et 15 janvier.
Thursday, January 1, 2015
Dido and Aeneas y el Castillo de Barba Azul en Los Ángeles
Foto: Craig
Mathew / LA Opera
Maria
Nockin
La Ópera de
Los Ángeles presentó un interesante programa doble: una obra del barroco del inglés
Henry Purcell y otra del siglo XX, del húngaro Béla Bartók. Como el director de
escena Barrie Kosky quiso usar una gran plataforma giratoria para Bluebeard’s
Castle, la puesta en escena de Dido and Aeneas fue relegada a la parte frontal
del escenario. El concertador Steven Sloane fue una nueva cara en Los Ángeles, ya
que suele trabajar en Europa. Es director musical de la Sinfónica de Bochum en
Alemania y de la Orquesta Stavanger en Noruega. Para Dido, formó un soberbio
ensamble de cuerdas de instrumentos antiguos, incluyendo tiorbas, junto con
flauta, oboe, fagot, percusiones, órgano y clavicémbalo que fue vital para la interpretación
de la obra. Paula Murrihy cantó Dido
con gran lirismo, al igual que su pareja infiel, interpretada por Liam Bonner.
Tres excelentes contratenores, John Holiday, G. Thomas Allen y Darryl Taylor proveyeron
las escenas cómicas como la Hechicera y las Brujas. La crema vocal del elenco
fue la soprano ucraniana Kateryna Kasper, en el rol de Belinda. Murrihy empezó
a cantar su “lamento” con tonos directos, pero hacia el final empezó a suspirar
audiblemente, y así continuó hasta el final de la función, borrando el estado
de ánimo contemplativo que esta obra suele dejar en el espectador. En ambas
óperas los vestuarios fueron contemporáneos, por lo que, en el caso de El
castillo de Barbazul, Kosky quiso convencer al público de que Judith es una
mujer del siglo XXI, que tiene expectativas de igualdad de género. La orquesta bajo
la batuta de Sloane tocó la fascinante música de Bartók con perfección
translúcida. Como Judith, la mezzo alemana Claudia Mahnke cantó con el sonido
dramático de un océano, en tanto que el bajo-barítono británico Robert Hayward
cantó eficazmente con la frialdad característica de su personaje.
Die Frau ohne Schatten at the Munich Staatsoper
Photo:Bayerische Staatsoper
Suzanne Daumann
Richard Strauss’ “Die Frau ohne Schatten” is a fairytale, set in
dreamland, full of signs and symbols. It’s the story of two couples, of two
women mostly, who have to face a series of trials: one of them to save the man
she loves, the other to find her place in life. A voyage of initiation, like
every fairytale worth its salt, where the symbols speak directly to the heart
of the spectator, and everyone can understand just what they need. That is the
way fairytales work and heal. For his staging, Krzysztof Warlikowski however
makes the choice to interpret the story beforehand: based on the intellectual
universe of the period in which the opera was written, he sees in its heroines’
troubles the typical female hysteric illnesses: sterility for one, frigidity
for the other. And so we can see nurses and medical situations throughout the
opera. Barak has become a simple launderette owner, whereas a dyer is part
alchemist. The magical part only shines through every once and again, when
extras in animal costumes walk the stage or beautiful video installations just
float along with the music. Most of the time however Malgorzata Szczesniak’s
sets just seem incoherent and arbitrary. Kirill Petrenko once again manages to square the circle: his conducting
is tense, intense, taut, and still has this Viennese suppleness and sweetness
where it is asked for. The Bayrische Staatsorchester and its brilliant soloists
and the excellent cast are perfectly up to the task: musically this performance
is as good as it gets. Ricarda Merbeth, soprano, deploys the whole amplitude of her voice only
in Act 3. She is the woman who has no shadow, the fairy that the Emperor
conquered as he found her wearing the body of a white gazelle. Robert Dean
Smith, Heldentenor if there ever was, plays the Emperor with noble humility.
The Empress loves her husband, he comes to her bed every night. She is not able
to conceive his child however, she doesn’t become totally human, she can have
no shadow. Her father, the mighty and invisible Keikobad, has decreed that the
Emperor will turn to stone, if she doesn’t get pregnant in the first year of
marriage. Her old nurse, sung by the fabulous mezzo Deborah Polaski, takes her
to the land of the humans, where she knows a woman who might sell her own
shadow. She is the wife of Barak, the dyer. Soprano Elena Pankratova brings to
life this multi-layered character with her splendid, agile voice. Wolfgang
Koch, bass-baritone, is Barak. Warm velvety voice full of temperament, he gives
intelligent depth to the humble tenderness of his character. Finally, the two
women find salvation in giving up their egos and plans and everything ends well
for the four of them.
