Wednesday, March 14, 2012

Simon Boccanegra - Los Angeles Opera


Foto: Robert Millard - Los Angeles Opera

El estreno local de este drama político verdiano permitió a Placido Domingo interpretar de nueva cuenta el papel estelar, que asumió por primera ocasión en Berlín en el 2009, y que desde entonces ha llevado a los escenarios líricos más importantes. En su desempeño escénico actual Domingo demostró una admirable compenetración con el personaje, no solo porque sabe dar vida a la figura paterna ideal si no porque también lo actúa con arrojo y con temperamento dotándolo de credibilidad. Desde el punto de vista vocal cumplió correctamente con su cometido, aunque un mayor peso y brillo en su tono, ausentes en ciertos pasajes, hubiesen sido ideales. La soprano puertorriqueña Ana Maria Martínez dio vida a una conmovedora Amelia que sedujo con su brillante y luminoso timbre vocal; y el tenor italiano Stefano Secco fue un ardiente Gabriele Adorno, que desplegó un homogéneo y afinado caudal sonoro. Vitalij Kowaljow cantó de manera  satisfactoria el papel de Fiesco con su profunda y potente voz de bajo, aunque mostró poca presencia escénica; y el barítono Paolo Gavanelli paso inadvertido como Paolo. La opera se ofreció con el montaje de Michael Yeargan y los elegantes vestuarios de Peter Hall, que fueron concebidos originalmente para el Covent Garden de Londres, y con la dirección escénica de Elijah Moshinksy. En el foso, la orquesta fue dirigida con autoridad y entusiasmo por la mano segura y experta de James Conlon, quien encauzó correctamente la partitura después de un inicio incierto y lento en los tiempos. RJ

Tuesday, March 13, 2012

Recital di Anna Caterina Antonacci - Firenze, Teatro della Pergola

Foto: Anna Caterina Antonacci © Serge Derossi/Naïve

Firenze, Teatro della Pergola. Amici della Musica, L’arte del Canto (XXXI).  Recital di Anna Caterina Antonacci e Donald Sulzen.

Massimo Crispi

Quando si assiste a un recital di Anna Caterina Antonacci ci si rende conto, prima o poi, di essere parte di un evento. Già da quando lei mette piede in palcoscenico qualcosa accade. La presenza, la classe, la straordinaria avvenenza incorrotta di quest’artista annunciano che un rito speciale sta per compiersi: la sacerdotessa della musica, del gesto e della parola è lì per iniziare qualche nuovo adepto e per suscitare i sogni più variegati a chi già la conosce. Si ha sempre l’impressione che canti per te e solo per te… L’artista lascia sempre a bocca aperta per la sua capacità di mettere in vibrazione le corde più segrete di ognuno di noi e, soprattutto, si ha la strana sensazione che, per chi ascolta, il tempo si fermi. Viene il dubbio, a ben pensarci, che per lei il tempo si sia veramente fermato in un’età aurea, Anna Caterina Antonacci sembra non appartenere ad un oggi fatto di velocità e distrazione. Questa fatale creatura d’un’altra epoca è forse la dimostrazione che è possibile una connessione spazio-temporale colla dimensione del temps perdu, chissà quanto in lei consapevole e non innata.

Il programma scelto per Firenze seguiva due temi, molto cari ad Antonacci.

Uno dei suoi repertori d’elezione, per ricchezza timbrica e per possibilità espressive, è il barocco e, infatti, colla struggente passacaglia del “Lamento della Ninfa” di Claudio Monteverdi, che apriva il programma, già dai primi accenti il pubblico era catturato nel vortice emotivo - accentuato dal ripetersi del basso ostinato e dalla melodia che vi si avvolge intorno - che solo lei sa creare in questa forma e con quest’intensità. Rinunciando alla filologia, che esigerebbe un basso continuo e un coro maschile che compiange la ninfa, stemperando il suo pianto disperato e creando una stereofonia timbrica, viene fuori una cosa nuova, assolutamente indipendente dalla partitura originale ma che funziona benissimo anche col pianoforte: il madrigale diventa quasi un’aria moderna, con libertà interpretative e ritmiche indicate peraltro dallo stesso autore, che giungono dritto al cuore di chi ascolta.

Dunque: i temi scelti da Antonacci per il programma. Il primo era svolto sul barocco e i suoi epigoni, titolandosi “In stile antico”, e parodie dello stile antico sono le arie di Ottorino Respighi e Stefano Donaudy, autore di una raccolta di brani su testi sei e settecenteschi in stile arcaicizzante, spesso eseguiti distrattamente e genericamente da molti cantanti. Antonacci ha tirato fuori da queste arie una tale poesia da restare ipnotizzati: moderna Armida, ci attirava e ci faceva perdere nel suo giardino incantato della voce, facendoci assaporare ogni sillaba, raccontandoci storie mai notate prima, anche se quei pezzi li abbiamo magari ascoltati altre volte e da altri interpreti. Sembravano nuove, ecco, ci si accorgeva di quanta musica e di quanti ulteriori affetti quelle arie sono portatrici. Antonacci ha il grande merito di dire, narrare i suoni, le frasi e i fonemi, calandosi integralmente nel testo da trasmettere, inventando situazioni e dipingendo caratteri, o anche solo trasmettendoci sensazioni, sentimenti, brividi. Quanti colori può avere uno stesso suono lei lo dimostra con facilità, quante trame sono nascoste tra i versi di un’aria lei ce le illustra con l’amore di chi sa di raccontare aneddoti preziosi e speciali, rarità da intenditore spiegate con olimpica chiarezza per garantire l’accesso a tutti, pur senza perdere la classe inarrivabile che la caratterizza. Classe, alla fine, fatta di semplicità.

Il suono, dicevamo. Il suono così particolare di Anna Caterina Antonacci, che sfugge (per fortuna) alle classificazioni, che comprende, senza fratture, le tessiture di soprano e mezzosoprano, pieno di sfumature e di timbri, a seconda dell’affetto che lei vuole esprimere, è una delle più grandi ricchezze di quest’artista che ha piegato la sua voce all’espressione teatrale in ogni cosa che canta e che dice.

Il programma, coi suoi rimandi interni tra Cesti e Respighi, Cilea e Pizzetti, Mascagni, Refice e Tosti, scelto con intelligenza e con un evidente scopo narrativo, era pieno di sorprese e di scoperte, eclissando la banalità di molti programmi vocali in circolazione, spesso stantii perché ripropongono quasi sempre e solamente i cicli storici schubertiani o schumanniani, splendidi, per carità, ma come se non esistesse che quello.

Le “Quattro canzoni d’Amaranta”, uno dei più notevoli cicli tostiani, erano così piene di pathos nell’interpretazione del duo, pur in una scelta di tempi piuttosto rapidi, che il tornado di emozioni non lasciava respiro: “L’alba separa dalla luce l’ombra” velocizzato seguendo appunto il ritmo del verso dannunziano, senza tutte quelle lungaggini e un eccesso di punti coronati a cui siamo abituati dalle correnti letture, soprattutto tenorili, era una fluida corsa contro la luce, che pure invadeva il canto di Antonacci, anzi forse piuttosto lo scontro di due luci, la luce del sole del giorno nascente e quella del canto che si eleva titanico, sovrastando l’amore perduto, il canto che vuole sottrarsi all’incontro inevitabile coll’avvenire, in un abbraccio notturno che si vorrebbe eternare. Forse un tempo più elegiaco nel primo dei brani, “Lasciami!”, già dall’introduzione pianistica, avrebbe giovato all’atmosfera e preparato la sopresa del secondo brano, ma sono dettagli.