Much merited applause and bravos galore – it’s been an exciting evening!
Die Frau ohne Schatten de Richard Strauss au Staatsoper de Munich
Foto: Bayerische Staatsoper
Suzanne Daumann
Suzanne Daumann
Die Frau
ohne Schatten, la femme sans ombre, c’est un conte de fées qui se déroule au
pays des rêves, plein de symboles et de signes. C’est l’histoire de deux
couples, de deux femmes surtout, qui doivent affronter des épreuves et
voyages : l’une pour sauver l’homme qu’elle aime, l’autre pour trouver le
chemin de sa vie. Dans sa mise en scène, Krzysztof Warlikowski prend le parti
d’interpréter les difficultés de ces femmes comme des maladies dites
hystériques : stérilité pour l’une, frigidité pour l’autre. Logiquement,
il peuple l’univers de l’opéra de personnel et matériel médical. C’est un parti
pris cohérent et honorable, basé sur l’univers intellectuel de l’époque de la
création de l’œuvre. Cependant, beaucoup de scènes laissent ainsi un sentiment
de manque, souvent la scénographie de Malgorzata Szczesniak semble arbitraire,
incohérente et l’on n’arrive pas à saisir une ambiance de fond. Barak est
devenu un simple patron de Lavomatic, alors qu’un teinturier est moitié
alchimiste. Cela fonctionne bien mieux dans les scènes dans lesquelles
l’élément du rêve a été réintroduit, quand des animaux peuplent la scène, quand
des belles installations vidéo donnent une impression de flou, de flottement,
en harmonie avec la musique. Kirill
Petrenko réussit une fois de plus la quadrature du cercle : sa direction
est dense, intense, tendue, tout en retrouvant, quand il faut, la tendre
souplesse viennoise que demande la musique de Strauss. Le Bayrische
Staatsorchester et ses solistes brillants lui font honneur, ainsi que l’excellente
distribution. Ricarda
Merbeth, soprano, est la femme sans ombre, la fée que l’Empereur a conquise
lorsqu’elle lui apparut sous la forme d’une gazelle blanche. L’Empereur est
interprété avec noblesse et humanité par
le ténor Robert Dean Smith, grande voix de Heldentenor. L’Impératrice aime son
époux, il partage sa couche toutes les nuits. Cependant, elle ne conçoit pas
son enfant, elle ne devient pas tout à fait humaine, elle n’a pas d’ombre. Or,
son père, le puissant et invisible Keikobad, a stipulé que, si elle n’est pas
enceinte au bout de dix mois, l’Empereur se transformera en pierre. Sa
nourrice, interprétée par la fabuleuse mezzo Deborah Polaski, l’emmène alors au
pays des humains, où elle connaît une femme qui pourrait lui céder son ombre.
C’est de la femme du teinturier Barak qu’il s’agit. La soprano Elena Pankratova
lui donne vie et sa voix splendide, agile ; elle saisit toutes les
facettes de ce personnage particulièrement humain, cette femme à la recherche
du sens de sa vie, de son mariage. Barak, son mari, est interprété par Wolfgang
Koch, baryton-basse. Avec sa chaude voix de velours, il donne une profondeur
intelligente à la tendresse humble de cet homme. Après maintes épreuves, les
deux femmes trouvent le salut dans le renoncement à leurs desseins égoïstes et
tout se termine bien. Applaudissements et bravos bien mérités pour tous !
Tuesday, December 30, 2014
Tucson Desert Song Festival, Jan 15-Feb 1 - Tucson, Arizona
The
Third Annual Tucson Desert Song Festival (TDSF), Jan. 15–Feb. 1, 2015, will
bring together Tucson’s leading arts groups and internationally celebrated
guest artists to explore the exquisite sorrow and defiant
laughter of life and love, with Tamara Mumford and Anthony Dean Griffey
featured in the rarely performed chamber orchestration of Mahler’s Das Lied von der Erde, Susan Graham
singing the neglected Berlioz masterpiece La
Mort d’Ophélie, and Katie Van Kooten, Heidi Grant Murphy and Angela Brower
presenting the final trio from Der
Rosenkavalier. All this, as well as the New York Festival of Song and
Ravinia’s Steans Music Institute on Tour, Corinne Winters singing her first
Tatiana in Arizona Opera’s Eugene Onegin, plus Carmina Burana and Poulenc’s Gloria!
Such
leading vocalists as mezzo-sopranos Susan Graham, Tamara
Mumford, and Angela Brower, sopranos Heidi Grant Murphy and Corrine Winters,
and tenor Anthony Dean Griffey will perform with the Tucson Symphony Orchestra,
UApresents, Arizona Opera, Tucson
Chamber Artists, Arizona Friends of Chamber Music, Tucson Guitar Society and
more.
The
festival includes bookend concerts by the Tucson Symphony Orchestra of
Poulenc’s Gloria and the final trio
from Der Roenskavalier and Don Juan by Richard Strauss, and ending
with the lustrous voice of Tamara Mumford and the virtuosic singing of Anthony
Dean Griffey in Mahler’s Das Lied von der Erde (arr. Schoenberg), preceded by Mozart’s “Haffner” Symphony
.
Highly
acclaimed mezzo-soprano Susan Graham will give a recital of Berlioz, Schubert,
Cole Porter and other composers under the auspices of UApresents, and in its
festival debut Arizona Opera will perform Tchaikovsky’s Eugene Onegin with guest stars Corinne Winters and David Adam
Moore.
Rising
young vocalists from the prestigious Ravinia Steans Music Institute on Tour
will gather for a concert presented by the Arizona Friends of Chamber Music
with soprano Simone Osborne and world-renowned pianist and Tucson Desert Song
Festival’s Artistic Consultant, Kevin
Murphy.
In a
festival exclusive, the Tucson Guitar Society will bring together guitarist David
Leisner and tenor Rufus Müller to perform the works of Benjamin Britten, Franz
Schubert, David Leisner’s own works and Manuel de Falla.
TDSF
guest artists will join with the University of Arizona School of Music to
conduct master classes. Faculty and students will provide a series of lectures
and recitals. All of these events are open to the public.
For
the third year, the festival will include a songwriting competition for
students in grades K–12. Students are invited to submit original songs with
melody and lyrics. A panel of UA School of Music educators will judge the
submissions, and finalists will be invited to perform their compositions in a
showcase recital at the UA School of Music on January 17, 2015. (The
application deadline is November 24, 2014; materials may be found under the
Education tab at TucsonDesertSongFestival.org.) Cash prizes are given to the
top winners.
Also
for the third year, TDSF is continuing its Adult Education Outreach program
with a series of Preview Concerts that will be performed during November and
December 2014. (*See dates below).
This
year’s Preview Concerts will include University of Arizona School of Music
graduate students, soprano Jenina Gallaway and baritone Seth Kershisnik, will
present a varied program of songs and duets by Schubert, Strauss, Duparc,
Poulenc, Duke, and Chausson as well as new trends in art song with Comic
settings by Tom Cipullo, a haunting lullaby by Leo Edwards and poignant
spirituals set by Moses Hogan. The
concerts are open and free to the public.
Tickets
to festival performances are available through the individual participating
organizations. More information about the 2015 festival is available at
TucsonDesertSongFestival.org, and at 1-888-546-3305.
The mission of the Tucson Desert Song Festival
is to elevate Tucson to a world-class destination for classical voice and music
lovers by presenting three weeks of performances and events celebrating
classical voice at its highest level. In collaboration with Tucson’s
professional performing arts organizations, its annual offerings bring together
local artistry of the highest quality with the world’s most promising vocal
talent. Both synergetic and unique, the festival has merited recognition on a
national level.
2015 TUCSON
DESERT SONG FESTIVAL CALENDAR OF EVENTS
Opening
Concert and Lecture
Crowder Hall
Thursday, January 15, 2015 at 7:30
p.m.
Kristin Dauphinais, Associate
Professor of Music, UA School of Music, assisted by UA voice students.
Song: From Salon to Stage, the Journey of a Genre
Open and free to the public.
Tucson
Symphony Orchestra
Tucson Music Hall
Friday, January 16, 2015 at 8 p.m. &
Sunday, January 18, 2015 at 2 p.m.
George Hanson, conductor
Katie Van Kooten, soprano
Heidi Grant Murphy, soprano
Angela Brower, mezzo-soprano
TSO Chorus, Bruce Chamberlain, director
Poulenc: Gloria.
Strauss: Don Juan;
final trio from Der Rosenkavalier
Tickets:
tucsonsymphony.org
Finalist
Showcase Recital
TDSF
Songwriting Competition
University of Arizona Holsclaw Hall
Saturday, January 17, 2015 at 2:30
p.m.
Information: tucsondesertsongfestival.org/education/
Arizona
Friends of Chamber Music
Leo Rich Theatre
Sunday, January 18, 2015 at 3 p.m.