Se lo stile antico e arcaicizzante caratterizzava la prima parte del concerto, i riflessi acquatici erano il tema della seconda. E quindi i riflessi lagunari della raccolta “Venezia” di Reynaldo Hahn, lui forse più che Proust il vero custode del tempo perduto, ci stavano proprio bene. La sapienza di Antonacci e di Sulzen, che si divertivano enormemente nel recitare entrambi, ognuno col proprio strumento, i testi in idioma veneziano (seppure non sempre foneticamente esatto), ha entusiasmato ulteriormente un pubblico che già dall’inizio aveva dimostrato (e come poteva essere il contrario) un profondo affetto verso i due artisti. Inarrivabile, per spirito e per sottigliezze, “L’avertimento” mentre “La biondina in gondoleta” (attenzione, nulla a che vedere colla nota canzone folclorica, tutt’altra musica) era un vero gioiello d’arte drammatica, intagliato e cesellato come meglio non si potrebbe fare.

I riflessi acquatici continuavano nel celebre “L’invitation au voyage” di Henri Duparc, dove la voluttà del verso di Baudelaire veniva accentuata in maniera sublime da Antonacci, quasi pittrice di paesaggi e liquide atmosfere, che proseguivano nei brani successivi di Gabriel Fauré, il delizioso “Cygne sur l’eau” e “Au bord de l’eau”, quest’ultimo in un’interpretazione così moderna da accentuare l’attualità di un autore spesso confinato a una considerazione salottiera e nulla più. Il ciclo “L’horizon chimérique”, coi suoi quattro brani, simmetrica conclusione in opposizione/congiunzione col ciclo tostiano di Amaranta, concludeva il recital con una forte emozione. Questo repertorio in lingua francese, dominato alla perfezione da Antonacci, forse meglio di cantanti di gallica madrelingua la cui scuola attuale è in grande decadenza, riportava a memorie che si credevano relegate a un passato remoto, a interpretazioni storiche come quelle di Charles Panzéra, Régine Crespin o Camille Maurane, dove la consapevolezza fonetica era tutt’uno con una vocalità degna di questo nome. E la vocalità piena, drammatica, pur capace di carezze improvvise, di Anna Caterina Antonacci era proprio il meglio che ci si potesse aspettare.

Non ha avuto un ruolo secondario il pianista Donald Sulzen, fornendo e prendendo spunti i due interpreti l’uno dall’altro, assecondandosi e suggerendosi idee di continuo. Sulzen creava un sentiero sonoro dove il passo felpato di Anna Caterina Antonacci avanzava senza indugi, planando senza colpi, fondendosi perfettamente e creando un’enorme tavolozza coloristica come raramente accade di sentire. Spesso si sottovaluta la presenza di un pianista “accompagnatore” sminuendone proprio il ruolo di “pianista”. Egli è invece il motore ritmico e armonico che sostiene il cantante e che gli permette di esprimere le magie vocali, come quelle con cui ci ha stregato la maga Antonacci. I brani di Fauré e Duparc evidenziavano, anche per una scrittura pianistica forse più densa che nella musica italiana, la sapienza del grande “accompagnatore”, mostrando il reticolo di voci interne che interagiscono colla voce del cantante e non solo quelle superficiali come talvolta accade. Pregevoli gli arrangiamenti di Sulzen di “Marechiare” di Tosti, spiritoso e in perfetta armonia coi riflessi sull’acqua del programma, e di Moon River, pensato e cantato da Antonacci come una lievissima carezza, quarto e ultimo dei bis generosamente concessi dal duo a un pubblico delirante che chiedeva con affetto che il sogno non finisse più. Anch’io mi sono risvegliato a malincuore.

Sunday, March 11, 2012

DIE WINTERREISE- Locarno - Centro Culturale Elisarion

Renzo Bellardone

Locarno - Centro Culturale Elisarion – sabato 10 marzo 2012 DIE WINTERREISE Musica di Franz Shubert. Testi di Wilhelm Müller. Pianoforte  Massimo Viazzo Baritono Furio Zanasi.

Nella sala circolare di Villa Elisarion, donata dal pittore chiarista Elisar von Kupffer, adibita  ora centro culturale, nella serata di sabato 10 marzo ha preso vita un toccante e commovente Winterreise. Il Maestro Massimo Viazzo sensibile pianista di significativa bravura, anche in questa occasione trae note dolcissime e  profonde in un duettare ….con la voce calda e sapientemente modulata del celebre baritono Furio Zanasi. Ognuno dei 24 lieder scritti da Schubert negli ultimi anni della sua esistenza terrena, rappresenta un affresco narrativo ricco di personalità che attraversando varie fasi emozionali si ricollegano in un filo conduttore che si rappresenta appunto nel viaggio. Abilmente vivacizzati con tempi veloci (Die Post, Rückblick, Der stürmische Morgen..), addolciti con note prolungate dal pedale e voce che corre sui più morbidi velluti (Erstarrung, Der greise Kopf, Die Nebensonnen…) o rinvigoriti sulla tastiera o con vigoroso e virile  prorompere baritonale ( Die Wetterfahne, Rast, Das Wirthaus..) i brani offerti calamitano l’attenzione del pubblico che partecipa in un mistico silenzioso ascolto. I due protagonisti affrontano la mirabile scrittura con  la naturale sicurezza di chi possiede tecnica salda  e la mette a disposizione del compositore e degli uditori. Zanasi incanta con i colori della voce che pare salire dal cuore, tanta è la partecipazione nel ‘porgere’ i vari momenti emozionali, riuscendo a passare dalla dolcezza più intima al vigore temperato. La sua bravura nel canto barocco valorizza  l’emissione cui infonde un soffuso  colore armoniosamente ambrato. Viazzo ‘viaggia’ sui tasti come in estensione di tutto il suo essere e delizia nei ritmi di danza  in Täuschung’.. così come affascina nell’accordo che diventa leit motiv in ‘Im Dorfe’. ‘Ho sognato l’amore corrisposto’,  ‘io solo, che nessuno saluta’, ‘Cuore mio in battaglia e tempesta’, ‘la  brina di una luce bianca’….sono solo alcuni dei momenti poetici che  Wilhelm Müller ha composto e su cui Schubert ha realizzato un capolavoro di raffinatezza. Ai due interpreti Viazzo e Zanasi va il merito di aver colto i sentimenti di intimità, i sogni e le visioni, le sfide ed i dolori…..restituendoli con veste di partecipata  umanità,  impreziosita da  ricercatezza stilistica preziosamente cesellata. La Musica vince sempre.

Friday, March 9, 2012

Persigue Jan Latham-Koening excelencia musical con la Filarmónica de la UNAM (OFUNAM) de México

Foto: Jan Latham Koening

Fuente: Reforma

El director británico Jan Latham-Koenig quiere hacer de la Filarmónica de la UNAM (OFUNAM) de México un ensamble ambicioso. “Mi política y mi misión es muy simple: se trata de mejorar y alcanzar el nivel artístico más alto posible. No es nada fácil, creo que todos los músicos, directores y solistas son capaces de hacer mucho más de lo que ellos mismos se creen capaces”, dijo Latham-Koening, nombrado en diciembre director artístico por un periodo de dos años, con la posibilidad de extenderlo uno más. Insistió en la disciplina en el trabajo para conseguir sus metas. Todos los grandes músicos, más allá de su talento natural, explicó, se han distinguido por ser disciplinados y trabajar muy duro. “Quiero infundir a la orquesta un sentido de ambición, sin ambición es muy limitado lo que se puede lograr pero confío en que con disciplina, pasión y talento podremos lograr grandes cosas”. El director permanecerá en México de 12 a 14 semanas al año. Un factor para aceptar la invitación de la OFUNAM, dijo, fueron las magníficas instalaciones del Centro Cultural Universitario. Latham-Koenig se ha sentido cómodo con el público concentrado, aunque le irrita, reconoce, el timbre de los celulares en los conciertos y la entrada del público a la sala durante la ejecución de las obras.

Respecto a la siguiente temporada, anunció el estreno mundial de un concierto para clarinete y flauta del compositor Ennio Morricone en un programa que incluirá obras de Nino Rota. El actor inglés Simon Callow, célebre por su trabajo en el cine y el teatro, se presentará con la orquesta para recitar el poema El corsario, de Lord Byron, con música de Berlioz, además de los discursos de Enrique V y Hamlet con las partituras para cine de William Walton. Además, se prevé el estreno en México de La balada de la cárcel de Reading de Jacques Ibert. Latham-Koenig colaborará con la Orquesta Juvenil Universitaria Eduardo Mata con Rodrigo Macías como director asociado: “Mi política es invitar a artistas y maestros internacionales a tocar con los jóvenes músicos”. Anunció el montaje de Mahagonny Songspiel de Kurt Weill y Les malheurs d’ Orphée de Darius Milhaud en la sala Miguel Covarrubias. “Nos concentraremos en pequeñas óperas de cámara, principalmente del siglo 20, pero no exclusivamente”. El presupuesto de este año es de 12 millones de pesos para operación, comentó Gustavo Rivero Weber, director general de Música de la UNAM.

ORQUESTA SINFÓNICA DE CHILE ABRE TEMPORADA 2012‏

Foto: Gisele Ben Dor

Johnny Teperman
PRESENCIA FEMENINA LIDERARÁ APERTURA DE TEMPORADA 2012 DE LA ORQUESTA SINFÓNICA DE CHILE

- Participarán la directora de orquesta israelí Gisele Ben Dor, una de las más destacadas conductoras del ámbito internacional, además de la pianista coreana Liza Chung y el Coro Femenino de la Universidad de Chile para interpretar obras dedicadas y escritas por mujeres.

Con un Concierto dedicado al Día Internacional de la Mujer, el Centro de Extensión Artística y Cultural de la Universidad de Chile, CEAC, inicia su Temporada 2012. La apertura de la temporada 2012 en el Teatro Universidad de Chile, estará a cargo de la Orquesta Sinfónica de Chile, dirigida por Gisele Ben-Dor, reconocida internacionalmente como una de las más destacadas directoras de orquesta del ámbito musical internacional.  Talentosa y carismática, la conductora israelí ha dirigido desde la Filarmónica de Israel a la Sinfónica de Londres, la Filarmónica de Nueva York y ha compartido escenarios con Leonard Bernstein, Zubin Mehta y Kurt Masur. La artista tendrá a su cargo los conciertos del viernes 9 y sábado 10 de marzo, a las 19:30 horas.

El programa comenzará con el Concierto para piano y orquesta en La Menor de Clara Schumann, una de las más destacadas compositoras de periodo romántico. En la interpretación de esta obra, estará la talentosa pianista coreana Liza Chung. Luego vendrá una selección de las suites nº 1 y nº2 de la ópera “Carmen” de George Bizet con la participación del Coro Femenino de la Universidad de Chile, para cerrar con “Sheherazade” del ruso Nicolai Rimsky-Korsakov. “Este programa fue especialmente pensando en mujeres históricas o de la literatura musical o universal que aportaron inspiración a los más grandes compositores.

Una de las obras, el Concierto para piano, es de una mujer, la esposa del compositor Robert Schumann, Clara Schumann. Aquí vemos el talento. Las piezas instrumentales de la opera Carmen, con su fuego y colorido sin igual, nos refieren al fortísimo carácter de la heroína. Aquí vemos la pasión y la independencia. La última obra es Sheherazade, de Rimsky Korsakov, basada en los Cuentos de las Mil y una noches. Aquí vemos las inteligencia y la sagacidad. Musicalmente, tenemos, grosso modo, tres estilos, clásico, romántico y nacionalista”.

UNIVERSO SHAKESPEARE

El segundo Concierto de la Temporada 2012 de la Orquesta Sinfónica de Chile es “Universo Shakespeare” que se presentará los días viernes 16 y sábado 17 de marzo, en el Teatro Universidad de Chile. El programa contiene obras sinfónicas escritas por compositores que se inspiraron en la literatura del gran poeta y dramaturgo inglés William Shakespeare. Dirigida por el sueco Mika Eichenholz, la Sinfónica interpretará una Selección de “Sueño de una noche de verano” de Félix Mendelssohn; la Obertura “Otello”, Op. 93 de Antonin Dvorak y “Romeo y Julieta” de Piotr Ilich Tchaikovsky.

El tercer concierto de marzo de la Temporada nos llevará a las melodías de nuestro Continente. Bajo el nombre de “Programa Latinoamericano” y bajo la batuta de Mika Eichenholz, los días viernes 23 y sábado 24 de marzo, la Orquesta Sinfónica de Chile realizará el estreno de “Héroes y Triunfos” del compositor chileno Juan Pablo Barrera; “Las Cuatro Estaciones Porteñas” para violín y orquesta de cuerdas del argentino Astor Piazzolla, con el solista nacional Marcelo González; Danzón del mexicano Arturo Márquez y en el cierre, el estreno de la obra Choros nº 10 del brasileño Heitor Villa-Lobos, con la actuación del Coro Sinfónico de la Universidad de Chile.

TEMPORADA DE CONCIERTOS DEL TEATRO MUNICIPAL DE SANTIAGO PARTE CON "ESPAÑA EN EL CORAZÓN".

Foto: Konstantin Chudovsky

Johnny Teperman

Con importantes obras de Kodály, Rouse y de Falla, la Orquesta Filarmónica de Santiago da inicio a la temporada de Conciertos 2012 del Teatro Municipal, el miércoles 14 de marzo, a las 19:00 horas y repetición al día siguiente. El concierto inaugural lleva por nombre "España en el Corazón", en homenaje al compositor hispano Manuel de Falla y el director invitado para esta ocasión es el ruso Konstantin Chudovsky, quien causó gran impacto el año pasado dirigiendo la ópera "Boris Godunov" de Mussorgsky en este mismo teatro, con gran éxito de público y de crítica. El programa de este concierto incluye la popular obra "El sombrero de tres picos", composición de ballet de Manuel de Falla; Danzas de Galánta, del compositor húngaro Zoltan Kodály, y una obra poco ejecutada en nuestro país, Concierto para flauta y orquesta, del gran compositor norteamericano contemporáneo, Christopher Rouse. Como solista, se presenta la destacada flautista estadounidense, Prema Kesselman, quien es solista de la misma Filarmónica..

"El Sombrero de Tres Picos" (Manuel de Falla)
Este concierto, uno de los más populares del compositor español, evoca ineludiblemente a Andalucía, su cante y sus danzas. Pinceladas orquestales de colores inconfundiblemente españoles se entrelazan en la paleta de de Falla con singular maestría.