Ravinia’s Steans Music Institute on Tour
Simone Osborne, soprano
Kevin Murphy, pianist
Catherine Martin, mezzo-soprano
Michael Brandenburg, tenor
Tickets:
arizonachambermusic.org
UA
School of Music
Holsclaw Hall
January 21, Wednesday, 12:00 p.m.
New
Directions in Song
Hosted by Associate Professor of
Music, Kristin Dauphinais, the program will feature works of contemporary
art song with new trends and new discoveries, performed by UA vocal
students. Open and free to the public.
Tucson
Guitar Society
Thursday, January 22, 2015 at 7
p.m.
University of Arizona Holsclaw Hall
David Leisner, guitarist
Rufus Müller, tenor
Works of Benjamin Britten, Franz
Schubert, David Leisner and Manuel de Falla
Tickets:
tucsonguitarsociety.org
Tucson
Chamber Artists
- Friday,
January 23, 2015 at 7:00p.m.
Valley Presbyterian Church, Green
Valley, AZ
- Saturday,
January 24, 2015 at 7:30p.m.
Catalina Foothills High School
- Sunday,
January 25, 2015 at 3:00p.m.
Grace St. Paul’s Episcopal Church
Eric Holtan, conductor
Hugh Russell, baritone
Hye Jung Lee, soprano
Edwin Vega,
tenor
Orff: Carmina Burana
Tickets:
tucsonchamberartists.org
Arizona
Opera Hosts the New York Festival of Song
Saturday, January 24, 2015 at 7:00p.m.
Leo Rich Theatre
Corinne Winters, soprano
Steven Blier, pianist
Canción Amorosa: Songs of Spain
Tickets:
azopera.org
UApresents
University of Arizona Crowder Hall
Thursday, January 29, 2015 at 7:30
p.m.
Susan Graham, mezzo-soprano
Malcolm Martineau, pianist
Berlioz: La Mort d’Ophélie; Schubert: Heiss
mich nicht Redden, Op. 62, No. 2; Poulenc: Fiançailles pour rire;
Cole Porter: The Physician (from Nymph
Errant)
; Vernon Duke: Ages Ago
;
other works to be announced.
Tickets:
uapresents.org
A
pre-concert talk will be given at 6:30 p.m. by Dr. Matt Mugmon, musicologist in
the UA School of Music, and will cover information about works on the evening’s
program. The talk will be held in Room 146, School of Music building.
Arizona
Opera
Tucson Music Hall
Saturday, January 31, 2015 at 7:30 p.m. &
Sunday, February 1, 2015 at 2 p.m.
Tchaikovsky: Eugene Onegin
Steven White, conductor
Tara Faircloth, stage director
David Adam Moore - Eugene Onegin
Corinne Winters - Tatiana
Zach Borichevsky - Lenski
Beth Lytwynec - Olga
Nicholas Masters - Prince Gremin
Robynne Redmon - Madame Larina
Susan Shafer - Filipievna
Andrew Penning - Monsieur Triquet
Calvin Griffin – Zaretski
Tickets:
azopera.org
Tucson
Symphony Orchestra
Catalina Foothills High School
Saturday, January 31, 2015 at 8 p.m.
& Sunday, February 1, 2015 at 2 p.m.
George Hanson, conductor
Tamara Mumford, mezzo-soprano
Anthony Dean Griffey, tenor
Mozart: Symphony No. 35, “Haffner”;
Mahler: Das Lied von der Erde (arr. Schoenberg)
Tickets:
tucsonsymphony.org
*Adult
Outreach Preview Concert Dates:
- Academy Village
Tuesday, November 11, 11:30am—12:30p.m.
- Private home in
Saddlebrooke Community
Wednesday, December 3, 7:00pm—8:00p.m.
- St. Philips in
the Foothills
Sunday, December 7, 2:00p.m. – 3:00p.m.
2015
TDSF GUEST ARTISTS*
Steven Blier
Zach Borichevsky
Angela Brower
Susan Graham
Anthony Dean Griffey
Hye Jung Lee
Malcolm Martineau
David Adam Moore
Rufus Müller
Tamara Mumford
Kevin Murphy
Simone Osborne
Hugh Russell
Katie Van Kooten
Edwin Vega
Corinne Winters
*Additional
artists may be announced at a later date and are subject to change.
Participating Organizations
Arizona Friends of Chamber Music • Arizona Opera •
New York Festival of Song • Ravinia’s Steans Music Institute on Tour •Tucson
Symphony Orchestra • Tucson Chamber Artists • Tucson Guitar Society •
UApresents • UA School of Music
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