Concierto para flauta y orquesta (Christopher Rouse)
Con evocaciones de la música folclórica celta, esta obra estrenada en 1993 recuerda algunas de las grabaciones de la cantante Enya. Al referirse a su inspiración, Christopher Rouse comenta: “En un mundo de diarios horrores, numerosos y enormes para ser comprendidos en masa, pareciera que sólo las tragedias aisladas, individuales, sirven para sensibilizarnos ante los potenciales daños que un hombre puede hacer a otro. Para mí uno de esos casos fue el secuestro y brutal asesinato del niño inglés James Bulger, de dos años, en manos de un par de niños de diez. El movimiento central de esta obra es una elegía dedicada a la memoria de James Bulger, un pequeño obsequio de recuerdo por una vida apagada de manera cruel y sin sentido”. El contenido de la obra tiene un gran significado, porque dice que a pesar de todo, aún existe belleza y esperanza en el mundo.

Danzas de Galánta (Zoltán Kodály)
Cuando tenía tres años, Kodály se fue a vivir a Galánta, una pequeña ciudad de su país, donderesidió durante siete años mientras su padre era el jefe de la estación de trenes. Ahí, el compositor entró en contacto con la música popular que grupos de gitanos interpretaban en las festividades y así comenzó su gran interés por recopilar aquellas melodías. Esta obra, compuesta en 1933, significó un regreso del compositor a sus orígenes.Las danzas se caracterizan por la sucesión de movimientos lentos y rápidos, que culminan con uno de los finales más intensos del repertorio musical.

La ópera "Bolívar" de Milhaud llega al Teatro Teresa Carreño de Caracas

La Sinfónica Simón Bolívar de Venezuela, bajo la dirección del Maestro Alfredo Rugeles, guiará esta epopeya musical, ambientada en el siglo XIX, cuyo libreto de Madeleine Milhaud se inspiró de la obra del autor francés Jules Supervielle. Amante de América Latina, apasionado por la figura emblemática de Simón Bolívar, Supervielle rindió en 1936 un homenaje a su vida en una obra de teatro que presentaba el lado humano del Libertador: su lucha y sus sueños, sus amores y sacrificios, su pobreza y su muerte. Prodigio dramático presentado por primera vez en 1950 en la Ópera de París, la Ópera "Bolívar" ofrece una lectura inolvidable de estos momentos trágicos e históricos, a través de una sinfonía de poesía, cantantes solistas, coros y ballet. La obra se llevará a escena con un elenco de destacados artistas de la lírica nacional e internacional, entre los cuales están: Pierre-Yves Pruvot (Bolívar), Magali Lèger (Manuela), Víctor López (Nicanor), Katiuska Rodríguez (Precipitación), Margot Páres-Reyna (María Teresa) y Miguel Salas (Boves).  La puesta contará con la participación del Coro de Ópera del Teatro Teresa Carreño y el Coro Polifónico Rafael Suárez, bajo la dirección de los maestros Jesús González y María Colón, respectivamente. La dirección escénica estará bajo la guía del reconocido cineasta franco-venezolano Atahualpa Lichy. La obra se presentará los días 23 de marzo a las 7:30 p.m. y el 25 de marzo a las 5:00 p.m. en la sala Ríos Reyna del Teatro Teresa Carreño de Caracas.

El Barbero de Sevilla en el Teatro Regio de Turín

Foto: Ramella&Giannese Fondazione Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

El éxito del anunciado Barbiere di Siviglia, conocida opera de repertorio,  se confirmó con un caluroso y prolongado aplauso de un publico que cortó antiguas supersticiones teatrales de producciones pasadas como la de color violeta, que en1973 en la reinauguración del teatro tanto inquieto a Maria Callas en la dirección escénica, con Di Stefano, y otras mas en años siguientes. En la del 2012, el maestro Alessandro Galoppini, conocedor del repertorio, después de realizar una obertura de sabor intimo, mantuvo la elegancia en el gesto, y encendió el brío con los buenos músicos en el foso y los intérpretes sobre el escenario. Don Basilio fue el afirmado Nicola Ulivieri quien delineo al personaje con su conocida presencia escénica y sólida técnica vocal.  Con profesional comicidad, Roberto de Candia dio voz a un convincente Fígaro de movimientos astutos, quien no ahorro en la emisión de poderos  y significativas coloraturas.  Don Bartolo con vestido y peluca fue el siempre brillante Paolo Bordogna, quien con naturaleza innata se movió como aquellos que sufren del “reumatismo de la vejez” en una silla de ruedas, ofreciendo una prestación rica en timbre y con una agilidad poco común para un bajo.  Antonino Siragusa que es hoy en día uno de los Almavivas de referencia en el panorama italiano, entre gags y arias difíciles creó un personaje agradable y de segura emisión.  ¡Que buena fue la Rosina! de Marina Comparato que ofreció una prueba muy madura y apreciable bajo cualquier punto de vista, diseñando un personaje con correctos movimientos de traviesa y con agilidad y coloraturas. Claudio Fenoglio dirigió al coro y Luisa Spinatelli firmó los coloridos y tradicionales vestuarios, mientras que la iluminación fue diseñada por Luca Anfossi.

Thursday, March 8, 2012

Madama Butterfly en el Teatro Regio de Turín

Foto: Ramella&Giannese -  Fondazione Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

La reposición de la puesta en escena del Teatro Regio, para la temporada 2010-2011, con dirección de Damiano Michieletto, hoy dirigida por Roberto Pizzuto, puso  al publico de Turín en la condición de amar o de no tolerar esta lectura escénica. La definición de tragedia japonesa es estrecha en esta visión libre de condicionamientos y que tiene la intención de mostrar el horror de la explotación de Cio Cio San, de la diversidad del niño de ojos azules, y de la ambigüedad en el comportamiento de Sharpless. La imagen no es mas que la de una despiadada realidad, al punto que se sustituyó el celebre hara kiri final por un disparo de pistola que imprimió actualidad y universalidad al epilogo del sufrimiento causado por todas las traiciones del mundo.  La escena casi fija, constó de un cubo trasparente al centro, un refugio y jaula de Butterfly, rodeado de carteles luminosos como en cualquier metrópoli del Oriente. La esperada nave de Pinkerton no arribó  y en su lugar ingresó un moderno automóvil blanco.  La orquesta del Regio fue dirigida con el elegante gesto de Daniele Rustioni quien puso atención para delinear y enfatizar la poesía, en particular en el final de la obra. El coro mudo, los leitmotivs y las arias, nos llevaron a una palpable emoción como solo lo sabe hacer la música de Puccini.  Butterfly obtuvo y perdió la vida a través de la interpretación de la soprano Raffaella Angeletti, apreciada intérprete de la puesta anterior, que con un apropiado physique du role imprimió al personaje de Cio Cio San un marcado vigor emotivo, también en los momentos de la buscada sobriedad. Cristalina en los agudos y ámbar en los tonos bajos mostró seguridad y dominio de la escena.  La mezzosoprano Giovanna Lanza,  dibujo con apreciable timbre una Suzuki participativamente sufrida a través del uso de un instrumento de evidente y sólida técnica, unida a la emotividad con la que exaltó un rotundo y bronceado cuerpo vocal. Un Pinkerton, amable en apariencia, pero un villano listo para aprovecharse, fue interpretado por un Massimiliano Pisapia preciso en la interpretación que alcanzó las notas más tristes en el segundo acto. El barítono Domenico Balzani fue un convincente Sharpless que con voz segura y agradable, delineó y matizó su clara participación  Gregory Bonfatti se transformó en una figura ambigua y deshonesta en la interpretación de Goro. El resto del elenco estuvo bien en los diversos personajes. La música vence siempre.

El Ángel de Fuego de Prokofiev en el Teatro Regio de Turín

Foto: Ramella& Giannese- Fondazione Teatro Regio di Torino
Renzo Bellardone
Con El Ángel de Fuego retornaron al Teatro Regio de Turín el misticismo y el esoterismo que se confunden y se entrelazan con las oscuras tintas del desvaneciente, misterioso y desconocido mundo, como lo perciben y lo habitan los poseídos por el demonio.  Con una propuesta del Mariinsky los puntos mas altos de la escritura operística contemporánea fueron superados por el ‘tomar y dejar” el “recorrer y abandonar” de Prokofiev, gracias a la conocedora conducción, rica en acentos del maestro Valery Gergiev. Todos los reconocidos intérpretes ofrecieron una prestación vocal y de actuación de altísimo nivel.  En los papeles principales: Renata, fue la muy aplaudida Olga Sergeeva quien pareció estar verdaderamente atrapada por las alucinaciones y supo interpretar con ductilidad vocal las difíciles melodías; Ruprecht fue confiado al reconocido barítono  Nicolai Putilin. El óptimo tenor Leonid Zachozaev prestó su voz a Agrippa, mientras que en el papel de Mefistófeles estuvo Evegeny Akimov, quien junto a Alexander Morozov como Fausto lograron hacer una eficaz escena de la hostería.  La adivina y madre superiora fue interpretada por la convincente mezzosoprano Olga Savova, mientras que Aleksei Tanovicki hizo sentir escalofríos con el papel de inquisidor. Además, fue apreciable el desempeño de la Orquesta y el Coro del Teatro Regio con aquello que hizo confundir a las mentes y desencadenó  emociones agudas que fue la puesta en escena. La inicial sobriedad teutona con casas en la colonia del siglo dieciséis fue una apropiada ambientación para el encuentro entre Ruprecht y Renata, y la declaración de esta de las visiones del ángel. La estática fue interrumpida por las sorprendentes acrobacias de de los demonios menores interpretados por unos provocativos mimos semidesnudos, con el cuerpo pintado de blanco.  La sobria escenografía de David Roger que procedía de la narración  fue subiendo en un casi histérico crescendo de acción hasta culminar con la orgiástica escena final en la que los demonios y las monjas, que despojándose  violentamente  de sus hábitos, se ofrecieron simbólicamente a los poderes más ocultos dejando realmente atónitos a los espectadores.  Al final con humo y con luces metálicas se evocó simbólicamente al Ángel como un golpe de escena en la dirección de David Freeman.  Una propuesta atrevida que se adhiere perfectamente a la elección del Regio de no dedicarse solamente a obras de repertorio, sino de presentar obras poco habituales o nuevas, sin eximirse de la inteligente provocación cultura.  La música vence siempre.

Maria Alejandres: Rising star Mexican soprano to sing lead role at Palm Beach Opera

Maria Alejandres - photographer: Ana Lourdes Herrera

Will make Palm Beach Opera debut in title role  Mexican soprano Maria Alejandres has just made debuts at major opera houses around the world including La Scala in Milan and the Royal Opera House, Covent Garden in London. She is currently in town making her Palm Beach Opera debut in the title role in Gaetano Donizetti’s Lucia di Lammermoor which runs at the Kravis Center March 23-25.
Lucia di Lammermoor runs March 32-25, 2012 at the Kravis Center for the Performing Arts. Unable to be with the man she loves and forced to marry someone she detests, Lucia slowly becomes unhinged and is driven to murder. The opera culminates in opera’s most famous “mad scene,” which is often regarded as a litmus test for sopranos.   www.pbopera.org. 

ABOUT MARIA ALEJANDRES Born in Mexico City, the young soprano Maria Alejandres is already proving herself to be an important artist of the new generation by winning First Prize and the Zarzuela Prize at the 2008 Placido Domingo Operalia Competition, as well as the Carlo Bergonzi Prize at the Francisco Viñas International Competition. In the 2010-2011 season, Alejandres made her debut at the Royal Opera House, Covent Garden as Juliette in Roméo et Julietteconducted by Daniel Oren. As Juliette she also made her debut at Teatro alla Scala and Opera de Lausanne. In the 2011-2012 season she will perform at San Antonio Opera in Roméo et Juliette. Her future engagements also include Teatro alla Scala’s Japan Tour where she will be Gilda in Rigoletto. Maria Alejandres made her European debut as Juliette in St. Etienne and in May of 2009 sang her first performances of Gilda inRigoletto in Mexico City. In June 2009 she appeared as Gilda on tour with the Teatro Regio of Parma in Beijing. Engagements during the 2009/2010 season included appearances as Juliette inRomeo et Juliette at the Teatro Filarmonico in Verona, at the Teatro Giuseppe Verdi in Trieste as well as in concert in Moscow. She sang her first performances of Lucia Di Lammermoor for Florida Grand Opera and made her debut at the Teatro di San Carlo in Naples as Valencienne in The Merry Widow. She returned to China with Teatro Regio of Parma for more performances of Rigoletto, and also sang The Princess of Navarra in Donizetti’s Gianni di Parigi at the Festival della Valle d’Itria in Martina Franca, Italy.

Ms. Alejandres began her musical education at the age of 3 studying violin and piano followed by vocal studies at the Superior School of Music in Mexico City, and has recently been a member of the Los Angeles Opera’s Domingo-Thornton Young Artists Program.

As the recipient of the Ramón Vargas-Pro Opera scholarship for distinguished young singers, she studied with Maestro Gabriel Mijares as well as with Mr. Vargas, and has appeared with the famed tenor in concerts of opera arias and duets in Mexico City’s Nezahualcóyotl Hall with the Minería Symphony Orchestra, and again at the Palacio de Bellas Artes with the Opera Symphony Orchestra.

Since her professional debut in 2004 as Serpina in Pergolesi’s La Serva Padrona, with the Chihuahua Symphony Orchestra, under the direction of Carlos García, Maria Alejandres has appeared throughout North America in opera and concert. Her debut at the Palacio de Bellas Artes in Mexico City was in the role of Stéphano in Gounod’s Romeo and Juliette, featuring Rolando Villazón and Anna Netrebko. She also appeared at the Morelia International Festival, playing the leading female role in Carlos Gomes’ opera Il Guarany under the direction of Maestro Fernando Lozano as well as sang as soprano soloist in Haydn’s St. Nicholas Mass.

Other recent highlights for the artist have been Mozart’s Der Schauspieldirektor at the Teatro Helénico in Mexico City, as well as returning to Bellas Artes as Musetta in La Bohéme, under the direction of Enrique Patrón. In the past two seasons, she performed at the Guadalajara International Festival in Melesio Morales’ Ildegonda, in May 2007, and Marzelline in Beethoven’sFidelio, in May 2008, and was also heard as soloist with the Oaxaca Chamber Orchestra, under the direction of Javier García Vigil.

Since 1961 Palm Beach Opera has been dedicated to producing world-class opera and diverse educational programs which play an integral role in the artistic and overall enrichment of the communities it serves. It is a proud member of the Palm Beach Cultural Council.



Monday, March 5, 2012

Lyric Opera of Chicago announces 2015-16 world premiere: Bel Canto

commissioned as part of Lyric’s Renée Fleming Initiative.  Music by composer Jimmy López, libretto by playwright Nilo Cruz,  conducted by Sir Andrew Davis, directed by Stephen Wadsworth; based on the best-selling novel by Ann Patchett.  Soprano Danielle de Niese stars in central role.

Anthony Freud, general director of Lyric Opera of Chicago, today announced details of its latest world premiere. Bel Canto, by the gifted young Peruvian composer Jimmy López, with libretto by Pulitzer Prize-winning playwright Nilo Cruz, is based on the best-selling novel by Ann Patchett. To premiere in Lyric’s 2015-16 season, the new opera will be conducted by Lyric music director Sir Andrew Davis and directed by Stephen Wadsworth.

Both the 2001 book and the new opera are inspired by the Lima Crisis of 1996-97, when members of a revolutionary movement in Peru held hostages at the Japanese ambassador’s house for 126 days (Dec. 17, 1996-April 22, 1997). Central to the story is the fictional famed American soprano, Roxanne Coss, who will be portrayed by Australian-born American soprano Danielle de Niese. Like the novel, the opera will explore the tensions and unexpected alliances that develop when a group of culturally disparate strangers – the terrorists and their hostages – are confined in close quarters for months. Bel Canto will be the seventh world-premiere opera that Lyric Opera of Chicago has commissioned for its main stage since 1961. Joining Freud for the announcement were López, Cruz, Fleming, Patchett, Davis, and Wadsworth.

“The creation of new work is a fundamental, vital part of a major opera company’s activity,” Freud said. “I couldn’t be more excited at the start of my tenure here that Lyric is embarking on its latest mainstage commission.”

As Lyric’s creative consultant, Fleming is curator for this world premiere, which is a keystone of the company’s Renée Fleming Initiative. Fleming selected the book Bel Canto as the subject for the commission because she was moved by it and found it “opera-worthy. It’s about terrorism on one level, but it’s also about what happens when people are forced to live together for a long time, and how art can raise their level of humanity as a group,” Fleming said. “Most of us crave a cathartic emotional experience when we’re at the theater, and I believe Bel Canto has the components to do that.”

Fleming researched more than a hundred composers for the commission, coming up with a short list that she and Sir Andrew Davis further distilled in consultation with Anthony Freud. The composer they chose, Jimmy López, has a unique intimacy with the story’s setting and source material that will help to inform his work.  Of López, Davis said, “I was struck by his intelligence and the way he understands both the problems in bringing this piece to the stage, but also the possibilities that opera as a medium offers for illuminating a story. For example, the orchestra can accentuate the dramatic situation onstage, but it can also convey the underlying turmoil that one might not see. This is something that many composers miss and that Jimmy understands completely.”

In pairing López with Wadsworth, who has directed premieres of operas by composers such as Peter Lieberson and Sir Peter Maxwell Davies, Fleming and Davis were eager to give the first-time opera composer an experienced collaborator for meeting the challenge of taking the opera from score to stage. Fleming said, “Stephen has done this often in his career, where in addition to directing, he also has an important dramaturgical role in the creation of the piece.”

Speaking of Lyric’s world premiere, Stephen Wadsworth said, “I think there is a terrific opera in Bel Canto. There’s a vivid political story, at least two love stories, and a larger story about art and its healing power. There is also an intriguing mélange of languages in play – including English and Spanish. My job is to shepherd all parties through the period of creation and development with specific attention to the dramaturgy of the piece. We want it to be fresh and arresting, concentrated and tight in narrative and dramaturgy. All the while I will be imagining it onstage, developing the production.”

Jimmy López’s music has been heard at Carnegie Hall and the Aspen Music Festival, and performed by prestigious orchestras including the Chicago Symphony Orchestra, the Philadelphia Orchestra, the Boston and Atlanta symphony orchestras, and by the leading orchestras of Chile, Peru, and Finland. In May the Orchestre Philharmonique de Radio France will premiere his new orchestral piece, Synesthésie. López possesses a distinctive musical style and a broad musical worldview influenced by his studies in his native Peru, at the Sibelius Academy in Finland (2000-07), and the University of California at Berkeley (2007-12). His influences range from Bach and Mozart (“the ideal opera composer”) to Magnus Lindberg, Anders Hillborg, G. F. Haas, and John Adams.

The New York Times has described López as “an expert in orchestration,” while the Chicago Sun-Times declared that he is “one of the most interesting young composers anywhere today. “

Born in Lima in 1978, López has strong memories of the 1996-97 hostage crisis there, which was covered extensively by local and international media. The bonding between terrorists and hostages was an example of “inverted Stockholm syndrome,” he said. “The terrorists started falling in love with the hostages. Many of the terrorists were only teenagers. They looked up to the hostages as adult, educated, cultured people who spoke many languages.”  In 2003, Nilo Cruz became the first Latino to win the Pulitzer Prize for drama, for his play Anna in the Tropics. Other major works include Night Train to Bolina and Two Sisters and a Piano. For Cruz, the allure of Bel Canto as an opera libretto came from “this material at the center of the book where there are a couple of love stories,” he said. “Whenever there is love, there’s the possibility to sing and to create soaring music. And the clash of people from different social strata offers great possibilities for dramatic conflict. I feel a real affinity for Ann Patchett’s language,” Cruz continued. “There’s humor in this material, there’s lyricism and an enormous amount of beauty. She’s not afraid to be emotional, and I’m not afraid to be emotional. I feel an enormous amount of responsibility, and I’m going to work hard to make something beautiful and powerful.”

López was drawn to Cruz as a librettist by his play Two Sisters and a Piano, which is about siblings living under house arrest in Cuba. “The whole play happens within the house from beginning to end,” López explained. “This is what made me think Nilo might be the one, that he is someone interested in pieces with political overtones.”

Ann Patchett won the PEN/Faulkner Award in 2002 for her novel Bel Canto. Thinking back to 1996-97 and the inspiration for the book, she recalls being “focused on the incident in Lima from the start. It had so many elements that were compelling to me: confinement, survival, a group of strangers thrown together, the construction of family. Also, it was such an un-terrifying terrorist situation: it was a takeover where the terrorists were teenagers who kept asking for more soccer balls and take-out pizza. I was very attracted to that.”  While writing the book, Patchett listened to recordings of opera singers, including Fleming, as she created the character of American soprano Roxanne Coss. Before writing Bel Canto, the author knew “as much about opera as I did about baseball, which is nothing,” she said. “But once I came up with Roxanne, I threw myself into learning about it wholeheartedly, playing opera all the time and attending operas whenever possible. I absolutely fell in love with opera. It's been such a wonderful bonus of writing this book. I feel like I learned a second language.”

Over the past decade there have been various attempts to turn the best-selling novel into a movie, a Broadway musical, and an opera. Of the Lyric Opera commission Patchett said, “I am absolutely thrilled about this and about Lyric. It seems just a perfect fit. It’s an opera company I’ve always admired, and I think that if anybody can break the spell and get Bel Canto into three dimensions, it’s going to be Renée and it’s going to be Lyric.”

Danielle de Niese will sing the role of Roxanne Coss, Patchett’s fictional heroine in the book.  "I am honored to return to Lyric Opera of Chicago for the world-premiere commission of Bel Canto,” said de Niese. “I am very moved by the compositions of Jimmy López and am so excited to bring Ann Patchett's iconic diva, Roxanne Coss, to life through Mr. López's haunting music. I can't wait to collaborate with director Stephen Wadsworth, having worked with him as a young artist in the Metropolitan Opera’s Lindemann Young Artist Development Program. I am also thrilled to reunite with Sir Andrew Davis after performances together of Le nozze di Figaro at Lyric in 2010. It will be a privilege to create this new role under his tutelage. Making this role come alive with the Lyric Opera family will no doubt be a highlight of my life."

Renée Fleming said, “Danielle de Niese has the star quality, vocal charisma and spunk of Roxanne. She sings beautifully, and her star is rising fast. We are fortunate to have enlisted her to premiere this work.”

Information regarding further casting, production design, and sponsorship for Bel Canto will be announced at a later date.

Creating and cultivating new opera is a long-held tradition at Lyric, from the American professional stage premiere of Britten’s Billy Budd (1970) to the commissioning and world premieres of such diverse operas as Vittorio Giannini’s The Harvest (1961), Krzysztof Penderecki’s Paradise Lost (1978), Anthony Davis’s Amistad (1997, libretto by Thulani Davis, directed by George C. Wolfe) and William Bolcom’s McTeague (1992), A View from the Bridge (1999), and A Wedding (2004, Lyric’s 50th anniversary season). All three Bolcom operas had libretti by Arnold Weinstein. Robert Altman directed McTeague and A Wedding, and served as co-librettist; Frank Galati directed A View from the Bridge.







Teatro Massimo, Palermo - Boris Godunov 23-30 marzo 2012‏

“Boris Godunov” nella Stagione 2012 del Teatro Massimo di Palermo: il capolavoro del teatro musicale russo affidato alla regia di Hugo de Ana e con un protagonista d'eccezione come Ferruccio Furlanetto
Sul podio George Pehlivanian
Palermo, Teatro Massimo, dal 23 al 30 marzo 2012
Titolo simbolico del teatro d'opera tardo romantico russo, dopo 25 anni (ma nel 1987 era la compagnia del Malyi di Leningrado in tournée al Politeama, ed è necessario tornare indietro fino al 1964 per l'ultima volta al Massimo con i complessi locali), torna a Palermo l'imponente “Boris Godunov”di Modest Musorgskij (23-30 marzo), affresco corale di forte impatto scenico e rilevante impegno produttivo, che potrà vantare un protagonista assoluto della scena lirica internazionale come Ferruccio Furlanetto, in un ruolo al quale è molto legato e che ha anche interpretato nel tempio della musica russa, il Teatro Mariinsky di San Pietroburgo. Lo sfarzoso nuovo allestimento (realizzato in coproduzione con il Teatro Municipal de Santiago del Cile) è firmato da un artista ormai caro al pubblico palermitano e apprezzato per la sontuosità e l'eleganza dei suoi lavori, il regista scenografo e costumista Hugo de Ana, già autore di due recenti apprezzati spettacoli inaugurali (“Lohengrin” e“Senso”). Alla guida dei complessi della Fondazione, una bacchetta di esperienza come George Pehlivanian. “Boris Godunov”– opera dalla storia compositiva assai complessa, presente in più versioni molto differenti tra loro – sarà messa in scena nell'edizione musicale approntata da Pavel Lamm, la seconda versione del 1872 preparata dallo stesso Musorgskij, con i due quadri del cosiddetto"atto polacco", la soppressione della scena VI di San Basilio della precedente versione originale (quella rifiutata dalla commissione dei Teatri Imperiali), e la scena finale della foresta di Kromij.Foschi complotti e ribellioni sono le componenti fondamentali del capolavoro di Musorgskij, il cui soggetto è basato su un dramma di Pushkin: nella Russia d’inizio Seicento, piombata nel pieno caos dopo l’assassinio dell’erede al trono, si narrano le vicende tormentate e i dissidi di Boris, lo zar illegittimo che muore straziato dai rimorsi e dalla sua stessa brama di potere; il grande monologo conclusivo di Boris è uno dei capolavori assoluti della storia musicale.

23-30 marzo
Modest Musorgskij
Boris Godunov
Dramma musicale popolare in un prologo e quattro atti
Libretto di Modest Musorgskij dalla omonima tragedia di Aleksandr Puškin e dalla Storia dello Stato russodi Nikolaj Karamzin

versione originale 1872– elaborazione di Pavel Lamm riveduta da David Lloyd-Jones
copyright ed edizione: Bessel/Breitkopf,Wiesbaden
sub-editore per l’Italia: Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali, Milano

Nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro Municipal de Santiago

DirettoreGeorge Pehlivanian
Regia, scene, costumi Hugo de Ana
CoreografiaLino Privitera
LuciJacopo Pantani
Regista assistente Nicola Zorzi
Assistente alle sceneGuillermo Nova
Assistente ai costumi Cristina Aceti

Boris Godunov Ferruccio Furlanetto (23, 25, 27 e 29 marzo) / Alexei Tanovitski (24 e 30 marzo)
FëdorLucia Cirillo
KsenijaAnna Kraynikova
La nutrice di Ksenija Kremena Dilcheva
Vasilij IvanovičŠujskijJan Vacik
AndrejŠčelkalov / Rangoni Igor Golovatenko
PimenMarco Spotti
L’impostoresotto il nome di GrigorijMikhail Gubsky
Marina MnišekAnna Victorova
VarlaamFëdorKuznetsov
MisailPablo Ortiz Romero
L’ostessaChiara Fracasso
Il folle in Cristo Dmitry Voropaev
NikitičAlexey Yakimov
MitjuchaGianfranco Giordano
Un boiardo di corte / Il boiardo ChruščëvSaverio Bambi
LavickijAlessandro Calamai
ČernikovskijCarlo Di Cristofaro

Orchestra, Coro, Corpo di ballo e Coro di voci bianche del Teatro Massimo
Maestro del CoroAndrea Faidutti
Maestro del Coro di voci bianche Salvatore Punturo

venerdì 23 marzo, ore 18.30: Turno Prime
Sabato 24 marzo, ore 18.30: Turno F
Domenica 25 marzo, ore 17.30: Turno D
Martedì 27 marzo, ore 18.30: Turno B
Giovedì 29 marzo, ore 18.30: Turno C
Venerdì 30 marzo, ore 16.30: Turno S2


Wednesday, February 29, 2012

MADAMA BUTTERFLY : una tragedia giapponese ? - Teatro Regio di Torino

Foto: Raffaella Angeletti (Cio Cio San) Ramella&Giannese Fondazione Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

Alla ripresa dell’allestimento del Teatro Regio per la stagione 2010-2011, la regia di Damiano Michieletto –ripresa da Roberto Pizzuto- pone ancora il pubblico torinese nella condizione di amare o non tollerare la lettura registica. La definizione di ‘tragedia giapponese’ sta stretta in questa visione scevra da condizionamenti ed intenzionata a riproporre l’orrore dello sfruttamento (Cio Cio San) del diverso (il bimbo dagli occhi azzurrini) e l’ambiguità comportamentale (Sharpless); la fotografia è quella dell’inoffuscabile realtà al punto di sostituire il celebre karakiri con un colpo di pistola che imprime attualità e universalità all’epilogo della sofferenza causata da tutti i tradimenti del mondo. La scena -pressoché fissa- consta di un cubo di plexiglas al centro, rifugio e gabbia di Butterfly, con tutto intorno le scritte luminose di una qualsiasi metropoli dell’estremo Oriente; l’attesa nave di Pinkerton non arriva ed al suo posto fa l’ingresso in scena una ben più contemporanea automobile bianca. L’orchesta del Regio è diretta dall’elegante gesto del M° Daniele Rustioni che pone attenzione alle sottolineature poetiche così come alle enfatizzazioni in particolare al finale. Il Coro muto, i leitmotivs e le arie, portano alla palpabile emozione come solo la musica di Puccini sa fare. Butterfly prende vita e perde la vita attraverso l’interpretazione del soprano Raffaella Angeletti (già apprezzata interprete nella precedente stagione); con appropriato physique du role imprime al personaggio di Cio Cio San un marcato vigore emotivo anche nei momenti di ricercata sobrietà. Cristallina negli acuti ed ambrata nei toni bassi apre il ventaglio della sicurezza vocale e della padronanza della scena. Il mezzosoprano Giovanna Lanza, con pregevole timbricità dipinge una Suzuki partecipativamente sofferente attraverso l’utilizzo dello strumento con evidente salda tecnica, abbinata all’emotività che esalta le rotondità brunite e le corposità tonali. Pinkerton, gentile in apparenza, ma rozzo ed approfittatore nella sostanza, trova concretizzazione in Massimiliano Pisapia; preciso nell’interpretazione, porge le note più accorate nel secondo atto. Il baritono Domenico Balzani è il più che convincente Sharpless; con vocalità sicura e piacevole delinea e sfuma con chiara partecipazione. Grigory Bonfatti anche in questa occasione si trasforma in un ambiguo e losco figuro nell’interpretazione riuscita di Goro. Tutto il resto del cast è parimenti interessante nel tratteggio dei vari personaggi. Una nota spontanea, ma doverosa, va riservata al piccolo Luca Bosso, il quale interpreta il figlio di Butterfly con spigliatezza e sicurezza interpretativa non comuni. La Musica vince sempre.



Sunday, February 26, 2012

Ariadne auf Naxos en Baden Baden Alemania

Foto: Andrea Kremper

Nicolas G. Philipp

Baden-Baden, Festspielhaus
18 febrero 2012

Uno se pregunta ¿Qué es lo que esperaba Renée Fleming que fue una memorable Mariscala, una resplandeciente Arabella, una aristocrática Condesa de Capriccio y una intérprete de referencia de los cuatro ultimo Lieder, para lanzarse a interpretar el matizado y elevado papel de la guapísima Ariadna, abandonada en su isla y en espera desesperada de su enamorado Teseo? Al escuchar la primera función de esta opera en Baden-Baden todo hizo creer que la vocalidad requerida para este papel se ajusta perfectamente al temperamento y al talento de la elegante cantante americana. Asistir a la primera representación de un papel por Renée Fleming es un privilegio, y en el mágico ámbito mágico de esta ciudad de agua y en el festival más sobresaliente del invierno se ofreció por fin la oportunidad de colmar esa laguna. Renée Fleming se encontró rodeada de un equipo de cantantes de primer nivel, ya que incluso los papeles secundarios fueron interpretados por prometedoras voces como la de: David Jerusalem (hijo de Siegfried Jerusalem) en el papel de Perückenmacher o la de Roman Grübner como Lakai, quienes fueron excelentes protagonistas por voz e impecable proyección. En el prólogo, Sophie Koch negoció con mano de hierro esta partitura que requiere una mezzosoprano de brillantes agudos y de una caracterización masculina (larga ovación). Su maestro de música Eike Wilm Schulte ofreció pasajes de perfecta dicción interpretando un personaje creíble que creó con una voz que aun es joven y fresca. El veterano René Kollo, con timbre de voz de tenor heroico, que no ha perdido nada de claridad, tuvo las cuerdas de este prólogo e hizo el papel de Haushofmeister con inteligencia, imponiendo inmediatamente su presencia. Decepcionó el Tanzmeister de Christian Baumgärtel, que se movió bien, pero que fue limitado por una voz sin enfoque y un volumen sonoro sin brillo.  Para sacar a Ariadne de su torpeza el Bacchus de Robert Dean Smith cantó desde su aparición su suplica a Circe con convicción y valentía, en un verdadero crescendo hasta los últimos momentos, en una prestación que fue digna de alabarse.

Estuvo apoyado por tres sensibles ninfas (con la única pequeña decepción por los agudos un poco abiertos de la soprano Christina Landshamer).  Destacó la fina y brillante prestación de Jane Archibald, Zerbinetta de voz límpida, con juego variado y físico afable, que hizo caso omiso de todas las dificultades del papel que interpretó con descaro, haciendo palidecer a todas las sopranos coloraturas actuales. A su lado, el Arlequín de Nikolai Borchev presentó desgraciadamente una contraparte no adaptada, con una emisión vocal pujada en los agudos, y una falta de legato que hizo de sus dúos fueran momentos sin poesía. De los otros tres otros personajes salidos de la commedia dell’arte, mencionamos la voz bien timbrada y bien presentada, así como el juego pleno de piruetas de Kevin Conners (Brighella).  A la cabeza de la Staatskapelle de Dresde, Christian Thielemann ofreció un espléndido tejido sonoro que se hizo de camera o de gran orquesta según los pasajes que requieren las delicadas intervenciones de cada solista o en tutti como lo pretendía Richard Strauss. Fue con una gran arte con la que Renée Fleming extrajo recursos para darnos un canto nunca forzado, de luminosos agudos, donde cada nota fue construida y ofrecida como un caramelo envuelto con delicados nudos de cada lado. La soprano tiene esta manera de construir sus frases donde cada nota recibe una atención especial. Los que vieron aquí mismo el Falstaff o la Carmen de Philippe Arlaud reconocerán en esta puesta en escena su gusto por los vestuarios coloridos y vivos, sus movimientos coreografías y sus decorados seudo-futuristas sin demasiados detalles, o accesorios. 

Desgraciadamente, el Prólogo fue tratado como una sucesión de sketches en una hipotética sala de ensayos. La tensión dramática estuvo ausente, y no obstante la energía de Sophie Koch, este prologo simplemente no funcionó bien. El dispositivo escénico de la ópera le ofreció otra dimensión, otra profundidad visual y dramática. La gruta de Ariadne, un simple cráter poco profundo ocupó la parte central y a su alrededor estuvo el público de esta obra en la obra, nosotros y ellos; así como una fila de simples columnas blancas, que pareció un alejado guiño de ojo a Grecia y a sus tragedias. Philippe Arlaud hizo que reaparecieran los personajes del prólogo quienes se deslizaban entre las columnas: el compositor distribuía partituras a las ninfas, mientras Tanzmeister controlaba los pasos de sus alumnos. Las cosas comenzaron a desarrollarse en una mezcla de estilos, como señalaba el prólogo, dejando al lado trágico su pleno valor emocional y al lado cómico su juguetona energía. En esta ocasión, la tensión subió hasta el dúo final donde los dos protagonistas subieron hasta un cielo nocturno encendido con los fuegos artificiales, encargados por los dueños del lugar.  El teatro en el teatro. Lo cómico y lo serio mezclados. La música de cámara y la fuerza telúrica orquestal. Espectáculo contrastante, muy fino, y servido por intérpretes de primer nivel.